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mercoledì 12 aprile 2023

CIRCE - Madeline Miller

 (Queste considerazioni sono state pubblicate sulla pagina Facebook del blog, ma ho deciso di riportare piano piano tutte le recensione fatte di là anche qui, così da non perderle e ritrovarle più facilmente nel tempo)

Sono finalmente riuscita a terminare la lettura di Circe di Madeline Miller (tradotto da Marinella Magrì per Marsilio).
Dico finalmente perché da un certo punto in poi ho davvero arrancato con la lettura, complici anche due settimane lavorative piuttosto pesanti che non mi hanno permesso di dedicargli l'attenzione che si meritava. E credo che con un romanzo come questo sia fondamentale avere il tempo e la testa per mettersi lì e leggere e basta.

Il romanzo racconta la vita della maga Circe, dall'infanzia con il padre Elios, la madre ninfa Perseide e fratelli e sorelle divine, fino all'esilio sull'isola di Eea e poi all'arrivo di Odisseo che cambierà per sempre la sua vita.

La mia conoscenza della mitologia greca è molto limitata e deriva perlopiù dal cartone animato Pollon, uno dei miei preferiti quando ero bambina, e allo studio dell'Eneide alle superiori. Sapevo poco o nulla di Circe, a parte che è stata l'amante di Odisseo: non sapevo della sua vendetta verso Scilla, del suo ruolo nella nascita del Minotauro né del suo rapporto con Dedalo, del fatto che avesse avuto un figlio né dell'incontro con Penelope e Telemaco.

Madeline Miller è sicuramente molto brava nel narrare il tutto, nel tendere un filo immaginario che consente al lettore di non perdersi tra i vari racconti della mitologia classica. Ed è brava anche nel descrivere Circe non solo come la maga ma anche come la donna, così appassionata e così attratta dagli esseri umani.

Eppure qualcosa, almeno per me, non ha funzionato del tutto e ho faticato molto ad arrivare alla fine. Forse per la stanchezza mentale di queste settimane, forse perché se non ho mai approfondito la mitologia classica dopo aver visto Pollon c'è un motivo, arrivavo alla sera con la prospettiva di leggere Circe e venivo colta da un po' di sconforto. Riconosco che sia un problema mio e che di tratta di un buon romanzo, ma per me non è riuscito a esserlo come mi sarei aspettata.

mercoledì 1 giugno 2016

"Era il maggio odoroso e tu solevi così menare il giorno"... tra eventi letterari e tante letture

Come già avevo previsto, e come più o meno succede quasi ogni anno, questo maggio appena conclusosi è stato un mese molto pieno, di eventi ed emozioni. E anche di letture, tante letture, ovviamente.

Andiamo con ordine e partiamo dagli incontri e dagli eventi. Il 9 maggio sono andata in casa NN Editore, all'incontro di presentazione in anteprima di Crepuscolo, ultimo romanzo della Trilogia della Pianura di Kent Haruf. A raccontarcelo c'era Fabio Cremonesi, traduttore italiano di tutti e tre i libri, e credo sia inutile dire che è stato proprio bello.

Il 12, invece, è iniziato il Salone internazionale del libro. Io sono andata il 13 e il 14. Come edizione l'ho trovata un po' più smorta rispetto agli altri anni (si percepiva una strana aria di transizione e cambiamento), ma devo dire che, sebbene abbia partecipato a pochissimi eventi rispetto agli anni passati, stare là dentro mi è piaciuto comunque, grazie a tutte le persone che ho incontrato (e la valanga di libri che ho acquistato).

Il 22 maggio c'è stato il penultimo incontro di Una valigia di libri. Siamo andate in Nord America e Canada, questa volta. Come sempre è stato un bel pomeriggio, ricco di chiacchiere e di tanti bei consigli. Il prossimo appuntamento, il 18 giugno, sarà, ahimè, l'ultimo... e ci porterà in Africa e Oceania.

