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lunedì 27 novembre 2017

LA RAGAZZA CHE DORMÌ CON DIO - Val Brelinski

Era davvero possibile conoscere una persona? Conoscerla veramente, in profondità, al punto di non dover mai dubitare dei suoi pensieri, delle sue intenzioni? Forse era solo una domanda retorica. Suo padre una volta le aveva detto che gran parte delle persone che fanno domande non vogliono avere informazioni ma conferme.


Mi ci è voluto del tempo per riuscire a scrivere la recensione di La donna che dormì con Dio, romanzo d’esordio di Val Brelinski, tradotto da Sandro Ristori per Nutrimenti. 
Mi serviva del tempo per rielaborare quanto avevo letto, per riflettere sui personaggi e le loro vite e su quello che mi avevano suscitato durante la lettura. E anche, forse, per rendermi davvero conto di quanto straordinario sia questo libro.

Protagonista è Jory Quanbeck, una ragazzina di quattordici anni che vive ad Arco, un paesino sperduto dello Idaho, negli anni ’70. La sua è una famiglia molto religiosa, che segue alla lettera ogni dettame della sua chiesa di appartenenza e che è contraria a qualunque forma di intrattenimento che non sia leggere la Bibbia o seguire le attività organizzate dalla comunità.


Funzionava così.
Non ci si poteva fare il bagno insieme ai maschi, non si poteva andare al circo o al bowling, non si giocava né a biliardo né a carte (a parte Uno), non si ballava. Niente cinema, niente trucco, niente buchi alle orecchie o gioielli vistosi, o vestiario immodesto di qualsiasi tipo. Gli uomini dovevano portare i capelli corti, le donne lunghi. E il concetto di GIOIA era riassunto nella formula: Gesù In Ogni Istante Amerò.

A capo della famiglia c’è il padre, un astronomo laureato a Harvard, il cui unico svago è correre di notte attorno alla casa con le stesse scarpe che indossa al lavoro, e molto protettivo nei confronti della famiglia e delle figlie. Accanto a lui c’è la moglie, una donna fragile, lasciatasi completamente andare dopo il matrimonio perché Dio è contrario a qualunque frivolezza, che non è in grado di affrontare nessuno dei problemi della vita. E poi ci sono le due sorelle di Jory: Grace, la maggiore, si sente una specie di messia scena in Terra, una santa destinata a grandi cose, talmente è legata alla religione e alle sue regole; Frances, invece, è ancora troppo piccola per capire tutto quello che le succede attorno.

Suo padre era solo suo padre: tutti lo chiamavano Dottore, era andato a Harvard e aveva scoperto nuove lune, inforcava la sua vecchia bici nera per andare a insegnare e faceva il giro del giardino di corsa, venti volte ogni notte, sempre con le scarpe che indossava anche al lavoro. E sua madre era solo sua madre: non lavorava e non guidava, non parlava con nessuno e non andava da nessuna parte, a parte in chiesa e in biblioteca, dove si recava due volte alla settimana per prendere in prestito tutti i libri che potevano darle e per richiedere nuovi volumi che il personale non aveva avuto la lungimiranza di ordinare. Era così che andavano le cose, da sempre e per sempre. Loro cinque erano come Polaris, la stella che indicava sempre il nord: suo padre, sua madre, e Grace e poi Jory e Frances. I Quanbeck. Jory poteva andare e girare e correre qua e là e inventarsi mille cose, ma alla fine stavano sempre lì, immobili, come il resto delle stelle e dei pianeti che scorrevano sotto l'attento sguardo dell'occhio luminoso di Dio.

Qualcosa però in questa famiglia all'apparenza perfetta va storto. Grace torna a casa da una missione in Messico incinta. Di Dio, dice lei. Nessuno in famiglia però le crede e, per fare in modo che la vergogna non ricada su tutta la famiglia, il padre decide di portare lei e Jory in una casetta fuori città e lasciarle lì finché non si deciderà cosa fare. Grace accetta di buon grado questo suo destino, convinta che anche questo sia il volere di Dio. Jory, invece, inizia un po’ a ribellarsi, combattuta tra il bene che vuole a suo padre e quella che, però, le sembra un’ingiustizia. A vivacizzare le loro giornate ci pensa Grip, che guida un furgoncino dei gelati e sembra comparire sempre dal nulla quando più se ne ha bisogno. Il ragazzo stringe amicizia con Jory prima che si trasferisca, per poi andarla a cercare subito dopo e conoscere così anche Grace. Jory, intanto, inizia a sfruttare questa insperata libertà che la punizione del padre le ha concesso: con l’aiuto della vicina di casa inizia a vivere quasi come una normale adolescente, andando alle feste e ai balli e persino ubriacandosi, senza però mai dimenticarsi da dove viene e, soprattutto, perché sta vivendo quella vita.
Finché la vita di Jory e di Grace non precipita del tutto e quasi improvvisamente, e quella che sembrava solo una punizione e un'attesa per cercare di sistemare le cose diventa qualcos'altro, qualcosa di impossibile da gestire per tutti,  e che farà crollare definitivamente le già vacillanti certezze di tutta la famiglia.

La donna che dormì con Dio è forse il romanzo più bello che ho letto quest’anno. Sia per il modo il modo in cui è scritto, sia per la storia che racconta, sia, soprattutto, per tutto quello che fa provare a lettore durante la lettura.
È un romanzo che a volte fa sorridere, altre commuovere e altre incazzare (il verbo “arrabbiare” è troppo poco). Un romanzo che a ogni pagina porta il lettore a mettere in discussione la propria opinione su quello che sta leggendo, su chi sia vittima e chi carnefice, su cosa sia giusto e cosa sbagliato, se davvero c’è qualcosa di giusto e di sbagliato quando si tratta di famiglia, di legami e sentimenti.

«Non ci avevo mai pensato, ma immagino che noi vediamo solo questo lato della luna, non è vero? Il lato con la faccia del vecchio triste».
«Non sappiamo com’è l’altro lato, il lato oscuro. Sappiamo che c’è, ma non lo vediamo mai».
«Proprio come certe persone». Grip mosse su e giù le palpebre e poi abbassò il tono della voce. «Con i loro lati oscuri ben nascosti».

Jory, poi, è un personaggio indimenticabile. È una ragazzina di quattordici anni, che lotta ogni giorno tra quello che le è stato insegnato e quello che realmente vorrebbe fare: si interroga su quanto sia giusto basare tutta la propria esistenza su Dio e sulla religione, ma al tempo stesso si trova in difficoltà quando si rende conto che la sua famiglia, che su quello si è sempre basata, non riesce più a stare in piedi e lei invece vorrebbe solo che ritornasse quella di prima. È una ragazzina che si arrabbia, che vorrebbe essere ascoltata, che non vorrebbe avere una sorella così santa e un padre che con il suo troppo amore quasi la opprime. E vorrebbe essere amata, essere lei, per una volta, al centro del mondo di qualcuno.

Val Brelinski esordisce con un romanzo incredibile. Fa quasi effetto pensare che sia un’opera d’esordio, vista la maturità e la complessità dei temi trattati. La ragazza che dormì con Dio è davvero un romanzo che tutti dovrebbero leggere.

E poi, be’, la copertina con l'illustrazione di Alessandro Gottardo è semplicemente stupenda.


TITOLO: La ragazza che dormì con Dio
AUTORE: Val Brelinski
TRADUTTORE: Sandro Ristori
PAGINE:415
EDITORE: Nutrimenti
ANNO: 2017
ACQUISTA SU AMAZON

lunedì 24 luglio 2017

LA BIOGRAFA - David Constantine

Lei si sentiva sicura di lui e né il precedente matrimonio né la sua relazione parigina l’avevano mai turbata. È più difficile ora, molto più difficile, mentre giorno dopo giorno Katrin ricostruisce la vita di cui non è stata parte. Adesso lui non c’è più per dirle che allora era allora, adesso è adesso. Ora il presente si schiude e riversa, trasuda, gronda scampoli di quella terra con cui lui non voleva più avere a che fare, la terra che lui chiamava “quei tempi”.



Credo sia normale che, all'inizio di una storia d’amore, chi la sta vivendo si interroghi sul “prima” dell’altro: com’era, prima che arrivassi io? Che esperienze ha fatto senza di me? Quanto ha amato prima di me? Domande legittime, che magari suscitano un po’ di gelosia, ma che poi piano piano vengono assorbite dalla vita di coppia, da quell'adesso che non ha alcun motivo di competere con l’allora.

