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martedì 23 ottobre 2018

LA BAMBINA OVUNQUE - Stefano Sgambati

In effetti da quando la ginecologa ha pronunciato la frase "Da adesso può nascere in qualsiasi momento" sono precipitato, e c'era da aspettarselo, in un abisso di letture e riletture delle più svariate sintomatologie: fosse per me mia moglie dovrebbe già essere ricoverata, osservata da dodici o tredici medici ventiquattro ore su ventiquattro, intubata e il suo organismo invaso di sostanze psicotrope calmanti, la sala d'attesa dell'ospedale gremita di parenti e amici, troupe televisive, giornalisti; invece è uscita.
Mia moglie è uscita
Per la precisione prima è uscita la pancia, poi mia moglie, che mi pare la segua:  segue una pancia enorme che contiene nasconde protegge nostra figlia, la persona qualunque che piegherà il piano inclinato del mondo.


I libri come La bambina ovunque di Stefano Sgambati, uscito a settembre per Mondadori, sono molto difficili da recensire. 
Potrei buttarla facilmente sulla tenerezza, che è uno dei sentimenti predominanti che si prova durante la lettura e anche una volta concluso il libro. La tenerezza di una coppia che si innamora e a poco a poco si scopre a vicenda; la tenerezza di un marito e di una moglie nella loro quotidianità, fatta di differenze caratteriali, a volte incomprensioni, a volte discussioni, e sempre amore; la tenerezza di un padre che non sa bene quale sia il suo ruolo (se davvero ne ha uno) durante i nove mesi di gravidanza di sua moglie; e la tenerezza dello stesso padre quando la bambina nasce e lui ancora non sa bene che farne; e infine la tenerezza del padre cresciuto, che guarda la figlia e quel che è diventata.

La madre tamburella le dita in quel punto e il padre capisce, perché è un gioco che fanno da tantissimo tempo, "darsi appuntamento" vicino agli oggetti sui tavoli, dietro al bicchiere, accanto al coltello; perciò raggiunge con la sua mano le dita tamburellanti di lei, gliele copre con il palmo, stop, è tutto lì, non c'è altro, il più grande e semplice gesto di pace che si sia mai visto in una cucina, lei gli sorride, sono bellissimi, la panciona di lei tocca il bordo del tavolo, sono bellissimi, sono la cosa più bella che io abbia mai visto e per un po' non dicono niente, non c'è un'altra proposta di matrimonio da fare, soltanto quella mano sopra un'altra mano e la torta rustica un po' sbocconcellata nei piatti, un forno a microonde bianco, un kitchen-aid arancione grazie al quale il padre sta imparando la panificazione, e c'è un pezzo di scottex sul pavimento che la madre proverà più tardi a raccogliere, subito bloccata da lui, che le dirà "Lascia lascia", e così tutti i giorni, da quasi nove mesi e così sarà per sempre, ma a turno, aiutarsi, venirsi incontro, incantarsi.

Potrei altrettanto facilmente buttarla sul personale, visto che io e mio marito siamo più o meno coetanei di questo padre e di questa madre e anche a noi piaceva guardare Masterchef in tv finché c’era Cracco (il programma dei pacchi no, non l’ho mai sopportato invece, nemmeno come sottofondo). Di figli noi non ne abbiamo ancora, anche se è un argomento di cui ogni tanto si parla, che aleggia tra noi in modo più o meno serio (di solito con buffi accostamenti di nomi con il cognome), ma che, onestamente non sappiamo se e quando sarà. E nemmeno come, se dovremo anche noi affrontare quello che hanno affrontato i protagonisti di La bambina ovunque, tra FIVET, campioni di sperma e siringhe di ormoni schizzate sullo specchio del bagno.

E ogni tanto ci ritrovavamo svegli entrambi su un letto umido che sembrava una zattera e avevamo fatto da poco l'amore per la quattordicesima volta di fila nei Giorgi Giusti e di nuovo e sempre orbitava sopra di noi, a pochi centimetri dal naso, la sensazione misteriosa e inesplicabile che avessimo fallito ancora, che qualcosa tra me e mia moglie si opponesse.

Ma se mi limitassi a buttarla sulla tenerezza e sul personale, non credo riuscirei a rendere giustizia al libro, perché, al di là dell’empatia con i protagonisti, al di là delle proprie esperienze e della facile commozione di fronte quegli episodi quotidiani della vita di coppia che quasi la tengono su, in questo c’è anche tanto altro.