Il 25 maggio, invece, ho realizzato un piccolo sogno: ho conosciuto dal vivo Elizabeth Strout, una delle mie scrittrici preferite in assoluto. L'incontro si è tenuto al Circolo dei lettori di Torino. C'era tantissima gente e abbiamo dovuto assistere alla conferenza in collegamento video. Però poi al momento degli autografi l'ho vista, le ho parlato e le ho stretto anche la mano. Credo che sia stato uno dei momenti letterari più emozionanti della mia vita.

Poi, è uscita una mia nuova traduzione (Il piccolo ma indispensabile libro sull'arte di chiudere gli affari di Jeffrey Gitomer, edito sempre da Anteprima) e mi sono arrivate un paio di email interessate per progetti futuri di cui però vi parlerò solo se effettivamente andranno in porto. Oh sì, e domani inizia anche La Grande Invasione!

Ora passiamo ai libri. Questo mese ne ho letti otto, più un fumetto (il meraviglioso Kobane Calling di Zerocalcare, che però ancora non ho recensito). Per fortuna, nessuna grossa delusione, anche se con uno ho una piccola rimostranza.



NON ADESSO, PER FAVORE - Annalisa De Simone, edito da Marsilio editore: un libro un po' particolare, che parla del terremoto in Abruzzo e di come questo abbia condizionato la vita della protagonista.

MI CHIAMO LUCY BARTON - Elizabeth Strout, edito da Einaudi: la trama del nuovo romanzo della Strout è molto bella, ma per me c'è qualcosa che non va a livello di revisione, che rovina un po' il tutto. Però ecco, la Strout è tornata.

BLITZ - David Trueba, pubblicato in Italia da Feltrinelli: amo questo scrittore spagnolo, per il suo mix tra comicità e ironia. E poi so cosa ha passato il protagonista e si è creata una notevole empatia.

MANUALE DI SOPRAVVIVENZA AMAZZONICA PER RAGAZZE DI CITTA' - Sara Porro: nuovo volume della collana Allacarta di EDT, che manda scrittori italiani in giro per il mondo a scrivere guide culinarie. Divertentissimo.

LE COSE CHE RESTANO - Jenny Offill, edito da NN editore: il primo romanzo di questa scrittrice americana, anche se il secondo a essere pubblicato in Italia (l'anno scorso era uscito Sembrava una felicità). Due libri completamente diversi, ma entrambi molto, molto belli.

TORINGRAD - Darien Levani, edito da Edizioni Spartaco: per scoprire come funziona il mondo dello spaccio e, soprattutto, quanto sia difficile uscirne.

IL PROFESSORE VA AL CONGRESSO - David Lodge, edito da Bompiani: un'immagine dissacrante (e molto divertente) degli accademici e dei professori che partecipano ai congressi e delle loro reali motivazioni.

L'INONDAZIONE - Adrian N. Bravi, edito da Nottetempo: una fiaba semplicissima e molto poetica, ambientata in un paesino completamente sommerso dall'acqua.

Bene, direi che questo maggio è stato davvero un gran bel mese. E anche se la vedo un po' dura, speriamo che giugno sia altrettanto ricco.
Voi che cosa avete letto di bello?

venerdì 6 maggio 2016

NON ADESSO, PER FAVORE - Annalisa De Simone

Nella scala del dolore oggettivo la mamma mi stacca di vari gradini. Persa la città natale, la propria casa, il lavoro, l'intimità con il marito e la fiducia nel futuro della figlia, mia madre diventa imbattibile. Il problema è che c'è sempre qualcuno che sta peggio di te, ma questo non significa che ci si senta in dovere di stare meglio.

