sabato 27 agosto 2016

HARRY POTTER AND THE CURSED CHILD - J.K. Rowling, John Tiffany & Jack Thorne

The truth is a beautiful and terrible thing, and should therefore be treated with great caution.


Io ho letto i primi libri di Harry Potter prima che diventasse così famoso. Facevo seconda liceo e il primo film sarebbe poi uscito l’anno dopo. La dico sempre, quando posso, questa cosa, per vantarmi di essere una fan di Harry Potter prima che diventasse, grazie alle trasposizioni cinematografiche, un fenomeno mondiale. Poi ovviamente quando sono usciti i film sono andata a vederli e mi sono appassionata ancora di più. Ho tutti i libri in italiano e in lingua originale, l’ultimo prenotato ancor prima che uscisse e letto poi in meno di due giorni. Ho tutti i dvd dei film e, almeno una volta all’anno, li riguardo tutti in fila.
Certo, non sono forse una fan sfegatata, perché non ho tatuaggi od oggetti a tema, non ho mantelli dell’invisibilità o bacchette magiche (anche se questi effettivamente potrebbero tornarmi utili) e non ho mai aspettato un gufo che mi annunciasse di dover andare a Hogwarts.
Però, Harry Potter e l’incredibile mondo che J.K Rowling ha creato mi fanno davvero impazzire.

Quindi quando ho saputo che a Londra sarebbe andato in scena uno spettacolo teatrale ambientato 19 anni dopo la fine delle avventure dell’ultimo libro, che avrebbe avuto come protagonisti gli stessi personaggi della saga insieme ai loro figli, il primo pensiero è stato “ok, ci devo andare subito”. Cosa che, per questioni logistiche, ovviamente non ho potuto fare. Però sono stati furbi, incredibilmente furbi, e hanno fatto uscire il copione dello spettacolo in forma di libro proprio il giorno della prima dello spettacolo.

E quindi eccomi qui, a parlare di Harry Potter and the Cursed Child. La storia alla base dello spettacolo è stata idea da J.K. Rowling, John Tiffany e Jack Thorne e pensata appositamente per essere messa in scena. Questa è una cosa fondamentale da ricordare, perché se prendete (o prenderete, quando uscirà in italiano il 24 settembre per Salani, con il titolo Harry Potter e la maledizione dell'erede) questo libro convinti di trovare un altro romanzo di Harry Potter la delusione sarà enorme.

Anche se sapete già di cosa si tratta, in realtà, durante la lettura proverete comunque un po’ di amarezza. Tutto, all’interno di questo copione, va esattamente come uno si aspetta che vada quando inizia a leggerlo. Harry e Ginny sono sposati e hanno tre figli, Ron e Hermione sono sposati e ne hanno due, Voldermort pare non essersi più fatto vivo e la vita nel mondo dei maghi sembra procedere tranquilla. La storia parte dal giorno in cui il secondo figlio di Harry e Ginny, Albus Severus, fa il suo arrivo a Hogwarts. È preoccupato di finire nella casa sbagliata e si porta da sempre dietro il peso di un padre famoso. E quando poi questo effettivamente succede, il distacco con il padre diventa sempre più forte e Albus si ritrova combattuto tra l’odio nei confronti del padre e la voglia di dimostrargli di essere all’altezza. E quindi, in compagnia di Scorpius, il figlio di Draco Malfoy, combina un gran casino.

Sì, uso la parola «casino» perché è effettivamente quello che un po’ si prova leggendo. Tra salti temporali nell’arco di una stessa pagina (che molto probabilmente su un palcoscenico si riescono a rendere bene, ma che raccontati in una semplice frase con le indicazioni di scena no), trame un pochino troppo intricate (e un pochino troppo incredibili, persino per essere un mondo fatto di magia in cui tutto può succedere) e un costante strizzare l’occhio al lettore/fan di Harry Potter con riferimenti alle sette avventure precedenti per dare qualche contentino.
Va tutto come uno si aspetta che vada, in Harry Potter and the Cursed Child. E anche i due o tre colpi di scena che ci sono, letti non danno poi molta soddisfazione (uno, lo ammetto, mi ha proprio fatto ridere… ma forse perché sto invecchiando e anziché lasciarmi andare alla magia mi soffermo su dettagli più “pratici”).
E poi non so, Harry Potter da adulto è particolarmente irritante, così come lo sono un po’ anche Hermione e Ron e tutti i personaggi che già conoscevamo. (E poi manca Neville, che è sempre stato uno dei miei personaggi preferiti in assoluto).