Era così anche per Katrin, la protagonista di La biografa, il romanzo di David Constantine da poco uscito in Italia per Nutrimenti edizioni, con la traduzione di Nicola Manuppelli. Ama Eric, un marito molto più grande di lei, e sa che anche lui la ama. Qualche volta lei ha provato a chiedergli del suo passato, della sua prima moglie Edna e soprattutto di quel primo grande amore, una donna francese di nome Monique, di cui conserva ancora alcune lettere in soffitta. Lui le ha sempre risposto, senza mai approfondire, ma anche senza nascondere nulla. Ora che Eric è morto, però, il tarlo della sua vita passata martella incessantemente nella mente di Katrin: vuole sapere, vuole capire, vuole provare a ricostruire la vita dell’uomo che amava prima che arrivasse lei. Non è chiaro se lo faccia per se stessa o per Eric, e nemmeno se la cosa le faccia particolarmente bene. Ma non riesce a farne a meno. Non trova in quel momento nessun altro modo per affrontare questa perdita, se non quello di capire com’era la vita di Eric prima che arrivasse lei.

- E non può smettere di indagare sul passato di Eric? – No, non ora. – Nemmeno se le fa male? – No, non riesco a smettere ora. E non sono sicura che mi stia facendo male. Mi sento viva solo quando scopro cose nuove su Eric.

E così chiede all’amico Daniel di raccontare di quell’estate in cui si sono trovati in Francia; chiede al fratello di Eric qualche dettaglio sul loro legame famigliare e sulla prima moglie Edna. E, soprattutto, legge tutte le lettere di Monique che ci sono in soffitta, anche quelle che il marito non aveva mai aperto. Si ritrova così di fronte a una storia d’amore del passato, all’apparenza molto forte ma che poi sembra non aver retto alla paura, e a un’immagine del marito che non conosceva. E a chiedersi, ancora una volta, se lui non sia stato più felice prima di lei.

La biografa è un libro molto malinconico, che affronta il tema di come imparare a convivere con quel dolore che inevitabilmente si prova quando la persona che si aveva accanto all’improvviso non c’è più. È un libro che parla di passato e di presente, di come l’adesso a volte abbia paura di confrontarsi con quell’allora che sembra così bello. Ed è un libro che racconta due grandi, grandissime storie d’amore: quella di Eric e Monique nel passato e quella di Katrin ed Eric oggi, prima che l’uomo morisse ma anche dopo, quando Katrin scopre piano piano la sua vita.

David Constantine, scrittore, poeta, traduttore e accademico inglese al suo esordio in Italia, riesce a condensare tutte queste emozioni, tutti questi racconti, questa vita passata e questa vita presente, questo prima e questo dopo, in un unico grande romanzo che riesce a trasmettere in chi lo legge tutti gli stati d’animo provati dalla sua protagonista, a coinvolgerlo nel suo dolore, nella sua malinconia ma anche nella sua voglia di sapere e di scoprire, per conoscere meglio suo marito e anche se stessa.

La biografa è un romanzo da leggere in un luogo in cui ci si sente sicuri, magari protetti da una coperta (magari dallo stesso piumone che la protagonista utilizza per ascoltare al telefono le storie che il migliore amico del marito le racconta) e da un caldo avvolgente, che culla e rilassa. Proprio per questo, quando l’ho terminato, il mio primo pensiero è stato: “questo libro mi è piaciuto tantissimo, ma se l’avessi letto d’inverno mi sarebbe piaciuto ancora di più”. Forse perché i ricordi e la malinconia, almeno per me, si addicono di più ai climi freddi; forse perché le cose più dolorose le associo sempre al freddo.

Ma anche d'estate, comunque, la storia raccontata da questo romanzo è coinvolgente e, in qualche modo, travolgente. Oltre che bellissima.

Titolo: La biografa
Autore: David Constantine
Traduttore: Nicola Manuppelli
Pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2017
Editore: Nutrimenti
Prezzo di copertina: 17 €
Acquista su amazon:
formato brossura: La biografia

giovedì 18 maggio 2017

JESSE - Marianne Leone

Jesse era affetto da una grave forma di paralisi cerebrale e non riusciva a parlare. Era anche un ottimo studente, iscritto al secondo anno di un liceo pubblico. Scriveva poesie sul suo computer, superava brillantemente tutti i compiti di latino, faceva windsurf d'estate.
Che molti vedessero soltanto la sua disabilità aggiungeva un'altra dimensione al dolore, una patina surreale alla solitudine che mi attendeva. Erano gli stessi che pensavano "È stato meglio così". Oppure: "Ora è libero, e lo sei anche tu". Ma io sarei stata disposta a sostenere il suo corpo minuto fino a non poterne più, e poi ancora, nella debolezza della vecchiaia.


Jesse è nato il 15 ottobre del 1987, con dieci settimane d’anticipo e un peso alla nascita di un chilo e seicento grammi. Al terzo giorno di vita, una grave emorragia gli lascerà una paralisi cerebrale che segnerà il corso della sua vita: Jesse è tetraplegico, non può parlare e soffre di continue crisi epilettiche. Ma è vivo e ha un’intelligenza fuori dalla norma, che si scontra con una società che a volte sembra incapace di comprenderlo e accettarlo.
A combattere per lui ci sono il padre, l’attore Chris Cooper, e soprattutto la madre, Marianne Leone, oltre a una serie di aiutanti, infermiere, medici e terapisti che invece della sua intelligenza si sono accorti eccome e fanno di tutto per rendere la sua vita il più possibile simile a quella di tutti gli altri.
La mattina del 3 gennaio 2005, nell’anno dei suoi diciotto anni, però Jesse non si sveglia, lasciando in chi l’ha conosciuto e in chi per tutti quegli anni ha lottato per lui un senso di vuoto enorme, ma al tempo stesso la voglia di raccontare la sua storia, perché possa essere di aiuto agli altri e per non dimenticare mai.

Ed è quello che fa Marianne Leone in questo memoir, Jesse appunto, pubblicato in Italia da Nutrimenti con la traduzione di Letizia Sacchini.

Vi devo confessare che prima di iniziare la lettura di questo libro ero un po’ preoccupata. Preoccupata di stare male, di soffrire troppo, ma soprattutto di trovare una storia che sarebbe caduta, pur giustificatamente, nel sentimentalismo e nel dolore. 
E invece ho trovato molto, molto di più. Ho trovato la lotta di una madre e di un padre per il bene del proprio figlio: lotte mediche, per cercare di capire che cosa sia successo e quanto speranze di miglioramento ci potessero essere; lotte scolastiche, in un continuo scontro con un sistema che spesso parla di integrazione solo di facciata ma che poi considera il garantire diritti solo un peso; lotte per la felicità, per vivere, nonostante tutto, una vita normale: Jesse nuota, fa windsurf, va a cavallo, scrive poesie, fa dolcetto e scherzetto la notte di Halloween e piange, ride, si arrabbia esattamente come tutti gli altri bambini e gli altri ragazzi. 

Al termine della sua prima settimana d’assenza, Adam ha chiamato a casa. “Perché Jesse non viene più a scuola?”
Ho cercato di spiegarglielo nella maniera più comprensibile per un bambino di sette anni.
“Ti ricordi quando hai imparato che un tempo ai bambini di colore non era permesso di andare a scuola? Be’, oggi ci sono persone che vorrebbero fare la stessa cosa con i bambini in carrozzina”.
Adam era indignato.
"Ma… la carrozzina è solo fuori!”.

La storia di Jesse è una storia dolce e struggente, raccontata però con uno stile che va oltre il semplice racconto di una madre che ha perso un figlio e che mostra una forza narrativa notevole, sia nel raccontare le peripezie di Jesse sia nella descrizione del vuoto del presente.

Ed è anche una di quelle storie che vanno raccontate, per mitigare un po’ quell'idea che la vita delle persone disabili sia solo ed esclusivamente una vita vuota e triste (un'idea che mi ha sempre fatto arrabbiare, perché io di quei pochi anni vissuti accanto a mio padre in sedia a rotelle ricordo soprattutto i momenti divertenti, le cose sceme che ci siamo inventati per far fronte a una situazione difficile e dolorosa per renderla più sopportabile e in qualche modo normale).
Molto spesso la tristezza e la rabbia prendono il sopravvento, certo, e ancora di più se, oltre ai problemi di salute, bisogna fare i conti con una burocrazia folle o con alcuni personaggi del mondo esterno completamente incapaci di accettare e gestire queste disabilità, come succede a Jesse a scuola.
Ma è anche una vita ricca, una vita piena di piccole grandi conquiste, di momenti bellissimi, di risate, di incontri con persone eccezionali che rendono quei “be’, almeno ha smesso di soffrire”, che spesso si sentono dire quando vite come quella di Jesse finiscono, privi di qualsiasi significato.

Jesse è un libro triste per il suo doloroso epilogo, ma anche un libro pieno di vita, di allegria, di gioia e d'amore. Tutto quello che Jesse ha donato e ha ricevuto nel corso della sua vita e che ora sua madre dona a chi legge la sua storia.
E io, fossi in voi, lo farei.


