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lunedì 3 settembre 2018

INVIDIA IL PROSSIMO TUO - John Niven

Era così perso in quei calcoli che gli ci volle un po' per rendersi conto di cosa aveva sotto gli occhi, proprio accanto a un piede.
La pallina di Craig.
Sapeva che era sua perché gli aveva dato alcune vecchie palline dalla sua sacca: tutte quante con sopra scritto «Titleist», la marca, in giallo. Si girò. Craig era a una ventina di metri, a capo chino, di spalle, indaffarato a cercare.
Di colpo un angelo con la faccia di Barack Obama apparve sulla spalla sinistra di Alan e un diavolo con la faccia di Donald Trump apparve su quella destra.
«Chiamalo, dài, - disse Obama. Digli che hai trovato la sua pallina.»
«Affanculo quel tipo, - sbraitò Trump. - Vuoi VINCERE sì o no? Eddài, cazzo. È il tuo circolo. Paghi tu. "Scalogna"? Ti rendi conto di cosa ha detto? Quello stronzetto...»
Prima ancora di capire cosa stava facendo, Alan aveva già calciato la palla di Craig sotto un folto ciuffo d'erba e schiacciato violentemente il ciuffo con la scarpa, nascondendola del tutto alla vista.
Barack Obama si coprì il viso per la vergogna.
«Sei un figo, - bisbigliò Trump. - Make Alan Great Again!»



Se dovessi spiegare in poche parole perché mi piace John Niven, credo che la primissima cosa che direi è perché è uno stronzo. O meglio, lo è nei suoi libri, lo sono gran parte dei suoi personaggi e delle situazioni spiacevoli che racconta. E lo fa senza vergogna, senza remore e senza troppi scrupoli.
E tutto questo mi piace non solo perché mi diverte, ma perché credo che, alla fine, la stronzaggine con cui caratterizza i suoi personaggi rispecchi molto del mondo reale, di quelle persone e di quelle situazioni in cui spesso ci si ritrova a vivere.

Invidia il prossimo tuo, ultimo romanzo uscito a marzo di quest’anno per Einaudi con la traduzione di Marco Rossari, è forse l’esempio più lampante. Come il titolo lascia facilmente intendere, protagonista è l’invidia, quel sentimento a volte molto labile, altre talmente forte da farci uscir di testa, che tutti almeno una volta nella nostra vita, in modo più o meno conscio, proviamo. Invidia per un’altra persona e per quello che ha ottenuto, magari a discapito nostro. Invidia per ciò che uno possiede, mentre noi non possiamo permettercelo, o per ciò che uno è e che noi non saremo mai.

Protagonista è Alan, un celebre critico gastronomico, che vive con la moglie e i tre figli in un’enorme casa poco fuori Londra. Un giorno, all’uscita della metropolitana, s’imbatte in Craig, quello che da giovane è stato il suo migliore amico e che poi è diventata una rockstar. Alan è senza parole, perché Craig adesso è un barbone, sporco, puzzolente e costretto a chiedere l’elemosina per sopravvivere. Alan decide di portarlo a bere una birra, in onore dei vecchi tempi e anche per quella sensazione di pietà che a poco a poco, un bicchiere dopo l’altro, si fa strada dentro di lui. Come può non aiutarlo? Come può lasciarlo in mezzo a una strada, visto che ha tutto lo spazio e i mezzi per accoglierlo? Certo, la sua non è proprio solo generosità... è anche un senso di rivalsa, nei confronti di quell’uomo che da giovane, pur dichiarandosi suo amico, lo ha fatto sempre sentire inferiore, non all’altezza. E adesso chi è ad avere bisogno di aiuto? Chi è che ce l’ha fatta? Quindi Alan ospita Craig a casa sua, almeno fin quando non si sarà rimesso in carreggiata. La moglie non è troppo contenta, ma alla fine Craig non dà troppo fastidio, è una presenza quasi invisibile. Finché, a un certo punto, tutto il mondo che si è creato Alan sembra iniziare a cedere, tutto insieme, in un inquietante effetto a catena. Che stia ripagando la sua falsa generosità? O che sia di nuovo l’invidia che ci mette lo zampino?

Invidia il prossimo tuo è un romanzo divertente e molto piacevole da leggere, che però, nonostante la tematica così universale, è forse un po’ meno brillante rispetto ai romanzi precedenti di Niven (non solo di A volte ritorno, che rimane irraggiungibile, ma anche di Maschio bianco etero e di Le solite sospette), soprattutto nella seconda parte.
Per quanto ben caratterizzati i personaggi, e ben descritto quello stato d’animo di generosità che in realtà nasconde tutt’altro, tutto il romanzo è caratterizzato da un senso di prevedibilità che penalizza molto la lettura. Se si esclude la riflessione finale (che forse da sola vale tutto il libro), manca un po’ di spessore, un po’ di introspezione e il testo spesso sembra ridursi a un mero accumulo di episodi (a volte esilaranti, come la partita di golf; altri forse un po’ eccessivi, anche se da uno come Niven si possono aspettare) che sfociano in una catastrofe piuttosto "telefonata".

