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giovedì 23 ottobre 2014

OPEN - Andre Agassi

E così alla fine anche io ho letto Open di Andre Agassi. Era da un po’ che volevo leggerlo, in realtà. Non perché il tennis mi abbia mai entusiasmato più di tanto (o meglio, non l’ho mai seguito, magari se iniziassi mi piacerebbe anche), o perché tutti urlano al capolavoro ogni volta  che il titolo del libro viene anche solo pronunciato. No, ho letto Open di Andre Agassi perché dietro al libro e al suo successo c’è J. R. Moehringer. Il grande J.R. Moehringer, che nemmeno viene riportato in copertina o nella quarta, ma semplicemente nei ringraziamenti, sebbene sia evidente, soprattutto a chi ha già letto gli altri libri di Moehringer, quanto di suo ci sia nella storia che Agassi racconta, nel modo in cui viene raccontata.

Non credo abbia molto senso fare un riassunto della trama di un autobiografia. È la storia di Andre Agassi, di come ha iniziato per forza a giocare a tennis e di come questo obbligo abbia influito in tutta la sua vita di grande giocatore. Lo ripete più e più volte, Andre, di odiare il tennis. Di non giocare perché gli piace ma perché si è sempre sentito in qualche modo costretto: per non deludere suo padre, che non ha mai pensato che lui potesse fare altro, per non deludere chi ha creduto, anche in malo modo, nel suo talento, e anche un po’ per non deludere il suo talento stesso. Racconto dei match vinti e di quelli miseramente persi. Delle sue manie, delle persone che lo hanno accompagnato da quando ha iniziato fino alla fine della sua carriera. Della sua eterna rivalità con Pete Sampras e del suo grande, grandissimo amore per Stefanie Graff, altra grande tennista, che Andre ha faticato non poco a conquistare. Racconta dei suoi momenti di debolezza e dei suoi gesti d’altruismo (io fossi Pete Sampras un pochino mi sarei arrabbiata quando parla della scarsa mancia data al parcheggiatore), dei sui grandi incontri, sul campo e fuori dal campo, fino all’ultimo match e al ritiro.

Una storia, quella di Agassi, che è sicuramente una grande storia, come credo lo sia quella di qualunque sportivo che arriva ai suoi livelli. Eppure, sono convinta che se non ci fosse stato Moehringer, Open non sarebbe diventato il best seller che ora è. Perché un libro per essere grande deve essere scritto bene, la storia da sola non basta (che poi magari Moehringer ha solo consigliato, dato qualche suggerimento, corretto qualche virgola, ma il suo contributo è più che evidente). 
Devo ammettere poi che ho trovato alcune parti davvero faticose da leggere. I racconti dei match alla lunga, soprattutto se non si è particolarmente appassionati, sono un po’ pesanti, un po’ ripetitivi. Altre volte, invece, mi è quasi sembrato che mancasse qualche passaggio, che ci fosse qualche salto temporale troppo lungo.

Nel complesso, comunque, Open mi è sicuramente piaciuto. Anche se non so dire se abbia soddisfatto appieno le mie aspettative, perché mi rendo conto che erano davvero troppo alte.


Titolo: Open
Autore: Andre Agassi
Traduttore: Giuliana Lupi
Pagine: 502
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Einaudi
ISBN: 978-8806207267
Prezzo di copertina: 20 €
Acquista su Amazon:
formato brossura:OPEN, la mia storia

mercoledì 25 giugno 2014

Due titoli, un solo libro: ma perché? #84

Credo che ormai abbiate capito che, se in un periodo mi fisso con un autore, ve ne parlerò continuamente, ovunque e il più possibile fino a naturale esaurimento di questa fissa. Quella di Moehringer pensavo mi fosse quasi passata, avendo esaurito i romanzi suoi da leggere (ok, manca ancora Open) finora pubblicati qui in Italia. E davvero ero convinta che per un po' non avrei più citato il suo nome se non per consigliarlo a chi me lo chiedesse esplicitamente. Però poi ieri chiacchierando di libri con una mia collega è venuto fuori di nuovo il suo nome, le ho consigliato i suoi libri, lei mi ha detto che uno lo aveva già letto e adorato e che, visto il mio entusiasmo, avrebbe sicuramente letto anche il secondo. Dopo questo dialogo mi è venuta di nuovo voglia di parlare di Moehringer. Fortuna vuole che i titoli dei suoi due libri pubblicati in italiano siano diversi dagli originali. E quindi ho una scusa più che valida per potervene parlare!

Il primo libro di Moehringer, giornalista americano che ha vinto il premio Pulitzer per un suo reportage, è THE TENDER BAR, pubblicato in lingua originale nel 2005 e poi tradotto in italiano da Annalisa Carena lo stesso anno per la Piemme, con il titolo IL BAR DELLE GRANDI SPERANZE




Il romanzo è una sorta di autobiografia, in cui Moehringer racconta la sua infanzia e la sua giovinezza, ripercorrendo tutta la strada che lo ha portato a diventare un giornalista. Fulcro della sua infanzia è il bar Dickens, poi ribattezzato Publicans, in cui il ragazzino si rifugiava dai problemi di famiglia.

Ammetto di avere qualche difficoltà con la traduzione del titolo originale. Mi verrebbe da dire che si potrebbe tradurre con "il barista" (anche se sarebbe più "bar tender" che non "tender bar").
In ogni caso il titolo italiano è ben diverso. Si è scelto infatti di mantenere più evidente il riferimento letterario del locale, che, come abbiamo visto, si chiamava Dickens, adattando un titolo di questo scrittore, Grandi speranze. Una scelta che trovo abbastanza comprensibile e azzeccata, sebbene diversa dall'originale.

Nel 2012, più o meno in contemporanea con Open, esce in lingua originale il suo secondo libro SUTTON. La traduzione italiana arriva all'inizio del 2013, sempre per Piemme ma questa volta ad opera di G. Zucca, con il titolo PIENO GIORNO


Il libro racconta la storia di Willie Sutton, uno dei più famosi ladri d'America del '900.
Ovviamente il titolo originale riprende il cognome del protagonista, senza aver bisogno di ulteriori spiegazioni in quanto in America era conosciuto da tutti. In italiano invece si elimina questo riferimento diretto dalla copertina, probabilmente perché non si sarebbe capito e non avrebbe quindi attratto più di tanto l'attenzione del lettore. Si è scelto di utilizzare "Pieno giorno", in riferimento a una frase che il protagonista dice più di una volta all'interno del libro (non so voi, ma io mi esalto tantissimo quando durante la lettura arrivo al momento in cui si capisce il significato del titolo). Un cambiamento abbastanza drastico, certo, ma che trovo anche funzionare.

Che ne pensate?
E, soprattutto, cosa aspettate a leggere questi due bellissimi libri?

venerdì 6 giugno 2014

PIENO GIORNO - J.R. Moehringer

Questa recensione non sarà una vera e propria recensione. Perché so già che, nemmeno sforzandomi, riuscirei a trovare le parole adatte per farvi capire quanto ho amato questo libro, il suo protagonista, il ladro gentiluomo e appassionato lettore Willie Sutton, e l'incredibile stile di J.R. Moehringer. Certo, potrei dirvi che da quando l'ho chiuso, poche ore fa, ne sento terribilmente la mancanza, al punto da aprilo e sfogliarlo ogni volta che passo vicino al tavolino su cui l'ho posato.
Potrei dirvi che, appena chiuso, ho scritto un messaggio a molti dei miei amici lettori, dicendo loro "Dovete leggere Pieno giorno di Moehringer. Dovete proprio".  O ancora che, se potessi scegliere uno scrittore a cui mi piacerebbe assomigliare se mai sapessi scrivere, sarebbe proprio Moehringer.
Ma nessuna di queste cose sarebbe sufficiente. E quindi faccio una cosa un po' diversa dal solito, che mi toglie dall'imbarazzo di trovare le giuste parole ma che allo stesso tempo dà a voi la possibilità di capire quanto sia effettivamente bello questo libro. Lascerò che sia lui a parlare per se stesso e a convincervi che vale la pena leggerlo.
Che ne vale davvero la pena.
Ho scelto qualche passaggio, qualche frase, presa qua e là tra le 470 pagine che raccontano la vita di quest'uomo, Willie Sutton, il leggendario rapinatore di banche, che ama i libri e ama una donna, al punto da diventare quello che è diventato solo ed esclusivamente per lei. Sono solo alcuni spezzoni, che è stato difficile selezionare perché quasi in ogni pagina c'è una frase, un pensiero o anche solo un'atmosfera creata dalla penna di Moehringer che avrebbe meritato di essere condivisa.
Spero che vi colpiscano tanto quanto hanno colpito me e che vi facciano venire voglia di leggere il libro.

E’ qui che ho imparato che nella vita contano solo i soldi. E l’amore. E che non ti manchino, né gli uni né l’altro. 
Ne è convinto signor Sutton? 
Chiunque dica il contrario è un fetentissimo bugiardo. Soldi. Amore. Non esiste problema che non sia colpa dei soldi o dell’amore. E non esiste problema che non si possa risolvere, con i soldi o con l’amore. 
Così suona un po’ riduttivo signor Sutton. 
Soldi e amore, ragazzo. Solo questo conta. Perché sono le uniche due cose che ci fanno dimenticare che esiste la morte. Almeno per qualche minuto.


Voltatevi indietro a guardare le vostre vite, e provate a vedere se riuscite a individuare il momento in cui tutto è cambiato. Se non ci riuscite vuol dire che non è ancora arrivato, quel momento, ed è meglio che stiate in campana, perché sta arrivando.



