Visualizzazione post con etichetta Gorilla Sapiens edizioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gorilla Sapiens edizioni. Mostra tutti i post

venerdì 3 febbraio 2017

UN TEBBIRILE INTANCHESIMO E ALTRI RATTONCHI - Carlo Sperduti

Morale: se entrate in un locale e vedere elementi d'arrendo Ikea, trattateli con garbo. Sono molto sensibili.


Ogni volta che mi capita di dover recensire un libro pubblicato da Gorilla Sapiens edizioni, mi ritrovo a fissare per parecchi minuti la pagina bianca del post nel tentativo di riuscire a scrivere qualcosa. Colpa della mia coscienza che mi impedisce di ricorrere all'inflazionatissimo (seppur molto efficace): “fidatevi e leggetelo”.
Ovviamente mi sta succedendo la stessa cosa anche adesso. Dovrei parlarvi di Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi di Carlo Sperduti e trovare il modo di farvi capire che è un libro da leggere, ma non ho proprio idea di come fare.

Anche perché io mi sono convinta a leggerlo in un modo un po’ particolare. Non grazie alle recensioni di altri, ma ascoltando l’autore stesso leggere dal vivo il racconto che dà il titolo all'intera raccolta.
Protagonista è una strega cattiva e dislessica, anzi una sgreta tacchiva e dislessica, che, per vendicarsi della sua condizione ha gettato un tebbirile intanchesimo su tutti gli abitanti del regno, rendendoli a loro volta dislessici. Il rattonco, pardon… il racconto è tutto scritto così, in modo dislessico, e la lettura è stata talmente tanto folgorante che, appena terminata, mi sono alzata e sono andata a comprare il libro.

Tutti i brevi racconti che contiene sono all’altezza di quello che mi ha spinto ad acquistarlo. In ognuno di essi, Carlo Sperduti dimostra la sua incredibile, e non comune, capacità di giocare con le parole, con i loro doppi sensi e i loro significati (ma quanto mi ha fatta ridere “Voce dei verbi”, quanto? E dopo aver letto "Bertil" come farò a non provare un po' di compassione per i mobili Ikea spaiati?), dando vita a virtuosismi narrativi che rendono quasi inutile la presenza di una storia (e infatti di storie articolate in questi racconti non ce ne sono… e, quando ci sono, sono pervase da una nota di nonsense che le rende, per me, semplicemente fantastiche… anche quando non le capisco).

Ok, direi che qualcosa su Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi sono riuscita a scriverlo. Sperando che si sia capito quanto mi è piaciuto e, soprattutto, che Carlo Sperduti non legga questa recensione e ne faccia una recensione, dando vita a un "Non sono d'accordo con quello che scrivo 2.0".

In ogni caso, secondo me rimane valido quello che dicevo all'inizio, e che vale un po' per tutti i libri Gorilla Sapiens edizioni: fidatevi e leggeteli.


Titolo: Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi
Autore: Carlo Sperduti
Pagine: 127
Editore: Gorilla sapiens edizioni
Anno: 2013
Acquista su Amazon:
formato cartaceo: Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi

martedì 7 luglio 2015

LO STURANGOSCIA - Davide Predosin Carlo Sperduti




La prima cosa che bisogna tenere a mente quando si inizia a leggere un libro della Gorilla Sapiens edizioni è che non sai mai bene che cosa effettivamente troverai in quel libro. Puoi leggere la quarta finché vuoi, puoi cercare informazioni online, ma niente sarà sufficiente a spiegarti davvero quello che stai per leggere. E questo, almeno per quanto mi riguarda, è tutto fuorché un difetto.
Ho provato questa sensazione che tutti i libri editi da questo editore che ho letto finora. Sono a quota cinque, ma sono sicura che vale anche per tutti gli altri del loro catalogo. 
La cosa buffa è che spesso anche a lettura iniziata non capisci davvero cosa stai leggendo. E la cosa più bella è che non te ne frega quasi nulla, perché ti stai divertendo un sacco.