Negli uomini, le dinamiche si fissano presto. Poco importava quanti soldi aveva fatto, quanto successo aveva ottenuto. Poco importava se lui indossava un vestito di oro zecchino e Craig era sdraiato nudo in una fogna. Alan avrebbe sempre cercato di impressionare Craig. E Craig avrebbe sempre disprezzato Alan.

Invidia il prossimo tuo non è un brutto un libro, intendiamoci. Si legge davvero bene e lo stile di Niven a me fa sempre impazzire. Però questa volta l’ho trovato un po’ sottotono, come se avesse fretta di concludere (e il fatto che questo romanzo sia il più corto scritto finora non fa che avvalorare questa mia tesi), come se non sapesse del tutto come gestire la tematica. D’altronde l’invidia è una brutta bestia e raccontarla in modo così universale, in cui tutti, volenti o nolenti, ci possiamo rispecchiare, non dev’essere per niente semplice. Nemmeno se sei uno stronzo.

(Giovedì 6 settembre andrò a vederlo al Festivaletteratura di Mantova. Magari dal vivo che credo sia uno scrittore stronzo non glielo dico, perché in realtà di persona non lo è e non vorrei si offendesse.)



Titolo: Invidia il prossimo tuo
Autore: John Niven
Traduttore: Marco Rossari
Pagine: 290
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: Einaudi
Prezzo di copertina: 18,00 €
Acquista su amazon:
formato cartaceo: Invidia il prossimo tuo
formato ebook: Invidia il prossimo tuo (Einaudi. Stile libero big)

lunedì 9 aprile 2018

ALL'OMBRA DI JULIUS - Elizabeth Jane Howard

«Ti è mancato Julius? Intendo dopo un po' di tempo, passato lo shock.»
Lei sostenne il suo sguardo e ci pensò, seria.
«Mi è mancato ciò che lui rappresentava nella mia vita. Un padre per le bambine. Un uomo nella sua casa. La sicurezza di essere in coppia. Ma nel profondo... no, non mi è mancato. Avrei sofferto meno la solitudine, se lui mi fosse mancato in quel senso. E poi sento come di averlo abbandonato. È la prova che non lo amavo.»
«Non ti seguo». Felix stava pensando al suo senso di colpa per aver abbandonato lei.
«Sono cose che non si provano per chi si ama. Compassione, senso di responsabilità, questo tipo di sentimenti. Se ami una persona, non li provi. È impossibile, ecco.»




Esce oggi in libreria All’ombra di Julius, romanzo del 1965 di Elizabeth Jane Howard, finalmente pubblicato in Italia da Fazi editore, con la traduzione di Manuela Francescon.
Che io adori questa scrittrice inglese credo che ormai si sia capito: mi sono appassionata alle vicende della famiglia Cazalet fin dal primo volume, per poi seguirli con coinvolgimento e un po’ di apprensione fino all’ultimo; ho amato a dismisura Il lungo sguardo, il suo primo romanzo pubblicato in Italia, anche se io l’ho scoperto solo più tardi, che racconta un amore al contrario, partendo dalla fine, da quello che è rimasto, per procedere a ritroso fino al suo inizio.
Aspettavo quindi con ansia la traduzione di una sua nuova opera e sono davvero contenta che finalmente, anche qui in Italia, abbia trovato un editore (e tanti lettori) in grado di attribuirle tutto il riconoscimento che secondo me si merita.

Sono passati vent’anni dalla morte di Julius. Vent’anni da quella mattina in cui ha salutato la moglie Esme, la figlia maggiore Cressy e la minore Emma, per andare a compiere un gesto eroico durante la Seconda Guerra Mondiale, con cui poi tutti i membri della sua famiglia continueranno a fare i conti per tutta la loro vita.
Esme si chiede se si amavano abbastanza, e nel momento in cui se lo chiede sa già qual è la risposta. Stava con lui perché c’erano le figlie, perché gli dava la sicurezza di una famiglia… ma il suo vero grande amore era un altro, un uomo ben più giovane di lei e del marito, che non ha mai smesso di amare.
Cressy in quei vent’anni non ha fatto altro che cercare l’amore, sempre negli uomini sbagliati, a cui si è sempre concessa senza remore pur sapendo il male che si stava facendo. È una donna molto bella, una pianista brava ma non eccezionale, con la singolare abitudine di stare sempre con uomini sposati. Ed è forse diventata incapace di riconoscere l’amore vero.

