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sabato 24 agosto 2013

COCAINA - Carlotto Carofiglio De Cataldo

Pare proprio che la cocaina vada di moda. E non solo per l'uso e l'abuso che ne viene fatto, molto più diffuso di quanto io pensassi, ma anche come tema di libri, saggi, racconti, romanzi. Oppure è solo una casualità, che due libri che trattano lo stesso argomento, ZeroZeroZero di Roberto Saviano e questa raccolta di racconti di Carlotto, Carofiglio e De Cataldo, siano usciti quasi in contemporanea. Fatto sta che sia il saggio di Saviano sia questi racconti mi avevano attirato fin dalla loro uscita, più per i nomi degli autori che non per l'argomento in sé.
Dell'opera di Saviano vi ho già parlato qualche tempo fa. Cocaina di Carlotto, Carofiglio e De Cataldo è stato invece il primo libro che ho letto in ferie... e se davvero il buongiorno si vedesse dal mattino, questa mia vacanza avrebbe dovuto essere terribile.

Tre racconti di tre grandi autori di thriller e polizieschi, che hanno come tema comune quello della polvere bianca appunto, con a disposizione una cinquantina di pagine ciascuno circa. Spero che Carlotto (di cui non avevo mai letto niente prima) e De Cataldo (di cui invece avevo amato molto Romanzo Criminale e detestato Io sono il libanese) non me ne vogliano, ma l'unico racconto che davvero merita la lettura tra questi tre è quello di Carofiglio. E' stato l'unico a trattare l'argomento da un punto di vista differente, per nulla banale e con la sua solita capacità di coinvolgere il lettore e di accompagnarlo in questa storia senza farlo perdere né confonderlo. Poche pagine, estremamente intense e ben scritte. 
Cosa che agli altri due autori non è riuscito... troppe cose nei loro racconti sono confuse, sbrigative e soprattutto troppo macchinose per il poco spazio che avevano a disposizione. Trattare il tema della droga e del suo commercio da un punto di vista poliziesco non è possibile in così poche pagine, proprio perché è un meccanismo molto complesso, di cui il lettore medio non sa assolutamente nulla. 

Insomma, a parte l'exploit di Carofiglio, che vale da solo tutta la raccolta, nel complesso si tratta di un libro evitabile, che emoziona e coinvolge il lettore solo in poche pagine e che lascia addosso una buona dose (sempre per rimanere in tema) di delusione.

Mi sono resa conto solo dopo aver chiuso il libro, letto comunque molto in fretta vista la sua mole limitata, che raramente leggo raccolte di racconti scritti da autori diversi. Non saprei bene spiegarmi il motivo... forse perché, anche quando i nomi coinvolti sono importanti e conosciuti, le vedo più come operazioni commerciali delle case editrici che non come vere e proprie opere letterarie.
E la lettura di Cocaina conferma questa mia teoria.

Titolo: Cocaina
Autore: Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Giancarlo De Cataldo
Pagine: 187
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Einaudi
ISBN: 978-8806215477
Prezzo di copertina: 13€
Acquista su Amazon:
formato brossura: Cocaina

martedì 30 aprile 2013

ZeroZeroZero - Roberto Saviano

"Scrivere di cocaina è come farne uso. Vuoi sempre più notizie, più informazioni, e quelle che trovi sono succulente, non ne puoi più fare a meno. Sei addicted. Anche quando sono riconducibili a uno schema generale che hai già capito, queste storie affascinano per i loro particolari. E ti si ficcano in testa, finché un'altra - incredibile, ma vera - prende il posto della precedente. Davanti vedi l'asticella dell'assuefazione che non fa che alzarsi e preghi di non andare mai in crisi di astinenza. Per questo continuo a raccoglierne fino alla nausea, più di quanto sarebbe necessario, senza riuscire a fermarmi. Sono fiammate che divampano accecanti. Assordanti pugni nello stomaco. Ma perché questo rumore lo sento solo io? Più scendo nei gironi imbiancati dalla coca, e più mi accorgo che la gente non sa. C'è un fiume che scorre sotto le grandi città, un fiume che nasce in Sudamerica, passa dall'Africa e si dirama ovunque. Uomini e donne passeggiano per via del Corso e per i boulevard parigini, si ritrovano a Times Square e camminano a testa bassa lungo i viali londinesi. Non sentono niente? Come fanno a sopportare tutto questo rumore?"