Quando ho sentito per la prima volta la notizia del terremoto all’Aquila ero in auto, con mia madre e una mia amica, e stavamo andando a fare una gita in un noto outlet piemontese. Avevano dato la notizia alla radio, senza ancora riuscire a specificare bene l’entità del disastro che si era compiuto. 
Ho preso davvero consapevolezza di quello che era successo solo la sera, guardando le prime immagini al tg, e poi man mano nei giorni successivi.
Non riesco nemmeno a immaginare che cosa si possa provare a perdere una persona cara, una casa, un negozio, un’auto, tutta la propria vita in un terremoto… e spero davvero di non scoprirlo mai. Però volevo leggere un libro che ne parlasse, un racconto di qualcuno che l’ha davvero vissuto, non per chissà quale turismo macabro, ma per poter ascoltare la voce di qualcuno a cui forse un po’ è stata tolta.

Quando mi è stato proposto Non adesso, per favore di Annalisa De Simone, pubblicato da Marsilio editore, ho accettato di leggerlo principalmente per questo. Poi mi è piaciuta molto anche la copertina, e il fatto che la protagonista fosse una giovane donna che lavora in una casa editrice e sogna di fare la scrittrice.

Annalisa vive a Roma, dove si è trasferita per l’Università e un po’ anche per fuggire da quella vita che le sarebbe toccata se fosse rimasta all’Aquila: i genitori gestiscono infatti un negozio di calzature e il suo destino segnato, in quanto figlia unica, sarebbe stato proprio quello di lavorare lì. Ma Annalisa vuole studiare e vuole scrivere. Grazie a uno stage, viene poi assunta in una piccola casa editrice dove si occupa di editing e, proprio per questo suo lavoro, durante una presentazione conosce Vittorio Ferretti, uno scrittore già affermato, molto più grande di lei, con il quale inizia una relazione, fatta principalmente di attrazione e sesso, ma che poi diventa qualcosa di più. Uno strano prendersi e lasciarsi, che porta Annalisa a essere all’Aquila proprio la notte del 6 aprile del 2009. Sfollata insieme alla sua famiglia, si ritrova a vivere in un piccolo appartamento di un paesino della costa abruzzese. Una convivenza forzata, con suo padre, sua madre e sua nonna, che porta alla luce tutti i problemi che la famiglia ha sempre avuto e incrementa quelli tra lei e Vittorio.

Devo dirvi la verità, da Non adesso, per favore mi aspettavo qualcosa di diverso. Al punto che finché la protagonista non è effettivamente arrivata all’Aquila non riuscivo davvero a capire che cosa l’autrice volesse raccontare. La storia di una giovane donna che si innamora di un uomo più anziano che con lei fa il bello e il cattivo tempo, tra sesso a volte un po’ esagerato e lunghi silenzi, non mi sembrava avesse niente di originale. Poi però a poco a poco li senso arriva, nei ricordi che emergono in Annalisa e nei suoi genitori durante la convivenza forzata, nel malessere psicofisico che la ragazza prova, per il terremoto reale che ha colpito la sua famiglia e la sua città e quello che prova dentro di lei, per questa strana storia che ha iniziato e per la sua vita e i suoi sogni in generale.
Ecco, direi che la seconda parte del libro, quella che parla del terremoto e di come, oltre che fisicamente, abbia colpito chi lo ha vissuto, e quell'incredibile postilla finale, salvano sicuramente la prima parte del romanzo e arrivano a darle un senso vero e proprio, molto profondo.

Non adesso, per favore di Annalisa De Simone è un buon libro, molto scorrevole (quasi non mi sono resa conto delle pagine che mi scorrevano sotto gli occhi…e quando un libro mi prende così tanto sicuramente ha qualcosa da dirmi), da cui forse mi aspettavo qualcosina di diverso e, a tratti, qualcosina di più. Però sì, è valsa la pena di leggerlo.


Titolo: Non adesso, per favore
Autore: Annalisa De Simone
Pagine: 210
Anno di pubblicazione: 2016
Editore: Marsilio editore
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formato brossura: Non adesso, per favore

giovedì 29 ottobre 2015

LE FRAGILI ATTESE - Mattia Signorini

La pensione Palomar aveva tutta l'aria di un posto di passaggio, simile a una piccola stazione di paese ficcata in mezzo alla campagna. Eppure intorno tutto era città. Agglomerati di cemento, strade lunghe chilometri, palazzi alti da non vederne la fine. Con i suoi due piani, vecchia come molte vite, se ne stava lì a testimoniare di un tempo che non era più.



Milano è una città che conosco poco e che, devo essere sincera, non mi ha mai attirata. Mi ha sempre dato l'idea di una città grigia, più grigia della Torino che tanto amo in questa stagione, una città spenta, piena di nebbia, in cui è facile perderti e scomparire in mezzo alla folla, senza che nessuno se ne accorga. Sicuramente è perché la conosco poco e perché sono un po' troppo campagnola per riuscire a immaginarmi a  mio agio a camminare tra le sue vie.

Eppure, un salto alla pensione Palomar, in quel quartiere della periferia milanese dove è ambientato Le fragili attese di Mattia Signorini, ce lo farei volentieri.

Mi piacerebbe andare a conoscere Italo, che la gestisce da quarantasette  anni, da quando è arrivato a Milano in fuga dalla campagna per cercare lavoro come operaio e ha invece deciso di rilevare quella palazzina con i soldi che aveva da parte. Mi piacerebbe mangiare una crostata di Emma, la mattina per colazione. Sedermi a giocare a carte con Adolfo Trento, che proprio in quella pensione va in villeggiatura ogni anno, e con Lucio Ormea, arrivato in città per cercare un padre che non l'ha mai voluto. Mi piacerebbe sentire Ingrid suonare l'arpa di notte e chiedere a Guido come si fa a insegnare l'inglese a una bambina muta.
Sono loro che popolano la pensione Palomar nella sua ultima settimana di apertura. Eh sì, perché Italo ormai è anziano e ha deciso che è giunta ora di chiudere e di dedicarsi un po' a se stesso, di fare un viaggio, magari, sebbene avere una pensione sempre piena è un po' come viaggiare, perché chiunque arriva porta un con sé un posto e la sua storia.
Sono loro che in quest'ultima settimana di apertura si ritrovano a condividere fragilità e paure, passato e presente, in cerca del loro posto nel mondo, dopo che quello che avevano pensato per loro è stato distrutto o non è mai esistito.
Non ci rendiamo mai conto di cosa stiamo diventando. Succede tutto in un momento. È come se la vita bussasse alla nostra porta, mentre prima se ne stava comodamente sulla soglia, senza disturbare, e d'un tratto ci dicesse: sto passando.
L'espediente scelto da Mattia Signorini non è certo originale. Prendere dei personaggi e metterli insieme in un albergo, in un condominio, in un contesto in cui volenti o nolenti devono interagire tra loro non è una cosa nuova in letteratura. Eppure, il senso di già letto, già sentito,  non c'è. Forse perché ognuno dei personaggi che ruota intorno alla pensione Palomar porta con sé una sua storia molto particolare. Ognuno ha suo dolore che tiene ben nascosto e che lo porta a comportarsi in modo strano nel presente. Ognuno sta vivendo una fragile attesa, come dice il titolo, di un cambiamento, di qualcosa che lo riscatti o che gli permetta di ritornare a essere felice. 

È un libro poetico Le fragili attese. Un libro delicato, se questo aggettivo può avere senso associato a un libro. Il problema è che è talmente tanto delicato, a volte, che manca la dovuta profondità in certi personaggi (la storia di Guido e di Penelope, e un po' anche quella di Emma, ad esempio) . Forse è voluto, perché di una persona non puoi poi conoscere così tanto in una sola settimana, forse lo stesso Signorini aveva paura di rompere tutte queste fragilità se avesse detto di più.

