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lunedì 30 novembre 2015

November (books) rain

È passato davvero in fretta questo novembre. Sarà che ho fatto tante cose, anche se, guardando il blog, sembra quasi che io abbia solo e sempre letto.
I libri sono stati i veri protagonisti di questo spazio questo mese. Un po’ perché non ho avuto tempo di scrivere altro che non fossero le recensioni (per quelle il tempo lo trovo sempre, anche perché fatico a iniziare un nuovo libro se non ho prima parlato dell’ultimo letto), un po’ perché forse tutte le altre cose che ho fatto su questo blog c’entravano poco.

Ma partiamo dalle cose letterarie.
Il mese è iniziato con il tradizionale incontro annuale a Chivasso con Marco Malvaldi, che ha presentato Buchi nella sabbia, suo nuovo romanzo che ho prontamente letto e recensito. Gli incontri con Malvaldi sono sempre molto divertenti e, in questo caso, a dialogare con lui c’era Margherita Oggero, altra mia adorata scrittrice (a cui ho chiesto se, per favore, nella serie tv Provaci ancora, prof fa mettere definitivamente insieme Camilla e Gaetano… ha risposto di sì, ma non so se per davvero o solo per farmi contenta).
Il 5 novembre (Remember remember...) è poi uscita la mia seconda traduzione. Adesso, punta il tuo obiettivo di David Hieatt, pubblicato da Anteprima.
A sei anni esatti dalla laurea (ricorrenza che cadeva proprio il 9 di questo mese), posso finalmente dire che sì, faccio la traduttrice. Anche perché una settimana dopo mi è arrivata la terza, bella sostanziosa tra l’altro, ed è ciò che mi sta occupando un sacco di tempo ultimamente.


Poi, sempre in questo mese, si è finalmente delineato un progetto a cui io e Claudia di Il giro del mondo attraverso i libri pensavamo da un po’. Solo un’idea all’inizio, nata da un semplice “che dici, proviamo a inventarci qualcosa?”, e che è sfociata in Una valigia di libri. Letture in giro per il mondo, un ciclo di incontri ospitati dalla libreria Sulla parola di Caluso, che durerà fino a giugno e che consisterà nel presentare libri di ogni continente. Si parte il 12 e devo dire che un po’ di emozione ce l’ho già adesso. Per tutti i dettagli vi rimando comunque al post apposito.




Tra le cose non letterarie, invece, da segnalare che sono andata a vedere Snoopy & Friends, il film dei Peanuts, che mi ha fatta commuovere tantissimo e la mostra di Monet a Torino, alla GAM, dove ho scoperto un mio nuovo quadro preferito, I tacchini.



Ma veniamo ora ai libri e alle recensioni. Tante letture, vi dicevo, e tutte abbastanza soddisfacenti.

Il mese è iniziato con La morte dei caprioli belli di Ota Pavel, pubblicato da Keller editore e tradotto da Barbara Zane, una bella raccolta di racconti ambientati al tempo della Seconda guerra mondiale in cui la guerra fa solo da inevitabile sfondo alle belle avventure della famiglia dell’autore.

Subito dopo è arrivato Paolo Cognetti con il suo Tutte le mie preghiere guardano verso ovest, un elogio a New York e al cibo, scritto come solo Cognetti sa scrivere (e chi ha letto altri libri di Cognetti capisce perfettamente che cosa intendo), pubblicato nella bella collana Allacarta di EDT.

Poi, La leggenda del trombettista bianco di Dorothy Baker, pubblicato da Fazi con la traduzione di Stefano Tummoli. Dorothy Baker, conosciuta soprattutto per il suo Cassandra al matrimonio, che qui romanza la vita di Leon Bix Beiderbecke, il più celebre trombettista solista americano degli anni '20, tramite Rick Martin, suo alterego letterario. Bello, anche se di musica non capite niente come me.

Ed ecco Buchi nella sabbia di Marco Malvaldi, l’ultimo suo romanzo, sempre pubblicato con Sellerio, in cui torna a dare il meglio di sé, come già aveva fatto con Odore di chiuso. Un giallo storico, in cui l’omicidio è solo un pretesto per presentare buffi personaggi e buffe situazioni. Da leggere, assolutamente.

Una bella scoperta è stata Il peso di Liz Moore, pubblicato da Neri Pozza con la traduzione di Ada Arduini. Una storia di solitudini e di paura di chiedere aiuto. Intenso, bello davvero.

E poi due salti in Sudamerica. Prima con È finito il nostro carnevale di Fabio Stassi, pubblicato da minimum fax, e poi con Il liberatore dei popoli oppressi di Arto Paasilinna, tradotto da Francesco Felici per Iperborea. Il primo mi è piaciuto di più del secondo, sicuramente, forse perché amo il modo di scrivere di Fabio Stassi. Entrambi comunque valevoli di lettura.

