venerdì 16 novembre 2012

IL PROFUMO DEL CAFFE' - Anthony Capella

Londra, 1896. Robert Wallis ha ventidue anni e conduce una pigra esistenza da esteta, tra oppio, vaghe aspirazioni letterarie, una raffinatezza ricercata e languidi incontri con donne di facili costumi. Vive in un limbo ozioso: non più studente, dopo l'espulsione da Oxford, non ha alcuna fretta di trovare lavoro, assistito com'è dalla benevola munificenza del padre. Il giovane bohémien ignora però di avere un dono prezioso: un palato molto sensibile e una "plume" precisa ed elegante, capace di tradurre in parole ogni sfumatura del gusto. Il caso vuole che un giorno capiti al Café Royal, la brasserie frequentata da Robert e da una nutrita schiera di eccentrici nullafacenti come lui, Samuel Pinker, un mercante di caffè basso come uno gnomo e dall'aria compunta e sobria come la sua finanziera senza fronzoli. Perspicace come pochi, Pinker assolda il giovane esteta per un progetto rivoluzionario: creare un cofanetto di aromi per dare al caffè un lessico universale. Il mercante ha una figlia, Emily, una ragazza dal viso espressivo e vivace, e dai capelli setosi e dorati raccolti in una crocchia severa. La razionalità e tenacia di Emily, allevata dal padre all'insegna del progresso e della modernità, compensano perfettamente la mollezza sensuale di Robert e, con grande disappunto di Pinker, tra i due nasce un amore condito da profumi e sapori afrodisiaci.

Mi ricordo che da bambina, ogni volta che mio padre prendeva il caffè lo obbligavo a lasciarmi il fondo: grazie allo zucchero si formava una specie di crema, una vera golosità per una bambinetta di sette-otto anni. Credo che la mia passione per il caffè sia iniziata proprio da lì. Per carità, non sono di quelle persone che deve bere venticinque tazzine al giorno per rimanere sveglia o che non esce di case senza averlo preso, né sono una grande esperta di miscele e di aromi... però il gusto mi piace davvero tanto.
E anche il profumo, effettivamente. Quindi è stato inevitabile per me sentirmi attratta da questo libro. Certo, il fatto che fosse un romanzo storico ha sicuramente aiutato (così come il fatto che fosse edito dalla Neri Pozza, per me una garanzia quando ho voglia di leggere un romanzo di questo genere), ma comunque avevo la certezza di trovarmi di fronte a un libro che mi sarebbe sicuramente piaciuto. Ed effettivamente così è stato.

Il romanzo è ambientato a Londra alla fine dell'800 inizio del '900 e racconta dell'arrivo e della diffusione del caffè nel paese. Protagonista è Robert Wallis, un giovane dandy che sogna di diventare poeta e vive nell'ozio più totale, scialacquando tutti i soldi che il padre gli da' in vestiti stravaganti e bordelli, sicuro che questo sia l'unico modo per risvegliare le muse che per il momento proprio non ne vogliono sapere di fargli visita. Una mattina incontra in una brasserie Samuel Pinker, un mercante di caffè che, colpito da un'affermazione fatta dal giovane sulla bevanda che stava gustando, gli chiede se vuole lavorare per lui per un progetto: la creazione di una guida universale per i vari gusti del caffè. Robert accetta e si ritrova a lavorare in questa azienda a conduzione famigliare. Il signor Pinker ha infatti tre figlie: c'è la più piccola, La Rana, che è ancora una bambina che si nasconde sotto i tavoli, c'è Ada, che lo guarda con estrema diffidenza, e poi c'è Emily, la più entusiasta e appassionata di tutte. I due si ritroveranno a lavorare ogni giorno fianco a fianco, bevendo caffè e assaporandone l'aroma, ed inevitabilmente inizieranno un processo di corteggiamento e innamoramento. Il signor Pinker però, un po' per mire espansionistiche, un po' per allontanare il ragazzo dalla figlia prima che compiano gesti irreparabili, spedisce Robert in Africa con la missione di dar vita a una nuova piantagione. Potrà tornare solo dopo quattro anni e allora, forse, sposare Emily. 
Durante il viaggio, Robert entrerà in contatto con realtà molto diverse, mettendo in dubbio il lavoro stesso di Pinker. Ma soprattutto incontrerà una schiava, dalla pelle nerissima, gli occhi chiarissimi e la pelle profumata di caffè  di cui si si innamorerà perdutamente. Decide di spedire una lettera ad Emily in cui le comunica di non volerla più sposare e si butta senza riflettere in questa nuova relazione. Qualcosa però va storto: la donna non era esattamente quello che sembrava e la piantagione di caffè, vuoi per inesperienza vuoi perché la natura spesso si ribella alle imposizioni dell'uomo, non riesce a crescere. Robert torna in Inghilterra, più solo e più povero di quando era partito. Trova una Londra cambiata, lontana dagli sfarzi bohémien del passato. E anche il caffè ormai sta diventando un prodotto per tutti: lo stesso Pinker ha abbandonato la qualità a vantaggio di una diffusione di massa.
Ma la più cambiata è Emily, costretta in un matrimonio con un uomo troppo ancorato alla visione della donna del passato e che quindi le impedisce di vivere come vorrebbe. Di nascosto dal marito diventerà una suffragista, prendendo parte attivamente al movimento per ottenere il suffragio femminile. Accanto a lei, c'è Robert, che la ama ancor più di prima ma che sa che non potrà mai averla.

