giovedì 20 aprile 2017

RAGIONE & SENTIMENTO - Stefania Bertola

«Cercate di capire bene una cosa, ragazze. Siamo... -  Eleonora sta per dire povere, ma alla vista di quelle tre facce spaventate decide che con un poco di zucchero la pillola andrà giù meglio. - ... Siamo pronte per una nuova vita».


I romanzi di Stefania Bertola, per me, sono delle pillole di buon umore. Sono quei libri che dovresti leggere quando sei un po’ giù di morale, senza magari un motivo specifico, e hai bisogno di qualcosa di leggero, che ti distragga, ti coinvolga e ti diverta. Si possono leggere anche quando si sta bene e si è di buon umore, per carità, ma secondo me raggiungono davvero il loro scopo in stati d’animo non proprio positivi.
Li ho letti tutti, da quando venivano pubblicato con Salani e Tea fino al passaggio a Einaudi, in cui, come ho più volte ribadito, hanno perso un po’ di bellezza nelle copertine. E tutti, in modo più o meno marcato, più o meno memorabile, mi hanno trasmesso una sensazione di buonumore, di speranza, di consapevolezza di non essere sola in certe mie assurdità e in certi miei patemi.

Lo stesso è successo con Ragione & Sentimento, uscito a gennaio per Einaudi, sebbene all'inizio fossi un po’ bloccata, rispetto ai romanzi precedenti dal fatto che si tratta di una sorta di rivisitazione contemporanea della quasi omonima (la differenza sta nella &) opera di Jane Austen.
Non sono una grande fan della Austen. Ho letto Orgoglio e pregiudizio e mi è bastato (e questo mi impedisce anche di comprendere tutto il clamore da groupie che accompagna da sempre la scrittrice… mio grosso limite, mi rendo conto), e temevo che, non conoscendo l’originale, non mi sarei ritrovata nemmeno nel romanzo della Bertola. Ma non è stato così.

Alla morte dell’avvocato penalista Gianandrea Cerrato, la moglie Maria Cristina e le tre figlie, Eleonora, Marianna e Margherita, si ritrovano all’improvviso senza soldi e senza casa. Perché sì, oltre a essere bravo nello svolgere la professione penale, l’avvocato Cerrato era anche molto portato all’accumulare debiti e a scrivere testamenti sfavorevoli nei confronti di moglie e figlie, lasciandole, con la sua morte, in mezzo a una strada.
Eleonora, figlia maggiore, meno portata al melodramma nonché unica con uno stipendio fisso, prende in mano la situazione e, grazie a uno strampalato cugino, trova una casa per madre e sorelle in centro a Torino. Piano piano, tutte riprendono a vivere la loro vita: Maria Cristina smette di piangere e riprende un po’ di vita mondana; Eleonora inizia una specie di relazione con un uomo dal trascorso (e presente) amoroso alquanto singolare, che la tiene un bel po’ sulle spine e la fa piangere più di quanto è mai stata solita fare; Marianna, da fedele adepta della Turris Eburnea, compie il Sommo Spreco, concedendosi all'uomo sbagliato, e dando vita a un enorme melodramma che avrebbe reso orgoglioso Shakespeare; e Margherita, la più giovane, è combattuta tra l’amore di due uomini che, pur essendo uno lontano e l’altro morto, le fanno comunque battere il cuore.

I lettori dei romanzi della Bertola, già dall'intricato riassunto della trama riconosceranno perfettamente lo stile. In Ragione & Sentimento ci sono storie assurde, intrecci intrecciatissimi, personaggi strampalati, grandi verità che vengono fuori nei momenti meno opportuni ed eroine fragili e a volte un po’ impaturniate, che non si fanno alcun problema a confondere ragione e sentimento, a mischiarli, a usare un po’ l’uno e un po’ l’altro. Perché, sì, l’amore è proprio così, un caos di emozioni e di gite all'Ikea.

Oggi, per lei, è il Giorno della Festa a Palazzo. Quello che per Cenerentola è l'Invito al Ballo del principe, per Anna è stata la proposta di Jimmy di andare insieme all'Ikea. Per adesso lui deve semplicemente comprarsi una scarpiera più grande, in cui riporre l'eccedenza di scarpe da ballerino che funesta il suo minialloggio, ma tutte le ragazze lo sanno, che se un uomo ti propone di andare all'Ikea insieme vuol dire che fa sul serio.

Il non aver letto Ragione e Sentimento di Jane Austen non ha pregiudicato in nessun modo la mia lettura. Mi ha impedito sicuramente di capire se come rivisitazione funziona e mi ha fatto perdere qualche strizzatina d’occhio che la scrittrice torinese fa all’opera austeniana. Però, a parte questo, Ragione & Sentimento è un romanzo che funziona a prescindere e in cui, come si diceva già prima, si ritrovano tutti gli elementi che, da quando ho letto per la prima volta Biscotti e sospetti parecchi anni fa, mi fanno adorare questa autrice.

Qui mi sembra di averla ritrovata, dopo l’entusiasmo un pochino scemato per i suoi ultimi romanzi (Ragazze Mancine, che ho trovato carino, ma non ai livelli dei primi, per esempio), e mi sono , davvero, davvero divertita.



Titolo: Ragione & Sentimento
Autrice: Stefania Bertola
Pagine: 224
Anno: 2017
Editore: Einaudi
Prezzo di copertina: 17,50 €
Acquista su Amazon:
formato cartaceo: Ragione & sentimento

martedì 18 aprile 2017

TEMPO DI LIBRI: chi, cosa, quando, dove e perché

Finalmente ci siamo. Dopo mesi di polemiche, botta e risposta, programmi e ospiti annunciati e "ma tu a quale fiera vai?", domani inizia Tempo di libri, la nuova fiera dell'editoria italiana da molti vista come la "versione milanese" del Salone del libro di Torino, che occuperà il padiglione 2 e il padiglione 4 di Fiera Milano Rho fino a domenica 23.



Della lunga diatriba tra le due fiere, o almeno dei momenti caldi iniziali, avevo racconto in un post uscito su Ultima pagina a ottobre del 2016. Da allora il conflitto tra le due fiere è rimasto, anche se con toni molto meno accessi. Lo scontro si è spostato sui numeri: dai costi degli stand a quello dei biglietti di ingresso, dal numero di editori presenti a quello degli ospiti e dei grandi nomi (che è sfociato, lasciatemelo dire, in un triste gioco a "chi ce l'ha più lungo" che, secondo me, in un paese in cui i lettori sono sempre meno serve a poco...).

Un po' per lavoro, un po' per pura e semplice curiosità, ho deciso di partecipare a entrambi (sono troppo fuori dalle dinamiche dietro a queste fiere per schierarmi apertamente a favore o contro l'una o l'altra).
E quindi, dopo aver spulciato attentamente il ricco programma, ho deciso che, salvo imprevisti, sarò a Tempo di libri sabato 22 e domenica 23. 
Come per tutte le fiere, ho fatto una piccola selezione degli incontri per me più interessanti e a cui cercherò di partecipare.
Quali? Questi:


SABATO 22

h 10.30 Matematica e libertà: Marco Malvadi e Chiara Valerio - SALA GOTHAM (pad.2)
h 11.30 Storie di successo dopo il decesso: Benedizione di Kent Haruf  - SALA GEORGIA (pad 4)
h 11.30 (nel caso riuscissi entro sabato a sviluppare il dono dell'ubiquità) Gran Tour del Lago di Como: Incontro con Andrea Vitali - SALA ARIEL (Pad.4 )
h 12.30 Datemi un triciclo: Filippo Timi legge Shining - SALA VERDANA (pad 2).
h 14.30 Sono i cavalieri dello zodiaco: incontro con Zerocalcare - SALA VERDANA (pad. 2)
h 18.30 Trainspotting 2: incontro con Irvine Welsh - SALA TAHOMA (pad. 4)

DOMENICA 23

h 12.30 Di sedie rosse e altre storie: incontro con Edna O'Brien - SALA GOTHAM (pad 2)
h 13.30 Cento giri d'Italia: incontro con Fabio Genovesi e Maurizio Maggiani - SALA OPTIMA (pad. 4)
h 14.30 Avventure in famiglia: incontro con Matteo Bussola - SALA GOTHIC (pad. 4)
h 16.30 Mio, tuo, vostro: incontro con David Grossman - SALA VERDANA (pad 2)
h 17.30 Il più grande scrittore americano che non avete mai sentito nominare: incontro con Tom Drury - SALA COURIER (pad 2)

Oltre a questi, ovviamente, ci sono molti, moltissimi altri incontri (sia all'interno della fiera, sia la sera in centro a Milano), ma ho selezionato solo quelli che per interesse (e orari, che raggiungere Rho, ahimè, è un pochino scomodo) mi incuriosiscono di più.

Non ho invece preparato un elenco dei libri da comprare... perché ne ho tantissimi in arretrato da leggere e cercherò di non acquistare nulla (ahahahahahahahahahahahah.)

Voi ci sarete? Avete già deciso a quali incontri partecipare? Io avrò la mia solita borsa rampante... se mi vedete, fatevi riconoscere!

giovedì 13 aprile 2017

STRATEGIA DELL'ADDIO - Elena Mearini

Eppure,
anche questa è un’opera buona.
Accompagnare con gli occhi una foglia che cade
Per non lasciarla
Sola a morire.

Come di recente mi è già capitato di dire più volte, non sono una grande lettrice di poesia contemporanea. Non lo sono mai stata, in realtà, se non a scuola e all’università. Principalmente per paura di non comprendere il vero significato di quello che trovo scritto sulla pagina. Di non comprendere le emozioni di chi le ha scritte. Però, ogni tanto, a leggere qualche poesia ci provo, a volte senza effettivamente capire del tutto quello che mi viene detto, altre, invece, immergendomici completamente.

È quello che è successo con Strategia dell'addio di Elena Mearini, da poco pubblicato da LiberAria editrice, con le illustrazioni di Clara Patella ad accompagnare la lettura.
Strategia dell'addio è una raccolta di poesie, suddivisa in quattro parti, che racconta la storia  e l’evoluzione di un amore infelice, che inizia, si perde, finisce, fa soffrire e da cui, poi, in qualche modo, con fatica, ci si riprende. 

Ci sono amori che cadono
E poi restano addosso,
come capelli su un maglione.
Devi staccarli con le dita,
la mattina quando ti pettini.
Perché loro da soli
Non se ne vanno via.

Dolcezza e dolore, ci sono in queste poesie. Forza e fragilità. Ricordi e nostalgia del passato, ma anche tempo presente. Virgole che diventano punti e segnano un a capo, una fine, e un nuovo inizio. Proprio come succede quando gli amori finiscono e si cerca di capire che cosa fare adesso. 

Ho misurato in grammi le mancanze,
il mio peso era un catalogo generale
di cose perdute e mai avute.
Chili di carta
Da macerare fino all’osso,
per poi
dall’osso ripartire.
Non so dire esattamente perché queste poesie mi siano piaciute così tanto. Forse per la bravura di Elena Mearini a cogliere dettagli, istanti, flash della quotidianità di chi si sta dicendo addio o forse per una qualche comunanza di esperienze, perché in ogni poesia, in ogni immagine presente in questi versi ci ho rivisto un qualcosa di mio, un qualcosa che ho passato, che ho vissuto, e in cui si ritrova chiunque abbia provato l’evoluzione di un amore e si sia trovato a dover cercare la sua Strategia dell’addio per ripartire.
Quanto ci metti a sbocciare?
Ho finito le scorte di primavere,
non ti posso più aspettare.
Devo passare all'inverno
per sopravvivere.

Titolo: Strategia dell'addio
Autore: Elena Mearini
Pagine: 165
Editore: LiberAria
Anno: 2017
Prezzo: 10 €
Acquista su Amazon:
formato cartaceo:Strategia dell'addio

martedì 11 aprile 2017

BELLISSIMO - Massimo Cuomo

Allora Santiago prende coraggio, si avvicina finalmente alla madre. Al fratello. Arriva sul bordo del letto incollando passi brevi, appoggia le mani sul lenzuolo, annusa l'odore della pelle di Miguel che, gli sembra, profuma di biscotti.
«Che ne pensi?» gli chiede la donna sottovoce.
Santiago ha pensieri raggomitolati che non sa sbrogliare.
«Che è bellissimo» ripete in automatico.
Maria Serrano lo fissa da vicino e arriva lontano dentro di lui.
«Lo sei anche tu» gli dice, piano, in un orecchio.


Quando un romanzo che ho letto mi è piaciuto molto, tendo a trasformarmi in una specie di fanatica. Ne parlo con tutti, lo consiglio, lo presto, lo regalo, mi arrabbio se qualcuno mi dice che invece no, non gli è piaciuto, e approfitto di ogni occasione, anche a distanza di tempo, per citarlo di nuovo. Questo fenomeno si amplifica ulteriormente se il libro in questione ha assunto un significato ancor più profondo nella mia vita, influenzando non solo la lettrice ma anche la persona.

Un esempio di tutto questo è Piccola osteria senza parole di Massimo Cuomo. L’ho comprato, attirata dalla bellissima copertina. L’ho letto e me ne sono innamorata. L’ho prestato, consigliato e, una volta, anche regalato. A una persona speciale, che stava entrando a far parte della mia vita per stravolgermela completamente. Non dico che sia merito del libro, però un pochino forse anche sì.
Solitamente, dopo tutto questo percorso da fanatica, succede che di quell'autore esce un nuovo romanzo. Che ti attira, perché se è come l’altro sarà un grande libro, e al tempo stesso un po’ ti spaventa, perché se non è come l’altro che succede?

È con questo stato d’animo contradditorio che mi sono approcciata a Bellissimo, il nuovo romanzo di Massimo Cuomo uscito il 6 aprile per edizioni e/o. Curiosità e paura. Voglia incredibile di leggerlo, ma anche ansia da “oddio, e se poi non mi piace?”.
Ansia che già con la copertina, un’illustrazione di Alessandro Gottardo, un po’ si è dissipata. Per poi sparire completamente durante la lettura.

Bellissimo è ambiento a Mérida, un paesino del Messico, e racconta la storia di due fratelli, Santiago e Miguel. Quest’ultimo, fin dal momento in cui è nato, è bellissimo. Di una bellezza quasi divina, che fa impallidire chiunque lo circondi e che, soprattutto, genera una sorta di culto in tutta la città, alimentata dal padre, Vicente Moya. Santiago, il fratello maggiore che bellissimo invece non è, subisce fin dal suo arrivo la bellezza del fratello e le attenzioni che tutti sempre gli rivolgono, generando una contrapposizione evidente e, soprattutto, un rapporto di odio e amore che sembra destinato a durare tutta la vita, o almeno finché entrambi, da adulti, non riusciranno a trovare la loro strada.
Si chiede Santiago in quei momenti se è lui che non ha avuto il coraggio sufficiente per pretendere concessioni che pensava impensabili. Se gli sia mancato, in particolare, il coraggio di immaginarsi a salire sul primo autobus per andare a vedere cosa accade là fuori. Si risponde allo stesso modo ogni volta: che magari è proprio l'amore che gli è mancato più di tutto e che dunque, forse, l'amore esiste ed è la forza con cui fare cose straordinarie in modo semplice.
Bellissimo è un libro bellissimo, se mi passate questo gioco di parole forse un po’ banale (e anche rischioso, se il romanzo bellissimo non fosse stato).  È bellissima la descrizione del rapporto tra Santiago e Miguel, due fratelli che sembrano una dicotomia, per aspetto fisico, carattere e voglia di vivere, ma che in realtà, con le loro differenze, si completano a vicenda, e non possono vivere l’uno senza l’altro.
E Massimo Cuomo è stato bravo a cambiare drasticamente ambientazione, a spostarsi dalla profonda provincia veneta al Messico, riuscendo a rimanere perfettamente credibile, al punto che se leggeste il libro senza sapere chi sia l’autore, non pensereste che in realtà sia italiano. C’è il realismo magico tipico del romanzo sudamericano di un tempo, ci sono i personaggi un po’ bislacchi (Hermenegildo Serrano con il suo mangianastri e la sua passione per Jarabe Tapatío è il mio preferito in assoluto) e quelle situazioni surreali che in un romanzo ambientato in Sud America diventano credibili e magiche e, appunto, bellissime.
«E adesso?» dice Soledad Sanchez aggiustandosi gli occhiali sul naso:Santiago ha il coraggio irrazionale degli innamorati.
«Si potrebbe ballare» dice piuttosto serio.Soledad Sanchez lo fissa stupita.
«Tu sai ballare?» chiede poi.
«No, ma che ci vuole?».
«E la musica?» insiste Soledad.
 Santiago sorride, porta le mani dietro la schiena nella tipica postura della danza di corteggiamento che ha visto ballare nelle sagre. E poi intona il ritmo della canzone che nonno Hermenegildo gli ha fatto ascoltare nelle notti d’infanzia per farlo addormentare, ogni minuto di ogni ora di ogni giorno, incidendogli quel ritmo nella testa. Però è dal cuore, dal sangue, che sale l’impulso che sposta le gambe, coordina i movimenti di Santiago con la grazia di chi la musica ce l’aveva dentro e non lo sapeva.
Ci sono passione e amore, in questo libro. Amore fraterno e amore materno. Amore per la lettura, amore per l’amore e amore per la vita, oltre a quello per la scrittura che traspare dallo stile di Massimo Cuomo.
Ammetto di essermi commossa più volte. Di essermi ritrovata in molti passaggi, in molte parole, in molti pensieri. Al punto (attenzione, ecco di nuovo il fanatismo per l’autore) da chiedermi come sia possibile che uno scrittore che non mi conosce e che io non conosco riesca a parlare così tanto di me e a farmi emozionare così tanto.
Succede solo con un libro bello, in effetti. Anzi, Bellissimo.


Titolo: Bellissimo
Autore: Massimo Cuomo
Pagine: 264
Editore: e/o
Anno: 2017
Acquista su Amazon:
formato cartaceo: Bellissimo
formato ebook: Bellissimo

lunedì 10 aprile 2017

NON È IL MIO GENERE! E invece (forse) sì! - Biografie, autobiografie, romanzi storici

Sabato 8 aprile si è tenuto un nuovo appuntamento di "Non è il mio genere!... e invece forse sì!", il ciclo di appuntamenti organizzato da me, da Il giro del mondo attraverso i libri e da Stefania della Libreria Sulla Parola, che, come sempre, ci ha anche gentilmente ospitate.

Protagonisti questa volta sono stati biografie, autobiografie e romanzi storici. Tre generi il cui confine a volte è molto labile, se non completamente annullato, e che hanno portato a consigli particolari e interessanti.
Come sempre, grazie a tutti i partecipanti, fisici e virtuali, per tutti i suggerimenti inviati!




BIOGRAFIA/AUTOBIOGRAFIA

OPEN, biografia di Agassi (Einaudi)
L’ULTIMA LEZIONE di Randy Pausch (Rizzoli)
PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI di Luigi Garlando (BUR)
UN UOMO di Oriana Fallaci (BUR)
SANTA EVITA di Tómas Eloy Martínez, Santa Evita (SUR)
LA TERRAZZA PROIBITA di Fatima Mernissi (GIUNTI)
LIFE, di Keith Richards (FELTRINELLI)
LA SIGNORA DEGLI ABISSI, Silvya Earle si racconta – Chiara Carminati (editoriale Scienza)
SE QUESTO È UN UOMO di Primo Levi (Einaudi)
IL SISTEMA PERIODICO di (Primo Levi (Einaudi)
LA RIVINCITA DI CAPABLANCA di Fabio Stassi (minimum fax)
IL TRAMONTO BIRMANO di Inge Sargent (ADD editore)
UNA VITA CINESE di Li Kunw (ADD editore)

ROMANZO STORICO

Trilogia Alexander di Valerio Massimo Manfredi. (Mondadori)
IL LIBRO DI MIO PADRE di Urs Widmer (Keller)
L’UOMO AMATO DA MIA MADRE di Urs Widmer (Bompiani)
LE OSSERVAZIONI di Jane Harrys, (BEAT)
GLI ARUSPICI DEL REICH di Marco Antoniol  (Imprimatur)
Tutti i romanzi storici di C.J. Samson
LA SAGA DEI CAZALET di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore)
TRE UOMINI IN BARCA di Jerome K. Jerome (Feltrinelli)
L’ARMATA DEI SONNAMBULI di Wu Ming (Einaudi)
NON LUOGO A PROCEDERE di Claudio Magris (Garzanti)
IL RE DELL’UVETTA di Fredrik Sjöberg (Iperborea)
CIGNI SELVATICI di Jung Chang (TEA)


E ora la nota triste. L'ultimo incontro non ci sarà. O forse sì, dobbiamo ancora capire come organizzarci... ma di sicuro non sarà più nella arancionissima e bellissima libreria Sulla parola che, lo dico con profonda tristezza, sta chiudendo. Mi e vi risparmio tutta la retorica delle librerie che chiudono, della crisi, della gente che non legge, perché la conosciamo già tutti e sappiamo quanto sia tristemente vera. Vorrei, invece, ringraziare ancora una volta Stefania che, quel giorno del 2015 quando all'improvviso le sono piombata in libreria per raccontarle del progetto che io e Claudia avevamo in mente e le ho chiesto se volesse ospitarci, pur senza quasi conoscerci, ci ha accolto con entusiasmo, dando una casa alla nostra idea.
Da allora è passato un anno e mezzo, abbiamo iniziato e portato a termine due progetti, Una valigia di libri e Non è il mio genere!... e invece (forse) sì!, abbiamo parlato di libri (e di cibo, e di mille altre cose), abbiamo riso, scherzato e, a volte, ci siamo anche un po' infervorati, e abbiamo conosciuto persone bellissime. Perché, sì, i libri e le piccole librerie di provincia, che dovremmo tutti cercare di salvaguardare il più possibile, ti permettono anche questo.
O almeno, la libreria Sulla parola l'ha fatto ed è stato bellissimo.

venerdì 7 aprile 2017

Eura, Sylvia e le altre bambine ribelli... che popolano da sempre la narrativa per ragazzi

Non sono una grande lettrice di libri per bambini e ragazzi. Lo sono stata, in passato, ai tempi delle elementari e delle medie, e ogni tanto anche più tardi ho fatto qualche piccolo salto nel tempo per tornare bambina. Ma, non leggendone poi così spesso e non avendo ancora figli, non posso certo considerarmi un’esperta e quindi, più che a critica ragionata, vado a emozioni e sensazioni.

Nell’ultimo mese, sta andando molto di moda un libro, Storie della buonanotte per bambine ribelli di Francesca Cavallo ed Elena Favilli, edito da Mondadori, che racconta le storie di alcune grandi donne della storia mondiale e dei traguardi che, con l’impegno, sono riuscite a raggiungere. L’obiettivo, in linea di principio lodevole, era quello di far capire alle bambine e ai bambini di oggi che non bisogna per forza sognare il principe azzurro ma che si possono e si devono avere anche altre aspirazioni nella vita, oltre a quelle raccontate nelle tradizionali fiabe. È stato presentato come un libro innovativo, qualcosa che “mancava” nella narrativa per ragazzi, un’enorme lacuna da colmare in cui in molti si sono buttati a capofitto. E qui sta, secondo me, uno dei grandi errori di questo libro (sì, secondo me ce ne sono diversi: una bambina e/o un bambino ha tutto il diritto di sognare di fare la principessa, se vuole, senza sentirsi dire che sta sognando la cosa sbagliata o senza che i genitori si debbano sentire dei cattivi genitori misogini).

Di libri che parlano di bambine che non necessariamente sognano di fare le principesse, o che lo sognano magari a modo loro, ne esistono tantissimi, da sempre, nella narrativa per ragazzi (mi ricordo che da adolescente uno dei miei libri preferiti era Sulle tracce del tesoro scomparso di Bianca Pitzorno, in cui la protagonista si improvvisava archeologa). Forse non hanno avuto la stessa risonanza di questo fenomeno, ma esistono, vengono letti e, soprattutto, sono davvero bellissimi.
A me nelle ultime settimane è capitato di leggerne due, uno scritto da un uomo e uno da una donna.


Il primo si intitola Eura e la maschera veneziana, scritto da Alessandro Bresolin, illustrato da Tiziana Longo e pubblicato dalla collana ragazzi della casa editrice Mesogea.
Un libricino ambientato a Venezia, che ha come protagonista Eura, una bambina in gita in città con il padre Diego. Da quando ha litigato con la madre, l’uomo non riesce a vedere tanto spesso la figlia e vuole che questa loro piccola vacanza sia speciale. Eura, infatti, ha un sogno: inventarsi una maschera e colorarla tutta da sola, e il padre è disposto a tutto pur di esaudire questo desiderio. 
I due giungono in un’antica bottega nascosta in una calle veneziana. Qui Eura può scegliere una maschera e colorarla come più le piace. Eura ne nota una molto particolare, appesa al muro da tanti anni. La proprietaria della bottega, però, le dice di sceglierne un’altra, perché quella è speciale e nessuno la può toccare. Ma quando la donna si addormenta, Eura decide di disubbidire. Prende la maschera, la colora… e si ritrova catapultata in un altro mondo, in un’altra Venezia: è il mondo della Commedia, ora in balia del tirannico Leone Panta che l’ha rivoluzionata a suo piacimento. Toccherà a Eura aiutare Arlecchino, Colombina e tutte le altre maschere a liberarsi del temibile Panta, per poter poi tornare a casa.


Un libro bellissimo, vi dicevo, anche per chi, come me, non è veneziano e di commedia ha solo qualche vecchia reminiscenza di quando se ne parlava a scuola. Mi è piaciuta moltissimo la trama (l’idea di questa bambina, ribelle sì, che combina un guaio ma che con il suo guaio riesce a risolverne un altro) e mi è piaciuto moltissimo lo stile di Alessandro Bresolin (di cui avevo letto Gesti convulsi, edito da Spartaco Edizioni, un romanzo per adulti) che si adatta perfettamente a un pubblico ragazzo ma è in grado di conquistare anche “i grandi”. E poi be’, le illustrazioni di Tiziana Longo sono formidabili.

Altrettanto bello è La signora degli abissi, Sylvia Earle si racconta, scritto da Chiara Carminati e accompagnato dalle illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio, pubblicato da editoriale Scienza nella collana Donne nella scienza. Una collana, questa, dedicata al racconto della vita di donne che, inseguendo un proprio sogno, hanno dato un grande contributo alla scienza.


Sylvia Earle, per esempio, fin da bambina è una grande amante del mare. Un amore, questo, che la porta alla sua prima immersione con le bombole e poi a decidere di diventare una biologa marina e dedicare tutta la sua vita alle ricerche in quella grande massa d’acqua inesplorata.
Ha dovuto faticare un po’ di più rispetto alle sue controparti maschili, visti anche gli anni in cui ha compiuto i suoi studi e le sue scoperte (negli anni ’50, ’60 e ’70 e verso le donne scienziate c’era ancora un po’ di diffidenza, che però Sylvia ha contribuito a far scemare), ma è sempre riuscita a non rinunciare a nulla (ha avuto tre figli… una delle quali, ancora nella pancia, l’ha accompagnata in alcune delle sue immersioni, con il benestare del suo medico, ovviamente), a vivere questa sua grandissima passione per il mare e a preoccuparsi, ancora oggi, della sua salvaguardia.
Anche in questo caso, a rendere il racconto ancor più bello ci sono le illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio che riescono a portare il lettore in fondo al mare, in mezzo ai pesci e ai coralli, insieme a Sylvia.

Questi due libri sono solo un minuscolo assaggio di tutti i libri per bambini e per bambine (per tutti, direi!) esistenti che non contengono stereotipi di genere e in cui le protagoniste femminili non sono principesse in cerca di un principe che le salvi e le ami per tutta la vita. Un sogno che, comunque, non mi sembra nemmeno poi così terribile.
Che poi, ripeto, secondo me da bambini (ma anche da adulti) non c'è assolutamente nulla di male a sognare di essere una principessa... magari una principessa astronauta, una principessa biologa marina, una principessa bookblogger, parrucchiera, traduttrice, medico o qualunque altra cosa vi venga in mente. L'importante è avere dei sogni e cercare di fare di tutto per realizzarli, come la piccola Eura, come Sylvia e come le storie di tutte le altre donne, nei libri e nella vita, ci insegnano.


TITOLO: Eura e la maschera veneziana
AUTORE: Alessandro Bresolin
ILLUSTRATORE: Tiziana Longo
PAGINE: 95
EDITORE: Mesogea
ANNO: 2016

TITOLO: La signora degli abissi
AUTORE: Chiara Carminati
ILLUSTRATORE: Mariachiara Di Giorgio
PAGINE: 120
EDITORE: editoriale Scienza
ANNO: 2017

martedì 4 aprile 2017

IL GRANDE MIAO - Paul Gallico

Oggi presto per la prima volta il blog a Luca, che vi racconta della sua lettura di Il grande miao di Paul Gallico ma, soprattutto, del suo rapporto con Luna, la gattina più adorabile (e viziata) del mondo.


La fanno facile, quelli a cui piacciono i cani. Ci avete mai fatto caso? Quando a uno di loro dite che avete un gatto, il ritornello è più o meno sempre lo stesso:

"Eh, ma con i gatti è comoda, non fanno altro che mangiare e dormire, stanno lì, ti guardano, sempre zitti, al massimo rompono un po' quando hanno fame e poi spariscono di nuovo. Il cane sì, lo devi portare fuori, lo devi far giocare e tutto il resto. Il cane è impegnativo. Mica come il gatto."

Il cane è impegnativo, certo come no. Mica come il gatto.

Il fatto, vedete, è che loro proprio non sanno. E quindi non capiscono.

Non sanno che questa cosa del mangiare e dormire, stare lì, guardarti, i silenzi, i mugugni, le improvvise sparizioni sono tutte mosse di guerra. Una costante e quotidiana guerra di posizione e logoramento, fatta di tattica e strategia, assalti e ritirate, diktat incrollabili e concilianti concessioni, ridefinizione di equilibri e stravolgimenti di qualsiasi eventuale struttura gerarchica governasse la casa prima del loro arrivo. O meglio, prima della loro conquista.

Con i gatti non c'è proprio niente di facile, cari i miei cinofili. Con i gatti c'è un unico motto: "Mi casa es mi casa". Solo che non sarete mai voi, a pronunciare quel motto.

Il grande Miao di Paul Gallico non è l'autobiografia di un gatto, come recita (non si capisce bene perché) il sottotitolo italiano: è più un manuale, come infatti lo definisce il sottotitolo originale. Ma non un semplice manuale: è un manuale di guerra, e pure di alto livello. È tipo, non so, il Sun Tzu dei gatti, ecco.

Il libro è preceduto da una breve introduzione in cui Gallico, giornalista sportivo e sceneggiatore americano, racconta di aver ricevuto il manoscritto da un suo vicino di casa, editor di testi scolastici per un'importante casa editrice. Abituato a essere sommerso di testi consegnati in modi bizzari, il vicino non si stupisce quando, andando alla porta a rispondere al campanello, non aveva trovato nessuno sulla soglia, tranne un grosso plico arrotolato a cilindro lasciato sullo zerbino. Lo stupore, però, era arrivato aprendo il plico: che conteneva un testo scritto non in inglese e nemmeno, apparentemente, in nessun'altra lingua conosciuta, ma in un codice a prima vista senza senso che mischiava in modo illogico lettere, numeri e segni di interpunzione. Perciò, conoscendo la passione di Gallico per codici e crittografia, il vicino pensò bene di portarlo a lui per vedere di capirci qualcosa.

Dopo parecchi tentativi e altrettanti fallimenti, Gallico ha un'illuminazione. Quello non è un codice! Per incredibile che potesse sembrare, l'unica spiegazione possibile di quella sequenza illogica di segni era un'altra: Gallico era di fronte
al pasticcio che potrebbe venir fuori se a premere o battere sui tasti non fosse un indice a una zampetta a cinque dita, che, nel tentativo di centrare, poniamo il caso, la A, si allarga fino a prendere la Q, la W o la S; così che, alla fine, al posto della vocale desiderata, sul foglio ci finisce una di queste lettere.
E certo che quel manoscritto era scritto in modo assurdo: l'aveva scritto un gatto! Anzi, una gatta (che, come sa chiunque ne abbia una, è tutta un'altra storia).

Trovata la chiave, Gallico procede alla decifrazione integrale del manoscritto. Quello che si trova davanti a lavoro concluso è un manuale incredibilmente dettagliato e preciso, scritto in prima persona da una gatta domestica per trasmettere ad altri gatti (giovani, selvatici o senzatetto) trucchi e stratagemmi per conquistare con facilità una casa e sottometterne gli abitanti. Assicurarsi l'appoggio di uno degli umani di casa, mettere uomini contro donne o donne contro uomini a seconda delle occasioni, sfruttare le insicurezze dei maschi a proprio vantaggio, giocare d'astuzia e d'inganno per far credere ai propri umani di averla avuta vinta loro e poter così ottenere ancora più vizi di quelli che si cercavano.

Prendiamo il cibo, per dire. Non c'è nessun cibo che un gatto ben addestrato nelle tattiche di guerriglia domestica illustrate nel libro non possa ottenere, e loro lo sanno.
Cosa vi va? Cosa vi piace di più? Il granchio, in scatola o fresco? Un filettino di sogliola? Meglio il rombo? Il fegato di vitello? I fegatini di pollo? I rognoncini di vitello? Le uova di trota? Quelle di salmone. Addirittura il caviale? Non c'è nulla che non possiate avere, tutto sta nel reclamarlo nella maniera giusta. Certo, le cosine che ho elencato qui sopra costano care, però i bipedi non se ne privano, quindi non si capisce perché dovreste privarvene voi.
Alternando azioni di sfinimento a irresistibili ruffianerie, strusciate, fusa e pose languide a musi e borbottii, l'autrice del Grande Miao passa in rassegna tutto ciò che un gatto domestico può desiderare e tutti i modi più furbi per ottenerlo. Fino, appunto, al Grande Miao, il colpo di grazia nella nobile impresa della sottomissione umana: un Miao muto, silenzioso (in originale è appunto Silent Meow), irresistibile e letale, da piazzare al termine di una serie di miao di supplica che non fallirà in nessun caso l'obiettivo finale, e cioè far sentire il proprio umano in colpa al punto tale da costringerlo a capitolare a qualsiasi richiesta felina.

A ogni pagina di questo manualetto (bellissimo e terribile, a leggerlo dal punto di vista umano), rivedevo me stesso e la mia convivenza ormai decennale con la mia gattina. Il fatto che non ci sia in pratica nessun angolo di casa che non sia prima suo e solo poi nostro. Le miriadi di scatolette aperte (spesso contemporaneamente) e di cibi buttati ancora integri nella spazzatura, prima di trovarne uno che Sua Signoria gradisca. La mania per cui non le si può passare davanti camminando, altrimenti si offende. Le assurde posizioni da fachiro che ormai assumo in automatico nel letto per non disturbarla mentre dorme esattamente al centro dello spazio in cui io metto le gambe. Gli sguardi silenziosi che ci scambiamo, anche per diversi minuti, quando ognuno dei due sta pensando ai fatti suoi. Decine, centinaia di situazioni in cui Luna ha conquistato ogni spazio, ogni momento della mia esistenza, mettendo al centro prima se stessa e poi tutto il resto.

Tranne quando sono io ad avere bisogno di lei. A quel punto le cose cambiano parecchio. Mi riferisco a quel sentimento che, da qualche parte di questa strana e buffa guerriglia di posizione tra uomo e gatto, se ne sta lì, in fondo a tutto, a sovrintendere a ogni cosa: l'amore, nonostante tutto. Quel particolare e indefinibile tipo di amore che si crea a partire dal primo momento in cui un gatto, tra tutti gli umani a disposizione, sceglie (perché sono sempre loro, ovviamente, a scegliere) proprio te.
Non si può vivere con gli esseri umani per un certo periodo di tempo senza accorgersi che tolta qualche bella qualità, sono in linea di massima delle creature stupide, frivole, testarde, distratte, spesso subdole e anche false. Dicono bugie palesi; sostengono una cosa e ne pensano un'altra; promettono e non mantengono, e poi sono egoisti, avidi, sconsiderati, possessivi e pieni di contraddizioni, vigliacchi, invidiosi, inaffidabili, dispotici, insofferenti, irrequieti, ipocriti e trasandati. Eppure, nonostante tutti questi inconvenienti, hanno questa cosa potente e meravigliosa che chiamano amore, e quando loro vi amano e voi li amate è come se non contasse più nient'altro [...] Succederà qualcosa nei loro occhi, il modo in cui vi accarezzano cambierà; e allora, volenti o nolenti, voi comincerete con le fusa e le vostre zampe faranno la pasta come quando eravate piccoli e ciucciavate il latte, cioè quando eravate felici.
Ecco, quest'ultimo è un grande momento. A casa nostra succede più o meno tre o quattro volte al giorno, di solito sulla trapunta del letto. La cosa curiosa è che, quando Luna si mette a fare la pasta sforacchiando la trapunta, si mette sempre vicino a me e mai vicino a Elisa. Come se sapesse che io sono completamente in suo potere e che non la sgriderò mai per i buchi che fa con le unghie sul tessuto; come se mi capisse quando Elisa dice: "Ma non vedi che sta bucando tutta la trapunta?" e io rispondo, in estasi: "Ma dai, è tutta contenta, al massimo poi ne compriamo un'altra".

Ma non può essere, no? Non può essere così furba.

In fondo, è solo un gatto.


TITOLO: Il grande Miao
AUTORE: Paul Gallico
TRADUTTORE: Barbara Bonadeo
PAGINE: 176
EDITORE: Rizzoli
ANNO: 2016
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lunedì 3 aprile 2017

LA SAGA DEI CAZALET vol. 4: Casting off (Allontanarsi) - Elizabeth Jane Howard

She had a secret fear that once you were possessed by some strong feeling you will have it for life.

Giovedì 20 aprile arriva in libreria Allontanarsi, il quarto volume della saga della famiglia Cazalet della scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard. Sempre pubblicato da Fazi editore, sempre con la traduzione di Manuela Francescon e sempre con le bellissime copertine con le illustrazioni di Tom Purvis, come i tre romanzi precedenti: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell'attesa e Confusione.



Molti di voi non vedono l’ora, e io stessa devo ammettere che non avevo ancora finito il volume precedente, Confusione, che già provavo un forte senso di nostalgia per le avventure di questa numerosa famiglia. Una nostalgia talmente tanto forte che a gennaio, complice anche un’imperdibile offerta online, ho deciso di comprare tutti e cinque i volumi in lingua originale. 
Eppure, una volta ricevuti, ho aspettato a tuffarmi tra le pagine di Casting off. Perché sì, certo, c’erano la nostalgia e la curiosità, ma anche la triste consapevolezza che dopo questo e dopo All Change, dovrò salutare definitivamente la famiglia Cazalet. E so già che sarà un grande, grandissimo trauma.

Ma la vita del lettore è fatta anche di queste cose e quindi, via, torniamo a Home Place, torniamo nella Londra del Secondo dopo guerra e vediamo come se la stanno cavando i vari membri della famiglia.
Come procede il matrimonio di Louise con il pittore Michael Hadleigh (e la di lui madre)? E Rupert e Zoe come stanno vivendo il miracoloso ritorno di lui dalla guerra, dopo che era stato dato disperso in Francia per anni? E Polly e Clary come se la stanno cavando nella loro vita londinese? Edward, invece, ha preso una decisione riguardo al suo matrimonio con Villy e alla sua relazione con Diana? E Rachel ha finalmente deciso di lasciarsi andare all’amore per Sid? E il Generale e la Duchessa come stanno affrontando il peso degli anni? Ma, soprattutto, come diavolo fa l’intera famiglia a sopravvivere senza Archie?

Non voglio dirvi niente della trama del libro, perché vi rovinerei la sorpresa e il gusto di scoprirlo. Può sembrare una frase fatta o, in qualche modo, comoda. Ma chi conosce la saga dei Cazalet, chi si è già lasciato conquistare dalla penna di Elizabeth Jane Howard e ha seguito le vicende degli anni e dei volumi precedenti, sa quanto ogni piccolo fatto, ogni piccolo accadimento, anche quello all’apparenza più insignificante (e la narrazione delle vicende è davvero molto, molto particolareggiata), contribuisca alla grandezza e alla bellezza di questi libri.

Una saga famigliare con tanto gossip, mi è capitato diverse volte di definire così la storia dei Cazalet nel corso della lettura dei volumi che la compongono. E, in effetti, in Allontanarsi ci sono funerali, matrimoni, divorzi, storie d’amore appassionate e grandi delusioni, furiose litigate e impacciate dichiarazioni d’amore, colpi di scena e racconti di noiosi ménage famigliari. A far da sfondo, una Londra che sta facendo i conti con la fine di una guerra, con quello che è rimasto e quello che è andato perduto, e con il disperato bisogno di ricominciare a vivere.

Leggendo Allontanarsi, ma anche i tre libri precedenti, mi sono chiesta spesso come abbia fatto Elizabeth Jane Howard a creare tutto questo. Come abbia fatto a caratterizzare così bene ogni singolo personaggio, ogni intreccio e sottotrama, senza mai diventare banale o prevedibile (o magari facendolo a volte, ma in un modo che non infastidisce, ma semplicemente ci si aspetta perché è così che va la vita). E, soprattutto, come riesca a catturare così tanto l’attenzione del lettore, anche dopo così tante pagine. 

Eh sì, perché io inizio questi libri e non riesco a metterli giù. Forse perché ho un animo curioso (vabbè, diciamo pettegolo) che in libri come questo ha la possibilità di sfogarsi senza alcuna remora e controllo (al punto che spesso, leggendo, mi sono lasciata andare a esclamazioni molto sentite nei confronti di un personaggio o di un comportamento). Oppure, semplicemente, Elizabeth Jane Howard è maledettamente brava a scrivere.
Ora ne rimane solo uno. E, di nuovo, sono combattuta tra il leggerlo subito e l’aspettare, tra la nostalgia e la curiosità, tra la voglia di sapere e la tristezza del dover dire addio definitivamente a dei personaggi che ho tanto amato. 

Come credo di aver già detto nelle recensioni dei romanzi precedenti, chi ancora non conosce la famiglia Cazalet, secondo me, dovrebbe proprio rimediare. Chi invece la conosce già... coraggio, che il 20 aprile arriva presto.


Titolo: La saga dei Cazalet - Allontanarsi
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon.
Editore: Fazi editore
Anno: 2017
Pagine: 670