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mercoledì 23 dicembre 2015

AUTORITRATTO - Joe Brainard

La cosa importante è che sono un pittore e uno scrittore. Finocchio. Insicuro riguardo al mio aspetto. E sento un po’ troppo il bisogno di far contenta la gente. Lavoro molto. Darei il braccio destro per essere follemente innamorato. (Beh, diciamo il sinistro.) E sono ottimista riguardo al futuro. (Ottimista per me, non per il mondo.) Adoro le persone. Non sono molto intelligente. Ma sono sveglio. Voglio troppo. La cosa che voglio di più è aprirmi. Continuerò a provarci.


Che grand’uomo doveva essere Joe Brainard, quel pittore, scrittore e artista americano, morto nel 1994 e a lungo praticamente sconosciuto qui in Italia. O almeno sconosciuto per me, prima che Lindau pubblicasse, l’anno scorso, con la traduzione di Thais Siciliano, Mi ricordo, una raccolta di suoi personalissimi ricordi, di cose, oggetti, luoghi, situazioni, che avevano dato vita a tutta una valanga di altri ricordi dentro di me. Già leggendo quel libro, leggendo quali fossero quei piccoli e grandi ricordi che Brainard portava dentro di sé, avevo avuto l'impressione che quest'uomo fosse una gran bella persona.

Autoritratto, sempre pubblicato da Lindau e sempre con la traduzione di Thais Siciliano, è stata una conferma. Una grande conferma. Se possibile quasi migliore rispetto a Mi ricordo. Perché se in quel libro c’era solo (ed era già tanto comunque) quel che Brainard ha voluto ricordare, qui c’è tutto. C’è lui, con la sua ironia e la sua autoironia. C’è lui, con la sua incredibile sensibilità verso il mondo circostante e le persone che lo popolano. C’è lui, la sua arte, i suoi disegni, i suoi pensieri, ma anche le sue debolezze, le sue insicurezze e le sue paure.
Vorrei davvero non aver tutto questo bisogno di far contenti gli altri. Ma far contenti gli altri fa contento anche me, e tutti abbiamo bisogno di questo. Di essere felici. Anzi, io credo praticamente in qualsiasi cosa, se è in grado di rendermi felice. E ci sono alcune cose in cui credo anche se non mi rendono felice.
In Autoritratto Joe Brainard si mette completamente a nudo. Fisicamente in alcuni casi, quando ci racconta di quanto adori prendere il sole. Ma soprattutto mentalmente ed emotivamente, parlando del suo rapporto con l’arte e con la scrittura, delle sue grandi amicizie (con Ron Padgett che ha curato questa raccolta, ma anche con Ted Berrigan e altri esponenti della cultura americana degli anni ’70 e ’80), della sua omosessualità...
L’unica cosa che mi abbia mai dato problemi dell’essere finocchio era che pensavo che magari alle persone non sarei piaciuto se l’avessero saputo
C'è tutta la sua vita qui, in queste pagine. C'è nei suoi disegni, nei suoi fumetti (People of the work: relax!), nelle pagine di diario e nei suoi scritti, che non rientrano in un genere prestabilito eppure sono ugualmente tanto efficaci.

Capisco che a molti potrebbe sembrare strano mettersi a leggere l'autoritratto di un personaggio che gli è sconosciuto. Ed effettivamente forse se non avessi già letto Mi ricordo (e non conoscessi la bravissima traduttrice che li ha tradotti e mi ha raccontato questi libri), avrei avuto qualche dubbio anche io. E mi sarei poi persa qualcosa di semplicemente grandioso, per lo stile e per i contenuti.
Verso una vita migliore (undici esercizi)
ESERCIZIO N. UNO
Pensate bene alla persona con cui vi piacerebbe di più pomiciare. Ora chiamatela e chiedetele un appuntamento. Probabilmente dirà di no, ma almeno ci avete provato. Avrete la soddisfazione di averci provato. E poi potrete incolpare la «vita» per le vostre frustrazioni, anziché voi stessi.
Conclusione: quando non avete niente da perdere, buttatevi
Come dicevo all'inizio, Joe Brainard doveva proprio essere un grand'uomo e mi dispiace non averlo conosciuto (anche se forse mi avrebbe messo in difficoltà con tutto il suo enorme sapere). Ma per fortuna in questo Autoritratto ci regala davvero tanto di sé stesso e alla fine è un po' come se l'avessi conosciuto davvero.

