martedì 7 aprile 2015

CHI MANDA LE ONDE - Fabio Genovesi

Io ho una passione per i vecchi pulmini Volkswagen. Non so bene da dove sia nata, considerando anche che non sono mai salita su uno, però quando vedo un pulmino Volkswagen o qualcosa che ne ritrae, me ne sento irrimediabilmente attratta. Un’altra cosa che amo molto è il mare. Quell'enorme distesa prima azzurra e poi blu che sembra non voler finire mai e quelle onde che si infrangono sulla spiaggia e poi tornano indietro, quasi indecise su che cosa fare.
Potete immaginare quindi quale possa essere stata la mia prima reazione quando ho visto la copertina di Chi manda le onde di Fabio Genovesi. Un pulmino Volkswagen con sopra un canotto e sullo sfondo spiaggia e mare all'infinito. Già solo vedendo la copertina e leggendo la trama, sapevo che il libro mi sarebbe piaciuto. Quello che non sapevo è che mi sarebbe piaciuto così tanto.

Il romanzo racconta la storia di Luna, Luca e della loro madre Serena. Luca è il figlio maggiore, perfetto in ogni cosa che fa, amato e adorato da tutti. Luna è una bambina intelligente, un po’ ingenua e credulona, sempre alla ricerca di avventure. E soprattutto, è albina e per lei che dal fratello ha ereditato l’amore per la spiaggia e il mare è una vera tortura. Serena li ha avuti da un uomo misterioso, con cui ha avuto due brevi, ma indimenticabili, rapporti. Sono una famiglia felice, loro tre. Finché non succede qualcosa di terribile, che li destabilizzerà completamente. Attorno a loro ruotano altri personaggi: il piccolo Zot, che arriva da Chernobyl, che parla l’italiano degli anni ’60 e che subito si ritrova preso in giro e isolato dai suoi compagni, proprio come Luna; c’è Sandro, che ha quarantanni ma ancora non ha ben capito cosa vuole fare della sua vita, e che si affeziona molto a Luca, e poi si innamora di Serena. Insieme a lui ci sono i suoi amici di sempre, quarantenni insicuri e un po’ sfigati proprio come lui. E poi c’è Nonno Ferro, che si prende cura di Zot a modo suo. Questi personaggi in un modo o nell'altro convergono e si ritrovano insieme, uniti, in un gruppo molto improbabile ma che, in qualche modo, riesce a sopravvivere.

Non mi aspettavo mi sarebbe piaciuto così tanto, vi dicevo. Non mi aspettavo di ritrovarmi così immersa nella storia, sebbene a tratti un pochino prevedibile, e, soprattutto, di affezionarmi così tanto ad alcuni dei suoi personaggi. Luna è incredibile, certo, ma ancor più incredibile, per me, è stato il piccolo Zot, questo bambino all'apparenza ingenuo e sfortunato, che forse, con la sua fisarmonica sgangherata, le sue canzoni stonate e la sua inconsapevole poesia, della vita ha capito più di tutti gli altri. Non pensavo nemmeno che avrei capito così tanto Sandro, anche se ogni tanto un paio di schiaffi glieli avrei dati volentieri, e la sua paura di muoversi che lo ha portato a stare fermo, a non compiere mai scelte, a disimparare in qualche modo a vivere. Così come mi è piaciuta tantissimo Serena, con il suo amore passeggero e all'apparenza un po’ (tanto) incosciente, che però le ha portato i doni più belli che potesse avere e che ora deve lottare in ogni modo per non riuscire a perdere. (Che invece avrei adorato Nonno Ferro lo sapevo già).
E poi c’è il mare, c’è tanto, tantissimo mare, che condiziona suo malgrado le vite di tutti, portandosele via o riportandole indietro a chi credeva di non averne più.


Io credo molto nella bellezza delle piccole cose, nella poesia che ogni piccolo gesto piò racchiudere in sé. E questo libro ne è pieno, per chi la sa cogliere. E Fabio Genovesi è stato davvero bravo nel creare questa storia, nel mettere insieme tanti problemi (l’affrontare un lutto, il sentirsi diversi, l’aver paura di scegliere e di muoversi, l’affrontare cose più grandi di noi, capire finalmente se stessi e l’amore, solo per citarne qualcuno) e raccontarsi senza mai scadere nel patetico, nel banale, nel già letto e già sentito.