Quindi? Per capire davvero se questa ottava storia di Harry Potter funziona bisognerebbe vedere lo spettacolo teatrale. Vedere come hanno messo in scene certe situazioni, certi salti temporali. Vedere come se la cavano gli attori e, soprattutto, se riescono a rendere quella magia che sia nei libri precedenti sia nei film si provava.
Nel leggere il copione no, mi dispiace dirlo, ma questa magia io non l'ho provata.


Titolo: Harry Potter and the Cursed Child - Parts One and Two
Autore: J.K. Rowling, John Tiffany & Jack Thorne
Pagine: 340
Editore: Little Brown
Prezzo di copertina: 25,50 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: Harry Potter and the Cursed Child - Parts One & Two (Special Rehearsal Edition): The Official Script Book of the Original West End Production

lunedì 1 agosto 2016

Torno (quasi) subito.

Lo so, ora vi starete aspettando di leggere il resoconto delle letture di luglio (oddio, ma è già finito luglio?), ma, vi devo confessare, non ho voglia di scriverlo.

Questa mancanza di voglia di scrivere sul blog mi sta tormentando già da un po’, a essere sincera. Ed è accompagnata anche da una scarsissima voglia di leggere. Poi lo faccio lo stesso, perché stare senza un libro in mano mi fa quasi mancare il fiato (e infatti le letture di luglio sono comunque state tante), però, ecco, in quest’ultimo periodo sto faticando parecchio e libri che normalmente leggerei in due o tre giorni si trascinano più a lungo. (Sì, lo so, chissene frega, l’importante è leggere, ma vi assicuro che per qualcuno abituato a leggere tanto è una situazione molto snervante).

Sarà che sto traducendo un libro enorme che mi sta portando via parecchie energie. Sarà che è estate, fa caldo e io non vorrei fare altro che stare spiaggiata da qualche parte a mangiare gelati. Sarà che ho mille altri pensieri per la testa che mi distraggono un po’… fatto sta che a farne le spese al momento è la mia voglia di leggere e, ancor più, di scrivere.
E forse ve ne sarete accorti anche voi che ultimamente le recensioni non erano più così curate come un tempo… l’ultima che leggo e mi provoca qualche moto di autocompiacimento è quella di Crepuscolo di Kent Haruf. E di tempo da allora ne è passato un po’.
.
Quindi, approfittando anche delle mie reali vacanze estive (“Vieni a ballare in Puglia, Puglia Puglia…”), direi che La lettrice rampante se ne va in ferie per un po’.
Non so bene per quanto, se solo per qualche settimana o se ci rivedremo direttamente a settembre (o a ottobre, o a novembre, o boh!), ma ho davvero bisogno di staccare un attimo e prendere un po’ fiato. Anche perché fare le cose male non mi piace e in un blog che parla di libri a rimetterci sarebbero proprio loro.

Ma state tranquilli, non sto chiudendo il blog (e mi spiace per chi invece avrebbe voluto di sì e leggendo questa frase rimarrà un po’ deluso).
Devo solo prendere una piccola pausa, per cercare di ritrovare quella voglia di leggere e, soprattutto, quella di scrivere che in questo periodo un po’ sta latitando.

La pagina Facebook rimarrà invece viva e attiva, perché scrivere cavolate là non mi richiede lo stesso impegno e lo stesso sforzo mentale di una recensione. E quindi tranquilli, di là continuerò a farvi vedere che cosa sto leggendo e come i libri siano comunque ogni giorno nella mia vita.

©Barbara Dziadosz

Intanto buone vacanze e buone letture a tutti!

giovedì 28 luglio 2016

IL REVERENDO, LE ROSE E LE STRAVAGANZE DEL PROFESSORE - Ian Sansom


«È passato molto tempo.»

«Ha mai perso qualcuno, Sefton?»
«Sì.»
«Allora sa bene che non ne passa mai abbastanza.»



Ho adocchiato per la prima volta Il reverendo, le rose e le stravaganze del professore (un titolo alquanto bislacco, soprattutto in considerazione dell’originale, The Norfolk Mistery) di Ian Sansom, edito da TEA con la traduzione di Flavio Iannelli, poco dopo la sua uscita, quasi per caso, sullo scaffale di una libreria. Ero stata sul punto di acquistarlo, perché già conoscevo questo autore grazie ai suoi romanzi con protagonista il fantastico bibliobus di Tundrum (Il caso dei libri scomparsi, soprattutto) e mi ricordo che, più di tutto, avevo amato il suo stile molto british.
Poi però, come succede spesso quando entro in libreria, l’ho lasciato lì e, devo ammettere, quasi dimenticato. Fino all’altro giorno, a quella mega promozione sugli ebook del gruppo Mauri Spagnol che me lo ha fatto subito acquistare. E poi, complice una crisi di lettura molto forte, che solitamente mi passa leggendo sull’e-reader, incominciarlo quasi subito.

