Visualizzazione post con etichetta Nottetempo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nottetempo. Mostra tutti i post

sabato 30 dicembre 2023

IL 2023 in un post

Il 2023 sta ormai volgendo al termine. Un anno che non ho amato particolarmente, se devo essere sincera. Non è successo niente di particolare, nel bene e nel male, eppure l'ho trovato molto faticoso. C'è stato qualche stress lavorativo che ancora devo imparare a gestire; qualche piccolo problema di salute (due volte il COVID, a cui ero miracolosamente scampata finora; un banalissimo intervento chirurgico da cui mi sono ripresa subito e senza alcun problema, ma che comunque c'è stato); l'estate più calda di sempre, che ci ha fatto vivere per una settimana praticamente chiusi in tavernetta, l'unica stanza della casa in cui si potesse respirare; il fatto di non aver tradotto nessun libro quest'anno, cosa che non mi succedeva da tantissimo tempo.
Tutte piccolezze rispetto ad altri anni ben più difficili... ma il 2023 non resterà tra gli anni da ricordare.
Qualche cosa bella c'è stata, ovviamente: abbiamo preso i nostri ritmi nella casetta nuova, a cui ci siamo abituati con molta più facilità di quello che avremmo mai immaginato (mi chiedo come abbia fatto a vivere finora senza una stufa a legna, per esempio) e in cui mi sembra già di vivere da tempo e non solo da poco più di un anno; abbiamo fatto molte gite, in posti bellissimi senza doverci allontanare troppo da casa (nota di merito al lago di Mergozzo, all'Abbazia di Staffarda, al Parco Faunistico La Torbiera e a Vendersi, il paese degli Spaventapasseri); abbiamo visto un sacco di campi di lavanda e distese di tulipani e ho persino dormito una notte in rifugio (il Rifugio Fontanamura, in Valsangone, vicino a Torino) con una mia amica, una di quelle cose che mai avrei immaginato di fare. 
Illustrazione di Gwen Van Knippenberg

E poi ho ricominciato a leggere dopo più di due anni in cui i libri non sempre riuscivano a darmi la gioia che mi hanno sempre dato. Non mi è ancora tornato del tutto l'entusiasmo per tutto il resto che ruota attorno a essi (no, nemmeno quest'anno sono andata al Salone del libro di Torino), però mi sembra già un grande passo avanti.
A questo proposito, ecco qui le mie migliori letture di quest'anno.


LE MEMORIE DI SVEN STOCCOLMA di Nathaniel Ian Miller, tradotto da Luca Briasco per Atlantide. È uno di quei romanzi che si iniziano con un po' di scetticismo: ma cosa avrà mai da raccontare un tizio solitario che, dopo essere rimasto sfigurato in un incidente in miniera, decide di andare a vivere in un fiordo sperduto dove non incontra mai nessuno? A volte va a trovarlo un uomo finlandese burbero e saggio che gli insegna a sopravvivere in una natura apparentemente ostile; a volte anche un geologo scozzese amante dei libri; e alla fine, semplicemente, il passato da cui è sfuggito. Impossibile non affezionarsi a Sven, a quest'uomo che vorrebbe fuggire dal mondo ma che il mondo, in qualche modo, trova sempre.


LA MASNÀ di Raffaella Romagnolo, finalmente ripubblicato quest'anno da Mondadori dopo anni di fuori catalogo. Aspettavo con ansia la nuova edizione di questo primo romanzo di Raffaella Romagnolo, un'autrice che ho imparato ad amare negli anni e che ogni suo nuovo libro non mi delude mai. È la storia di tre donne, nonna, madre e figlia, che passano dalla vita contadina a quella di città sempre dietro ai voleri di un uomo che sembra governare il loro destino. Uno spaccato della questione femminile in Italia nella metà del '900, e della lotta della più piccola che cerca di vivere ciò che sua madre e sua nonna non hanno potuto.


LA NOTTE ROSSA di Rebecca Godfrey, tradotto da Fabio Bernabei per NN editore. Il romanzo racconta una storia vera: la scomparsa e poi il ritrovamento del cadavere della quattordicenne Reena Virk, per il cui omicidio vengono indagati un gruppo di suoi coetanei che, prima di ucciderla, l'hanno massacrata di botte. È un libro molto forte, che porta inevitabilmente a interrogarsi sull'adolescenza e su quanto oltre si possa spingere il disagio giovanile, lasciando attonito chiunque vi assista.


