venerdì 23 giugno 2017

LE SOLITE SOSPETTE - John Niven

Le amicizie di lunga data hanno percorsi strani e spesso diventano l’unità di misura di noi stessi.



Vanno molto di moda ultimamente i romanzi che hanno come protagonisti gruppi di anziani intenti a fare le cose più disparate. Gesti ribelli, crimini più o meno efferati, o anche una semplice nuova avventura fino a quel momento impensabile. Non so di preciso da dove derivi questa moda: forse ci piace che venga ribadita il più possibile l’idea che, anche da anziani, potremo vivere vite avventurose e non lasciarci semplicemente schiacciare dal peso degli anni.

Certo, se si affida questo tema a John Niven, scrittore scozzese autore di quel capolavoro di A volte ritorno ma anche di Maschio bianco etero, famoso per la sua incredibile capacità di mischiare racconto serio a parolacce, si può facilmente immaginare quale potrà essere il risultato. 

Le solite sospette, pubblicato da Einaudi nel 2016 con la traduzione di Marco Rossari, racconta di un gruppo di donne, che vanno da sessant’anni d’età agli oltre ottanta, che decidono di rapinare una banca. L’idea viene a Susan, una donna vicina ai sessanta con la passione per i trucchi di scena che si ritrova all’improvviso sull’orlo della bancarotta dopo che il marito è morto d’infarto nel bel mezzo di un’attività che la donna ignorava ma a cui l’uomo si dedicava da parecchi anni.  A lei si uniscono: Julie, anche lei sulla sessantina, che dopo una vita di avventure in giro per il mondo ora si ritrova a fare le pulizie in una casa di riposo; Jill, una donna irreprensibile, che odia le parolacce, e che ha un nipotino gravemente malato e non abbastanza soldi per pagare l’operazione che potrebbe salvarlo; e infine, Ethel, la più anziana del gruppo e sboccata del gruppo, che nasconde un passato molto interessante e che di finire la sua vita in una casa di riposo proprio non ha voglia.
Sulle tracce di questo singolare quartetto ci sono lo sgraziato e volgare sergente detective Hugh Boscombe e il suo sottoposto, l’agente Alan Wesley, che cerca in qualche modo di compensare la malagrazia del suo superiore. 
Quello che sembra essere un caso semplice si trasforma ben presto in una rocambolesca caccia alle fuggiasche, che parte dall’Inghilterra e arriva fino a Marsiglia, e coinvolge tutta una serie di personaggi singolari.

Anche se la trama forse non è molto originale, Le solite sospette è sicuramente un romanzo molto divertente, in cui si ritrovano tutte le caratteristiche che chi ha letto i romanzi precedenti di Niven si aspetta di trovare: una buona dose di volgarità, che associata a queste anziane protagoniste produce un effetto davvero esilarante; una storia esagerata, rocambolesca, al limite dell’assurdo (limite che a volte viene valicato senza alcun problema… soprattutto dal povero Boscombe, su cui Niven sembra accanirsi parecchio) ma che funziona; ma anche temi importanti: il fallimento personale, la voglia di riscattarsi, il desiderio di riprendere in mano la propria vita, di non arrendersi mai, la malattia, la mancanza di soldi…

Ed è proprio questa commistione di elementi, questa scelta di raccontare problemi e situazioni importanti con uno stile sboccato (che non disturba però, anzi, ci si adatta abbastanza facilmente), unita alla creazione di personaggi bislacchi e, per questo, indimenticabili (Ethel, sei il mio idolo indiscusso!) la cosa che più mi piace dei romanzi di John Niven. 

In Le solite sospette non si raggiungono sicuramente i livelli di A volte ritorno, ma mi è piaciuto molto, più di Maschio bianco etero. Tutti e tre, comunque, rimangono dei romanzi che vale davvero la pena di leggere. Per ridere, certo, ma anche per pensare. 



