giovedì 6 giugno 2013

IL SENSO DI UNA FINE - Julian Barnes

Io non sottolineo mai i libri che leggo. Non so perché, mi sembra in qualche modo di violarli con il mio tratto. Mi segno le citazioni o le cito direttamente ad altri sperando che li colpiscano così come hanno colpito me. Eppure, dopo poche pagine dall'inizio de "Il senso di una fine", ho sentito il bisogno di prendere una matita e sottolineare: frasi, interi paragrafi ma anche singole parole.
Se ci ripenso adesso, che il libro l'ho finito, credo anche di sapere a cosa sia dovuta questa necessità. Lo scorrere del tempo, che passa e si trasforma. Un tema fondamentale di questo romanzo. Un tema fondamentale della vita.

Talmente fondamentale che Tony stesso, protagonista e voce narrante di questo romanzo, ce lo piazza lì, subito, in prima pagina:

"Viviamo nel tempo; il tempo ci forgia e ci contiene, eppure non ho mai avuto la sensazione di capirlo fino in fondo. Non mi riferisco alle varie teorie su curvature e accelerazioni né all'eventuale esistenza di dimensioni parallele in un altrove qualsiasi. No, sto parlando del tempo comune, quotidiano, quello che orologi e cronometri ci assicurano scorra regolarmente: tic tac, tic toc. Esiste al mondo una cosa più ragionevole di una lancetta dei secondi? Ma a insegnarci la malleabilità del tempo basta un piccolissimo dolore, il minimo piacere. Certe emozioni lo accelerano, altre lo rallentano; ogni tanto sembra sparire fino a che in effetti sparisce sul serio e non si ripresenta più".
E già da qui capisci quale strana piega prenderà la lettura. Tony è un pensionato, con una vita che lui stesso definisce "nella media". Una vita fatta di comodità, senza colpi di testa né colpi di scena. Un passato da studente, bravo ma non eccelso. Un lavoro tranquillo. Un matrimonio d'amore, fallito senza rimpianti e senza patemi dopo dieci anni. Una figlia con cui ha un rapporto cortese. Ora passa il tempo facendo volontariato. Finché un giorno non gli arriva una lettera di un notaio, che gli comunica che è destinatario di uno strano lascito testamentario da parte di una persona che aveva fatto parte della sua vita per un attimo, tanti anni prima, che gli fa mettere tutto in discussione. Il tempo trascorso, ma anche e soprattutto i suoi ricordi.

"Quanti luoghi comuni ci portiamo appresso con disinvoltura, dico bene? Ad esempio, che il ricordo corrisponda alla somma di evento più tempo trascorso. E invece funziona in modo molto più strano di così: non so più chi ha detto che il ricordo è ciò che pensavamo di aver dimenticato."
Il lettore entra nella storia di Tony quando è ancora al liceo, sebbene si capisca che già nelle prime pagine è un Tony adulto a ricordare e raccontare. Entra nel suo mondo e nel suo gruppo di ragazzi un po' strafottenti, un po' saccenti e presuntuosi ("Sì, certo, eravamo presuntuosi, se no a che serve essere giovani?") e ricchi di speranze per il futuro e contraddizioni nel presente. Si parla dei loro corsi a scuola, del loro modo scanzonato di vedere il mondo e di affrontare la vita. E si parla di Adrian, il più talentuoso del gruppo, entrato a farne parte dopo e di cui tutti cercano di diventare migliori amici. E di Veronica, altro motore dell'azione. Altro ricordo che Tony più avanti metterà in discussione.

Leggendo si crea un forte senso di attesa, sebbene ogni tanto si abbia il sospetto di cosa succederà dopo, anche se il colpo di scena finale (perché è davvero alla fine e dà un senso a tutto il resto) è destabilizzante.. Ma la bravura di Barnes sta proprio lì. Nel senso di attesa che riesce incredibilmente a creare pagina dopo pagina, ma anche e soprattutto in questa sua strana analisi del tempo, della vita e dei ricordi. Sicuramente complessa, sicuramente destabilizzante e non semplice da digerire, perché porta inevitabilmente a riflettere anche sulla propria vita.


- Posso chiederti una cosa?
-Lo fai ogni volta, - ha risposto
-Mi hai lasciato per me?
-No- ha detto- ti ho lasciato per noi.
Non so se consiglierei a tutti questo libro. Bisogna essere nello spirito giusto per leggerlo. Bisogna essere in qualche modo pronti a entrare nei meccanismi mentali del protagonista, senza opporre resistenza o alzare barriere. Così come essere pronti a mettere in discussione anche la propria, di vita. Perché domande come "La mia esistenza si è sviluppata o solo accumulata?" possono davvero mettere in dubbio tutta la tua esistenza. Ma una volta che si è pronti, questo libro ti entra dentro e ti lascia un segno.

Un po' come quelli della mia matita sulle sue pagine, che magari tra qualche anno rileggerò, cercando di capire quanto abbia influito il tempo che è passato e quanto siano cambiati i miei ricordi.


Nota alla traduzione: davvero ben fatta!


Titolo: Il senso di una fine
Autore: Julian Barnes
Traduttore: Susanna Basso
Pagine: 150
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: Einaudi
ISBN:978-8806216160
Prezzo di copertina: 10,00 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: Il senso di una fine

12 commenti:

  1. Sono felicissima che ti sia piaciuto!**
    Attendevo di saperne che ne pensavi, ma ne ero piuttosto certa, che ti avrebbe colpito.

