mercoledì 18 aprile 2018

MAESTOSO È L'ABBANDONO - Sara Gamberini

Lucia mi spiegava che quello in cui credono tutti a noi non doveva interessare. Fino ai miei venticinque anni mi ha chiamato noi. Il suo colore preferito era il viola, era femminista, narcisa, sessantottina e cercava un po' di salvezza. Lucia era cresciuta di malavoglia e aveva conservato intatta la sua fede nell'onnipotenza di qualcuno. Negli anni era stato onnipotente suo padre, l'ex marito, mio padre, un prete, l'amante, Bertinotti, il femminismo, la pranoterapeuta, il comunismo. Quando la accompagnavo al parco ad abbracciare gli alberi, mi spiegava come i desideri dovessero sempre trovare la strada della realizzazione. A qualunque costo? Molto più facilmente che a qualunque costo, mi rispondeva.

Questa recensione di Maestoso è l’abbandono di Sara Gamberini, da poco uscito per Hacca edizioni, sarà una recensione inutile. Lo dico subito, per anticipare quelle che saranno molto probabilmente le considerazioni di chi la leggerà una volta arrivato alla fine. Quindi se state cercando un parere per decidere se leggere o meno il libro, passate oltre perché qui non lo troverete.
Sarà una recensione inutile, e aggiungo che mi dispiace molto, perché questo libro si meriterebbe sicuramente molto ma molto di più di quello che io sono in grado di scrivere.

Non so spiegarvi perché, ma la sensazione che mi ha accompagnata per tutta la lettura e anche una volta finita, quando mi sedevo al pc per cercare di buttar giù due righe, è stata l’inadeguatezza: temo di non essere in grado di capire e apprezzare i romanzi introspettivi come dovrei. Forse è una questione di sensibilità, in me carente o semplicemente diversa, che di fronte a protagoniste che si raccontano attraverso i propri pensieri, elaborandoli e rielaborandoli, quasi vivendo solo attraverso di essi, a me viene solo voglia di entrare nel libro e scuoterle, per poi ritrovarmi però dopo a pensare che forse la mia praticità (apparente, più che altro) è solo un risvolto della stessa medaglia, e che forse se anche io mi lasciassi andare ai pensieri, anziché cercare di zittirli il più possibile, vivrei meglio.

Maestoso è l’abbandono è la storia di una donna e dei suoi addii, del suo distacco dal mondo ma anche della sua immersione totale in esso. Inizia con una decisione drastica, la scelta della protagonista, Teresa all’anagrafe […], Maria per i familiari, di non frequentare più lo studio del dottor Lisi, suo psicologo per tanti anni, con cui si è creato un rapporto strano, una soggezione mista a dipendenza reciproca. È una decisione sofferta, difficile da prendere, come sembrano esserlo quasi tutte quelle che la donna si ritrova a prendere nel corso della vita. 
Invidio le persone che se ne vanno sfumando, quelle che scompaiono lentamente solo quando le inviti ad andarsene. Con loro tutto ha inizio con una presenza luminosa, talvolta altissima, talvolta smarrita, fino all'accadimento dell'evento irreparabile, l'evento cruciale delle cui origini nessuno saprà niente nei secoli a venire, dai secoli passati. Essi scivolano in un luogo senza tempo, risucchiati da una scia polverosa che fa scomparire le vocali, un piede, le parole, gli abbracci; da questo luogo tendono le braccia, allungano le dita per attaccarsi alla terra ma il vapore e l'indicibile li catturano per lanciarli nel silenzio selettivo, nello spazio senza tempo. In principio sfumano le manifestazioni concrete, rimangono l'amore universale e le risposte gentili a chiusa secca. Si resiste, si fa l'abitudine al finale sgarbato e tutto sembra tornare a posto.
E forse è proprio per compensare questa sua difficoltà a decidere il da farsi, che spesso su altre cose si lascia semplicemente andare, si affida alla corrente e al suo flusso di pensieri, da cui si fa guidare e trascinare. E così si ritrova quasi all'improvviso ad abbandonare la sua casetta di campagna per trasferirsi in città, pur non amandola. E in una relazione con un suo collega, che è nata e proseguita così, senza troppe decisioni, senza troppo pensarci, ma rivelandosi poi molto più grande di quello che, almeno leggendo, traspare.
"Lorenzo tornava sempre. Quando si torna è vero amore?"
Al presente si alternano, poi, i ricordi del passato, che sono stati forse la mia parte preferita. I ricordi di quella madre ingombrante e forse un po’ egoista, che però la protagonista ha amato e ancora ama tantissimo, al punto da scriverle delle lettere, anche ora che non c’è più, pur sapendo che non le leggerà mai.

