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martedì 28 giugno 2016

LA FIGLIA SBAGLIATA - Raffaella Romagnolo

Se tra una passata e l’altra si fermasse a guardare in volto Pietro Polizzi, cosa che Ines fa di rado, si accorgerebbe dell’incipiente pallore e di una lieve impressione di secchezza della pelle, causata dal blocco del flusso sanguigno… Pietro aveva un bel fascino, pensa Ines. Ma di certo non era bello come il loro primogenito. Vittorio è molto più alto, e poi il taglio degli occhi, le ciglia, le spalle… Anni di nuoto gli hanno modellato il corpo. Avrebbe potuto diventare un campione dice… È sempre stato giudizioso, d’altronde, anche da bambino. Un amore di bambino… Bambini così ce n’è uno su un milione, pensa. È stata fortunata, molto fortunata. Due sarebbe chiedere troppo.



(Questa mia recensione è stata pubblicata su Ultima pagina il 21 giugno)


Un sabato sera qualunque in una casa di una coppia sposata da quarantatré anni. Lui seduto al tavolo, con la Settimana Enigmistica davanti, lei alle sue spalle a rassettare la cucina dopo la cena. Di sottofondo, la tv accesa su un noto programma di ballo. Una serata normalissima, di una coppia come ce ne sono tante. Se non fosse che l’uomo seduto al tavolo, Pietro Polizzi, proprio in quel momento sta morendo d’infarto, e la moglie, Ines Banchero, sembra non accorgersene, talmente presa dalle sue abitudini, dal qual risentimento che si porta dietro fin dal giorno in cui si è sposata e, soprattutto, talmente poco i due sono abituati a guardarsi in faccia. Lei gli parla e lui non le risponde. Lei si arrabbia e lui ancora niente. Finché capisce che è morto, e se ne va a dormire.

No, non si esaurisce così la trama di La figlia sbagliata, l’ultimo romanzo di Raffaella Romagnolo pubblicato da Frassinelli che ha da poco conquistato un posto tra i dodici finalisti del Premio Strega di quest’anno. Tutto questo succede solo nel primo, folgorante capitolo, che dà poi il via a tutta la storia, a tanti piccoli salti nel passato che fanno capire che questa coppia, all'apparenza così perfetta, così normale, in realtà non lo è mai stata.

Oltre a Ines e Pietro, la famiglia Polizzi-Banchero si compone anche di due figli: Vittorio, il primogenito, bravissimo, bellissimo, sempre obbediente, che non ha mai dato una preoccupazione a sua madre; e Riccarda, che invece per Ines è un po’ una pecora nera, che con i suoi capricci, la sua testardaggine, la sua incapacità di obbedirle, le ha sempre causato dei problemi. Inutile dire chi sia la figlia sbagliata del titolo. Ma siamo proprio sicuri che Vittorio sia felice? Che sia quel figlio bravissimo, bellissimo, obbediente, perfetto… che Ines crede che sia?

La figlia sbagliata ruota tutto intorno ai legami di questa famiglia, che il lettore scopre con i salti temporali che l’autrice fa da quella sera davanti alla tv in cui Pietro muore fino al passato, da sempre caratterizzato da quella contrapposizione che Ines ha creato tra Vittorio e Riccarda. Lui è perfetto, lei è ribelle. Lui la ascolta, lei fa sempre il contrario. Lui non se ne va in giro per il mondo inseguendo sogni impossibili, lei chissà cosa fa davvero per vivere. Lui, lui, lui… e lei invece no.

In questo libro, triste e tragico, Raffaella Romagnolo si interroga sulla complessità dei rapporti tra madri e figli,  concentrandosi soprattutto su quelli che sembrano belli ma invece sono quasi morbosi, anche se forse inconsapevolmente, e da cui sembra impossibile poter fuggire, e su quelli che all’apparenza sembrano brutti, ma sono solo una semplice e natura voglia di affermare se stessi, di inseguire i propri sogni e di diventare grandi.

Perché tutto finisce, Vittorio lo sa. La visita a casa dell’amica di mamma (Ines vuole che lui faccia amicizia con il figlio. Anche questa cosa, se l’è messa in testa), la porzione di nasello al vapore, il controllo dei compiti prima di cena (da cui dipende la presenza del dessert), e persino i tuffi dallo scoglio più alto. Il tempo che passa è suo amico. Il suo migliore amico.

