domenica 28 febbraio 2021

FEBBRAIO

Febbraio è stato un mese lunghissimo. Lo so, ho detto lo stesso anche di gennaio, che dalla sua ha almeno la scusante di avere trentun giorni, eppure anche questo mese, che sulla carta è il più corto dell'anno, sembrava non voler finire più. Credo sia uno dei tanti effetti della pandemia, quello di dilatare il tempo a dismisura e farne perdere un po' la cognizione. È stato un mese faticoso, come lo sembrano essere un po' tutti da un anno a questa parte, che ha raggiunto il suo culmine proprio questa settimana, quando ho finalmente potuto ricevere la prima dose di vaccino antiCovid: un momento emozionante, che spero possano vivere presto tutti quanti, per poter finalmente tornare il più possibile alla normalità.

Nonostante la stanchezza fisica e mentale perenne, questo mese però ho anche letto più di quello scorso: ben quattro libri, tre di autori che già conoscevo e una nuova scoperta.


Ho iniziato il mese con SWING LOW di Miriam Toews, romanzo del 2000 ma pubblicato all'inizio di quest'anno da marcos y marcos con la traduzione di Maurizia Balmelli. Avevo un certo timore ad affrontare questa lettura, perché racconta la storia di Mel, il padre di Miriam, dall'adolescenza fino al momento del suicidio. Temevo che mi avrebbe fatto star male, che avrei sofferto insieme a Miriam e alla sua famiglia, e invece, pur trasmettendo tutta la tragicità dell'evento, quel che viene fuori è un ritratto amorevole, delicato, quasi poetico, di un uomo che ha lottato per anni contro se stesso e la sua psicosi maniaco-depressiva, sconfiggendo finché ha potuto un destino che tutti davano per scontato.

Be', disse mio padre dopo che ebbero viaggiato in silenzio per un po', l'ho fatto.
Hai fatto molte cose, Mel, disse mia mamma. A cosa ti riferisci?
Ho fatto quello che dicevano che non avrei mai fatto, rispose mio padre.

E invece Mel è riuscito a diventare insegnante, è riuscito a sposarsi e a crescere due figlie, trasmettendo loro tutto l'amore di cui era capace. E Miriam Toews si conferma una delle mie scrittrici preferite in assoluto, proprio per questa delicatezza, per questa poesia con cui riesce a raccontare anche la storia più triste, riuscendo, in qualche modo e per un momento, a mostrare anche il bello di tutto quello che c'è stato.

Lasciata Miriam Toews, è stato il turno di ESERCIZI DI FIDUCIA di Susan Choi, tradotto da Isabella Zani per Edizioni Sur, e vincitore del National Book Award del 2019. Un romanzo che mi incuriosiva molto, forse anche perché dal momento dell'uscita ne ho sentito parlare moltissimo e molto bene.
È la storia di due ragazzi, David e Sarah, che frequentano insieme ad altri coetanei una scuola di drammaturgia in una non ben precisata cittadina americana. Ma la loro storia è in realtà solo un pretesto, da cui partono poi altre storie intrecciate, che coinvolgono quasi tutti i ragazzi dell'istituto, che in parte scopriamo sul momento in parte scopriamo tanti anni dopo, quando vediamo che cosa questi ragazzi sono diventati. 
Esercizi di fiducia è un romanzo molto complesso, difficile da riassumere e, per me, anche molto difficile da leggere. Temo di non averlo compreso appieno, di essermi persa qualche passaggio in questo intrico di trame, sottotrame, detti e non detti, verità e illusioni che l'autrice fa vivere ai suoi personaggi. Mi aspettavo qualcosa di diverso, sicuramente, e in parte forse è stato questo a impedirmi di vivere appieno il romanzo e lasciarmici immergere. Ne sono stata invece una sorta di spettatrice esterna, una di quelle che ogni tanto si deve girare verso il suo vicino per chiedere qualche spiegazione. Insomma, non un libro per me.

Dopo un romanzo così, avevo bisogno di qualcosa di leggero e mi sono buttata su MAGARI DOMANI RESTO di Lorenzo Marone (acquistato proprio a inizio mese per prendere la nuova coperta del lettore Feltrinelli).
Ho scoperto Lorenzo Marone quasi per caso l'anno scorso, comprando (sempre per prendere la coperta del lettore) e innamorandomi di Un ragazzo normale. Ero curiosa di leggere altro di suo e, seguendo anche i vari consigli che mi sono stati dati, sono approdata a casa di Luce nei Quartieri Spagnoli. Giovane avvocato, con un rapporto conflittuale con la madre e una strada nella vita ancora da trovare, Luce si arrabatta come può nella sua quotidianità, grazie anche a un anziano vicino che a modo suo le sta facendo scoprire il vero senso della famiglia, a un Cane Superiore che non la lascia mai sola e a Carmen e Kevin, mamma e figlio, su cui teoricamente starebbe lavorando ma che in realtà quasi senza che se ne renda conto si trasformano in una ragione di vita.
È un romanzo leggero, con un lieto fine sicuramente prevedibile e qualche frasetta a effetto, ma che è proprio ciò di cui un lettore ha bisogno quando legge un libro come  questo. Non è bello come Un ragazzo normale, questo no, ma è stata comunque una piacevolissima lettura.

E non smettete mai di essere curiosi, perché 'a curiosità è 'na forma 'e coraggio.