Cressy sentiva che l’unico obiettivo da perseguire e poi mantenere con tenacia era l’amore; poi però le era stato d’intralcio il fatto di non avere le idee chiare su cosa fosse l’amore, e così si era ostinata a vederlo un po’ dappertutto, tanto per non sbagliare, o per sbagliare a colpo sicuro.

Emma, invece, è convinta che l’uomo della sua vita sia morto in guerra, senza che lei abbia avuto la possibilità di conoscerlo. È ancora giovane, eppure si sente tanto vecchia dentro. Lavora nella casa editrice che era del padre e si prende cura delle sofferenze d’amore della sorella, senza riuscire a capirla ma senza nemmeno mai giudicarla.
Un fine settimana le tre si ritrovano a casa della madre in compagnia di due uomini: il primo è Felix, il grande amore di Esme, che l’aveva abbandonata più o meno gli stessi giorni della morte di Julius e di cui per vent’anni la donna non aveva saputo nulla, serbandone però intatto il ricordo nella sua mente; il secondo è Dan, un poeta pubblicato proprio dalla casa editrice in cui lavora Emma, che la ragazza d’impulso ha invitato prima a pranzo e poi a trascorrere un fine settimana con lei. Anche l’uomo è alla disperata ricerca di un amore, o forse solo di qualcuno in grado di placare il dolore che sente dentro da quando ha perso quella che riteneva la donna della sua vita.
In questi tre giorni, molti nodi, molti non detti, sembrano venire al pettine. A capo c’è sempre lui, Julius, assente fisicamente ma ben presente in ognuna delle tre protagoniste, tutte accomunate da una disperata ricerca d’amore per colmare l’enorme perdita che l’uomo ha lasciato in ognuna di loro.

Una delle cose che amo di più di Elizabeth Jane Howard è la sua incredibile capacità di tratteggiare le dinamiche famigliari, con tutte le loro caratteristiche, le loro contraddizioni e ambiguità, senza però mai giudicare nessuno. Semplicemente racconta i personaggi e le loro debolezze affettive, dando voce alle loro emozioni, per quanto assurde o incomprensibili possano sembrare viste dall’esterno, da chi quelle emozioni non le sta vivendo.

In All’ombra di Julius succede proprio questo. Ci sono tre donne che si conoscono ma spesso si guardano senza capirsi; tre donne che si innamorano troppo o che non si innamorano mai, che amano le persone sbagliate o quelle giuste al momento sbagliato, che non si lasciano andare perché i loro ideali glielo impediscono o che si lasciano andare troppo perché i loro ideali si sono troppo spesso scontrati con la realtà.

Avevo già notato la bravura di questa scrittrice inglese nel raccontare le emozioni in tutti e cinque i volumi della Saga dei Cazalet, ma forse ancor di più in
Il lungo sguardo (che precede All’ombra di Julius di ben dieci anni). In All’ombra di Julius questa abilità diventa ancor più evidente: siamo di fronte a una donna, una scrittrice, che ha avuto lei stessa una vita sentimentale un po’ turbolenta e che, dagli anni ’50, ha descritto l’amore, tutte le sue dinamiche e le sue contraddizioni così, con eleganza e intelligenza, ma senza nascondere nulla, senza farsi bloccare da convenzioni o condizionamenti sociali. Perché l’amore non ha regole, anche se a volte forse se le avesse sarebbe più facile, e può arrivare così, all'improvviso, e si deve essere pronti a tutto per non lasciarselo sfuggire.
Arrivò allo svincolo, lo riconobbe all'ultimo momento. Spense il motore e riaccese la luce. Lei dormiva davvero. Stette a guardarla per alcuni secondi, come a fissarsi nella mente i tratti del suo viso. Aveva una bocca bellissima, non c'erano altri modi per definirla. E poi aveva l'aspetto dolce e arreso di chi ha completamente ceduto al sonno. Eccola, pensava Felix, è qui. È straordinario averla trovata. Immagino che tutti provino questa sensazione a un certo punto della loro vita, e che tutti pensino di essere i primi a sperimentarla. Non voleva toccarla, temeva quasi di farla sparire, di rompere l'incantesimo.

Titolo: All'ombra di Julius
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Pagine: 327
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: Fazi
Prezzo di copertina: 20 €
Acquista su amazon:
formato brossura: All'ombra di Julius
formato ebook: All'ombra di Julius

giovedì 11 gennaio 2018

IL CLUB DEL LIBRO E DELLA TORTA DI BUCCE DI PATATA DI GUERNSEY - Mary Ann Shaffer & Annie Barrows

Ecco ciò che amo della lettura: di un libro ti può interessare un piccolo particolare, e quel piccolo particolare ti condurrà a un altro libro, e da lì arriverai a un terzo. È una progressione geometrica, di cui non si vede la fine e che ha come unico scopo il puro piacere.


Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey di Mary Ann Shaffer & Annie Barrow era già uscito in Italia qualche anno fa, nel 2008, per un altro editore e, soprattutto, con un altro titolo: La società letteraria di Guernsey. Quella prima edizione, di Sonzogno, però, non mi era mai capitata tra le mani. Anzi, a dirla proprio tutta, non l’avevo mai nemmeno sentito nominare.

Nel 2017, la casa editrice Astoria ha deciso di ripubblicarlo, sempre con la traduzione di Giovanna Scocchera ed Eleonora Rinaldi, ripristinando però nel titolo il riferimento alla torta di bucce di patate che compare in originale. E credo che sia stato proprio quello ad attirarmi verso questo romanzo e, almeno in parte, a spingermi alla sua lettura. Un ruolo fondamentale nella mia decisione di leggerlo lo hanno svolto anche tutti i commenti entusiasti che ho letto a riguardo di questo romanzo poco dopo la nuova edizione.  (Ma sì, dai, aggiungiamoci anche la copertina, ché ho una passione per queste semplicissime eppure molto di impatto copertine rosse, marchio di fabbrica di questa piccola casa editrice).

Non sapevo esattamente che cosa aspettarmi. Sapevo che si sarebbe trattato di un libro sui libri, questo sì. Speravo anche magari di trovarci qualche ricetta, magari proprio quella della torta di bucce di patata. Sapevo poi che si trattava di un romanzo epistolare e che sì, in qualche modo, c’entrasse anche la seconda guerra mondiale. Non avevo idea, però, che questo romanzo mi avrebbe appassionata così tanto.

Siamo nel 1946, la Seconda guerra mondiale è appena finita ma i suoi strascichi si sentono ancora in quasi tutta Europa. Anche Juliet Ashton, una giovane giornalista londinese di successo, li sente ancora, anche se in modo diverso: lei è diventata famosa proprio in tempo di guerra, grazie ai suoi articoli, scritti con lo pseudonimo di Izzy Bickerstaff, in cui ha raccontato in modo ironico la vita in quegli anni. Quegli articoli sono stati raccolti in un volume, Izzy Bickerstaff va in guerra, che sta vendendo molto ma anche mettendo in difficoltà la donna su cosa scrivere adesso. Difficile trovare l’ispirazione, tra un tour promozionale e l’altro, in un paese distrutto.
Perché sono così malinconica? Dovrei essere felicissima all'idea di leggere Izzy di fronte a un pubblico rapito. Sai quanto mi piaccia parlare di libri, e sai quanto io adori ricevere complimenti. Dovrei essere elettrizzata. La verità è che sono triste, più triste di quanto non sia mai stata durante la guerra. È tutto così distrutto, Sophie: le strade, gli edifici, le persone. Specialmente le persone.
Finché un giorno non le arriva a casa una lettera di uno sconosciuto, tale Dawsey Adams, che le scrive da Guernsey, un paesino che si trova nelle Isole del Canale, quel gruppo di isolette in mezzo alla Manica. L’uomo la contatta perché in un vecchio libro usato di Charles Lamb ha trovato il suo nome e il suo indirizzo. L’uomo, appassionato di questo autore, le chiede se sa dove potrebbe ordinare altri suoi libri. Tra i due inizia così uno scambio di lettere, a cui ben presto parteciperanno anche altri abitanti dell’isola, da cui Juliet scopre com’è stata la vita a Guersey al tempo dell’occupazione tedesca e, soprattutto, come hanno fatto gli abitanti a sopravvivere. È in quel tempo che è nato iI club del libro e della torta di bucce di patata, grazie alla prontezza di Elizabeth McKenna, un’abitante dell’isola che non si è mai lasciata scoraggiare dalle difficoltà, nemmeno quelle più terribili. Juliet si innamora di queste storie e decide di partire per Guernsey, certa di aver finalmente trovato l’ispirazione per il suo prossimo libro, ma forse anche qualcosa di più.

Il Club del libro e della torta di bucce di patata di  Guernsey di Mary Ann Shaffer & Annie Barrow (la prima lo ha iniziato, la seconda l'ha aiutata a finirlo quando si è ammalata), prima di tutto, è un romanzo divertente, grazie al temperamento di Juliet e a tutti gli altri personaggi inglesi che ruotano intorno a lei (l’amico e editore Sidney, ma anche lo spasimante Markham Reynolds). 
Poi, man mano che si leggono le lettere che arrivano da Guernsey e se ne conoscono gli abitanti diventa un romanzo dolce, tenero e a tratti anche molto commovente, che riflette sull'importanza dell’amicizia e dei legami, spesso improbabili, che si possono creare nei momenti più bui. E poi, ovviamente, c’è l’amore per i libri, che si trasformano davvero in ancore di salvezza per sopravvivere in mezzo alle difficoltà.

