lunedì 16 luglio 2018

PACIFICO - Tom Drury

Micah si portò pollice e indice alle labbra e fischiò. Di lì a poco una vecchia capra sbucò da dietro la casa. Micah e Lyris l'avevano cresciuta insieme.
La capra si avvicinò con passo felpato sull'erba. I ciuffi rossi e bianchi del suo manto avevano assunto varie sfumature argentee. Scrutò i presenti e poi fissò Micah, come a dire: «Ehi, aspetta, te ne stai andando? È di questo che si tratta?»
Micah si lasciò cadere in ginocchio e le arruffò il manto stopposo e lungo. Si sforzò chiaramente di non piangere, ma pianse comunque. La capra guardava con occhi a fessura la strada davanti alla casa.
«È più difficile di quanto avessi immaginato» disse Micah.


Aspettavo da tempo di tornare nella Grouse County di Tom Drury. Dopo essermici affezionata in La fine dei vandalismi e poi completamente innamorata in A caccia dei sogni, ero curiosa di sapere come andavano le cose per Tiny, Micah e Lyris, per Dan e Louise, per la capretta e per tutti quanti. Una curiosità che è stata prontamente soddisfatta con la pubblicazione, sempre per NN editore e sempre con la traduzione di Gianni Pannofino, del terzo e ultimo volume di questa trilogia, Pacifico, uscito in libreria a fine giugno.

I personaggi che ho conosciuto e amato nel primo e nel secondo volume ritornano tutti. Ritornano Dan, che ora non è più sceriffo ma investigatore privato, e sua moglie Louise, che nonostante i tanti anni passati ancora non si è messa il cuore in pace per quello che ha perso. Ora lei gestisce un negozio di antiquariato e vizia come può Lyris e il suo fidanzato, che vivono insieme nello stesso palazzo. Sì, Lyris se n’è andata da casa di Tiny per seguire la sua vita, ma senza mai abbondare davvero quel padre adottivo che l’ha accolta come fosse sua figlia, né il fratello Micah (e tanto meno la loro capretta). Tiny è sempre Tiny, invece, anche se ora si ritrova a fare i conti con la solitudine:  la ex moglie Joan, infatti, che lo aveva lasciato nel secondo romanzo, è tornata a riprendersi suo figlio Micah per portarlo con sé a Los Angeles, dove lei fa l'attrice, per offrirgli una una nuova vita. 

In Pacifico il raggio della Grouse County si amplia e arriva fino all’oceano. Ai racconti della vita nella contea, fatta sempre di personaggi singolari, di momenti bislacchi alternati ad altri di profonda tenerezza, si alternano quelli nella grande città dove Micah si ritrova a vivere e cercare di ambientarsi. Lì stringerà amicizie, lì conoscerà per la prima volta l’amore, ma da lì continuerà anche a sentire la nostalgia della sorella, della provincia, di casa.

«Ho trovato una fidanzata, pa'».
Tiny si sentì vecchio a quella notizia.
«Una fidanzata, Micah».
«Si chiama Charlotte. Va a cavallo».
«Devo aprirle le porte, capito? E non farle prendere freddo».
«Okay, pa'».
«Prendono freddo facilmente. Cioè, magari non tutte, ma tante sì».
«Le prenderò dei guanti».
«Bravo. E se ha freddo togliti la giacca e dalla a lei. Non so bene perché ma è una cosa molto importante».

Tom Drury conclude la trilogia di Grouse County riprendendo tutti i personaggi principali che sono comparsi nei romanzi precedenti e mostrando al lettore dove sono adesso, come se le passano, come sono diventati, come e se sono cambiati. Ma in Pacifico (che è stato scritto tredici anni dopo da A caccia nei sogni e ben diciannove dopo La fine dei vandalismi... come se l'autore stesso abbia voluto lasciare ai suoi protagonisti un po' di tempo per loro, e poi tornare a vedere come andavano le cose.) non si tirano le somme, non si conclude nulla: proprio come nei romanzi precedenti è semplicemente il racconto di vite normali prese in un momento della loro vita, della loro quotidianità, che affrontano ciò che viene messo loro di fronte ogni giorno, che sia uno strano omicidio su cui indagare, oppure un rimpianto che ancora si fa sentire, un ricordo che proprio non se ne può andare, una rapina fatta tanto per il gusto di farlo o una ragazza da caricare in auto senza farsi troppe domande.