I personaggi del libro sono tutti caratterizzati alla perfezione e riescono a trasmettere quel senso di tristezza, di infelicità, di delusione e disillusione che forse sono le uniche cose che davvero li unisce. Il marito Pietro usa il suo lavoro di camionista come via di fuga, lasciando la moglie e i figli con la scusa di una consegna lontana quando la situazione in casa diventa davvero insostenibile, anche se si rende presto conto che dai pensieri e dai tormenti è difficile fuggire. Li ama, tutti e tre, ma fatica a capire quale sia il suo posto, se accanto a quella donna così piena di carattere e di risentimenti verso il mondo, o accanto ai suoi figli, che a volte sembrano così indifesi. Vittorio e Riccarda, il figlio giusto e la figlia sbagliata, sono due fratelli che si vogliono un bene incredibile e che sanno perfettamente che cosa stanno vivendo l’uno e l’altra, che cosa li fa star male, con la differenza che uno non reagisce mentre l’altra cerca di farlo per tutti e due, senza successo.

E poi c’è Ines, che si fatica a non detestare per buona parte del libro (soprattutto se figli non se ne hanno ancora o se si è stati figli di madri così, amati o sbagliati… perché ce ne sono eccome), per via del suo risentimento nei confronti del marito, del suo egoismo, del suo eccessivo amore per Vittorio e per il suo quasi odio verso Riccarda, colpevole di cercare di seguire quella strada che lei da giovane non ha potuto seguire.. Man mano che si scopre la sua storia, però, si inizia a provare anche un po’ di pena per lei. Soprattutto quando si è nel presente, quando lascia il marito lì, seduto al tavolo nonostante sia morto, e svela a poco a poco ciò che negli anni ha dovuto affrontare, le cose che per convenzione o per necessità ha dovuto mettere da parte e che hanno inevitabilmente condizionato il suo rapporto con gli altri: con il marito, colpevole di non essere abbastanza, con la figlia, colpevole di ricordarle ogni giorno quello che lei non ha avuto, e anche con Vittorio, verso cui ha riversato tutto la sua energia.

La figlia sbagliata di Raffaella Romagnolo è un libro difficile da leggere ma che fa riflettere, perché analizza a fondo, senza alcuna remora o pudore, quei legami che uniscono, e a volte vincolano e schiacciano, genitori e figli. Legami che anche nelle famiglie felici a volte sono complicati, ma che in quelle infelici possono davvero rovinare la vita di chi li subisce e non è in grado di reagire. Quello che ne viene fuori alla fine è un ritratto triste, doloroso, tragico, ma anche potente e indimenticabile, di una famiglia che così rara poi non è.


Titolo: La figlia sbagliata
Autore: Raffaella Romagnolo
Pagine: 170
Anno: 2015
Editore: Frassinelli
Prezzo: 15€
Acquista su Amazon:
formato brossura:La figlia sbagliata
formato ebook: La figlia sbagliata

martedì 1 marzo 2016

Se febbraio non febbreggia, marzo campeggia... che non so cosa voglia dire, quindi, nel dubbio, leggo!

Ed ecco che siamo già arrivati al 1° marzo. Non so per voi, ma questi primi mesi dell'anno stanno passando velocissimi e, devo dire, ne sono molto contenta. L'autunno e l'inverno non mi piacciono molto, soprattutto quest'anno che non si è visto nemmeno un fiocco di neve. Preferisco vedere i fiori che sbocciano e sentire arrivare il caldo. E poi, con l'arrivo della primavera arrivano anche le fiere del libro (Bookpride, Salone del Libro, La grande invasione...). Insomma, per fortuna siamo già al 1° marzo!

Febbraio è stato un mese molto ricco. Non tanto di letture, in quanto mi sono fermata a quota sette libri letti (che sono tante, sicuramente, ma meno del mio solito), ma di molte altre cose. E partiamo proprio da quelle.

Il mese è iniziato con il confronto tra un libro originale e la sua versione distillata. Un lavorone di due giorni e molte imprecazioni, che ho riassunto nel post: "Di quella volta in cui ho comprato un libro distillato (e poi l'ho confrontato con l'originale)"
Querele per fortuna ancora non me ne sono arrivate e sono davvero contenta di essermi tolta la curiosità di sapere quanto triste poteva essere quest'operazione.

