mercoledì 9 maggio 2018

NOTTE INQUIETA - Albrecht Goes

«Va bene; fare del male per prevenire il Male: è questo che vuol dire? La missione della spada come missione dell'ordine. Ma quale ordine difendiamo con la nostra guerra? L'ordine dei cimiteri. E l'ultimo di quei cimiteri, il più grande di tutti, saremo noi a occuparlo. E anche se dovessimo sopravvivere, allora avranno il diritto di chiederci: che cosa avete fatto? E noi tutti ci metteremo a dire: no, noi non abbiamo nessuna responsabilità, abbiamo fatto soltanto quello che ci è stato comandato. Ma pare già di vederlo, l'esercito di quelli che si laveranno le mani come altrettanti innocenti. Ci vorrà un asciugamano grande come un sudario, per tutte quelle mani.»

Non è facile parlare e dare voce ai cattivi, soprattutto se si racconta di un periodo storico reale e non di argomenti fittizi. Verrebbe quasi da chiedersi perché farlo, perché dedicare un romanzo o anche solo un pensiero a chi ha fatto tanto male al mondo e soprattutto alla sua gente. Però al tempo stesso credo sia normale interrogarsi sulle dinamiche mentali dei cattivi, chiedersi cosa li abbia spinti a fare quello che hanno fatto, a comportarsi come si sono comportati, a uccidere. Ci credevano davvero o stavano solo eseguendo degli ordini? Credevano davvero che il sacrificio di molte, troppo vite umane innocenti fosse il giusto prezzo da pagare per raggiungere un presunto nobile ideale? Insomma, erano o non erano umani?

In Notte inquieta, da poco ripubblicato da marcos y marcos con la traduzione di Ruth Leiser, Albrecht Goes prova a rispondere a queste domande. Lo fa attraverso un pastore, in servizio tra ospedali, caserme e alloggi militari, tutti tedeschi, che un giorno viene chiamato d’urgenza in una città vicina per assistere un condannato a morte nelle ore precedenti e durante l’esecuzione. Lui accetta, perché non può fare altrimenti, perché il suo lavoro è quello. E l’unica cosa che può fare per rendere meno ingrato il suo compito è cercare di capire qualcosa di più dell’uomo che verrà ucciso, cercare, in quelle poche ore che gli sono rimaste, di conoscerlo e di sapere cosa l’abbia spinto a disertare. Una cosa pura e semplice, come l’amore. Mentre è lì che studia tutte le carte, nella sua camera arriva un altro uomo, il capitano Bretano in procinto di partire per Stalingrado e quasi sicuramente di non tornare mai più. E con lui, Melania, la donna che ama e che sa che probabilmente non vedrà mai più. 

Non c’è molto altro da dire sulla trama di Notte inquieta. È un libriccino tutto sommato sottile, ma che racchiude interrogativi ed emozioni molto, molto grandi, che ti rimangono in testa a lungo anche dopo aver chiuso il libro. Racconta il lato umano dei cattivi e in qualche modo cerca di aumentarne la condanna: perché è inevitabile chiedersi come sia possibile che persone capaci di amare possa nocompiere tali atrocità, o anche solo accettarle. 
È questo pensiero che mi ha accompagnato per quasi tutta la lettura, impedendomi forse di cogliere appieno il vero senso di quello che Albrecht Goes stava raccontando. Da un lato ho provato una forte empatia nei confronti del disertore, disposto a tutto per amore, e di Melania, desiderosa di godersi di stare con la persona che ama fino all’ultimo

«Che ore sono?»
Guardo l'orologio e rispondo sottovoce: «L'una.»
Poi, silenzio. Ma la voce, non rivolta a me, dice, ed è impossibile non sentirla: «Ancora sei ore.» E poi, anche più sommessa: «Ancora sei attimi.»
E l'altra voce (ti chiedo scusa d'averti sentita!): «Ancora sei anni.»
Questa è la dolcezza dell'amore: le ore diventano anni. E questa è la saggezza dell'amore: l'attimo si fa lungo come un anno. Hanno una notte sola, quei due. Ma vuol dire: per sempre.

Dall’altro lato, però, ho provato quasi rabbia verso questo pastore, che non riesco a vedere come vittima degli eventi, per quanto sicuramente più grandi di quanto una singola persona potesse  combattere. Certo, lui non nega il conforto a nessuno; lui si arrabbia di fronte ai gesti e ai comportamenti violenti e ingiustificati degli altri ufficiali; e soprattutto porta un po' di compassione e calore in luoghi in cui sembra non si sappia nemmeno cosa sia.
Ma è davvero sufficiente, o una luce fioca in una notte buia e inquieta non fa altro che rendere ancora più oscure le altre, sapendo che, una volta spenta, non cambierà nulla?

Titolo: Notte inquieta
Autore: Albrecht Goes
Traduttore: Ruth Leiser
Pagine: 110
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: marcos y marcos
Prezzo di copertina: 15€
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formato brossura:Notte inquieta

4 commenti:

  1. Come sai, nonostante i "ma" della traduzione che mi facevi notare anche tu in chat, l'ho trovato un piccolo grande romanzo. Mi ha emozionato molto.

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    1. Sulla traduzione ho glissato, perché credo che chiunque leggendo il testo e poi leggendo il nome del traduttore capisca dove stia il problema (vista la nuova edizione, una revisioncina la potevano fare, ma vabbè).
      Io colgo la bellezza del romanzo, ma ammetto che il pastore un po' mi ha fatto anche arrabbiare... però alla fine pensandoci è un'emozione anche quella, e non tutti i libri sono in grado di trasmetterla :)

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  2. Ciao :) non conoscevo questo libro, sembra molto interessante. Sicuramente ci farò un pensiero :)

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