Titolo: Le solite sospette
Autore: John Niven
Traduttore: Marco Rossari
Pagine: 346
Anno di pubblicazione: 2016
Editore: Einaudi
Prezzo di copertina: 18,50 €
Acquista su amazon:
formato brossura: Le solite sospette
formato ebook: Le solite sospette (Einaudi. Stile libero big)

martedì 20 giugno 2017

SESSO, AMORE E CROCCANTINI - Flavia Borelli


“Non facciamo al gatto quello che non vorrei che fosse fatto a me”. È stata più o meno questa la frase che disse mio fratello quando si trattò di decidere se portare a castrare il nostro Miciu (sì, nome all'apparenza poco originale, ma con una storia dietro). Vivevamo in campagna e molto probabilmente se avessimo scelto di procedere con l’intervento sarebbe diventato obeso e, soprattutto, avrebbe avuto qualche problema a farsi rispettare. Così, invece, oltre ad avere il gatto più rissoso del mondo, in giro era pieno di gattini arancioni di cui non era difficile stabilire la progenie.

Micioara, protagonista insieme alla sua padrona(uh, che brutta parola!) Flavia Borelli  e al gattone Giuda di Sesso amore e croccantini, edito da Fazi editore nella collana Le Meraviglie, è invece una gatta di città. È magra, nera e molto sinuosa. Ed è anche perennemente in calore. Flavia però non si decide a sterilizzarla. Vorrebbe che facesse almeno una cucciolata, prima di toglierle la gioia della maternità. Però, per ora, nessuno dei tentativi fatti è andato a buon fine. Flavia chiede quindi un altro gatto in prestito, sperando che sia la volta buona. E così nell'appartamento che divide con la piccola Micioara arriva Giuda: un enorme gattone che sembra proprio sapere il fatto suo. Durante il primo giorno di convivenza Micioara e Giuda non si lasciano un momento, pisciano su tutto quello che riescono a trovare, fanno versi quasi strazianti e, sì, trombano tantissimo. La casa, alla fine, è un disastro. Per non parlare delle proteste dei vicini e di quell'odore che proprio sembra non volersene andare. Però tutto sembra essere andato per il verso giusto. E Giuda, questo gattone selvaggio, in questa casa sembra proprio starci bene.
E anzi, sembra essere riuscito a far stare bene anche tutti gli altri: Micioara è più tranquilla e anche Flavia, che vive nel ricordo di un amore finito troppo presto, sembra essersi sbloccata. Quindi, Giuda non se ne dovrà mai più andare o sarà un vero disastro per tutti.

Sesso, amore e croccantini è un romanzo molto particolare. Da un lato c’è l’aspetto gattoso, la tenerezza di certi gesti, quell'incredibile affetto che questi animaletti pelosi sono in grado di generare e l’effetto benefico che possono avere in certe situazioni. Perché chiunque abbia un gatto lo sa, per quanto altezzosi, a volte un po’ scontrosi e viziatissimi possano essere, i gatti sanno sempre quando i padroni hanno bisogno di loro.

"Poi un giorno, a tradimento, ma liberatorie, erano tornate le lacrime, i singulti, i gemiti, e lei, la micia nera ancora piccolina e da pochi mesi raccolta dalla strada, aveva capito che era giunto il momento.Magica e misteriosa come tutti i gatti, soprattutto se neri, lo aveva sempre saputo, forse già da quando si era rifugiata spaurita nel motore della macchina sotto casa mia, che aveva un ruolo da svolgere, che sarebbe dovuta intervenire, un certo giorno.Era accorsa dritta dritta sulle sue quattro zampine e con un balzo leggero mi aveva raggiunta sul divano nel bow-window dove io, arrotolata su me stessa, singhiozzavo. Non mi aveva lasciato alternativa, aveva preso la situazione fra le zampette e aveva cominciato a leccarmi le mani, il viso, le lacrime, facendo le fusa che sembrava un motorino e contemporaneamente il pane sulla mia pancia.E io non avevo potuto far altro che smettere di piangere e soffiarmi il naso: Micioara, così piccola, così gatto, aveva scacciato i diavoli e domato la tempesta"