Poi, io e il lettore rampante siamo andati in gita a Verona per San Valentino. Non ho scritto nessun post a proposito, ma di cose letterarie ne abbiamo fatte un sacco anche lì. (Come potete immaginare, c'erano Romeo e Giulietta ovunque). Tra l'altro, proprio a Verona ho finalmente incontrato dal vivo alcune persone che ho sempre e solo conosciuto in rete: Cristina del blog Athenae Noctua e Elisa e Alessandro di Di questo libro e degli altri. Che bello scoprire i nostri visi al di là dello schermo!

Io e il buon vecchio William a Verona
Parlando sempre di lettore rampante, ho cercato di rubargli il bancomat in una nuova puntata di Casa Rampante.

Il 20 febbraio si è tenuto il secondo incontro di Una valigia di libri, questa volta dedicato agli scrittori e ai romanzi europei. Come credo di aver già detto e scritto in ogni occasione possibile, è stato davvero bellissimo. Tanta gente, un clima perfetto (grazie all'ospitalità della Libreria Sulla parola, che è un piccolo angolo di paradiso libresco) e tantissimi consigli arrivati. Non vedo davvero l'ora che sia il 19 marzo per il terzo incontro.

Il mese si è concluso con la bella intervista sul blog Impression chosen from another time, in cui racconto come è nata La lettrice rampante e altre amenità. Grazie ancora per l'ospitalità! (E voi, se ancora non la conoscete, cosa state aspettando?)

E ora veniamo ai libri. Sette sono state le mie letture questo mese. Tante, rispetto alla media nazionale, ma in leggero calo per i miei standard. Una scelta voluta, in realtà, perché mi sono resa conto che stavo diventando un po' una macchinetta e questo mi portava a godermi un po' meno quello che stavo leggendo. Quindi la parole d'ordine da questo mese è «lentezza» (per quanto mi sia possibile, ovviamente).

I libri letti questo mese, meno uno.
Sette letture, dicevamo, e tutte davvero molto belle:

I VENERDI' DA ENRICO'S  di Don Carpenter: pubblicato in Italia da Frassinelli con la traduzione di Stefano Bortolussi, è un libro che parla di libri, certo, ma soprattutto di scrittori e di quanto sia difficile soddisfare le aspettative, soprattutto se autoimposte.

LA PROPRIETA' TRANSITIVA di Nelson Martinico e Federico Ligotti : pubblicato da edizioni Spartaco, è un romanzo utopico in cui il nostro paese, schiacciato da anni di corruzione e raccomandazioni, finalmente vede un po' di luce quando viene eletto come presidente del consiglio un ex trans, grande idealista e sognatore.

UN COMPLICATO ATTO D'AMORE di Miriam Toews: l'unico libro della Toews pubblicato non da marcos y marcos ma da Adelphi, con la traduzione di Monica Pareschi. Eh niente, io amo questa autrice e non c'è molto altro da aggiungere.

I GATTI NON HANNO NOME di Rita Indiana: pubblicato in Italia da NN Editore con la traduzione di Vittoria Martinetto, il libro è un viaggio in Sudamerica, ma soprattutto nella testa di un'adolescente alle prese con la scoperta di se stessa e della vita.

IL PORTO DEI SOGNI INCROCIATI di Björn Larsson: un libro di sogni e di mare, pubblicato da Iperborea con la traduzione di Katia de Marco.

LA TRAMA DEL MATRIMONIO di Jeffrey Eugenides: un romanzo che parla d'amore e di quanto a volte possa essere difficile. Pubblicato da Mondadori con la traduzione di Katia Bagnoli e, per me, più bello di Middlesex.

COME ACCADDE CHE THOMAS LECLERC 10 ANNI 3 MESI E 4 GIORNI DIVENNE FULMINE TOM E SALVO' IL MONDO di Paul Vacca: un libro sull'autismo con un protagonista che è un piccolo supereroe.  Edito da Edizioni Clichy con la traduzione di Tania Spagnoli e Federico Zaniboni.


