lunedì 15 maggio 2017

SalTo 2017: chi, cosa, quando, dove e perché.

Dunque ci siamo. Dopo la frattura con l’AIE, le polemiche, le prese di posizione più o meno nette degli editori e degli operatori culturali, ma anche i grandi annunci di novità e miglioramenti, questo giovedì, 18 maggio, prende finalmente il via la XXX edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, che occuperà gli spazi espositivi del Lingotto fino a lunedì 22 e avrà come tema conduttore "Oltre il confine".

La bellissima locandina disegnata da Gipi.

Quest’anno, il Salone dovrà fare i conti con l’assenza degli stand grandi editori (il gruppo Mondadori, e il gruppo GemS non ci saranno… Einaudi sì, non come editore ma come Punto Einaudi), ma ha dalla sua l’enorme entusiasmo degli editori medio-piccoli, di più di 900 espositori e dell’incredibile lavoro sul programma svolto dal direttore Nicola Lagioia e dalla sua squadra.

Ammetto che sono molto curiosa di vedere questa “rinascita”. Voglio bene al Salone del libro e da una decina di anni a questa parte un salto ce l’ho sempre fatto, anche se nelle ultime edizioni aveva smesso un po’ di brillare ed era abbastanza evidente che avrebbe avuto davvero bisogno di una rinfrescata. Le premesse per quest’anno sono buone e io non vedo l’ora di andarci.

I giorni che ho scelto sono il sabato, come ogni anno, e poi, incredibilmente, la domenica. Un po’ esigenze logistiche, un po’ per fare gli stessi due giorni di Tempo di libri e vedere un po’ le differenze. In più farò una capatina rapidissima anche il venerdì, nel tardo pomeriggio.
Questi sono gli eventi a cui intendo partecipare. Quest’anno, per la prima volta, ho cercato di evitare le sovrapposizioni e di scegliere prima dove andare, perché ahimè le pillole di ubiquità ancora non esistono. 
(Restano fuori, invece, gli incontri del Salone Off, perché è davvero impossibile spostarsi da dentro al Salone ai quartieri di Torino, se poi si deve rientrare).

VENERDÌ 19

h 17. TRA PARADOSSO E NOIR: RACCONTARE LA REALTÀ. Incontro con Antonio Manzini (Sala Rossa)
h 18.30 DAL REGNO UNITO A HOLLYWOOD, RACCONTARE CON LEGGEREZZA. Incontro con John Niven (Sala Azzurra)

SABATO 20

h 11 Daria Bignardi dialoga con MIRIAM TOEWS . (Sala Azzurra)
h 14.30 Il più grande scrittore americano secondo me: PHILIPH ROTH secondo Francesco Piccolo incontra DAVID FOSTER WALLACE secondo Sandro Veronesi  (Sala 500)
h 15.30 L’AMERICA IN GUERRA. Incontro con Brian Turner (Sala Blu)
h17 Omaggio a Kent Haruf. Licia Maglietta legge Le nostre anime di notte (Sala 500)

DOMENICA 21

h 11 I confini dell’Hard Boiled. Sesso, crimini e violenza nella letteratura e nel cinema degli Stati Uniti (Sala 500)
h 12.30 Raccontare oggi il sesso di domani. Concita De Gregorio dialoga con Emily Witt  (Sala Azzurra)
h 13.30 Recensire libri, raccontare il mondo. L’arte di saper scegliere, l’arte di sapere raccontare le scelte. L’inserto culturale de La Stampa e le sue firme. (Spazio incontri)
h 14.30 Sonia Bergamasco legge “Il Posto” di Annie Ernaux – SALA 500
h 17 Cees Noteboom in dialogo con Ernesto Ferrero (Sala Azzurra)


Gli incontri che ho selezionato sono questi. Mi mangio un po' le mani per non poterci essere il giovedì, per incontrare Camilo Sánchez, l'autore di La vedova Van Gogh, e di non arrivare in tempo il venerdì per assistere a uno degli incontri con Pennac. Ma vabbè.

Non è detto, comunque, che parteciperò a tutti gli incontri che ho segnato. Perché una delle cose belle del Salone e delle fiere del libro in generale è proprio il perdersi tra i libri (ho una lista mentale di cosa vorrei comprare, ma ci devo ancora riflettere su) e tra le persone. E spero davvero di incontrarne tante.
Io avrò la mia solita borsa rampante ed è molto probabile che mi troverete spesso allo stand di NN o ovunque ci siano pupazzi giganti e cose buffe.
Che fate, venite?

venerdì 12 maggio 2017

LA FINE DEI VANDALISMI - Tom Drury

«Dammi la mano» le disse. Lei gliela diede. Le dita di Louise erano forti e calde. «Grazie» disse lui. Rimasero così, con le mani appoggiate sul tavolo.
«Non c'è di che» disse lei.