Rispetto ai due precedenti, che avevo amato alla follia, Pacifico mi è piaciuto un pochino meno. Forse perché non c’è solo la Grouse County e la vita di provincia, ma anche la città; forse perché la città così grande per me resta sempre uno spauracchio e non riuscirei mai a viverla come la vive Micah; forse perché ho sempre odiato Joan, fin dalla sua prima apparizione. Ma è comunque un gran bel romanzo, in cui Drury mescola ancora una volta con sapienza comicità, ironia, tenerezza e commozione, attraverso gesti semplici, e spesso singolari, che si caricano di un significato profondo. 

Mi mancherà tanto la Grouse County. Mi mancherà perdermi per i paesini che la compongono e ascoltare le chiacchiere di chi si incontra per strada. Mi mancheranno Tiny, Lyris, Louise, Dan e tutti gli altri. Capretta inclusa.

TITOLO: Pacifico
AUTORE: Tom Drury
TRADUTTORE: Gianni Pannofino
PAGINE: 243
EDITORE: NN editore
ANNO: 2018
ACQUISTA SU AMAZON
formato cartaceo: Pacifico. Trilogia di Grouse County: 3
formato ebook: Pacifico

lunedì 25 giugno 2018

8 - Dustin Lance Black

Ci sono membri del Senato degli Stati Uniti che, nei loro discorsi pubblici, hanno equiparato il matrimonio tra persone dello stesso sesso allo sposare una tartaruga di terra. Il senatore Coburn ha dichiarato pubblicamente che l'attivismo gay e lesbico è la più grossa minaccia per la libertà attualmente presente negli Stati Uniti. E un senatore del Sud Carolina ha detto che ai gay e alle lesbiche non dovrebbe essere concesso d'insegnare nelle scuole pubbliche. Siamo onesti, è difficile immaginare che un funzionario eletto possa dire una cosa del genere di un qualsiasi altro gruppo di cittadini. Non stiamo parlando di una frangia estremista ma di un senatore degli Stati Uniti. Dichiarazioni come questa legittimano posizioni di aperta ostilità.


Immaginate di esservi sposati da poco, dopo aver aspettato per anni e anni una legge che vi consentisse di farlo. Immaginate la felicità vostra e di chi vi vuole bene quando vi è stato finalmente concesso. Quanto è stato bello veder finalmente i vostri diritti riconosciuti come quelli di chiunque altro perché, come chiunque altro, vi siete semplicemente innamorati di una persona e non chiedevate altro che il vostro amore fosse riconosciuto legalmente.
Ho trovato una persona a cui so di poter dedicare il resto della mia vita. E quando trovi qualcuno che non è solo il tuo migliore amico, ma anche il tuo più grande sostenitore e alleato, per me è un passo naturale volerlo sposare.
E poi immaginate che dopo uno, due, tre, quattro o cinque mesi dal vostro matrimonio, qualcuno proponga un referendum per chiedere che quella legge appena approvata venga di nuovo cambiata e chi, come voi, vorrebbe solo sposare la persona che ama, non possa più farlo.

8 di Dustin Lance Black, in uscita martedì 26 giugno per Triskell edizioni a cura di Chiara Messina, parte proprio da questo, con l’unica differenza che non si tratta di finzione ma di realtà.

Nel maggio del 2008 la corte suprema della California abolì la legge che vietava i matrimoni tra persone dello stesso sesso, considerandola incostituzionale, e dando così a tutti il diritto di sposarsi. A novembre dello stesso anno, però, fu indetto un referendum, conosciuto con il nome di Proposition 8, che chiedeva nuovamente di vietare i matrimoni tra persone dello stesso sesso e, per ribadire ulteriormente il concetto, di inserire un emendamento nella costituzione dello Stato per riconoscere come validi solo i matrimoni tra uomo e donna. Il referendum fu approvato. A seguito di questa approvazione numerosi gruppi di attivisti a sostegno del matrimonio egualitario, singoli cittadini, avvocati e ricorrenti hanno chiamato in giudizio lo Stato della California di fronte alla Corte Federale. Il giudice in carica decise di chiedere un processo completo: una decisione inaspettata, che metteva tutte le parti in gioco di fronte all'obbligo di deporre sotto giuramento. L’unica concessione data a chi sosteneva il Proposition 8 è stata di non far entrare le telecamere nella corte al momento del processo.

Dustin Lance Black, sceneggiatore vincitore del premio Oscar per il film Milk, ha preso parte al processo e ha deciso poi di raccontare i momenti salienti delle arringhe finali, tenutesi nel giugno del 2010, in forma di sceneggiatura, così che tutti potessero sapere cosa è stato detto in aula in quei giorni. 
Attraverso flashback, spezzoni di interviste, testimonianze, racconti dei ricorrenti che hanno preso parte alla causa, 8 condensa in poche pagine tutte le teorie assurde portate a sostegno del Preposition 8 e di chi si dichiara contrario ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, smontandole poi una a una, grazie a due avvocati molto bravi (il signor Boies e il signor Olson) e a un fantastico giudice illuminato, il Giudice Walker, non disposto a tollerare testimonianze senza solide basi.