Dall’altro c’è tutto l’aspetto sessuale che, devo confessarvi, un pochino mi ha disturbato. Ma forse più per il linguaggio usato dall'autrice, molto schietto e diretto e a volte un po’ volgare, completamente diverso dagli stili che solitamente vengono impiegati per parlare di animali, e di gatti in particolare. Soprattutto all'inizio, la lettura è stata un po’ destabilizzante. Perché sì, si vede benissimo quanto amore ci sia verso Micioara (il nome, tra l’altro, mi fa impazzire) e poi anche verso Giuda e i gatti in generale, però certi epiteti rivolti a un animale domestico li ho trovati un po’ eccessivi (Luna, la gatta del mio compagno, al massimo massimo si becca un “brutta!”).

Sesso, amore e croccantini è sicuramente un libro divertente, ricco di ironia e autoironia, velate da una malinconia di sottofondo quando qua e là l’autrice lascia trapelare qualcosa della sua vita. E poi racconta un aspetto della vita dei gatti che esiste ma che forse non si considera più di tanto. Però, ecco, bisogna approcciarsi alla lettura sapendo che non sarà la classica lettura sui gatti e la loro tenerezza. In questo modo, si riuscirà sicuramente ad apprezzare di più anche la trama.


TITOLO: Sesso, amore e croccantini
AUTORE:  Flavia Borelli
PAGINE: 189
EDITORE: Fazi
ANNO: 2016
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formato cartaceo: Sesso, amore e croccantini
formato ebook:Sesso amore e croccantini

venerdì 16 giugno 2017

LA PERFEZIONE NON È DI QUESTO MONDO - Daniela Mattalia

Divagare, distrarsi, divertirsi. Deconcentrarsi.
E come si fa? Si può dimenticare una preoccupazione, un contrattempo, un guaio. Ma dimenticare un'assenza, non percepire il vuoto che ti cammina accanto, non ascoltare il silenzio dove fino a poco tempo fa c'erano parole, una risata, un sospiro.
E come si fa.
Però aveva deciso di provarci.



Adriano è un anziano signore che ha da poco perso l’adorata moglie Giulietta e ora passa le sue giornate chiuso nel suo studio. Esce solo per andare alle Molinette ogni tanto, perché nei corridoi labirintici dell’ospedale torinese ogni tanto riesce ancora a vederla. Anche lei vede lui, però non gli parla mai, intenta com'è a cercare qualcosa che sembra aver perso.

Gemma di anni ne ha ventinove, lavora in una libreria e ha un rapporto di amore – sopportazione con la madre: non le ha mai perdonato il non aver protestato quando il padre ha deciso di lasciarle e anche adesso, che sono passati molti anni, fatica a comprendere quella sua leggerezza, quella sua svariatezza nell'affrontare la vita. Oltre a lavorare in libreria, nel fine settimana Gemma fa la volontaria in un call center per anziani, va a correre al parco e intanto sogna di trovare l’amore.

Fausto l’amore invece ce l’ha: è Susanna ed è perfetta e bellissima. Forse troppo perfetta e troppo bellissima, e tutta una serie di altri troppo, per lui che di mestiere fa il grafico e sta ancora cercando di trovare la sua vera strada nel mondo. L’unica strada che per ora riconosce è quella che lo porta al parco insieme ad Archibald, un bracco giocherellone e, vista la sua mole, goffo.

E poi c’è Olga, che da giovane faceva l’infermiera e ha avuto per anni un grande amore proibito. Ora è anziana, vive con il gatto René e il sabato mattina telefona al call center per anziani, ma così, giusto per fare due chiacchiere, perché lei vecchia non si sente minimamente.

Sono loro quattro i personaggi principali che popolano le pagine di La perfezione non è di questo mondo, romanzo d’esordio di Daniela Mattalia, uscito pochi giorni fa per Feltrinelli editore.

