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domenica 24 dicembre 2017

Buon Natale a tutti!

Ed eccoci arrivati anche quest'anno al tradizionale post con gli auguri di Natale, a cui poi seguiranno nei prossimi giorni le mie altrettanto tradizionali classifiche dei libri più brutti (paura eh?) e più belli letti quest'anno.

©Lim Heng Swee

Lo so, per fare i bilanci forse bisognerebbe aspettare proprio il 31 dicembre, ma il giorno della Vigilia è uno dei miei preferiti dell'anno, più ancora del giorno di Natale stesso, e quindi mi piace fermarmi un attimo, magari fissando qualche lucina o qualche buffa decorazione e ascoltando qualche canzoncina, e pensare a quanto successo nella mia vita negli ultimi 365 giorni.

Questo 2017 è stato un bell'anno sotto molti punti di vista.

Partiamo dalle cose serie, ovvero il lavoro. Da quando ho iniziato la mia carriera da traduttrice e editor freelance (nel gennaio del 2015), finalmente quest'anno posso dire di aver lavorato praticamente sempre e, tra editing, letture e traduzioni, di essere riuscita a raggiungere uno stipendio mensile quasi normale.
Ho tradotto un manuale di giardinaggio, e mi sono divertita molto a farlo, anche se poi la collaborazione non è andata come avrei sperato. Ho tradotto un manuale di business che mi ha portato ad avere a che fare per la prima volta con un editore che paga i suoi collaboratori non in tempo, ma addirittura prima della scadenza dei termini. E, soprattutto, ho tradotto il mio primo romanzo (e sto già lavorando sul secondo).
Poi ho continuato i miei editing per una casa editrice con cui collaboro da anni, ma anche qualcuno arrivato dalla pagina dei servizi editoriali (nel caso vi interessasse, trovate maggiori informazioni  qui), e ho letto, ma anche solo assaggiato, tantissimi libri per un altro editore (uno di questi romanzi da me "approvati", a cui tengo particolarmente, dovrebbe uscire già l'anno prossimo). 
Insomma, questo 2017 è andato bene. E spero davvero che il 2018 possa andare anche meglio, perché non c'è davvero niente di più bello che poter vivere facendo una cosa che si ama.

Per quanto riguarda la mia privata, direi niente da segnalare... a parte il fatto che io e Luca, il 7 ottobre, ci siamo sposati!
Un altro momento bellissimo, pieno di risate ed emozioni. E anche di tanti, tantissimi libri: il mio bouquet era fatto di origami, e i fogli utilizzati erano le pagine di Piccola osteria senza parole di Massimo Cuomo; la torta era a forma di libro con sopra riportata una frase di Le nostre anime di notte di Kent Haruf; e anche molti regali arrivati hanno in qualche modo a che fare con questa nostra comune passione. E insomma, è stato un matrimonio semplicissimo e forse, per questo, ancora più bello.



In questo 2017 siamo anche andati un bel po' in giro: siamo andati a vedere un sacco di animali buffi (e chi mi conosce anche solo un pochino sa quanto io ami gli animali buffi); abbiamo partecipato a parecchi festival e fiere letterarie (da segnalare soprattutto la prima volta a Collisioni e il ritorno a Mantova, dove ogni anno lascio sempre un pezzo di cuore) e abbiamo fatto anche qualche altra bella gita (Firenze, Parma, il mare...).

Ho letto tanto, anche se un po' meno del solito, e ho cercato il più possibile di tenere vivi e attivi il blog e la sua pagina, divertendomi e (spero) facendo divertire anche voi, ma anche consigliandovi qualche bel libro. Ho visto parecchi film al cinema, alcuni bellissimi altri evitabili. Ho mangiato un sacco e ho imparato a fare la pizza. Ho conosciuto tante, tantissime persone nuove, alcune dal vivo altre solo virtualmente. Ho amato tanto e sono stata amata tanto. Ho pianto qualche volta e ho riso tantissimo. E, in generale, sono sempre stata bene.

E il mio augurio, per me e per voi, per questo Natale e per questo anno nuovo che sta arrivando è proprio questo: amate e lasciatevi amare, piangete qualche volta, ridete tantissimo e cercate, in generale, di stare  bene, facendo il più possibile le cose che vi piacciono (o di riuscire a trovare qualcosa di bello anche in quelle che non vi piacciono).

