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venerdì 20 dicembre 2013

TRILOGIA SPORCA DELL' AVANA - Pedro Juan Gutiérrez

Era dai tempi dell'Università che volevo leggere questo libro. Lo avevo scoperto durante uno dei corsi di lingua e letteratura ispanoamericana che ho frequentato come esame a scelta (sia in triennale, sia in specialistica... e se potessi ne frequenterei ancora ora), poi avevo chiesto a un mio parente che era solito fare viaggi a Cuba se, la prima volta che fosse andato là, poteva procurarmelo. E' tornato dicendomi che ci aveva provato, ma il libraio lo ha guardato malissimo, dicendogli che non poteva venderglielo. Sarà stato il 2006 o il 2007. E alla fine, quest'estate, finalmente l'ho comprato.

La Trilogia sporca dell'Avana (che io ho letto in lingua originale, Trilogía sucia en la Habana, faticando un po') non ha nulla a che vedere con il realismo magico a cui la letteratura sudamericana ci ha abituato. C'è solo il realismo, o meglio, la realtà, che di magico non ha assolutamente nulla. Il protagonista di questi brevi racconti è, nella maggior parte dei casi, l'autore stesso. Pedro Juan Gutiérrez, giornalista che vive nel pieno della dittatura di Castro, fatta di tessere annonarie, di mercato nero, di prigione per dissidenti, di povertà e di sesso come unica valvola di sfogo.

E il sesso è infatti l'argomento comune che si ripete in ogni storia, quello "sporco" del titolo che si ripete in ogni pagina. A volte in modo davvero eccessivo, bisogna ammetterlo. Ma è un espediente, sia per superare la disperazione che aleggiava nell'aria all'Avana di quel periodo, soprattutto tra le classi più povere, sia soprattutto per raccontarne le mille sfaccettature, le incongruenze e le ingiustizie. Pedro Juan Gutiérrez si arrabatta come può per sopravvivere: si fa mantenere da donne che vendono il proprio corpo, lavora come spazzino, come idraulico, come epuratore di vagabondi dalle strade (ma solo per una notte), come insegnante di tamburo cubano o vendendo qualunque cosa gli capiti a tiro.

Sicuramente non è un libro per tutti. Non è un libro da leggere alla leggera, per passare il tempo. I racconti sono molto forti, diretti e molto espliciti. Bisogna essere interessati al periodo e al contesto che viene raccontato. Se lo si è, è un libro imprescindibile. L'autore è stato bravo, molto, molto bravo, nel mascherare così, con sesso e promiscuità, tutta la critica che vuole rivolgere verso le condizioni in cui le classi più misere erano (o sono ancora?) costrette a vivere sotto il regime di Fidel. 

Sarei davvero curiosa di sapere se ancora oggi, a distanza di sei o sette anni, questo libro a Cuba sia ancora irreperibile perché sovversivo.
Anche se temo proprio di sì.



Titolo: Trilogia sporca dell'Avana
Titolo originale: Trilogía sucia de la Habana
Autore: Pedro Juan Gutiérrez
Traduttore: Stefania Cherchi ;Tiziana Gibilisco
Pagine: 501
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: e/o
ISBN :9788876419942
Prezzo di copertina: 11,00€
Acquista su Amazon:
formato brossura: Trilogia sporca dell'Avana

mercoledì 28 agosto 2013

Due titoli, un solo libro: ma perché? #46

Ritorna dopo la pausa vacanziera la rubrica di confronto tra titolo originale e traduzione. Ho approfittato del viaggio in Spagna per dare un'occhiata alle traduzioni dei titoli di opere italiane là, per alimentare un po' questa rubrica.
Dedico la puntata di oggi a un libro che ancora non ho letto, sebbene sia nella mia wish list da mesi, ma che ha attirato subito la mia attenzione per quanto riguarda il passaggio del titolo, che ben si presta all'intento di questa rubrica.