PICCOLE UMANE DEBOLEZZE di Megan Nolan, tradotto da Tiziana Loporto, sempre per NN editore. Avevo già letto il primo romanzo di questa autrice, Atti di sottomissione: mi era piaciuto, ma senza riuscire a colpirmi del tutto. Questo secondo libro, invece, è stata una folgorazione. È di nuovo la storia di un disagio, giovanile e famigliare in questo caso: viene ritrovato il corpo di una bambina di tre anni e tutto lascia intendere che a ucciderla sia stata Lucy Green, che di anni ne ha dieci. Nessuno della famiglia di Lucy si è più preso cura di lei, dopo la morte della nonna. Ma adesso che tutti i riflettori sono puntati su di loro e l'accusa che pende sulle spalle di Lucy è così terribile, non si può più fare finta di niente. Un libro a tratti straziante, scritto benissimo e che ancora una volta ti costringe a riflettere sul significato di famiglia, di amore, di prendersi cura.



DALL'ORTO AL MONDO di Barbara Bernardini, pubblicato da Nottetempo. Da quando abbiamo lasciato l'appartamento per trasferirci in una villetta a schiera, abbiamo scoperto le gioie del giardino (per me è stata una ri-scoperta, in realtà, perché sono nata e cresciuta in campagna): abbiamo piantato due nuovi alberi, un ciliegio giapponese e un pesco; abbiamo trapiantato tre piantine di rose e miracolosamente resuscitato quelle che abbiamo trovato qui; tagliamo il prato e potiamo le piante. Non ci siamo ancora lanciati sull'orto, ma è di quelle cose che prima o poi vorremmo fare. Questo libro di Barbara Bernardini racconta proprio le gioie del prendersi cura della terra, coltivando prodotti e imparando cose nuove da chi la terra l'ha sempre coltivata. Un piccolo manuale di resistenza ecologica, come dice il sottotitolo, che al nostro mondo così bistrattato non potrebbe fare che bene.

Ci sono stati altri libri che mi hanno conquistata (segnalo, per esempio, il Piccolo manuale illustrato per cercatori di fiori, edito da Il saggiatore, ma anche, proprio in questi ultimi giorni, Baurmganter di Paul Auster), ma questi cinque sono quelli che più di tutti hanno lasciato un segno e che rimarranno con me negli anni a venire.

Che cosa augurarsi per il 2024? Spero sia un po' meno faticoso di questo suo stancante predecessore. Di ricominciare a tradurre, che è forse la cosa che mi è mancata di più in assoluto, ma anche di imparare a gestire meglio qualsiasi genere di stress lavorativo. Di non prendermi nuovamente il covid, ma se proprio devo che sia leggero come queste altre volte. Di visitare altri posti nuovi e bellissimi e di fare altre cose per la prima volta. Ma spero soprattutto che sia il più possibile sereno e felice, per me e per tutte le persone a cui voglio bene e, più in generale, per tutti quanti, sebbene il mondo là fuori faccia ogni giorno un po' più paura.
E ovviamente di continuare a leggere!

mercoledì 1 giugno 2016

"Era il maggio odoroso e tu solevi così menare il giorno"... tra eventi letterari e tante letture

Come già avevo previsto, e come più o meno succede quasi ogni anno, questo maggio appena conclusosi è stato un mese molto pieno, di eventi ed emozioni. E anche di letture, tante letture, ovviamente.

Andiamo con ordine e partiamo dagli incontri e dagli eventi. Il 9 maggio sono andata in casa NN Editore, all'incontro di presentazione in anteprima di Crepuscolo, ultimo romanzo della Trilogia della Pianura di Kent Haruf. A raccontarcelo c'era Fabio Cremonesi, traduttore italiano di tutti e tre i libri, e credo sia inutile dire che è stato proprio bello.

Il 12, invece, è iniziato il Salone internazionale del libro. Io sono andata il 13 e il 14. Come edizione l'ho trovata un po' più smorta rispetto agli altri anni (si percepiva una strana aria di transizione e cambiamento), ma devo dire che, sebbene abbia partecipato a pochissimi eventi rispetto agli anni passati, stare là dentro mi è piaciuto comunque, grazie a tutte le persone che ho incontrato (e la valanga di libri che ho acquistato).

Il 22 maggio c'è stato il penultimo incontro di Una valigia di libri. Siamo andate in Nord America e Canada, questa volta. Come sempre è stato un bel pomeriggio, ricco di chiacchiere e di tanti bei consigli. Il prossimo appuntamento, il 18 giugno, sarà, ahimè, l'ultimo... e ci porterà in Africa e Oceania.