Buon Natale a tutti!

venerdì 24 novembre 2017

LETTERE DA BABBO NATALE - J.R.R. Tolkien



Caro Babbo Natale,

come stai? Scusami se ti disturbo proprio adesso che manca solo un mese alla Vigilia di Natale. Immagino tu sia molto impegnato a cercare i regali e a rispondere a tutti i bambini che, a differenza mia, ti hanno scritto per tempo. Ma chissà che tu, o Orso Bianco o qualcuno dei tuoi elfi non troviate comunque il tempo di leggere queste mie parole e, magari, anche di rispondermi.
Ne sarei onorata, come penso proprio lo fossero i bambini della famiglia Tolkien quando sotto l’albero, insieme ai regali richiesti, trovavano una delle vostre lettere provenienti dal Polo, con i racconti di quello che vi era successo durante l’anno.

Ho letto queste lettere quasi per caso, sai? Sembra strano, perché la raccolta Lettere da Babbo Natale è in circolazione già da un po’, in diverse edizioni. Eppure, pur essendo una grandissima amante del Natale, io le ho scoperte solo da poco, grazie a una nuova ristampa di Bompiani (è una delle tante case editrici che ci sono qui in Italia… le avete anche al Polo le case editrici? Secondo me Orso Bianco potrebbe scrivere un bel romanzo autobiografico su tutto quello che vi succede lì e avrebbe un enorme successo).

Le ho scoperte da poco, dicevo, e me ne sono innamorata. Un po’ per i vostri disegni (i tuoi e quelli di Orso… ma non dirglielo, se no si monta la testa), un po’ per i vostri racconti, a volte divertentissimi altri un po’ paurosi (i goblin non sono più tornati, vero?), che bene raccontano quanto a volte sia difficile svolgere il lavoro che fai… soprattutto se vivi con un orso pasticcione che a volte sembra quasi boicottarti, anche se sappiamo tutti che non lo fa in cattiva fede. Ma soprattutto, ho amato molto l’idea di te e dei tuoi aiutanti che vi mettete lì e, con la vostra scrittura a volte un po’ tremolante altre gigantesca (ma poi Orso è riuscito a togliersi l’inchiostro dalle zampe?), rispondete alle lettere dei bambini.

Secondo me queste lettere valgono più dei regali veri e propri, perché dimostrano tutto l’amore che per loro provate. Magari da bambino uno non se ne accorge, tutto intento a scartare giocattoli e libri e qualunque altra cosa abbia chiesto; ma poi una volta cresciuto, quando i giocattoli saranno finiti in soffitta, i libri persi in qualche trasloco e le altre cose consumate, be’, queste pagine e questi disegni rimarranno. Così come rimarrà tutto l’amore di un padre scrittore verso i suoi figli. 

Niente, caro Babbo Natale, non ho molto altro da dirti, se non appunto che ho letto le tue storie e le ho adorate, al punto da consigliarle a chiunque ancora non le conosca, per vivere attraverso le tue parole e i tuoi disegni la magia del Natale.

Ah sì, mi piacerebbe anche partecipare, una volta o l’altra, all’enorme festa che dai ogni anno per tutti i tuoi amici e aiutanti una volta consegnati tutti i doni (porterei anche del cibo, così se Orso Bianco si mangiasse tutto quello che hai preparato tu, ci sarebbe qualcosa di scorta), ma non so se quest’anno riuscirò a essere dalle tue parti il 26 dicembre. Comunque ci proverò.

Ora ti saluto, davvero, caro Babbo Natale. Ti ringrazio per avermi permesso di ritornare bambina con le tue parole. Anche se erano rivolte ai figli del signor Tolkien, mi hanno divertito, commosso ed emozionato come se fossero state per me.
Dai una carezza sul testone di Orso Bianco, un abbraccio affettuoso a tutti i tuoi elfi e qualche carota in più alle renne da parte mia.

A presto
Una bambina un po’ cresciuta che non smetterà mai di adorare il Natale.



TITOLO: Lettere da Babbo Natale
AUTORE: J.R.R. Tolkien
TRADUTTORE: Marco Respinti
PAGINE: 192
EDITORE: Bompiani
ACQUISTA SU AMAZON
formato cartaceo: Lettere da Babbo Natale

sabato 24 dicembre 2016

Buon Natale a tutti!

L’anno scorso oggi, per farmi e farvi gli auguri di Natale, avevo scritto una bella letterina a Babbo Natale. Un po’ all'ultimo momento, in effetti, ma gli avevo chiesto solo cose non materiali, che avrebbe potuto portarmi in qualunque momento.

Quest’anno ero intenzionata a fare la stessa cosa, a scrivere di nuovo a Babbo Natale una bella lista di cose che vorrei. E ci ho anche provato, a mettermi lì e scrivergli qualcosa. Ma sono stata davanti a una pagina bianca per una buona mezz'ora senza riuscire a mettere giù nulla. A pensare e ripensare a cosa potrei volere quest’anno, in cui di cose ne sono cambiate tantissime. Ma niente, non mi è venuto in mente niente. 
E non è nemmeno così difficile capire perché.