    Tempo fa lessi su questo romanzo che non è un libro per giovani. E può essere, in un certo senso. Io credo non sia un romanzo per "assolutisti": ci ripensavo l'altro giorno quando leggevo in un'intervista di un autore che diceva di aver cercato nel proprio romanzo di ricostruire la storia il più fedelmente e complessivamente e collettivamente possibile.
    Ecco, mi veniva in mente "Il senso di una fine", e pensavo... "Ma no, non è possibile fare una cosa del genere! La storia è parziale, il ricordo e il racconto della storia lo sono ancora di più."

    Non so, Il senso di una fine ha questo merito, di lasciarti tanti pensieri, oltre la trama (che, insomma, alla fine non è manco 'sto granché, soprattutto nel finale): sui punti di vista, il tempo, la memoria. E come tutto sia immensamente soggettivo.

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    1. A me è piaciuta anche la trama sul finale (nel senso che io non ci ero minimamente arrivata :P)

      E' un libro molto introspettivo, che fa riflettere parecchio... e forse sì, leggendolo più avanti negli anni dovrebbe essere ancor più destabilizzante. Ti porta a mettere tutto in discussione.

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  2. Questo lo devo leggere, questo lo devo leggere, QUESTO LO DEVO LEGGERE!

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  3. Mi ha scosso la domanda finale: La mia esistenza si è sviluppata o solo accumulata? Altro che Essere o non essere. Qui siamo al passo successivo.
    E' uno di quei libri che leggerò sicuramente...non appena mi rimetterò dall'agitazione causata da quella terribile domanda. :-)

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    1. Eh sì, quella domanda è una bella botta! Ma ci sono diversi passaggi che ti fanno agitare non poco! E credo che la bravura di Barnes stia proprio lì :)

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  4. Comprato e letto dopo aver letto(scusa il gioco di parole) la tua recensione. Praticamente mi è arrivato oggi e l'ho finito poco fa. Sono venuta a rileggermi quello cha avevi scritto.

    E' vero, è un libro molto introspettivo. Da giovane posso solo dire che non vorrei arrivare all'età del protagonista e farmi le stesse domande, insomma non vorrei essere come lui. Però il bello dei libri è che ti fanno riflettere ed è giusto così. Sicuramente è uno di quei libri che acquista un senso diverso a seconda dell'età in cui lo leggi.

    Comunque io il colpo di scena finale me l'ero un po' immaginato. Nel senso che avevo capito che c'entrava la madre di Veronica :)

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  5. Ci sono libri che inizi male, che non ti corrispondono, che non ti accendono.
    Nonostante qualche scintilla tra te e loro sia scoppiata sui banchi della libreria.
    Perché come per l'amore, anche con i libri deve succedere qualcosa per cui nella moltitudine di pagine tu ti avvicini a quel libro e non ad altri. Lo alzi, lo apri, lo sfogli, ne leggi la quarta di copertina, leggi l'incipit, lo riallontani, guardi il prezzo....e poi come per un movimento che non viene da te, decidi di metterlo sotto braccio, o di stringerlo forte nella tua mano. E quel libro diventa tuo, diventa una risposta ad una domanda che non hai fatto. Ma che girava nell'aria.

    La domenica prima di partire ho fatto un salto in libreria, vi sono stato due ore per capire. Cosa volevo. Quelle due ore in cui ho anche mandato un sms a lei. Che non mi ha risposto.
    Ho letto il titolo....Il senso di una fine....come non restarne colpiti. L'ho sfogliato, 150 pagine, autore inglese, una foto di un ponte londinese. Einaudi. Ma il titolo, il titolo! L'ho preso.

    Non l'ho aggredito subito a casa. Pensavo alla risposta dell'sms mai arrivata, pensavo alla valigia, pensavo a me, a lei. Al caldo. Qualche pagina prima di addormentarmi. Faticosamente digerita. Un brutto incipit. Si.
    Poi però mi ha seguito in valigia, e sull'aereo ho ripreso la lettura....ma ancora nessuna scintilla.
    Per tutta la vacanza è rimasto nel buio della tasca di una valigia.

    Poi oggi, indeciso se abbandonarlo per uno nuovo o finirlo come per un dovere morale, l'ho ripreso. Non avevo neppure segnato la pagina a cui ero arrivato. Sono ripartito all'incirca da dove ricordavo, forse saltando qualcosa.
    Poi subito un nuovo capitolo della storia. Il secondo appunto.
    E si è subito formato come uno specchio in cui leggevo una storia che conoscevo bene. Che conosco bene. La mia.
    Ho letto passaggi in cui mi sono visto. Leggevo me stesso, scritto dalla parole di un altro. Leggevo di lei, del suo modo di essere e del mio modo di riallacciare un dialogo sospeso.
    Restavo senza fiato tanto le parole mi aderivano. Ho piegato tre o quattro orecchie per segnare le pagine con i passaggi più potenti. Un libro non devastante, ma capace di descrivere la fragilità con pochi leggeri colpi di pennello.
    Nulla a che vedere con la precisione chirurgica e analitica di un Roth, ma un vero piacere. E una trama ben congegnata.

    Torno a casa, disfo la valigia. E non lo trovo. L'ho dimenticato sull'aereo. Sorrido.
    E non so se tornare a ricomprarlo, ora , subito. O se sia il caso di lasciare quelle pagine ad un destino diverso....

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    1. Grazie per questo bellissimo commento!

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  6. Io di libri così inutili ne ho letti davvero pochi. sono allibito, è un libro che sa di niente.

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    1. Caspita! Addirittura "inutile"? Di pareri discordanti su questo libro ne ho sentiti tanti eh, però proprio così drastici no. Posso chiederti cosa non ti è piaciuto?

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  7. Uno dei libri più inutili che abbia mai letto: decisamente senza senso, noioso tutt'altro che scorrevole ...

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