Ieri, mentre ero in coda dal
medico, tra un pettegolezzo di una vecchina e un informatore saccente, ho
letto Miracolo in libreria di Stefano Piedimonte.
Sul merito del libro entrerò in
seguito, perché il fastidio provato per l’edizione, l’impaginazione e l’aspetto
grafico in generale hanno preso un po’ il sopravvento sulla mia percezione del
libro. Al punto che forse dovrò addirittura rileggerlo.
Miracolo in libreria è un
racconto, che sono riusciti a spalmare su 77 pagine con espedienti differenti:
l’aggiunta di qualche capito di un libro citato nel racconto sul fondo, un
carattere enorme, un’impaginazione bislacca che fa sembrare il testo una lunga
colonna. Prezzo di copertina: 7€. Che ci sta anche, perché se si pensa ai
costi della copertina, della stampa, etc etc, tutto sommato non è una cifra
così elevata.
È che a me, queste cose fanno un
po’ arrabbiare. Visto che se lo impaginate normalmente e lo scrivete con un
carattere normale, il racconto sarebbe venuto si e no di 20 pagine, non si
poteva o aspettare che l’autore ne scrivesse un altro o aggiungerlo in calce a
un romanzo, come contenuto extra?
La risposta, ovviamente, è no,
perché loro ci guadagnano meno.
Il caso più clamoroso che io
ricordi è sempre della Guanda, quando ha fatto uscire Tutti mi danno del
bastardo di Hornby in un volumetto a 9€, quando in lingua originale era
uscito solo in ebook a 0,99€. Mi ero arrabbiata anche se lo avevo comprato in
originale e in ebook, perché capisco che Hornby è un nome che attrae e che
quindi in molti lo avrebbero comprato, ma al tempo stesso viene mancare,
secondo me, il rapporto di fiducia con i lettori che un po’ si sentono presi in
giro. (Anche perché quel racconto funzionava solo come ebook o dentro a una raccolta, da solo no).
Guanda comunque non è l’unica a
fare questi giochetti. Mi viene in mente Rizzoli e il libro dei Carofiglio brothers,
che per compensare avevano aggiunto in fondo delle ricette di cucina, e/o con un Carlotto , per citare solo i casi
in cui io ci sono cascata come una pera. Ma penso che tutti gli editori almeno
una volta lo abbiano fatto.
Io, da lettrice, lo trovo
irritante. È non è solo una questione economica. Cioè, anche sì, sarebbe
inutile negarlo. Ma è il concetto in sé che trovo sbagliato. Devi fare cassa?
Ok, ma dato che il lettore è chi ti permette di farla, magari dagli qualcosa in
più di un libro scritto a carattere 18 e con margini enormi. Perché di fronte a
una presa in giro tanto evidente, secondo me, ne rimette anche il contenuto del
libro. Può essere un capolavoro, può essere riconosciuto come tale dal lettore
meno irritabile come me, ma un pochino di amaro in bocca, pensando ai caratteri
giganti o ai margini, rimarrà anche di fronte al libro più bello.
Lo so, in parte è anche colpa mia
e, più in generale, di chi lo compra. Perché vuol dire che comunque, per quanto
sia una presa in giro, funziona. Soprattutto con i nomi che attirano, di cui magari si aspetta
per anni un libro (ed è il caso di Hornby, ad esempio) o verso i quali si ha
una certa curiosità o entrambe le cose (tipo il libro dei fratelli Carofiglio…
ormai di Gianrico si venderebbe anche la lista della spesa).
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| (© Paweł Jońca) |
Considerando anche le difficoltà
del mondo dell’editoria e, soprattutto, di quello dei lettori, sempre più in
calo (poi una volta o l’altra parleremo anche di nuovo di #ioleggoperché, eh…)
secondo me espedienti del genere non andrebbero utilizzati, perché rischiano di
allontanare ancora di più.
La cosa buffa è che io sono una grandissima
amante dei racconti. Leggo tantissime raccolte, soprattutto monoautore, ma mi è
capitato anche antologie. Quindi questa mia avversione non è assolutamente per
il genere, ma per il modo in cui spesso viene presentato. E in parte secondo me
l’avversione per questo genere è dovuta anche al fatto che spesso i singoli
racconti vengono venduti e presentati da soli, come libri a se stanti, per cui
si crea un effetto di aspettative-delusione, perché troppo corto, perché mi
aspettavo più approfondimento da un libro singolo, etc etc…
Mi spiace davvero per Miracolo in libreria di Stefano Piedimonte, per essere stata l’origine (o forse la goccia…) di questo post. Anche perché tra un irritazione e l’altra, la storia in sé non mi è dispiaciuta per niente. Sicuramente lo rileggerò, anche perché ci vanno meno di venti minuti.
Mi spiace davvero per Miracolo in libreria di Stefano Piedimonte, per essere stata l’origine (o forse la goccia…) di questo post. Anche perché tra un irritazione e l’altra, la storia in sé non mi è dispiaciuta per niente. Sicuramente lo rileggerò, anche perché ci vanno meno di venti minuti.
Mi rendo conto che questo post è in realtà una polemica
molto personale, perché se io detesto questi libricini c’è magari chi invece li
adora e quindi lo troverà completamente inutile. Però, ecco, volevo comunque
condividere questo mio disagio.