Il mese è proseguito con Panorama di Tommaso Pincio, pubblicato da NN editore, che fa una critica violenta del mondo letterario e non di oggi, attraverso il grandissimo personaggio di Ottavio Tondi, per poi concludersi di nuovo in Sudamerica e di nuovo con una raccolta di racconti, Il vento distante di José Emilio Pacheco, tradotto da Raul Schenardi e pubblicato da Sur, un’altra raccolta di racconti che però, devo dire, mi è piaciuta ma ho troppo breve perché diventasse indimenticabile.

E ora inizia dicembre e arriva finalmente il Natale! (Ma anche i bilanci annuali di lettura e tante altre belle cose). Spero che il vostro novembre sia stato altrettanto intenso e pieno di belle letture!

venerdì 20 novembre 2015

IL LIBERATORE DEI POPOLI OPPRESSI - Arto Paasilinna

Surunen si presentò. Era finlandese, insegnante di lingue, e nelle vacanze estive si dedicava alla liberazione dei prigionieri politici.

Arto Paasilinna è un prolificissimo autore finlandese. Solo in Italia, Iperborea ha pubblicato quattordici suoi romanzi. Tra questi c’è anche L’allegra apocalisse, l’unico che avevo letto finora, ispirata principalmente dalla trama e dall’averlo trovato in offerta in e-book. Non sono una grande lettrice di autori nordici, anche se devo dire ultimante Iperborea mi ha permesso di scoprirne alcuni davvero molto belli.
L’allegra apocalisse non era però tra questi. L’idea di base del romanzo mi era piaciuta molto, ma poi Paasilinna, almeno secondo i miei gusti, si era perso un po’ nello svilupparla. Da lì non mi era mai venuto in mente di leggere altro di questo autore, pur sapendo benissimo che probabilmente avevo solo avuto sfortuna. Finché Iperborea non mi ha scritto per propormi di dare all'autore finlandese una seconda possibilità, con Il liberatore dei popoli oppressi. Già solo per questo approccio, avrei risposto sì. Poi ho letto anche la trama del libro e “cavolo, certo che gliela do una seconda possibilità!”.

Il liberatore dei popoli oppressi di Arto Paasilinna, tradotto in italiano da Francesco Felici, è la storia di Viljo Surunen, emerito glottologo di Helsinki, nonché volontario di Amnesty International, che decide di partire per il Monterey, uno stato del Centro America, per andare a liberare Ramón López, un professore da anni detenuto ingiustamente nelle prigioni di quello stato. A nulla sono servite, infatti, le lettere di protesta e gli appelli che lui e la sua dolce compagna di ideali e d’amore Anneli Imonen hanno inviato in tutto il mondo e per molto tempo per chiederne la liberazione. Qui occorre esporsi in prima persona, agire. E quindi, dopo qualche difficoltà organizzativa e burocratica, Viljo Surunen parte al salvataggio di Ramón. Dopo molte peripezie, strani incontri, qualche pestaggio, un terremoto e uno strano rituale di disinfezione, le cose sembrano andare per il verso giusto. Sulla strada di casa, poi, Surunen fa una piccola deviazione a Delatosia, uno paese dell’Est Europa, che sembra molto civile, ma che poi forse non è così diverso dal Monterey. E Surunen finisce per mettersi di nuovo in azione.

Il liberatore dei popoli oppressi è sicuramente un libro molto divertente e molto piacevole da leggere. Ci si lascia subito conquistare da Viljo Surunen, dai sui bislacchi incontri (il pinguinista è sicuramente il mio preferito!) e dalle sue avventure in nome dei suoi ideali di libertà. E si sorride di fronte a tutta la burocrazia che l’uomo è costretto ad affrontare e di fronte all'ipocrisia di certi potenti nei paesi che visita. 

Però anche questa volta, per quanto mi riguarda, c’è un però. Che è molto più piccolo rispetto a quello che avevo provato con la lettura di L’allegra apocalisse, ma che comunque non posso ignorare.
Il fatto è che non ho capito quale fosse il reale messaggio del libro. E nemmeno se un vero messaggio lo voleva avere o meno. È una critica contro le dittature, di un colore o dell’altro, e le terribili pratiche utilizzare per mettere a tacere i dissidenti? È una critica verso le organizzazioni internazionali che a volte sembrano limitarsi a scrivere e protestare senza mai agire? E poi anche un attacco alla burocrazia e al governo e al potere in generale che complica cose semplici e rende poi troppo facili cose che non dovrebbero esserlo, tipo arrestare o eliminare chi si oppone? È tutto questo, oppure c’è ancora dell’altro, o non c’è nulla, invece, e Paasilinna voleva solo e semplicemente divertire? 
Per me tutte queste possibilità sono plausibili. Ho visto la critica, ovviamente, alle dittature e ai regimi, ma anche quella verso certe organizzazioni (non nel caso specifico di Amnesty International,  però ecco, che un glottologo parta da solo e da solo riesca a fare tutto quello che ha fatto mi sembra un segnale abbastanza forte dell’incitamento a scrivere meno e agire di più). Ho visto la critica alla burocrazia, sia quella finlandese all'inizio, sia quella di tutto il mondo e l’attacco ai potenti, pronti a farsi abbindolare da chi sembra mostrare più potere e fascino di loro.

