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venerdì 12 febbraio 2016

UN COMPLICATO ATTO D'AMORE - Miriam Toews

Mi hai insegnato che certe persone se ne vanno e altre no e quelle che se ne vanno sono sempre più fiche di quelle che rimangono e io sono una di quelle che rimangono perché tu sei una di quelle che se ne sono andate e c'è un vecchio seduto in una casa vuota in giacca e cravatta che non ha più nessuno tranne me, grazie tante eh, grazie davvero.



Quando arrivi alla fine di libri come Un complicato atto d'amore di Miriam Toews, pubblicato in italiano da Adelphi edizioni con la traduzione di Monica Pareschi, non puoi fare altro che fermarti un attimo, stringere forte il libro tra le mani e riprendere fiato.
Credevo davvero che il suo apice questa scrittrice canadese lo avesse raggiunto con In fuga con la zia, libro che avevo letto e amato qualche anno fa. Tutti gli altri suoi romanzi che ho letto erano sì belli (e quando dico tutti, intendo proprio tutti), ma mai come quello.
In molti mi avevano detto di aspettare a dare il mio giudizio. Di aspettare a consacrare quel libro come il mio preferito perché me ne mancava ancora uno. Questo che consideravo un outsider, perché pubblicato da un editore differente dalle colorate copertine marcos y marcos a cui questa autrice mi aveva abituata.
E ora che l’ho finito, che l’ho stretto forte e ho ripreso fiato, ne capisco perfettamente il motivo.

Un complicato atto d’amore è la storia di una famiglia mennonita, i Nickel. Un marito e una moglie, diversissimi tra loro ma che si amano da impazzire, e due figlie, Tash e Nomi, educate secondo i rigidi principi che quella strana setta religiosa e quello strano paesino sperduto in mezzo al niente, ma circondato d’America, richiede loro. 
Ma Tash a un certo punto si ribella, riportando in luce anche i dubbi che anche la madre ha sempre avuto ma ha messo a tacere per amore. Solo Nomi, la sorella più piccola, sembra resistere alle tentazioni, un po’ perché subito non capisce, poi per amore di quel padre, burbero e sempre in giacca e cravatta anche mentre svolge i lavori più umili, che non può rimanere solo. Ma poi anche lei cresce e inizia a opporsi a questa strana vita, a questa comunità pronta ad allontanarti non appena compi qualcosa di “diverso”, qualcosa contro il volere di Dio, non appena mostri un barlume di felicità. Si ribella, ma non si muove, sa di non poterlo fare. Fino a quell’ultimo, complicato, disperato e potentissimo atto d’amore che qualcuno mette in atto per salvarla.

Se avete già letto altri romanzi di Miriam Toews, qui ritroverete il suo stile incredibile, che a tratti potrebbe sembrare troppo colloquiale e confuso ma che, in realtà, è perfetto per le vicende che racconta, perché va dritto al punto e colpisce dove deve, come un pugno. Ritroverete i suoi temi: quello della famiglia, dell’amore tra sorelle, del bisogno di fuggire, di ribellarsi a un destino che sembra segnato e a quella strana setta religiosa, i mennoniti, in cui l’autrice è effettivamente cresciuta e da cui poi è fuggita.
Ma ci troverete ancora di più: il coraggio e la disperazione di una ragazzina, combattuta tra quello che le hanno insegnato e quella che scopre essere la vita vera, tra l’amore per la sua famiglia e l’odio per quello che, per salvarsi, le hanno fatto. 
Avere il mal di mare in mare non è la stessa cosa che avere nostalgia di casa a casa

Un complicato atto d’amore è un libro bellissimo. Non saprei come altro definirlo. E Nomi, questa ragazzina ribelle e, nei suoi gesti provocatori a volte un po’ buffi, tenerissima e dolcissima, che in prima persona ci racconta tutta la sua storia è sicuramente un personaggio indimenticabile.

Siamo corsi dritti in Main Street e siamo saliti in cima alla scala antincendio del silos per il foraggio. Era il punto più alto del paese, e lì ci siamo baciati furiosamente sperando che qualche agricoltore al lavoro di primo mattino ci vedesse stagliati contro il sole nascente e si esaltasse all’idea che la felicità era possibile anche in un posto senza bar e senza treni.

Mi è piaciuto questo libro, mi è piaciuto proprio tanto. E ha consolidato Miriam Toews nella posizione di una delle mie scrittrici preferite in assoluto (si litiga il primo posto con Elizabeth Strout, scalzandosi a vicenda ogni volta che leggo un libro dell’una o dell’altra).

E allora, che state aspettando a leggere Un complicato atto d’amore, o uno qualsiasi degli altri romanzi di questa donne, e, soprattutto, a conoscere questa grande, grandissima autrice?


Titolo: Un complicato atto d'amore
Autore: Miriam Toews
Traduttore: Monica Pareschi
Pagine: 276
Editore: Adelphi
Prezzo di copertina: 16,00€
Acquista su Amazon:
formato brossura:Un complicato atto d'amore

lunedì 14 dicembre 2015

MI CHIAMO IRMA VOTH - Miriam Toews

Le mie parole non sono solo parole. Sono immagini e lacrime e imperfette offerte d'amore e pallottole che mi sparo in testa.

Ho scelto questa citazione per aprire la recensione di Mi chiamo Irma Voth di Miriam Toews, tradotto da Daniele Benati e pubblicato da marcos y marcos, anche se è quella che già potrete trovare sulla quarta di copertina. Ne cerco sempre un’altra, di solito, così da farvi conoscere qualcosa di più del libro che ho letto. In questo caso, però, credo che quella frase rappresenti al meglio non solo tutto il libro, ma anche un po’ tutto lo stile di questa, per me grandissima, scrittrice canadese.

Di Miriam Toews ho letto praticamente tutto. Mi è rimasto solo un libro da leggere, Un complicato atto d’amore, pubblicato da Adelphi e non da marcos y marcos e che al momento non sono riuscita a trovare nei soliti luoghi in cui acquisto libri. Ho letto e ho amato tutto quello che ha scritto, dicevo. Da Un tipo a posto all’ultimo I miei piccoli dispiaceri, passando per quel capolavoro che è In fuga con la zia, per me il suo migliore in assoluto.
È stato quindi con un po’ di tristezza che mi sono avvicinata a Mi chiamo Irma Voth. La tristezza di sapere che dopo, almeno per un po’, non ci sarebbe stato più nulla.
Mi sono trovata di fronte a un libro un po’ strano, in cui riconoscevo perfettamente lo stile ma che, per le prime 200 pagine, mi ha lasciato anche un po’ di confusione.

Irma Voth è una ventenne mennonita, che vive da sola in un casolare nel deserto del Messico, accanto alla casa della sua famiglia, da cui è stata cacciata dal padre dopo che lei ha spostato uno “straniero”. Uno straniero che, dopo l’idillio dei primi tempi, sembra non amarla, non sopportarla più, lasciandola da sola.
Gli ho chiesto perché cercava di confondermi con delle risposte che servivano solo a classificare le mie domande e come mai era diventato così strano da qualche tempo in qua e da dove era saltato fuori questo problema riguardo al mio modo di dormire con una gamba sulla sua e cos'aveva da andarsene sempre via e perché cercava a ogni costo di fare il duro invece di limitarsi a essere se stesso e allora lui mi ha tirato a sé e mi ha chiesto di smetterla di parlare, per favore, di smetterla di tremare, di smetterla di bloccare la porta, di smetterla di piangere e di smetterla di amarlo
Un giorno una troupe cinematografica affitta l’altro casolare accanto al suo. Lo scopo è quello di girare un film sullo stile di vita mennonita e Irma, quasi senza rendersene conto, viene assunta come interprete per l’attrice tedesca che interpreterà la protagonista. Il mondo di Irma si apre all’improvviso verso qualcosa a cui non aveva mai pensato e che le da poi il coraggio di fuggire definitivamente dal suo passato e dalla sua vita. Non da sola, ovviamente, per cercare di salvare se stessa ma anche più persone possibile.

Per le prime duecento pagine di Mi chiamo Irma Voth non si riesce bene a capire dove Miriam Toews voglia andare a parare. Sì, mette in scena le incredibili differenze tra un mondo chiuso, come lo è quello di una comunità religiosa così stretta e ancora al passato come quella mennonita, e il mondo del cinema, il mondo esterno. E mette in scena anche la tristezza di Irma, il suo ritrovarsi suo malgrado segregata in una vita da cui non sa come fuggire. Però, ecco, sembrava mancare quella potenza narrativa, quella profondità, che avevo trovato in tutti gli altri libri di questa autrice. Sembrava solo, per fortuna. Perché le ultime cento, cento cinquanta pagine sono di una forza incredibile. Irma prende coraggio e scappa da quel mondo, portando con sé la sorella e un’altra piccola accompagnatrice, ma riesce anche a fare i conti con se stessa e con il suo passato, grazie all'aiuto delle splendide persone che incontra sul suo cammino. Eppure, anche se libera, non riesce mai a sentirsi a casa.