E il vostro febbraio come è andato?

mercoledì 3 febbraio 2016

I VENERDI' DA ENRICO'S - Don Carpenter

Di nuovo si rese conto che Jaime era una scrittrice e che lui non lo era. Lei aveva la mistica del lavoro. La scrittura aveva davvero la precedenza su tutto. Per Charlie l’aveva avuta soltanto finché non aveva conosciuto proprio Jaime. Dopodiché ad avere la precedenza era stata lei, e Kira. Ma qualcosa, chissà come, aveva distanziato Jaime da quei sentimenti… L’unico modo in cui lei riusciva ad amare i suoi cari era scriverne.



Deve essere strano stare insieme a qualcuno che fa il tuo stesso lavoro. Soprattutto se è un lavoro considerato "artistico", come il pittore, l'attore, il cantante, lo scrittore... dove sì, lo studio e l'applicazione contano, ma conta soprattutto il talento. Bisogna davvero volersi bene e rispettarsi molto perché il successo dell'altro non ti faccia impazzire e provare invidia, di fronte magari a un tuo fallimento (siamo umani, per quanto possiamo essere felici per i successi degli altri, almeno una volta nella vita un po' di invidia si prova).
E vale per i rapporti di coppia, ma anche per le semplici amicizie, conoscenze o per qualunque altro tipo di relazione che si possa creare tra due persone.

Di questo parla principalmente I venerdì da Enrico's di Don Carpenter, romanzo incompiuto dell'autore, riscoperto e portato a termine da Jonathan Lethem, e ora pubblicato in Italia da Frassinelli con la traduzione di Stefano Bortolussi.
Ok, forse qualche esperto di letteratura americana avrà appena fatto un salto dalla sedia. Ma come, di fronte al romanzo incompiuto di quel genio forse un po' incompreso di Carpenter, di fronte al ritratto di un'epoca, gli anni '60, attraverso le abitudini dei suoi scrittori (o aspiranti tali), di fronte ai grandi nomi, alle pubblicazioni dei racconti sulle riviste e all'incredibile atmosfera dei locali, dei circoli di scrittori, che il libro riproduce, lei si sofferma sui problemi a relazionarsi? Beh, sì.

Charlie è un reduce della guerra di Corea con un grande talento per la scrittura. Tutti da lui si aspettano un grande romanzo, a cui lui sembra lavorare ininterrottamente. Anche a Jaime piace scrivere e forse ha addirittura più talento, ma poi le cose cambiano quando i due si sposano e si trasferiscono in Oregon. Qui Charlie inizia a insegnare scrittura creativa in un college e conosce Stan, un ragazzo portato per la scrittura pulp e che di mestiere fa il ladro. I tre iniziano a frequentarsi assiduamente e tra loro arriva anche Dick Dubonet, fresco fresco di pubblicazione di un suo racconto su Playboy (sì, in quei tempi Playboy era una fucina di talenti letterari) e accompagnato da una donna, Linda, che forse ama più il racconto pubblicato che non l'uomo. I destini dei personaggi si intrecciano e poi si allontanano nel corso degli anni. Qualcuno ha successo, ma non quanto vorrebbe. Qualcun altro ha la possibilità di ottenerlo, ma poi qualcosa gli impedisce di concretizzarlo. E tra loro i rapporti cambiano, si incrinano, tra alcool, droghe, speranze e sogni più o meno infranti.

La forza di I venerdì da Enrico's sta proprio lì, nei conflitti, interiori e non, dei suoi protagonisti. Nelle loro sfortune, nella loro incapacità di smettere di sperare quando forse sarebbe il caso farlo, ma anche nella loro tenacia. Sono persone che non riescono ad arrivare, che si scontrano con un sistema che fa di loro un po' quello che vuole (nell'attesa di una risposta da parte di una rivista per una pubblicazione o nella fatidica chiamata di Hollywood).

Era da un bel po' che non leggevo un romanzo così intenso e coinvolgente. Un romanzone, mi veniva da definirlo mentre lo leggevo, anche se forse questa definizione ha un senso sono nella mia testa. Un romanzo che parla di libri, parla d'America, portandotici proprio dentro, al bancone di un bar, in uno studio di Hollywood, nella casa di due scrittori a cui la scrittura sembra impedire di amarsi ancora. Ti porta dentro alle menti di questi scrittori che non sempre riescono a trovare un equilibrio tra scrittura e vita.