Temevo che la forma epistolare per duecentonovantadue pagine non avrebbe retto, che non sarebbe riuscita a portare avanti tutta la storia e coinvolgermi così tanto. E invece sì, ci è riuscita e questo romanzo mi è piaciuto molto. Al punto da voler partire per le Isole del Canale, per partecipare a un club del libro insieme a Dawsey, Amelia, Isola e tutti gli altri improbabili membri, per mangiare una torta di bucce di patata (lo so, è un piatto poverissimo, inventato per poter sopravvivere mangiando scarti in tempo di guerra… ma avrei comunque sperato che ci fosse la ricetta) e ascoltare le storie sulla vita di Elizabeth e sul grande amore per i libri e per la vita.


TITOLO: Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey
AUTORE: Mary Ann Shaffer & Annie Barrows
TRADUTTORE: Giovanna Scocchera ed Eleonora Rinaldi
PAGINE: 292
ANNO: 2017
EDITORE: Astoria
ACQUISTA SU AMAZON
formato cartaceo: Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

lunedì 16 ottobre 2017

LA SAGA DEI CAZALET vol.5: Tutto cambia - Elizabeth Jane Howard



E così siamo arrivati alla fine. Con Tutto cambia, quinto e ultimo volume, si conclude la saga della famiglia Cazalet della scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard, pubblicata in Italia da Fazi editore e tradotta da Manuela Francescon.

Scrivere la parola fine mi provoca una certa nostalgia, la stessa che ho provato quando ho chiuso definitivamente il volume pochi giorni fa. Perché, dopo questo lungo viaggio attraverso diciotto anni e cinque libri, la famiglia Cazalet mi mancherà terribilmente.

E pensare che l'avevo conosciuta quasi per caso, questa famiglia, grazie alla bella copertina del primo volume, Gli anni della leggerezza, che mi ha attirato come una calamita (è opera di Tom Purvis, così come lo sono quelle dei quattro volumi successivi). 


Così mi sono ritrovata a Home Place, un’enorme tenuta nella campagna inglese, in mezzo ai membri di questa numerosa famiglia, proprietaria di un’azienda di legnami: padre, madre, tre figli maschi, una figlia femmina, mogli e uno stuolo di nipoti. Stava per iniziare la seconda guerra mondiale, anche se per il momento sembrava ancora distante, una remota possibilità, che toccava solo di sfuggita le vite di questa famiglia.
Poi la guerra è scoppiata, in Il tempo dell’attesa, e con essa sono cambiate le vite dei Cazalet. Abbiamo letto un susseguirsi di vicende, di dettagli, di paure e, soprattutto, abbiamo visto crescere e maturare tutti i personaggi. C’è stata Confusione, poi Allontanarsi, fino, appunto, ad arrivare a Tutto cambia.

Un titolo che lascia già presagire parte di quello che succederà nel romanzo. Cambiamenti, enormi, nella vita di tutti, che iniziano con la morte della Duchessa nelle primissime pagine: una scomparsa che sembra rompere in qualche modo un equilibrio tra i tre fratelli, Edward, Hugh e Rupert, e che li metterà di fronte a enormi responsabilità che forse prima non erano ben consapevoli di avere. Per non parlare di Rachel, la sorella che da sempre si occupa di tutti tranne che di se stessa, che adesso si ritrova finalmente e per la prima volta ad avere in mano la sua vita.
Nel mentre ci sono le vite dei figli e delle figlie dei fratelli Cazalet, a cui si aggiungono ora anche quelle dei loro nipoti. E quindi ritroviamo Polly e Clary, ora madri e più distanti di quanto non fossero negli altri romanzi ma comunque sempre amiche. Ritroviamo Louise, che sembra in qualche modo aver trovato un suo equilibrio, e Simon e Teddy, che ancora stanno lottando per trovare il loro posto nel mondo, più una nuova generazione di piccoli Cazalet.

È difficile fare un riassunto della trama, sia perché è molto articolata (ed è questa una delle cose che più ho amato dei romanzi di Elizabeth Jane Howard: i dettagli, il raccontare anche episodi che potrebbero sembrare all'apparenza inutili, ma che messi insieme fanno andare avanti la storia e delineano le caratteristiche di ognuno dei suoi protagonisti); sia perché rischierei di rovinare il gusto della lettura a chi questi libri li deve ancora incominciare.