La bambina ovunque è un memoir ironico e sincero, che non edulcora nulla, in cui questo padre s’interroga su quale sia il suo posto, senza lasciarsi prendere dalle smancerie o dall'entusiasmo che ci si aspetterebbe necessariamente da chi sta per avere un figlio. Stefano ammette subito di non essere tanto convinto all'inizio, di farlo più per soddisfare il desiderio di maternità della moglie; racconta quanto sia stato difficile arrivarci, quanto imbarazzo abbia provato nel momento di fornire il suo contributo in un barattolino, quanto sia stato difficile accettare che quell'esserino minuscolo sia arrivato nelle loro vite per stravolgerle talmente tanto che nemmeno le terribili notizie in tv possono distogliere l’attenzione da quel fagottino inerte.

Mi è piaciuto forse un pochino meno il capitolo finale, quello in cui il memoir si trasforma in finzione e il padre guarda la figlia e com'è diventata. Per quanto dolce sia ritrovarla da grande in uno dei luoghi preferiti dell'autore, questa proiezione nel futuro attribuisce a questa bambina ovunque (che oggi di anni dovrebbe averne un paio) una certa "responsabilità" che non so quanto sia giusto che abbia.

In ogni caso, La bambina ovunque è un libro divertente e a tratti molto tenero, da cui è facile lasciarsi coinvolgere, soprattutto se si è vicini all'età dei protagonisti. Ma, soprattutto, è un libro molto vero, reale, che dà voce a quei pensieri che magari molti genitori, soprattutto padri, fanno quando stanno aspettando un figlio, senza aver però il coraggio di pronunciarli. E che poi, una volta che il figlio arriva, a poco a poco spariscono, sostituiti dall'amore, dalla scoperta, dal vedere un noi fatto di due, diventare di tre.


Titolo: La bambina ovunque
Autore: Stefano Sgambati
Pagine: 137
Editore: Mondadori
Anno: 2018
Prezzo: 18,00
Acquista su Amazon:
formato cartaceo: La bambina ovunque
formato ebook: La bambina ovunque

venerdì 20 aprile 2018

CLESSIDRA - Dani Shapiro

Ci penso io, disse M. Un ritornello familiare, che ho sempre amato e al quale ho sempre desiderato poter credere. Questo desiderio - il mio desiderio - è parte del nostro matrimonio. Stiamo insieme da quasi vent'anni. Il picchio, le creature inquietanti, lo sciame di parole. La casa vecchia, la velocità del tempo, l'accrescersi della tristezza. Le cose che possono o non possono essere riparate. Ci penso io.

Io e mio marito siamo sposati da poco più di sei mesi. Prima c’è stato un annetto di convivenza, due mesi circa di corteggiamento consapevole, e non so dire quanti di parole prima sporadiche e poi sempre più impellenti, che ci hanno portato qui. A condividere una casa; a non avere più solo cose mie e sue, ma anche cose nostre; e un anello al dito, a sancire tutta l’intenzione di non lasciarci più.
Siamo quindi una coppia relativamente fresca, stiamo insieme da meno di due anni; e anche se qualche nostra abitudine, qualche piccola routine, già ce l’abbiamo, ne abbiamo ancora molte da sviluppare.

Forse è stato questo, il nostro essere ancora una coppia “giovane”, a spingermi verso Clessidra di Dani Shapiro, un memoir da poco pubblicato da edizioni Clichy e tradotto da Gaja Cenciarelli, in cui questa autrice americana racconta i suoi diciotto anni di matrimonio con il marito M. Diciotto anni, rispetto ai nostri quasi due, sono tantissimi e sicuramente tante sono le cose che si devono affrontare, e che potrebbero cambiare, in tutto quel tempo.

Loro, per esempio, hanno avuto un figlio e poi hanno rischiato di perderlo. Hanno dovuto affrontare lutti, malattie e perdite che sembrano incolmabili e che su di loro pesano ancora come un macigno; hanno avuto momenti pieni di lavoro (entrambi freelance, entrambi nel mondo della scrittura, lei vera e propria scrittrice, lui ex fotografo di guerra ora sceneggiatore) e altri di difficoltà ad arrivare a fine mese. Hanno avuto momenti di gelosie, di paure, di incomprensioni che, nel corso degli anni, un po’ li hanno allontanati pur rimanendo vicini. Momenti di “e se”, di rimpianti. Cose che all'esterno non si mostrano, ma che sono sempre presenti e non li abbandonano mai.
Quello che non pubblichiamo su Instagram: gli estratti conto; gli avvisi di mancato pagamento; le occhiate veloci che ci scambiamo quando nostro figlio non ci guarda. I doposbronza; le notti insonni; le rette scolastiche. Le e-mail con notizie spiacevoli; i moduli dell'assicurazione sulla vita. Le ultime volontà; i testamenti. I sospiri ansimanti. Il modo in cui talvolta ci abbracciamo la mattina presto - gli occhi gonfi, il caffè sul fuoco - e sprofondiamo la testa sulla spalla dell'altro. Andrà tutto bene, vero?Le braccia rafforzano la presa. Andrà tutto bene. Un linguaggio comune - come una colonna sonora della nostra vita - talmente familiare che ormai facciamo fatica a capire chi di noi stia parlando.