Nel complesso comunque, Le fragili attese è stata una bella lettura. Dolce e amara, triste e allegra, come lo sono tutti i romanzi che parlano di ricordi e di occasioni, mancate o ancora da cogliere. Ed è perfetto per l'autunno, non solo per i colori della copertina o perché è ambientato a Novembre, ma perché è l'emozioni che trasmette assomigliano molto, almeno per quanto mi riguarda, a quelle che mi lascia questa stagione, in cui tutto prima si colora e poi muore, per poi rinascere ancora. 

Anche se non sono così convinta che tutto questo, nella nebbia milanese, si veda.



Titolo: Le fragili attese
Autore: Mattia Signorini
Pagine: 250
Editore: Marsilio
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formato brossura: Le fragili attese

martedì 10 febbraio 2015

SHOTGUN LOVESONGS - Nickolas Butler

Non sono ancora riuscita a decidere se mi faccia più arrabbiare un libro brutto o un libro che invece avrebbe potuto non esserlo, ma in cui l’autore non è stato in grado di sfruttare tutto il potenziale che la sua storia aveva a disposizione.

Se dovessi riassumere con una sola parola Shotgun Lovesongs di Nickolas Butler userei “Peccato”. Che poi è la parola che mi è risuonata in testa fin dalle prime pagine, quando era già evidente che il libro avrebbe potuto raccontare una bella storia ma che l’autore non abbia voluto, per qualche motivo, farlo. 

Siamo negli Stati Uniti, a Little Wing,  un paesino sperduto nel Wisconsin. I protagonisti sono quattro amici, Henry, Lee, Kip e Ronnie che sono cresciuti insieme e anche ora, da adulti, non si sono mai persi per strada. Certo, Lee è diventato una rockstar e non torna così spesso a casa; Ronny da quando ha avuto quel brutto incidente non ha potuto continuare la sua carriera nei rodei; Kip è tornato dopo la sua esperienza a Chicago, con una moglie bellissima e il desiderio di salvare la vecchia fabbrica del paese;  solo Henry sembra non essersi mai mosso, perché con i suoi campi, le sue mucche e l’amore di Beth, la donna della sua vita, ha tutto quello che gli serve. Complici i tre matrimoni di Lee, Kip e Ronny,  e i successivi disastri a poco a poco vengono fuori però tutte le parole non dette, tutte le cose rimaste in sospeso, tutti i piccoli e grandi altarini che questi quattro amici hanno lasciato in sospeso negli anni e che potrebbero allontanarli definitivamente.

Il potenziale, come vi dicevo, c’è tutto. C’è l’idea del raccontare la vita di paese, quella in vita in cui tutti si conoscono, tutti parlano e chi si ne va viene guardato sia con invidia sia con fastidio da chi invece rimane. C’è l’idea dei quattro amici che giocoforza crescono insieme, che con gli anni si avvicinano o si allontano. C’è l’amicizia e c’è, ovviamente, l’amore. 
Eppure, non lo so. Qualcosa non funziona come dovrebbe, secondo me. Un po’ è la scrittura che non è sempre molto scorrevole, un po’ è la prevedibilità con cui si è scelto di sviluppare la trama. Non mi ha convinto Kip e la sua rudezza, non mi ha convinto più di tanto nemmeno Ronny, con la sua ingenuità e il suo problema che spesso l’autore si dimentica, e soprattutto non mi hanno convinto Lee, Henry e Beth e il loro strano, e forse un tantino forzato, triangolo affettivo (ok, Beth l’avrei presa a schiaffoni, se devo essere sincera).

E quindi peccato. Perché poteva venire fuori un ritratto bellissimo di un contesto, quello della vita di paese e di campagna, che a volte viene un po’ dimenticato. E poteva venire fuori una storia di grande, grandissima amicizia, senza cercare necessariamente di farla crollare.

Peccato l'ho già detto?
(Ok, direi mi fanno arrabbiare di più i libri che avrebbero potuto essere bellissimi ma che sono stati buttati via).

Titolo: Shotgun Lovesongs
Autore: Nickolas Butler
Pagine: 318
Editore: Marsilio
Anno: 2014
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formato brossura: Shotgun lovesongs