mercoledì 29 ottobre 2014

Due titoli, un solo libro: ma perché? #96


Questa volta non so davvero se ridere o piangere. È terribile il titolo italiano, con la solita struttura della frase (ma un "In cerca di me" o un "Cercandomi"era troppo difficile?) e ancor più terribile la copertina, ennesimo esempio della scarsa fantasia e della standardizzazione che ormai si trova in certi tipi di libro.
Possibile che nessuno si ribelli?

Titolo originale: Looking for me
Titolo italiano tradotto in modo assai bislacco: La bottea dei sogni smarriti
Autore: Beth Hoffman
Traduttore italiano:  F. Merani
Editore italiano: Piemme

domenica 26 ottobre 2014

Un libro per tè: Bill Bryson e il tè alla menta

Di tutti i luoghi comuni sui lettori, quello che più mi piace e in cui mi identifico di più è quello che li vede sempre con in mano, oltre a un libro, una tazza di tè.
Non so bene da dove sia nata questa immagine, onestamente. Però se ci penso, soprattutto in inverno, quando sono a casa, è molto probabile che verso le cinque di pomeriggio o la sera prima di andare a dormire io mi ritrovi con un tazza di tè, tisana, infuso, camomilla, etc etc... in mano. È una cosa che trovo molto rilassante (anche se la maggior parte delle volte, soprattutto se bevo di sera, comporta che poi io debba alzarmi più e più volte durante la notte per andare in bagno). E poi, ogni volta che vado in tisaneria, o nei negozi di prodotti biologici o anche solo al supermercato, adoro perdermi tra le varie scatole, scoprire gusti nuovi, immaginare come possano essere e criticare a prescindere quelli che so già difficilmente potranno piacermi... un po' quello che faccio in libreria, insomma.

Quindi ho deciso di iniziare una nuova rubrica, che verrà pubblicata principalmente nel fine settimana, in cui vi annuncio che cosa sto leggendo in questo momento e che cosa mi sta accompagnando nella lettura. Non so se una rubrica simile esista già su qualche altro blog (molto probabilmente sì, visto quanto il tè è inflazionato), nel caso me ne scuso, non ho nessuna intenzione di copiare o rubare idee ad altri (anche se sul mondo del web è difficile capire chi ha fatto prima che cosa, se qualcuno ha qualche rivendicazione da fare me lo dica che ne parliamo!),
È poi il caso di fare una premessa: non sono assolutamente un'esperta di tè, proprio come non lo sono di libri. Parlerò di té, tisane, infusi che bevo e che mi piacciono, indipendentemente da chi li ha prodotti e da chi li vende. Riporterò ovviamente il produttore e, se me lo ricordo, il posto in cui li ho comprati. Ma lo scopo non è assolutamente pubblicitario. Semplicemente, proprio come i libri, mi piace condividere con gli altri le cose che mi piacciono, aiutare magari qualcuno a conoscerle, scambiare punti di vista e opinioni e, di conseguenza, scoprire qualcosa di nuovo anche io.

Detto questo, andiamo a incominciare con:



 Il libro di questo fine settimana è Breve storia di (quasi) tutto di Bill Bryson, edito dalla casa editrice Guanda e tradotto da Mario Fillioley. L'opera è una sorta di saggio che racconta, in modo scorrevole e divertente, la storia di alcune delle più grandi scoperte scientifiche del mondo. Al momento sono circa a metà, che il libro è scritto molto, molto bene ma è talmente ricco di nozioni e racconti che non si può divorare in pochi giorni.
Il tè invece è un tè bianco alla menta della Clipper. Oltre alla scatola, che trovo bellissima (come tutte quelle dei tè di questa marca), ad attrarmi e convincermi a comprarlo è stato il fatto che si trattasse di tè bianco, di cui, devo ammettere, ignoravo completamente l'esistenza. Stavo cercando un tè alla menta per il dopopranzo e questa è stata davvero una piacevole scoperta (sebbene non sia poi così sicura delle sue proprietà digestive). 
Unica cosa, se lo bevete dopo cena, pur essendo molto leggero potrà comunque darvi qualche problema nel dormire. Ma se avete intenzione di leggere tutta la notte, questo non può che essere un vantaggio!