Ed è così che ho conosciuto il giovane Stephen Sefton, reduce dalla guerra civile spagnola e ora completamente incapace di decidere che cosa fare della sua vita, e, soprattutto, il grande, grandissimo professor Swanton Morley. I due entrano in contatto grazie a un annuncio di lavoro: il professor Morley sta cercando un assistente, che lo segue nel suo enorme progetto di scrivere la storia d’Inghilterra tramite delle guide sulle regioni che la compongono. Ha bisogno di qualcuno che lo segua, che lo aiuti e che stia al suo passo e il giovane e disilluso Sefton sembra proprio essere il tipo giusto. Le cose però prendono una piega strana già dalla prima tappa, nel Norfolk. Al loro arrivo, infatti, vengono accolti da una signora urlante che ha appena trovato il corpo del vicario del paese, impiccato all’interno della chiesa. Un’occasione incredibile per Swaton Morley di mettere in mostra tutto il suo enorme sapere. E, infatti, dopo molte chiacchiere con i compaesani, molte indagini e molti imbarazzi per Sefton di fronte allo strano comportamento del suo datore di lavoro, sarà proprio Morley a trovare la soluzione del caso.

Il reverendo, le rose e le stravaganze del professore è quindi un romanzo giallo, in cui però la storia è funzionale a mettere in risalto questo incredibile protagonista. Il professore Swaton Morley è un personaggio indimenticabile: sa tutto, parla per citazioni, è spesso indisponente e poco gli importa di mettere in imbarazzo chi gli sta attorno, ma è anche capace di grandi pensieri umanissimi. E Stephen Sefton, con questa sua disillusione verso il mondo e la vita, e questa confusione che a tratti prova accanto al suo datore di lavoro (ok, quasi sempre in realtà) è una spalla perfetta, grazie proprio alla grande contrapposizione che si crea in questa coppia. 
In più, c’è la campagna inglese sul finire degli anni ’30, in cui l’eco della guerra non è ancora arrivato e dove le cose del passato ritornano anche dopo parecchi anni.

È un bel romanzo questo di Ian Sansom, divertente e intelligente, e di nuovo molto inglese. Se siete amanti di quei posti, di quella letteratura, dei gialli e, soprattutto, dei personaggi bislacchi ma geniali, direi proprio che questo libro fa per voi. Per me è stato proprio una bella lettura.

"Poi alzò la testa, la avvicinò alla mia e mi baciò sulla bocca.
Rimasi scioccato, ma ricambiai il bacio. Continuammo a baciarci per un po', con calma, senza furore, come amanti che si conoscono da sempre; poi qualcosa cambiò: sentii i suoi semi premere con insistenza contro il mio petto e le braccia stringermi con forza le spalle, e così facendo mi trascinò nel buio, lontano dalla vista di Ridley.
E poi... la sua schiena contro il muro, i baci, i nostri corpi che si muovevano febbrilmente all'unisono, i suoi gemiti, lei che metteva la mia mano sulla sua bocca mentre il suo corpo vibrava contro il mio.
Non era né il luogo né il momento giusto. Era tutto vero, ma allo stesso tempo era fatto della stessa sostanza dei sogni.
Semplicemente, accadde"

Titolo: Il reverendo, le rose e le stravaganze del professore
Autore: Ian Sansom
Traduttore: Flavio Iannelli
Pagine: 308
Editore: TEA
Prezzo di copertina: 16€
Acquista su Amazon:

lunedì 25 luglio 2016

AMORI IN VIAGGIO - Alexander McCall Smith

"D'altra parte, qualcuno ha mai riflettuto sul fatto che l'amore a prima vista potrebbe essere la regola e non l'eccezione? Quante persone si innamorano gradualmente e quante in realtà sono già innamorate fin da quel primo istante in cui hanno posato gli occhi sull'altro, o sull'altra?"


Mi piace tantissimo viaggiare in treno. Mi piaceva anche quando lo prendevo tutti i giorni, per andare all’università, e rimanevo spesso incastrata tra scioperi, ritardi, passaggi a livello che non si chiudevano e problemi non ben identificati. Mi piace stare lì seduta, a leggere, a guardare fuori dal finestrino o le altre persone intorno a me, senza che debba prestare attenzione a niente.

Ed è proprio durante due viaggi in treno, uno di andata e uno di ritorno, che ho letto la maggior parte di Amori in viaggio di Alexander McCall Smith, pubblicato in Italia da tre60 con la traduzione di Flavio Iannelli. Al mattino ero da sola in gruppo di sedili da quattro, su un treno quasi vuoto, complice l’estate e l’orario. Al ritorno, invece, seduto di fronte a me c’era un ragazzo che stava leggendo e che mi ha sorriso quando mi sono seduta, e accanto un bimbo che avrà avuto sì e no cinque anni in compagnia della madre e di una buffa motoretta di Spiderman che dopo cinque minuti ha iniziato a percorrermi il braccio. Avevo l'e-reader acceso davanti a me, e ogni tanto leggevo e ogni tanto guardavo fuori dal finestrino, assorta nei miei pensieri, incrociando spesso lo sguardo del ragazzo davanti a me che faceva esattamente la stessa cosa.

Amori in viaggio racconta quattro storie, che si incrociano proprio su un treno, da Edimburgo a Londra (una tratta che ho fatto una volta, ma in senso opposto). Quattro viaggiatori, tre uomini e una donna di età diverse, che si ritrovano seduti vicini e che, partendo da una considerazione banale, si ritrovano a raccontarsi le loro storie d’amore. Storie che hanno vissuto sulla propria pelle o di cui sono il frutto. Storie difficili, tormentate, incasinate, a volte dolorose, o anche solo non dichiarate. 
Ma piene, strapiene di amore.

Ammetto che quando ho terminato il libro, non sul treno ma a casa, il giorno successivo a quel viaggio, la prima impressione è stata che mi aspettavo qualcosa di più. Poi però ora che ne sto scrivendo mi sto rendendo conto di quanto effettivamente mi sia piaciuto. Non tanto per le storie d’amore raccontate, cioè sì, anche per quelle, perché non hanno nulla di banale, di stereotipato (come ci si potrebbe aspettare da un libro pubblicato da questa casa editrice). Mi è piaciuto soprattutto per l’atmosfera che Alexander McCall Smith è riuscito a creare, per questa cosa del raccontarsi a uno sconosciuto che si sa già che alla fine del viaggio non si vedrà più. 

A tutti è capitato, almeno una volta nella vita, di condividere un pezzetto di strada con qualcuno che non si conosce eppure raccontarsi come se invece ci si conoscesse da sempre, per non rivedersi più. Ed è bello, dolce e poetico. Soprattutto quando si parla d’amore.
Amori in viaggio è una lettura sicuramente leggera, che però una volta terminata lascia dentro una dolce sensazione. 


Titolo: Amori in viaggio
Autore: Alexander McCall Smith
Traduttore: Flavio Iannelli
Pagine: 213
Editore: tre60
Prezzo di copertina: 9€
Acquista su Amazon:
formato brossura: Amori in viaggio

venerdì 22 luglio 2016

TINA - Alessio Torino


Tina, il nuovo libro di Alessio Torino da poco pubblicato da minimum fax, è un libro che va letto al mare. In spiaggia, magari, mentre si sta prendendo il sole sdraiati su uno scoglio o seduti sulla sdraio, sotto l’ombrellone, oppure nella penombra del primo pomeriggio, quando si aspetta che passino le ore più calde.

Tina ha otto anni ed è in vacanza al mare a Pantelleria, insieme con sua madre e sua sorella gemella, Bea. Due gemelle completamente opposte, fin troppo femminile e zuccherosa Bea per l’età che ha, ancora bambina e spesso scambiata per un maschio Tina, che allo stare seduta a prendere il sole preferisce pescare meduse. Manca il padre, rimasto a Urbino con la sua giovane amante. Le due bambine sanno che c’è qualcosa che non va, sanno che il padre non è lì quando invece dovrebbe esserci, ma forse non capiscono fino in fondo e quindi vivono comunque quell’estate come la vivrebbe qualunque bambino di otto anni.
Attorno a loro, a Tina soprattutto, ma anche alla sorella e alla madre, ruotano tutta una serie di personaggi a cui queste tre donne si aggrappano: la bellissima nuotatrice francese, di cui Tina cerca disperatamente le attenzioni; il fidanzato della ragazza, verso cui Bea ha una terribile cotta; quello strano uomo che vive da solo in una casetta sperduta e che attira invece le attenzioni della madre. Un’estate all’apparenza normale, che però in realtà non lo è per nessuna di quelle persone che si trovano lì.

Quando ho terminato di leggere Tina, in spiaggia sotto il sole, ho avuto l’impressione che mancasse qualcosa. Non saprei dirvi nemmeno adesso che cosa, in realtà, ma l’ho chiuso pensato “tutti qui?”. Tina non è un romanzo, è più un racconto lungo, una storia di un’estate qualsiasi che per chi la vive sicuramente è qualcosa di più.

Alessio Torino tiene tutto un po’ in sospeso, gioca molto sul non detto, sul lasciare intendere qualcosa che il lettore deve essere in grado di capire. Il lettore, insieme con Tina, questa bambina adorabile che sta cercando disperatamente di non diventare adulta. E lei è sicuramente un grande personaggio, come lo erano stati i protagonisti di Tetano, il primo romanzo di Alessio Torino a essere pubblicato da minimum fax, e anche quelli di Urbino, Nebraska. È stato il contorno, però, a non convincermi del tutto.

Sebbene sia passata quasi una settima da quando l’ho chiuso, fatico ancora a capire se mi sia piaciuto o meno. È bella l’atmosfera, è bello lo stile dell’autore (ed è bella, bellissima la copertina), ma forse avrei voluto qualcosa di più.

Titolo: Tina
Autore: Alessio Torino
Pagine: 145
Anno di pubblicazione: 2016
Editore: minimum fax
Prezzo di copertina: 14,00€
Acquista su Amazon:
formato brossura:Tina
formato ebook: Tina

martedì 19 luglio 2016

7-7-2007 - Antonio Manzini

Aspettavo il nuovo romanzo di Antonio Manzini con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone fin da quando ho girato l’ultima pagina di quello precedente, Era di maggio, più o meno un anno fa.

L’incredibile differenza che esiste tra il tempo che ci va a scrivere un libro e quello che ci mette un lettore per leggerlo è una di quelle cose che più di tutte turba la mia vita di lettrice. Tu aspetti un anno, ma anche di più in altri casi, per avere tra le mani qualcosa che poi finisci in pochi giorni, ma anche di meno, e via, riparte l'attesa.

7-7-2007, da poco pubblicato da Sellerio, è un esempio lampante. Rocco Schiavone mi mancava terribilmente, al punto da correre in libreria a prendere questa sua nuova avventura praticamente lo stesso giorno in cui è uscita.
E, all'attesa dovuta al mio personalissimo innamoramento per questo burbero poliziotto e per lo stile di Manzini, si aggiungeva quella per le spiegazioni che sapevo già che in questo libro sarebbero arrivate.

7-7-2007 inizia in Valle d’Aosta, pochi giorni dopo la fine del romanzo precedente. C’è un Rocco Schiavone incazzato e tormentato, da quanto successo nel romanzo precedente e, soprattutto, dal suo passato e dal suo amore per la moglie Marina. Inizia in Valle d’Aosta, dicevamo, e poi si sposta a Roma, all’estate del 2007 appunto, quella in cui tutto è incominciato. È più giovane, Rocco, ma è sempre un po’ burbero, sempre un po’ al limite tra il rispetto della legge che la divisa gli impone e quello che invece gli fa fare la sua ragione. Ed è innamorato, follemente, di sua moglie, che però questa suo scarso rispetto per le regole non sa se riesce ad accettarlo.
Di sfondo c’è un’indagine di droga e spaccio, una cosa all'apparenza banale, ma che segnerà per sempre la sua vita.

Della trama non vi dico nient’altro, anche perché chi conosce Rocco Schiavone sa benissimo che cosa scoprirà in questo nuovo libro e chi invece ancora non lo conosce sarebbe meglio non partisse da qui.
Quello che posso dire però è che una cotta letteraria così forte non me la prendevo da un bel po’. Forse dai tempi dell’avvocato Guerrieri di Gianrico Carofiglio, verso cui però la passione è scemata in fretta. Rocco Schiavone è un figo, non saprei in che altro modo dirlo. Nel suo modo di essere, così burbero, a volte persino stronzo, eppure con una certa sua etica e una sua dolcezza nascosta, che riserva davvero solo a chi se la merita.

Antonio Manzini è riuscito a creare un grandissimo personaggio e a non rovinarlo nemmeno dopo cinque romanzi. Certo, dopo Era di maggio qualche dubbio ho iniziato ad averlo, ma in 7-7-2007 si riprende alla stragrande, creando un giallo davvero ben riuscito (e facendomi pure versare qualche lacrimuccia).

L'unico vero problema è che ora bisogna aspettare, di nuovo, il prossimo.


Titolo: 7-7-2007
Autore: Antonio Manzini
Pagine: 370
Editore: Sellerio
Anno: 2016
Acquista su Amazon:
formato brossura: 7-7-2007

mercoledì 13 luglio 2016

HO SEMPRE AMATO QUESTO POSTO - Annie Proulx

Una giovinezza, la sua, senza rumori, eccetto il suono naturale del vento, lo scalpiccio degli zoccoli, lo schiocco delle vecchie travi che si incrinavano nel gelo dell'inverno, le strida degli aironi che scendevano lungo il fiume. A quel tempo uomini e donne stavano in silenzio, affidandosi alla loro capacità di osservazione. Certi giorni, vedendo muoversi qualche baffo di nuvola, gli sembrava di sentirne il rumore, come quello di una piuma trascinata lungo un cavo. Poi il vento portava via tutto, e il cielo rimaneva solo.


Ho dovuto cercare una mappa degli Stati Uniti per riuscire a localizzare precisamente dove si trovi il Wyoming. È uno di quegli stati che sai che esiste, che qualche volta hai sentito nominare, ma di cui fatichi a ricordare la giusta posizione geografica.
Anche perché è nel mezzo, un po’ a nord, lontano dalle coste e dalle grandi città turistiche. Vaste pianure circondate da alte montagne, dove di inverno si muore di freddo e d’estate ci si scioglie dal caldo.

È lì che sono ambientati tutti i racconti di Ho sempre amato questo posto, raccolta di Annie Proulx pubblicata in Italia da Mondadori con la traduzione di Silvia Pareschi. È lì che i personaggi di queste storie vivono la loro vita, quasi tutti con il sogno di possedere un ranch, di lavorare la terra, di fare i cowboy e quasi tutti costretti poi a fare i conti con la realtà, che spesso non lascia scampo.

E quindi è lì che troviamo un anziano in una casa di riposo che racconta a sua nipote il giorno della morte del padre e la scoperta di una terribile quanto incredibile verità (Un padre di famiglia). È lì che conosciamo Archie e Rose e il loro sogno d’amore, infranto dalla ricerca del lavoro e da un terribile inverno di solitudine (Quelle vecchie canzoni d’amore). È lì che cresce il Bambino di Artemisia, una pianta curata come se fosse un figlio da una coppia che di bambini non ne può avere (Il bambino di Artemisia). È lì che Hi e Helen cercano di farsi una vita che nel corso degli anni diventa sempre più difficile, soprattutto se si ha una tempra morale come quella di Hi (Il Great Divide). E ancora, è sempre in quel Wyoming sperduto che ci viene raccontata la vecchia abitudine della caccia ai bisonti (Grande- Ciotola-Unta- con Sangue) e dove Caitlin cresce come donna emancipata e robusta, che non litiga mai con il suo Marc, fino al giorno in cui si riversano contro tutto quello che per anni non si sono detti (Il testamento dell’asino). Ed è ancora lì che Dakotah vive la sua vita da figlia abbandonata e non voluta, e dove poi fa ritorno dalla guerra (A gambe all’aria nel fosso).

A questi racconti, tutti incredibilmente belli, a livello di stile, per la lucidità e la crudezza delle immagini e delle situazioni che Annie Proulx riesce a creare, e a livello di trama, se ne aggiungono due che hanno come protagonista il diavolo, che su questo Wyoming butta spesso il suo occhio. Due racconti, Ho sempre amato questo posto e Lo scherzetto della palude, che devo ammettere sembrano piazzati qui un po’ a sproposito, rovinando lo stile e l’atmosfera di tutti gli altri.
Nel complesso, comunque, Ho sempre amato questo posto è un gran bel libro, una gran bella raccolta di racconti che riesce a portare il lettore proprio là, tra quelle montagne e quelle terre desolate, in quel vecchio West che, dal punto di vista di chi lo vive e non ha soldi per sopravvivere, non ha niente di mitico e di leggendario. È solo vita e lotta per sopravvivere, per realizzare i propri sogni, o anche solo per non permettere che il mondo li infranga troppo.
Un libro consigliatissimo.


Titolo: Ho sempre amato questo posto
Autore: Annie Proulx
Traduttore: Silvia Pareschi
Pagine: 220
Editore: Mondadori
Prezzo di copertina: 18€
Acquista su Amazon: