mercoledì 25 maggio 2016

TORINGRAD - Darien Levani

Come fai a riconoscere la felicità mentre la stai vivendo? e sussurrare a te stesso: ora fermati, sei felice. Cristallizza questa frazione e osservati meglio: hai parte di quello che volevi, sei in un posto caldo, e sparsi per questa città ci sono degli amici che farebbero tutto per te. Rifletti su questo momento, cerca di fissarlo nella tua memoria per sfogliarlo più tardi come si sfogliano delle fotografie in cerca di conforto.
Non lo sai. Lo capisci dopo, solo dopo.

Quando mi è stato regalato, direttamente dalle mani degli editori qualche giorno prima dell'uscita, Toringrad di Darien Levani, mi è stato anche detto che questo mi sarebbe piaciuto sicuramente. Non solo per la copertina rosa shocking e la Mole Antonelliana che ci svetta sopra, ma per la storia e lo stile dell’autore. Quando mi dicono così, cerco di anticipare la lettura al prima possibile, perché sono sempre incredibilmente curiosa di sapere se chi me l’ha consigliato ha indovinato oppure no.
Devo anche ammettere che i romanzi pubblicati da Edizioni Spartaco sono per me una garanzia. Di tutti quelli che ho letto, e sono tanti, non ne ho trovato uno che mi abbia delusa. Posso piacere di più o di meno, ma si sa quasi per certo che si leggerà una bella storia. Ed è stato così anche nel caso di Toringrad

Il romanzo ha come protagonista Drini, un albanese, ex studente di storia, che dopo aver partecipato per anni a traffici di droga per accumulare un po’ di soldi, ora ha messo la testa a posto e realizzato un suo piccolo sogno: quello di aprire un bar, a Torino, il Toringrad appunto, e farlo diventare nel suo piccolo un luogo frequentato e famoso. I legami con il passato ci sono ancora, perché sono legami troppo difficili da spezzare, però la vita di Drini sembra aver finalmente preso una piega diversa. Finché non viene contattato dal cognato Petrìt che, tradito da qualcuno dei suoi e arrestato, ha bisogno di qualcuno di cui si fida per portare a termine un’importante consegna di cocaina. Drini si ritrova quindi nuovamente catapultato in quella vita. Sa ancora come muoversi, perché certe cose non si dimenticano, ma più si ritrova invischiato in rivalità tra bande, tradimenti e spiate alla polizia, più si rende conto che il suo bar, la sua vita nuova sono qualcosa a cui non può più rinunciare. 

Dal bellissimo incipit che ho citato all’inizio di questa recensione, devo ammettere che mi aspettavo qualcosa di diverso. Non so bene perché, visto che la trama nei risvolti di copertina è racconta e anche bene. Forse perché non avevo pensato a come la ricerca della felicità riguardi un po’ tutti, così come la consapevolezza di accorgersi di averla persa arriva sempre, per tutti, troppo tardi. E quindi sì, riguarda anche ex spacciatori che sognano un futuro migliore. 
E Drini ne è un esempio lampante, con la sua storia, dall’arrivo in Italia alla voglia di laurearsi, dalla quasi inevitabile carriera nello spaccio fino alla ricerca di stabilità, con l’apertura di un bar. Una felicità, magari non perfetta, che riesce a raggiungere ma che poi il suo passato cerca in ogni modo di portar via.

Non avevo la benché minima idea di come funzionasse il mondo dello spaccio e, soprattutto, di quanto influenti siano i legami di sangue e d’onore, in queste situazioni. Ho imparato qualcosa, su un mondo che esiste e che fa parte della nostra società. E già solo per questo direi che Toringrad è un bel libro.
Se poi ci aggiungiamo lo stile di Darien Levani, che si affida alla prima persona per far sembrare ancor più reale il protagonista Drini, siamo di fronte a qualcosa di più, che vale decisamente la pena di leggere.

Titolo: Toringrad
Autore: Darien Levani
Pagine: 175
Editore: Edizioni Spartaco
Anno: 2016
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formato brossura: Toringrad

3 commenti:

  1. debbo dire che l'intro mi ha immediatamente conquistata

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    1. L'incipit è molto, molto bello sì! :)

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  2. Ho comprato Toringrad al Salone del libro di Torino, presso lo stand della casa editrice che lo pubblica. Ad attirarmi, oltre al titolo accattivante, è stato il nome dell'autore. Tò, un autore albanese, mi sono detto, questo devo regalarlo al mio amico albanese Gilberto. Sapete che vi dico ? Gilberto non ha ancora avuto il suo regalo : lo sto ancora leggendo io.

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