Dani Shapiro racconta tutto questo con intelligenza, senza nascondere nulla, senza dare la visione di un amore perfetto che si è mantenuto intatto e immutabile nel tempo, ma descrivendone tutti i cambiamenti, tutte le evoluzioni, tutte quelle piccole grandi cose della vita che avrebbero potuto intaccarlo e cambiarlo, e in parte lo hanno fatto senza però distruggerlo ma facendolo semplicemente maturare.

Clessidra mi ha commossa. Forse perché sono una romantica, che crede nel lieto fine e nell’amore che vince sopra ogni cosa, ma  non sono così ingenua da non sapere che la vita può metterti davanti di tutto, momenti bellissimi ma anche enormi difficoltà, in cui perdersi potrebbe essere un attimo.
I passi falsi e le cadute; gli errori di valutazione; i pericoli scampati: gli «avrei potuto». Sono arrivata a nutrire la convinzione che non sono tanto gli errori che commettiamo a influenzare la nostra vita, quanto il momento in cui li commettiamo. Ora c'è meno elasticità. Meno tempo per reagire. E quindi do ascolto a quel sussurro urgente e mi muovo con sempre maggiore circospezione. Tengo la mia vita con M. tra le mani con la stessa delicatezza che riservo alla maiolica che abbiamo riportato dalla luna di miele tempo fa. Siamo delicati. Siamo belli. Non siamo nuovi. Dobbiamo essere maneggiati con cura.
Dani e suo marito, però, dopo vent'anni d'amore e diciotto di matrimonio ce la stanno facendo, sono ancora insieme, nonostante tutto. E da questo memoir, che non è mai sdolcinato e non edulcora nulla, il loro amore emerge forte e chiaro in ogni pagina, in ogni dettaglio, in ogni parola che la scrittrice sceglie per raccontarlo e in ogni difficoltà che devono affrontare. Ed è bello, forte anche quando insicuro, e trasmette un sacco di speranza a chi invece è solo all'inizio, ma non desidera altro che avere esattamente lo stesso e farà di tutto per farlo succedere.
Il nostro mondo si restringerà quando la tempesta del tempo si abbatterà su di noi. Ci sbiancherà, metterà a nudo i nostri nodi, ci spezzerà come legna trasportata dal fiume. È questo restringimento - non l'incertezza - a essere inevitabile. Il restringimento non succederà oggi, né domani. Non quest'anno, né il prossimo. Non in questi dieci, né - forse - nei prossimi dieci. Fortuna permettendo, certo. Ma non solo fortuna.


Titolo: Clessidra
Autore: Dani Shapiro
Traduttore: Gaja Cenciarelli
Pagine: 152
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: Clichy
Prezzo di copertina: 15€
Acquista su amazon:
formato brossura: Clessidra. Tempo, memoria, matrimonio
formato ebook: Clessidra: Tempo, memoria, matrimonio (Rive Gauche - Fiction e non-fiction americana)

giovedì 18 maggio 2017

JESSE - Marianne Leone

Jesse era affetto da una grave forma di paralisi cerebrale e non riusciva a parlare. Era anche un ottimo studente, iscritto al secondo anno di un liceo pubblico. Scriveva poesie sul suo computer, superava brillantemente tutti i compiti di latino, faceva windsurf d'estate.
Che molti vedessero soltanto la sua disabilità aggiungeva un'altra dimensione al dolore, una patina surreale alla solitudine che mi attendeva. Erano gli stessi che pensavano "È stato meglio così". Oppure: "Ora è libero, e lo sei anche tu". Ma io sarei stata disposta a sostenere il suo corpo minuto fino a non poterne più, e poi ancora, nella debolezza della vecchiaia.