Maestoso è l’abbandono non è scritto bene, di più: ha un linguaggio poetico, ricercato, elegante ma al tempo stesso semplice, perfetto per trasformare in parole tutti gli stati d’animo e i pensieri della sua protagonista. Così come intense sono molte delle riflessioni che fa nascere.
Eppure, leggendolo, in me non è arrivato dove pensavo sarebbe arrivato e dove sicuramente arriva a chi ha un sensibilità diversa dalla mia. 
Ma non sto dicendo che non mi sia piaciuto, intendiamoci. È una sensazione molto più complessa di così. Al punto che anche adesso, mentre sto scrivendo, sento quasi un magone, inspiegabile persino a me stessa.  Perché mi dispiace non aver capito, mi dispiace non essere entrata in sintonia con la protagonista e con i suoi mille pensieri.

Questa è una recensione inutile, vi dicevo all'inizio, e direi che se siete arrivati fin qui ne avete avuto la conferma. Forse avrei anche potuto evitare di scriverla, vista la fatica che mi è costato sedermi qui e provare a mettere insieme delle parole di senso compiuto. Eppure, una parte di me mi dice che un libro che mi fa stare così, che mi fa sentire così, provare questa sensazione inspiegabile, da qualche parte invece è arrivato, qualcosa dentro di me ha toccato. Magari mi ci vorrà un po’ per capire cosa. Magari è un libro che dovrò riprendere con il tempo, di cui mi verrà in mente qualche passaggio in futuro e allora tornerò a cercarlo. E chissà che l'inadeguatezza non sarà sparita e riuscirò a scrivere una recensione un po' più utile.

Titolo: Maestoso è l'abbandono
Autore: Sara Gamberini
Pagine: 236
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: Hacca
Prezzo di copertina: 15,00 €
Acquista su Amazon:
formato cartaceo: Maestoso è l'abbandono

7 commenti:

  1. Ciao Elisa, ho iniziato a vedere questo libro in giro qualche settimana fa e mi ha subito attirato, aspettavo la recensione di qualche blogger di cui mi fido ed eccomi accontentata. Sicuramente la tua recensione non è inutile, perché a me ha fatto diventare ancora più forte la curiosità e la voglia di leggerlo.
    E in un certo senso ti capisco, anche a me è capitato di non riuscire a comprendere fino in fondo un libro, di non riuscire ad entrare in sintonia coi personaggi o con la storia in sé, e capisco benissimo il magone che sentivi mentre scrivevi la recensione...un magone che a me capitava di avere anche quando ripensavo al libro dopo aver finito e scritto il mio pensiero.

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    1. Sono contenta che questa recensione sia servita almeno a incuriosirti! E sono curiosa di sapere che effetto farà su di te il libro :)

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  2. Ciao Elisa, coraggio: questo etereo e psichico libriccino ha una vacuità tutta sua, un'ombelicalità in fondo così autoreferenziale, nel faticoso precisarsi d'ogni sensazione, ogni alito, ogni spiffero d'anima, che non stupisce sia, alla fin fine, incapace di comunicare veramente qualcosa. Dico un'emozione spontanea. Un pensiero, un'esperienza toccante. Niente: è d'una lieta fasullaggine senza trama né struttura dall'inizio alla fine. Procede nelle sue 200 pagine di dismenorrea emotiva assemblando una cronaca di triti fatti come migliaia d'altre cronache noiosamente archiviate in riviste femminili d' ogniepoca: il rapporto con la madre, il mancato rapporto con l'uomo che non l'ha voluta, il rapporto con l'analista. Dimmi te come si fa a caldeggiare la lettura di una scempia monnezza del genere, roba da "Intimità", porcheriola del cuore stile "Confidenze"... Anche il linguaggio "poetico, ricercato, elegante" (ammesso e non concesso che lo sia davvero, poetico, ricercato, elegante) stona per sovradimensionamento e intollerabile leziosaggine. Mi dispiace che tu sprechi il tuo talento a recensire quest'espansività decerebrata. Baci!

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  3. quoto claire.
    il libro più brutto e inutile letto negli ultimi 15 anni.

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  4. Libro brutto???...ma come si fa a dire una cosa del genere...solo per la sensibilità, per la leggerezza....

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Leggo adesso la tua recensione, mentre sono qui a provare anch'io a scriverne qualcosa. Manca qualcosa a questo romanzo, ma anche a me fa lo stesso effetto, ci penso e ci ripenso. La scrittura mi piace, ma c'è un messaggio che non mi piace (tipo evviva la vita, abbasso l'analisi).

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