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venerdì 24 ottobre 2014

5 anni rampanti

Oggi il blog compie 5 anni. Sono tanti, eh? 
Inizialmente avevo pensato di far finta di nulla, di lasciare che la ricorrenza passasse senza dire niente a nessuno. E' un periodo della mia vita un po' strano e difficile, soprattutto dal punto di vista lavorativo, e per quanto io ami questo blog, mi ricorda sempre quanto quello che faccio per guadagnarmi da vivere sia ben distante da quello che i miei sogni dicevano e dicono ancora che vorrei fare.
Però a questo blog voglio talmente tanto bene e, soprattutto, gli devo talmente tante cose che non sarebbe stato giusto non festeggiarlo a dovere.


source: http://www.mentalfloss.com/blogs/archives/127194

Cinque anni, dicevamo, in cui sono cambiate tantissime cose. Quando l'ho aperto, il 24 ottobre del 2009, mancavano due settimane alla mia laurea specialistica e avevo accanto una persona diversa dal lettore rampante. 
Poi mi sono laureata, ho iniziato a lavorare e il lettore rampante è entrato nella mia vita. Ho aperto la pagina Facebook del blog, ho visto i fan a poco a poco aumentare ma, soprattutto, interagire con me, pur non conoscendomi e non sapendo quasi nulla di me. Forse quello dei libri è un linguaggio universale, che accomuna un po' tutti quelli che li leggono.

Ho visto le mie recensioni condivise e apprezzate, e mi sono beccata gli insulti per quelle non troppo gradite. Ho conosciuto autori e autrici bravissime e case editrici appassionate. Proprio grazie a questo blog ho iniziato a collaborare come editor di una piccola casa editrice e sono finita in radio, su rai letteratura e intervistata qua e là. Nel mentre è nata Casa Rampante, prima solo virtualmente e poi fatta di mura, libri, lego e tanto, tanto amore tutto sotto lo stesso tetto. E poi beh, mi sono ritrovata seduta su una sedia di cartone a presentare un libro al Salone del Libro. 

Insomma, sono stati stati cinque anni davvero incredibili e questo blog, per esserci stato sempre, per essere stato una valvola di sfogo più o meno diretta e per tutte le cose belle che mi ha regalato, si meriterebbe davvero qualcosa di grande per festeggiare.

E qui entrate in gioco voi, miei cari lettori e assidui frequentatori di questo blog. Perché senza di voi tutto questo non sarebbe davvero stato possibile. Volevo quindi chiedervi un piccolo regalo, qualche minuto del vostro tempo, perché mi raccontiate, se ve lo ricordate, come siete arrivati qui (o sul blog o sulla pagine Facebook, che va bene lo stesso) la prima volta, grazie a quale libro o a quale post.

Intanto che scrivete, io vado a mangiare la torta e a farmi regalare dal lettore rampante un libro per festeggiare (sì, lo so, avrei fatto fioretto di non comprarne più fino a Dicembre... ma il fioretto non riguarda i regali e poi questa è davvero un'occasione speciale!).

Tanti auguri a me, al blog e mille di questi libri!

sabato 28 giugno 2014

Libri e ricordi (ovvero, un post sconclusionato su uno dei motivi per cui mi piacciono tanto i libri)

Se qualcuno mi chiedesse come mai mi piacciono tanto i libri (una domanda che credo nessuno abbia il coraggio di pormi, perché quando inizio a parlare di libri divento un pochino esaltata), credo che una delle prime risposte che darei sarebbe per la storia che si portano dietro. La storia che contengono, certo, che può piacere o non piacere. Ma anche la storia di chi l'ha scritto, di come, quando e perché. E soprattutto la storia di come quel libro è arrivato a me. 
Ovvio se vado in negozio a comprarli o se mi arrivano via corriere, non è che possano avere chi sa quanto da raccontare (anche se, se ci pensate, passano di mano in mano più e più volte e si fanno un viaggio di km in scatoloni... e poi ci sono le battute scambiate con i librai!). Mi riferisco a quei libri che entrano per caso nella nostra vita, quasi all'improvviso, e di cui ci ricorderemo per sempre.

Illustrazione di Lillian Sandoval
Prendiamo ad esempio il libro che sto leggendo ora, Mrs Webster di Caroline Blackwood. Non lo avevo mai sentito nominare, poi l'altro giorno una mia collega con cui condivido la passione per la lettura, mi ferma all'uscita da lavoro e mi dice "Tieni, ti ho portato un libro, spero che ti piaccia!". Ecco, a me queste cose fanno impazzire. Vuol dire che la mattina ha visto il libro, ha pensato a me e ha deciso di portarmelo.

Un altro esempio, di cui vi ho già parlato più volte ma che non mi stancherò mai di ricordare, è Cent'anni di solitudine di Márquez. Oltre alla bellissima trama, per me ha un forte valore affettivo tutta la fatica che ha provato mio padre per convincermi a leggerlo. 

Guardando la mia libreria, mi rendo conto che ci sono tantissimi libri lì dentro che hanno una storia oltre a quella che raccontano nelle loro pagine. Se prendo Soffocare di Palahniuck non posso fare a meno di ricordare la sera in cui il mio (allora non ancora) fidanzato me lo ha regalato. Insieme al libro mi ha dato una gomma a forma di nocciolina. Se guardo il Don Chisciotte di Cervantes, mi ricordo l'esame di letteratura spagnola II all'Università, o quella volta in cui, durante una conferenza con un poeta spagnolo, ho risposto di fronte a tutti a una domanda relativa a uno degli episodi raccontati.
El alquimista di Coehlo è il primo libro che ho letto in spagnolo, regalo di un amico che, oltre a questo, mi ha fatto scoprire anche i fumetti di Calvin & Hobbes. 
La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger l'ho scoperto grazie a una mia carissima amica, che ancora oggi è una delle mie spacciatrici ufficiali di libri e che mi ha fatto scoprire alcuni dei miei scrittori preferiti in assoluto. Il romanzo della Niffenegger me l'ha prestato, l'ho amato, me lo sono comprato e, insieme, lo abbiamo fatto girare tra tutte le nostre amiche e compagne di università. 
illustrazione di  Jesse Kuhn
Ci sono poi i libri con le dediche e gli autografi degli autori, che mi rimandano sempre al momento in cui mi ci sono trovata di fronte e, tremante, ho scambiato con loro due chiacchiere (mi emoziono sempre tantissimo in queste situazioni, divento tutta rossa e parlo a raffica... avranno pensato che fossi matta), ma anche quelli, tantissimi, con le dediche di chi me li ha regalati (mai regalare un libro senza dedica!). Uno di quelli che ricordo con più affetto, tra questi, è La ragazza con l'orecchino di perla, regalato in quinta superiore dalle mie compagne di classe a Natale. Era stato un regalo completamente inaspettato, arrivato in un periodo in cui avevo estremamente bisogno di questi piccoli gesti d'affetto (e credo di aver pianto come una fontana). I rapporti si sono persi quasi con tutte, però quel momento me lo ricorderò sempre. Così come mi ricordo tutti i compleanni e i natali con le mie grandi amiche di adesso, a scambiarci libri davanti a tazze di te o coppe di gelato (in base a quando cadono le varie ricorrenze).
Ci sono i libri che collego a periodo precisi della mia vita: "questo l'ho letto in quella bellissima vacanza", "questo mi ha tenuto compagnia quella volta in cui ero in ospedale" (ok, mi vergogno a rivelarvi qual è stato il libro che mi ha tenuto compagnia la volta in cui sono stata ricoverata cinque giorni... ), "questo l'ho comprato qui", "questo non so come diavolo sia finito in mezzo ai miei libri", etc etc...
Credo che potrei andare avanti delle ore. Che se prendessi uno a uno i libri che ho in libreria riuscirei a dedicare ad ognuno di essi un intero post per raccontarne la storia. Tranquilli, non ho intenzione di farlo. Però ecco, già solo il sapere di poterlo fare mi basterebbe come ragione per adorarli. Se a questo poi aggiungiamo le storie che raccontano tra lo loro pagine, beh, non può essere che grande e infinito amore.
Probabilmente succede la stessa cosa anche con altri oggetti, non solo con i libri. Ogni cosa che abbiamo in casa ha una sua piccola storia, si porta dietro un piccolo o grande ricordo, che per un momento vi farà sorridere ogni volta che ci pensate.

Ok, rileggendo il post mi rendo conto che questo post non abbia poi molto senso. I miei soliti pensieri casuali che hanno bisogno di essere scritti perché mi escano finalmente dalla mente.
Sono sicura però che per molti di voi sia lo stesso e che se in questo momento vi fermate a guardare la vostra libreria, anche voi proverete questo senso di affetto che va oltre le pagine. Se vi va, raccontate nei commenti la storia di uno dei vostri libri, anche se a voi sembra banale, perché sono sicura che sarà comunque bellissima.

venerdì 17 gennaio 2014

SUPER SNOOPY - Charles M. Schulz

«Papà me lo compri?»

Tutto è cominciato così. Tra gli scaffali di un supermercato, con una me dodicenne con in mano un libricino blu dalle scritte dorate.
”Super Snoopy”, una raccolta a colori di alcune strisce del fumetto di Charles M. Schulz. Mio papà non ha esitato un attimo e lo ha messo nel carrello. E per un istante ho avuto l’impressione che sapesse di me qualcosa che io ancora non avevo capito.
Lo lessi d’un fiato, immergendomi completamente nel fantastico mondo dei Peanuts. Un pochino lo conoscevo già, da strisce pubblicate sui giornali e personaggi usati come testimonial pubblicitari.

Con quel libricino, sono diventata amica di Snoopy in tutte le sue forme e le sue trasformazioni: da pilota della seconda guerra mondiale a Joe Falchetto, da golfista a medico e avvocato. Ho incontrato Charlie Brown, il buon vecchio Charlie Brown, con le sue tenere insicurezze e le sue preoccupazioni. Linus e la sua coperta, “un metro scarso di flanella che mi separa dall'esaurimento nervoso”. La scorbutica e adorabile Lucy, perfida con Charlie Brown e il fratellino, ma fragile innamorata del pianista Schroeder. E poi Woodstock, l’uccellino a cui esce il sangue dal becco se vola più alto di un metro. Sally, che odia la scuola. Piperita Patty e Marcie.
E a poco a poco sono diventati tutti miei grandi amici, nonché parte di me. 
Sono cresciuta insieme a loro, facendomi comprare o regalare più raccolte possibili tra Natali e compleanni, finché non ho avuto soldi miei per completare da sola la mia collezione. E accanto ai libri ci sono i peluche, le magliette, gli adesivi e le immagini appese al muro.  

Da ognuno di quei bambini sono riuscita a imparare qualcosa. Ho imparato ad esempio che si può essere scorbutici ma allo stesso tempo adorabili, e che un brutto carattere non vuol dire necessariamente una brutta persona. Ho imparato che con l'insicurezza si può convivere, basta trovare un compromesso ed è un attimo riuscire a trasformarla in forza. 
Ho imparato che si può essere amici, grandi amici, anche se si è due persone completamente diverse. Ho imparato che anche abbracciare un cucciolo, fare un biiiip sul naso, mangiare un marshmallow o guardare le nuvole da un prato può farti felice. Ho imparato che una cuccia può diventare un aereo della seconda guerra mondiale e che i biscotti al cioccolato ti chiamano anche da dentro il barattolo. Ho imparato che soffrire per amore fa parte della vita ma che sarebbe meglio non innamorarsi dei pianisti o delle ragazzine con i capelli rossi. Ho imparato che non bisogna mai smettere di credere in qualcosa, anche se questo ci porta a stare svegli, di notte, in un orto pieno di zucche (i cocomeri... uno dei più clamorosi errori di traduzione esistenti), e che per quanto ci sentiamo piccoli, possiamo fare grandi, grandissime cose. 

Ogni tanto mi chiedo cosa sarei  diventata se mio padre quel giorno, tra gli scaffali di quel supermercato, avesse detto di no a quella bambina con in mano quel libricino blu dalle scritte dorate. Probabilmente prima o poi ci sarei arrivata comunque, ma non potremo saperlo. 
Ma per fortuna mio papà ha detto sì, mi ha comprato quel libricino e, quando se n’è andato, nove anni fa, accanto a me ha lasciato anche loro, perché si prendessero cura di me, mi aiutassero a crescere, ad andare avanti e vivere.


Titolo: Super Snoopy
Autore: Charles M. Schulz
Pagine: 315
Editore: Baldini  Castoldi