TITOLO: Jesse
AUTORE: Marianne Leone
TRADUTTORE: Letizia Sacchini
PAGINE: 255
EDITORE: Nutrimenti
ANNO: 2017
ACQUISTA SU AMAZON
formato cartaceo: Jesse

venerdì 10 febbraio 2017

IL CONFINE DI GIULIA - Giuliano Gallini

Per guardare oltre bisogna uscire dalla casa che si è sempre abitata. e se non si ha il coraggio di aprire la porta bisogna lasciare che qualcuno la apra per te.

Un lui squattrinato e una lei ricchissima. Un uomo che non può vivere senza credere in qualcosa e una donna che, invece, non può vivere credendo in qualcosa. Uno scrittore e una poetessa. Ignazio Silone e Giulia Bassani. Ad accomunarli, le sedute dallo psicoanalista esistenzialista Jung, una Zurigo fredda e un amore sospeso, forte ma al tempo stesso troppo fragile, che sembra non potersi concretizzare mai.

Si potrebbe riassumere con queste poche righe Il confine di Giulia, il romanzo d’esordio di Giuliano Gallini, da poco pubblicato dalla casa editrice Nutrimenti. Un esordio tardivo, in realtà, perché Gallini di mestiere non ha mai fatto lo scrittore, se non per passione, e che ha tirato fuori dal cassetto questa sua storia in età già adulta, dimostrando forse che per poter scrivere non si può scrivere sempre. Quello che ne è venuto fuori è un romanzo davvero bello e davvero intenso.

Il confine di Giulia dà voce a tre personaggi: Ignazio Silone, l’autore di Fontamara, un libro che oggi si legge nelle scuole ma che fino a trenta, quarant’anni fa non veniva considerato, per le ambiguità politiche dell’autore, riabilitato solo in tempi recenti. È povero, malaticcio, squattrinato, desideroso di uscire dal partito comunista ma al tempo stesso incapace di rimanere senza nulla in cui credere Il suo sogno è quello di fare lo scrittore e tra le mani ha già il manoscritto, in diverse copie e revisioni, alcune di queste lasciate in pegno al posto di soldi, di quello che poi sarà considerato da tutti il suo capolavoro.
Accanto lui c’è Giulia Bassani, che invece dagli eventi si lascia trascinare, sempre sul confine tra la scelta e la non scelta, sempre troppo pessimista e infelice per poter credere che la sua vita possa migliorare. È una donna ricca, una donna che ha studiato, seguendo però sempre i desideri di suo padre, senza mai decidere niente da sola, nemmeno le cose più importanti. Facendosi trascinare da un destino che non sembra saper influenzare in alcun modo e di cui però è anche sempre insoddisfatta.
E poi c’è una terza voce, una voce anziana che dai giorni nostri racconta il suo incontro con Giulia da ragazza, negli anni ’30, e che ha fatto da testimone esterna alla storia d’amore della donna con Silone, ma soprattutto della sua sofferenza e incapacità di reagire.
Giulia sentiva l’amico, come ho detto, allo stesso tempo separato e unito; credo, infatti, che Silone sia stato l’alter ego della sua anima depressa: e Giulia, in qualche modo, deve essere stata a sua volta l’alter ego di Silone. Intendo dire che si sono frequentati confrontando continuamente la distanza delle loro visioni della vita ma solo per rafforzarsi nella convinzione che la propria fosse quella giusta, e vedendo nell’altro il sé che rifiutavano, il sé con il quale non volevano comunicare.
Il confine di Giulia è un romanzo davvero bello e davvero intenso, vi dicevo. Per lo stile dell’autore e la sua capacità di mischiare realtà e finzione, grazie anche a un attento studio di ricerca svolto per passione negli anni; per il ritratto che fa di un’epoca storica del nostro paese da un punto di vista poco conosciuto a chi non è studioso di quell’epoca. Ma soprattutto, per la caratterizzazione del personaggio di Giulia, di cui Giuliano Gallini sembra prendersi davvero molta cura con le sue parole.

Alla fine, anche se io di solito nutro una certa antipatia per le persone che si lasciano trascinare dagli eventi senza aver mai la forza di reagire, ho provato un certo affetto e una certa commozione nei suoi confronti, per quel suo apparentemente ingiustificato mal di vivere. E poi ho imparato tante, tantissime cose su Ignazio Silone che non sapevo. 

Un libro assolutamente da leggere.


Titolo: Il confine di Giulia
Autore: Giuliano Gallini
Pagine: 144
Editore: Nutrimenti
Anno: 2017
Prezzo: 15 €
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formato cartaceo: Il confine di Giulia
formato ebook: Il confine di Giulia