Quattro personaggi all'apparenza senza nulla in comune, se non l’abitare nella stessa città e frequentare lo stesso parco e lo stesso ospedale, le cui vite improvvisamente si intrecciano, grazie anche alle manovre di un solerte tassista. Il legame tra i quattro all'inizio è molto fragile, un semplice sfiorarsi: al telefono, in libreria, in ospedale, al parco (anche se forse essere travolti dall'irruenza di un bracco non si può definire un semplice sfioramento). Man mano però diventa sempre più forte e ognuno scoprirà di poter fare, a volte senza nemmeno rendersene conto, qualcosa di grande e di bello per l’altro.
Ognuno di essi si ritrova a fare i conti con una parte di sé: la perdita e il lasciar andare una persona amata; oppure prendere finalmente in mano la propria vita e decidere cosa fare del proprio futuro; oppure mettere una pietra sopra ai propri rancori; oppure, perché no, innamorarsi ancora una volta, di quell'amore che fa letteralmente esplodere il cuore.

Ricordò il primo bacio che aveva dato a Giulietta, ben poco romantico a dir la verità. Se non smetti di fumare, aveva detto lei serissima, te lo scordi che mi baci ancora. Lui aveva smesso un minuto dopo, il giorno seguente si era lavato i denti ogni due ore, la sera non osava starle vicino per paura di puzzare di fumo. Alla fine lo aveva baciato lei, spazientita.
Era primavera anche allora? Non se lo ricordava più. Ma eravamo belli, Giulietta, quando loro due.

È un libro leggero, questo di Daniela Mattalia, che però riesce a trattare in modo intelligente e mai stucchevole anche temi molto profondi. Quello della perdita, soprattutto, e di come fare a continuare a vivere quando la persona che per tanti anni è stata accanto a noi ora non c’è più. Ma anche il tema della ricerca di se stessi. E poi, be’, dell’amicizia e dell’amore, che possono nascere nei modi più strampalati possibile e, perché no, con persone che forse nemmeno esistono.

Ho amato molto tutta l’atmosfera che pervade le pagine del libro, fin dalla prima pagina: un’atmosfera allegra a volte, malinconica altre, ma sempre, in qualche modo “buona”; così come mi è piaciuta questa idea di “imperfezione” a suo modo perfetta, di lasciarsi guidare un po’ dal fato e un po’ da stessi e scoprire che le cose, anche così, vanno proprio come vogliamo che vadano, anche se fino a un attimo prima nemmeno sapevamo di volerlo.

Si ride e si sorride molto, leggendo La perfezione non è di questo mondo, e qua e là si versa anche qualche lacrimuccia. Ma non c’è tempo per piangere troppo, per disperarsi: almeno non per chi non c’è più, perché in un modo o nell'altro sarà sempre con voi. 

E no, direi che non è il caso di disperarsi nemmeno per Archibald, che è appena saltato sul letto: non vedete quanto è felice?


TITOLO: La perfezione non è di questo mondo
AUTORE:  Daniela Mattalia
PAGINE: 168
EDITORE: Feltrinelli
ANNO: 2017
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formato cartaceo: La perfezione non è di questo mondo
formato ebook: La perfezione non è di questo mondo

martedì 13 giugno 2017

COME IN UN FILM - Régis de Sá Moreira

LUI: Però non è in negozio che la incontro, succede durante la pausa, lei esce per fumarsi una sigaretta sul marciapiede, a pochi passi dalla vetrina.
LEI: Che cretina, non ho l'accendino.
LUI: Più tardi, quante volte si dirà se solo avessi avuto l'accendino.
LEI: O dei fiammiferi.
LUI: O due bastoncini da sfregare.
LEI: E invece no, niente di tutto questo, e così aspetto di vedere un passante che fuma e il passante che fuma...
LUI: Sono io.
LEI: È lui.
LUI: Siamo noi.
LEI: No, non ancora, per ora lui è lui e io sono io. Gli dico scusi avrebbe da accendere?
LUI: La guardo, sorrido, rispondi sì.
LEI: Lo guardo, sorrido, dico grazie.
LUI: È così stupido se ci pensi.
LEI: Ma così bello.
LUI: È la vita.
LEI: Già, la vita.