Sto parlando di BORGO PROPIZIO di Loredana Limone, da poco uscito in spagnolo per la casa editrice Alevosia con la traduzione di Teresa Clavel e il titolo UN LUGAR AFORTUNADO:


Il romanzo racconta la storia di una donna, Belinda, che decide di trasferirsi in un paesino collinare, Borgo Propizio appunto, per realizzare il suo sogno di aprire una latteria.
In italiano c'è un evidente gioco di parole tra il nome proprio del paese e il suo significato: insomma un borgo propizio, di nome e di fatto.
Mantenere questo gioco nella traduzione spagnola era pressoché impossibile, anche perché di regola non si dovrebbero cambiare i nomi propri dei paesi, a meno che non abbiano un toponimo corrispondente (Torino >Turín per esempio). La casa editrice spagnola ha quindi deciso di lasciare invariato il nome del paese in cui è ambientato il romanzo e di tradurre invece letteralmente il titolo, che diventa un lugar afortunado, un posto fortunato.
Certo, si sarebbe potuto lasciare invariato anche il titolo, che per il lettore spagnolo però avrebbe fatto riferimento solo ed esclusivamente al paese di ambientazione, ma in questo caso mi trovo abbastanza d'accordo con la scelta compiuta dalla casa editrice.

Che ve ne pare?

mercoledì 7 agosto 2013

Due titoli, un solo libro: ma perché? #45

Ultima puntata della rubrica di confronto tra titolo originale e traduzione prima delle ferie! Poi ci sarà una pausa di due o tre settimane, ancora non ho deciso.

La puntata di oggi è dedicata a un fumetto. Anzi, a quello che per me è IL fumetto. Chi mi conosce, ma penso anche chi capiti solo ogni tanto su questo blog, sa quanto io ami i Peanuts di Schulz e quanto siano stati e siano ancora fondamentali nella mia vita. Adoro tantissimo anche altri fumetti eh, come Calvin and Hobbes, Mafalda o Andy Capp... però i Peanuts sono i Peanuts.

Ma veniamo al cambiamento di titolo, che non riguarda ovviamente l'italiano, in cui sia nelle raccolte più piccole pubblicate dalla Baldini Castoldi Dalai (non quelle nuove a colori, su cui preferisco non esprimermi) sia nei volumi annuali (pubblicati dalla Panini Comic) si è sempre cercato di rimanere fedeli al titolo originale. Il cambio riguarda lo spagnolo, dove i Peanuts sono conosciuti con il nome di Snoopy y Carlitos (o Carlitos y Snoopy, dipende dalle volte):





Sebbene al primo impatto questo cambiamento possa risultare alquanto bislacco e difficile da accettare, in realtà trovare una spiegazione è molto meno difficile di quanto si pensi. La politica linguistica spagnola negli anni del franchismo prevedeva la "spagnolizzazione" di qualunque parola arrivasse dall'estero (che poi è lo stesso che succedeva da noi durante il fascismo, con la differenza della durata dei due regimi). La traduzione letterale di Peanuts, ovvero Cacahuetes, però non avrebbe potuto funzionare, così come sarebbe suonato bizzarro in italiano intitolare il fumetto "Noccioline". Si è quindi scelto di utilizzare come titolo generale il nome dei due protagonisti principali del fumetto: Snoopy e Charlie Brown, che in spagnolo, sempre per la politica di adattamento dei nomi, diventa Carlitos (da segnalare però che, per problemi di lunghezza, perde il cognome... e quindi parte della caratteristica del personaggio, chiamato per intero anche dalla sorella).

Bene, come vi accennavo all'inizio del post, la rubrica va in ferie per almeno due settimane... ma tornerà a fine agosto o inizio settembre con nuovi, fantastici cambi di titolo!

mercoledì 17 luglio 2013

Due titoli, un solo libro: ma perché? #42

Nuova puntata della rubrica di confronto tra titolo originale e sua traduzione. E anche oggi si parla di un libro italiano il cui titolo è stato stravolto in una traduzione all'estero. Si tratta di una segnalazione fresca fresca, giunta da Chiara, una fan del blog che vive in Spagna e che, oltre a invidiare, ovviamente ringrazio tantissimo.

Il libro in questione è VENUTO AL MONDO di Margaret Mazzantini:


Il romanzo, uscito nel 2008  per la casa editrice Mondadori e vincitore del Premio Campiello nel 2009, è una storia d'amore ambientata a Sarajevo. Di recente ne è stato tratto un film, diretto da Sergio Castellitto e intepretato da Penelope Cruz.