venerdì 24 ottobre 2014

5 anni rampanti

Oggi il blog compie 5 anni. Sono tanti, eh? 
Inizialmente avevo pensato di far finta di nulla, di lasciare che la ricorrenza passasse senza dire niente a nessuno. E' un periodo della mia vita un po' strano e difficile, soprattutto dal punto di vista lavorativo, e per quanto io ami questo blog, mi ricorda sempre quanto quello che faccio per guadagnarmi da vivere sia ben distante da quello che i miei sogni dicevano e dicono ancora che vorrei fare.
Però a questo blog voglio talmente tanto bene e, soprattutto, gli devo talmente tante cose che non sarebbe stato giusto non festeggiarlo a dovere.


source: http://www.mentalfloss.com/blogs/archives/127194

Cinque anni, dicevamo, in cui sono cambiate tantissime cose. Quando l'ho aperto, il 24 ottobre del 2009, mancavano due settimane alla mia laurea specialistica e avevo accanto una persona diversa dal lettore rampante. 
Poi mi sono laureata, ho iniziato a lavorare e il lettore rampante è entrato nella mia vita. Ho aperto la pagina Facebook del blog, ho visto i fan a poco a poco aumentare ma, soprattutto, interagire con me, pur non conoscendomi e non sapendo quasi nulla di me. Forse quello dei libri è un linguaggio universale, che accomuna un po' tutti quelli che li leggono.

Ho visto le mie recensioni condivise e apprezzate, e mi sono beccata gli insulti per quelle non troppo gradite. Ho conosciuto autori e autrici bravissime e case editrici appassionate. Proprio grazie a questo blog ho iniziato a collaborare come editor di una piccola casa editrice e sono finita in radio, su rai letteratura e intervistata qua e là. Nel mentre è nata Casa Rampante, prima solo virtualmente e poi fatta di mura, libri, lego e tanto, tanto amore tutto sotto lo stesso tetto. E poi beh, mi sono ritrovata seduta su una sedia di cartone a presentare un libro al Salone del Libro. 

Insomma, sono stati stati cinque anni davvero incredibili e questo blog, per esserci stato sempre, per essere stato una valvola di sfogo più o meno diretta e per tutte le cose belle che mi ha regalato, si meriterebbe davvero qualcosa di grande per festeggiare.

E qui entrate in gioco voi, miei cari lettori e assidui frequentatori di questo blog. Perché senza di voi tutto questo non sarebbe davvero stato possibile. Volevo quindi chiedervi un piccolo regalo, qualche minuto del vostro tempo, perché mi raccontiate, se ve lo ricordate, come siete arrivati qui (o sul blog o sulla pagine Facebook, che va bene lo stesso) la prima volta, grazie a quale libro o a quale post.

Intanto che scrivete, io vado a mangiare la torta e a farmi regalare dal lettore rampante un libro per festeggiare (sì, lo so, avrei fatto fioretto di non comprarne più fino a Dicembre... ma il fioretto non riguarda i regali e poi questa è davvero un'occasione speciale!).

Tanti auguri a me, al blog e mille di questi libri!

ALCUNI STUPEFACENTI CASI TRA CUI UN GUFO ROTTO - Davide Predosin

Come abbiamo già detto e ripetuto più volte, ogni lettore ha le sue manie. Una delle mie, di quelle che mi condizionano di più tra l’altro, è che odio partire per un viaggio con un libro iniziato  e tornare da un viaggio con un libro a metà. Sembrerà assurdo, anche perché è davvero difficile riuscire a calcolare esattamente quanto tempo avrai per leggere quando sarai via e quanto tempo ti richiederà ogni libro (si sa che a breve lunghezza non corrisponde breve tempo di lettura), eppure è una cosa che mi mette davvero in difficoltà.

Immaginatevi quindi come mi sono sentita l’altro giorno quando, in aeroporto in attesa del volo di ritorno a casa da un viaggio, ho terminato la lettura del libro che stavo leggendo. Avrei di sicuro avuto ancora almeno tre ore di tempo, da impiegare in qualche modo. Tre ore di tempo e un libro intonso dal buffo titolo in valigia, Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto di Davide Predosin. Che faccio, lo inizio e poi me lo ritrovo a metà una volta arrivata a casa? Lascio perdere e in aereo leggo compulsivamente la bruchure di Easyjet fino a impararla a memoria? Ovviamente alla fine ho scelto di iniziarlo. 
La cosa buffa è che mi ha preso talmente tanto che ho fatto le pratiche di imbarco, mi sono seduta al mio posto sempre continuando a leggere, al punto che non mi sono accorta né del ritardo del volo né dell’annuncio alla partenza in cui si annunciava che tutte le luci sarebbe state spente (ringrazio lo steward che invece si è accorto che non mi ero accorta ed è venuto ad accendermi la luce di cortesia). 
Ho letto, un po’ ridendo un po’ stupendomi, il libro fino alla fine, che è incredibilmente coincisa con l’atterraggio a Malpensa. Il libro giusto al momento giusto, insomma.

Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto è una raccolta di racconti, alcuni molto brevi, altri più lunghi, completamente strampalati. Stupefacenti, come dice il titolo. C’è è un uomo che scopre ad esempio di avere una sorta di zip sul torace, che può aprire e chiudere a piacimento. Un altro la cui fidanzata sembra apparire e scomparire all'improvviso e proprio mentre lui sta parlando, anche se lei afferma di non essersi mai mossa. C’è un morto che è davvero morto, ma ogni tanto emette qualche verso di soddisfazione. Un ragazzo che ogni mattina si sveglia sul divano del vicino di casa, senza che abbia le chiavi o nessuno gli abbia mai aperto la porta. E così via. 

Tanti piccoli racconti insomma, di storie e situazioni assurde eppure raccontate quasi come se fossero normali. Alcuni li ho trovati davvero geniali, altri che devo ammettere non sono riuscita del tutto comprendere. La cosa che però mi è piaciuta di più in assoluto sono le reazioni dei vari personaggi di fronte a questi “stupefacenti casi”. Adoro le reazioni normali di fronte alle cose assurde. Il tuo torace si può aprire con una zip? Va bene, ma stai attento che non ci vada niente dentro. Un cameriere che non hai mai visto in vita tua ti porta la colazione a letto? Beh, chissene frega come è entrato, l’importante è che sia buona.

Davide Predosin è stato bravo nel creare queste strambe situazioni e nel presentarle, con la giusta dose di ironia e angoscia. E’ stato bravo nel caratterizzare i vari personaggi a cui queste strambe vicende succedono. Certo, come dicevo prima, alcuni racconti sono davvero troppo “stupefacenti” e strampalati e ho avuto qualche difficoltà a comprenderne il vero significato (sempre che un vero significato ci fosse). Ma nel complesso è stata una piacevole e divertente lettura, che mi ha tenuto compagnia e distratta a sufficienza, senza poi farmi andare in paranoia da “cavolo, ho un libro iniziato”.


Titolo: Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto
Autore: Davide Predosin
Pagine: 235
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Gorilla Sapiens
ISBN: 9788898978007
Prezzo di copertina: 13,70 €
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giovedì 23 ottobre 2014

OPEN - Andre Agassi

E così alla fine anche io ho letto Open di Andre Agassi. Era da un po’ che volevo leggerlo, in realtà. Non perché il tennis mi abbia mai entusiasmato più di tanto (o meglio, non l’ho mai seguito, magari se iniziassi mi piacerebbe anche), o perché tutti urlano al capolavoro ogni volta  che il titolo del libro viene anche solo pronunciato. No, ho letto Open di Andre Agassi perché dietro al libro e al suo successo c’è J. R. Moehringer. Il grande J.R. Moehringer, che nemmeno viene riportato in copertina o nella quarta, ma semplicemente nei ringraziamenti, sebbene sia evidente, soprattutto a chi ha già letto gli altri libri di Moehringer, quanto di suo ci sia nella storia che Agassi racconta, nel modo in cui viene raccontata.

Non credo abbia molto senso fare un riassunto della trama di un autobiografia. È la storia di Andre Agassi, di come ha iniziato per forza a giocare a tennis e di come questo obbligo abbia influito in tutta la sua vita di grande giocatore. Lo ripete più e più volte, Andre, di odiare il tennis. Di non giocare perché gli piace ma perché si è sempre sentito in qualche modo costretto: per non deludere suo padre, che non ha mai pensato che lui potesse fare altro, per non deludere chi ha creduto, anche in malo modo, nel suo talento, e anche un po’ per non deludere il suo talento stesso. Racconto dei match vinti e di quelli miseramente persi. Delle sue manie, delle persone che lo hanno accompagnato da quando ha iniziato fino alla fine della sua carriera. Della sua eterna rivalità con Pete Sampras e del suo grande, grandissimo amore per Stefanie Graff, altra grande tennista, che Andre ha faticato non poco a conquistare. Racconta dei suoi momenti di debolezza e dei suoi gesti d’altruismo (io fossi Pete Sampras un pochino mi sarei arrabbiata quando parla della scarsa mancia data al parcheggiatore), dei sui grandi incontri, sul campo e fuori dal campo, fino all’ultimo match e al ritiro.