“La vita non è un film” è una frase che tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti rivolgere o ci siamo detti noi stessi, per tornare con i piedi per terra e avvolgerci di disincanto. Le cose che succedono al cinema o in tv nella vita vera non succedono. È impossibile. Soprattutto, poi, se stiamo parlando di storie d’amore: nessuno si trova per caso, nessuno si innamora a prima vista, nessuno si prende, si lascia, si tira dei piatti e fa l’amore ottantacinque volte al giorno. 
Ma ne siamo proprio sicuri? E se la vita, invece, a volte fosse non dico un film, ma come in un film?

Come in un film è proprio il titolo di questo libro di Régis de Sá Moreira, pubblicato a maggio da NN edizioni con la traduzione di Daniela Almansi.
Ci sono un LUI e una LEI, che una mattina del dicembre del 2005 si incontrano per caso a Parigi. LEI esce dal negozio in cui lavora per fumarsi una sigaretta ma non ha da accendere. LUI passa lì davanti proprio in quel momento, le accende la sigaretta e le chiede se dopo possono vedersi. Due caipirinha, tre vin brulé, un cinema in cui danno un film stupido e via, è amore. I primi tempi, come sempre, sono bellissimi: mesi di scoperte, di baci e scopate appassionate, di risate e primi incontri con i parenti. 
Poi, però, come spesso succede, qualcosa inizia a incrinarsi e iniziano le crisi: prima rade, poi sempre più frequenti, fino a diventare quasi insopportabili, oltreché spesso immotivate.

LUI: il 14 luglio, festa nazionale, ci piomba addosso una nuova crisi.
LEI: Eravamo tranquilli, era una bella giornata, era il mio compleanno.
LUI: Un granello di sabbia si deve essere infilato da qualche parte.
LEI: Forse ho detto qualcosa che non avrei dovuto dire.
LUI: O io non ho risposto quello che avrei dovuto rispondere.
LEI: Strana cosa, le cazzate, credi che non esistano e all’improvviso sono dappertutto.
LUI: È come un raffreddore, puoi provare tutte le cure del mondo ma in realtà devi solo aspettare che passi.
LEI: Smocciando.
LUI: Smocciando.
LEI: Starnutendoti addosso
LUI: Noi due così vicini cinque minuti fa
LEI: Non siamo più che insulti e conflittualità.

Che fare? Provare a prendersi e lasciarsi per un po’? Cercare di capire se stare da soli è meglio o peggio che stare insieme? LUI e LEI, come succede a tutti, arrivano alla decisione definitiva, versano tante lacrime e la vita va avanti.
Ma questo amore, dopo qualche anno, sembra tornare. E questa volta sembra essere la volta buona. Lui e lei sono cresciuti e sembrano pronti a creare qualcosa insieme. Arrivano dei figli, si trasferiscono in campagna e tutto sembra andare, finalmente, per il verso giusto. Ma la vita, proprio come in un film, riserva ancora altre sorprese…

LEI: Siamo fortunati.
LUI: Capitiamo bene.
LEI: Passiamo per gli eccentrici della zona.
LUI: Abbiamo una grande casa sempre aperta.
LEI: Con un giardino giungla.
LUI: I bambini si fanno un sacco di amici.
LEI: La gente del posto saluta la bibliotecaria che passa per strada.
LUI: E dà un colpo di clacson al postino che passa con il suo furgoncino.
LEI: Viviamo in un’allegra canzone d’altri tempi.
LUI: E non succede più niente.
LEI: Nient’altro che questa canzone.
LUI: Che passa e ripassa per tre anni.
LEI: Tre anni di vita che hai voglia di prendere, stringere e infilare in una scatola per custodirli gelosamente sotto il cuscino.
LUI: Una scatola che potresti aprire quando vuoi per toccare, vedere, annusare, assaggiare quei tre anni felici.
GRANDE PUFFO: Finché non puffa tutto.