E non me lo perdonerei mai.

Proprio come con i romanzi precedenti, a stupirmi ancora una volta è stata la bravura di Elizabeth Jane Howard nel raccontare queste vite, nel creare questi intrecci che da un lato sì, raccontano semplicemente la storia (moooooolto dettagliata) di una famiglia, ma dall'altro sono anche uno spaccato della società inglese della metà del ‘900. Leggendo i cinque volumi della saga dei Cazalet si legge anche una parte della storia inglese: la leggerezza tra una guerra e l’altra; la paura e l’attesa di sapere cosa ne è stato di chi è stato costretto ad arruolarsi nella seconda guerra mondiale; la confusione negli anni immediatamente successivi al conflitto e il bisogno di ritrovare la propria vita; l’allontanamento dalla famiglia che si vive quando si cresce e si prende consapevolezza di quello che si è e si vuole (o non si vuole) diventare; fino, appunto, all'inevitabile cambiamento finale, in un epoca che va avanti veloce e non aspetta nessuno.

Più volte, durante la lettura, mi sono ritrovata partecipe delle vicende dei suoi protagonisti, quasi come se le stessi vivendo io: alcuni personaggi avrei voluto picchiarli (Edward, mi dispiace, dopo cinque volumi vinci senza alcun dubbio il premio di più antipatico di tutti); altri mi hanno profondamente deluso (il “noooooooooooooooooo” che ho urlato quando ho scoperto cosa aveva fatto uno dei miei personaggi del cuore credo lo abbia sentito tutto il palazzo); altri avrei voluto scuoterli un po' e farli reagire (Rachel, cavolo...) e altri ancora avrei voluto semplicemente abbracciarli e dire loro che si stanno comportando bene e che andrà tutto bene.

Non so come si faccia a scrivere libri così. Come sia riuscita Elizabeth Jane Howard a creare tutto questo e a far sentire il lettore, ogni volta, in ogni volume, quasi come fosse parte della famiglia. 
So che in questi libri e in ognuno dei personaggi c’è qualcosa della scrittrice stessa, so che Elizabeth Jane Howard ha vissuto molti degli episodi raccontati sulla sua pelle e che nella sua vita ha incontrato alcuni dei personaggi che incontrano i suoi protagonisti nel libro. Ed è riuscita a raccontare tutto questo, a dare voce a tutto quello che ha vissuto, alle persone che ha incontrato, all'ambiente che l’ha circondata, attraverso le voci, le vicende, gli intrallazzi, i tradimenti, i dolori e gli amori di questa famiglia. E lo ha fatto incredibilmente bene.

È stato un vero piacere conoscerti, famiglia Cazalet, e percorrere con te un pezzo della vostra vita. Cercherò di venirvi a trovare ogni tanto, risfogliando le vostre storie e quella della vostra fantastica autrice. Chissà che così io riesca a sentire un po' meno la vostra mancanza.

Titolo: Tutto cambia (la saga dei Cazalet vol. 5)
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon.
Editore: Fazi editore
Anno: 2017
Pagine: 610
Acquista su amazon:
formato cartaceo: Tutto cambia. La saga dei Cazalet: 5
formato ebook:Tutto cambia (La saga dei Cazalet)

lunedì 14 agosto 2017

IL LUNGO SGUARDO - Elizabeth Jane Howard

A nessuna donna piace sentirsi dire che cosa avrebbe potuto essere e che cosa è stata. A loro piace il futuro. Il futuro e il presente.

Non sapevo chi fosse Elizabeth Jane Howard finché Fazi editore non ha pubblicato il primo volume della Saga dei Cazalet, Gli anni della leggerezza, nel 2015. Una saga a cui mi sono appassionata molto, che racconta le vicende della numerosa famiglia Cazalet (padre, madre, tre fratelli e una sorella, mogli, cognate, amanti, ecc. ecc.) nell'Inghilterra che va dalla metà degli anni ’30 fino agli anni ’60. Ho divorato tutti e quattro i volumi, li ho consigliati e riconsigliati, e ora sto attendendo, con un po’ di impazienza e un po’ di angoscia, di leggere anche l’ultimo (Tutto cambia, in uscita il 18 settembre).
Oltre che ai personaggi di questa famiglia e all'ambientazione inglese, a conquistarmi è stato lo stile di Elizabeth Jane Howard: il suo modo di raccontare senza mai giudicare nessuno; il suo modo di soffermarsi su ogni singolo dettaglio che all'apparenza potrebbe sembrare inutile, ma che in realtà serve a caratterizzare al meglio ogni personaggio; e quella sensazione di essere davvero lì, in mezzo a loro, che riesce a trasmettere con la sua scrittura.