© Kerry Meyer

Perché il regalo più grande e più bello che potesse portarmi me lo ha già portato, quest’anno.
In un modo improvviso, completamente inaspettato e travolgente. E sono belli, i regali che arrivano così e ti stravolgono completamente la vita. Soprattutto se insieme a essi ti viene dato anche il coraggio di riceverli, di affrontare tutte le difficoltà che bisogna superare per poterseli godere.
Eh sì, perché ci sono dei regali talmente tanto grandi, talmente tanto belli, che quando li scarti all'inizio destabilizzano un po', fanno quasi paura, perché non ti spieghi come qualcosa di così incredibile sia arrivata proprio a te, che nemmeno la stavi cercando.


Non ho mai voluto spiegare di preciso che cosa sia successo negli ultimi mesi nella mia vita. Un po’ perché qui ho parlato quasi sempre solo di libri, o comunque della mia vita in modo molto generico.
Un po’ perché ci sono cose che, semplicemente, non vanno spiegate. Si vivono e basta. Perché per te hanno un senso e per altri magari no. Perché tu le capisci e sai quanto siano giuste, quanto sia belle e debbano essere proprio così e altri invece no, e ci vedono solo lo sbagliato, solo il male. (E per queste persone, che cercano necessariamente un senso a cose come l'amore e, soprattutto, che vedono necessariamente solo il brutto, il male nelle cose belle, un po' mi dispiace, devo dire la verità).

Certo, se avessi potuto, avrei voluto risparmiare un po' di dolore. Avrei voluto evitare che questo regalo, così bello e così grande per me, facesse male ad altri. Anche se magari è durato poco ed è passato subito, è comunque qualcosa che avrei voluto non ci fosse. E questa forse è anche l’unica cosa che potrei chiedere a Babbo Natale quest’anno. Di far guarire in fretta, di far dimenticare e ricominciare chi da questo regalo è rimasto tagliato fuori (non per mettermi a posto io la coscienza, ma per loro, per aver la possibilità di cogliere anche loro tutti i regali che la vita inaspettatamente può mettere davanti ogni giorno).

Per il resto non saprei che altro chiedere. Magari un po’ di lavoro in più, quello sì, ma anche su questo aspetto qualcosa si sta piano piano muovendo. E anche un po’ di voglia in più di leggere, già che ci siamo, che negli ultimi mesi ha un po’ latitato e un po' mi manca (ma quando la vita prende il sopravvento, è normale che i libri vengano un po' messi da parte). Poi la serenità e la salute per le persone a cui voglio bene e tutte quelle altre cose che vorrei ci fossero ogni giorno di ogni anno, per tutti.

Ora come ora non mi serve nient’altro. Ho pure una gatta buffissima, che sta lì seduta in fondo al letto a fissarmi mentre scrivo questo post e ogni tanto muove la testolina un po’ perplessa. 

E, soprattutto, ho Luca.

© Elissabetta Decontardi

Spero che anche il vostro Natale sia così. Che tutto quello che più desiderate vi sia già arrivato e che ora possiate semplicemente stare lì, magari seduti davanti a un albero di Natale accesso o facendo la cosa che più vi piace fare, a godervelo.
E se non è ancora successo, succederà. Quando meno ve lo aspettate. Quando forse nemmeno lo state cercando. E sarà bellissimo.

Tantissimi auguri di Buon Natale a tutti voi!

lunedì 19 dicembre 2016

Due favole per Natale: Il caso dell'oca di Natale di Arthur Conan Doyle e La volpe nella mangiatoia di P.L. Travers

Pur essendo da sempre una grande appassionata del Natale (di quelle persone che a metà novembre iniziano a scalpitare per accendere lucine, appendere palline, confezionare pacchetti e mangiare panettoni pieni di cioccolato, per intenderci), mi capita molto raramente in questo periodo di leggere libri a tema. Forse perché non ho una programmazione precisa delle mie letture, forse perché qualsiasi libro per me diventa natalizio quando lo si legge sul divano davanti all'albero di Natale acceso, forse per evitare un sovraccarico di spirito natalizio... in ogni caso, romanzi e racconti a tema non ne leggo quasi mai.
Quest'anno, però, ho fatto un'eccezione. Anzi, due. Perché di fronte a certi racconti e a certe bellissime collane, non riesco proprio a resistere.


Il primo racconto è Il caso dell'oca di Natale di Arthur Conan Doyle, pubblicato da Interlinea edizioni con la traduzione di Marina Vaggi, nella bellissima collana Nativitas. Una delle scoperte più belle di Più libri più liberi, aggiungerei: una collana tutta incentrata sul Natale, che raccoglie racconti, lettere, scritti di vario genere di autori italiani e stranieri del passato.
Il mio occhio è caduto subito sul buon vecchio Conan Doyle, perché mi piaceva l'idea di scoprire come passa il suo Natale Sherlock Holmes. 
E lo passa indagando, ovviamente. In questo caso, sul mistero di un'oca dentro al cui becco viene trovata una pietra azzurra di enorme valore, rubata qualche giorno prima alla contessa di Morcar in un lussuoso albergo londinese. Come ci è finita quella pietra preziosa dentro a un'oca? Dopo un po' di indagini, in compagnia del fidato Watson anche durante le feste, Sherlock Holmes risolverà ancora una volta il mistero.

Il secondo racconto è invece La volpe nella mangiatoia di Pamela Lyndon Travers, edito da Sellerio con la traduzione di Orietta Guaita e le belle illustrazioni di Thomas Bewick. In questo caso, ad attirarmi è stato il mio amore per Mary Poppins (che sotto Natale si amplifica sempre un po', in ricordo della tradizione mia e di mio fratello di guardare il film una volta l'anno, proprio in questi giorni) e il ricordo di quanto mi fosse piaciuta Zia Sass, la raccolta di racconti che Sellerio ha pubblicato proprio in questo periodo l'anno passato.
Qui ci troviamo di fronte a una favola natalizia vera e propria, ambientata durante la prima messa di Natale nella chiesa di Saint Paul, a Londra, dopo la fine della guerra. Protagonista è la volpe Reynard che, sebbene osteggiata da tutti gli altri animali, porta a Gesù bambino un dono esclusivo, che nessun altro animale della mangiatoia può portare.

Due favole, più tradizionale quella di P. L. Travers, in perfetto stile giallo (anche se senza omicidi) quella di Conan Doyle, che si leggono in una sera e che, complici le decorazioni, i pacchetti e le mille lucine sull'albero di Natale a far da sfondo alla lettura, riescono a trasmettere perfettamente lo spirito e la magia di questi giorni. Oltre a farti venire venire voglia di leggerne altre, tante, tante altre, di storie natalizie come queste. 


Titolo: Il caso dell'oca di Natale
Autore: Arthur Conan Doyle
Traduttore: Marina Vaggi
Pagine: 40
Editore: Interlinea
Prezzo di copertina: 6€
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Titolo: La volpe nella mangiatoia
Autore: Pamela Lyndon Travers
Traduttore: Orietta Guaita
Pagine: 100
Editore: Sellerio
Prezzo di copertina: 10€
Acquista su Amazon:

lunedì 7 dicembre 2015

Piccolo vademecum per regalare libri a Natale

Natale si avvicina! Domani è l’8 dicembre e finalmente quasi tutti faranno l’albero di Natale, e smetteranno di rompermi le scatole per averlo fatto con tre settimane di anticipo.

Oltre alle lucine e alle carole natalizie, inizia anche la corsa ai regali. Io parto sempre per tempo, odio ridurmi all'ultimo giorno a cercare che cosa comprare. Qualcosa mi manca ancora da acquistare, per carità, ma ho tutto sotto controllo, so già dove, come e quando andare a comprarlo.

Pare che quest’anno tra le cose più regalate in Italia ci saranno i libri. Bello, bravi, finalmente una buona notizia per l’editoria italiana. Gente che non ci ha mai messo piede, entrerà in libreria e uscirà con un libro.
Ma siamo proprio così sicuri che regalare un libro sia una cosa facile?
Per quanto mi riguarda, assolutamente no. Devi conoscere bene i gusti dell’altra persona, oltre ad avere ben chiaro che cosa abbia già letto e cosa no. Devi conoscerne anche le manie, ché magari un determinato libro non l’ha letto di proposti, perché, che so, non gli piace l’editore che l’ha pubblicato, non gli piace la copertina o qualcosa, per qualche motivo, non ispira. Insomma, le discriminanti sono tante e tutte andrebbero tenute in considerazione.
Non per niente io specifico sempre a chi me lo chiede quali libri mi piacerebbe ricevere e chiedo sempre una wish list alle persone a cui io ho in mente di regalarne.  Ti togli la sorpresa? Beh, sì. Ma volete mettere la sicurezza di regalare qualcosa che davvero piace e soprattutto la possibilità di dire, nel caso in cui il libro poi si riveli brutto per chi lo legge, “beh, te lo sei scelto tu”.

