mercoledì 16 luglio 2014

Due titoli, un solo libro: ma perché? #86

Mi scuso per la pausa della scorsa settimana, ma tra una cosa e l'altra non ho avuto tempo di preparare il post. E piuttosto che fare le cose di fretta, ho preferito saltare, per tornare bella carica questa settimana.

Ed effettivamente per la puntata di oggi ho avuto l'imbarazzo della scelta. Merito anche del magazine inMondadori, recuperato sabato scorso in una libreria, che presenta tutte le recenti nuove uscite. Sfogliandolo sono sicura che noterete subito anche voi almeno dieci libri il cui titolo originale è stato sicuramente cambiato nella traduzione italiana. Ma non potevo parlarvi di dieci libri in una sola puntata, ovviamente. E quindi ho scelto quello che più di tutti mi ha lasciata senza parole... soprattutto perché non ho capito cosa voglia significare!

Il libro in questione è il secondo romanzo di Hannah Richell, da poco uscito per la Garzanti (giuro che non lo faccio apposta, davvero... sono loro che continuano a cambiare i titoli!), con la traduzione di Alba Mantovani e il titolo L'AZZURRO DEL CIELO NON RICORDA


Non starò a raccontarvi la trama, anche perché l'assurdità di questo titolo già da sola è riuscito a farmi passare la voglia anche solo di informarmi sul suo contenuto. Davvero, fatico a capire il senso di questa frase: voleva essere poetica, sicuramente. Sottolineare che succedono talmente tante cose al mondo che presto si dimenticano, che si può andare avanti, che domani è un altro giorno, etc etc però ecco... secondo me è venuto fuori un titolo intricato, complesso, poco immediato e palesemente diverso dall'originale (e poi, mi chiedo, quando il cielo è grigio invece che succede?)
Aprendo il libro e soffermandovi sulla pagina dei dati d'edizione, scoprirete che in originale si intitola in modo molto diverso, ovvero THE SHADOW YEAR


Letteralmente si può tradurre con "L'anno ombra". Che mi rendo conto non essere esattamente un bel titolo... però almeno se ne capisce il senso, oltre ad essere quello con cui l'autrice lo ha originariamente pubblicato. In italiano si sarebbe potuto rendere con "l'anno oscuro" o qualcosa di simile, ad esempio. Invece si cambia radicalmente, introducendo anche un colore, l'azzurro, che cozza con "l'ombra" (quindi qualcosa di oscuro, di buio) dell'originale. Capisco voler essere ottimisti e positivi, ma così secondo me si esagera.

La copertina invece questa volta è abbastanza simile, anche se cambiano i colori e compare anche il viso della signorina che si bagna i piedi.

8 commenti:

  1. Io continuo a chiedermi se titoli assurdi come questi funzionino, commercialmente parlando °__°

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    1. Purtroppo temo di sì... visto che continuano a utilizzarli :S

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  2. A me cominciano a dare l'orticaria.
    Tra l'altro, volessero almeno dire qualcosa!!!

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    1. Mi consola molto sapere che non è solo per me che questo titolo non ha senso!

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  3. Io opterei per lasciare i titoli dei libri in lingua originale, magari aggiungendo un sottotitolo. Per lo meno quelli in lingua inglese, visto che è una lingua molto diffusa.

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    1. Anche io farei così! E alcune case editrici già lo fanno, in realtà (ad esempio la Marcos y Marcos, anche se non in tutti i casi).

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    2. Mi sembra un'inizio positivo e speriamo si diffonda. :)
      Non voglio essere polemica, però già perdiamo qualcosa quando leggiamo un libro tradotto da un'altra lingua , anche se si tratta di una buona traduzione, se poi la traduzione del titolo diventa un'opera di pura fantasia e commerciale...è finita! :)

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  4. Posso segnalarti Le quattro casalinghe di Tokyo, edito dalla Neri Pozza, che in realtà si intitola Out? Io ho preso questa edizione in cui almeno l'immagine di copertina richiama la contemporaneità, ma c'è anche un'edizione nella collana "Le Tavole d'Oro" in cui c'è la solita geisha, che non può mai mancare parlando di Giappone.
    La traduzione non l'ho proprio capita, non so se l'idea era richiamare una versione nipponica di Desperate Housewives o cosa, tuttavia travisa parecchio il senso dell'opera: è vero che la vicenda di queste quattro donne (che comunque lavorano part-time in una fabbrica nei turni di notte, quindi non so quanto definirle casalinghe abbia ancora senso) è quella che mette tutto in moto, tuttavia ci sono diversi personaggi maschili che hanno un ruolo fondamentale nello svolgimento e contribuiscono in maniera sostanziale a descrivere il Giappone misogino e razzista su cui si concentra l'autrice, perciò non direi che trasmette il senso originale. "Out", invece, indica semplicemente il desiderio di tutti questi personaggi di liberarsi dai loro casini familiari, economici, sociali eccetera, uscirne "fuori", appunto.
    Non so se avevi già citato questo libro, ma l'ho appena finito e il cambio di titolo mi ha perplessa parecchio o___O

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