Febbraio si è concluso con CASA È DOVE FA MALE, il nuovo romanzo di Massimo Cuomo, fresco di stampa per Edizioni E/O.
Chi mi segue da un po' sa cosa significa per me Piccola osteria senza parole, il secondo romanzo di Massimo Cuomo. E quindi credo non sia difficile immaginare con quanta attesa mista ad ansia io aspetti ogni volta l'uscita di un suo nuovo libro.
Casa è dove fa male è la storia di un condominio e delle persone che ne occupano i suoi sette appartamenti. Persone con vizi, manie, strane fissazioni, debolezze, segreti e fragilità che celano nella sicurezza delle mura che li circondano. Pareti che sono però molto sottili e che a poco a poco rivelano tutto quello che succede all'interno.
È un romanzo particolare, spiazzante, con delle note un po' surreali e weird, con qualche nota quasi splatter, completamente diverso dai romanzi precedenti di Massimo Cuomo eppure al tempo stesso simili, nella bravura che dimostra nel rappresentare le debolezze e le fragilità umane. E che ora mi farà guardare gli altri abitanti del mio condominio con occhio sicuramente diverso.

Per quanto riguarda i libri che mi sono regalata questo mese, due sono anche tra le letture: Magari domani resto di Lorenzo Marone e Casa è dove fa male di Massimo Cuomo. A questi si aggiunge poi Io e Mr Wilder, il nuovo romanzo di Jonathan Coe uscito il 18 febbraio per Feltrinelli con la traduzione di Mariagiulia Castagnone, che sarà quasi sicuramente la mia prossima lettura.


Bene, direi che è tutt... Ah no, fermi! Stavo quasi per dimenticarmene... tra i nuovi arrivi in casa di questo mese c'è anche Fuga dalla rete. Letteratura americana e tecnodipendenza di Luca Pantarotto, uscito sempre il 18 febbraio per Milieu.

È un viaggio nella letteratura americana degli ultimi anni alla scoperta dei modi in cui alcuni dei più grandi scrittori statunitensi si sono confrontati con la rivoluzione digitale... e, tra le altre cose, l'ha scritto mio marito!

Direi che adesso per febbraio è tutto davvero. Ci leggiamo tra un mese!

domenica 31 gennaio 2021

GENNAIO

E così siamo arrivati anche alla fine di gennaio. Un mese che ho trovato lunghissimo, nonostante sia iniziato con sei giorni di ferie, a causa di una quantità sovraumana di lavoro scolastico a cui dover star dietro: siamo tornati in presenza, ed è bellissimo ma dopo due mesi a parlare davanti a uno schermo senza doversi preoccupare di mascherine che proprio non ne vogliono sapere di rimanere sul naso, di aeroplanini che volano, di ragazzi che non la smettono più di parlare (e, giusto, questa cosa mi ha commosso... almeno per i primi dieci minuti), riabituarsi alla vita di classe ha richiesto un certo dispendio di energie. Poi ci sono stati gli scrutini, gli stage di tre classi da far partire, i lavori extrascolastici che arrivano sempre tutti insieme... insomma, festeggio il 31 gennaio come se fosse il 31 dicembre.

Ma ora sono qui, a tener fede al mio buon proposito di scrivere almeno un post al mese per parlarvi dei libri che ho letto e delle "cose letterarie" che ho fatto.

Partiamo dalle letture che mi hanno tenuto compagnia in questo primo mese dell'anno. Sono partita con molto slancio nelle prime settimane, ma poi le letture hanno risentito degli impegni della vita vera e quindi alla fine ho concluso solo tre libri (a cui però si aggiungono due inediti letti per lavoro, quindi, insomma, poteva anche andare peggio).


Sono partita con AL CENTRO DEL MONDO di Alessio Torino, pubblicato da Mondadori a settembre del 2020. Di Alessio Torino credo di aver letto tutto, apprezzando sempre il suo stile e il suo modo di raccontare, ma non sempre ritrovandomi del tutto nelle sue trame. E questo suo ultimo romanzo non fa differenza.

È la storia di Damiano Bacciardi, un adolescente che vive con la nonna Adele, il nonno e zio Vince a Villa Croce, una tenuta di campagna famosa per produrre "la manna", un miele miracoloso che favorisce le gravidanze. Ma è anche famosa per la quercia dove si è impiccato il padre di Damiano: era stato lui a trovarlo e da allora qualcosa nella sua testa si è incrinato. Lo zio Vince vorrebbe liberarsi della tenuta, ma Damiano fa di tutto per evitarlo, per difendere quel mondo in rovina che è l'unico che conosce e in cui si sente al sicuro.

Si girò verso il campo. Damiano stava rientrando in casa. Visto di spalle le sembrò soltanto il ragazzino di diciassette anni che era. Rabbrividì al pensiero di quanto poteva essere crudele la vita. E di quanto potevano esserlo, ancora di più, le persone.

Ho fatto un po' di fatica a leggere questo romanzo: non mi sono mai trovata davvero immersa nella storia né sono riuscita a comprendere appieno le dinamiche dei personaggi. È una storia triste, cupa, di sofferenza e ricordi del passato che sembrano impedire di vivere il presente, illuminata a volte da momenti di pura poesia e di tenerezza, che però rimangono, appunto, solo momenti. Il romanzo è scritto bene, ma a volte si ha la sensazione che Alessio Torino si sia concentrato di più sullo stile che non sulla storia e questo lo fa risultate a tratti un po' macchinoso da seguire. Una lettura che sicuramente non sconsiglio, ma nemmeno adatta a tutti e in ogni momento.