Dal momento che non voglio scoraggiare nessuno e davvero mi piacerebbe che i libri fossero il regalo di Natale più gettonato quest’anno, ho stilato un piccolo e personalissimo vademecum. Che magari non vi servirà a niente, ma magari invece vi farà riflettere un secondo in più prima di effettuare un acquisto.



  1. Se non siete lettori e non aprite mai un libro durante l’anno, non regalate un libro. Soprattutto a qualcuno che invece lettore è. Capisco che l’idea vi sembrerà geniale, perché “hey, a quello piacciono i libri!”, però il rischio di sbagliare è davvero alto.
  2. Se invece siete lettori e volete regalare un libro a un non lettore, state comunque mooolto attenti. A volte i nostri gusti e il nostro smisurato entusiasmo superano il nostro buon senso e ci ritroviamo a regalare libri che per un non lettore sono troppo difficili (non che il non lettore sia scemo, e ci mancherebbe altro! Però magari non è allenato alla varietà di stili e di generi e se gli regalate un Saramago senza punteggiatura andrà un pochino in crisi…). Pensate quindi a un libro che possa piacere a tutti, che sia scorrevole e che abbia qualcosa che possa attirare la persona a cui lo regalate. Se uno non è abituato a leggere, è difficile che si metta a farlo proprio a Natale, soprattutto se regalate un libro un po’ troppo particolare.
  3. Consultatevi con il destinatario del regalo, non proprio in modo diretto se amate le sorprese, apertamente e senza ritegno se invece preferite la sicurezza di un regalo azzeccato al trovarvi di fronte una sorpresa mista a sconforto (le parole si controllano, ma la faccia, quando si apre un regalo, è molto più difficile da gestire).
  4. Consultatevi anche con il libraio o la libraia dove acquisterete il libro. Solitamente, e soprattutto se sono librerie indipendenti, ma anche in molte di catena, sono anche loro lettori e hanno più o meno in mente che cosa potrebbe piacere e a chi.
  5. Nel dubbio, non comprate il libro del personaggio televisivo o del Fabio Volo/Bruno Vespa/ect etc... del momento, a meno che non siate davvero sicuri che al destinatario quel personaggio piaccia o possa fregare qualcosa di come quel tizio è arrivato dove è arrivato.
  6. Tenete conto dei vostri gusti, ma soprattutto di quelli del destinatario. Lo so che la tentazione di dire “beh, compro un libro che piace a me, così al massimo me lo leggo io” è molto forte, però non è nemmeno tanto giusto partire con questo presupposto. Comprate un libro che possa piacere soprattutto all’altro e poi magari anche a voi. Tanto un'idea dei suoi gusti la dovreste avere, se state pensando di fargli un regalo che non sia la solita candela o il solito docciaschiuma tappabuchi. Quindi dovreste sapere che cosa può piacergli e cosa no.
  7. I buoni regalo sono forse un po’ impersonali ma, se siete proprio nel panico, vi possono salvare la vita.
  8. Tenetevi buoni i fratelli, le sorelle, le mamme, i parenti, gli amici della persona a cui volete fare il regalo. Un piccolo consulto con loro prima dell’acquisto non può che far bene.
  9. Consultate internet. Ci sono un sacco di siti di recensioni (*messaggio autopromozionale*: tipo il mio! *fine del messaggio autopromozionale*) e un sacco di riviste e giornali che parlano di libri e che potrebbero darvi una  qualche indicazione su un libro o su un altro. Magari non riuscirete comunque ad azzeccare il libro giusto, ma almeno ci avete provato.
  10. Non lasciatevi abbindolare da fascette, copertine ammiccanti e frasi come “il caso editoriale dell’anno che ha scalato le classifiche di tutto il mondo”. A volte hanno un senso, la maggior parte delle volte sono solo frasi di marketing.
  11. In ogni caso, state tranquilli. Nessuna amicizia è mai finita per un regalo sbagliato, libro o non libro. Acquistate qualcosa che faccia felice voi e che faccia felice la persona a cui volete regalarlo. Alla peggio tra qualche anno vi prendere in giro a vicenda “per quella volta in cui mi hai regalato un libro di…". Alla meglio, gli avrete regalato un libro che ha cambiato la sua vita.


lunedì 6 gennaio 2014

La cena di Natale di Io che amo solo te - Luca Bianchini

Cos'è che vi dicevo l'altro giorno a proposito dei seguiti? Ah sì, che non ne sono mai stata una grande amante, che mi piace che le storie finiscano e che sia io, nella mia mente, a immaginarmi cosa succede dopo,e soprattutto che, di solito, quando mi capita di leggerli, chiudo il libro che una sensazione di delusione, debole o forte a seconda della bravura dell'autore. Però, poi, alla fine, per quanto io possa cercare di negarlo, i seguiti li leggo eccome.