Questi dubbi però sono forse più colpa mia che non colpa del libro. Perché se non ci rifletto su troppo Il liberatore dei popoli oppressi mi ha divertito molto, così come mi è piaciuto molto lo stile di Paasilinna, il suo modo di rendere reali contesti e situazioni quasi assurde. 
Quindi sì, mi è piaciuto. E magari quei però con il tempo passeranno. E sicuramente a poco a poco leggerò anche gli altri romanzi di questo autore.


Titolo: Il liberatore dei popoli oppressi
Autore: Arto Paasilinna
Traduttore: Francesco Felici
Pagine: 306
Anno di pubblicazione: 2015
Editore: Iperborea
ISBN: 978-8870914542
Prezzo di copertina: 17,50 €
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giovedì 26 giugno 2014

L'ALLEGRA APOCALISSE - Arto Paasilinna

Ultimamente mi sono resa conto che se non avessi un e-reader, molto probabilmente, alcuni libri non li avrei mai letti. Sarà il costo, saranno le offerte quotidiane  o il poco spazio che occupano, fatto sta che da quando acquisto anche gli ebook mi faccio molti meno scrupoli e ho molte più possibilità di scoprire libri che potrebbero piacermi. Certo, aumenta anche la possibilità di prendersi cantonate, perché si sta molto meno attenti a cosa si compra. 

Arto Paasilinna è uno di quegli autori che probabilmente senza ereader e senza offerta non avrei mai scoperto. O magari sì, ma solo tra qualche anno.Ne avevo già sentito parlare più di una volta, su blog e siti letterari, ma mai tanto entusiasticamente da decidere di comprare un suo romanzo cartaceo. E' di quegli autori di cui si sente parlare sia bene sia male, in base a una certa affinità che può nascere o non nascere con il suo stile.  Dopo aver letto L'allegra apocalisse riesco a capirne perfettamente il motivo.

Il libro inizia con la morte di Asser Toropainer, un vecchio comunista "bruciachiese", che come sua ultima volontà richiede al nipote Eemeli Toropainen che costruisca un tempio.
Il nipote accetta e ben presto questo tempio diventa il fulcro di una piccola comunità ecologista e completamente autonoma, via via sempre più grande man mano che si sparge la voce. Una comunità che vive quasi senza leggi e per questo in pace e armonia, riuscendo a sopravvivere a tutti i mali che a poco a poco invadono il resto del mondo: carestie, disastri ambientali,  bombe H,  terze guerre mondiale e, già che ci siamo,  forse anche alla fine del mondo. E' un luogo in cui tutti sono ben accetti, purché diano una mano, e per questo preso di mira dalle autorità statali ed ecclesiastiche che pretendono pagamenti di dazi e richieste di autorizzazione.

I presupposti perché il romanzo diventasse uno dei miei preferiti c'erano tutte. Adoro questo genere di storie, un po' buffe,  ma che nascondono grandi insegnamenti e verità (e se hanno una punta di blasfemo mi piacciono ancora di più), e con personaggi un po' bislacchi che trovano il loro posto nel mondo. Eppure qualcosa nella trama o nello stile di Paasilinna non ha funzionato a dovere. I primi capitoli volano, trasmettendo al lettore un forte senso di attesa e di curiosità. Il problema è che questo senso di attesa non svanisce proseguendo con la lettura e si arriva alla fine che ancora ci si aspetta qualcosa. Probabilmente è una sensazione che l'autore voleva suscitare, perché comunque di cose nel libro ne succedono eccome ma tutti i personaggi quasi non ne vengono sfiorati, perché l'idillio della loro piccola comunità è praticamente inviolabile. Però ecco, questo senso di attesa, di calma anche di fronte agli eventi più disparati, alla lunga mi ha un po' innervosita e, devo ammetterlo, anche un po' annoiata. Le ultime pagine sono state quasi una sofferenza, proprio perché sapevo che di azione non ce ne sarebbe stata nemmeno alla fine.


L'allegra apocalisse è comunque un romanzo curioso, ben scritto e ben pensato, a cui però, almeno per quanto mi riguarda, è mancato un po' di brio per renderlo indimenticabile.

Sicuramente darò un'altra possibilità a questo autore... magari alla prossima offerta in ebook.


Titolo: L'allegra apocalisse
Autore: Arto Paasilinna
Traduttore: N. Rainò
Pagine: 320
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Iperborea
ISBN: 978-8870911893
Prezzo di copertina: 16,00 €
Acquista su amazon:
formato brossura: L'allegra apocalisse