Bello, davvero davvero bello. E sono proprio contenta che Lethem l'abbia riscoperto e lo abbia fatto conoscere anche al pubblico. 


Titolo: I venerdì da Enrico's
Autore: Don Carpenter
Traduttore: Stefano Bortolussi
Pagine: 368
Anno di pubblicazione: 2015
Editore: Frassinelli
Acquista su amazon:
formato brossura: I venerdì da Enrico's
formato ebook:I venerdì da Enrico's

mercoledì 19 novembre 2014

Due titoli, un solo libro: ma perché? #98


«Scusami, ma tu A Good American come lo tradurresti?»

«Beh, non mi sembra ci siano così tante alternative, no? "Un buon americano" o "una buona americana", dipende un po' se stiamo parlando di uomo o di una donna».
«Eh, è quello che ho pensato anche io. Solo che poi mi è venuto il dubbio che avesse, che so, qualche significato nascosto o gergale».
«Perché ti è venuto il dubbio?»
«Perché ho visto come è stato reso il titolo in italiano».

Questo è il dialogo avvenuto poche ore fa tra me e una mia amica. Ho visto questo libro, La locanda del tempo e dell'amore di Alex George, edito da Frassinelli con la traduzione di L. M. Cantarelli, online, mentre curiosavo tra i libri consigliati per Natale nei vari store online. Un titolo strano, che si vede lontano un miglio non possa essere quello originale. Ho allora cercato la versione inglese e scoperto che si intitola appunto A Good American. Un buon americano o una buona americana (non conosco la trama, quindi non so dire se sia declinato al maschile o al femminile). Facilissimo da tradurre. E completamente diverso in italiano. Capite anche voi perché mi è venuto qualche dubbio, no?
Oltre al titolo quasi da denuncia (perché piazzare "l'amore" in copertina, che in qualche modo classifica il romanzo in una determinata tipologia di genere a cui magari la trama nemmeno corrisponde?), la Frassinelli non ha avuto pietà nemmeno per la copertina. Avrebbero potuto limitarsi alla tromba. Ancora ancora avrei accettato anche quella specie di bolla che dalla tromba esce. Ma la donna di profilo, perché?


Titolo originale: A Good American
Titolo italiano tradotto in modo assai bislacco: La locanda del tempo e dell'amore
Autore: Alex George
Traduttore italiano:  L. M. Cantarelli
Editore italiano: Frassinelli

mercoledì 29 gennaio 2014

Due titoli, un solo libro: ma perché? #66

Per la puntata di oggi della rubrica di confronto tra titoli vi parlo di un libro di cui ho già parlato. No, non sono impazzita, né arteriosclerotica... semplicemente ci sono state delle evoluzioni che, secondo me, meritano di essere documentate.

Correva la puntata numero 11, una delle prime della rubrica, e io decisi di parlarvi di un libro, per me, bellissimo: La bambina che salvava i libri di Markus Zukas. Libro bellissimo, traduzione del titolo terrificante. L'originale infatti è The book thief, traducibile letteralmente con La ladra di libri.


Da questo libro è stato da poco tratto un film (che ho visto in anteprima), con un magnifico Geoffrey Rush. Ovviamente il titolo originale del film è rimasto lo stesso del libro. Quello italiano, però, è cambiato. Da La bambina che salvava i libri si è passati a Storia di una ladra di libri.



Un fenomeno questo dei cambiamenti di titoli  in una trasposizione poi non così strano, nemmeno nel caso dei film tratti da libri. Libro pubblicato con un titolo, film in sala con un altro (vedi Il lato positivo film e L'orlo argenteo delle nuvole libro di Matthew Quick, o Un amore all'improvviso film e La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo libro di Audrey Niffenegger). A volte i due si distanziano completamente (e solitamente è il film a cambiare rispetto al libro). In questo caso, però, la scelta del titolo italiano del film è molto più fedele all'originale rispetto al libro, anche se aggiunge quel "storia di..." che secondo me non era poi così necessario.
Fenomeno altrettanto normale e diffuso è che gli editori approfittino dell'uscita del film per riportare in vita alcuni volumi: nel caso specifico, si tratta di un libro che merita davvero e che forse non tutti conoscono. Quindi, prendiamo la locandina e mettiamola in copertina. 
E, già che ci siamo, cambiamo anche il titolo, se no la gente non capisce.
Sta infatti per arrivare in libreria (verso fine febbraio), sempre per la Frassinelli e con la traduzione di G. M. Giughese, lo stesso libro di Mark Zusak con il titolo però di STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI



Cosa cambia(oltre al titolo ovviamente)? Il libro è cartonato e non più in edizione economica.
Capisco il lancio del film, capisco che in questo caso effettivamente il primo titolo era sostanzialmente sbagliato, però, ecco, cambiarlo mi sembra quanto meno azzardato... perché comunque il libro è stato venduto con la prima versione per diversi anni e, se non fosse appunto uscito il film, nessuno si sarebbe mai preso la briga di aggiustare il titolo. Oltre al fatto che rivendono un libro uscito nel 2007 a 16.90€. Ci sono cascata una volta, con The Help di  Kathryn Stockett, comprato in brossura a più di 18 €, perché ignoravo l'esistenza nella collana Oscar Mondadori de L'aiuto (ancora una volta, un altro titolo).
Stavolta non mi fregate più.

mercoledì 19 giugno 2013

Due titoli, un solo libro: ma perché? #38

C'è un libro che da qualche settimana mi guarda dal comodino, implorandomi di leggerlo. Un libro che mi è stato prestato, che di mio non avrei mai assolutamente nemmeno considerato, e che chi me l'ha prestato mi ha detto che non le è piaciuto. E quindi la voglia di leggerlo è pari a zero (ne ho troppi belli in attesa per perdere tempo con quelli brutti!).
Però mi sento stupidamente un po' in colpa nei confronti di questo povero volume... e quindi ho deciso di parlare di lui qui, nella rubrica di confronto tra titoli (anche se, considerando quello che sto per scrivere, probabilmente non gli faccio poi tutto sto favore).

Il libro in questione è  GLACIERS ovvero LA COLLEZIONISTA DI COSE PERDUTE di Alexis M. Smith:


Il romanzo è uscito in lingua originale nel 2012 e tradotto in italiano da Marcella Maffi per la casa editrice Frassinelli nel 2013. Non so bene di che cosa parli, la quarta di copertina dice che si tratta di un romanzo d'amore, che ha come protagonista Isabel, una giovane donna che vive nel ricordo della sua terra di origine, costellata di ghiacciai, e che colleziona piccoli oggetti che gli altri hanno dimenticato o perso in giro (non ripeto invece le parole dell'amica che me l'ha prestato sulla trama, perché ci sono bambini all'ascolto).

Per quanto riguarda il cambiamento di titolo, direi che siamo alle solite. Cambio drastico (la traduzione dell'originale sarebbe semplicemente "ghiacciai"), che segue la solita moda di titoli composti, con sostantivo e complemento di specificazione. Secondo quanto detto dalla trama, la protagonista colleziona davvero gli oggetti perduti da altri... però perché farlo diventare il titolo, visto che l'originale si focalizzava su altro (ed era più breve e conciso)?

Ormai non riesco nemmeno più a decidere se questa domanda sia retorica o meno.

martedì 20 novembre 2012

SCRIVIMI D'AMORE - Tanya Gibson

II sedicesimo compleanno di Carley Wells si avvicina, e i suoi genitori decidono di farle un regalo molto speciale. Che li renderà ancora più chic nella piccola e ricca comunità di Long Island, e darà alla figlia qualcosa a cui appassionarsi: un libro scritto apposta per lei. Perché Carley è pigra, rotondetta, non le piace studiare e soprattutto non ama i libri. La sua unica ragione di vita è Hunter, il ragazzo di cui è disperatamente innamorata, il suo bellissimo amico, intelligente, brillante e grande lettore. Soprattutto di Francis Scott Fitzgerald, del quale comincia pericolosamente a seguire le orme. Mentre il suo romanzo prende forma, Carley intuisce per la prima volta la forza delle storie che leggiamo, in cui desideriamo credere, e soprattutto di quelle che ci raccontiamo su noi stessi. Storie tanto potenti da distruggere una persona. O da salvarla.

Se avessi abbandonato il libro tutte e tre le volte in cui ho pensato di farlo, questa recensione inizierebbe in modo molto ma molto più acido. Perché delle prime 200 pagine non si capisce assolutamente niente (e 200 pagine su un libro di 450 non sono poche).
Il titolo, ovviamente storpiato dall'originale per renderlo più accattivante (e completamente fuorviante), lasciava intendere un romanzetto rosa, di quelli leggeri che vanno bene per passare qualche ora completamente rilassati, che ammetto di acquistare ogni tanto (in questo caso il prezzo superscontato ha influito parecchio sulla decisione). Anche perché la trama sembrava piacevole: un libro che parla di libri e dell'amore per essi.

E poi però si inizia a leggere e ci si ritrova catapultati in un mondo fatto completamente di apparenze, dove l'importante non è quello che si è ma quello che gli altri pensano tu sia e dove i soldi possono comprare tutto. Gli abitanti di Fox Glen sono tutti così: fanno a gara a chi ha la casa più grande, a chi fa la festa più bella, a chi ha il figlio più bello, a chi ha più soldi. Tutti sono amici di tutti, anche se si odiano a morte. La famiglia Wells appartiene a questa comunità: il marito Frances è un imprenditore che si è arricchito con il business dei reggiseni, la moglie Gretchen ha lasciato tutto per seguirlo e ora, pur vivendo nel lusso, non passa giorno in cui non si vergogni del lavoro che fa. I due hanno una figlia, Carley: una ragazzina obesa con poca autostima, che odia studiare, non ha mai letto un libro in vita sua e passa le sue giornate a guardare reality e serie tv. La madre non sopporta l'aspetto della figlia: le nasconde il cibo e le lancia continui riferimenti sul peso e sull'aspetto, unica ragione secondo lei per cui la figlia  ha pochissimi amici e soprattutto motivo per cui presto perderà l'unico che ha, ovvero Hunter, ragazzo bellissimo e intelligente che tutti idolatrano.
Per il suo sedicesimo compleanno, i genitori di Carley decidono di farle un regalo speciale: comprare un autore che scriva un libro per suo conto. La scelta ricade su Bree McEnroy, una giovane autrice squattrinata, con all'attivo un solo romanzo, "Scilla e Odisseo" , e vincitrice di una borsa di studio sconosciuta, consigliata ai Wells da Justin Leighton, autore di successo che vive nell'ombra da quando una sua fan, durante la presentazione di un suo libro, ha sparato ferendolo gravemente e uccidendo altre due persone. Bree non sa che Justin viva a Fox Glen e, quando lo scopre, il primo impulso è quello di fuggire.
Carley e Bree stringeranno un rapporto strano durante la stesura del libro: la ragazzina a poco a poco si aprirà e prenderà consapevolezza di sé e, soprattutto, del suo rapporto con Hunter. Lei è innamorata, lui è sull'orlo del baratro in cui tutte le aspettative che gli altri hanno nei suoi confronti lo hanno trascinato: beve, cambia ragazza ogni sera ed è dipendete dal Vicodin. Ma ogni volta torna da lei, convinto che sia sufficiente chiederle scusa per poter riparare ogni cosa. Fino all'epilogo, in cui un fiore sboccia mentre un altro appassisce.

Come si può capire, la trama è davvero intricata e molto difficile da seguire, almeno finché non si riesce a capire dove voglia andare a parare l'autrice. E questo, come dicevo prima, succede intorno a pagina 200. Fino ad allora, ci si trova immersi in pagine dalla comprensione davvero difficile, in cui eventi della vita di Carley e Hunter si mescolano a quelli dei genitori e a quelli del passato di Bree e Justin. E' davvero difficile seguire la storia e la tentazione di abbandonarlo è stata molto forte.
 Poi però, all'improvviso, mi sono ritrovata completamente immersa nella lettura, ho iniziato a comprendere i personaggi e la loro storia, a simpatizzare per alcuni e odiarne altri e, soprattutto, a capire quale fosse il vero scopo del libro. L'amore per la lettura, che nella quarta di copertina sembra il punto nevralgico di tutto il libro, è in realtà un semplice espediente per parlare di una società triste, dove le aspettative sono più importanti della realtà e dove le apparenze nascondono l'evidenza. E non tutti sono in grado di sopravvivere in un mondo così. E a cedere sono sempre quelli ritenuti più forti.
Alla fine del libro ero in lacrime. Davvero, era un po' che non mi capitava di piangere leggendo e mai più avrei pensato che sarebbe stato questo libro a farmelo fare. Ero in lacrime per Carley, che nonostante l'odio della madre e i kg di troppo ce l'ha fatta, ero in lacrime per Bree, che finalmente è riuscita a trovare la sua strada, ed ero in lacrime per Hunter, un moderno Gatsby che nessuno è stato in grado di aiutare e di salvare da se stesso.

Non vi consiglio di correre a cercare questo libro e di leggerlo assolutamente, perché superare le prime duecento pagine richiede davvero uno sforzo sovraumano, che posso capire che uno non abbia voglia di compiere. Però, se per caso vi capita tra le mani, magari un'occhiata dategliela. Forse sapendo cosa vi aspetta troverete meno difficoltà di me e riuscirete ad apprezzarlo anche prima di arrivare a pagina 200.

Nota alla traduzione: ci sono diversi calchi, diversi errori e credo che parte della difficoltà della lettura sia dovuta a una traduzione zoppicante.
A parte è il discorso del titolo: l'originale era "How to buy a love of reading" ed è diventato "Scrivimi d'amore"... no comment.

Titolo: Scrivimi d'Amore
Autore: Tanya Gibson
Traduttore: Valeria Bastia
Pagine: 472
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: Frassinelli
ISBN: 978-8888320458
Prezzo di copertina: 19,50 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: Scrivimi d'amore

mercoledì 21 aprile 2010

LA BAMBINA CHE SALVAVA I LIBRI- Markus Zusak

Fu a nove anni che Liesel iniziò la sua brillante carriera di ladra. Certo, aveva fame e rubava mele, ma quello a cui teneva veramente erano i libri, e più che rubarli li salvava. Il primo fu quello caduto nella neve accanto alla tomba dove era stato appena seppellito il suo fratellino. Stavano andando a Molching, vicino a Monaco, dove li aspettavano i loro genitori adottivi. Il secondo, invece, lo sottrasse al fuoco di uno dei tanti roghi accesi dai nazisti. A loro piaceva bruciare tutto: case, negozi, sinagoghe, persone... Piano piano, con il tempo ne raccolse una quindicina, e quando affidò la propria storia alla carta si domandò quando esattamente la parola scritta avesse incominciato a significare non solamente qualcosa, ma tutto. Accadde forse quando vide per la prima volta la libreria della moglie del sindaco, un'intera stanza ricolma di volumi? Quando arrivò nella sua via Max Vandenburg, ex pugile ma ancora lottatore, portandosi dietro il "Mein Kampf" e infinite sofferenze? Quando iniziò a leggere per gli altri nei rifugi antiaerei? Quando s'infilò in una colonna di ebrei in marcia verso Dachau? Ma forse queste erano domande oziose, e ciò che realmente importava era la catena di pagine che univa tante persone etichettate come ebree, sovversive o ariane, e invece erano solo poveri esseri legati da spettri, silenzi e segreti.


Un libro incredibile che non so bene come commentare. Di romanzi che parlando di nazismo e della vita nel periodo della Seconda Guerra Mondiale ce ne sono tantissimi, ma questo ci offre un punto di vista un po' diverso dal solito. E non solo perchè la voce narrante è la Morte stessa (un espediente incredibile e a tratti sconvolgente), ma anche perchè narra le vicende di una bambina, affidata a una famiglia tedesca dalla madre per sfuggire alle persecuzioni, e che ama talmente tanto i libri da rubarli al posto del cibo. E sarà proprio grazie ai libri che riuscirà a sopravvivere alle tragedie del periodo, leggendo per sè e per gli altri. E sarà grazie a un libro, quello che sta scrivendo lei, che alla fine riuscirà a sopravvivere.
Merita assolutamente di essere letto, perchè unisce la tragicità di quel periodo (dal punto di vista anche dei cittadini tedeschi "normali"), alla spensieratezza di questa bambina e dei suoi legami con le persone accanto a lei.
Leggetelo.

Nota alla traduzione: parecchi refusi e qualche errorino. Da rivedere insomma.