Forse Miriam Toews avrebbe potuto rendere meno lunga la parte iniziale, dando prima il via al viaggio rocambolesco di Irma e della sua piccola combriccola. Ma con il senno di poi, forse, sarebbe mancato qualcosa e il viaggio di Irma, fisico ma soprattutto interiore, non si sarebbe sviluppato al meglio.

Se non avete mai letto nulla di Miriam Toews secondo me dovreste rimediare. Il mio preferito rimane sicuramente In fuga con la zia, che dal mio cuore non se ne andrà mai. Ma anche tutti gli altri e quindi anche questo sono di quelle letture che ti aprono un mondo e un cuore, quello dell’autrice, che in pochi sanno davvero mettere così bene su carta.
Quindi sì, lo consiglio caldamente.


Titolo: Mi chiamo Irma Voth
Autore: Miriam Toews
Traduttore: Daniele Benati 
Pagine: 300
Editore: marcos y marcos
Prezzo di copertina: 17,00€
Acquista su Amazon:
formato brossura: Mi chiamo Irma Voth

martedì 9 giugno 2015

I MIEI PICCOLI DISPIACERI - Miriam Toews

Non è per niente facile parlarvi di I miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews. Non so da quale tema del libro partire, su qualche focalizzarmi, su quale sia il modo migliore per convincervi a leggere questo piccolo, e difficile, capolavoro.
Non è stato facile nemmeno leggerlo, in realtà. Ma questo lo sapevo già fin dalla prima volta che l’ho avuto tra le mani e ne ho letto la trama. O forse anche da prima, da quando ho letto il meraviglioso In fuga con la zia e ci ho lasciato dentro il cuore e qualche lacrima.

Qui si parla di suicidio. Di persone che non ce la fanno più a vivere, anche se poi guardando alla loro vita non si riesce nemmeno a capirne il motivo. O almeno non ci riesce Yoli, che si ritrova a dover accudire la sorella Elf, pianista di fama internazionale ora ricoverata in ospedale dopo aver tentato di togliersi la vita. Non capisce perché una donna così perfetta, così amata, non riesca ad affrontare la fragilità che prova dentro di sé. Che sia colpa dell’educazione mennonita ricevuta in passato e alla quale lei si è sempre ribellata? O di quelle altre grandi tragedie che hanno colpito la loro vita e che forse, anche loro, non sono riuscite a capire? Non lo sa, Yoli. Così come non lo sa sua madre, né la zia Tina, che in una situazione simile ci è già passata una volta. Le tre, insieme a Nic, marito di Elf, cercano di farle capire quanto sia bello vivere e quanto dolore stia causando con questa sua fissa di voler morire. Elf capisce. Capisce il dolore della madre e quello della sorella. Ma il suo dolore è ancor più grande, forse proprio perché inspiegabile. E quindi chiede alla sorella di accompagnarla in Svizzera, a morire assistita. Che farà Yoli?
Che farei io? Che fareste voi?

Ma qui si parla anche, e soprattutto, di famiglia e di amore. Di quanto sia dura lasciare andare le persone che si amano e poi riuscire comunque a sopravvivere dopo.  Di quanto il dolore possa unire o anche solo far capire quanto uniti si fosse già.

Miriam Toews è bravissima nel caratterizzare i suoi personaggi: la fragile Elf, che vorresti scuotere per tutto il libro ma di cui al tempo stesso comprendi la sofferenza e la precarietà; la scapestrata Yoli, che avuto due figli con due uomini diversi e ora non è più sposata con nessuno dei due, che cerca di scrivere il libro della vita e ora si ritrova suo malgrado a dover pensare se accompagnare sua sorella a morire; la fantastica madre e la fantastica zia Tina, che cercano di godersi ogni piccola cosa bella della vita, senza pensare a tutto il dolore che hanno provato. E con loro tutti i personaggi di contorno, le amiche di Yoli e quelli incontrati per caso, che hanno uno scopo anche se compaiono solo in poche righe.
Così come mi è piaciuta molto tutta la letteratura, tutte le citazioni presenti tra le pagine, a partire dal titolo, I miei piccoli dispiaceri di Samuel Coleridge, e tutto il potere che viene dato ai libri, nel bene e nel male.
Bene, Elf, ho pensato, sei davvero furba.  Fare in modo che ti lasci sola col pretesto di mandarlo a prendere dei libri. In biblioteca. Ovvio che l’avrebbe fatto. I libri sono quello che ci salva. I libri sono quello che non ci salva.
Amo questa autrice. La amavo già prima, in realtà, e ora ne ho avuto la conferma. Amo il suo stile umoristico e profondo. Amo il suo modo di trovare la poesia nelle piccole cose, così come il suo affrontare il dolore attraverso la scrittura, senza piangersi addosso e senza facili (e comprensibili) compatimenti.

Non voglio soffermarmi su cosa farei io se mia sorella o mio fratello non volessero più vivere e mi chiedessero di aiutarli. Onestamente non so, perché ogni fragilità, ogni dolore sono storie a sé, in momenti a sé, un momento a sé, e per me non ha senso ragionarci se non ci sono dentro veramente. 

E poi, non sono nemmeno sicura sia questo ciò che l’autrice vuole che il lettore faccia. Secondo me ha voluto solo farci capire che ci si deve voler bene sempre e comunque, senza giudicare, che tu abbia fatto figli con qualunque uomo della tua vita o abbia una voglia inspiegabile e incomprensibile di toglierti la vita. Si deve cercare di capire, di accettare, litigando e urlandosi contro magari, e di vivere ogni singola emozione, bella o dolorosa che sia, che l’essere al mondo ci regala ogni giorno.


Titolo: I miei piccoli dispiaceri
Autore: Miriam Toews
Traduttore: Maurizia Balmelli
Pagine: 365
Editore: marcos y marcos
Acquista su Amazon:
formato brossura: I miei piccoli dispiaceri

giovedì 20 marzo 2014

IN FUGA CON LA ZIA - Miriam Toews

E poi senza preavviso ti ritrovi tra le mani un libro che è un piccolo gioiello. Un libro su cui avevi sì delle aspettative, ma che non pensavi venissero così tanto soddisfatte. Che Miriam Tower e il suo modo di scrivere mi piacessero particolarmente lo avevo già scoperto leggendo Un tipo a posto, il suo ultimo romanzo. Un libro che mi aveva entusiasmata, spingendomi a cercarne altri.
La scelta di leggere In fuga con la zia è stata puramente casuale. Mi piaceva un sacco la copertina e altrettanto la citazione sul risvolto. Quindi ho scelto lui e l'ho amato alla follia.

Hattie lascia Parigi per tornare in Canada, in soccorso di Thebes, strampalata bambina undicenne che adora creare buoni regalo e che ha un pezzo di bisturi nel cervello, e di Logan, quindicenne dal sorriso magnetico e con l'abitudine di incidere con il coltello tutto quello che gli capita sotto mano. Thebes e Logan sono i suoi nipoti, i figli della sua adorata sorella, Min, che soffre di disturbi psichiatrici, iniziati proprio quando lei è nata. La donna dopo l'ennesima crisi, che la porta a non volersi muovere dal letto e nutrirsi solo di frullati, deve essere ricoverata e i due figli non possono rimanere da soli. Arriva quindi la zia Hattie, appena lasciata dal fidanzato che è andato a cercare se stesso in India, a prendersi cura di loro. Quando si accorge di non farcela, decide di prendere furgone, nipoti, una borsa frigo e tutto il cartoncino e i pennarelli che Thebes riesce a portare con sé, e partire in cerca del padre dei due. 
Un viaggio strampalato, che li porterà in giro per l'America, a conoscere personaggi altrettanto bislacchi e vivere strane avventure, che farà capire a tutti loro quanto la malattia di Min abbia influenzato un po' tutti, da sempre.


Come dicevo all'inizio, non mi aspettavo un libro così divertente e strampalato ma anche molto intenso e molto profondo. Miriam Toews, con il suo stile geniale, ha creato dei personaggi fantastici: prima fra tutti la piccola Thebes, che non sta mai zitta, che ha mille progetti per la testa ma che, a conti fatti, soffre tantissimo per la situazione della madre. Ma anche Logan, fratello maggiore altrettanto triste, che riesce a sfogare il suo dolore solo giocando a basket, e che instaura con Hattie un rapporto molto intenso, fatto di parole, di sguardi e di sorrisi. E poi c'è Min, un personaggio sconvolgente per il modo in cui viene descritto e per come ha da sempre influenzato la vita di chi la circonda.
Tu sei lì che leggi e vorresti essere insieme a loro su quel furgone, vorresti ricevere un buono regalo da Thebes o fare due tiri a canestro con Logan. Vorresti dire ad Hattie che ce la può fare, che è sempre stata una brava sorella, anche quando ha avuto più paura, e che ora è una brava zia. Vorresti andare da Min e aiutarla in qualche modo, anche se non riesci a immaginare come.

Si arriva alla fine del libro quasi senza rendersene conto, talmente si è immersi nella storia. E appena si gira l'ultima pagina, si sente la mancanza di ognuno di questi personaggi.
Insomma, se ancora non si fosse capito, il libro merita, merita davvero.


Titolo:  In fuga con la zia
Autore: Miriam Toews
Traduttore: C. Tarolo
Pagine: 281
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: Marcos y Marcos
ISBN: 978-8871685168
Prezzo di copertina: 16,50 €
Acquista su amazon

martedì 31 dicembre 2013

UN TIPO A POSTO - Miriam Toews

Non c'è niente di meglio che concludere l'anno con una bella lettura. E' sempre un po' un rischio, leggere un libro negli ultimi giorni del mese di dicembre, perché, se brutto, potrebbe rovinare un po' tutto il tuo percorso di letture annuali. Ma se è bello, oh se è bello, l'anno si chiude davvero bene.
Ci ho messo quindi un po' a decidere con quale romanzo chiudere questo 2013. Ne ho ricevuti parecchi, a Natale, e tutti che volevo leggere da un po'. Ma avevo bisogno di qualcosa in particolare, qualcosa di dolce, positivo e divertente. E alla fine la scelta è ricaduta su Un tipo a posto di Miriam Toews. Sentivo che poteva e doveva essere lui, ciò di cui avevo bisogno per chiudere in bellezza. D'altronde mi aveva attirato fin dall'inizio, per la sua copertina (io adoro le copertine marcos y marcos, sono tra le mie preferite in assoluto) e per la sua storia, che pareva essere proprio una di quelle storie che piacciono tanto a me.
E infatti, si è rivelato essere proprio il libro giusto.

Siamo in Canada, ad Algren, una delle cittadine più piccole dello Stato. Ma per essere dichiarata ufficialmente tale deve mantenersi sui 1500 abitanti. Non uno di più, non uno di meno. A tenere i conti c'è Hosea Funk, il sindaco, che vuole più di ogni altra cosa conquistare questo primato, per ricevere così la visita del primo ministro il giorno della festa nazionale. E quindi, sul suo bel quadernino dalla copertina arancione, annota ogni nuovo arrivato, ogni ritorno e ogni dipartita. Fa giri in ospedale per controllare la situazione di nascite e decessi, e per la città, alla ricerca di abitanti nuovi arrivati e altri da poter escludere, almeno momentaneamente. Non reagisce tanto bene quando Knute torna in città con la figlia Summer Feelin', anche se sa che sono tornate per dare una mano a Dory nel seguire Tom, amico d'infanzia di Hosea, colpito da infarto. E nemmeno è contento del ritorno di Max, il ragazzo che ha messo incinta Knute per poi scappare. E persino la proposta della sua compagna di andare finalmente a vivere insieme, lo mette in crisi. Ma poi, ovviamente, succede qualcosa, di bello e di triste al tempo stesso, che porta Hosea a riflettere su quello che sta succedendo in città.

A me, i libri come questo fanno letteralmente impazzire. I libri ambientati in paesini strampalati (non riesco a chiamare città un posto con 1500 abitanti), con personaggi altrettanto strampalati, che raccontano la normale vita di paese, fatta di pettegolezzi, di cose che tutti sanno ma nessuno dice, di ricordi del passato che nessuno dimentica. Mi piacciono quei libri che parlano d'amicizia e d'amore in modo magari non diretto ma altrettanto dolce ed efficace. Quelli che fanno ridere e sorridere ad ogni pagina, ma anche commuovere e sospirare. Quelli che arrivato all'ultima pagina, anche se magari avevi già intuito come sarebbe andata a finire (come in questo caso), ti fanno luccicare gli occhi, in un mix tra commozione e gioia. Quelli che ti lasciano un sorriso sulle labbra, che ricomparirà ogni volta che ci ripenserai.
In Un tipo a posto di Miriam Toews ho ritrovato tutto questo. Mi sembrava quasi di camminare per le vie di Algren, di seguire Hosea e condividere con lui la sua angoscia, di giocare con Summer Feelin' e di essere amica di Knute. 
Tanti bei personaggi, per una bella, bellissima storia. Perfetta per concludere un anno di letture bellissime.

Titolo: Un tipo a posto
Autore: Miriam Toews
Traduttore: Daniele Benati e Paola Lasagni
Pagine: 328
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: marcos y marcos
ISBN: 978-8871686691
Prezzo di copertina: 16,00€
Acquista su Amazon:
formato brossura: Un tipo a posto