Immaginate di esservi trasferiti da poco in una cittadina. Non un paese minuscolo, ma della dimensione giusta perché tutti si conoscano tra loro e tutti sappiano, o pensino di sapere, qualcosa di tutti. 
Voi vivete lì da poco e avete appena iniziato ad avventurarvi all'esterno. Magari siete andati a comprare il pane nel negozietto vicino a casa, oppure avete già fatto la vostra prima fila in posta (non importa quanto piccolo sia il paese in cui vivete, la fila in posta la troverete sempre) o, un po’ intimiditi, avete preso parte al vostro primo consiglio comunale. Così, giusto per farvi un’idea di dove siete finiti.
Avete già iniziato a vedere gli altri e gli altri a vedere e farsi domande su di voi, ma non vi siete ancora del tutto integrati. Vi è capitato di sentire conversazioni di cui non siete sicuri di aver capito il senso, perché vi manca un contesto, o aver ascoltato riferimenti a persone che non avete idea di chi siano e, forse, mai l’avrete.
Ma una conversazione origliata qua e una conversazione origliata là, una chiacchierata oggi e una chiacchierata domani e a poco a poco anche voi inizierete a sentirvi parte di quel luogo, conoscendone le persone, magari anche solo di fama; cogliendo le caratteristiche degli abitanti, i conflitti, le simpatie, i pettegolezzi. Arrivando così, in un modo o nell'altro, a conoscere la vita di tutti, a farne parte e, soprattutto, a non volervene più andare.

Leggere le prime pagine di La fine dei vandalismi di Tom Drury, primo volume di una nuova trilogia pubblicata da NN editore con la traduzione di Gianni Pannofino ambientata a Grouse County, è un po’ come uscire di casa per la prima volta dopo che ci si è trasferiti in un posto nuovo e incontrare persone, magari mentre si è in coda a donare il sangue o si sta aspettando il proprio turno per ordinare un hamburger, che parlano tra di loro di cose che non capisci, o che capisci ma ti sembrano assurde e che, soprattutto, nella maggior parte dei casi non avranno un seguito.
 Poi man mano che si procede con la lettura, questi dialoghi a volte un po’ strampalati acquisiscono un senso che riesci a comprendere anche tu e di cui inizi a fare parte. E soprattutto, tutte insieme, queste conversazioni formano una piccola grande storia.

Come quella di Dan e Louise, sceriffo della contea lui e assistente fotografa lei, e della loro storia d’amore.  Sono loro il fulcro attorno a cui ruotano tutto il libro e tutti gli altri personaggi (sessantotto in tutto, tra fugaci apparizioni e ruoli un po’ più incisivi, come lo stesso Drury riepiloga alla fine del romanzo). Una storia d’amore senza troppo clamore, nata dalle ceneri del matrimonio di Louise con Tiny, e che vive senza altrettanto clamore tutte le piccole gioie ma anche le insicurezze e, purtroppo, a volte, le grandi tragedie che caratterizzano l’amore tra due persone.
«Cos’è che stavi scrivendo?» disse Dan mentre uscivano, e lei gli porse un foglietto su cui aveva scritto, quattro volte: dimostrami amore.
«Lo farò» disse lui.
Attorno a loro si sviluppano tante altre storie, più o meno grandi. C’è quella di Tiny, l’ex marito di Louise, che fatica ad accettare la fine del matrimonio, un po’ per orgoglio un po’ per amore, e che inizia a spostarsi, da una cittadina all’altra, da un lavoro strambo all’altro, fino a tornare a Grouse County. C’è quella di Quinn, il neonato trovato da Dan abbandonato in un carrello del supermercato e attorno a cui tutto il paese si stringe. C’è quella di Albert e del suo amore contrastato per Lu Chiang, la studentessa di Taiwan giunta a Grouse County con un programma di studi e ritrovatasi a badare ai polli. C’è quella di Carol e Kenneth Kennedy e dei pesci dello stagno del loro villaggio vacanze. Quella del fotografo Kleeborg, della spogliarellista Marnie e ancora tante, tante piccole altre storie.