Dopo è toccato a NOMADLAND di Jessica Bruder, pubblicato da Clichy edizioni con la traduzione di Giada Diano. Un racconto d'inchiesta, recita il sottotitolo, e in effetti questo è: l'autrice per mesi ha vissuto in un camper documentando la vita degli americani itineranti, donne e uomini perlopiù pensionati che hanno abbandonato la loro casa e la loro città per spostarsi in giro per l'America, seguendo lavori stagionali. Da qui è stato tratto l'omonimo film con Frances McDormand come protagonista, che ha vinto il Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia 2020.

La prima domanda che potrebbe sorgere spontanea prima di iniziare a leggere questo romanzo è: ma a me esattamente cosa importa di leggere un reportage su un gruppo di pensionati americani che decidono di andare a vivere in un camper o in un furgone? Una domanda che, ammetto, per un momento mi sono posta anche io. Poi però ho iniziato a leggere, ho conosciuto Linda May e tutti i workamper come lei (lavoratori che vivono in camper, furgoni, van, automobili e si spostano per il paese di lavoro stagionale in lavoro stagionale): persone che per problemi economici non sono più riusciti a sostenere i costi di una casa e si sono visti costretti a cambiare radicalmente il loro stile di vita, tra mille difficoltà ma anche tra momenti di assoluto cameratismo e comunione. Ho scoperto i lavori stagionali americani: tra tutti Amazon, ma anche i custodi di campeggi, gli addetti alla raccolta delle barbabietole, i gestori di luna-park... Ho imparato tanto, leggendo questo libro, grazie anche allo stile dell'autrice che riesce a essere coinvolgente fin dalla prima pagina. Lo consiglio caldamente.

 La verità, per come la vedo io, è che le persone sono capaci di lottare e allo stesso tempo di conservare il proprio ottimismo, anche davanti alle sfide più ardue. Non significa negare la realtà. Piuttosto, dimostra la notevole capacità del genere umano di adattarsi, di cercare un significato e un senso di affinità di fronte alle avversità. Come fa notare Rebecca Solnit nel suo "Un paradiso all'inferno. Le straordinarie comunità solidali dei terremoti e di altri disastri", le persone non solo si tirano su nei momenti di crisi, ma lo fanno con "sorprendente, marcata allegria". È possibile subire avversità che mettono a dura prova il nostro desiderio di resistere, ma trovare al tempo stesso la felicità nei momenti di condivisione.

 L'ultima lettura di gennaio è stata una decisione improvvisa. IL SELVAGGIO di Guillermo Arriaga (edito da Bompiani e tradotto da Bruno Arpaia) se ne stava lì nella mia libreria da almeno un paio d'anni, in attesa che io mi decidessi di leggerlo. Era la mole a spaventarmi, devo ammetterlo, perché un libro di più di settecento pagine letto nel momento sbagliato può trasformarsi in una vera tortura.

Ma poi senza pensarci troppo l'ho iniziato e mi sono ritrovata a leggere un romanzo meraviglioso, talmente coinvolgente e ben scritto che la sua lunghezza non mi è mai pesata, anzi, arrivata alla fine avrei voluto averne ancora. Ho conosciuto Juan Guillermo, questo ragazzino messicano che, nel giro di pochi anni, vede la sua famiglia morire, uno dopo l'altro: il fratello è stato ucciso, la nonna non ha retto il dolore, i genitori si sono spenti e lui rimane da solo a lottare per farsi giustizia e per sopravvivere.

Selvaggio. Sarò il selvaggio. Non mi fermeranno. Se deve vendicarmi, mi vendicherò. Se devo perdonare, perdonerò. Se devo amare, amerò. Se devo cedere, cederò. Se devo combattere, combatterò. Mi è chiaro che sarà la vita – non la morte – a guidare le mie decisioni. Darò la vita per la vita, sempre per la vita.

Al di là della trama, che offre uno spaccato molto convincente della vita in Messico negli anni settanta, e dei personaggi, la forza del romanzo sta nella scrittura di Arriaga, in grado di alternare lunghe descrizioni a capitoli più brevi e concisi, di giocare con le parole sfruttandone al massimo tutta la forza e il potere evocativo.   Qui dentro c'è la storia di un paese, c'è la storia di un ragazzo, c'è la letteratura, c'è il dolore, la voglia di riscatto e di vendetta, c'è l'amore. C'è tutto, in questo romanzo.

Un altro mio buon proposito per questo 2021, oltre a quello di aggiornare il blog una volta al mese e di segnare le mie letture su un quadernino apposito (lo sto facendo, giuro!), c'è quello di regalarmi almeno un libro al mese. A gennaio i libri sono stati due e conto di iniziarli entrambi a breve: Esercizi di fiducia di Susan Choi (tradotto da Isabella Zani per edizioni Sur) e Swing Low di Miriam Toews (tradotto da Maurizia Balmelli per marcosymarcos).

 


Poi, mi sono anche regalata un ordine su The UnemployedPhilosphers Guild, perché sono passati alcuni anni dall'ultimo arrivo di Little Thinkers in questa casa ed era giunta l'ora di rimediare. Questa volta però non abbiamo preso pupazzi grandi, ma "solo" magnetic personalities (nello specifico Cthulhu, Garcia Márquez, Joyce e Whiltman), più un burrocacao di Shakespeare e il puzzle da 1000 pezzi con i più famosi incipit della letteratura mondiale.