Lo Sturangoscia di Davide Predosin e Carlo Sperduti credo rappresenti al meglio questa follia divertente e geniale che tanto caratterizza i romanzi targati Gorilla Sapiens.
Il libro è una sorta di romanzo epistolare, che racconta l’invenzione e le successive peripezie dello Sturangoscia, un sofisticato strumento inventato da Filottete Vasca destinato a estirpare quello spiacevole e infinito senso di disagio che spesso spinge le persone, tra le altre cose, a occuparsi di questioni ultime. Insomma, lo Sturangoscia aspira via l’angoscia dalle persone.
Soffri di angoscia da prestazione? Regola sull'uno lo Sturangoscia e, dopo appena due minuti, starai meglio. O forse la tua è un’angoscia metafisica o teologica, che per la sua complessità richiede invece la più elevata forza di aspirazione e una durata lunghissima. 
Lo Sturangoscia è  quindi uno strumento rivoluzionario, che però sembra essere finito nelle mani sbagliate, quelle di un misterioso Club il cui presidente e fondatore è il postino Girolamo Mercuriale Trincavella, che lo ha utilizzato senza tener conto dei gravi effetti collaterali che può provocare un tubo infilato in gola. 
Attraverso la corrispondenza tra i vari personaggi, uno più bislacco dell’altro, scopriamo quali sono gli effetti dello Sturangoscia e quali sarebbero invece gli usi adatti, ma anche che forse non tutto è esattamente come sembra.

La cosa più bella, e geniale lo ripeto, di questo romanzo è che Carlo Sperduti e Davide Predosin si sono scritti davvero queste lettere senza mettersi prima d’accordo sul contenuto. Quindi mi immagino il momento in cui uno riceveva quanto scritto dall'altro e si inventava una risposta… deve essere stato divertentissimo.
Così come divertente è la lettura, se ci si lascia trasportare da quel nonsense che la pervade. Che poi in realtà Lo Sturangoscia un senso ce l’ha eccome, perché parla di ansie e di cosa saremmo disposti a fare per eliminarle, parla di editori e di trafile per arrivare alla pubblicazione, parla di come spesso le grandi idee possano venire rubate e di come la realtà e la finzione siano separate da un confine labile, labilissimo.

Ora sarei curiosa di sapere se l'aspirapolvere può essere o meno un valido sostituto. Mentre provo, voi leggete il libro, che merita!

Titolo: Lo sturangoscia
Autore: Davide Pedrosin , Carlo Sperduti
Pagine: 107
Editore: Gorilla sapiens edizioni
Acquista su Amazon:
formato brossura: Lo sturangoscia

venerdì 5 giugno 2015

LASCIA STARE IL LA MAGGIORE CHE LO HA GIA' USATO BEETHOVEN - Alessandro Sesto


Quando ero bambina, insieme a mio fratello e a un nostro amico vicino di casa, avevo creato una band musicale. Le nostre chitarre erano le racchette da tennis e la batteria un fustino del detersivo (allora li facevano cilindrici, non so se oggi esistono ancora). Non mi ricordo esattamente né quale strumento suonassi io, né che quali canzoni eseguissimo effettivamente durante i nostri privatissimi concerti, però mi ricordo che ci divertivamo un sacco. La cosa buffa è  sia io sia mio fratello siamo stonati come campane e che non abbiamo mai preso in mano un vero strumento musicale in vita nostra,  a parte il flauto alle scuole medie e la pianola che ci era stata regalata un anno a Natale. Il nostro amico invece da adulto ha fondato un gruppo musicale vero, inciso un paio di cd e avuto un discreto successo, anche se oggi so che tutto è in sospeso.

Questo lungo preambolo è per parlarvi di Lascia stare il la maggiore che lo ha già usato Beethoven di Alessandro Sesto, pubblicato dagli amici di Gorilla Sapiens edizioni (sì, quelli del peluche del gorilla). Di questo autore avevo già letto, e amato alla follia, Moby Dick e altri racconti brevi, in cui parla di come la letteratura ha fisicamente influenzato la sua vita. 
In questo nuovo libro il soggetto cambia. Si parla di musica, attraverso le vicende di una sgangherata band musicale che cerca di affermarsi nei locali della pianura padana. Un gruppo di amici, tra cui verosimilmente c’è Alessandro Sesto stesso, che il lettore segue durante la loro “carriera” musicale e, soprattutto, durante i loro ragionamenti sulla musica e su come la loro vita, più o meno profondamente, da essa è influenzata. 
Alcuni ragionamenti sono effettivamente molto profondi, come il doversi adattare alle mode o le canzoni dell’estate (ok, queste non sono esattamente profonde, ma sono una caratteristica ben precisa del mondo musicale di oggi), altri che fanno davvero morire dal ridere (il capitolo che si intitola Calaf, primo fra tutti).