Parlare di Roberto Saviano non è mai una cosa semplice. Tante sono le reazioni che suscita anche solo pronunciare il suo nome: reazioni che vanno dalla venerazione all'odio profondo. Un contrasto tanto forte e drastico che ancora faccio fatica a spiegarmi. Ne avevo già parlato poco tempo fa in un post, "Parlando un po' a caso di Roberto Saviano", e c'era chi lo difendeva a spada tratta e chi lo accusava di aver rovinato per sempre Napoli e la sua immagine nel mondo. 
Come credo di aver già fatto capire più volte, a me Roberto Saviano piace. Piace come scrittore e piace come persona, anche se, effettivamente, forse suo malgrado, si è trasformato in un personaggio, rendendosi per qualcuno a volte un po' antipatico.

Voglio però recensire questo libro cercando di dimenticarmi da chi è stato scritto. Parlare solo ed esclusivamente del contenuto, del modo in cui è stato esposto, senza pensare a chi ci sia dietro. Non è semplice ma ci proverò.

ZeroZeroZero parla di cocaina. Lo fa in un modo un po' particolare, alternando parti saggistiche e d'inchiesta a parti romanzate. O, come pensavo leggendo, parti noiose e non semplici da seguire a parti scorrevoli e appassionanti. Una lettura complessa, lunga, faticosa a tratti e leggerissima in altri. 
La cocaina è ovunque e ammetto, con somma vergogna o forse ingenuità, che non lo sapevo. Basta solo il primo capitolo, un esercizio di stile notevole e molto efficace, a farti accapponare la pelle. Poi il libro parte e ci porta in Messico prima, in Colombia poi, ma anche in America, in Italia, in Spagna, in Russia e in Africa. Ci parla dei narcos, delle lotte per la supremazia e della loro violenza. Ci parla di 'ndrangheta e camorra. Ci parla di come la droga viene trasportata e di come viene scoperta. Ci parla di corrieri, canini e umani, e di cosa spinge la gente a diventarlo. Il tutto, come dicevo, alternando saggio e inchiesta (le cui fonti sono riportate in fondo al libro e non all'interno dello stesso) al romanzo. 
Un sistema questo che è marchio di fabbrica dell'autore, il suo stile, criticabile o apprezzabile, ma comunque estremamente efficace. Perché per leggere le bellissime parti romanzate bisogna per forza leggere anche quelle saggistiche. E quindi alla fine, in un modo o nell'altro, le cose arrivano.

Uno dei pregi di Roberto Saviano e di tutti i suoi libri è quello di mettere insieme informazioni e renderle alla portata di tutti. Prima di leggere Gomorra, di camorra sapevo solo quello che veniva detto di sfuggita nei telegiornali. Prima di leggere ZeroZeroZero, la cocaina per me era una droga qualunque, che spesso viene sequestrata negli aeroporti, nascosta nei posti più impensabili, e per la quale in Messico e in Colombia tendono ad ammazzarsi. Non sapevo che fosse così tanto diffusa. Non sapevo che la usasse anche gente comune. Conoscevo per sentito dire, grazie a qualche romanzo letto in passato (ad esempio "Senza tette non  c'è paradiso" di Gustavo Bolivar Moreno, che viene citato nel libro e che vi consiglio caldamente) di quanto la bellezza e l'immagine svolgano un ruolo fondamentale in certi paesi e in certi ambienti dell'America Latina e di quanto, di conseguenza, siano legati al potere dei narcos. Ma non ero mai riuscita a mettere insieme tutti i pezzi, forse per un po' di disinteresse, forse perché collegare tutti i tasselli non è facile.

Mi rendo conto solo ora, scrivendo, che è impossibile mantenere il mio proposito iniziale di non parlare di Roberto Saviano ma solo del libro. Perché dentro al libro la presenza dell'autore è più forte e viva che mai. Certo, lo è in tutte le opere e in tutti i romanzi. Ma qui si sente ancora di più, perché qua e là si trovano delle  riflessioni personali sulla sua situazione, che mi sono sembrate a volte delle grida di aiuto e di disperazione. Fa inchiesta, scrive, si documenta e cerca di informare anche il lettore. Ma poi, ogni tanto, qua e là, si chiede perché lo sta facendo, perché non è stato zitto prima e perché non sta zitto ora. Perché deve rischiare così tanto per ricevere poi insulti e critiche anche violente. Eppure dice di non poterne fare a meno. Come non ne possono fare a meno tutti gli altri giornalisti che hanno rischiato, rischiano o hanno perso la vita facendo il loro lavoro.

Onestamente, non so se consigliarvi o meno di leggerlo. Non so nemmeno se si possa dire se un libro così piace o non piace. E' scritto bene, un po' noioso a volte, non sempre scorrevole, ma comunque scritto bene. Però credo che non avrà mai la forza e il ruolo che ha avuto Gomorra. E che Roberto Saviano, se davvero vuole allontanarsi da quel libro e andare oltre, debba osare qualcosa di più.

"Credo che i lettori dovrebbero fare questo con le parole. Metterle in bocca, masticarle, triturarle e infine ingoiarle, perché la chimica di cui sono composte faccia effetto dentro di noi e illumini le turbolenze insopportabili della notte, tracciando la linea che distingue la felicità dal dolore"

Titolo: ZeroZeroZero
Autore: Roberto Saviano
Pagine: 444
Anno di pubblicazione: 12013
Editore: Feltrinelli
ISBN: 978-8807030536
Prezzo di copertina: 18,00 €
Acquista su Amazon:
formato brossura:ZeroZeroZero

giovedì 11 aprile 2013

Parlando un po' a caso di Roberto Saviano

L'altra notte ho sognato Roberto Saviano. Ogni tanto mi succede di fare sogni un po' strani, anche senza aver mangiato nulla di pesante la sera prima (un po' come quando ho sognato che grazie a una domanda posta qui sul blog finivo a Che tempo che fa). Ho sognato che stavamo insieme e che passavamo il tempo lui a raccontare e io, semplicemente, ad ascoltare le sue parole (e già questo, se mai avessi avuto dei dubbi, mi avrebbe confermato ancora di più che si trattava di un sogno... perché io non sto mai zitta). Pendevo dalle sue labbra, come mi capita veramente ogni volta che lo sento parlare in tv. 
Poi mi sono svegliata e mi sono resa conto che probabilmente il mio sogno era in qualche modo legato all'uscita del suo nuovo libro (romanzo, saggio, boh?), Zerozerozero, edito questa volta da Feltrinelli, che aspettavo con ansia già da un po' e di cui sapevo sarebbero ben presto arrivati i primi commenti, più o meno positivi, più o meno critici, più o meno onesti.
Un libro accompagnato da una fortissima operazione di marketing che già per principio mi irrita un po'. Ho trovato addirittura un articolo, su Affari Italiani, che diceva che Feltrinelli puntava tutto su questo libro per uscire dalla crisi. Bella responsabilità che viene messa ogni volta sulle spalle di quest'uomo.
Ieri sera, poi, prima di andare a dormire, ho letto una critica abbastanza negativa su minimaetmoralia. Un articolo magistralmente scritto da Christian Raimo, che però mi ha lasciato un po' di amaro in bocca. Non taccio assolutamente l'autore di invidia (come puoi invidiare una vita così? Sotto scorta da anni e anni? Con magari tanti soldi ma poca possibilità di spenderli?), anche perché ogni critica è ben argomentata e, condivisibile o meno, ineccepibile, ma comunque mi ha dato di che pensare.

E quindi eccomi qua, a scrivere questo post che in realtà avevo in testa già da un po', in modo un po' più generico forse, per cercare di capire quali siano i motivi per cui certi autori sono amati tantissimo da qualcuno e odiati senza ritegno da altri ("odiati" è ovviamente una parola forte, ma ci sta bene).

Roberto Saviano credo sia forse uno degli esempi più lampanti di questa strana dicotomia. Ha un sacco di estimatori, dal mondo della cultura, della politica, dell'informazione e del pubblico, ma anche un sacco di detrattori che provengono esattamente dagli stessi ambienti.
Io mi colloco nel primo gruppo. Ho letto Gomorra qualche anno fa, dopo aver aspettato che passasse la "moda" (faccio quasi sempre così, per non lasciarmi influenzare, nel bene o nel male dal fatto che lo stiano leggendo tutti) e mi sono trovata catapultata in un mondo che non conoscevo e che mi ha sconvolta. Ancor più se penso che quando Saviano lo ha scritto aveva solo ventisette anni. Dopo, mi sono procurata la raccolta "La bellezza e l'inferno" e da lì ho iniziato davvero ad amarlo. Amo il suo modo di scrivere e il suo modo di raccontare. E da lettrice e non da critica di professione, il fatto che non rientri in nessun genere questo suo stile non mi turba più di tanto. Leggo, rifletto, mi commuovo o mi arrabbio, un testo mi rimane dentro, un altro se ne va. Che sia un saggio, un romanzo, una poesia, un articolo, un'etichetta del detersivo, mi cambia poco.
Poi è arrivato "Vieni via con me", quel fantastico programma su RaiTre con Fabio Fazio che mi ha tenuta incollata davanti alla tv come non succedeva da parecchio tempo. Ho amato il modo di parlare e di esporre i fatti di Roberto Saviano, quella timidezza che non penso fosse assolutamente costruita, che poi spariva miracolosamente mentre iniziava a parlare. Uno stile di esporre un po' lento il suo, fatto di pause, di silenzi che a volte valgono più delle parole, di gesti. Accuse chiare, dirette. Pugni nello stomaco su argomenti che troppo spesso vengono taciuti o dimenticati. E poi beh, c'era il duetto finale con Fazio, quel "vado via... resto" che mi ha perseguitato per mesi.
Ho amato un po' meno il secondo programma "Quello che non ho", ma forse perché gli autori stessi si sono tenuti un po' di più, a seguito delle innumerevoli polemiche a strascico del primo programma, ma anche perché fin troppo consapevoli dell'impossibilità di replicare quello che erano riusciti a fare.

Nel mezzo, poi, sono andata a vedere lo spettacolo di Checco Zalone (altro personaggio che amo da impazzire), durante il quale ha fatto un'imitazione di Roberto Saviano fenomenale, da lacrime agli occhi dal ridere. Seguo poi Saviano su Facebook e su Twitter, mi sono mangiata le mani per averlo perso per un soffio al Salone del Libro di Torino l'anno scorso, mi sono emozionata quando il suo staff ha risposto a una mia mail in cui gli inviavo la mia recensione di SuperSantos e avrei voluto abbracciare Diego De Silva quando lo ha nominato durante la presentazione di "Mancarsi" a Torino.

E ora c'è questo Zerozerozero, che non vedo l'ora di leggere ma che ancora una volta aspetterò, vuoi per il prezzo troppo alto, vuoi perché ora lo leggeranno davvero tutti.

Rileggendo quello che ho scritto finora emerge forse chiaramente qual è il "problema", se così si può chiamare, di questo autore, ciò che lo ha reso antipatico a molti (molti che magari nemmeno hanno letto i suoi libri). E' diventato un personaggio, troppo sovraesposto a volte. E si è esposto, più o meno ingenuamente, più o meno consapevolmente, alla stessa macchina del fango da lui stessa portata alla luce e condannata. Perché se da un lato c'è chi parla male o prova antipatia per Saviano con cognizione di causa (a me il suo modo di scrivere e di parlare piace, ma posso capire che ad altri non piaccia, e ci mancherebbe altro), c'è chi invece critica senza mai aver aperto un suo libro, perché giudicare e insultare è sempre stato più facile che fermarsi a riflettere.
"Sfrutta la sua situazione". "Fa la vittima". "Era meglio se non avesse detto niente della Camorra, che figura ci fa fare nel mondo". "Dice cose che già si sapevano". "Usano i nostri soldi per pagargli la scorta" (io personalmente ma se sulla mia busta paga ci fosse scritto "detrazione per pagamento scorta a Roberto Saviano" anzichè "addizionale Irpef" sarei più contenta). "Se non ci fosse Repubblica a sostenerlo non sarebbe nessuno". "Pubblica con Mondadori e poi li critica" (e questa ha fatto vacillare anche me, lo ammetto)... e potrei andare avanti e avanti e avanti.

Io capisco che ci siano delle persone che a pelle possono stare antipatiche, persone che conosciamo e persone che non conosciamo. Io stessa ad esempio mi avvicino a certi autori con estrema cautela e con estremo sforzo perché non li amo molto come persone (precludendomi magari grandi libri e grandi opere). Però con Saviano ho l'impressione, del tutto personale, che si sia fatto un passo oltre al semplice "non lo leggo perché mi sta antipatico" (motivazione, ripeto, più che legittima) o "trovo il suo stile noioso" (altrettanto legittima).Un passo oltre che va a offendere la sua persona, il suo percorso e il suo cammino.
Che lo abbia fatto nel modo giusto o nel modo sbagliato, secondo me è impossibile negare che con il suo Gomorra abbia smosso qualcosa. E, pur non potendo entrare troppo nel merito essendo totalmente ignorante in materia, non si può dire che quello che ha scritto non sia vero. Una critica, questa, non gli ha mai effettivamente mosso nessuno.E forse è anche per questo che fa così paura , perché quello che dice è vero,  e si preferisce criticare, giudicare, condannare, fare finta di niente per non dover fare troppo i conti con se stessi.

O forse sono semplicemente una  di quelle fan un po' invasate, che si arrabbiano quando viene criticata una persona che stimano e amano e che si sente in dovere di difenderla, senza che ne abbia assolutamente alcun bisogno.

mercoledì 2 gennaio 2013

SUPER SANTOS - Roberto Saviano

Quattro amici, quattro ragazzini che diventeranno uomini in una terra in cui crescere è un lusso da pagare caro. La passione per il calcio vissuta nelle strade di Gomorra, inseguendo un pallone arancio fuoco. Roberto Saviano, ispirato da una vicenda realmente accaduta, mette in scena un racconto perfetto, preciso come una punizione messa a segno, straziante come un rigore sbagliato.


Inaugurare il kindle con questo racconto di Roberto Saviano è stata una scelta quasi obbligata. Perché mi ricordo quanto ci fossi rimasta male quando avevo scoperto che questo libricino sarebbe uscito solo in versione e-book. Ero giusto nel bel mezzo dell'entusiasmo post lettura di Gomorra e, soprattutto, di "La bellezza e l'inferno", due opere incredibili, come solo le storie vere lo sanno essere. Certo, comprarmi un lettore e-reader solo per questo racconto mi sembrava stupido. E quindi ho aspettato. E aspettato. E aspettato. 
Poi finalmente è arrivato e mi sono fiondata ad acquistare (alla modica cifra di 0.99 €) questo racconto.

Ancora una volta Roberto Saviano ci prende per mano e ci porta dentro a un mondo, quello di Napoli e della camorra, che non può che stupire e lasciare sgomenti. Sono sufficienti poche pagine, poche righe, per far capire quanto organizzato e terribile sia quel Sistema. Un Sistema da cui, anche volendo, non è sempre facile fuggire. Un Sistema in cui persino i bambini, i ragazzini, che dovrebbero solo preoccuparsi di andare a scuola e giocare a pallone, sono coinvolti e possono pagare le conseguenze delle loro azioni. 
Il ruolo dei quattro protagonisti di questo racconto è quello di fare da palo. Se mentre giocano a calcio in piazza notano qualcosa di strano, qualcosa che non ci dovrebbe essere, devono solo lanciare la palla fuori campo e urlare "o' pallone, o'pallone". Il resto lo faranno gli altri.
Un compito semplice, che non costa nulla, e che permette loro di avere in cambio tutti i Super Santos, il famoso pallone, che vogliono, a gratis. Certo, dovranno rinunciare ai loro sogni di diventare calciatori professionisti, perché una volta che si viene notati dal Sistema, anche in giovane età, anche in ruoli così marginali, è difficile poterne uscire senza averne il permesso.
E infatti solo uno ci riuscirà di loro quattro, ribellandosi al Sistema per non interrompere una fantastica azione di gioco. Gli altri cresceranno e acquisiranno ruoli sempre più importanti, che li metteranno di fronte a scelte apparentemente facili, ma che a volte saranno difficili da portare a termine. Perché anche se sei dentro a quel Sistema, non vuol dire che accetti tutto.

Amo il modo che ha Roberto Saviano di scrivere e di narrare i fatti. Riesce sempre a inserire un che di poetico, anche nelle storie più difficili e terribili da raccontare. Leggendo i suoi racconti è come se sentissi la sua voce, lo immagino mentre compie i suoi gesti tipici (se avete visto le due trasmissioni con Fabio Fazio capite di cosa sto parlando) e lascio che mi conduca dove vuole lui, e che mi insegni e faccia scoprire qualcosa che fino a un attimo prima non sapevo.
E non vedo l'ora esca il nuovo libro.

Titolo: Super Santos
Autore: Roberto Saviano
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: Feltrinelli
Prezzo: 0,99€
Acquista su Amazon:
formato kindle: Super Santos

sabato 7 agosto 2010

LA BELLEZZA E L'INFERNO- Roberto Saviano

La bellezza e l'inferno": fra questi poli opposti che richiamano il pensiero di Albert Camus si estende il campo di forze frequentato da Roberto Saviano, il luogo che genera la sua visione della vita, dell'impegno e dell'arte. Introdotti da una prefazione dell'autore, gli scritti raccolti in questo volume tracciano un percorso tanto ricco e vario quanto riconoscibile e coerente. Dal ragazzo che muove i primi già maturi passi nell'ambito della letteratura e della militanza antimafia fino allo scrittore affermato che viene invitato all'Accademia dei Nobel di Stoccolma e abbracciato dai terremotati in Abruzzo, Roberto Saviano resta se stesso. Ci racconta di un campione come Lionel Messi, che ha vinto la sfida più grande, quella contro il suo stesso corpo; di Anna Politkovskaja, uccisa perché non c'era altro modo per tapparle la bocca; dei pugili di Marcianise, per cui il sudore del ring odora di rabbia e di riscatto; di Miriam Makeba, venuta a Castel Volturno per portare il suo saluto a sei fratelli africani caduti per mano camorrista; di Enzo Biagi, che lo intervistò nella sua ultima trasmissione; di Felicia, la madre di Peppino Impastato, che per vent'anni ha dovuto guardare in faccia l'assassino di suo figlio prima di ottenere giustizia; e di tanti altri personaggi incontrati nella vita o tra le pagine dei libri, nelle terre sofferenti e inquinate degli uomini o in quelle libere e vaste della letteratura.

Mi capita spesso di piangere per un libro, anche se solitamente mi succede per i romanzi. Eppure alcuni degli scritti inclusi in questa raccolta mi hanno commossa. In particolare quello in cui Saviano racconta il suo incontro con Salman Rushdie a Stoccolma. Mi ha commossa la rabbia che esprime verso la fine, quando la frustrazione per tutto quello che ha passato, per le critiche, le diffamazioni, le accuse e gli insulti emerge all'improvviso. Così come il suo rendersi immediatamente conto di non essere solo.
Ho trovato molto belli anche i due scritti "sportivi": quello su Lionel Messi, la Pulga con un disturbo della crescita che non smette di lottare per diventare quello che vuole, e quello sui due pugili italiani.
E poi gli scritti di denuncia, contro la Camorra sì, ma anche contro chi fa di tutto per non far trapelare verità scomode (uccidendo chi ne è l'autore, come successo con Anna Politkovskaja), così come quello dedicato a Peppino Englaro, a cui le scuse credo ancora non siano state fattoe e quello dedicato alla madre di un altro Peppino, Peppino Impastato, ucciso proprio perchè stava diventanto pericoloso.

Mi piace molto il modo di scrivere di Saviano, la sua voglia di non arrendersi, di denunciare, pur sentendosi a voltre troppo solo, così come la sua voglia di narrare, sempre e comunque. Perchè, come gli dice Salma Rushdie, : "Continua ad avere fiducia nella parola, oltre ogni condanna, oltre ogni accusa. Ti daranno la colpa di essere sopravvissuto e non morto come dovevi. Fregatene. Vivi e scrivi. Le parole vincono."

Sono un po' indecisa se spendere o meno due parole sulle accuse mosse a Saviano di scrivere per soldi ed esibizionismo. Penso solo che chi scrive per soldi, non vive sotto scorta, non è obbligato a cambiare casa ogni settimana, non ha una taglia che pende sulla sua testa. Certo, i soldi arrivano. Ma il lavoro di Saviano, le cose che scrive, vanno ben oltre questo. Lasciano il segno, aprono gli occhi su qualcosa. E forse il modo scelto da lui, è l'unico modo per farlo. Come ribadisce lui stesso, non è colpa sua, "non sono certo io ad aver generato le contraddizioni che racconto". Prendersela con lui, e con chi come lui ha denunciato tutto questo, è solo un modo per non affrontare il vero problema, per nascondere la polvere sotto il tappeto.

domenica 11 luglio 2010

GOMORRA- Roberto Saviano

Nell'aprile 2006 il mondo editoriale italiano è stato sconvolto da un bestseller clamoroso e inaspettato, trasformatosi in poco tempo in un terremoto culturale, sociale e civile: "Gomorra". Un libro anomalo in cui Roberto Saviano racconta la camorra come nessuno aveva mai fatto prima, unendo il rigore del ricercatore, il coraggio del giornalista d'inchiesta, la passione dello scrittore e, soprattutto, l'amore doloroso per una città da parte di chi vi è nato e cresciuto. Per scriverlo si è immerso nel "Sistema" e ne ha esplorato i mille volti. Ha così svelato come, tra racket di quartiere e finanza internazionale, un'organizzazione criminale possa tenere in pugno un'intera regione, legando firme del lusso, narcotraffico, smaltimento dei rifiuti e mercato delle armi. "Gomorra" è un libro potente, appassionato e brutale, un viaggio sconvolgente in un mondo in cui i ragazzini imparano a sparare a dodici anni e sognano di morire ammazzati, in cui i tossici vengono usati come cavie per testare nuove droghe. Pagine che afferrano il lettore alla gola e lo trascinano in un abisso dove nessuna immaginazione è in grado di arrivare.

Non è facile scrivere un commento a questo libro. Qualunque cosa io dica, sarà sicuramente già stata detta da persone molto ma molto più autorevoli di me. Quindi, perdonate le probabili banalità che verranno fuori in questo commento.
Sono un po' sconvolta, lo devo ammettere. In parte per ignoranza mia, perchè mai mi ero resa pienamente conto di quanto fosse potente e radicato il "Sistema", di quanto qualunque cosa, al sud, ma anche all'estero fosse in qualche modo gestita da questi clan. E leggere queste cose, trovarsi di fronte alla realtà nuda e cruda, raccontata da un ragazzo che ci ha vissuto, beh, è sconvolgente.
Sono anche un po' incazzata (passatemi il termine) di scoprire quanto poco venga fatto per combattere questa egemonia criminale. Ma non ce l'ho con le persone che vivono là, vittime un po' dell'ignoranza e un po' della paura, che non vogliono o non possono contrastare questo potere. Ce l'ho principalmente con chi invece potrebbe fare qualcosa, con i politici che si sono lasciati corrompere, con i personaggi pubblici che anzichè esaltare il lavoro fatto da Saviano se la prendono per l'immagine negativa che da' della Campania e di Napoli.
"Io so e ho le prove", ripete insistentemente Saviano in un capitolo di questo saggio. Lui sa e ne ha le prove, e chissà quanti altri sanno e hanno le prove ma non vogliono parlare, perchè nel momento in cui si denuncia si smette di vivere (se non si viene ammazzati, si viene abbandonati da tutti.)
Sembra quasi che sia considerato normale morire a 16 anni per mano di killer che magari hanno semplicemente sbagliato obiettivo. Venire fatti a pezzi, crivellati o bruciati semplicemente per una vendetta tra faide. Sapere che tutto quello che ti circonda è gestito da famiglie più o meno rivali. Ma capisco la paura della gente, quel velo di omertà che facilmente si impossessa delle persone che hanno paura di essere i prossimi. Ma lo Stato, il Governo (destra e sinistra che sia), la Chiesa... dove sono?
Scusatemi, probabilmente ho scritto un sacco di banalità e ovvietà, forse dettate un po' da quel senso di impotenza che Saviano, più o meno consapevolmente riesce a trasmettere. Vorrei comunque fargli i complimenti, per il coraggio che ha avuto, per il simbolo che, volente o nolente, è riuscito a diventare. Per rappresentare una possibilità di riscatto.

L'unica nota storta, che mi gira in testa da quando ho chiuso il libro, è: perchè è stato pubblicato da Mondadori? Di nuovo, si dimostra che certa gente (e non mi riferisco a Saviano) non ha idea di cosa sia la coerenza.