Anche perché, in questo caso, stiamo parlando del seguito di Io che amo solo te, un libro che mi aveva fatta letteralmente impazzire (nel senso che sono andata avanti giorni a canticchiare la canzone nella mia testa e a consigliare a chiunque mi capitasse a tiro la sua lettura). 

A metà novembre è uscito questo libricino, La cena di Natale di Io che amo solo te. Scritto dall'autore durante gli spostamenti o negli alberghi tra una presentazione e l'altra del precedente. Ora, come diffido dei seguiti, diffido anche di chi pubblica più di un libro all'anno. Ne posso sopportare al massimo due, ma devono essere ben diversi tra loro. E in questo caso, la puzza di operazione commerciale, di volontà di sfruttare il più possibile il successo strepitoso, meritato, ma forse anche un po' inaspettato, di Io che amo solo te, era molto, molto, molto forte. E lo è rimasta anche durante la lettura e una volta chiusa l'ultima pagina.

E' la vigilia di Natale e Polignano a mare si risveglia sotto la neve. Un evento straordinario per questo paese pugliese, che coglie un po' tutti impreparati. Altrettanto impreparata coglie Matilde il regalo che Don Mimì le fa per Natale: un anello enorme, che nella mente della donna può significare solo una cosa. Don Mimì la ama ancora. Nonostante il ballo con Ninella, sua suocera nonché fidanzata storica, al matrimonio tra i loro figli. E per mostrare a tutti questo amore e, soprattutto, questo anello, Matilde decide di organizzare per quella sera un cenone di Natale, invitando figli, sorelle e suocera con famiglia. Pazienza se non è tradizione della loro famiglia. Pazienza se perderanno la messa di mezzanotte o metterà in difficoltà la nuora, incaricata del pranzo del giorno successivo. Matilde vuole in qualche modo vendicarsi di Ninella. Il risultato, ovviamente, non sarà del tutto quello sperato.

La lettura di questo libricino è davvero scorrevole, rapida e divertente. L'ho letto in poco meno di tre ore, senza alcuna difficoltà. Riprende un po' tutti i personaggi del primo romanzo e mostra a che punto sono: come va il matrimonio tra Chiara e Damiano, la vita di Orlando, fratello gay di Damiano, che si barcamena tra uomini sposati e fidanzati, quella di Nancy, sorella di Chiara ossessionata dal desiderio di perdere la verginità, e soprattutto come sta Ninella e come si sta riprendendo da quel ballo con Don Mimì al matrimonio della figlia e dalla loro successiva chiacchierata risolutiva. Ci sono tutti, insomma. Il problema è che ad ogni personaggio non viene dato il giusto spazio e ogni piccolo dramma famigliare (dai problemi tra Chiara e Damiano all'ossessione di Nancy) viene trattato in modo troppo sbrigativo e troppo superficiale. E tutto si risolve da solo e quasi per caso. La cena di Natale del titolo occupa poche pagine del romanzo (che comunque già di suo è di poche pagine) e si verifica quando praticamente tutto è già tornato al proprio posto. 
E poi, Don Mimì e Ninella, Ninella e Don Mimì, con il loro amore eterno e, forse, impossibile (anche se basterebbe poi che Don Mimì lasciasse la moglie, no?), che potrebbe andare avanti per sempre, per mille romanzi. Che alla fine sarebbero tutti piacevolissimi e divertenti da leggere (adoro come scrive Bianchini), ma senza che diano niente in più alla storia iniziale, a quel fantastico ballo di Io che amo solo te. Insomma, forse è ora di lasciarli alla loro vita, e di andare avanti con qualcosa di nuovo.

Titolo: La cena di Natale di Io che amo solo te
Autore: Luca Bianchini
Pagine: 183
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Mondadori
ISBN: 978-8804638711
Prezzo di copertina: 12,00€
Acquista su Amazon:

martedì 24 dicembre 2013

Caro Babbo Natale...

Caro Babbo Natale,
sì, lo so, sono un po' in ritardo con questa letterina e so che difficilmente riuscirai a leggerla in tempo per questa notte. Ma so anche che ci proverai, ad esaudire le richieste dell'ultimo minuto. Anche perché di materiale non ti chiedo niente, che i libri me li portano già parenti, fidanzato e amici.
E non ti chiederò nemmeno cose come la pace nel mondo, la fine delle guerre, delle carestie, delle epidemie e della povertà in generale. Sarebbe bello, bellissimo, se tu riuscissi a farle smettere, ma so anche che è impossibile per un uomo solo. Se ci mettessimo tutti di impegno, forse sì, ci potremmo riuscire.