Come in un film di Régis de Sá Moreira è un libro geniale.
È un romanzo in presa diretta, formato dai dialoghi e dei pensieri di questo LUI e di questa LEI, a cui si aggiungono quelli delle altre persone che, a volte per un solo istante altre per un periodo più lungo, incontrano nella loro vita di coppia: il verduraio sotto casa, la madre di lei, la madre di lui, il cognato di lui, il padre, l’amico dell’uni, una cameriera, il gatto, gli spermatozoi, Grande Puffo, Britney Spears, Gabriel García Márquez, John Steinbeck, un marziano, J.K Rowling… e mille altri, che l’autore prontamente elenca alla fine del romanzo. (Una menzione speciale se la merita la traduttrice Daniela Almansi, perché tradurre un romanzo costruito in questo modo, fatto di dialoghi e scambi rapidissimi e con così tanti personaggi, non deve essere stato per niente semplice.)

Ma oltre che per lo stile, Come in un film è geniale anche per la storia che racconta, per la sua capacità di dare vita a una storia d’amore che sì, apparentemente sembra possibile solo in un film, ma che invece è molto più comune di quanto si pensi. Questo LUI e questa LEI riescono a incarnare molte delle fasi che alcuni amori (non tutti, certo) vivono: l’entusiasmo iniziale, i primi scontri, le prime incomprensioni, le insofferenze, l’incapacità di decidere che cosa fare, fino al perdersi… per poi magari ritrovarsi.

Perché la vita forse non è un film, ma a volte gli assomiglia un bel po’.


TITOLO: Come in un film
AUTORE:  Régis de Sá Moreira
TRADUTTORE: Daniela Almansi
PAGINE: 264
EDITORE: NN editore
ANNO: 2017
ACQUISTA SU AMAZON
formato cartaceo: Come in un film
formato ebook: Come in un film

mercoledì 7 giugno 2017

ISOLE MINORI - Lorenza Pieri

C’erano paesi sempre freddi e città sempre piene di cemento e macchine, io avevo un’isola, e la fortuna di passare la maggior parte del mio tempo con il mare come orizzonte, circondata da una cintura di sicurezza liquida che metteva sempre al riparo da tutto quello che succedeva là fuori. Quasi sempre.



Sono stata all’Isola del Giglio solo una volta, quando era bambina, ma non mi ricordo molto. Nella mia testa ho solo qualche ricordo confuso del viaggio in traghetto e dei delfini che giocavano sulla scia lasciata dai motori.
Avevamo visto i delfini la mattina. Siamo stati dietro i loro dorsi lucidi con il gozzo per una buona mezz’ora, poi andavano troppo lontano e babbo doveva rientrare. Per me era la prima volta.
Le immagini più recenti che ho in testa dell’Isola del Giglio sono quelle che abbiamo tutti: un’enorme nave da crociera rovesciata su un fianco, proprio a ridosso della costa. Un’isola piccola, che in una notte di inverno si è trovata ad affrontare una grande tragedia che rimarrà per sempre nella storia del nostro paese.

Isole minori di Lorenza Pieri, pubblicato da edizioni e/o, parte proprio con dei delfini, quelli che Teresa vede per la prima volta una mattina dell’agosto del 1976, quando è in barca con suo padre proprio attorno all’Isola del Giglio.
Teresa e sua sorella maggiore Caterina vivono sull'isola anche d’inverno, insieme ai genitori, Elena detta La Rossa e Vittorio, che gestiscono un albergo. All'inizio del libro Teresa è una bambina di quasi sei anni, ancora non sa leggere e ancora non ha perso l’incanto verso il mondo: crede a tutto quello che sua sorella maggiore, più arrogante e più schietta di lei, le racconta; e ama quell’isola e quel mare, e non riesce a concepire l’idea di non viverci più.
Ma poi gli anni passano, Teresa e Caterina crescono, sempre più distanti eppure comunque legate, e la storia personale si mischia alla storia italiana, da cui l’isola del Giglio in qualche modo non sembra nemmeno venire sfiorata. Entrambe se ne sono andate e, mentre Caterina anche da grande dell’isola non vuole più saperne niente, Teresa ne sente il richiamo. Ci torna d’estate, ci torna a trovare ogni tanto il padre, rimasto lì da solo insieme a pochi altri abitanti. E poi ci torna quando sulla terraferma sembra non avere più altre possibilità.