Lo stile di Alessandro Sesto in questo libro è molto simile a quello del primo: alterna momenti filosofici ad altri puramente goliardici, prende personaggi un po’ cazzoni e far loro dire cose molto profonde, per poi stemperare il tutto con qualcosa di comico, tocca diversi argomenti dedicando loro capitoletti ben precisi e ben caratterizzati e lascia nel lettore sempre il dubbio se stia parlando sul serio o stia prendendo per il culo un po’ tutti.
Ed è uno stile che adoro, anche se ho preferito Moby Dick e altri racconti brevi rispetto a Lascia stare il la maggiore che l’ha già usato Beethoven, ma semplicemente perché mi muovo molto più facilmente nel mondo della letteratura che in quello della musica.
In ogni caso sono libri geniali, piccole perle che fanno sorridere (ok, a volte proprio ridere di gusto) e qua e là anche riflettere. 

Ora sono davvero curiosa di sapere qual è la terza passione di questo autore, per capire cosa aspettarci dal terzo libro. 

Sa, vado a prendere la racchetta del volano e suono qualcosa.


Titolo: Lascia stare il la maggiore che lo ha già usato Beethoven
Autore: Alessandro Sesto
Pagine: 153
Anno di pubblicazione: 2015
Editore: Gorilla Sapiens Edizoni
ISBN: 978-8898978052
Prezzo di copertina: 13 €
Acquista su Amazon:

martedì 16 dicembre 2014

DI LAMA E D'OCARINA - Francesco Scarrone

Per qualche strano motivo, nella mia testa sto scrivendo questa recensione in spagnolo. Quello argentino, per essere precisi, con la sua cadenza cantilenata e le sue sfumature lessicali che ben lo differenziano dal castellano.  Parole come pasión, corazón, dolor, amor mi stanno rimbalzando nella mente da quando ho iniziato a leggere questo libro. Ed è strano, perché Di lama e d'ocarina parla sì di tango e di tangueros, di milongas e di amor, ma è scritto da uno scrittore, Francesco Scarrone, italianissimo.

Eppure, questa raccolta di racconti d'amore, di morte, di passione, di dolore e di musica, riesce a prendere il lettore, ovunque lui sia, e portarlo laggiù, nella Pampa. Prima, per conoscere Diego Alvaro de Marenquio Manasnero y Gregorio, che suona l'ocarina ma sogna di diventare tanguero. Un sogno che potrà realizzare solo quando riuscirà ad avere un'ombra sul volto (difficile, per un ottimista di natura), un cerotto sul cuore (ancor più difficile quando l'unica donna nei paraggi non è esattamente una bellezza) e una pallina in tasca. Il lettore parte con Diego Alvaro verso il cielo della Pampa, che si tinge di un rosso tramonto, come fa il cielo della Pampa quando qualcuno si allontana verso di lui, e lo accompagna a Buenos Aires, per diventare un vero tanguero.

Abbandonado Diego Alvaro, il lettore si ritrova poi un altre piccole storie d'amore, di lame affilate e spine nel cuore, di amori passati e ormai disillusi, di passioni future e di baci al cioccolato, di onori da difendere e di musica, tanta, tanta musica.

Francesco Scarrone ha scritto un piccolo gioiello, in cui mescola alla perfezione ironia (il racconto di Diego Alvaro è spettacolare) e poesia, e che, per quanto mi riguarda, ha come unico difetto quello di essere un po' troppo corto. Si arriva alla fine del libro e si avrebbe voglia di leggere ancora e ancora. La lettura dura il tempo di una serata in una milonga, di un tango appassionato, di una spina che affonda piano piano nel cuore e di un bacio saporito, che vorresti non finisse, ma che invece, a un certo punto, ti abbandona.

Già dalla prefazione dell'autore si capisce la sua grande passione per il tango e per le sue struggenti e appassionati canzoni, ed è stato davvero bravo a riuscire a trasmettere questa sua passione al lettore che, se non leggesse il nome sulla copertina, nemmeno si renderebbe conto di non stare leggendo un libro scritto da un argentino. Consigliatissimo!

-Ti amo - , dice Antón
- Anche io -, risponde una donna; poi chiude gli occhi, gli appoggia la testa sulla spalla e di lì non si muove; ballando, ballando, ballando.