Una storia, quella di Agassi, che è sicuramente una grande storia, come credo lo sia quella di qualunque sportivo che arriva ai suoi livelli. Eppure, sono convinta che se non ci fosse stato Moehringer, Open non sarebbe diventato il best seller che ora è. Perché un libro per essere grande deve essere scritto bene, la storia da sola non basta (che poi magari Moehringer ha solo consigliato, dato qualche suggerimento, corretto qualche virgola, ma il suo contributo è più che evidente). 
Devo ammettere poi che ho trovato alcune parti davvero faticose da leggere. I racconti dei match alla lunga, soprattutto se non si è particolarmente appassionati, sono un po’ pesanti, un po’ ripetitivi. Altre volte, invece, mi è quasi sembrato che mancasse qualche passaggio, che ci fosse qualche salto temporale troppo lungo.

Nel complesso, comunque, Open mi è sicuramente piaciuto. Anche se non so dire se abbia soddisfatto appieno le mie aspettative, perché mi rendo conto che erano davvero troppo alte.


Titolo: Open
Autore: Andre Agassi
Traduttore: Giuliana Lupi
Pagine: 502
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Einaudi
ISBN: 978-8806207267
Prezzo di copertina: 20 €
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formato brossura:OPEN, la mia storia

sabato 18 ottobre 2014

MORTE DI UN UOMO FELICE - Giorgio Fontana

Conoscevo solo di sfuggita Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana, prima che gli venisse assegnato il premio Campiello. Sapevo che era pubblicato da Sellerio. Sapevo della piacevole sorpresa di ritrovare un giovane scrittore nei cinque finalisti del premio,  tra cui c'erano anche Mauro Corona e Michele Mari. Eppure, per un motivo o per l’altro, non mi era ancora venuto in mente di leggere il suo libro. Nemmeno avevo ben chiaro di cosa parlasse, se devo essere sincera.
Poi ha vinto il Premio Campiello e ha iniziato a incuriosirmi. E infine ho letto il post che Paolo Cognetti gli ha dedicato sul suo blog. Se Paolo Cognetti, giovane autore che adoro, parla così bene di un altro giovane autore e del suo libro (cosa rara ultimamente, che pare che uno dei passatempi migliori degli scrittori italiani contemporanei di oggi sia di criticare il lavoro degli altri autori contemporanei di oggi), quell'autore e quel libro io avrei dovuto assolutamente conoscerli.

Morte di un uomo felice è un libro incredibile. Non so nemmeno bene che aggettivo usare per poterlo descrivere senza sembrare esagerata. Parla di terrorismo, quello che ha devastato l’Italia negli anni ’70 e ’80, e parla di fascismo e di partigiani. Lo fa tramite Giacomo Colnaghi, giovane magistrato che sta indagano sull'omicidio di un politico democristiano e sul nuovo gruppo armato che lo ha messo a segno. Un personaggio coraggioso, che rifiuta la scorta pur sapendo che ne avrebbe bisogno, ma è anche pieno di dubbi, di contraddizioni, di inquietudini che gli rendono il lavoro più difficile: è estremamente religioso, ma a volte mette in dubbio ciò che la chiesa e la Bibbia hanno insegnato; è sposato e crede molto nel matrimonio, ma il rapporto con la moglie e i due figli è estremamente fragile; sa di dover condannare ma allo stesso tempo vuole capire cosa passa nella testa dei terroristi per cercare in qualche modo di fermarli. E soprattutto ha alle spalle il ricordo del padre Ernesto e del vuoto che ha lasciato: era un partigiano, ma è morto quasi subito, lasciando una moglie piena di rancore nei suoi confronti e due figli, tra cui appunto il piccolo Giacomo, che di lui non ha conosciuto niente se non quel breve biglietto che gli ha dedicato prima di morire. Giacomo, forse senza nemmeno rendersene conto, sta un po’ rivivendo su se stesso la vita del padre, commettendo forse gli stessi errori per lottare per qualcosa che ritiene giusto.