Jesse è nato il 15 ottobre del 1987, con dieci settimane d’anticipo e un peso alla nascita di un chilo e seicento grammi. Al terzo giorno di vita, una grave emorragia gli lascerà una paralisi cerebrale che segnerà il corso della sua vita: Jesse è tetraplegico, non può parlare e soffre di continue crisi epilettiche. Ma è vivo e ha un’intelligenza fuori dalla norma, che si scontra con una società che a volte sembra incapace di comprenderlo e accettarlo.
A combattere per lui ci sono il padre, l’attore Chris Cooper, e soprattutto la madre, Marianne Leone, oltre a una serie di aiutanti, infermiere, medici e terapisti che invece della sua intelligenza si sono accorti eccome e fanno di tutto per rendere la sua vita il più possibile simile a quella di tutti gli altri.
La mattina del 3 gennaio 2005, nell’anno dei suoi diciotto anni, però Jesse non si sveglia, lasciando in chi l’ha conosciuto e in chi per tutti quegli anni ha lottato per lui un senso di vuoto enorme, ma al tempo stesso la voglia di raccontare la sua storia, perché possa essere di aiuto agli altri e per non dimenticare mai.

Ed è quello che fa Marianne Leone in questo memoir, Jesse appunto, pubblicato in Italia da Nutrimenti con la traduzione di Letizia Sacchini.

Vi devo confessare che prima di iniziare la lettura di questo libro ero un po’ preoccupata. Preoccupata di stare male, di soffrire troppo, ma soprattutto di trovare una storia che sarebbe caduta, pur giustificatamente, nel sentimentalismo e nel dolore. 
E invece ho trovato molto, molto di più. Ho trovato la lotta di una madre e di un padre per il bene del proprio figlio: lotte mediche, per cercare di capire che cosa sia successo e quanto speranze di miglioramento ci potessero essere; lotte scolastiche, in un continuo scontro con un sistema che spesso parla di integrazione solo di facciata ma che poi considera il garantire diritti solo un peso; lotte per la felicità, per vivere, nonostante tutto, una vita normale: Jesse nuota, fa windsurf, va a cavallo, scrive poesie, fa dolcetto e scherzetto la notte di Halloween e piange, ride, si arrabbia esattamente come tutti gli altri bambini e gli altri ragazzi. 

Al termine della sua prima settimana d’assenza, Adam ha chiamato a casa. “Perché Jesse non viene più a scuola?”
Ho cercato di spiegarglielo nella maniera più comprensibile per un bambino di sette anni.
“Ti ricordi quando hai imparato che un tempo ai bambini di colore non era permesso di andare a scuola? Be’, oggi ci sono persone che vorrebbero fare la stessa cosa con i bambini in carrozzina”.
Adam era indignato.
"Ma… la carrozzina è solo fuori!”.

La storia di Jesse è una storia dolce e struggente, raccontata però con uno stile che va oltre il semplice racconto di una madre che ha perso un figlio e che mostra una forza narrativa notevole, sia nel raccontare le peripezie di Jesse sia nella descrizione del vuoto del presente.

Ed è anche una di quelle storie che vanno raccontate, per mitigare un po’ quell'idea che la vita delle persone disabili sia solo ed esclusivamente una vita vuota e triste (un'idea che mi ha sempre fatto arrabbiare, perché io di quei pochi anni vissuti accanto a mio padre in sedia a rotelle ricordo soprattutto i momenti divertenti, le cose sceme che ci siamo inventati per far fronte a una situazione difficile e dolorosa per renderla più sopportabile e in qualche modo normale).
Molto spesso la tristezza e la rabbia prendono il sopravvento, certo, e ancora di più se, oltre ai problemi di salute, bisogna fare i conti con una burocrazia folle o con alcuni personaggi del mondo esterno completamente incapaci di accettare e gestire queste disabilità, come succede a Jesse a scuola.
Ma è anche una vita ricca, una vita piena di piccole grandi conquiste, di momenti bellissimi, di risate, di incontri con persone eccezionali che rendono quei “be’, almeno ha smesso di soffrire”, che spesso si sentono dire quando vite come quella di Jesse finiscono, privi di qualsiasi significato.

Jesse è un libro triste per il suo doloroso epilogo, ma anche un libro pieno di vita, di allegria, di gioia e d'amore. Tutto quello che Jesse ha donato e ha ricevuto nel corso della sua vita e che ora sua madre dona a chi legge la sua storia.
E io, fossi in voi, lo farei.


TITOLO: Jesse
AUTORE: Marianne Leone
TRADUTTORE: Letizia Sacchini
PAGINE: 255
EDITORE: Nutrimenti
ANNO: 2017
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formato cartaceo: Jesse