Titolo: Autoritratto
Autore: Joe Brainard
Traduttore: Thais Siciliano
Pagine: 272
Anno di pubblicazione: 2015
Editore: Lindau
Prezzo di copertina: 19,50€
Acquista su amazon:
formato brossura: Autoritratto

lunedì 18 maggio 2015

#GiuntialSalTo, ovvero una giornata al Salone del libro in compagnia di Giunti Editore

Prendete un gruppo di blogger, ognuna di esse dotata di smartphone o di Tablet. Prendete una casa editrice, la Giunti editore, e il suo stand presso la fiera dell’editoria più grande d’Italia, il Salone internazionale del libro di Torino. Aggiungeteci una serie di incontri con gli autori e un hashtag, #GiuntialSalTo, con cui condividere con il popolo di twitter questi incontri. 
Il mio primo giorno al Salone del Libro di Torino si può riassumere con questi semplici elementi. Nella giornata d’apertura, giovedì 14 maggio, sono stata invitata a seguire su twitter e i social network l’attività della casa editrice Giunti.

L’invito è stato per me un’immensa gioia, ma, devo ammettere, all'inizio anche fonte di un po’ di paura: e se non c’è campo? E se sbaglio gli hashtag? E  se twitto cose sceme? E se la batteria del cellulare si scarica? 
Fortunatamente non è successo nulla di tutto questo. Dentro al Salone la rete funzionava, dopo un paio di errorini, ho imparato a scrivere #SalTo invece di #Salto, la batteria del telefono ha retto molto più di quanto immaginassi (sono riuscita ad avvisare a casa la partenza dal Salone, prima che morisse) e twittare in diretta mi ha divertito molto.
E ora sono qui, a raccontarvi senza limiti di 140 caratteri, come è stata la mia giornata all'insegna di #GiuntialSalTo.

Il primo incontro a cui ho assistito è stato con Silvia Vecchini che, presso la spazio OpLab all’interno del BookStock Village, ha presentato a una classe delle scuole medie il suo Le parole giuste.
Un libro che parla di dislessia e dei problemi che i ragazzini di oggi si ritrovano ad affrontare: la protagonista è Emma, ha delle serie difficoltà a leggere e scrivere, ma non vuole dirlo ai suoi genitori, che già devono affrontare un problema ben più grande. Il padre di Emma, infatti, dovrà sottoporsi a un trapianto di rene e, vista la mancanza di un donatore compatibile, i genitori optano per una scelta difficile e pericolosa.  
Emma sa della situazione, ma non si rende forse conto di quanto sia grave, anche perché i suoi genitori credono che non sia ancora il caso di consultarla. La ragazzina, che si ispira a una ragazzina amica diSilvia Vecchini, lotta quindi con il suo problema, ma anche con il mondo circostante e le difficoltà che presenta. Finché non viene inserita in un gruppo di recupero per ragazzi con problemi dell’apprendimento, in cui, dopo una reticenza iniziale, a poco a poco prenderà consapevolezza che le sue difficoltà non dipendono da lei.

Silvia Vecchini 
La cosa più bella in assoluto di questo incontro con Silvia Vecchini  è stato vedere questa classe di ragazzini, più o meno coetanei della protagonista, seduti per terra attorno a lei ad ascoltarla attenti e interessati. Non so se loro avessero letto il libro prima di incontrarla. Io sicuramente no. Però sono sicura che, come me, molti di loro una volta alzatisi abbiano avuto voglia di tuffarsi in Le parole giuste. E che si siano sentiti in qualche modo un po’ meno soli.