Eppure, dopo un momento di smarrimento iniziale, tutte queste storie che si sfiorano e si intrecciano tra loro non generano confusione, ma servono a descrivere forse l’unico vero grande protagonista che nell’elenco dei sessantotto finali non è riportato: Grouse County stessa.

Ho amato moltissimo La fine dei vandalismi. Ho amato la dolcezza e la delicatezza della storia d’amore tra Dan e Louise, certo, che non si perde in troppe sdolcinatezze e smancerie ma è ricca di tanti piccoli gesti che la rendono indimenticabile. Ma ho amato praticamente anche tutti gli altri personaggi, persino quelli all'apparenza più antipatici (per esempio Tiny), e tutti i dialoghi e le situazioni buffe, strampalate e divertenti che si susseguono sulle pagine.
E ho amato, tantissimo, lo stile di Tom Drury. La scelta delle storie da raccontare e dei dettagli da descrivere e la semplicità con cui li ha descritti. Il suo soffermarsi su cose all'apparenza sceme e inutili, che però, messe tutte insieme, alla fine non lo sono, e il suo mettere in bocca a personaggi grandi verità in modo quasi inaspettato. Come quando un amore finisce e uno chiede all’altro:
«Louise?».
«Sì. Che cosa c'è?».
«Non dimenticarti delle cose belle».

Leggere La fine dei vandalismi, anche le pagine più tristi (e ce ne sono, e anche queste sono descritte con una delicatezza che non avevo mai trovato in altri libri), è stato in qualche modo rassicurante. Lo è stato passeggiare per le vie di Grouse County e prendere parte a dialoghi su erba cattiva che non fa bene ai cavalli, ma anche assistere a una riunione del consiglio, preparare le lasagne insieme a Helena Plum, fare il tifo per le elezioni del nuovo sceriffo o chiedersi come sia possibile che dei pesci abbiano scacciato altri pesci e non si riesca più a farli tornare.

Ho letto il libro con un sorriso e l'ho chiuso con un po' di tristezza. Come quella tristezza che provi quando sei arrivato in un posto in cui stai bene, in cui ti sei ambientato, che senti come casa e che devi abbandonare.
Per fortuna a Grouse County Tom Drury ha dedicato una trilogia, perché io non vedo proprio l'ora di tornarci.


TITOLO: La fine dei vandalismi
AUTORE: Tom Drury
TRADUTTORE: Gianni Pannofino
PAGINE: 240
EDITORE: NN editore
ANNO: 2017
ACQUISTA SU AMAZON
formato cartaceo: La fine dei vandalismi
formato ebook: La fine dei vandalismi

lunedì 8 maggio 2017

DI ME ORMAI NEANCHE TI RICORDI - Luiz Ruffato

Stavolta sono stato più in giro per la città, ho visto qualche amico, ne ho incontrati altri che stanno lavorando anche loro a San Paolo e la sensazione che mi resta è che non tornerò mai più. Questo è molto triste, perché qui non è casa mia. Ma oramai sento che anche lì non è più casa mia. Ossia, da nessuna parte è casa mia. È questo che fa male dentro.

Alla morte della madre, facendo ordine tra i suoi beni per dare il più possibile in beneficenza, Luiz Ruffato trova un pacco di lettere: sono quelle che suo fratello Célio spedì alla donna durante i sette anni che trascorse a San Paolo. Si era trasferito in città dal paese, per andare a lavorare in fabbrica e per cercare fortuna, come in molti facevano all'epoca, sapendo benissimo che difficilmente sarebbero tornati.
Il destino di Célio, però, fu ancora più tragico: morì in un incidente d’auto, proprio mentre stava andando a trovare i genitori.
Una perdita terribile, da cui nessuno è mai riuscito a riprendersi. Un dolore enorme, che la madre conserva fino alla fine, in quelle lettere che Luiz ritrova e che, subito, non ha il coraggio di leggere. Troppa sofferenza, ma anche troppa gelosia nei confronti del fratello che non ha fatto in tempo a conoscere e la cui assenza ha influito sulla sua vita e sul rapporto con sua madre ancor più di quanto avrebbe fatto la sua presenza.
Finché un giorno, finalmente, si decide, scioglie la cordicella che tiene uniti quegli scritti e, attraverso quelle cinquanta lettere, fa un tuffo nel passato: quello della sua famiglia, ma anche quello di tutto il paese.