«Sono tutti problemi minori rispetto al fatto che a Roma senza lavoro non puoi stare e quindi una decisione la devi prendere. O trovi in tempi rapidi un altro lavoro o fai qualcos’altro. Ed è arrivato il momento di fare qualcos’altro, la cosa migliore, quella che rimandi da anni aggrappandoti a scuse un po’ codarde».
«Non sono scuse codarde, sono io, la codarda».
«Ti dico solo un’ultima cosa, con tutto l’amore di sorella che ho: l’errore più grosso sarebbe tornare al Giglio».

Il Giglio per lei è un rifugio, un porto sicuro, dove sa di non avere prospettive ma anche di non dover temere niente, perché ne conosce fin troppo bene le caratteristiche. Fino a una notte d’inverno, in cui una grande nave da crociera porta la storia sull'isola e ai suoi pochi abitanti, facendo crollare tutte le certezze e cancellando, in un colpo solo, tutti quello che il Giglio ha significato per Teresa.

Isole minori di Lorenza Pieri è un romanzo molto bello. Attraverso la storia di Teresa e della sua famiglia, racconta anche la storia dell’Italia degli ultimi quarant'anni e di come questa possa, a volte in modo più netto altre solo di sfuggita, segnare la vita di chiunque. Sì, anche di chi vive in un’isola piccola, un’isola minore, che sembra vivere solo d’estate e che nei mesi invernali cerca solo di tirare avanti.

Oltre alle descrizioni del paesaggio, protagonista indiscusso del romanzo insieme a Teresa, di questo libro ho amato soprattutto le dinamiche di questa famiglia e il rapporto tra le due sorelle: l’isola maggiore, Caterina, che mette in discussione tutto, che critica, che si ribella, che odia il Giglio con tutta se stessa e che non capisce come qualcuno ci possa voler tornare; e l’isola minore, Teresa, che sembra sempre lasciarsi un po’ trasportare dagli eventi, che da bambina si lascia facilmente abbindolare dalla sorella (o almeno le fa credere di farlo), che anche da adulta fatica a trovare il suo equilibrio e che al Giglio, invece, non può fare a meno di tornare.

Isole minori è un romanzo molto intenso, caratterizzato da uno stile narrativo in grado di adattarsi alle diverse età della protagonista e, in qualche modo, di crescere con lei. È un romanzo che è sì una saga famigliare molto bella, ma anche uno spaccato della storia del nostro paese, vista da una prospettiva diversa, che sembra minore ma che minore non è.


TITOLO: Isole minori
AUTORE: Lorenza Pieri
PAGINE: 207
EDITORE: edizioni e/o
ANNO: 2016
ACQUISTA SU AMAZON
formato cartaceo: Isole minori
formato ebook: Isole minori

lunedì 5 giugno 2017

LE SORELLE MISERICORDIA - Marco Ciriello

Laura Cammarata aveva talento, stile e intelligenza tennistica. Poi c'ha rinunciato, per uno sbalzo di amore, e religiosità. Non l'ha detto a nessuno, e qui per la prima volta lo diremo - lasciando comunque all'oscuro gli altri protagonisti di questa storia -, ma quando era uscita inspiegabilmente dalla Rod Laver Arena e di fatto dall'Australian Open, interrompendo un match contro Serena Williams che stava vincendo, lo aveva fatto per l'improvvisa apparizione della madre di Cristo, sì, aveva visto la Madonna, dietro la sua avversaria.


Immaginate di essere su un campo da tennis australiano, nel bel mezzo della finale del torneo Open che state giocando (e, incredibilmente, vincendo) contro Serena Williams e, a un certo punto, vi appare l’immagine della Madonna.
È quello che succede a Laura Cammarata, famosissima tennista italiana che proprio contro Serena Williams sta per vincere il suo ennesimo torneo. Laura, però, è anche estremamente religiosa e vede questa apparizione come un segno: quello di dover lasciare tutto e tornare a prendersi cura di Cristiana, sua sorella affetta da SLA.