Quello che voglio chiederti è qualcosa di molto più piccolo, anche se forse gli sforzi richiesti per realizzarlo per te saranno enormi. 

Caro Babbo Natale per Natale quest'anno vorrei che diffondessi di più il mondo dei libri, della letteratura e della cultura nel mio paese. Vorrei che riuscissi a convincere tutti che leggere è bello, che leggere può aiutare a sentire e a sentirsi meglio. Che i libri possono aiutare ad affrontare la vita di tutti i giorni, o anche solo aiutare a non pensare a quanto di brutto tutti i giorni ci succede. Che riuscissi a convincere anche le teste più dure che i soldi spesi per i libri e per la cultura in generale sono soldi ben spesi, che le parole rimangono, rimangono eccome. Rimangono dentro di chi le legge, e non solo a prendere polvere su una mensola. E rimangono anche in eredità, più di un smartphone che dopo tre anni si rompe, più di un gioco della playstation che dopo qualche tempo potrebbe rigarsi e più di una borsa o di un cappello firmato che dopo qualche anno diventerà liso. I libri rimangono e si tramandano. Magari un po' di polvere per qualche tempo la prenderanno, ma poi arriverà qualcuno (perché qualcuno arriva sempre) che li troverà, li sistemerà e darà loro nuova vita e nuove avventure.

Vorrei che riuscissi a convincere la gente che con la cultura si può mangiare. Magari non subito, magari i primi tempi il pasto sarà un po' scarno, ma poi, se tutti ci crediamo, diventerà ricco, ricco e ancora più ricco. Di soldi, che comunque è ovvio che servono, ma anche di pensieri, di idee, di novità, di futuro, di vita e cose belle.

Vorrei che riuscissi a convincere la gente che uno dei nostri mali peggiori è l'ignoranza. Il non farsi domande, l'accettare tutto quello che ci viene messo davanti, per pigrizia o per comodità. Una pigrizia che sarebbe facile da combattere, se solo si volesse. (E sulla comodità, vuoi mettere leggere sdraiati nel letto, al caldo, sotto il piumone?)

E ancora, vorrei che riuscissi a convincere la gente a entrare nelle librerie, e non solo sotto Natale o come ultima spiaggia, nelle biblioteche, nei teatri, nei cinema (magari diminuendo un po' il costo del biglietto). Ad andare a mostre, musei, festival e incontro con gli autori. A leggere i giornali, tanti, non solo uno. Ad ascoltare sempre tutti i pareri, prima di decidere. A leggere (questo ma anche altri) blog e ad andare a cercarsi quella cultura che il nostro Stato ancora non è riuscito a rendere accessibile e, soprattutto, appetibile a tutti.

Insomma, caro Babbo Natale, quello che ti chiedo in parole povere è un piccolo miracolo. Lo so, me ne rendo conto. Eppure, se solo lo si volesse, non sarebbe poi così difficile, no? Basterebbe forse infondere nelle persone un po' di curiosità, di voglia di fare, sapere e di capire, e tutto il resto verrebbe da sé.
Se tutto questo ti sembra troppo difficile, ti posso capire. E accetto in cambio anche tutti i libri che riesci a procurarti con così poco preavviso (non Fabio Volo, la D'Urso e simili... anzi, sarebbe un regalo altrettanto gradito se riuscissi a farli sparire definitivamente dalle librerie).

Se il gatto dei vicini non li mangia, troverai latte, biscotti e "Orientarsi con le stelle" di Raymond Carver, sul davanzale, per te (ho pensato che potesse esserti utile un po' di poesia, da leggere in viaggio).

Mi raccomando, stai attento alla nebbia e ai caminetti accesi.
A presto e buon Natale, caro Babbo
Tua
Elisa

martedì 17 dicembre 2013

Regalare libri a Natale

© Marie Flusin
Forse sarebbe ora di dare a questo blog un tocco natalizio. E' che, non so perché, quest'anno il Natale non lo sto sentendo molto. Non credo sia per via della crisi che, nonostante i duecento lavori che devo fare per arrivare ad avere uno stipendio mensile decente e il contratto farlocco che mi ritrovo, tutto sommato (e per fortuna) non mi sta toccando più di tanto. E' che proprio non ho voglia. Sarà che sta finendo l'anno e sono stanca (e, come avete notato, anche le letture stanno proseguendo moooolto più a rilento del solito). Sarà che avrei una voglia matta di novità che invece, per il momento, non arrivano. Non saprei, onestamente. Fatto sta che quest'anno lo spirito del Natale non mi ha ancora conquistata del tutto.