Dopo la presentazione di Silvia Vecchini, e un lungo giro di acquisti per il Salone, ci siamo ritrovati tutti presso lo stand Giunti, accolti, oltre che dallo staff, da un gigantesco C1P8 in compagnia di uno Stormtrooper. Eh sì, con l’acquisizione della Lucas Art da parte di Disney, tutto il merchandising di Guerre Stellari è passato alla Giunti. Per la gioia mia e di tutti gli appassionati di cavalieri jedi.

All'interno dello stand abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Beatrice Fini e Donatella Minuto, rispettivamente direttrice editoriale ed editor della casa editrice.
Parlare con Beatrice Fini mi ha permesso di scoprire qualcosa in più sulla linea editoriale e sulla “politica” della casa editrice al momento della scelta dei libri da pubblicare. 
Il passato di Giunti è legato alla saggistica. Quando è nata, c’era solo una collana dedicata alla narrativa, la Astrea, ed era prettamente femminile: si pubblicavano scrittrici di un’epoca passata, interessate soprattutto alla condizione delle donne (e in casa ho effettivamente qualche volume di questa collana, tra cui ricordo con piacere Il tempo delle farfalle di Julia Alvarez o Inseguendo l’amore di Nancy Mitford). 
Dopo vent'anni questa collana è stata chiusa, perché ha forse esaurito un po’ il suo scopo iniziale, ma la narrativa Giunti si è espansa, continuando però ad essere indirizzata verso le donne. "Crediamo nelle donne che fanno il bilancio tra i ruoli, mamma, donna, manager” e che sono anche grandi lettrici.
Sono loro (anzi, siamo noi) quelle che leggono di più in Italia e quindi ogni editore dovrebbe avere una collana a loro rivolta. Da lì è nata la collana A, in cui viene pubblicata principalmente narrativa straniera, con un ottimo rapporto qualità prezzo e una certa riconoscibilità (fondamentale per creare una fidelizzazione del lettore, certo, ma anche un’identità per l’editore).
Beatrice Fini ha presentato anche le altre collane: la M, dedicata ai thriller e alla narrativa di genere, con un occhio attento anche verso il noir italiano, e quella di “letteratura di qualità”  (“che è una brutta definizione, perché noi crediamo nella qualità e nel valore di ogni singolo libro che pubblichiamo, ma è il modo in cui la chiamiamo noi per capirci”), gestita da Benedetta Centovalli, in cui si cerca di valorizzare gli esordienti da un punto di vista non solo di trama, ma anche di temi e di stili (e tra questi si segnala ad esempio Clara Sereni, con il suo Via Ripetta 155, e di cui a breve la Giunti ripubblicherà anche le opere passate).
In Giunti fondamentale è il riscontro dei lettori. Un riscontro che ottengono grazie alle opinioni che arrivano direttamente dalle loro libraie (sì, perché la maggior parte delle librerie Giunti sono gestite da donne), ma anche dal confronto diretto con i lettori tramite i social network e i blog. Confrontarsi con il pubblico è importante, fondamentale per un editore, perché la lettura deve essere un piacere e “risponde alle esigenze di chi legge”. 
La chiacchierata con Beatrice Fini si è conclusa con la fatidica domanda “Siamo ancora più un popolo di scrittori che di lettori? E cosa si può fare per cambiare questa tendenza?”. Lei ha risposto “sì, abbastanza”, ed è sufficiente vedere i dati di lettura e l’impressionante numero di manoscritti che arrivano ogni giorno sui tavoli degli editori, ma anche il numero di opere autopubblicate. Per cambiare la tendenza bisogna partire dai bambini, dalle scuole, svecchiando un po’ il sistema in cui certi libri vengono spiegati, evitando imposizioni e schede di lettura, che tolgono tutto il piacere della lettura.

