mercoledì 2 maggio 2018

MANHATTAN BEACH - Jennifer Egan

Dopo anni di lontananza il padre le fu di nuovo vicino. Non riuscì a vederlo, ma sentì il dolore nodoso delle sue mani sotto le ascelle quando la sollevava da terra per portarla in braccio. Udì il tintinnio attutito degli spiccioli nelle tasche dei pantaloni. La sua mano era una presa elettrica dove lei infilava sempre la propria, ovunque andassero, anche quando non le importava. Anna si fermò, stordita dalla forza di quelle impressioni. Senza pensarci, si portò le dita al viso, aspettandosi quasi l'odore caldo, amaro del tabacco di suo padre.


Manhattan Beach, uscito da poco per Mondadori con la traduzione di Giovanna Granato, è il primo romanzo che leggo di Jennifer Egan. Non so se sia una premessa necessaria oppure no, perché se da un lato le più frequenti critiche che ho letto nei confronti di questo libro riguardavano proprio il suo essere completamente diverso rispetto alle opere precedenti (Guardami, La fortezza, Il tempo è un bastardo e Scatola nera usciti tutti per minimum fax con le traduzioni di Matteo Colombo e Martina Testa), dall’altro sono convinta che uno scrittore che riesca a cambiare drasticamente il suo stile ed essere comunque convincente sia per forza di cose un bravo, bravissimo scrittore. Già solo per il fatto di aver osato cambiare, sapendo benissimo di andare contro alle aspettative di tutti i suoi precedenti lettori. 
Comunque, io di Jennifer Egan non avevo mai letto niente e Manhattan Beach mi è piaciuto molto. Sarà che ho una passione per i romanzi che, attraverso personaggi inventati seppur ispirati a qualcuno di reale, raccontano un periodo storico ben preciso. E più pagine hanno, più fitti sono gli intrighi, più a fondo scavano nella società di un’epoca, più mi piacciono.

Con Manhattan Beach andiamo nella New York degli anni ’30 e poi ’40, insieme ad Anna, bambina che segue suo padre Eddie quando va in giro a svolgere gli affari per il sindacato che sta tenendo in vita lui e la sua famiglia, e poi donna adulta che si occupa della famiglia lavorando nel cantiere navale in preparazione alla guerra e intanto sogna di diventare palombara. 
Da piccola ad Anna piaceva andare in giro con suo padre. Tra loro c’era un legame speciale: lui la adorava, quasi in contrasto con quello che provava verso l’altra figlia, Lydia, nata con un grave problema di salute; lei amava stare in auto con lui, tenerlo per mano e mantenere ogni segreto che lui le chiedeva di mantenere. I loro cammini iniziano però a dividersi quando Eddie decide di accettare di lavorare per Dexter Styles, un uomo molto potente nella New York di quegli anni grazie ai suoi traffici non proprio puliti, che però garantirebbero una vita migliore a tutta la famiglia. 
Anni dopo, di Eddie non c’è più traccia. Sparito nel nulla un giorno, lasciando la moglie e le due figlie e senza mai più dare notizie. Anna è delusa dal padre, ma a poco a poco pare essersi abituata alla sua assenza. Lavora come molte altre donne, che quando gli uomini sono stati chiamati alle armi, hanno occupato il loro posto, ma a differenza delle altre lei non ci sta a essere solo una sostituta e a vedersi preclusi posti che agli uomini non sono. Così, il giorno in cui vede degli uomini immergersi con un enorme scafandro, decide che quello sarà il suo destino: diventare palombara. 
Finché una sera, proprio grazie a una sua collega, dopo tanti anni incontra Dexter Styles. Subito non si ricorda di lui, di quel giorno di tanti anni fa in cui ha accompagnato suo padre a casa sua, dando inizio a tutto quanto. Poi a poco a poco i ricordi tornano a galla e la voglia di scoprire cosa è successo si fa di nuovo viva. Anna è disposta a tutto pur di capire, di sapere, di ritrovare suo padre, vivo o morto.

Jennifer Egan ha scritto un romanzone, è l’unico modo in cui riesco a definire Manhattan Beach. Un romanzo storico in qualche modo, che descrive diversi aspetti di quell’epoca: da un lato le difficoltà economiche di chi è stato schiacciato dalla crisi, dall’altro chi invece riesce ad arricchirsi e a sfruttare questa crisi; l’epoca della seconda guerra mondiale, dal punto di vista di chi parte ma anche da quello di chi resta e aiuta come può. Ma ha scritto soprattutto un grande storia famigliare, con una protagonista incredibile.

Rose si era sbagliata dicendo che il mondo sarebbe tornato di nuovo piccolo. O almeno non sarebbe mai più stato il piccolo mondo di prima. Erano cambiate troppe cose. E, fra una trasformazione e un riallineamento, Anna si era infilata in una crepa ed era scappata.

Leggendo questo libro si percepisce poi quanto l’autrice si sia divertita a scriverlo, a fare ricerche, scavare nelle storie e nei racconti di chi quell'epoca l’ha vissuta per fornirne un ritratto il più reale e fedele possibile, nonostante l’uso di personaggi inventati. 
Non tutti sono in grado di farlo. Non tutti sono in grado di scrivere un romanzo così articolato, con così tanti legami, intrecci, colpi di scena, momenti di tenerezza e di fragilità, ma anche di forza, coraggio e tenacia, e riuscire a tenere il lettore sempre lì, immerso nelle pagine come Anna lo è nel mare del porto nel suo scafandro. 

E forse sì, forse Manhattan Beach è un romanzo più “classico”, diverso dalle opere precedenti dell’autrice e dallo sperimentalismo che da sempre si associa allo stile e alla scrittura della Egan. Ma questo non vuol dire che non possa essere altrettanto bello. 


Titolo: Manhattan Beach
Autore: Jennifer Egan
Traduttore: Giovanna Granato
Pagine: 510
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: Mondadori
Prezzo di copertina: 22€
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formato brossura:Manhattan beach
formato ebook: Manhattan Beach (versione italiana)

6 commenti:

  1. Mi ispira moltissimo davvero, ma prezzo e numero di pagine, assieme alla definizione perfettamente calzante di romanzone, spaventano un po'. Nei periodi pieni mi getto su libri brevi o brevissimi e il rischio di lasciare la Egan a prendere polvere per un po' è serio. Facciamo che aspetto al fine della sessione che verrà, e i comodi di Libraccio. :)

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    1. Sì, diciamo che è uno di quei libri che devi aver voglia di leggere proprio in quel momento e che ti richiede un po' di concentrazione. Però una volta iniziato io mi ci sono ritrovata completamente immersa, quasi non mi sono resa conto della sua mole.
      Capisco perfettamente il discorso prezzo :P

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  2. Ho adorato Il tempo è un bastardo e La fortezza, quindi questo romanzo lo temo, e se non fosse all'altezza delle aspettative? Ma alla fine credo che prima o poi lo leggerò, perché la Egan appunto nei precedenti mi ha emozionato tanto (meno in Guardami), La fortezza è il romanzo che consiglio a tutti e mah vediamo. In generale i libroni, come mole, non mi spaventano.

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    1. RIcordato che è un romanzo completamente diverso rispetto ai precedenti e cerca quindi di dimenticare tutte le tue aspettative legate a quello :)

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  4. Finito di leggere un mesetto fa. Concordo su tutto (e io avevo letto anche Guardami e Il tempo è un bastardo). Molto più classico questo, è vero, ma è comunque segno di grandissima maestria. Ricreare un tempo (e dunque un mondo) sepolto nel tempo è una capacità rara, solo dei grandi autori come la Egan.

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