E domani è febbraio. Sicuramente leggerò i due romanzi che mi sono regalata a gennaio e, per quanto riguarda i libri da regalarmi, ci saranno sicuramente Casa è dove fa male di Massimo Cuomo, in uscita il 24 febbraio per edizioni e/o,  e Io e Mr Wilder di Jonathan Coe, in uscita per Feltrinelli il 18 febbraio... ma non escludo altri acquisti d'impulso.

Per ora è tutto, ci rileggiamo qui tra un mese!

lunedì 4 gennaio 2021

Buoni propositi per un 2021 di libri

I buoni propositi non sono mai stati il mio forte. Ci penso sempre, all'inizio dell'anno, a cosa vorrei cambiare della mia vita, a cosa vorrei iniziare a fare o smettere di fare rispetto all'anno precedente, ma è un pensiero fugace, che raramente trova voce. A volte porto avanti i miei buoni propositi senza nemmeno rendermene conto, altre li faccio naufragare miseramente dopo qualche debole tentativo di rispettarli (come nel 2020, quando ho iniziato a mettere da parte ogni giorno qualche moneta per comprarmi l'aspirapolvere Dyson, "perché così dà più soddisfazione", e poi durante il lockdown ho usato quelle stesse monete per pagare la consegna a domicilio del cinese, "perché sono gli unici contanti che abbiamo in casa, l'aspirapolvere capirà"). 

E allora perché sono qui a scrivere un post, nei primi giorni di gennaio di un nuovo anno, sui buoni propositi? Perché ci voglio provare, ancora una volta. Il 2020 è stato un anno difficile per tutti: per alcuni tragico e doloroso, per altri "solo" psicologicamente complicato. Io sto iniziando ad accusare l'impossibilità di muoversi, di uscire, di andare in giro, di vivere la mia quotidianità normalmente e serenamente solo dagli ultimi mesi. Sarà la DaD, sarà l'incertezza di quando tutto questo finirà, ma in queste ultime settimane mi sembra di non avere prospettive e obiettivi concreti da raggiungere. Ho il lavoro, certo, con la scuola e con le traduzioni. Ho un marito, con cui sono riuscita ad andare d'accordo anche stando insieme 24 ore su 24 (e no, non era una cosa così scontata, né per lui, né per me, né per nessuno). Ho la salute, ho i libri, ho Netflix e un sacco di ricette di dolci da provare ogni giorno. Insomma, sono fortunata, ma questo clima di incertezza perenne inizia a farsi sentire, ecco. 

Tra le tante idee che mi sono venute in mente, quelle che riguardano il mondo dei libri sono tre e ho deciso che, oltre ad annunciarle sui social, dovevano essere scritte anche qui, nero su bianco su sfondo a pois, per dare loro una maggiore "ufficialità".


©Toscano

E quindi, in questo 2021 voglio assolutamente:

- Segnare su un quadernino le mie letture. Voglio molto bene ad aNobii e non ho alcuna intenzione di abbandonarlo, ma ho voglia di scrivere a mano, di annotare ciò che leggo in modo un po' più artigianale, senza dover aspettare di accendere il pc o una app per farlo. Ho già iniziato, in realtà, con la mia prima lettura dell'anno, ma ancora devo trovare la forma che più mi convinca (segno solo titolo e autore? Segno la data di inizio e di fine? Segno il numero di pagine? Le mie impressioni? Qualche citazione?). In ogni caso vedere il primo titolo lì in alto sulla prima riga del quadernino di mi ha dato una certa soddisfazione. 


- Scrivere almeno un post al mese sul blog, per raccontare ciò che ho letto e le mie impressioni a riguardo. Non saranno vere e proprie recensioni, perché dubito che troverei il tempo e la forza per scriverle, ma una sorta di riepilogo dei libri che mi hanno tenuto compagnia in quel determinato periodo. È una cosa che sento di dovere al blog, per quello che ha rappresentato e ancora rappresenta nella mia vita, ai libri che leggo e a chi ancora adesso, sebbene non abbia praticamente più scritto né aggiornato i vari social, mi dice che aspetta il mio parere e i miei consigli. E poi anche un po' per me, per tentare di ritrovare il gusto di scrivere che negli ultimi anni si è perso un po' per strada.

- Regalarmi almeno un libro al mese. Questo buon proposito sembra facilissimo da rispettare, ma mi sono resa conto che nel 2020 non mi sono comprata un libro ogni mese (certo, poi ci sono stati mesi in cui ne ho comprati anche quattro, quindi la media è comunque rispettata) e spesso ho rimandato acquisti di romanzi che volevo leggere senza alcun motivo preciso. Quindi per quest'anno, almeno un libro nuovo al mese deve arrivare (quello di gennaio sarà sicuramente Swing Low di Miriam Toews, in uscita il 20 gennaio per marcosymarcos... ma non escludo ne possano arrivare anche altri).


Sono tre buoni propositi molto piccoli, quasi banali e, per questo, spero semplici da portare avanti. A questi se ne sommano poi altri che non riguardano i libri (imparare a cucinare la carne non solo ai ferri o scaloppina; ridurre ulteriormente l'uso della plastica in casa; etc...) e sicuramente ce ne saranno altri ancora, che si formeranno nella mia testa con il passare dei mesi. Tutti insieme spero mi aiutino a sopportare un po' meglio questo periodo privo di certezze.


E voi avete qualche buon proposito per questo 2021?

mercoledì 30 dicembre 2020

Il 2020 in un post

 Fa un certo effetto ritornare a scrivere su questo blog a un anno esatto di distanza dall'ultimo post. Soprattutto se si considera che anno assurdo e difficile è stato questo 2020. Quando ho scritto qui per l'ultima volta la parola lockdown era qualcosa di distante, che sentivamo ogni tanto menzionare al telegiornale ma che mai avremmo pensato avrebbe fatto parte della nostra quotidianità. Non avevo mai indossato una mascherina, se si esclude quella volta in cui con degli amici avevamo dipinto con lo spray un vestito di carnevale, e mai avrei  pensato di doverla tenere addosso ogniqualvolta mettessi piede fuori di casa. Avevo un paio di barattoli di gel igienizzante abbandonati in un cassetto del bagno ed erano anni che qualcuno non mi infilava qualcosa nel naso. 

E poi è arrivato il 2020, è arrivato il Coronavirus, sono arrivati i tristi dati giornalieri su contagi e decessi, sono arrivate le zone rosse, i DPCM, i lockdown, la didattica a distanza, i tamponi (ne ho fatti solo due, uno per lavoro e uno per sicurezza) e quella costante ansia di mettere piede fuori di casa e di ammalarsi o far ammalare qualcuno. Un anno complicato, in cui sicuramente io sono stata molto fortunata: nessuno della mia famiglia si è ammalato, nessuno di noi ha perso il lavoro o ha avuto gravi ripercussioni da questa situazione, se non la difficoltà emotiva e mentale di non poter fare le cose normalmente (che è nulla rispetto a chi si è ammalato, è indubbio, ma che ogni tanto si fa sentire).

E per quanto io non veda l'ora che quest'anno finisca, ci sono alcune cose che devo salvare per forza. Per esempio, ho tradotto tanto e sono uscite tante mie traduzioni. Da un po' di tempo a questa parte mi sto cimentando nella traduzione di libri per bambini e ragazzi e mi sto divertendo tantissimo. Ne approfitto quindi per ringraziare chi mi ha dato questa opportunità, un giorno quasi dal nulla, per avermi fatto scoprire un mondo che ignoravo ma in cui invece ritrovo tutta me stessa (grazie, Lara!). 

Ecco qui quelli usciti quest'anno:


Ma veniamo alle letture di quest'anno, che lo so che è quello che più interessa anche a voi. Non ho letto tantissimo in questo 2020. Nemmeno poco, per carità, ma più ci ripenso più mi accorgo di non aver avuto il solito entusiasmo. Un po' è sicuramente colpa della didattica a distanza, che da marzo mi ha assorbito completamente (mi spiace se voi avete incontrato docenti che in DAD non facevano nulla, tutti nella mia scuola ci hanno dedicato anima e corpo, cercando di fare il più e il meglio possibile per non perdere i ragazzi per strada), un po' dalle letture per lavoro che sono continuate per tutto l'anno e che, per quanto siano sicuramente uno dei lavori dei miei sogni, ti tolgono un po' la voglia di leggere per piacere. E poi credo ci sia stata anche un po' di quella stanchezza fisiologica che ogni tanto colpisce anche i lettori più voraci. 

In compenso però ho scoperto e recuperato tante serie TV bellissime: ho visto tutto Downton Abbey, ho scoperto The Office, mi sono innamorata definitivamente di The Crown, abbiamo riso con Upload e con la seconda stagione di The Umbrella Academy e, proprio negli ultimi giorni, ho fatto una full immersion in Bridgerton (più duca di Hastings per tutti!).

Ma torniamo ai libri. Leggere meno ti fa diventare anche un lettore un po' più attento, o almeno con me è stato così. E quindi tra le letture assolutamente evitabili di quest'anno c'è un libro solo:  Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort.
Ci ho messo un mese a leggerlo. Lo prendevo in mano e a ogni pagina volevo lanciarlo fuori dalla finestra talmente mi irritava per la quantità di luoghi comuni sulle donne che contiene. Avrei potuto abbandonarlo, certo, ma per qualche motivo ho preferito trascinarmelo, per vedere se sul finale migliorasse (per me la risposta è: no). 

Le letture belle sono invece state molte, libri che per un motivo o per l'altro mi hanno emozionato o mi hanno tenuto tanta compagnia. Se devo scegliere i migliori in assoluto, direi che sono questi:

UN RAGAZZO NORMALE di Lorenzo Marone, edito da Feltrinelli. È il primo romanzo di Marone che leggo, un autore da cui per qualche inspiegabile motivo mi sono sempre tenuta a distanza, e ho riso e ho pianto tanto leggendo le avventure del piccolo Mimì che nell'estate del 1985 inizia a diventare grande, grazie anche alla sua speciale amicizia con Giancarlo Siani. Una scoperta inaspettata.


LA RAGAZZA CON LA MACCHINA DA SCRIVERE di Desy Icardi, edito da Fazi. Avevo già letto e apprezzato il primo romanzo di questa autrice, L'annusatrice di libri, ma qui con la storia di Dalia e della sua macchina da scrivere Olivetti rossa va oltre, creando un romanzo sui ricordi che trovano sempre il modo di venire a galla.


OLIVE, ANCORA LEI di Elizabeth Strout, edito da Einaudi e tradotto da Susanna Basso. Va be', non credo che ci sia bisogno di dire molto sul ritorno di Olive Kitteridge. Elizabeth Strout ha rischiato nel ridare voce a un personaggio così tanto amato: poteva venir fuori una minestra riscaldata, qualcosa per i lettori appassionati (tipo me, per intenderci) ma che non avesse più nulla da dire. E invece no, Olive Kitteridge è ancora e sempre lei, anche adesso che si fa sempre più stanca e anziana non ha perso la sua forza, né il suo modo, schietto, rude, ma anche molto sincero e profondo di vedere il mondo. 


LA STRADA DI CASA di Kent Haruf, pubblicato da NN editore con la traduzione di Fabio Cremonesi. Bello, bello, bello, forse il migliore di Haruf dopo Benedizione. Dopo otto anni di assenza, durante i quali nessuno ha sentito la sua mancanza, quello stronzo (scusate) di Jack Burdette ritorna a Holt con la sua cadillac rossa e con lui ritornano i ricordi di quello che ha fatto, alla cittadina che si è fidata e alle donne che hanno avuto la sfortuna di innamorarsi di lui. 


Non so cosa ci riserverà questo 2021, anche se a essere meglio del 2020 direi che ci va davvero poco. Spero che si possa presto tornare a fare una vita il più normale possibile, con tutte le accortezze e le attenzioni del caso (dai vaccino, spicciati!). Nel mio piccolo spero che la mia famiglia e i miei amici continuino a stare bene e così come quelle di tutti. Spero di poter tradurre ancora tanto, di leggere altri bei libri e guardare altre serie tv. Spero di poter tornare al cinema e alle mostre, che sono due delle attività che più mi sono mancate quest'anno. E spero che tutti voi possiate ritrovare la serenità se quest'anno l'avete persa o mantenerla se, come me, siete stati tra i fortunati in un anno terribile.

Ah sì, spero anche di tornare a scrivere un po' di più sul blog e non usarlo solo una volta l'anno, visto cos'è successo l'ultima volta che ci ho scritto.

domenica 29 dicembre 2019

Il mio 2019 in libri

A Natale puoi, fare quello che non puoi fare mai... 

come trovare finalmente il tempo di aggiornare il proprio blog dopo mesi di silenzio imbarazzante!
Eh sì, è da inizio settembre che non riesco ad avere un momento libero lungo a sufficienza da scrivere un post di senso compiuto. E così non ho raccontato dei bellissimi incontri al Festivaletteratura di Mantova, delle pochissime ma buonissime letture degli ultimi mesi e, soprattutto e con enorme rammarico, non ho festeggiato come si deve i dieci anni del blog, che cadevano a ottobre.  Ma sono stata risucchiata dal vortice del lavoro: sono stata riassunta a scuola, ho tradotto e sto ancora traducendo dei libri per bambini, ho continuato a editare e leggere per lavoro... insomma, capite che mi è rimasto a malapena il tempo di respirare, figuriamoci quello per aggiornare il blog.
Ma ora ci sono le vacanze di Natale e tra una mangiata e l’altra, posso finalmente togliere un po’ di polvere e ragnatele da queste pagine e dedicarmi ai tradizionali bilanci di lettura di fine anno. 

Che palle, direte voi, stiamo leggendo classifiche e liste ovunque. 

E ora vi beccate anche le mie, ecco.

©Ann Decemebre

Il 2019 è stato per me un anno di poche letture. O meglio, ho letto tantissimi libri, ma per lavoro... al punto che leggere per piacere è diventato quasi una sofferenza (“non si può mica sempre leggere” è stata una delle frasi che ho ripetuto più spesso quest’anno, e se ci penso mi sembra davvero incredibile). Ho tamponato un po’ la situazione buttandomi sulle serie TV (guardate tutti “The Crown”, se ancora non l’avete fatto!), ma i libri un po’ mi sono mancati.
Ho letto poco, dicevamo. Quarantatré libri, stando ad aNobii. Però ho letto bene. Quando si ha poco tempo si selezionano meglio le proprie letture, ci si orienta fin da subito verso testi che si immagina possano piacere e questo riduce drasticamente il numero di libri brutti che ci capitano sottocchio. 

Di davvero evitabili, che non mi hanno lasciato quasi niente, ne ho solo due: La misura dell’uomo di Marco Malvaldi, libro con cui ho iniziato (malissimo) l’anno; e Diario di scuola di Daniel Pennac, che mi ha terribilmente annoiata e non mi ha insegnato nulla di applicabile su come entrare nelle classi e farmi ascoltare da alunni che di ascoltarmi non sempre hanno molta voglia. In entrambi i casi forse la colpa è stata mia che avevo riversato aspettative ingiustificabilmente alte (ma ehi, si trattava di Malvadi e di Pennac, era mio diritto aspettarmi tanto!) su due libri che sulla carta erano prevedibilmente noiosi.



Il 2019 però è stato anche l’anno di grandi scoperte. Ho finalmente letto i romanzi di Robert Galbraith, per esempio, e mi sono follemente innamorata di Cormoran Strike. 
Ho letto diversi fumetti, dagli ultimi due volumi della raccolta completa di strisce di Calvin&Hobbes, a Sio con le sue Storiemigranti e Vincent VanLove di Ernesto Anderle, fino a Mooncop di Tom Gauld, che ho avuto la fortuna di incontrare al Festivaletteratura di Mantova.



Ho conosciuto i gialli torinesi di Cristian Frascella e del suo Contrera e le Figlie di una nuova era di Carmen Korn. Ho letto commossa La versione della cameriera di Daniel Woodrell e vissuto La mia estate fortunata con Miriam Toews (il suo romanzo d’esordio, bellissimo). 
Ho scoperto quella gran donna di Dorothy Allison, leggendo prima Due o tre cose che so di sicuro, poi partecipando al suo incontro a Mantova, per poi approdare a La bastarda della Carolina.

E poi c’è stato Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin, uno dei romanzi più belli che abbia letto negli ultimi anni. Un libro che parla di perdite, di dolore, ma anche di rinascita e d’amore. Se mi venisse chiesto di scegliere un solo romanzo da consigliare, sarebbe sicuramente questo. E lo consiglierei proprio a tutti, a chi ha perso qualcuno che ama e ancora non riesce a farsene una ragione, ma anche a chi semplicemente ha voglia di leggere una storia che, alla fine, lo faccia stare in pace con se stesso.



E adesso sta per iniziare un nuovo anno. In questo 2020 mi piacerebbe avere più tempo per leggere e per riprendere ad aggiornare il blog con una maggior frequenza. Ma soprattutto spero di trovare tanti libri e tante storie belle, da leggere e da vivere.

mercoledì 28 agosto 2019

Festivaletteratura 2019: chi, cosa, dove, come, quando e perché

Tra una settimana esatta inizia il Festivaletteratura 2019, giunto quest'anno alla sua ventiduesima edizione. Da mercoledì 4 a domenica 8 settembre le piazze, i cortili e i palazzi di Mantova saranno invasi da eventi e incontri con gli autori. 
Chi segue il blog da qualche anno saprà già quanto io ami questo festival. Tra tutte le fiere e gli eventi legati al mondo dei libri a cui ho partecipato nel corso del tempo, il Festivaletteratura è il mio preferito in assoluto. I motivi sono quelli che ripeto tutti gli anni: i tortelli di zucca, la torta sbrisolona, la mostard... ah... no, scusate, questi sono solo motivi complementari (ma di uguale importanza). È un bel festival perché coinvolge davvero tutta la città, sia per i luoghi degli eventi sia perché gli autori e le autrici ospiti si mimetizzano con la gente, passeggiando allegramente per la città. E poi appunto, ci sono i tortelli di zucca e la sbrisolona.

L'illustrazione di quest'anno è di Sarah Mazzetti
Il programma di quest'anno è particolarmente ricco (o, detta come l'ho detta l'altro giorno a una mia amica che mi chiedeva se sarei andata anche quest'anno: "sì, perché c'è un programma della madonna!".), a compensare un po' quello leggermente sottotono dell'anno passato. 

L'elenco completo degli eventi lo trovate sul sito, insieme alle istruzioni sulla prenotazione dei biglietti (per chi non è socio, le prenotazioni aprono venerdì 30). Ricordo che la maggior parte degli eventi è a pagamento (6€ ovunque, tranne quelli che si tengono in Piazza Castello che costano 7€) ma ce ne sono anche parecchi gratuiti (tutti quelli in Tenda Sordello, per esempio).

Io qui ho fatto una mia personale selezione degli eventi che più mi interessano e a cui cercherò di partecipare nei giorni in cui sarò presente:

Giovedì 5 settembre:

h 15.00 FUMETTI E ROMANZI DI PROUST. Tom Gauld con Chiara Valerio - Chiostro del museo Diocesano


h 21.00 WORDS ARE VERY NECESSARY. Tom Gauld e Alessandro Sanna - Piazza Leon Battista Alberti

Venerdì 6 settembre:

h 11.00 PAY SOME ATTENTION. Joshua Cohen - Tenda Sordello

h 18.15 MADRI E FIGLIE CORAGGIO. Dorothy Allison e Gaia Manzini - Palazzo Ducale, Basilica Palatina di Santa Barbara

h 21.00 REINVENTARE L'AMERICA. Colson Whitehead e Stas' Gawronski - Palazzo Ducale, Basilica Palatina di Santa Barbara

Sabato 7 settembre

h 10.00 IL CLIMA SIAMO NOI. Jonathan Safran Foer con Carlo Annese - Palazzo Ducale, Piazza Castello.


h 18.15 UN SOGNO COLTIVATO A LUNGO. Gail Honeyman con Paola Saluzzi - Palazzo Ducale, Basilica Palatina di Santa Barbara

h 21.00 COME DIVENTIAMO LETTORI. Marianne Wolf e Alberto Manguel - Palazzo Ducale, Basilica Palatina di Santa Barbara


Domenica 8 settembre (anche se noi saremo già ripartiti, ma lo segnalo comunque perché se rimanessi a Mantova ci andrei di sicuro)

h 18.30 IL BISOGNO PRIMARIO DEL ROMANZO. Ian McEwan con Marcello Fois - Palazzo Ducale, Piazza Castello.


Ecco, questo è più o meno tutto quel che cercherò di andare a sentire. Poi probabilmente non ci riuscirò, ad alcuni eventi magari se ne sostituiranno altri e sicuramente mi perderò qualcosa di altrettanto bello. In ogni caso, non vedo l'ora di andarci.
Voi ci sarete? 

lunedì 26 agosto 2019

LA VERSIONE DELLA CAMERIERA - Daniel Woodrell

L'Angelo nero che sovrastava i defunti senza nome cominciò a ballare. La lapide su cui posava era lunga come due uomini, fitta di nomi cesellati nel marmo molti decenni prima, ma ancora lucida. Reggeva alta una torcia, nel caso che la Verità tentasse la fuga con il favore delle tenebre. 
 


Tutti i paesi, grandi o piccoli che siano, hanno avuto nel corso della loro storia un fatto di cronaca, più o meno grave, che li ha segnati. Un incidente in cui sono morti dei ragazzi, un incendio, una tragedia famigliare, un grave fatto di cronaca nera... insomma, un fatto grave che ha sconvolto emotivamente la vita di tutti. Di solito nei paesi di queste cose non si parla volentieri: ci sono voci, ci sono pettegolezzi e, spesso, mai una sola verità. Qualcuno rimane più segnato di altri, se l’ha vissuto più da vicino: era presente, ha visto qualcosa, sapeva qualcosa, ha perso qualcuno. E solitamente quel qualcuno non riesce mai a darsi a pace, nonostante il tempo che passa.

È quello che succede ad Alma in La versione della cameriera di Daniel Woodrell, tradotto da Guido Calza per NNeditore. Vive a West Table, nel Missouri, e fa la domestica più o meno da sempre per le famiglie ricche della città. Lo faceva anche nel 1929, anno in cui c’è stata un’esplosione nella sala da ballo locale che ha causato la morte di quarantadue persone. Tra queste c’era chi era al suo primo appuntamento; chi si è trovato lì per caso, a sostituire il musicista malato; chi lì ci si era trovato per caso e chi forse nemmeno ci voleva andare. E c’era anche Ruby, l’amata sorella di Alma, dalla cui morte non si è mai ripresa, al punto che per un periodo è persino dovuta rimanere chiusa in un ospedale psichiatrico.
Al manicomio sprofondò ancor di più nel buco, il buco di tristezza sotto i nostri piedi che ci chiama quando perdiamo l'orientamento o un qualunque motivo per andare avanti, il confortante precipizio al di là degli affanni comuni e del buonsenso, giù nella voragine fino alla malinconica poltrona il cui conforto diventa un pericolo in quellospazio solitario, e ci vogliono anni, o un'eternità, perché chi vi si è arenato ritrovi l'energia per alzarsi da quel soffice e mesto isolamento, per tornare verso il buco e arrampicarsi di nuovo su, verso i noti pericoli del mondo alla luce del sole.

Alma racconta tutta la storia, tra salti temporali tra passato e presente, e vite di famiglia che si intrecciano, al nipote Alek, che trascorre da lei l’estate: inizialmente un po’ controvoglia, poi però si lascia prendere dalla storia della nonna, dai suoi ricordo e dalla sua verità su quanto accaduto quella notte. 
Alma DeGeer Dunahew, con la sua indole ostile e sofferente, le sue oscure ossessioni e il suo primitivo bisogno di vendetta, era il grande cuore rosso della nostra famiglia, il cuore vero, quello che teniamo nascosto e ci sorregge.
Passarono anni prima che imparassi a volerle bene.
La versione della cameriera è un romanzo molto particolare, ricco di personaggio e di intrecci che Woodrell distribuisce nel racconto attraverso salti temporali inizialmente un po’ destabilizzanti. Una volta che si entra nel meccanismo, che ci si lascia accompagnare da Alma e dal suo ricordo dentro alle vicissitudini della sua famiglia, però, se ne resta completamente conquistati. Si percepisce forte il suo amore per la sorella Ruby, questa ragazza che si innamora sempre degli uomini sbagliati e che è sempre pronta a dividere con Alma e i suoi tre figli quel poco di cibo che trova. E si percepisce forte anche il dolore che Alma prova per la sua tragica morte, reso ancor più forte dal fatto di credere di sapere chi sia stato.

In mezzo alla storia di Alma e della sua famiglia, Woodrell dedica dei singoli capitoli, bellissimi, ad alcune delle persone che hanno perso la vita nell'esplosione della sala da ballo: quasi una piccola antologia di Spoon River, a tratti molto commovente, che dimostra quali scherzi terribili possa fare a volte il destino.

Lui saltò un altro steccato e risalì Hill Street e il mondo dietro di lui si squarciò e volò in aria, e lui si girò verso il cielo infuocato da un getto arancione che saliva ondeggiando in una torre molto più alta dell’orizzonte, e si fermò, vide un edificio in frantumi schizzare in aria con la gente che volava giù, e restò lì incapace di muoversi, incapace di muoversi o distogliere lo sguardo, sentì le urla tremende, le grida, l’agonia della gente che arrostiva, e non passò un giorno o una notte in cui non le sentisse.

Daniel Woodrell scrive in un modo incredibile. Una prosa segnante, che alterna momenti di estrema ricchezza ad altri di scrittura quasi scarna, asciutta, che riesce a trasmettere appieno lo stato d'animo di Alma e di tutto il resto del paese di fronte a una tragedia di cui tutti conoscono i colpevoli, ma nessuno, forse per proteggersi da altro dolore, forse per proteggere qualcun altro, vuole davvero ammetterlo.

Titolo: La versione della cameriera
Autore: Daniel Woodrell
Traduttore: Guido Calza
Pagine: 190
Editore: NN editore
Anno: 2019
Prezzo: 18,00€
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formato cartaceo: La versione della cameriera. La serie di West Table
formato ebook: La versione della cameriera