Prima della saga dei Cazalet, però, Fazi editore aveva già pubblicato un libro di questa autrice inglese: Il lungo sguardo. Uscito nel 2014, e sempre tradotto da Manuela Francescon come tutti i volumi successivi, questo romanzo è uno dei primi scritti da Elizabeth Jane Howard, nel 1956 (in realtà in Italia era già stato pubblicato una volta, da Rizzoli, nel 1957, l’anno successivo all'uscita in lingua originale, ma è con la riscoperta di Fazi che ha iniziato a essere più conosciuto).

Il lungo sguardo è un romanzo al contrario. Un romanzo che parte dalla fine, dalla cena che Antonia e Conrad Fleming stanno tenendo per festeggiare il fidanzamento del figlio Julian. Siamo nel 1950 e la famiglia è molto benestante. Eppure, dalle parole di Antonia, dal suo comportamento e dal suo modo di approcciarsi agli altri, si capisce che qualcosa nella sua vita non è andata come avrebbe voluto. Soprattutto con il marito Conrad, con cui è sposata da vent’anni: non si capisce se i due si amino adesso, né se lo abbiano mai fatto in passato. Da quella cena, si fanno poi tre passi indietro nel tempo, per ripercorrere a ritroso tutto il loro rapporto, fatto a volte di tradimenti, di scenate plateali ma anche di lunghi silenzi, che nessuno dei due sapeva come riempire, fino al momento in cui tutto è cominciato.

Nei minuti che seguirono questo breve scambio, lei ebbe modo di scoprire che le parole rompono solo la superficie esterna nel silenzio, e che i silenzi difficili sono in realtà densi di parole non dette.

Il lungo sguardo è un romanzo intenso e profondo, che racconta la vita di una coppia e tutti gli stati d’animo che possono attraversare un marito e una moglie quando stanno insieme a lungo. Ci sono l’amore e l’odio; il senso di protezione e quello di esasperazione; l’indifferenza e il desiderio; la voglia che tutto finisca ma anche la consapevolezza di non poter farcela da soli; l’incanto e il disincanto, quando si immagina che la propria vita andrà in un certo modo e invece la piega che prende è completamente diversa. E, soprattutto, i silenzi.

Tutto questo è racchiuso nel personaggio di Antonia, una donna fragile e forte al tempo stesso, che nella prima parte del romanzo getta uno sguardo su quello che ha avuto, su quella che è stata la sua vita fino a quel momento.
All’apparenza una trama come quella di questo romanzo potrebbe sembrare banale. Sono tanti, infatti, i libri che parlano di matrimoni infelici, di coppie che si amano odiandosi o si odiano amandosi, fino al momento in cui si fa un bilancio e ci si rende conto che niente è andato come ci si sarebbe aspettato. 

A volte le sembrava di odiarlo: a volte le sembrava di amarlo tanto da poter avvizzire e morire sotto la sferza silenziosa della sua indifferenza. Si aggrappava sempre a lui o a se stessa, non ce la faceva ad affrontare la somma dei rispettivi sentimenti.

La bravura di Elizabeth Jane Howard, però, oltre che nella scrittura, si vede nella scelta di partire dalla fine, di far sapere subito al lettore che cosa è successo, che cosa ne è stato di Mr. e Mrs. Fleming, per poi concentrarsi sul come e il perché la coppia sia arrivata a quel punto, creando così un romanzo che si potrebbe leggere anche partendo dalla fine e che, soprattutto, non lascia aperto nessuno spiraglio su che cosa succederà.

A questa originalità di scrittura, si aggiunge anche che il romanzo è uscito per la prima volta nel 1950, epoca in cui trattare apertamente certi argomenti, soprattutto in certi ambienti sociali, era considerato disdicevole. I panni sporchi si lavano in casa e le apparenze vengono prima di tutto.
Ma Elizabeth Jane Howard lo fa ugualmente, riversando su Antonia tutta l'infelicità e la solitudine che una donna può provare quando si ritrova a vivere una vita senza amore.

Il lungo sguardo è davvero un gran romanzo. Sì, forse addirittura più bello della splendida saga dei Cazalet.


Titolo: Il lungo sguardo
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Pagine: 511
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Fazi
Prezzo di copertina: 17,50 €
Acquista su amazon:
formato brossura: Il lungo sguardo
formato ebook:Il lungo sguardo

lunedì 24 luglio 2017

LA BIOGRAFA - David Constantine

Lei si sentiva sicura di lui e né il precedente matrimonio né la sua relazione parigina l’avevano mai turbata. È più difficile ora, molto più difficile, mentre giorno dopo giorno Katrin ricostruisce la vita di cui non è stata parte. Adesso lui non c’è più per dirle che allora era allora, adesso è adesso. Ora il presente si schiude e riversa, trasuda, gronda scampoli di quella terra con cui lui non voleva più avere a che fare, la terra che lui chiamava “quei tempi”.