Di me ormai neanche ti ricordi, pubblicato da laNuovafrontiera con la traduzione di Gian Luigi De Rosa, è la raccolta di quelle lettere. Un romanzo epistolare, accompagnato da un’introduzione che spiega che cosa sono questi scritti e perché finalmente sono tornati alla luce, che si compone di una voce sola. Le risposte che Célio riceve dalla madre, infatti, non ci sono, ma si riescono a intuire, così come si intuisce quanto gli manchino il suo paese e la sua famiglia, ma, al tempo stesso, quanto impossibile gli sia tornare.

A San Paolo Célio lavora in fabbrica, stringe amicizie, trova l’amore e poi lo perde, va a vedere le partite di calcio e pensa al futuro, senza mai dimenticarsi quello che ha lasciato. Da lontano, si preoccupa per la salute del padre, per i suoi fratelli e per tutto quello che è rimasto a casa. Poi si avvicina alle lotte sindacali e coglie i primi segni di una dittatura militare sempre più opprimente. 
C’è tutto il Brasile degli anni ’70 nelle sue parole, di cui fornisce un ritratto quasi inconsapevole raccontando semplicemente la sua quotidianità.

Di me ormai neanche ti ricordi è un libro malinconico: non solo per il suo finale tragico, ma per tutto il senso di tristezza e solitudine che traspare dalle lettere di Célio e per quello che invade Luiz Ruffato stesso, che sente i ricordi farsi sempre più sbiaditi ma che non vuole cedere al passare inesorabile del tempo.
Non ricordo volti, vestiti, situazioni, nulla, ricordo solo voci che riecheggiano sospese in un universo  senza orologi e senza età. Nella fotografia in cui siamo insieme, però, il tempo è presente: i tuoi occhi guardano il fotografo e quel che vediamo è l’immagine di qualcuno che sembrava sapere che non sarebbe cambiato mai.
E questo libro altro non è che uno strumento, struggente e bellissimo, per non dimenticare.

TITOLO: Di me ormai neanche ti ricordi
AUTORE: Luiz Ruffato
TRADUTTORE: Gian Luigi De Rosa
PAGINE: 136
EDITORE: laNuovafrontiera
ANNO: 2014
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formato cartaceo: Di me ormai neanche ti ricordi

mercoledì 3 maggio 2017

DIECIMILA. Autobiografia di un libro - Andrea Kerbaker

Il 5 aprile ha fatto il suo ingresso nella mia collezione il volume numero 10.000. Nell'occasione, uno di loro ha chiesto la parola; voleva rievocare la sua ultima sosta in una libreria. Questa è la storia che ha raccontato.

Quando mi viene chiesto come mai i libri mi piacciano così tanto, una delle risposte che mi ritrovo a dare più di frequente è “per le storie che raccontano”.
Non solo quella o quelle che contengono, ma anche tutte quelle che fanno da contorno. La storia dell’autore che l’ha scritto, per esempio. La storia della sua pubblicazione, di chi ci ha lavorato oltre all’autore, di chi con il furgone l’ha portato in libreria, del libraio che l’ha messo sui suoi scaffali e poi, ovviamente, quella di ogni singolo lettore che lo legge.
Tutte queste storie, tutte queste vite gravitano attorno a ogni singolo libro che esce in commercio. A volte in modo più profondo e marcato, altre solo in un fugace passaggio.

Questo processo si amplifica con i libri usati. Un libro usato racconta la storia che contiene ma anche quella di tutte le mani che lo hanno sfiorato nel corso, a volte, di tanti, tantissimi anni. Ed è proprio partendo da questa idea che Andrea Kerbaker, uno dei più grandi bibliofili italiani, ha scritto Diecimila. Autobiografia di un libro, da poco ripubblicato da Interlinea edizioni.

Con l’ingresso nella sua collezione del volume numero 10.000, Andrea Kerbaker ha voluto dare voce a uno dei suoi libri, perché raccontasse la sua storia, prima di approdare nei suoi scaffali.
E così, questo libro di cui non si dice mai il titolo racconta della sua ultima esperienza nella libreria antiquaria che temeva sarebbe stata la sua ultima spiaggia. La libraia che l’ha acquistato, infatti, ha dato a lui e ad altri suoi compagni di scaffale un ultimatum di un mese, scaduto il quale sarebbero stati destinati al macero. Il libro è un po’ preoccupato, ma cerca di non darlo troppo a vedere, mettendosi a raccontare la storia dei suoi proprietari passati per attirarne uno nuovo. Sarebbe il suo Numero Quattro e vorrebbe tanto che fosse una donna. Perché, dopo l’emozione di essere sfogliato dalla moglie del suo Numero Uno, le sue pagine non sono mai più state accarezzate da una mano femminile. 

Attraverso il suo racconto, che abbraccia quasi un secolo, di cui è spettatore delle evoluzioni culturali e sociali tramite tre tipologie di proprietari e lettori diversi, scopriamo quali sono le emozioni che i libri provano: soffrono, per esempio, se le loro sovracoperte vengono danneggiate o scompaiono nel tempo (e ancora di più se succede qualcosa alle loro pagine!):

La mia sovracoperta era a brandelli, da medicare con nastro adesivo. Ci deve aver pensato, probabilmente: ho visto che la considerava con un certo riguardo. Dieci secondi, forse; poi ha scosso la testa con un sospiro e l’ha buttata nel cestino di vimini. So che è la fine che attende quasi tutte; per la mia era troppo presto, e in ogni caso è stata una fitta lacerante. Nessuno mi ha mai strappato una pagina, per fortuna; suppongo si provi un dolore analogo: una puntura forte che non lascia intatta neppure una fibra della carta. Di colpo mi sono sentito anziano e infinitamente meno attraente; una sensazione che non mi ha mai abbandonato.

Scopriamo che i libri, quando sono sulle mensole delle librerie, tra di loro si parlano, si raccontano le proprie storie e cercano un po’ di consolarsi quando le cose non vanno tanto bene. E tutti hanno paura di quel triste destino che è l’essere dimenticati. O peggio, trasformati in una scatola da imballaggio.
Dopo, riciclo. Per divenire, magari, cartone da imballaggio, con l’immagine del bicchiere e le scritte This side up; oppure una scatola di aspirina; o di dentifricio. Forse questo è il destino peggiore: trasformato in un parallelepipedo leggero e sostanzialmente inutile, affollato di indicazioni paramediche che nessuno legge mai, neppure per errore. Comprato in un supermercato e sbattuto in un carrello tra formaggio e insalata; appena a casa, gettato in un cestino insieme ai fazzoletti sporchi. Il sacco nero della spazzatura; l’inceneritore o la discarica. Capolinea. Voi non ci crederete, ma qui giace un romanzo a suo tempo di una certa fama.

Per fortuna esiste chi riconosce il valore di certi libri e, proprio come Andrea Kerbaker, li salva.

Diecimila. Autobiografia di un libro è una piccola perla, che ogni amante dei libri (soprattutto di quelli usati, ma anche di quelli nuovi) dovrebbe leggere e conservare nella sua libreria. 
A me ha fatto molto sorridere, anche perché io da sempre immagino i miei libri che parlano tra di loro quando io non li vedo e che magari mi maledicono per averli messi vicino a qualcuno con cui non vanno d’accordo. E leggere il racconto in prima persona di questo libro mi ha anche un pochino commossa: perché lui, alla fine, è stato salvato (il libro protagonista, ma anche Diecimila stesso, pubblicato nel corso degli anni da tre editori diversi: All'insegna del Pesce d'oro di Vanni Scheiwiller, Frassinelli e ora da Interlinea) ma molti altri di altrettanto valore invece no: giacciono dimenticati da qualche parte o sono stati trasformarti in scatola di dentifricio.

E adesso sicuramente farò ancor più attenzione alle sovracoperte e, soprattutto, a tutti i sentimenti che i miei libri possono provare.


TITOLO: Diecimila. Autobiografia di un libro
AUTORE: Andrea Kerbaker
PAGINE: 76
EDITORE: Interlinea edizioni
ANNO: 2017
ACQUISTA SU AMAZON

sabato 29 aprile 2017

IL CORPO CHE VUOI - Alexandra Kleeman

Questa è la felicità, penso mentre l’aria condizionata ronza dietro di me come un gigantesco insetto. Mi formicola la faccia o forse è solo un lato che si è addormentato. Pensavo che la felicità fosse più calda, più accogliente, più avvolgente. Più eccitante, come le cose che accadono in televisione a chi fa televisione, e non questo tepore vagamente consolatorio che provo mentre le guardo accadere.



Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman, tradotto da Sara Reggiani, è il primo romanzo pubblicato da edizioni Black Coffee, una nuova casa editrice dedicata alla narrativa nordamericana contemporanea, dalla grafica bellissima (a opera di Raffaele Anello).

Protagonista e voce narrante è A, una ragazza che vive in un’anonima cittadina americana insieme alla sua coinquilina, B, che nei suoi confronti ha una certa attenzione morbosa. B vorrebbe essere come A e in tutto e per tutto cerca di imitarla. 
A è fidanzata con C, un ragazzo che ama o forse no, ma di cui sente la mancanza quando non c’è. Poi, le piacciono molto le Kandy Kake, le arance, le pubblicità in tv e spiare dalla finestra i suoi vicini, usciti di casa un giorno con delle lenzuola in testa e da allora mai più tornati.
La vita di A è un po’ monotona: guarda la tv insieme a C e ogni tanto ci fa l’amore; fugge dalle attenzioni di B, senza però mai riuscirci del tutto; e va al supermercato Wally, a comprare Kandy Kake e, ogni tanto, a nascondersi, in mezzo alla pace degli scaffali e agli addetti, istruiti per non rispondere mai direttamente alle domande dei clienti.
Ed è proprio in un Wally, quello in cui si è recata disperata dopo giorni di silenzio da parte di C a causa di una litigata, che la sua vita cambia all’improvviso. 
Vorrei confidare a quel Wally cosa provo. Vorrei illustrargli un’idea che mi è venuta nei pomeriggi trascorsi  ad aspettare e sudare davanti all’appartamento di C. In questa pubblicità sto vagando in un ambiente umido e lucido che presto riconosco essere un corpo, anche se non so in quale punto del corpo mi trovo. Mi manca ancora C e so che lì non lo troverò. Lo so, eppure non riesco a smettere di cercarlo.
È in un Wally, grazie a un addetto un po’ più affabile degli altri, che scopre che, forse, l’unico modo che ha per stare bene con se stessa è annullarsi completamente: cancellare il suo passato, i suoi ricordi, diventare una cosa sola con il resto del mondo, lasciare che siano altri a decidere per lei e, chissà, magari riuscire finalmente a stare bene.
Ma non è facile per A cancellare completamente una vita e accettare quello che altri le mettono davanti, senza mai porsi domande, senza mai interrogarsi su chi sia e che cosa voglia veramente e, soprattutto, senza ribellarsi.

Non so davvero come fare a parlarvi di Il corpo che vuoi perché, ancora adesso, dopo giorni da quando l’ho chiuso, non sono sicura di aver capito veramente che cosa ho letto. 
Odio quando succede. Quando in un libro e in un’autrice riconosco perfettamente l’abilità stilistica (questo, tra l’altro, è il primo romanzo di Alexandra Kleeman), ma non riesco a cogliere del tutto il senso della storia.

Ho faticato, e tanto anche, ad arrivare alla fine di questo libro. Fino a metà romanzo non credevo sarebbe successo, perché la storia di A, del suo rapporto con B e con C, ma anche della sua ossessione per le arance, per le Kandy Kake e per il suo corpo, mi aveva conquistata. Certo, a volte avrei voluto scuotere un po’ tutti i protagonisti, per smuoverli da questo loro torpore.
A un certo punto, però, mi sono completamente arenata. La lettura è diventata difficoltosa e, spesso, mi sono dovuta sforzare per continuare (non amo abbandonare i libri, a meno che non siano oggettivamente brutti… e Il corpo che vuoi non lo è minimamente) e arrivare alla fine.

E mi dispiace molto, perché alcuni punti mi sono piaciuti e ci ho trovato delle citazioni bellissime. Ma credo che non sia il libro per me. Che voglia dire qualcosa che io, nel mio piccolo, non sono in grado di cogliere e apprezzare. 
Magari rileggendolo più avanti, questa sensazione cambierà e tutto quel che mi è oscuro di questo libro, in qualche modo, si rivelerà.


TITOLO: Il corpo che vuoi
AUTORE: Alexandra Kleeman
TRADUTTORE: Sara Reggiani
PAGINE: 301
EDITORE: Black Coffee
ANNO: 2017
ACQUISTA SU AMAZON
formato cartaceo:Il corpo che vuoi

giovedì 20 aprile 2017

RAGIONE & SENTIMENTO - Stefania Bertola

«Cercate di capire bene una cosa, ragazze. Siamo... -  Eleonora sta per dire povere, ma alla vista di quelle tre facce spaventate decide che con un poco di zucchero la pillola andrà giù meglio. - ... Siamo pronte per una nuova vita».


I romanzi di Stefania Bertola, per me, sono delle pillole di buon umore. Sono quei libri che dovresti leggere quando sei un po’ giù di morale, senza magari un motivo specifico, e hai bisogno di qualcosa di leggero, che ti distragga, ti coinvolga e ti diverta. Si possono leggere anche quando si sta bene e si è di buon umore, per carità, ma secondo me raggiungono davvero il loro scopo in stati d’animo non proprio positivi.
Li ho letti tutti, da quando venivano pubblicato con Salani e Tea fino al passaggio a Einaudi, in cui, come ho più volte ribadito, hanno perso un po’ di bellezza nelle copertine. E tutti, in modo più o meno marcato, più o meno memorabile, mi hanno trasmesso una sensazione di buonumore, di speranza, di consapevolezza di non essere sola in certe mie assurdità e in certi miei patemi.

Lo stesso è successo con Ragione & Sentimento, uscito a gennaio per Einaudi, sebbene all'inizio fossi un po’ bloccata, rispetto ai romanzi precedenti dal fatto che si tratta di una sorta di rivisitazione contemporanea della quasi omonima (la differenza sta nella &) opera di Jane Austen.
Non sono una grande fan della Austen. Ho letto Orgoglio e pregiudizio e mi è bastato (e questo mi impedisce anche di comprendere tutto il clamore da groupie che accompagna da sempre la scrittrice… mio grosso limite, mi rendo conto), e temevo che, non conoscendo l’originale, non mi sarei ritrovata nemmeno nel romanzo della Bertola. Ma non è stato così.

Alla morte dell’avvocato penalista Gianandrea Cerrato, la moglie Maria Cristina e le tre figlie, Eleonora, Marianna e Margherita, si ritrovano all’improvviso senza soldi e senza casa. Perché sì, oltre a essere bravo nello svolgere la professione penale, l’avvocato Cerrato era anche molto portato all’accumulare debiti e a scrivere testamenti sfavorevoli nei confronti di moglie e figlie, lasciandole, con la sua morte, in mezzo a una strada.
Eleonora, figlia maggiore, meno portata al melodramma nonché unica con uno stipendio fisso, prende in mano la situazione e, grazie a uno strampalato cugino, trova una casa per madre e sorelle in centro a Torino. Piano piano, tutte riprendono a vivere la loro vita: Maria Cristina smette di piangere e riprende un po’ di vita mondana; Eleonora inizia una specie di relazione con un uomo dal trascorso (e presente) amoroso alquanto singolare, che la tiene un bel po’ sulle spine e la fa piangere più di quanto è mai stata solita fare; Marianna, da fedele adepta della Turris Eburnea, compie il Sommo Spreco, concedendosi all'uomo sbagliato, e dando vita a un enorme melodramma che avrebbe reso orgoglioso Shakespeare; e Margherita, la più giovane, è combattuta tra l’amore di due uomini che, pur essendo uno lontano e l’altro morto, le fanno comunque battere il cuore.

I lettori dei romanzi della Bertola, già dall'intricato riassunto della trama riconosceranno perfettamente lo stile. In Ragione & Sentimento ci sono storie assurde, intrecci intrecciatissimi, personaggi strampalati, grandi verità che vengono fuori nei momenti meno opportuni ed eroine fragili e a volte un po’ impaturniate, che non si fanno alcun problema a confondere ragione e sentimento, a mischiarli, a usare un po’ l’uno e un po’ l’altro. Perché, sì, l’amore è proprio così, un caos di emozioni e di gite all'Ikea.

Oggi, per lei, è il Giorno della Festa a Palazzo. Quello che per Cenerentola è l'Invito al Ballo del principe, per Anna è stata la proposta di Jimmy di andare insieme all'Ikea. Per adesso lui deve semplicemente comprarsi una scarpiera più grande, in cui riporre l'eccedenza di scarpe da ballerino che funesta il suo minialloggio, ma tutte le ragazze lo sanno, che se un uomo ti propone di andare all'Ikea insieme vuol dire che fa sul serio.

Il non aver letto Ragione e Sentimento di Jane Austen non ha pregiudicato in nessun modo la mia lettura. Mi ha impedito sicuramente di capire se come rivisitazione funziona e mi ha fatto perdere qualche strizzatina d’occhio che la scrittrice torinese fa all’opera austeniana. Però, a parte questo, Ragione & Sentimento è un romanzo che funziona a prescindere e in cui, come si diceva già prima, si ritrovano tutti gli elementi che, da quando ho letto per la prima volta Biscotti e sospetti parecchi anni fa, mi fanno adorare questa autrice.

Qui mi sembra di averla ritrovata, dopo l’entusiasmo un pochino scemato per i suoi ultimi romanzi (Ragazze Mancine, che ho trovato carino, ma non ai livelli dei primi, per esempio), e mi sono , davvero, davvero divertita.



Titolo: Ragione & Sentimento
Autrice: Stefania Bertola
Pagine: 224
Anno: 2017
Editore: Einaudi
Prezzo di copertina: 17,50 €
Acquista su Amazon:
formato cartaceo: Ragione & sentimento

martedì 18 aprile 2017

TEMPO DI LIBRI: chi, cosa, quando, dove e perché

Finalmente ci siamo. Dopo mesi di polemiche, botta e risposta, programmi e ospiti annunciati e "ma tu a quale fiera vai?", domani inizia Tempo di libri, la nuova fiera dell'editoria italiana da molti vista come la "versione milanese" del Salone del libro di Torino, che occuperà il padiglione 2 e il padiglione 4 di Fiera Milano Rho fino a domenica 23.



Della lunga diatriba tra le due fiere, o almeno dei momenti caldi iniziali, avevo racconto in un post uscito su Ultima pagina a ottobre del 2016. Da allora il conflitto tra le due fiere è rimasto, anche se con toni molto meno accessi. Lo scontro si è spostato sui numeri: dai costi degli stand a quello dei biglietti di ingresso, dal numero di editori presenti a quello degli ospiti e dei grandi nomi (che è sfociato, lasciatemelo dire, in un triste gioco a "chi ce l'ha più lungo" che, secondo me, in un paese in cui i lettori sono sempre meno serve a poco...).

Un po' per lavoro, un po' per pura e semplice curiosità, ho deciso di partecipare a entrambi (sono troppo fuori dalle dinamiche dietro a queste fiere per schierarmi apertamente a favore o contro l'una o l'altra).
E quindi, dopo aver spulciato attentamente il ricco programma, ho deciso che, salvo imprevisti, sarò a Tempo di libri sabato 22 e domenica 23. 
Come per tutte le fiere, ho fatto una piccola selezione degli incontri per me più interessanti e a cui cercherò di partecipare.
Quali? Questi:


SABATO 22

h 10.30 Matematica e libertà: Marco Malvadi e Chiara Valerio - SALA GOTHAM (pad.2)
h 11.30 Storie di successo dopo il decesso: Benedizione di Kent Haruf  - SALA GEORGIA (pad 4)
h 11.30 (nel caso riuscissi entro sabato a sviluppare il dono dell'ubiquità) Gran Tour del Lago di Como: Incontro con Andrea Vitali - SALA ARIEL (Pad.4 )
h 12.30 Datemi un triciclo: Filippo Timi legge Shining - SALA VERDANA (pad 2).
h 14.30 Sono i cavalieri dello zodiaco: incontro con Zerocalcare - SALA VERDANA (pad. 2)
h 18.30 Trainspotting 2: incontro con Irvine Welsh - SALA TAHOMA (pad. 4)

DOMENICA 23

h 12.30 Di sedie rosse e altre storie: incontro con Edna O'Brien - SALA GOTHAM (pad 2)
h 13.30 Cento giri d'Italia: incontro con Fabio Genovesi e Maurizio Maggiani - SALA OPTIMA (pad. 4)
h 14.30 Avventure in famiglia: incontro con Matteo Bussola - SALA GOTHIC (pad. 4)
h 16.30 Mio, tuo, vostro: incontro con David Grossman - SALA VERDANA (pad 2)
h 17.30 Il più grande scrittore americano che non avete mai sentito nominare: incontro con Tom Drury - SALA COURIER (pad 2)

Oltre a questi, ovviamente, ci sono molti, moltissimi altri incontri (sia all'interno della fiera, sia la sera in centro a Milano), ma ho selezionato solo quelli che per interesse (e orari, che raggiungere Rho, ahimè, è un pochino scomodo) mi incuriosiscono di più.

Non ho invece preparato un elenco dei libri da comprare... perché ne ho tantissimi in arretrato da leggere e cercherò di non acquistare nulla (ahahahahahahahahahahahah.)

Voi ci sarete? Avete già deciso a quali incontri partecipare? Io avrò la mia solita borsa rampante... se mi vedete, fatevi riconoscere!