Poi è arrivato il turno di parlare con la editor Donatella Minuto, che ha raccontato del libro Le anatre di Holden sanno dove andare, di Emilia Garuti
Ammetto che la prima volta che ho visto il titolo ho storto un po’ il naso. Vuoi perché per me Salinger e il suo Il giovane Holden sono mostri sacri, vuoi perché l’autrice del libro è molto giovane (sì, lo so, questo è un mio pregiudizio… che a breve spiegherò come mi è stato smentito), ho davvero temuto che in Giunti fossero impazziti. E come me credo molti altri amanti di Holden. 
Parlando con Donatella Minuto, però, ogni cosa è andata al suo posto e ho capito che il titolo un senso ce l’aveva eccome, oltre a dimostrare un grande rispetto e una grande conoscenza di Salinger da parte di questa giovane autrice. 
La protagonista di Le anatre di Holden sanno dove andare parla del disagio dei diciottenni di oggi, di quelli che non seguono le mode e gli stereotipi e si trovano un po’ nel panico nel momento di dover crescere e prendere decisioni. La protagonista, Willelmina, odia tutti, non riesce a trovare il suo posto nel mondo. Il suo mito è proprio il giovane Holden e lei, che si sente così spaesata e in difficoltà, dice che persino le anatre del lago ghiacciato di Central Park, la cui sorte tanto preoccupa Holden, sanno dove devono andare a svernare. Solo lei è così persa e senza meta. Finché i suoi, preoccupati, non decidono di mandarla dallo psicologo e qui farà la conoscenza che cambierà la sua vita.
Il romanzo è arrivato in Giunti via mail, direttamente dall'autrice. E subito si sono accorti del suo potenziale, della sua forza, della sua incredibile ironia e della voglia di raccontare le difficoltà dei giovani di oggi senza lasciarsi andare a inutili stereotipi.
Ho chiesto se la giovane età si sentisse, al momento della lettura ma anche al momento del lavoro di editing. E Donatella Minuto mi ha risposto che sì, un po’ si sente, perché è una scrittura fresca e briosa, ma allo stesso tempo intelligente e ironica, grazie anche al fatto che la giovane Garuti è una grande lettrice e una grande amante dei film. 

La giornata con #GiuntialSalTo si è poi conclusa con l’incontro, presso il Caffè letterario, con Paola Capriolo che, in compagnia di Elena Lowenthal e Lorenzo Mondo, ha presentato il suo Mi ricordo.

Lorenzo Mondo, Paola Capriolo e Elena Lowenthal al Caffè letterario
Il libro, che ha come protagoniste due donne in due momenti diversi della storia, ruota intorno alla frase di Dostojevsky “La bellezza salverà il mondo”, che lega un po’ tutti i temi del libro: la tragedia, le persecuzioni razziali, il ritorno fisico e sentimentale in un luogo ma anche semplicemente nel proprio passato, e il ricordo, con tutte le sue contraddizioni di necessità di vita ma anche di fonte di dolore e sofferenza.
Lorenzo Mondo ha definito Mi ricordo di Paola Capriolo, questo romanzo “una delle prove più alte della sua narrativa” , a cui la scrittrice ritorna dopo anni di silenzio. E non per niente è candidata al premio Campiello.

Concludo questo lungo resoconto, ringraziando le altre blogger mie compagne in questa avventura e la Giunti per l’opportunità che ci ha dato di essere con loro al #SalTo15. È stato davvero un piacere!

lunedì 14 luglio 2014

MI RICORDO - Joe Brainard

Io non amo molto sottolineare i libri. Mi piace scoprire le frasi, leggerle magari più volte e poi segnarmele su un piccolo quaderno che tengo sempre a portata di mano. Non mi piace sottolineare perché, quando poi mi capita di prestarli a qualcuno, vorrei che chi legge si stupisse quanto mi sono stupita io, senza che una sottolineatura o una frase lo mettano in qualche modo all'erta. 
Leggendo Mi ricordo di Joe Brainard però, a un certo punto, ho sentito la necessità di prendere in mano una matita e sottolineare. Forse perché in questa marea di suoi ricordi che l'autore presenta, volevo che mi saltassero subito agli occhi, nel caso in cui lo rileggessi in futuro, quello che ho trovato più belli. O forse no, non tanto più belli, quanto più affini a me. 