Titolo: Di lama e d'ocarina
Autore: Francesco Scarrone
Pagine:122
Editore: Gorilla Sapiens edizioni
Anno: 2013
Acquista su Amazon:

domenica 14 dicembre 2014

Un libro per tè: Di lama e d'ocarina e di tè pesca e albicocca


Perché bisogna spiegare, a chi non lo sappia, che il tango è musica; ma non è solo musica. Il tango è un modo di vivere. Un modo di sentire la vita. Un modo di guardare. Una maniera di camminare. Il tango è un profumo, è il fumo di una sigaretta, è una luce che taglia in due una stanza buia. E poi è la passione travolgente, l'amore disperato. Il tango è quella musica struggente e meravigliosa, è il ballo. E il ballo, a sua volta, è una metafora così pregnante della vita che meriterebbe un discorso tutto a sé.
Sì, il tango è un mondo. Anzi, è il mondo, ma vissuto e non lasciato vivere.
Di lama e d'ocarina - Francesco Scarrone - Gorilla sapiens edizioni

Sono convinta che, così come per i libri, anche regalare un tè sia una cosa difficilissima. Al di là dell'essere sicuri che l'altro beva tè, bisogna anche conoscerne i gusti precisi. Io, ad esempio, non riesco a bere i tè speziati, né i tè troppo tradizionali (l'English Breakfast della Twinings, per esempio, per me è quasi indigesto). Sbagliare, quindi, è molto semplice. Il tè di oggi, alla Pesca e Albicocca della Mlesna, una marca che ammetto non avevo mai sentito prima, mi è arrivato come regalo anticipato di Natale, ma in realtà non era quello che era stato pensato per me. Il mio avrebbe dovuto essere tè al mirtillo, che non mi piace per niente. L'amica che me l'ha regalato ha ammesso che si ricordava avessi detto qualcosa in proposito, ma non era sicura se avessi detto che mi piace tantissimo o per niente. Fortunatamente comunque, a questo scambio anticipato di regali abbiamo partecipato in quattro e ho potuto fare cambio senza alcun problema. Pesca e albicocca sono due dei miei frutti preferiti in assoluto e la loro combinazione, in forma di tè, mi piace davvero tantissimo.
Così come mi piace tantissimo il tango, anche se non l'ho mai ballato. E Di lama e d'ocarina di Francesco Scarrone ha un incipit davvero strepitoso.

venerdì 24 ottobre 2014

ALCUNI STUPEFACENTI CASI TRA CUI UN GUFO ROTTO - Davide Predosin

Come abbiamo già detto e ripetuto più volte, ogni lettore ha le sue manie. Una delle mie, di quelle che mi condizionano di più tra l’altro, è che odio partire per un viaggio con un libro iniziato  e tornare da un viaggio con un libro a metà. Sembrerà assurdo, anche perché è davvero difficile riuscire a calcolare esattamente quanto tempo avrai per leggere quando sarai via e quanto tempo ti richiederà ogni libro (si sa che a breve lunghezza non corrisponde breve tempo di lettura), eppure è una cosa che mi mette davvero in difficoltà.

Immaginatevi quindi come mi sono sentita l’altro giorno quando, in aeroporto in attesa del volo di ritorno a casa da un viaggio, ho terminato la lettura del libro che stavo leggendo. Avrei di sicuro avuto ancora almeno tre ore di tempo, da impiegare in qualche modo. Tre ore di tempo e un libro intonso dal buffo titolo in valigia, Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto di Davide Predosin. Che faccio, lo inizio e poi me lo ritrovo a metà una volta arrivata a casa? Lascio perdere e in aereo leggo compulsivamente la bruchure di Easyjet fino a impararla a memoria? Ovviamente alla fine ho scelto di iniziarlo. 
La cosa buffa è che mi ha preso talmente tanto che ho fatto le pratiche di imbarco, mi sono seduta al mio posto sempre continuando a leggere, al punto che non mi sono accorta né del ritardo del volo né dell’annuncio alla partenza in cui si annunciava che tutte le luci sarebbe state spente (ringrazio lo steward che invece si è accorto che non mi ero accorta ed è venuto ad accendermi la luce di cortesia). 
Ho letto, un po’ ridendo un po’ stupendomi, il libro fino alla fine, che è incredibilmente coincisa con l’atterraggio a Malpensa. Il libro giusto al momento giusto, insomma.

Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto è una raccolta di racconti, alcuni molto brevi, altri più lunghi, completamente strampalati. Stupefacenti, come dice il titolo. C’è è un uomo che scopre ad esempio di avere una sorta di zip sul torace, che può aprire e chiudere a piacimento. Un altro la cui fidanzata sembra apparire e scomparire all'improvviso e proprio mentre lui sta parlando, anche se lei afferma di non essersi mai mossa. C’è un morto che è davvero morto, ma ogni tanto emette qualche verso di soddisfazione. Un ragazzo che ogni mattina si sveglia sul divano del vicino di casa, senza che abbia le chiavi o nessuno gli abbia mai aperto la porta. E così via. 