SIGNOR BOIES
(fuoricampo) Mi lasci andare al punto quattro dove sostiene che: «I paesi che legalizzano i matrimoni dello stesso sesso mostrano un preoccupante declino morale.» Crede che, dopo aver legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, l'Olanda si sia mossa per legalizzare l'incesto e la poligamia? Chi glielo ha detto, Signore?
DOTTOR TAM
È scritto su internet.
SIGNOR BOIES
(fuoricampo) Su Internet?
DOTTOR TAM
Sì.

Il libro è una piccola perla. Raccontando a tutti questo processo, mettendo in luce sia le implicazioni politiche (la discriminazione, la disparità di trattamento) sia quelle umane (perché due persone che si amano non dovrebbero sposarsi? Che fastidio può mai dare a due eterosessuali se due omosessuali decidono di sposarsi?), 8 (e le sue rappresentazioni, portate in scena in diversi teatri in giro per l'America) ha svolto un ruolo importante per il raggiungimento dell'uguaglianza negli Stati Uniti in cui, a seguito di una sentenza della Corte Suprema del 26 giugno 2015, è stato riconosciuto il matrimonio tra le persone dello stesso sesso, perché vietarlo sarebbe incostituzionale. Ma fondamentali soprattutto perché riescono a evidenziare quanto sia assurdo impedire a due persone che si amano di sposarsi e di vedere riconosciuti i diritti di chiunque altro.

Il cammino da percorrere è ancora lungo, come evidenzia Matteo B. Bianchi nella bella prefazione al libro. L'Italia, per esempio è arrivata alle unioni civili da poco, dopo anni di fatica, di proteste e tribolazioni, rese più complicate dall'ingerenza vaticana nel nostro paese e dall'assurdità della "teoria gender" diffusa come ultima spiaggia per colmare l'assenza di motivazioni valide per opporsi. E chissà che questo libro, grazie alla lungimiranza e al coraggio di una piccola casa editrice che ha deciso di pubblicarlo anche qui da noi, nel suo piccolo non possa dare una mano e aprire gli occhi a chi ancora storce il naso, a chi ancora protesta e si oppone, senza forse rendersi nemmeno conto di stare negando a una persona di veder riconosciuto il suo amore per un'altra.

Ed è mia convinzione che, a conti fatti, i "Non lo so" e i "Non devo presentare alcuna prova", con tutto il dovuto rispetto per il signor Cooper, non siano sufficienti. Non possono essere sufficienti quando si stanno sottraendo decoro e diritti umani basilari a un vasto gruppo di persone.
Non possiamo dire: «Vi priviamo del diritto costituzionale alla libertà, alla privacy, del diritto costituzionale di associazione e di quello all'intimità sessuale dopo avervi detto che li avevate.» Non è accettabile, Non è accettabile per la nostra Costituzione. E il signor Blankenhorn ha assolutamente ragione: il giorno in cui metteremo fine a tutto questo, saremo più americani.

Titolo: 8
Autore: Dustin Lance Black
Traduttore: Chiara Messina
Pagine: 107
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: Triskell edizioni
Prezzo di copertina: 10€
Acquista su amazon:
formato cartaceo: 8
formato ebook: 8

lunedì 18 giugno 2018

AVVISO AI NAVIGANTI - Annie Proulx

Prese l'abitudine di passeggiare avanti e indietro nella roulotte chiedendosi ad alta voce: «Chissà? Chissà?» Lo ripeteva in continuazione. Perché nessuno sapeva. Ciò che intendeva dire era: tutto può accadere.
Una moneta che gira su se stessa, in equilibrio sul bordo, può cadere da qualsiasi parte.



Annie Proulx è conosciuta ai più come l’autrice del racconto da cui Ang Lee ha tratto il film I segreti di Brokeback Mountain. Io però non lo sapevo, quando ho letto per la prima volta un’opera di questa autrice: due anni fa, quando mi hanno prestato (con quella frase “secondo me questo potrebbe piacerti”, che per me vale più di qualsiasi spiegazione) Ho sempre amatoquesto posto, una raccolta di racconti ambientata nel Wyoming. Una raccolta di storie che ho amato tantissimo, che mi ha portato in mezzo a montagne e terre desolate, tra ranch e cowboy.
A maggio di quest’anno minimum fax ha ripubblicato Avviso ai naviganti, romanzo con cui Annie Proulx ha vinto sia il National Book Award sia il premio Pulitzer. E io, molto curiosa di leggere qualcos'altro di questa autrice, mi ci sono subito buttata.

Protagonista è Quoyle, un uomo che vive nei sobborghi di New York con una moglie che lo tradisce sempre e due figlie piccole. Sbarca il lunario facendo il giornalista per un quotidiano locale, da cui viene licenziato e riassunto a intervalli regolari. Nel giro di qualche mese la sua vita cambia completamente: i suoi genitori muoiono e la moglie, di cui lui è follemente innamorato e giustifica in ogni sua azione, se ne va con un altro uomo portandosi dietro le due figlie, non certo per istinto materno. Quoyle riesce a recuperarle e decide, con un atto di coraggio che fino a quel momento non è mai stato suo, di andarsene e seguire una sua zia nel Terranova, per andare a vivere nella vecchia casa di famiglia a picco su una scogliera. Il Terranova è un posto freddo in cui nevica spesso, da cui la gente di solito se ne va per non tornare più e quella che resta lo fa solo perché ancora non ha trovato i soldi o il tempo di andarsene. Quoyle troverà un impiego in un altro giornale locale, che pubblica per lo più notizie marittime e foto di gravi incidenti stradali. In questo luogo sperduto, dove la natura ha la ragione su tutto e tradizioni e superstizioni si tramandano da generazioni, Quoyle sembra trovare la sua pace e riprendere finalmente in mano quella vita che gli è sempre sfuggita.
Be', se non altro quella vita l'aveva temprata. Era riuscita a navigare da sola lungo coste impervie, aveva ricucito le proprie vele lacerate, aveva sostituito i ferri vecchi e consumati con un'attrezzatura nuova e resistente. Si era fatta strada in un labirinto di scogli e secche, e aveva preso il largo. Ci era riuscita. Continuava a riuscirci, un giorno dopo l'altro.
Non stupisce che Avviso ai naviganti abbia vinto sia il Pulitzer sia il National Book Award perché è un gran bel romanzo. Quoyle è un personaggio a cui inevitabilmente ci si affeziona; a cui si vorrebbe dare uno scossone, dirgli che si merita di più, che deve trovare il coraggio di prendere in mano la sua vita e smetterla di farsi trasportare dagli eventi e per cui, quando finalmente capisce da solo tutte queste cose, non si può che tifare. Le sue sembrano sempre scelte folli: sposare una donna che chiaramente non lo vuole e continuare nonostante tutto ad amarla; seguire una zia mai vista prima e trasferirsi in un posto da cui la gente di solito fugge; sistemare una casa che sembra poter crollare da un momento all’altro; prendersi cura di due figlie da solo senza avere idea di come fare. Eppure, tutte queste follie a poco a poco trovano un loro senso e smettono di esserlo.
Perché se un uccellino dal collo spezzato era riuscito a volare via, allora cos'altro era possibile? Forse che l'acqua fosse più antica della luce, che i diamanti si sciogliessero nel sangue di capra caldo,  che le cime delle montagne emettessero vampate di fuoco gelido, che le foreste spuntassero in mezzo all'oceano. E che un granchio venisse catturato con l'ombra di una mano, che il vento restasse imprigionato in una cordicella annodata, e che l'amore arrivasse senza dolore e senza sofferenza.
Temo, però, di aver letto Avviso ai naviganti nel momento sbagliato: troppe cose per la testa e troppo caldo per leggere un libro così intenso, così pieno. Ci ho messo tanto tempo a finirlo, a volte perdendomi in mezzo alle descrizioni sulla pesca e sulle navi (che sono parte fondamentale del libro, tant'è che ogni capitolo si apre con la descrizione di un "nodo" che poi verrà sviluppato) e, mentre lo leggevo, già mi rendevo già conto di non riuscire ad apprezzarlo come invece si meriterebbe. È un libro a cui bisogna dedicare tutta la propria attenzione, per non perdersi i dettagli all'apparenza banali ma sempre importanti che l'autrice ha inserito per caratterizzare i personaggi e la loro evoluzione. 
Se si riesce a farlo, se ci si abbandona all'acqua e al vento, si navigherà in questo libro senza perdercisi e si leggerà qualcosa di davvero bello.


Titolo: Avviso ai naviganti
Autore: Annie Proulx
Traduttore: Edmonda Bruscella
Pagine: 470
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: minimum fax
Prezzo di copertina: 17€
Acquista su amazon:
formato cartaceo: Avviso ai naviganti
formato ebook: Avviso ai naviganti

mercoledì 6 giugno 2018

BEAUTIFUL MUSIC - Michael Zadoorian

Stasera è tutto diverso. Mi sento libero. Libero dal lutto, libero da dolore di mia madre, libero dalla cattiveria di chiunque al mondo. Voglio soltanto stare in questo momento, con questo divano, questo stereo e questo disco.



Aspettavo con ansia un nuovo romanzo di Michael Zadoorian. Dopo aver amato alla follia In viaggio contromano (no, il film che è stato tratto dal libro ancora non l’ho visto, ma spero di rimediare quanto prima), a tutt’oggi uno dei miei romanzi preferiti di sempre, ed essere rimasta invece un po’ meno soddisfatta di Second Hand, sua opera d’esordio, ero curiosa di leggere qualcosa di nuovo di questo scrittore americano. Per capire se In viaggio contromano sia stata fortuna, perché ce ne sono tanti di scrittori in grado di scrivere solo un romanzo bellissimo nella loro vita (e qualcuno neanche questo, in realtà) o se invece i problemi che ho trovato io in Second Hand fossero legati a una questione di immaturità.

Marcos y Marcos ha risposto a questa mia volontà, pubblicando in contemporanea con l’uscita americana Beautiful Music, tradotto da Claudia Tarolo.

Siamo nella Detroit degli anni ’70 e Danny è un ragazzino un po’ impopolare, goffo, impacciato, per nulla sportivo e facile preda dei bulli. Aveva degli amici, una volta, nel quartiere in cui abitava, ma poi le loro famiglie se ne sono andate , in parte a causa dell’arrivo di nuovi abitanti di colore. Danny si rifugia spesso nella musica: quella che ascolta in auto con suo padre e quella che sente in cantina, sempre insieme a suo padre, quando i due si richiudo lì per fare lavoretti e forse anche per sfuggire a una madre e una moglie un po’ problematica. La musica è un’ancora di salvezza per Danny nei momenti più difficili della sua vita di adolescente, e lo diventa ancora di più quando un’enorme tragedia si abbatte sulla famiglia e lui deve trovare un modo per reagire.
È tutto diverso, adesso, come ci si poteva aspettare. Scopro che anche dopo che è successa una cosa veramente orribile, succedono altre cose. I tuoi occhi continuano ad aprirsi, le tue orecchie continuano a sentire, i tuoi polmoni continuano a respirare, anche se tu non sai perché e non vorresti. Arriva l'inverno. Passano i giorni e in qualche modo arranchi nella loro melma. Quando riesci a dormire, e a volte ci riesci, quando la radio fa bene la sua parte, quando trasmette canzoni di un certo tipo, senza troppi significati, cullandoti in uno spazio vuoto, dove, per un momento o due, i ricordi di lui non ti tolgono il respiro. Quando riesci a dormire, e a volte ci riesci, ti svegli in una casa immobile, e il mormorio della tua radio è l'unico segno che sei sveglio e vivo.
A correre in suo aiuto arriva un’insegnate della sua scuola che, sentendo la sua voce, gli chiede di lavorare alla radio della scuola. Non deve fare niente di particolare: solo mettere un paio di dischi e leggere degli annunci. Un sogno che si avvera, per Danny, ma che poi si scontra con la realtà, molto più complessa di quel che un ragazzino della sua età potrebbe immaginare e forse capire. Ma la musica ha dato a Danny una sensibilità in più, che gli permette, a modo suo, di affrontare le ingiustizie e le difficoltà del mondo.

Beautiful Music è un inno alla musica e al suo potere di salvare vite e di far sentire meno soli. Ma anche un romanzo sulla famiglia, sui legami e sulle difficoltà ad andare avanti quando uno di questi legami suo malgrado si spezza. 
C’è poi la questione degli scontri razziali, che imperversavano nella Detroit e più in generale in tutta l’America di quegli anni, raccontata però dal punto di vista di un ragazzino che, molto semplicemente, non capisce perché si debbano discriminare persone con la pelle di un colore diverso, proprio come non capisce perché i bulli se la debbano prendere con lui a scuola.
Tutti avevano una gran paura che i neri venissero ad abitare nel nostro quartiere. Questa era la cosa peggiore che potesse succedere. Ora i neri stavano venendo ad abitare nel nostro quartiere e non sembra fare una grande differenza. Salvo per tutti quei bianchi che se ne vanno.
Devo dire una cosa a discolpa di mia madre (e di mio padre, quando c'era ancora): non li ho mai visti comportarsi male o essere scortesi con nessuno, nero o bianco che fosse. Ho visto mio padre con i suoi colleghi neri quando mi portava in ufficio i sabati in cui lavorava, ed era gentile e cordiale, come sempre. Lo stesso capitava con mia mamma quando andavamo all'alimentari o all'ambulatorio medico, e lei si metteva a ridere e scherzare con l'infermiera del dottor Hadosian, Mildred. (La mamma era più gentile con lei che con il dottore.) È una finta? È ipocrisia? Si può essere un reazionario gentile? È possibile avere lati opposti di qualcosa nel proprio cuore? Puoi credere che le cose stiano in un modo, mentre le tue azioni rivelano qualcos'altro? Puoi temere l'idea di certe persone, ma non le persone stesse, viste da vicino? Proprio non lo so.
Danny è sicuramente un bel personaggio e ho provato nei suoi confronti una forte simpatia ed empatia fin dalla prima pagina. Mi sono piaciute le sue insicurezze, così incredibilmente condivisibili, e ho adorato il rapporto con suo padre, ma anche il suo tentativo di tenere a galla una famiglia che sta affondando, e la sua frustrazione quando non ci riesce.
Vorrei dirle che non è niente. Vorrei dirle che manca anche a me. Vorrei dirle che andrà tutto bene. Ma non posso, perché non penso che andrà tutto bene. La fisso e basta. Mi rimetto le cuffie, ma la canzone è finita.
E poi c’è la musica, ovviamente. Di cui forse bisognerebbe essere un po’ più conoscitori e appassionati di quanto non lo sia io per apprezzare tutto il potenziale di questo romanzo. Ma anche se non siete dei grandi esperti, come non lo sono io, sicuramente in alcuni momenti della vostra vita avrete fatto ricorso alla musica e alle canzoni per affrontare dei momenti tristi o brutti, o come colonna sonora di istanti bellissimi e quindi non avrete difficoltà a capire comunque quanto sia bello quest’ultimo romanzo di Michael Zadoorian.

Certo, In viaggio contromano rimane il mio preferito, ma Beautiful Music mi ha fatta sorridere ed emozionare, commuovere e, in alcuni punti, anche un po’ arrabbiare. E, ovviamente, lo consiglio tantissimo.


Titolo: Beautiful Music
Autore: Michael Zadoorian
Traduttore: Claudia Tarolo
Pagine: 397
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: marcos y marcos
Prezzo di copertina: 18€
Acquista su amazon:
formato cartaceo:Beautiful music

giovedì 31 maggio 2018

PERCHÉ NOI BOFFI SIAMO COSÍ? - Jonathan Emmett, Elys Dolan

Su un lontano pianeta che alla Terra somiglia,
i Boffi e le Boffe han messo su famiglia


Un giorno nella mail mi è arrivato un messaggio
Elisa, vuoi leggere la nostra novità di maggio?

ma tranquilli, non come si faceva a scuola a lezione.

Protagonisti sono degli animaletti buffi
sono blu, sono gialli e si chiamano Boffi.

Vivono sul pianeta Ciribob, insieme ad altri animali
occhiuti, mangioni e con le ali.

Jonathan Emmet se li è inventati,
ed Elys Dolan li ha poi disegnati.

Una volta eran blu, tozzi e con il pelo rasato
Poi sono diventati pelosi ma il pancione è restato.

Col passare degli anni sono di nuovo cambiati
E alle insidie del mondo si sono adattati.



È un testo in rima per bambini dai sei anni in su
Ma secondo me lo puoi leggere anche se ne hai un po' di più.

Perché non è mai troppo presto per capir l'evoluzione
Né troppo tardi per far un bel ripassone.

Una volta letta questa storia
Bene impressa l'evoluzione sarà nella memoria.

Ma ci sarà anche il ricordo di questi animaletti buffi
che una volta erano blu, poi gialli e si chiamano Boffi.



Titolo: Perché noi Boffi siamo così?
Autore: Jonathan Emmett
Illustratore: Elys Dolan
Traduttore: Lucia Feoli
Pagine: 32
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: editoriale Scienza
Prezzo di copertina: 14,90€
Acquista su Amazon:

formato cartaceo: Perché noi Boffi siamo così? L'avventura dell'evoluzione

martedì 29 maggio 2018

ALL'INIZIO DEL SETTIMO GIORNO - Luc Lang

Dovete attraversare insieme questa storia, non avete scelta, devono vederla, magari sei troppo pessimista, magari sentendo i figli lei... in medicina, ci sono miracoli, il risveglio dal coma esiste. Non devi fare in modo che perdano la speranza, consenti ai bambini di battersi per lei, ci sarà sempre il tempo di ammettere più tardi che avete lottato per niente, ma senza essere divorati dal rimorso e dal rimpianto di non avere tentato ogni cosa.


Ho un rapporto molto particolare con la narrativa francese contemporanea. Alcuni libri e autori mi piacciono molto (Eric-Emmanuel Schmitt, per esempio), altri invece, per stile e modo di raccontare, li trovo snervanti e irritanti (il più recente a rientrare in questa categoria è Un amore di Salinger di Frédéric Beigbeder). Per questo mi avvicino ai romanzi d’oltralpe sempre con un misto di curiosità e ansia, incerta su cosa troverò.

All’inizio del settimo giorno di Luc Lang, da poco pubblicato da Fazi editore con la traduzione di Maurizio Ferrara, rientra paradossalmente in entrambe le categorie. 
Il romanzo, che è stato finalista al premio Goncourt nel 2016, ha come protagonista Thomas, un ingegnere informatico francese che vive a Parigi con la moglie e i due figli. Una notte viene svegliato da una telefonata: è un ospedale che lo informa che la moglie Camille è ricoverata in rianimazione dopo un grave incidente d’auto. Thomas lascia i due figli a casa e parte verso la Bretagna per raggiungerla, ma anche per capire cosa sia successo e, soprattutto, cosa ci facesse sua moglie là a quell’ora della notte. Dubbi e perplessità, ansie e paure accompagnano la vita di Thomas nei mesi successi: Camille è in coma, poi si risveglia ma non è più quella di prima e mai più lo sarà. Thomas inizia a indagare, su se stesso e il suo matrimonio, ma anche sulla sua famiglia: il fratello Jean, che vive ritirato in una malga sui Pirenei, e che odia con tutto il suo cuore il padre, ora morto, e la madre, risposatasi; la sorella Pauline, che ha lasciato la Francia per l’Africa, dove lavora come medico in situazioni disperate e da cui proprio non ne vuole sapere di tornare. Presente e passato si mescolano, e Thomas si ritrova a fare i conti con tante, troppe cose che ignorava, sommando dolore al dolore.

Ho iniziato All’inizio del settimo giorno con enorme entusiasmo. Per quanto triste, mi apprezzato tantissimo l’espediente iniziale: un uomo che deve capire come mai la moglie ha avuto un incidente in un luogo tanto sperduto, nel cuore della notte. Da chi stava andando o da chi stava fuggendo. Cosa nascondeva. Così come mi è piaciuta l’idea di raccontare come una persona tiene insieme i pezzi della sua famiglia quando uno dei piloni portanti viene a mancare. Poi però il romanzo si perde un po’. C’è troppa carne al fuoco, a cui l’autore non dedica sempre la giusta attenzione e lascia lì un po’ a bruciare.
Alla storia di Thomas e della moglie Camille, si aggiunge quella della famiglia di Thomas: il suo rapporto con i genitori, nel ricordo del padre morto; il suo legame con Jean e il suo paese d’origine; i pochi contatti con Pauline e i tanti perché che sono rimasti in sospeso fin dalla sua infanzia. Sembrano quasi due, se non tre, romanzi diversi (e in effetti il testo è diviso in tre parti, definite proprio libri) che l’autore tiene insieme con un filo sottile, che sì, c’è, ma non sempre riesce a tenere tutto unito come dovrebbe. È un libro lungo e faticoso, che ha sì tanto da dire e con alcuni momenti davvero belli e intensi, che però un po’ si perdono in uno sbrodolarsi di parole non sempre così necessarie (un centinaio di pagine in meno non avrebbero guastato, ecco).

Si arriva alla fine All’inizio del settimo giorno abbastanza esausti dalla lettura, con qualche dubbio e qualche domanda rimasta senza risposta. Forse è un romanzo che va letto con la mente completamente sgombra da qualsiasi altro pensiero e la possibilità di concentrarsi solo ed esclusivamente su di esso. Così, sicuramente le parti che già ho apprezzato sarebbero risaltate ancora di più e probabilmente non mi sarei persa nelle lunghe descrizioni e nelle divagazioni. 

In ogni caso, oltre all’innegabile fatica, questo romanzo di Luc Lang mi ha lasciato anche altre cose: alcuni pensieri, dovuti forse a ricordi di esperienze personali che hanno fatto capolino ogni volta in cui Thomas andava a trovare la moglie Camille in ospedale; alcune riflessioni su come il passato possa influenzare il nostro presente e soprattutto su come due persone vicine, nello stesso ambiente, possano vivere le cose in modo completamente diverso. E che nulla è mai davvero come sembra.

Titolo: All'inizio del settimo giorno
Autore: Luc Lang
Traduttore: Maurizio Ferrara
Pagine: 561
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: Fazi editore
Prezzo di copertina: 18€
Acquista su amazon:
formato cartaceo:All'inizio del settimo giorno
formato ebook: All'inizio del settimo giorno

martedì 22 maggio 2018

D'AMORE E BACCALÀ - Alessio Romano

In questo una *tasca* è davvero una piccola metafora di Lisbona con il suo traffico folle e viuzze in salita: tutto così piccolo e tutto sempre così affollato. Ma il caos assoluto di Lisbona non ha nulla a che fare con quello delle altre metropoli occidentali, non riesce mai a stressarti perché ha sempre un che di gioioso. È un caos che non imbruttisce le persone, perché è il caos del gioco, della gioia di vivere.

Non sono mai stata a Lisbona ma la sogno ormai da un po’.  Dalle foto, dalle immagini, dai racconti di chi ci è stato ho la certezza quasi assoluta che mi piacerebbe da matti. Forse è anche per questo, per questa voglia di andarci e questa certezza, che D’amore e baccalà di Alessio Romano, nuovo volume della collana Allacarta di EDT, mi ha attirato fin dalla prima volta che ne ho sentito parlare. Ok, anche il titolo alquanto buffo e la copertina hanno avuto un loro ruolo. E aggiungiamoci pure che i libri di questa collana dedicata agli scrittori e al cibo del mondo che ho letto finora mi hanno sempre dato grandi soddisfazioni. Insomma, questo libriccino lo dovevo proprio leggere.

Alessio Romano ci parla di quello che ha mangiato nella sua permanenza di un mese a Lisbona, ma anche di molto di più. Tra baccalà, pasteis de nata e sardine, lo scrittore descrive una città letteraria e cinematografica, dove si ritrova a inseguire un amore che forse è solo una botta in testa. E così si ritrova a parlare con Pessoa e Tabucchi; così va a mangiare in una locanda con un pianista d’eccezione; così si ritrova a camminare per la città, a vivere una vita magica e misteriosa, accompagnato dalla musica fado e inseguito dal Tram 28.

"Il fado è il tentativo riuscito di trovare una perfetta alchimia tra poesia e musica. Ma in una *tasca* è anche connesso con il cibo: è l'ultimo senso, il suono, che rende perfetta la percezione di un piatto che ha già sapore, odore, aspetto ed è caldo o freddo, ma non emette alcun rumore. E poi c'è il sentimento. Un bravo fadista canta e suona sempre come se quella fosse l'ultima canzone della sua vita."

Alessio Romano ha fatto forse di più di quello che questa collana richiedeva. Non si è limitato a parlare del cibo, a fare un mero elenco di cosa ha mangiato e dove, ma ha creato una storia che, nella sua semplicità, incanta e descrive al meglio molte delle caratteristiche di Lisbona e del popolo portoghese. E forse si sarebbe meritata un romanzo più lungo, tutto per sé. (La scena dell’incontro con Pessoa, Camões e Tabucchi, per esempio, vale già da sola tutto il libro e richiama un po’ Midnight in Paris di Woody Allen, anche se in un’atmosfera completamente diversa).
Ho letto molti dei libriccini che compongono la collana Allacarta. Alcuni mi sono piaciuti molto (My Little China Girl di Culicchia, per esempio, che mi ha fatto molto ridere), altri un po’ meno (Marco Malvaldi con il suo La famiglia Tortilla forse poteva sforzarsi un po’ di più), ma D’amore e baccalà di Alessio Romano credo sia in assoluto il più bello che ho letto.

"È un'impressione o per un attimo vedo dietro di noi il Tram 28? A bordo ci sono tutti quanti. Mi stanno salutando dai finestrini aperti. Amália, Pessoa, Chiado, Camões, Tabucchi, Pereira, Ingrid Bergman e il vecchio Sam. E alla fine del Tram, abbracciati insieme, Ulisse e Ofiusa, finalmente serena. Al posto di guida c'è un enorme Squalo in divisa da autista.
Sbatto le palpebre.
E il Tram 28 non c'è più."

E ora sogno ancora di più Lisbona. Sogno il baccalà (sì, anche se il pesce non mi piace), i pasteis de nata e, soprattutto, le strade, la gente, i profumi, i colori e gli incontri, reali o meno, con tutti i misteri e le magie di quella città. 


Titolo: D'amore e baccalà
Autore: Alessio Romano
Pagine: 162
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: EDT
Prezzo di copertina: 8,90€
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formato brossura: D'amore e baccalà