Insomma, Chi manda le onde è stato per me un libro molto bella. Di quelli che non riesci a smettere di leggere, anche se è notte fonda o hai mille altre cose da fare. Un libro che ti fa venire voglia di sole, di mare, di luna, di amici, di follia e di amore. Un libro assolutamente da leggere.

E ora che ho finito questa recensione, sebbene siano passati molti anni, forse è davvero ora anche per me di rispondere a quella cartolina che mi è arrivata dalla Germania una mattina d’estate, tramite un palloncino atterrato in giardino. Chissà perché ho aspettato così tanto.

Titolo: Chi manda le onde
Autore: Fabio Genovesi
Pagine: 391
Editore: Mondadori
Anno: 2015
Acquista su Amazon:
formato brossura:Chi manda le onde
formato ebook:

13 commenti:

  1. pare che il furgoncino Volkswagen ribaltato e bruciato sul penultimo tornante, sia arrivato qui nel lontano 84. e che sia finito li' durante un assalto di alcuni giovani 10 anni dopo. la proprietaria originale non era piu' la stessa. quella era una tedesca, che lo scambio' con un biglietto di treno nel 1981. ossia... anche io ho una passione per quei furgoncini li'. o almeno, ce l'ho da quando vivo a Tieffe.

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    1. Mi sa che siamo in tanti ad avere questa passione! :)

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  2. Un libro che mi ha già attirata più di una volta, in libreria. :)

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    1. Spero che ti piacerà, quando deciderai di prenderlo!

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  3. Di Genovesi ho letto e amato "Esche vive", se ti manca recuperalo! Mai mi sarei aspettata di appassionami di un libro che parla di pesca e ciclismo...
    Voglio anche questo ^^

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    1. Me ne state parlando tutti di Esche vive... e ora lo voglio anche io! :D

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  4. A me non è piaciuto. Ho trovato la storia banale e scritta in maniera approssimativa. L'autore mi sembra un tantino maschilista per quante volte usa 'zoccole'. Solo per questo sarebbe da bannare, ma si sa le donne non si rendono conto di quando hanno di fronte in questo caso un autore che 'disprezza' le donne.

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    1. Ma dire che le donne sono sceme perché non si accorgono di chi le disprezza non è disprezzarle a tua volta?
      Non so, ci può stare eccome che il libro in sé non ti sia piaciuto. Ma accusare uno scrittore di disprezzare le donne perché nel suo romanzo a dei personaggi (che non sono lo scrittore, sono i personaggi che ha creato e caratterizzato) fa dire qualche volta la parola "zoccola" mi sembra eccessivo e forse anche un po' offensivo

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  5. Anonimo non sa che autore e narratore non sempre coincidono?
    Lo dico non avendo letto il romanzo, tra l'altro, ma boh. Come te amo quei pulmini, e non ci sono mai salito neanch'io, e sento che potrei amare in parte anche questo romanzo. Sarà il mio primo di Genovesi? Senz'altro è quello che mi ispira di più, tra i suoi. :)

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    1. Io leggendo non ho percepito nessun disprezzo nei confronti delle donne, anzi! (E se devo essere sincera nemmeno mi ricordavo che "zoccole" venisse detto così spesso, segno che non mi aveva offesa per niente). Che l'anonimo sia un po' suscettibile? :P

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  6. Ciao! Ti ho nominata per il Liebster blog awards http://ilmondoinunoscaffale.blogspot.it/2015/04/liebster-blog-award.html :) Se ti va di partecipare!

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    1. Ti ringrazio tantissimo per avermi nominata, ma non solo solita partecipare a questi premi. In ogni caso, grazie! :)

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  7. la storia l'ho trovata carina, l' ambientazione anche e da buona toscana l' ho apprezzata. Ma la scrittura proprio no, non riesco a tollerare di leggere un libro con il congiuntivo più volte sbagliato!

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