giovedì 21 ottobre 2010

CI VEDIAMO A CASA, SUBITO DOPO LA GUERRA- Tami Shem-Tov

Ogni volta che il dottore le consegna una lettera dello zio Jaap, Lieneke sente il cuore battere all'impazzata. La nasconde nel grembiule e la porta in camera, al sicuro, dove la legge e la rilegge. Perché sa che presto dovrà restituirla al dottore, che la brucerà o la farà in mille pezzi affinché non cada nelle mani sbagliate. Nessuno deve sapere che Jaap in realtà non è suo zio, ma suo padre. E che lei non si chiama Lieneke, bensì Jacquelin un nome che ormai appartiene al passato, a una vita precedente in cui poteva andare a scuola con le amiche di sempre, passeggiare nel parco e correre in bicicletta. Senza una stella gialla appuntata sul petto. Tutto è cominciato con il "gioco dei nomi", quando la mamma ha spiegato a lei e alla sorellina più grande che tutti i membri della famiglia non si sarebbero più chiamati come prima. C'erano anche altre regole da rispettare: lasciare la città, Utrecht, e nascondersi. E non dire a nessuno di essere ebree. Da quel giorno, la famiglia si è separata, trovando rifugio presso membri della resistenza olandese. Lieneke vive in un villaggio sperduto con il dottor Kohly e sua moglie, che fingono di essere i suoi zii. Il padre, scienziato dal cuore d'artista, riversa ora il suo talento sui biglietti illustrati che manda a Lieneke, con quei disegni colorati e buffi che tengono accesa la speranza di una vita normale. Sarà proprio quella corrispondenza segreta ad aiutare la bambina a sopportare la fame e la paura, il freddo e la lontananza.

Scrivere ora un libro che parla della guerra, del nazismo e degli ebrei non è per nulla semplice. Si rischia di ricadere nel "già visto", "già letto" (certo, quella purtroppo è la storia e altri modi per raccontarla non ce ne sono). Eppure noto che i libri recenti che trattano questo tema sono comunque molto belli, perchè offrono punti di vista diversi. Era già successo con "Il Bambino con il Pigiama a Righe", che raccontava della vita dei bambini al di qua della recinzione del campo di concentramento.
"Ci vediamo a casa, subito dopo la guerra" ci offre ancora un altro aspetto: quello dei bambini nascosti fuori città per sfuggire ai tedeschi e alla guerra, che aspettano di rincongiungersi con la famiglia "a casa, subito dopo la guerra". Una storia vera, quella di Lieneke, che sopravvive alla distanza da casa e dai suoi cari grazi alle lettere e i disegni che le invia suo zio Jaap, ovvero suo padre, di tanto in tanto. C'è dolore e speranza in questo libro, c'è la realtà di quel periodo, ma senza troppa violenza (a parte un momento verso la fine), c'è voglia di vivere e di ricominciare. C'è tenerezza e ingenuità, quella tipica dei bambini che aiuta anche i grandi a superare il dolore e la tragedia.
Un libro dolcissimo e tenerissimo, che si legge in fretta e che ti tiene incollato alle sue pagine. Un altro punto di vista del momento più nero della storia mondiale, che va assolutamente letto.

Nota alla traduzione: un po' di note, forse non tutte fondamentali. Ma nel complesso, ben fatta!

3 commenti:

  1. Le tue recensioni sono sempre interessanti.

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  2. Grazie mille! Mi fa molto piacere :)
    E mi diverto anche un sacco a scriverle :)

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  3. Ciao, ti ho lasciato un commento sotto il post dedicato a Fahrenheit 451. Ancora complimenti per il bel blog.

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