Un libro fatto di ricordi, quindi. Pagine e pagine di frasi più o meno lunghe in cui Joe Brainard ci presenta qualcosa che ha vissuto. Momenti importanti della sua vita, certo, ma anche quelle piccole, piccolissime cose che si vivevano (e a volte si vivono ancora) ogni giorno. Mi ricordo i panini con burro e zucchero (anche io, anche io!). Mi ricordo il nastro da regalo, che se ci facevi scorrere la lama delle forbici si arricciava tutto (e anche tutte le volte che lo tiravi troppo poco, e i riccioli non venivano). Mi ricordo che rimanevo nella vasca da bagno così a lungo che mi venivano mani e piedi tutti rugosi (lo faccio ancora adesso, quelle poche volte in cui riesco a fare un bagno e non la banalissima doccia). Mi ricordo quando cerchi qualcosa che sai che è lì, eppure non c'è (sempre).Mi ricordo che non capivo perché Cenerentola non mollasse tutto e se ne andasse, se le cose andavano così male. E ancora, ancora e ancora. Potrei andare avanti per ore e riempire la pagina di ricordi così (ma non lo faccio, per non togliervi tutto il gusto di leggerlo).

Lo so cosa state pensando adesso, che si tratta di un libro che tutti potrebbero scrivere (e che molti effettivamente hanno già scritto). E ce lo dice anche Paul Auster, nella sua prefazione al libro: "Molti hanno scritto la loro versione di Mi ricordo". E credo che che farebbe davvero bene a tutti, scrivere un libro così, su cui appuntarsi tutto ciò di piccolo e grande che capita nella propria vita per far sì che non venga mai dimenticato. Però, come continua Paul Auster, nessuno è riuscito minimamente a uguagliare la genialità dell'originale di Brainard, a trascendere ciò che è puramente privato e personale in un'opera che parla di tutti. Ed è vero, perché sono sicura che ogni lettore sottolineerebbe ricordi diversi, rispetto a quelli che ho sottolineato io. Sono ricordi di Joe Brainard, filtrati dal suo sguardo, dalle sue esperienze, certo, ma sono anche ricordi di tutti.

Sicuramente la lettura da un americano viene apprezzata ancora di più, visti quanti riferimenti culturali sono presenti nei ricordi di Brainard. Un lettore che non li conosce fatica un po' a leggerli e capirli, soprattutto se non ha tempo o voglia di documentarsi. Ma può sempre saltarli a piè pari (come in alcuni casi, lo ammetto, ho fatto io) e di sicuro non si farà certo scoraggiare da quei pochi ricordi che non coglie. Semplicemente perché ci si perde in tutti gli altri, semplici e bellissimi. 

Mi ricordo (spaventoso) quando di colpo una persona che conosci benissimo diventa per un attimo un perfetto estraneo

Quindi, armatevi di matita e di voglia di rituffarvi nel passato (ma anche di scoprire cose nuove), e poi venite qui e ditemi se non è stato bello tutto questo ricordare.
(Io intanto mi guardo su youtube tutti i corti di Blondie e Dagwood, un fumetto che adoro e di cui ho scoperto grazie a questo libro l'esistenza del cartone).


Titolo: Mi ricordo
Autore: Joe Brainard
Traduttore: Thais Siciliano
Pagine: 170
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Lindau
ISBN: 978-8867082704
Prezzo di copertina: 14 €
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formato brossura: Mi ricordo