Il 25 maggio, invece, ho realizzato un piccolo sogno: ho conosciuto dal vivo Elizabeth Strout, una delle mie scrittrici preferite in assoluto. L'incontro si è tenuto al Circolo dei lettori di Torino. C'era tantissima gente e abbiamo dovuto assistere alla conferenza in collegamento video. Però poi al momento degli autografi l'ho vista, le ho parlato e le ho stretto anche la mano. Credo che sia stato uno dei momenti letterari più emozionanti della mia vita.

Poi, è uscita una mia nuova traduzione (Il piccolo ma indispensabile libro sull'arte di chiudere gli affari di Jeffrey Gitomer, edito sempre da Anteprima) e mi sono arrivate un paio di email interessate per progetti futuri di cui però vi parlerò solo se effettivamente andranno in porto. Oh sì, e domani inizia anche La Grande Invasione!

Ora passiamo ai libri. Questo mese ne ho letti otto, più un fumetto (il meraviglioso Kobane Calling di Zerocalcare, che però ancora non ho recensito). Per fortuna, nessuna grossa delusione, anche se con uno ho una piccola rimostranza.



NON ADESSO, PER FAVORE - Annalisa De Simone, edito da Marsilio editore: un libro un po' particolare, che parla del terremoto in Abruzzo e di come questo abbia condizionato la vita della protagonista.

MI CHIAMO LUCY BARTON - Elizabeth Strout, edito da Einaudi: la trama del nuovo romanzo della Strout è molto bella, ma per me c'è qualcosa che non va a livello di revisione, che rovina un po' il tutto. Però ecco, la Strout è tornata.

BLITZ - David Trueba, pubblicato in Italia da Feltrinelli: amo questo scrittore spagnolo, per il suo mix tra comicità e ironia. E poi so cosa ha passato il protagonista e si è creata una notevole empatia.

MANUALE DI SOPRAVVIVENZA AMAZZONICA PER RAGAZZE DI CITTA' - Sara Porro: nuovo volume della collana Allacarta di EDT, che manda scrittori italiani in giro per il mondo a scrivere guide culinarie. Divertentissimo.

LE COSE CHE RESTANO - Jenny Offill, edito da NN editore: il primo romanzo di questa scrittrice americana, anche se il secondo a essere pubblicato in Italia (l'anno scorso era uscito Sembrava una felicità). Due libri completamente diversi, ma entrambi molto, molto belli.

TORINGRAD - Darien Levani, edito da Edizioni Spartaco: per scoprire come funziona il mondo dello spaccio e, soprattutto, quanto sia difficile uscirne.

IL PROFESSORE VA AL CONGRESSO - David Lodge, edito da Bompiani: un'immagine dissacrante (e molto divertente) degli accademici e dei professori che partecipano ai congressi e delle loro reali motivazioni.

L'INONDAZIONE - Adrian N. Bravi, edito da Nottetempo: una fiaba semplicissima e molto poetica, ambientata in un paesino completamente sommerso dall'acqua.

Bene, direi che questo maggio è stato davvero un gran bel mese. E anche se la vedo un po' dura, speriamo che giugno sia altrettanto ricco.
Voi che cosa avete letto di bello?

martedì 31 maggio 2016

L'INONDAZIONE - Adrián N. Bravi

Sentiva una strana sensazione di calma e serenità quando attraversava le strade sommerse del paese. Non sapeva darsi una spiegazione, forse non c'era neanche e, se c'era, in fondo non voleva conoscerla. Insomma, aveva capito che ritrovarsi tutta quell'acqua per le vie gli aveva aperto un mondo nuovo: le cose scomparivano dalla vista per farsi più presenti, sia per i vivi che per i morti.


C’è stato un periodo, quando ero bambina, in cui casa dei miei genitori era spesso soggetta a rischi di alluvione a causa di un tubo mal funzionate che, durante temporali violenti o lunghe giornate di pioggia, non riusciva a incanalare tutta l’acqua. Erano dei brutti momenti, perché vedevi l’acqua nel prato davanti a casa aumentare a dismisura, coprendo le piante, fino al momento in cui superava il muretto di divisione e invadeva la nostra strada. Il primo anno in cui è successo, non abbiamo fatto in tempo a togliere niente dal garage e, come noi, quasi tutti i nostri vicini. Risultato: più di un metro e mezzo d’acqua in cantina, un’auto da buttare e tante altre cose sommerse completamente. Io ho alcuni vaghi ricordi di quel momento. Un vicino che tenta, insieme a mio padre, di tirare fuori la nostra auto dal garage con l’acqua che ormai gli arrivava alla vita. Il pompiere che, tra le varie cose, ripesca un vecchio peluche di un asino e mi guarda sconsolato. Le patatine fritte che abbiamo mangiato dalla famiglia che ha ospitato me e mio fratello quella sera a cena. 
Da quella volta, ogni pioggia e ogni temporale era per tutti fonte di preoccupazione. Togli subito le auto, svuota la cantina, fai una piccola diga e poi, insieme ai vicini di casa, aspetta di vedere che cosa succede. Noi allagati non ci siamo più. Il mio vicino di casa, che si era trasferito da poco, due volte. Una delle due non ha retto, e mio padre e un altro vicino lo hanno ripescato dall'acqua svenuto. Poi quel tubo lo hanno aggiustato e l'acqua non è più arrivata, ma il ricordo e la paura che succeda di nuovo sono sempre lì.
Mi scuso per questo lungo preambolo, ma è quello che ho avuto in mente fin dal primo momento in cui ho visto la copertina di L’inondazione di Adrián N. Bravi, edito da nottetempo. Un ricordo che sembra lontano (era il 1992), che questo libro ha riportato prepotentemente alla luce.

L’inondazione racconta la storia di un paese, Río Sauce, che viene completamente sommerso dall’acqua. Tutti i pochi abitanti rimasti decidono di andarsene. Solo Ilario Morales non se la sente di lasciare la sua casa e quindi, raccolte poche cose che potrebbero tornargli utili, si rifugia nella soffitta di casa sua. Ogni giorno prende la sua piccola barca a remi e va in giro per le vie del paese: passa al cimitero a trovare sua moglie, sua figlia, e tutti gli altri morti; raccoglie quegli oggetti che da soli riemergono dall’acqua e li porta a casa, convinto che se siano emersi da soli ci deve essere un motivo; e osserva le case e questa lunga distesa d’acqua. Mentre è a pranzo in una locanda nel vicino, e asciutto, paese, scopre che qualcuno si è fatto avanti con gli abitanti di Río Sauce, per comprare tutte le case. Saputa la notizia, Ilario Morales cerca di andare a parlare con le persone che crede esserci dietro a questo piano e cercare così, in compagnia di un buffo cane che all'improvviso non lo vuole più abbandonare, di salvare il paese. Ma poi l’acqua finalmente si ritira, gli abitanti tornano in paese, eppure Morales sente che c’è qualcosa che non va.

Il mondo sommerso che riscopriva in quel momento davanti alla finestra lo faceva sentire, oltre che un estraneo, anche una specie di custode che aveva il compito di sorvegliare la valle rimasta nascosta; la terra della sua infanzia, umida, fitta di piante e animali, che si era ripiegata su se stessa per consentire all'acqua di alzarsi oltre gli argini.

L’inondazione è un romanzo all'apparenza molto semplice, quasi una fiaba, per lo stile con cui è raccontato e per la poeticità di certe immagini. Ma è anche qualcosa di più. È la storia della vita di un uomo, del suo passato e del suo presente, dell’amore per sua moglie, per la figlioletta morta da bambina e per quel figlio che invece ancora oggi gli dà dei problemi. Ed è la storia di un paese, di quelli piccoli e quasi dimenticati da tutti come ce ne sono tanti, anche in Italia, in cui la voglia di restare viene spesso soffocata dal desiderio di comodità, di cui è facile trovare qualcuno che voglia approfittare.
Ilario Morales è un piccolo eroe, un anziano che non si arrende e che non vuole lasciar andare tutti i ricordi della sua vita, anche se farlo sarebbe forse la cosa più semplice. Per cui affronta cinesi imprenditori, il figlio che vorrebbe ancora una volta chiedergli dei soldi, persino yacares, enormi e paurosi coccodrilli che hanno popolato quella distesa d'acqua. E affronta se stesso e il suo passato.

Nella sua estrema semplicità, nel suo surrealismo, nella poesia dei piccoli gesti e delle parole, questo libro mi è piaciuto davvero tanto. E lo consiglio a tutti, a chi in passato ha provato la sensazione di vedere tutto sommerso ma anche a chi non ha idea di che cosa possa fare dall'acqua alle case e alle persone.
Bello davvero.