È così che inizia Le sorelle misericordia, questo breve romanzo di Marco Ciriello che uscirà il 15 giugno per edizioni spartaco.
Cristiana, che nonostante il nome di fede in Dio non ne ha più da tanto tempo, forse da ancor prima che le venisse diagnosticata la SLA e che sopravvive grazie a un inevitabile cinismo che in qualche modo la mantiene in vita, considera la scelta della sorella una grande idiozia: ma come, lei che può giocare, lei che può vivere senza impedimenti, lei che ha tutto il corpo funzionante e un destino non segnato, per una strana apparizione divina decide di mollare tutto per farle da badante? Va bene credere in Dio, va bene il martirio, ma un po’ di rispetto per chi queste cose non le può fare non c’è?
Nonostante queste diverse idee di vedute, che generano continui battibecchi le due sorelle si vogliono molto bene e cercano in ogni modo di capirsi l’un l’altra, non sempre riuscendoci ma senza mai smettere di provarci.

«Senti non ce la faccio più a tenermi 'sta cosa dentro. Devo dirtela».
«Sputa».
«Ho visto la Madonna».
«Quando, ora? Stanotte? È ancora qui? Avrei da farle un discorsetto».
«Cristiana, l'ho vista alla Rod Laver Arena».
«Cazzo, la prima apparizione postmoderna e per giunta a una tennista, ma non appariva solo alle pastorelle?».
«Non sto scherzando. Per questo ho lasciato tutto e sono venuta via».
«Ma te l'ha chiesto lei?».
«No».
«E allora perché sei venuta via?».
«Mi è sembrato tutto superfluo, inutile, ti pare che dopo una apparizione uno gioca a tennis?».
«Be', scusa era la Madonna fuori posto non tu,  una volta apparivano nelle grotte, chessò nelle campagne, insomma c'erano sfondi indefiniti, uno andava sul sicuro, capisco il tuo sconcerto di trovartela alla finale dell'Australian Open».
«Che devo fare, mettermi a piangere per farti capire che è vero?».
«Ti credo, va bene, e quindi?».

Insieme  le due sorelle faranno poi un viaggio a Barcellona, che le avvicinerà ancora di più, permettendo a entrambe di scoprire qualcosa di se stesse e dell'altra che ignoravano, ma che avrà dei risvolti imprevedibili.

L’idea alla base di Le sorelle misericordia è davvero molto bella: questo scontro di vedute tra chi crede e chi non crede; tra chi sta bene, può fare tutto e ci rinuncia e chi invece vorrebbe fare e non può e sa che non potrà mai più; questo rapporto tra due sorelle caratterialmente così lontane eppure così legate; nonché tutte le implicazioni etiche ed emotive che inevitabilmente nascono quando si parla di Dio, di fede, di malattia e di vita che finisce.

«[...] Vuoi che ti dica che Dio esiste, ok, anche se c'è, non mi piace, non mi è mai piaciuto, non mi interessa. Sei contenta ora?».
«Ma perché? Perché? Sembra che Dio sia una condanna per te».
«Non lo è: una religione la puoi disertare. Una malattia come la mia: no».

Ma per quanto il libro sia divertente in alcuni punti e molto profondo in altri, l’impressione finale è che sia mancato qualcosa. Almeno a me. Avrei voluto un po’ più di approfondimento, sia nello spiegare le motivazioni e la vita di entrambe, sia, e soprattutto, nel rapporto tra le due sorelle. È un romanzo breve, o forse un racconto lungo, che, se avesse osato un pochino di più, per la storia e per lo stile dell’autore avrebbe potuto diventare qualcosa di indimenticabile.

Così com'è, Le sorelle misericordia è sicuramente una lettura piacevole, in grado di far sorridere e di lasciare qualche bello spunto di riflessione, ma che avrebbe potuto essere qualcosa di più.

Titolo: Le sorelle misericordia
Autore: Marco Ciriello
Pagine: 85
Anno di pubblicazione: 15 giugno 2017
Editore: Edizioni Spartaco
Prezzo di copertina: 8€
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formato cartaceo: Le sorelle Misericordia