E' un libro incredibile, di quelli che quasi si leggono da soli e che riescono ad appassionarti dall'inizio alla fine. Anthony Capella riesce grazie a questi personaggi, tutti ben caratterizzati e assolutamente credibili, a creare uno spaccato molto realistico della società inglese dell'epoca e di tutte le sue caratteristiche: i dandy, le suffragette, la diffusione di una cultura di massa tramite la pubblicità, il problema del colonialismo e dello sfruttamento dei paesi più poveri, la diffusione delle teorie di Freud sulla sessualità femminile e sulla visione delle donne, la borsa e la nascita degli speculatori. Il tutto accompagnato da una storia d'amore lunga, sofferta ma anche tanto, tanto appassionata, a cui il caffè e tutti i suoi aromi riescono a conferire un alone di magia e sensualità. Certo, forse il finale è un tantino prevedibile, ma credo si tratti anche dell'unico possibile.

Consigliatissimo (anche se non bevete mai caffè)!

"Ho imparato quello che deve imparare ogni uomo senza che nessuno glielo possa insegnare: che nonostante ciò che dicono i poeti, esistono diversi tipi d'amore.
Non intendo limitarmi ad affermare che ogni storia d'amore sia diversa dalle altre. Invece, l'amore stesso non è fatto di un'emozione sola, ma di molte. Proprio come un buon caffè odora, forse, di cuoio, tabacco e caprifoglio insieme, così l'amore è un misto di sentimenti diversi: infatuazione, idealismo,tenerezza, passione, bisogno di proteggere o di essere protetti, desiderio di possesso, cameratismo, amicizia, apprezzamento estetico e mille altri.
Non esiste un codice o un regolamento capace di guidarvi tra questi misteri. Alcuni si svelano solo andando in capo al mondo, si intuiscono nello sguardo di uno sconosciuto. Altri si ritrovano in camera da letto, altri ancora in una strada affollata. Alcuni vi bruceranno come una farfalla notturna, lambendovi con le loro fiamme, e altri vi avvolgeranno di un dolce tepore. Alcuni vi procureranno piacere, altri felicità, e altri ancora - se siete fortunati- vi faranno entrambe le cose.
La risata di una donna, il profumo di un bambino, la preparazione di un caffè sono tutti sapori diversi dell'amore."

Nota alla traduzione: direi tradotto bene! C'è qualche nota qua e là per spiegare qualche gioco di parole altrimenti intraducibile, ma non danno particolare fastidio nella lettura.

Titolo: Il profumo del caffè
Autore: Anthony Capella
Traduttore: Maddalena Togliani
Pagine: 526
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: Neri Pozza
ISBN: 978-8854505797
Prezzo di copertina: 18,00 €
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formato brossura: Il profumo del caffè

5 commenti:

  1. io di caffè bevo solo e sempre hag perché quello normale mi dà letteralmente sui nervi, ma questo libro mi attira tantissimo; la citazione che hai riportato è così bella :D

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  2. Beh dai l'hag non è male! :)
    Il libro merita davvero... anche perché scorre velocissimo!

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  3. Io sono un'appassionata di caffè - lo amo proprio, per il gusto, l'aroma, tutto :) Sono anche una "purista" - per me il caffè va bevuto nero, se proprio lo voglio addolcire ci metto del latte! Che dici, sono eccessiva? XD

    Comunque, il tuo commento è così appassionato che non posso fare a meno di segnarmi questo libro! Tra l'altro, anche io ho un ottimo rapporto con i libri Neri Pozza - mi hanno delusa raramente.

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  4. Io anche lo bevo amaro di solito (ok, macchiato, caldo preferibilmente), penso sia anche questione di semplice abitudine.

    Davvero, se ci penso a me non viene in mente nessun libro della Neri Pozza che non mi sia piaciuto (ok, forse "Pugni e cazzotti" di Brendan o'carrol... che non era brutto il libro, ma pessima la scelta di cambiare il titolo... e una delusione ovviamente rispetto alla mitica Agnes Brown). Però quando ho voglia di un libro storico vado dritta dritta da loro :)

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  5. Lo sto leggendo adesso e sono al 30%. L'ho preso senza entusiasmo ma mi sta piacendo moltissimo.

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