Il romanzo è stato tradotto in diversi paesi, tra cui la Spagna, dove è uscito nel 2009 per la casa editrice Lumen Editorial, con il titolo LA PALABRA MÁS HERMOSA:


Un cambio di titolo abbastanza evidente, anche per chi non conosce lo spagnolo, ma non avendo letto il libro, non so dire se questa traduzione, "La parola più bella", abbia un senso rispetto alla trama.
A un certo punto però, in concomitanza dell'uscita del film, al libro a questo titolo succede qualcosa di strano, e da "La palabra más hermosa"  si trasforma in  VOLVER A NACER,  che è il titolo spagnolo della sua trasposizione cinematografica:


Una pratica non poi così inusuale quella di cambiare i titoli dei libri precedentemente usciti per adattarli a quelli dei film (si veda ad esempio il libro di Matthew Quick L'ORLO ARGENTEO DELLE NUVOLE" diventato IL LATO POSITIVO, di cui vi avevo parlato nella puntata 21).
La cosa strana è che anche il nuovo titolo ha qualcosa di diverso rispetto all'originale: la traduzione letterale sarebbe "Nascere di nuovo, Rinascere", che ha una connotazione  diversa rispetto a "Venuto al mondo".

Insomma, pare che questo libro sia stato vittima di un po' di confusione nella scelta del suo titolo spagnolo, soprattutto al momento della sua uscita. Poi si è cercato di aggiustare il tiro, con la scusa del film... il cui titolo a logica avrebbe dovuto essere lo stesso con cui era uscito il libro.

Voi che ne dite?

mercoledì 10 luglio 2013

Due titoli, un solo libro: ma perché? #41

Finalmente ho avuto il tempo necessario per fare una ricerca  un po' più approfondita e proporvi, per la puntata di oggi del confronto tra titoli, un caso contrario, ovvero un libro italiano il cui titolo è stato cambiato nelle diverse lingue in cui è stato tradotto. 

La scelta del libro da trattare mi è stata suggerita inconsapevolmente su una pagina Facebook spagnola dedicata al mondo dei libri, che ha parlato proprio ieri di un romanzo di uno dei miei scrittori italiani preferiti (con cui sono ai limiti dello stalking, direi)... un libro che solo dal titolo non avrei riconosciuto!
E quindi, eccomi qui a parlarvi di ODORE DI CHIUSO di Marco Malvaldi:


Un giallo alla Malvaldi, ambientato a fine '800, in cui l'omicidio funge solo da sfondo per permettere a tutta una serie di buffi e geniali personaggi di muoversi e interagire tra loro. Tra questi c'è anche Pellegrino Artrusi, il famoso autore del libro di cucina "La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene". Se volete potete trovare la recensione completa qui.

Dal momento della sua uscita (nel 2011) ad oggi, il romanzo è stato tradotto in diverse lingue, tra cui il francese, lo spagnolo e il tedesco. La cosa buffa è che se non si leggesse la trama sulle quarte di copertina, difficilmente si capirebbe che si tratta sempre dello stesso libro. Vediamo subito perché.

In tedesco, il romanzo è uscito nel marzo del 2012 per la casa editrice  Pendo Verlag GMBH con la traduzione di Luis Ruby e il titolo DAS NAST DE NACHTIGALL 


La traduzione letterale sarebbe "Il nido dell'usignolo", un titolo che non ha nulla a che vedere con l'originale, ma di cui però richiama in qualche modo la copertina (su cui spiccano appunto due usignoli morti).

In francese è uscito a maggio nel 2012 con la casa editrice Christian Burgois, la traduzione di Lise Chapuis e il titolo LE MYSTERE DE ROCCAPENDENTE


Il titolo francese, Il mistero di Roccapendente, punta invece più sul luogo in cui è ambientato il romanzo e cambia anche la copertina, inserendo l'immagine di un maggiordomo (che in questo caso è vittima e non assassino). 

L'uscita spagnola è invece piuttosto recente, a giugno di quest'anno, per la casa editrice Ediciones Destino e la traduzione di Juan Carlos Gentile Vitale, con il titolo EL CASO DEL MAYORDOMO ASESINADO 


Il titolo anche in questo caso cambia (la traduzione letterale sarebbe "Il caso del maggiordomo assassinato") però l'edizione spagnola mantiene la similitudine con la copertina italiana.

Quattro titoli diversi quindi per un solo libro...e  nessuna delle tre traduzioni che si avvicini anche solo lontanamente all'originale. Tra tutte, quella che mi piace meno, sia per titolo sia per copertina, è la versione tedesca, anche se forse è l'unica a non svelare proprio nulla della trama del romanzo (cosa che non fa nemmeno il titolo originale). Il titolo spagnolo e quello francese sono invece un po' più esplicativi...

Che ne pensate?