Titolo: L'inondazione
Autore: Adrián N. Bravi
Pagine: 184
Anno: 2015
Editore: nottetempo
Acquista su Amazon:
formato brossura: L'inondazione
formato ebook:L'inondazione

martedì 21 febbraio 2012

SEPPELLITEMI DIETRO IL BATTISCOPA - Pavel Sanaev

Saša ha nove anni ma è destinato a "marcire" prima di averne sedici, secondo la profezia della nonna, la furibonda e tentacolare Nina Antonovna. Non può sudare, togliersi la calzamaglia di lana ruvida neanche di notte, tirare l'acqua nei gabinetti pubblici e salire sulle giostre: ci sono in agguato stafilococchi aurei, sinusiti croniche, dispepsie e bronchiti recidive. Così sentenzia la nonna, che lo trascina in giro per dottori e gli somministra senza sosta farmaci e tisane. Da quando sua madre si è innamorata di un pittore basso e squattrinato, il "nano succhiasangue", Saša è finito sotto l'ossessiva tutela della nonna, che lo ama ma lo ricopre di maledizioni e insulti - mentre lui sogna le rare e tenere visite della madre, e custodisce in una scatola segreta tanti piccoli oggetti che vengono da lei: una "biglia-mamma", un chewing-gum masticato e altri tesori. Saša ci racconta questa tragicomica infanzia senza innocenza, ambientata nella Russia degli anni '70, in un irresistibile romanzo d'esordio, divenuto un libro di culto per molti ex bambini sovietici.

Mi sono sempre tenuta alla larga dai romanzi che hanno titoli tristissimi e copertine con sopra bambini dallo sguardo ancora più triste. Non amo molto questo genere, non amo molto le disavventure (purtroppo molto spesso reali e autobiografiche) di questi piccoli protagonisti.
C'è però una mia cara amica che adora questo genere di romanzi, con protagonisti bambini sfortunati ("sfigati" li chiamiamo noi per prenderla in giro). E per questo non mi sono stupita molto quando per Natale mi ha consigliato di regalarle questo libro. Copertina e titolo lasciano infatti presagire il peggio: non può che essere veramente sfortunato un bambino che chiede di essere seppellito dietro il battiscopa.
E allora, com'è che ora mi ritrovo a recensire questo romanzo? Beh, perché quando ne abbiam riparlato, la mia amica me lo ha presentato come un libro divertentissimo, "un incrocio tra Agnes Browne e Paddy Clarke". Quest'ultimo non l'ho mai letto, ma ho amato talmente tanto Agnes e le sue avventure che se un libro anche solo le si avvicina vale la pena di provarlo.
E quindi eccomi qui, a recensire questo bellissimo romanzo che ho divorato in poche ore talmente mi ha conquistata.

Il protagonista, Saša, ha 9 anni, un fisico parecchio debilitato, ed è effettivamente parecchio sfortunato. Una sfortuna, la sua, che viene amplificata dalle reazioni di sua nonna, Nina Antonovna, di fronte alle sue avventure (sempre che non sia lei stessa a provocarle). E' una donna un po' scenografica Nina, che rimpiange il suo passato e si crogiola nei suoi male e nei suoi lamenti, che raggiungono il loro culmine quando si tratta della madre di Saša, colpevole di aver abbandonato il figlio per mettersi con un "nano succhiasoldi".
Nonostante il carattere forte e irruento, la donna ama molto il nipote, per il quale si preoccupa continuamente e costantemente (ed eccessivamente, anche), e ci rimane molto male quando nota in lui segni di insofferenza o di menefreghismo verso le sue raccomandazioni. E per questo tende a ricoprirlo di insulti e a farlo sentire un idiota. Ma d'altronde fa lo stesso anche con il marito, nonon di Saša, e soprattutto con la figlia.
Saša si ritrova così troppo spesso tra due fuochi: la "vita", ovvero sua nonna e tutto quello che lei fa per lui ogni giorno, e la "felicità", rappresentata dalla brevi e sporadiche visite di sua madre, che immancabilmente terminano con un litigio con la nonna.

E'un libro tragicomico, che fa ridere (molto azzeccata la scelta di usare Saša come narratore, rendendo le cose più semplici e quindi più buffe) ma anche ovviamente riflettere. E' impossibile non pensare ai diversi modi che una persona ha per dimostrare quanto bene vuole a un'altra e a quante volte, troppo spesso, modi sbagliati racchiudano intenzioni giuste. Non pensare alle difficoltà che può avere un bambino a crescere e vivere se alle spalle ha persone iperprotettive. E' impossibile non pensare a quanto i cattivi rapporti tra adulti possano influire e far star male i più piccoli.
Merita assolutamente!

Nota alla traduzione: ho trovato un "QUAL'E'" che mi ha fatto quasi venire un infarto. Terrificante trovare errori del genere in un romanzo.

Per acquistare SEPPELLITEMI DIETRO AL BATTISCOPA (Narrativa)