Chapin sospira. La stessa storia per tutti, qui dentro – istruzione zero, o quasi. Il modo più sicuro per fare il primo passo sulla strada del crimine. 
Devi impiegare il tempo che trascorrerai qui per leggere, dice Chapin. Impara. L’ignoranza ti ha condotto qui. L’ignoranza ti ci farà restare. E l’ignoranza ti ci riporterà. 
Mi piace leggere, signore. Mi è sempre piaciuto. Ma quando entro in una biblioteca o in una libreria mi sento sopraffare. Non so da dove cominciare. 
Da dove ti pare. 
Come faccio a distinguere i libri che vale la pena di leggere da quelli che sono tempo sprecato? 
Nessun libro è tempo sprecato. Qualsiasi libro è meglio che nessun libro. Pian piano, credimi, un libro ti condurrà a un altro, fino ad arrivare al meglio. Vuoi passare la vita a piantare rose con me? 
No signore. 
Allora libri. Niente di più facile. Un libro è l’unica vera via di fuga da questo mondo alla deriva. A parte la morte.

Io ti amo, Bess. E ti amerò sempre. Mi è costato tutto, assolutamente tutto ciò  che avevo, ma forse non è amore, se non ci costa tutto ciò che abbiamo.

Basta, mi fermo qui. Il resto lo scoprirete voi stessi, leggendo, lasciandovi trasportare dalle parole di questo grandissimo autore, premio Pulitzer mica per niente. Sono sicura che, una volta arrivati alla fine, anche se di rapine in banca, di personaggi leggendari americani e di fughe di prigione non ve ne è mai importato niente, vi sentirete esattamente come mi sto sentendo io in questo momento: tristi per averlo finito, felici per aver letto un libro semplicemente meraviglioso.
E ora mi sa proprio che dovrò leggere Open.

Titolo: Pieno giorno
Autore: J.R. Moehringer
Traduttore: G. Zucca
Pagine: 470
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Piemme
ISBN: 978-8868366858
Prezzo di copertina: 10,90 €
Acquista su amazon:
formato brossura: Pieno giorno
formato ebook:Pieno giorno (True)

giovedì 6 marzo 2014

IL BAR DELLE GRANDI SPERANZE - J.R. Moehringer

Sì, lo so. J.R. Moehringer è il ghost writer di Agassi, nonché colui che ha reso possibile il successo di Open. Ed è proprio perché lo so, che ho deciso di leggere qualcosa di questo scrittore. Di suo veramente, con tanto di nome in copertina e aperti riconoscimenti. Anche perché, diciamolo proprio onestamente, il tennis non è esattamente il mio sport preferito. E per quanto possa essere scritta bene, Open racconta comunque la storia di un tennista. 
Per cui, prima di decidere se leggere o meno quello che è stato definito da tutti un caso editoriale, volevo conoscere Moehringer, scoprire il suo modo di scrivere e di narrare e capire se davvero sarebbe stato in grado di farmi leggere qualcosa di cui mi importa poco.

Il libro che ho scelto per conoscerlo è Il bar delle grandi speranze. Ed è semplicemente meraviglioso. E' meraviglioso il modo in cui Moehringer racconta e scrive, ed è altrettanto meraviglioso ciò a cui sono dedicate le sue parole. 
Si tratta di un'autobiografia, che parte dal JR bambino, che vive con la madre nella vecchia casa dei nonni e che conosce suo padre solo tramite la radio, perché la moglie lo ha lasciato dopo ripetute violenze. Prosegue con gli anni della crescita, dei primi amori e delle amicizie destinate a durare, passando per gli anni di Yale e quelli dei primi tentativi come giornalista, fino al crollo delle Torri Gemelle. Unico punto fermo della vita di J.R. è il bar della sua cittadina: il Dickens. Attorno a questo locale ruota un po' la vita di tutti: di chi lo frequenta assiduamente, ma anche di chi lo vive dall'esterno, un po' incuriosito e un po' impaurito.

Mano a mano che si prosegue con la lettura, ti sembra di conoscerli un po' tutti, gli avventori del bar: ognuno con il suo passato più o meno triste, con le sue gioie e le sue tragedie. Un punto di incontro, che J.R. sfrutta molto quando non sa più bene cosa fare della sua vita.

Non mi aspettavo onestamente un libro tanto coinvolgente, tanto divertente ma anche ricco di spunti di riflessione e di momenti commoventi.  Moehringer dimostra un'incredibile capacità di raccontare, di prendere la vita di tutti i giorni, la sua ma anche quella di chiunque lo circondi, e trasformarla in parole, in pensieri, in ricordi ed emozioni.
Chiuso Il bar delle grandi speranze, riesco a comprendere meglio tutto il successo che Open sta avendo. Moheringer riuscirebbe probabilmente a rendere degna di romanzo la vita di chiunque, e non è certo da tutti.
Non so se lo leggerò, onestamente. Ma questo invece, ve lo consiglio eccome.

Titolo:  Il bar delle grandi speranze
Autore: J.R. Moehringer
Traduttore: A. Carena
Pagine: 486
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Piemme
ISBN: 978-8866216155
Prezzo di copertina: 10,90 €
Acquista su amazon
formato brossura: Il bar delle grandi speranze