Tanti piccoli racconti insomma, di storie e situazioni assurde eppure raccontate quasi come se fossero normali. Alcuni li ho trovati davvero geniali, altri che devo ammettere non sono riuscita del tutto comprendere. La cosa che però mi è piaciuta di più in assoluto sono le reazioni dei vari personaggi di fronte a questi “stupefacenti casi”. Adoro le reazioni normali di fronte alle cose assurde. Il tuo torace si può aprire con una zip? Va bene, ma stai attento che non ci vada niente dentro. Un cameriere che non hai mai visto in vita tua ti porta la colazione a letto? Beh, chissene frega come è entrato, l’importante è che sia buona.

Davide Predosin è stato bravo nel creare queste strambe situazioni e nel presentarle, con la giusta dose di ironia e angoscia. E’ stato bravo nel caratterizzare i vari personaggi a cui queste strambe vicende succedono. Certo, come dicevo prima, alcuni racconti sono davvero troppo “stupefacenti” e strampalati e ho avuto qualche difficoltà a comprenderne il vero significato (sempre che un vero significato ci fosse). Ma nel complesso è stata una piacevole e divertente lettura, che mi ha tenuto compagnia e distratta a sufficienza, senza poi farmi andare in paranoia da “cavolo, ho un libro iniziato”.


Titolo: Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto
Autore: Davide Predosin
Pagine: 235
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Gorilla Sapiens
ISBN: 9788898978007
Prezzo di copertina: 13,70 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto

martedì 7 ottobre 2014

MOBY DICK E ALTRI RACCONTI BREVI - Alessandro Sesto

Di questo Moby Dick e altri racconti brevi di Alessandro Sesto non ho intenzione di scrivere alcuna recensione. Non perché sia diventata pigra tutto di un colpo o, peggio, non abbia niente da dire su questo libro. Anzi! E' che credo sia un libro che debba proprio parlare da solo.

Certo, potrei darvi qualche indicazione e dirvi che si tratta di una raccolta di racconti a tema letterario, che hanno come protagonista un amante dei classici che racconta alcuni episodi della sua vita che ha vissuto basandosi sugli insegnamenti che ha ricevuto dai grandi romanzi della storia mondiale: c'è Guerra e Pace e ci sono I promessi sposi, c'è il buon Leopardi e Saramago, Moby Dick e Murakami. Qua e là ci piazza anche qualche riflessione personale su generi, ruoli e strutture dei grandi romanzi classici.
Potrei poi dirvi che questi racconti mi hanno tenuto compagnia in un'uggiosa e noiosa domenica pomeriggio, facendomi ghignare come da un bel po' di tempo un libro non era riuscito a fare.
Ancora, che dopo le prime pagine, io che odio sottolineare sono dovuta correre a cercare una matita perché in ognuno di questi racconti ho ritrovato qualcosa che meritasse di essere ricordato anche in futuro.
Vabbè, già che ci sono vi dico anche che la cosa che più mi ha colpito in assoluto, oltre alla visione di Giulietta che fonda una "fondazione contro le pozioni" in onore di Romeo e a quella del protagonista che entra in posta e chiede se quello fosse "il luogo dove io dovevo andare a perdermi" dietro suggerimento di Murakami... dicevo, la cosa che più mi ha colpito in assoluto è l'enorme, smisurata cultura letteraria di Alessandro Sesto. Perché anche nel racconto più buffo e dissacrante, è evidente che l'autore sappia bene, benissimo di che cosa sta parlando. E quello che fa non è una presa in giro, ma un vero e proprio omaggio a quei libri che hanno influenzato la sua vita.

Non farò nessuna recensione, vi dicevo, perché questo libro lo dovete scoprire da soli. Come? Andate in libreria e cercatelo (spero vivamente che si trovi, perché la Gorilla Sapiens edizioni è una piccola casa editrice indipendente e abbastanza giovane). Prendetelo in mano, apritelo a pagina 121, al racconto Poeti Maledetti e leggete quelle due pagine. Vi renderete conto da soli dell'incredibile genialità di questi racconti e non potrete davvero più farne a meno. 

Ah già, dimenticavo...ancora una volta, viva le piccole case editrici indipendenti che pubblicano libri di qualità!

Titolo: Moby Dick e altri racconti brevi
Autore: Alessandro Sesto
Pagine: 165
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Gorilla Sapiens Edizoni
ISBN: 978-8890719769
Prezzo di copertina: 12,90 €
Acquista su Amazon: