sabato 8 febbraio 2014

Dialogando con i titoli dei libri #2

La regina scalza - Ildefondo Falcones- Traduzione di R. Bovaia e S. Sichel
Longanesi - 2013

"Dialogando con i titoli dei libri" è una nuova rubrica che nasce da una mia forma di pazzia che mi porta, in alcuni casi, a rispondere ai titoli dei libri. Sono frasi che scattano nella mia mente quasi in automatico quando vedo un determinato titolo e che non rappresentano in alcun modo un giudizio sul libro stesso.

venerdì 7 febbraio 2014

CHI TI CREDI DI ESSERE? - Alice Munro

Ok, al mio secondo libro di Alice Munro, posso con sicurezza affermare che adoro questa scrittrice. Non ho osato dirlo già dopo il primo, sebbene il sospetto ce lo avessi già, perché poteva anche essere che con Nemico, amico, amante mi fosse andata bene, che guarda caso abbia iniziato proprio dal più bello.
Ora, girata l'ultima pagina di Chi ti credi di essere? posso invece farlo. Perché anche se i prossimi che leggerò (e ne leggerò eccome, voglio recuperare tutto il ritardo accumulato) non saranno all'altezza, saprò comunque di avere di fronte una grande, grandissima scrittrice.

Dieci capitoli, dieci racconti, che ci raccontano la vita di Rose, prima bambina, poi liceale, poi studentessa dell'università, poi madre, donna divorziata e donna quasi in carriera. 
Chissà chi si crede di essere, questa Rose, pensa sempre Flo, la sua matrigna, una donna  di campagna, un po' ignorante ma assolutamente non disposta ad ammetterlo,  che ha preso il posto di sua madre quando è morta e che nei confronti della figliastra ha sempre provato uno strano sentimento. Rose non si è mai sentita accettata, si è sempre vista criticata, derisa, senza mai riuscire a capirne bene il motivo. E forse questo ha poi condizionato un po' tutta la sua vita: il suo triste matrimonio con Patrick, le sue successive avventure, storie d'amore fragili e quasi inventate, il suo modo di vivere e di essere in generale.

Adoro il modo di scrivere di Alice Munro, il suo narrare semplice, senza troppi giri di parole, che ti porta dritto dritto nella scena, nella vita dei protagonisti, quasi come se ti trovassi nella stanza con loro. Adoro i suoi personaggi, le sue donne, forti e fragili allo stesso tempo, sicure e insicure, a volte troppo in balia degli altri, altre fin troppo indipendenti e sole. 
Mi piace il suo modo di raccontare le vite dei protagonisti, ma anche la vita in generale. Perché chiunque potrebbe essere Rose. Non è una donna dalle caratteristiche eccezionali, dal passato glorioso o dal futuro raggiante. E' una donna semplicemente normale.

So che questa autrice a molti è risultata un po' noiosa e forse in parte, proprio per quanto detto prima, per il suo modo di narrare vite normali, a volte forse anche banali e noiose, lo posso anche capire. E poi scrive principalmente racconti, anche se in questo caso non sono sicura che letti separatamente possano creare il giusto effetto, un genere ancora troppo e ingiustamente bistrattato. Perché se un autore è bravo riesce in un racconto a dirti ancora più che cose di quante non ne direbbe in un romanzo.
In ogni caso, io non posso che consigliarlo, sia questo libro sia tutta la sua produzione , anche se per ora ne ho letti solo due. Non può assolutamente deludere. O può farlo, come può farlo la vita di tutti i giorni, la stessa che Alice Munro racconta.

Titolo: Chi ti credi di essere?
Autore: Alice Munro
Traduttore: Susanna Basso
Pagine: 267
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: Einaudi
ISBN: 978-8806183530
Prezzo di copertina: 19,50€
Acquista su Amazon:
formato brossura: Chi ti credi di essere?

giovedì 6 febbraio 2014

Detrazioni sui libri, ovvero sogni che non si avverano mai

Sono incavolata nera. 

Due giorni fa sui giornali ha iniziato a rimbalzare la notizia (io l'ho letta sul Sole 24 ore e poi è stata rilanciata da Affari Italiani, La Stampa e oggi anche da Repubblica) di una modifica al tanto pubblicizzato decreto legge sulle detrazioni del 19% sui libri che avrebbe interessato testi scolastici e testi narrativi.
Un condizionale d'obbligo, visto che ora è stato completamente stravolto.

Da quello che sono riuscita a capire dagli articoli letti finora, un deputato del PD ha presentato un emendamento in cui sostanzialmente le "persone fisiche e giuridiche" (quindi: TUTTI) che avrebbero potuto godere delle detrazioni sono state sostituite dagli "esercizi commerciali che effettuano la vendita al dettaglio". Quindi il decreto non riguarda più i lettori ma i librai, che potranno richiedere allo stato la restituzione del 19% dall'acquisto di una tipologia precisa di libri. Quelli scolastici. Gli studenti delle scuole superiori riceveranno quindi dei buoni sconto numerati e timbrati (da chi, non è ben chiaro), si recheranno nelle librerie che aderiscono all'iniziativa e acquisteranno i testi scolastici scontati. Questi sconti applicati verranno poi restituiti alle librerie dallo stato.
Il motivo di tale cambiamento è facilmente immaginabile. Non c'erano soldi sufficienti a coprire la spesa del decreto legge originario e quindi si è cercato di correggere il tiro. Con un risultato, francamente, imbarazzante. Un po' perché non tutte le librerie trattano la scolastica (che è più spesso venduta in cartoleria o nei supermercati, dove già c'è comunque un certo sconto) e quindi si rivolge solo ed esclusivamente a certe tipologie, un po' perché anche chi la tratta o decidesse di trattarla per usufruire dello sconto non sa effettivamente quando e se questi soldi verranno restituiti. 
Ed è imbarazzante soprattutto per la pessima immagine che, ancora una volta, ne viene fuori. Perché pubblicizzare tanto un decreto legge, che, nonostante qualche limite, era sicuramente innovativo, senza prima fare dei conti concreti e affidabili sulla disponibilità economica?

La narrativa quindi sparisce completamente. E di conseguenza l'intento originario della proposta di legge, ovvero quello di favorire la lettura, ad ogni livello. Che poi magari non avrebbe portato nuovi lettori (che se non sono abituato a leggere, non credo che le detrazioni possano essere chissà quale incentivo), ma avrebbe dato una mano, o anche solo un dito, a quelli che lettori lo sono già. Un segnale almeno, sul fatto che la cultura e la lettura in Italia non fossero lasciati tristemente al loro destino.
Non sto dicendo che non ci vada un aiuto per l'acquisto di testi scolastici, anzi! Mi ricordo quanto spendevamo ogni anno in casa, vista anche la scarsa differenza d'età tra me e mio fratello e l'indirizzi di studi diversi. E' sicuramente un costo importante per le famiglie che andrebbe in qualche modo ridimensionato.
Dico però che dovrebbero essere due cose separate. Che sì, ci vanno aiuti per studiare (e ci mancherebbe altro!), ma ci vanno anche aiuti per mantenere questo livello dopo. E, checchè se ne posa dire, la cultura si forma e si mantiene anche leggendo.

Sono incavolata, vi dicevo, ma sono anche delusa. Perché ci avevo sperato tanto, in una legge così. Ci penso da sempre, da quando sono diventata un'accanita lettrice. "Certo che sarebbe proprio bello se i libri fossero detraibili". Ma mi va anche bene che non lo siano, certo. Non sarà questo a fermarmi (come non mi fermava prima). Rimane però il fatto che è stato detto, è stato pubblicizzato, ho chiesto alle librerie cosa dovevo fare, ho aspettato a comprare qualche libro in attesa si capisse qualcosa in più (tanto la pila dei da leggere è sempre lunghissima). Tutto questo, stando almeno alle notizie di questi giorni, che magari cambiano ancora, assolutamente per nulla.
Uffa.

mercoledì 5 febbraio 2014

Due titoli, un solo libro: ma perché? #67

Per la puntata di oggi della rubrica di confronto tra titoli avevo l'imbarazzo della scelta. Grazie ad alcuni di voi e alle vostre segnalazioni se non mi venisse più in mente nulla sarei comunque a posto per almeno un mese. E questo mi fa un grande piacere, perché vuol dire che l'argomento suscita ancora grande interesse e soprattutto che non sono sola a infervorarmi di fronte a certi cambiamenti.
Oggi sfrutto un suggerimento indiretto, ovvero un libro che mi è arrivato in prestito e che, grazie al suo titolo sicuramente originale, mi ha spinta a fare qualche ricerca. E ho scoperto che tutti i libri pubblicati in Italia di questo autore hanno subito dei bislacchi cambiamenti di titolo: sto parlando dei cinque romanzi dello scrittore tedesco David Safier.

Si inizia nel 2007, con l'arrivo in libreria, per la casa editrice Sperling & Kupfer e la traduzione di L. Bortolo, di L'ORRIBILE KARMA DELLA FORMICA

Il romanzo racconta la storia di Kim una donna arrivista e dispotica pronta a sacrificare tutto per la sua carriera. A seguito di un incidente però si ritrova misteriosamente trasformata in formica. Da lì incomincerà tutta una serie di trasformazioni e reincarnazioni che la donna decide di affrontare per riprendersi la sua vita.
La copertina è molto carina, anche se di formiche non se ne vedono, e il titolo è sicuramente molto curioso.
Il romanzo in lingua originale era uscito con un titolo leggermente diverso però, ovvero MIESES KARMA


La traduzione letterale sarebbe Karma negativo. La versione italiana è quindi molto simile, anche se utilizza molte più parole per rendere lo stesso concetto ed esplicita la presenza della formica, cosa che non si trova nella versione tedesca, anche se l'animale compare poi sulla copertina. Forse si è sentita la necessità di specificare meglio l'argomento del libro, onde evitare di attirare appassionati di Karma e di cose spirituali.

Nel 2008 è arrivato in libreria un altro libro, sempre per la casa editrice Sperling & Kupfer e la traduzione di L. Bortot, con il titolo: L'ORRIBILE ATTESA DEL GIUDIZIO UNIVERSALE

Protagonista è Marie, una donna single che ha da poco superato la trentina e che proprio non riesce a trovare l'amore della sua vita. Nemmeno dell'uomo che sta per sposare è poi così sicura e infatti decide di annullare tutto. Ormai decisa a chiudere con gli uomini, incontra Joshua, un giovane falegname, che le rivela di essere in realtà Gesù Cristo (non è spoiler eh, è scritto nella quarta del libro!).
Vedendo il ripetersi di una parola già presente nel primo romanzo e, soprattutto, della stessa struttura del titolo, è facile immaginare che questa volta il cambio nel passaggio da una lingua all'altra sia stato molto più drastico che nel caso precedente. E infatti in lingua originale il romanzo è uscito con il titolo JESUS LIEBT MICH


Letteralmente si tradurrebbe con "Gesù ti ama" e anche la copertina, rispetto a quella italiana, è molto più esplicita (oltre che molto più bella). Probabilmente si è scelto di cambiare per evitare che il libro passasse per un romanzo religioso o fosse mal visto dalla chiesa. Secondo me però nel cambiamento ci perde parecchio.

Nel 2010 esce poi DELIRIO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Edito sempre dalla Sperling & Kupfer con la traduzione di L. Bortot, racconta la storia di Rosa, una giovane maestra dal cuore spezzato che, a seguito dell'incantesimo di un sedicente mago, si ritrova reincarnata in William Shakespeare.
E il richiamo shakesperiano è effettivamente molto evidente nel titolo, che scimmiotta il celebre Sogno di una notte di mezza estate. Così come è evidente che difficilmente in originale potesse essere così.
E infatti,  in Germania il libro è uscito con il titolo Plötzlich Shakespeare:


Letteralmente si potrebbe tradurre con "Improvvisamente Shakespeare". Niente rivisitazioni di titoli delle tragedie del Bardo quindi, ma qualcosa di molto più corto e diretto. Con una copertina, ancora una volta, magnifica.

Nel 2012 esce poi, sempre con la stessa casa editrice e lo stesso traduttore, LA MIA FAMIGLIA E ALTRI ORRORI

Il libro racconta la storia di una famiglia un po' al collasso, tra stress, fallimenti, crisi ormonali e adolescenti difficili. Un giorno però arriva un'amica di famiglia che li invita tutti a una festa in maschera...
Il libro in lingua originale era uscito con il titolo HAPPY FAMILY, traducibile letteralmente con "famiglia felice":

Il titolo italiano quindi, a differenza dell'originale, anticipa un po' quanto succederà nel libro inserendo la parola "orrori". Cambia poi l'intera struttura, allontanandosi ancora una volta dalla brevità dell'originale.

L'ultimo libro di Safier è uscito in italiano l'anno scorso, sempre per la Sperling & Kupfer e la traduzione di L. Bortot e S. Camatta, con il titolo L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA MUCCA INNAMORATA

Il romanzo racconta la storia della mucca Lolla, follemente innamorata dell'amore e, soprattutto, del toro Champion, un vero e proprio dongiovanni. Oltre all'amore, Lolla deve fare i conti anche con il contadino che ha deciso di mandare al macello tutta la mandria. A salvarla arriva un gatto, che le parla di un paese in cui le mucche anziché mangiate sono venerate.
Anche in questo caso, è fin troppo evidente che il titolo italiano è stato cambiato e, nello specifico, scimmiotta L'insostenibile leggerezza dell'essere di Kundera. Difficilmente avrebbe potuto essere così anche in originale.
E infatti il libro in tedesco è uscito con un titolo secondo me magnifico, nonché decisamente distante da quello italiano: MUH!

Io un libro che ha come titolo il verso di una mucca lo avrei comprato sicuramente, un altro che invece richiama quello di un capolavoro della letteratura mondiale invece difficilmente sarebbe entrato in casa mia. Peccato che la Sperling & Kupfer non abbia voluto osare e pubblicarlo così.

Se si esclude il primo caso, tutti i libri di David Safier nel passaggio alla nostra lingua hanno subito una trasformazione evidente e, secondo me, quasi mai efficace del titolo.
Per quanto riguarda le copertine, anche le versioni italiane seguono tutte una stessa linea, proprio come le originali, che trovo però molto più belle.

Che ve ne pare?
A breve vi saprò anche dire cosa ne penso delle trame, oltre che dei titoli e delle copertine!

lunedì 3 febbraio 2014

MANDAMI TANTA VITA - Paolo Di Paolo

Mandami tanta vita di Paolo Di Paolo non mi è piaciuto, ed è inutile girarci troppo intorno. Per quanto dirlo mi imbarazzi, viste tutte le recensioni positive che avevo letto e che mi avevano spinta a leggerlo, e considerando anche che questo libro l'anno scorso è finito nella cinquina del Premio Strega (non che questo significhi nulla), non posso che esordire così. E anzi, lo ripeto: Mandami tanta vita di Paolo Di Paolo non mi è piaciuto. E quello che mi fa ancora più rabbia è che se l'autore si fosse concentrato di più sulla trama e di meno sui suoi, notevoli, per carità, esercizi di stile, questo mio giudizio sarebbe stato sicuramente diverso. 

Siamo in Italia, nella seconda metà degli anni '20. Da un lato c'è Piero, un promettente intellettuale antifascista costretto ad abbandonare l'Italia, la moglie e suo figlio, per trasferirsi a Parigi a seguito delle pesanti minacce ricevute per i suoi scritti. Dall'altro c'è Morlando, giovane studente universitario a Torino per una sessione d'esami che durante il viaggio in treno ha scambiato la sua valigia con quella di un fotografo. Una donna, scoprirà poi, che gli fare perdere la testa e lo spingerà a un gesto un po' folle che porterà anche lui nella capitale francese. Morlando è anche un grande estimatore del lavoro di Piero, nei confronti del quale sviluppa anche una sorta di ossessione. E sullo sfondo, appunto, c'è l'Italia che sta cambiando, che sta facendo i conti con l'avvento di Mussolini e con i giovani che non sanno bene dove collocarsi.
Il tutto, ovviamente, in centocinquanta pagine. 
E, come dicevo all'inizio, è qui che sta secondo me la più grande pecca del romanzo. E' troppo breve, troppo superficiale, troppo poco approfondito. Arrivi alla fine che vorresti sapere mille altre cose e invece non sai assolutamente nulla. Non provi nulla. Non ti rimane nulla. Come se Di Paolo non si fosse accorto di che cosa avesse tra le mani, di quale grande, grandissimo romanzo avrebbe potuto creare partendo da queste basi.

Era un po' che non rimanevo così tanto delusa da un libro. Forse le aspettative, ancora una volta, mi hanno un po' fregata. Il fatto è che puoi anche saper scrivere benissimo ma se poi dici il nulla, sempre il nulla rimane. Soprattutto se invece volevi raccontarmi una storia, magari anche profonda. A rendere ancor più negativo il mio giudizio è il fatto che leggendo avrei dovuto sentirmi trasportata a Torino prima e a Parigi poi, a metà degli anni '20. Cosa che non è successa. L'ho trovato male inserito nel contesto storico, perché non basta fare due accenni a Benedetto Croce o a Mussolini per trasportaci così indietro nel tempo.

Forse ci sto andando giù troppo pesante, ma la delusione è stata talmente tanta che non ne posso fare a meno. Forse è colpa mia, che non sono riuscita ad entrare in sintonia con lo stile di Di Paolo. Forse l'ho letto nel momento sbagliato, quando più che di virtuosismi stilistici avevo bisogno di storie concrete e ben narrate. Fatto sta che, come dicevo già all'inizio, non mi è proprio piaciuto.


Titolo: Mandami tanta vita
Autore: Paolo Di Paolo
Pagine: 158
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Feltrinelli
ISBN: 978-8807019425
Prezzo di copertina: 13€
Acquista su Amazon:
formato brossura: Mandami tanta vita

sabato 1 febbraio 2014

Dialogando con i titoli dei libri #1


Che i titoli dei libri siano una mia ossessione direi che ormai lo avete capito. Ma quello che sto per rivelarvi e che sarà l'argomento di questa nuova rubrica credo sia quasi da ricovero. 
Il fatto è che a me, a volte, di fronte a certi titoli, viene da rispondere. Se avessi una penna e avessi un senso civico inesistente, probabilmente lo farei direttamente sulla copertina, senza farmi vedere. Per fortuna la penna nella mia borsa c'è ma si nasconde sempre e soprattutto non mi piace scrivere sulle cose che non sono mie. E quindi è un processo che si verifica sempre e solo nella mia mente. Al massimo, massimo lo dico ad alta voce a chi mi sta accanto. Se è qualcuno che mi conosce, ride. Se è qualcuno che mi conosce un po' meno mi guarda con gli occhi stralunati e inizia a darmi qualche pacca sulla spalla ripetendomi "va tutto bene, stai tranquilla".

A questo punto perché non sfruttare questa pagina per dare voce a queste mie "risposte"?  Insomma, sempre di libri si parla, no? E che noi lettori forti siamo degli esseri un po' strani già l'ho detto e ripetuto più e più volte.


Per farvi un esempio concreto di quello che intendo, parto subito con il protagonista di oggi, un esempio che mi sta torturando in questi giorni. Ogni volta che vedo questo libro, nella mia mente scatta in immediato sempre e solo la stessa risposta:


J. Lynn Ti Aspettavo - Traduzione di I. Katerinov - Nord -2014

Ci tengo a precisare che le mie risposte per questo o per i prossimi titoli che saranno "vittima" di questa  rubrica  non rappresentano assolutamente un giudizio al libro stesso. Si tratta proprio solo un processo mentale che si sviluppa nella mia mente nel leggerli e può riguardare qualunque libro, di qualunque autore ed editore. 
Cercherò di pubblicare questa rubrica con una cadenza precisa, una volta ogni una o due settimane a seconda della disponibilità di "dialoghi" con i titoli. E ovviamente, come sempre, si accettano anche i vostri suggerimenti!

FLAVIA DE LUCE E IL DELITTO NEL CAMPO DI CETRIOLI - Alan Bradley

Mannaggia  a me e al mio maledetto vizio di leggere i libri delle serie in ordine puramente casuale. Non so perché lo faccia e soprattutto perché, una volta resami conto che sia una cosa stupida, continui comunque a farlo.
Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli è il primo libro con protagonista Flavia de Luce. E' il primo libro scritto, ma non il primo che leggo. Ho conosciuto questa buffa protagonista infatti poco tempo fa, con Aringhe rosse senza mostarda, terzo libro in cui compare. E per quanto i gialli siano solitamente libri a sé stanti, mi rendo conto che se avessi seguito l'ordine, anche il terzo lo avrei apprezzato molto di più.

Difficile fare un riassunto della trama senza troppi spoiler. Basti sapere che Flavia, bambinetta undicenne appassionata di chimica, una mattina trova un cadavere nell'orto di cetrioli della sua casa. Un cadavere che, purtroppo, riconosce nell'uomo con cui ha sentito il padre litigare proprio la notte precedente. Flavia è curiosa, sfacciata, impavida, e si mette quindi ad indagare su quanto successo. Metti che i poliziotti da soli non ce la facciano, meglio che ci sia lei pronta a dar loro una mano. Inizia così tutta una serie di indagini, che portano alla luce un oscuro passato che riguarda i tempi dell'Università di suo padre. Flavia non si ferma di fronte a nulla, nonostante le avvertenze a fare attenzione di chiunque la circondi, e metterà così a rischio più e più volte la sua vita.

La trama e i personaggi sono sicuramente strampalati. Ma è una cosa voluta, che dà forza al romanzo, rendendolo leggerlo e davvero divertente da leggere. Flavia è un personaggio fenomenale: bambina orfana di madre, con due sorelle un po' arpie con cui scambia tutta una serie di scherzi crudeli. E' appassionatissima di chimica e adora fare esperimenti nel suo laboratorio. Ha una bicicletta di nome Gladys e una forte amicizia con Dogger, il tuttofare di casa, che da dopo la guerra ha dei momenti in cui non è presente. E' una bambina che non ama molto lavarsi e che adora ficcare il naso in tutto ciò che non la riguarda. E' impossibile non adorare un personaggio così.
Rispetto ad Aringhe rosse senza mostarda, ho trovato in questo libro una maggiore attenzione alla trama, sebbene sia a volte un po' troppo intricata, e alle relazioni tra i vari personaggi. Forse perché questo è un libro d'inizio, in cui i protagonisti ci vengono presentati per la prima volta e su cui quindi l'autore si è giustamente soffermato di più.

Alcuni punti sono davvero un po' troppo assurdi. Ma è sufficiente saperlo e lasciarsi trascinare dalla storia, senza pensare troppo alla sua fattibilità. Io mi sono divertita parecchio e ho provato nei confronti di Flavia un enorme affetto. E' una bambina forse un po' sola, ma che non si lascia mai scoraggiare e destinata a fare grandi cose (sempre se non si ammazza o si fa ammazzare prima da qualcuno durante le sue indagini)
Insomma, se avete bisogno di una storia leggera ma appassionante, questo è sicuramente il libro che fa per voi!
E se potete, leggete le avventure di Flavia in ordine di pubblicazione, che è decisamente meglio. Tra l'altro credo che la Sellerio abbia preso in mano tutta la serie, dandogli una nuova veste grafica, un po' meno infantile rispetto a questa della Mondadori, e una nuova meritata attenzione.


Titolo: Flavia de Luce e il delitto nel campo di cetrioli
Autore: Alan Bradley
Traduttore: Stefania Bertola
Pagine: 345
Anno di pubblicazione: 2010
Editore: Mondadori
ISBN: 978-8804592549
Prezzo di copertina: 17,50€
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