Un modo per portare un po' di Natale qui sul blog potrebbe essere quello di stilare una lista di libri da regalare. Liste che in questi giorni popolano giornali, pagine e blog e che sono degli indicatori davvero utili per chi è a corto di idee (vi consiglio di guardare "Natale in libreria" di Cronache dalla libreria, "All I want for Christmas is... book" della La Leggivendola, e quella stilata dal Club 33 giri... tutte molto belle e ricche di spunti originali, che non si limitano ai best seller). 

Io personalmente non penso di essere in grado di compilare una mia lista. Nel senso che quando regalo un libro, solitamente, o seguo precise indicazioni ricevute dal destinatario (nelle settimane prima di Natale e compleanni vari c'è sempre uno scambio di wish list con le amiche) o vado ad istinto, sperando di azzeccarci, regalando libri che a me sono piaciuti molto e che credo possano piacere anche a chi li riceverà. Ci sto attenta, ovvio. Non regalo mai libri a caso. E infatti è importante conoscere la persona a cui si regalerà il libro. Solo voi infatti potete sapere se gli potrà piacere o se finirà a far da supporto a un tavolo traballante. Solo voi sapete il genere che potrebbe piacere o meno. E solo voi potete decidere se sia o meno il caso di provare ad ampliare gli orizzonti del destinatario o di assecondare le sue abitudini letterarie.
Quindi, il consiglio più grande è quello di seguire il vostro istinto, e di regalare un libro che possa piacere a chi lo riceve, ma che piaccia anche a voi (io non riuscirei mai a regalare libri di Fabio Volo, ad esempio), che vi lasci soddisfatti, anche se magari non lo leggerete mai. Piuttosto chiedete, informatevi, fate domande trabocchetto per scoprire i gusti del destinatario, chiedete a un amico, uno zio, la mamma o affidatevi, semplicemente, al vostro buon senso. Prendetevi un pomeriggio libero, entrare in una libreria e pensate. Uscirete sicuramente con almeno tre libri per voi, ma sono sicura anche con il regalo che dovevate acquistare.

Questi consigli (non che ne abbia dati chissà quanti, in realtà) ovviamente valgono solo se voi siete amanti dei libri e se, come me, adorate regalarli. Se usate i libri come ultima spiaggia, se non vi ricordate quanto tempo è passato da quando ne avete aperto uno per l'ultima volta, vi consiglio di ripiegare su altro. Un doccia-schiuma, un cestino, dei cioccolatini. Non regalate libri a caso, se voi stessi non ne vorreste ricevere. Rischiate seriamente di buttare via i soldi. Sia se l'altro legge come voi, sia soprattutto se legge molto di più. Rischierete di venire ricordati per sempre come "quello che mi ha regalato quel libro idiota/il libro più brutto che abbia mai letto/il libro che sta tenendo in equilibrio il tavolo" (ormai si sa, noi lettori accaniti siamo un po' tanto snob... e che queste cose ce le ricordiamo).

©Maija Laaksonen
Per quanto mi riguarda, da accanita lettrice, i libri, oltre che essere un regalo da me molto gradito se fatto con coscienza (torniamo alle wish list di prima o alle richieste esplicite), sono l'unica cosa che non mi stancherei mai di regalare: mi piace associare un libro alla persona a cui sarà destinato, mi piace assecondare la passione di altri aiutandoli a svuotare le loro liste desideri, così come mi piace far cambiare idea ai più scettici che di libri invece solitamente non ne vogliono proprio sapere (o che magari qualcosina ne sanno, ma si fermano ai libri da classifica, ai best seller... e poi quando regali loro un romanzo di Vargas Llosa, lo divorano, vengono da te e ti dicono "Ma lo sai che il libro che mi hai regalato è proprio bello?"). Ovviamente non sempre ci riesco. Anche perché alcuni casi sono davvero disperati. Però ecco, quando regalo un libro mi sento in pace con me stessa e con il mondo. Mi sento in qualche modo soddisfatta, indipendentemente dalla reazione di chi lo riceve.

Comunque, se proprio proprio devo dare qualche consiglio, direi tutti quelli presenti nella mia lista degli Imperdibili. Quelli sono i libri più belli che ho letto finora. Sono i libri che regalo più spesso, che consiglio sempre e comunque e di cui potrei parlare per ore, ore, ore e ancora ore senza stufarmi mai (io non mi stufo, chi mi ascolta probabilmente sì). Con quei libri lì ho sempre ottenuto buoni risultati e, almeno per ora, non mi sono mai stati rinfacciati.

Ok, la magia del Natale non mi ha invaso nemmeno dopo questo post che, pensandoci bene, forse è anche un po' inutile... ma forse perché sotto il mio albero ancora non ci sono libri per me in regalo e questo mi mette parecchio di cattivo umore.