Credo sia normale che, all'inizio di una storia d’amore, chi la sta vivendo si interroghi sul “prima” dell’altro: com’era, prima che arrivassi io? Che esperienze ha fatto senza di me? Quanto ha amato prima di me? Domande legittime, che magari suscitano un po’ di gelosia, ma che poi piano piano vengono assorbite dalla vita di coppia, da quell'adesso che non ha alcun motivo di competere con l’allora.

Era così anche per Katrin, la protagonista di La biografa, il romanzo di David Constantine da poco uscito in Italia per Nutrimenti edizioni, con la traduzione di Nicola Manuppelli. Ama Eric, un marito molto più grande di lei, e sa che anche lui la ama. Qualche volta lei ha provato a chiedergli del suo passato, della sua prima moglie Edna e soprattutto di quel primo grande amore, una donna francese di nome Monique, di cui conserva ancora alcune lettere in soffitta. Lui le ha sempre risposto, senza mai approfondire, ma anche senza nascondere nulla. Ora che Eric è morto, però, il tarlo della sua vita passata martella incessantemente nella mente di Katrin: vuole sapere, vuole capire, vuole provare a ricostruire la vita dell’uomo che amava prima che arrivasse lei. Non è chiaro se lo faccia per se stessa o per Eric, e nemmeno se la cosa le faccia particolarmente bene. Ma non riesce a farne a meno. Non trova in quel momento nessun altro modo per affrontare questa perdita, se non quello di capire com’era la vita di Eric prima che arrivasse lei.

- E non può smettere di indagare sul passato di Eric? – No, non ora. – Nemmeno se le fa male? – No, non riesco a smettere ora. E non sono sicura che mi stia facendo male. Mi sento viva solo quando scopro cose nuove su Eric.

E così chiede all’amico Daniel di raccontare di quell’estate in cui si sono trovati in Francia; chiede al fratello di Eric qualche dettaglio sul loro legame famigliare e sulla prima moglie Edna. E, soprattutto, legge tutte le lettere di Monique che ci sono in soffitta, anche quelle che il marito non aveva mai aperto. Si ritrova così di fronte a una storia d’amore del passato, all’apparenza molto forte ma che poi sembra non aver retto alla paura, e a un’immagine del marito che non conosceva. E a chiedersi, ancora una volta, se lui non sia stato più felice prima di lei.

La biografa è un libro molto malinconico, che affronta il tema di come imparare a convivere con quel dolore che inevitabilmente si prova quando la persona che si aveva accanto all’improvviso non c’è più. È un libro che parla di passato e di presente, di come l’adesso a volte abbia paura di confrontarsi con quell’allora che sembra così bello. Ed è un libro che racconta due grandi, grandissime storie d’amore: quella di Eric e Monique nel passato e quella di Katrin ed Eric oggi, prima che l’uomo morisse ma anche dopo, quando Katrin scopre piano piano la sua vita.

David Constantine, scrittore, poeta, traduttore e accademico inglese al suo esordio in Italia, riesce a condensare tutte queste emozioni, tutti questi racconti, questa vita passata e questa vita presente, questo prima e questo dopo, in un unico grande romanzo che riesce a trasmettere in chi lo legge tutti gli stati d’animo provati dalla sua protagonista, a coinvolgerlo nel suo dolore, nella sua malinconia ma anche nella sua voglia di sapere e di scoprire, per conoscere meglio suo marito e anche se stessa.

La biografa è un romanzo da leggere in un luogo in cui ci si sente sicuri, magari protetti da una coperta (magari dallo stesso piumone che la protagonista utilizza per ascoltare al telefono le storie che il migliore amico del marito le racconta) e da un caldo avvolgente, che culla e rilassa. Proprio per questo, quando l’ho terminato, il mio primo pensiero è stato: “questo libro mi è piaciuto tantissimo, ma se l’avessi letto d’inverno mi sarebbe piaciuto ancora di più”. Forse perché i ricordi e la malinconia, almeno per me, si addicono di più ai climi freddi; forse perché le cose più dolorose le associo sempre al freddo.

Ma anche d'estate, comunque, la storia raccontata da questo romanzo è coinvolgente e, in qualche modo, travolgente. Oltre che bellissima.

Titolo: La biografa
Autore: David Constantine
Traduttore: Nicola Manuppelli
Pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2017
Editore: Nutrimenti
Prezzo di copertina: 17 €
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formato brossura: La biografia