venerdì 25 luglio 2014

La correttezza paga, e se non paga sei fuori...

Non so se l'avete notato, ma qualche giorno fa, sulla colonna laterale del blog, è spuntato un piccolo banner che recita: "La correttezza paga e se non paga sei fuori". Questo, per intenderci:



Avrei forse dovuto spiegarvene il significato, ma se bazzicate un po' la blogosfera vi sarete già imbattuti in diversi post che spiegano cos'è e come funziona. In parole povere, ci sono editori che non pagano i propri collaboratori: non pagano i traduttori, non pagano gli editor, i grafici e nemmeno gli autori. Crisi economica? In parte sicuramente, visto che sta colpendo un po' tutti. Furbizia? In parte anche questa, ti pago poco, ti pago tardi, ti pago male, non ti pago e basta, tu ci perdi, ma io ci guadagno un sacco.

E che ci possiamo fare noi, se gli editori non pagano? Semplicemente, evitare di dare loro visibilità. Quindi, l'iniziativa prevede di non recensire o pubblicizzare in alcun modo i libri di questi editori. Perché non se lo meritano.  Esiste una lista, non pubblica per evitare querele, di questi editori poco virtuosi, che viene stilata dietro a segnalazioni da parte dei collaboratori stessi e che può essere richiesta in ogni momento agli organizzatori dell'iniziativa. L'idea della lista di segnalazione era partita dal blog della traduttrice Federica Aceto) . Per avere spiegazioni più dettagliate e precise sui meccanismi vi rimando a tre blog,  Holden & Company (da cui è nata l'idea), Bookblister  (che ha scritto il primo post sull'argomento) e Giramenti (che è da dove l'ho scoperto io).

Io ho deciso di aderire all'iniziativa fin da quando ne ho sentito parlare la prima volta, anche se con qualche titubanza. 
Mi sono domandata infatti cosa possa cambiare a un editore se io, piccolo blog, non parlo di un lui nei miei post. Se non recensisco un loro libro o non ne parlo agli altri. All'inizio credevo niente, sarò sincera, e ho aderito più per senso etico e morale che non per reale convinzione di efficacia.
Poi però mi sono ritrovata a leggere, perché ormai ce l'avevo in casa, un libro pubblicato da uno degli editori segnalati come non virtuosi , anche se in questo caso ancora in forse. Un libro davvero molto bello, di quelli di cui avrei voluto condividere diverse frasi e citazioni, e che avrei recensito con grande entusiasmo. E' stato molto difficile per me trattenermi, perché quando ho di fronte un libro così bello la voglia di consigliarlo e condividerlo è davvero tanta. Da lì, mi è venuta anche voglia di dedicare un intero post all'iniziativa, perché era giusto che dicessi la mia, senza limitarmi a condividere un banner.

Ho pensato che io ho letto questo libro perché qualcuno ci ha lavorato. Uno scrittore l'ha scritto, certo. Un editore ne ha comprato i diritti, ovvio. Ma poi un traduttore lo ha tradotto, un editor lo ha corretto, qualcuno lo ha impaginato, stampato, portato con il furgone in libreria, prima che arrivasse sul mio comodino. Se mancasse uno di questi passaggi, il libro al lettore non arriverebbe (ok, io lo posso leggere anche in lingua originale, ma non è questo il punto). Perché quindi uno di questi passaggi non dovrebbe essere pagato da chi, con questo libro, poi ci guadagna?
Per cui non ho scritto frasi e citazioni sui social, non ho detto a nessuno che lo stavo leggendo e, una volta finito, non l'ho recensito. Perché mi sono resa conto che probabilmente, se lo avessi fatto, almeno un lettore incuriosito sarebbe corso a comprarlo. Se gli fosse piaciuto, a sua volta ne avrebbe incuriosito un altro, e poi un altro e un altro ancora (ora, magari non si trasformerà in un best seller per una mia recensione, però un pochino a vendere, se positiva, credo possa aiutare). Oppure avrei pubblicato una frase, che sarebbe stata condivisa, ricondivisa e ancora condivisa, senza che nessuno si preoccupi del fatto che il traduttore che l'ha resa in italiano potrebbe non averci preso un soldo. 
Insomma, qualcosina se io un libro lo recensisco o meno, se ne parlo o meno, all'editore poco virtuoso cambia eccome.

A scanso di equivoci (io sono certissima della buona fede e dell'onesta di chi raccoglie i dati per queste liste, ma so quanto sia facile accusare e dubitare, al giorno d'oggi), non mi affiderò solo alla lista ricevuta, ma prima di recensire, se in dubbio, contatterò il traduttore dell'opera per chiedere direttamente come si è comportata la casa editrice nei suoi confronti. Non sempre riceverò risposta (nel caso specifico, in effetti, non l'ho ricevuta) e quindi potrà anche capitare che un libro edito da un editore che non paga i collaboratori ancora trovi visibilità qui, sul blog. Ma non saprei come altro fare, onestamente, e mi scuso già in partenza se questo succederà.

Concludo con un appello agli editori. Cari editori, fate un bel lavoro, pubblicate (almeno in questo caso) libri davvero molto belli, ci investite sicuramente tanto tra l'acquisto dei diritti e la stampa, ma dovete anche ringraziare chi su questi libri ci lavora, prima che arrivino sugli scaffali delle librerie, con il vostro nome stampato sopra. Non rovinate tutto facendo i furbi, che rovinate tutto il lavoro che avete fatto per portarci un bel libro.

4 commenti:

  1. Ciao Elisa, grazie dell'adesione e del post! Aggiungo solo che l'iniziativa è sostenuta anche dallo S.Trad.E. (il Sindacato Traduttori Editoriali), che può essere contattato qui: http://www.traduttoristrade.it/

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    1. Ecco, sapevo che avrei dimenticato qualcuno! ;)
      Grazie a te per averla pensata!

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  2. Brava, Elisa! Oltre al traduttore, però, bisognerebbe sentire anche i correttori di bozze, gli impaginatori, i grafici, gli eventuali illustratori, i revisori della traduzione.. c'è un esercito dietro un solo libro, che spesso viene del tutto ignorato. A me questa iniziativa piace molto, spero in qualche modo funzioni :) Un abbraccio!

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    1. Hai perfettamente ragione! E' che a volte non sono così facili da reperire (certi nei dati nei libri non vengono riportati, anche se non capisco bene perché!). In ogni caso, anche a me piace parecchio e spero davvero che possa cambiare qualcosa!

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