La forza del libro sta proprio in questo grande personaggio e nel modo in cui Giorgio Fontana è riuscito a rappresentarne le inquietudini e i pensieri, quasi eliminando ogni implicazione politica del periodo e descrivendo semplicemente un uomo, che cerca di far bene il suo lavoro e di vivere bene la sua vita e di essere, in qualche modo, felice.

La vendetta è uno strumento inutile; in primo luogo per voi stessi. E sì, certo, so che una parte di voi non vuole affatto essere migliore, ma solo prendere l'uomo che vi ha fatto così male e distruggerlo, fargli comprendere quanto dolore avete dovuto subire. Ma un complice di quell'uomo vorrà a sua volta vendetta, e colpirà un altro uomo innocente, e a tutto questo non c'è termine: alla fine di tutto resta solo la morte. Non c'è più spazio per la conoscenza, per l'amore, per una pizza, per una passeggiata: il mondo sparisce completamente, il mondo che volevi salvare. Restano solo il gelo e la vendetta. È un'ossessione da cui non si esce.

L’autore è stato anche bravo, soprattutto in relazione alla sua età, a riprodurre il clima dei due periodi che racconta, quello della guerra e quello degli anni ’70:  leggendo sembrava di esserci dentro, di sentire addosso la stessa ansia, la stessa sensazione di attesa e di inquietudine che si viveva allora.

Se proprio dobbiamo trovare una nota negativa, per quanto mi riguarda riguarda l’uso della punteggiatura. Tutti questi due punti mi hanno fatta un po’ impazzire. Ma in questo articolo Giorgio Fontana spiega il perché li utilizza… Non mi ha convinta del tutto, ma almeno una spiegazione c’è.

Insomma, Morte di un uomo felice è un altro, ennesimo per fortuna, segnale che la letteratura italiana contemporanea esiste eccome ed è di grande qualità; che le voci nuove e giovani ci sono, e che meritano di essere lette. Cosa state aspettando?

Titolo: Morte di un uomo felice
Autore: Giorgio Fontana
Pagine: 260
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Sellerio
ISBN: 978-8838931727
Prezzo di copertina: 14 €
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formato brossura: Morte di un uomo felice

mercoledì 15 ottobre 2014

Due titoli, un solo libro: ma perché? #95

Anche quella di oggi non sarà una delle classiche puntate della rubrica di confronto tra titolo originale. Un po' perché non ho avuto il temp... va beh, diciamola proprio tutta, la voglia di cercare un titolo (rischio l'esaurimento nervoso ogni volta che entro nei siti di certe case editrici); un po' perché il titolo del libro di cui vi parlo oggi mi ha lasciata talmente perplessa che ho bisogno di capire se sia un problema solo mio (molto probabile), o anche di chi quel titolo l'ha messo. 

Oggi si parla quindi di un libro solo, scritto tra l'altro in italiano e dedicato a Papa Francesco (no, non sono impazzita, non ancora del tutto almeno).

Parlo di NON E' FRANCESCO di Antonio Socci, edito da Mondadori:


Ho come l'impressione (o il timore, forse) che chi ha pensato questo titolo si sia sentito un genio. Il Papa nuovo si chiama Francesco e uno dei più grandi successi di uno dei cantanti italiani più famosi del passato, Lucio Battisti, si intitola Non è Francesca:



"Possiamo mica farci scappare un'occasione del genere e non fare questo geniale gioco di parole?" avranno esclamato in Mondadori. Peccato che la canzone parli di tradimento: un amico del protagonista del testo (che spero ben non sia Battisti stesso, che poverino in ogni sua canzone viene sempre cornificato) ha visto la fidanzata del protagonista a spasso con un altro, è andato a dirglielo e il protagonista, disperato, cerca di autoconvincersi che non sia vero.
Quindi, io vedo il libro sul Papa, inizio a canticchiare Battisti e nella mia mente partono le immagini di uno scandalo amoroso in Vaticano.

Per carità, può darsi che lo scopo fosse proprio questo, ché non c'è niente che venda di più di un morboso scandalo tra papi e cardinali. Però, ecco, se invece l'obiettivo era un altro... forse forse ora non mi sentirei così geniale, ad aver pensato questo titolo.