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mercoledì 28 agosto 2019

Festivaletteratura 2019: chi, cosa, dove, come, quando e perché

Tra una settimana esatta inizia il Festivaletteratura 2019, giunto quest'anno alla sua ventiduesima edizione. Da mercoledì 4 a domenica 8 settembre le piazze, i cortili e i palazzi di Mantova saranno invasi da eventi e incontri con gli autori. 
Chi segue il blog da qualche anno saprà già quanto io ami questo festival. Tra tutte le fiere e gli eventi legati al mondo dei libri a cui ho partecipato nel corso del tempo, il Festivaletteratura è il mio preferito in assoluto. I motivi sono quelli che ripeto tutti gli anni: i tortelli di zucca, la torta sbrisolona, la mostard... ah... no, scusate, questi sono solo motivi complementari (ma di uguale importanza). È un bel festival perché coinvolge davvero tutta la città, sia per i luoghi degli eventi sia perché gli autori e le autrici ospiti si mimetizzano con la gente, passeggiando allegramente per la città. E poi appunto, ci sono i tortelli di zucca e la sbrisolona.

L'illustrazione di quest'anno è di Sarah Mazzetti
Il programma di quest'anno è particolarmente ricco (o, detta come l'ho detta l'altro giorno a una mia amica che mi chiedeva se sarei andata anche quest'anno: "sì, perché c'è un programma della madonna!".), a compensare un po' quello leggermente sottotono dell'anno passato. 

L'elenco completo degli eventi lo trovate sul sito, insieme alle istruzioni sulla prenotazione dei biglietti (per chi non è socio, le prenotazioni aprono venerdì 30). Ricordo che la maggior parte degli eventi è a pagamento (6€ ovunque, tranne quelli che si tengono in Piazza Castello che costano 7€) ma ce ne sono anche parecchi gratuiti (tutti quelli in Tenda Sordello, per esempio).

Io qui ho fatto una mia personale selezione degli eventi che più mi interessano e a cui cercherò di partecipare nei giorni in cui sarò presente:

Giovedì 5 settembre:

h 15.00 FUMETTI E ROMANZI DI PROUST. Tom Gauld con Chiara Valerio - Chiostro del museo Diocesano


h 21.00 WORDS ARE VERY NECESSARY. Tom Gauld e Alessandro Sanna - Piazza Leon Battista Alberti

Venerdì 6 settembre:

h 11.00 PAY SOME ATTENTION. Joshua Cohen - Tenda Sordello

h 18.15 MADRI E FIGLIE CORAGGIO. Dorothy Allison e Gaia Manzini - Palazzo Ducale, Basilica Palatina di Santa Barbara

h 21.00 REINVENTARE L'AMERICA. Colson Whitehead e Stas' Gawronski - Palazzo Ducale, Basilica Palatina di Santa Barbara

Sabato 7 settembre

h 10.00 IL CLIMA SIAMO NOI. Jonathan Safran Foer con Carlo Annese - Palazzo Ducale, Piazza Castello.


h 18.15 UN SOGNO COLTIVATO A LUNGO. Gail Honeyman con Paola Saluzzi - Palazzo Ducale, Basilica Palatina di Santa Barbara

h 21.00 COME DIVENTIAMO LETTORI. Marianne Wolf e Alberto Manguel - Palazzo Ducale, Basilica Palatina di Santa Barbara


Domenica 8 settembre (anche se noi saremo già ripartiti, ma lo segnalo comunque perché se rimanessi a Mantova ci andrei di sicuro)

h 18.30 IL BISOGNO PRIMARIO DEL ROMANZO. Ian McEwan con Marcello Fois - Palazzo Ducale, Piazza Castello.


Ecco, questo è più o meno tutto quel che cercherò di andare a sentire. Poi probabilmente non ci riuscirò, ad alcuni eventi magari se ne sostituiranno altri e sicuramente mi perderò qualcosa di altrettanto bello. In ogni caso, non vedo l'ora di andarci.
Voi ci sarete? 

giovedì 1 agosto 2019

Leggendo a luglio

E così anche luglio è finito. Finalmente, aggiungerei, perché è stato un mese un po’ stancante: soprattutto i primi venti giorni, tra scadenze, consegne e lavori rimasti un po’ indietro per via della scuola da recuperare in fretta e furia. Ma è stato anche un mese di cose belle (il mio compleanno, ma anche una nuova collaborazione come traduttrice inaspettata e, soprattutto, fighissima, di cui parlerò a tempo debito), di gite, di chiacchiere e di tanto, tanto caldo.

Il Funko Pop di Harry Potter che mi ha regalato mio fratello per il mio compleanno

Ed è stato anche un mese di ottime letture. Nonostante ne avessi altre per lavoro in contemporanea, sono riuscita a trovare il tempo e la tranquillità necessaria per leggere ben cinque libri (okay, quattro più un fumetto, in realtà, ma sempre cinque sono).
Eccoli qua:


Di La mia estate fortuna di Miriam Toews e di Dopo le fiamme di Fernando Aramburu ho già parlato in post dedicati, perché per raccontarveli mi occorreva molto più spazio di quello che avrei avuto a disposizione in un semplice riepilogo di letture.

Dov’è casa mia. Storie oltre i confini di Davide Coltri, edito da minimum fax, è invece una raccolta di racconti, di storie vere che l’autore ha raccolto nel corso degli anni come operatore umanitario. Racconti di fughe, di guerre, di famiglie che si separano e non si ritrovano più, di superstizioni e di sogni infranti: è quello che succede ogni giorni, in diversi paesi del Medio Oriente e dell’Africa, posti che sembrano lontanissimi ma che in realtà sono più vicini di quanto sembrino. È una raccolta che, soprattutto di questi tempi in cui l’umanità sta venendo sempre meno, dovrebbero leggere, per capire.

The Silkworm (in italiano Il baco da seta, pubblicato da Salani con la traduzione di Andrea Carlo Cappi) è invece il secondo volume della serie scritta da Robert Galbraith (aka J.K.Rowling) dedicata a Cormoran Strike. Li sto leggendo in lingua originale, con estremo ritardo rispetto alla loro uscita, e mi sto davvero appassionando. Cormoran è un fico, c’è poco da dire. E la Rowling anche nelle vesti di scrittrice di thriller (okay, c’è anche un po’ di rosa) è bravissima. Ma ve lo racconterò poi meglio quando avrò finito tutti e quattro i romanzi pubblicati finora (sto leggendo proprio ora La via del male).

E poi ci sono I Mumin, questi buffi troll bianchi e pancioni ideati da Tove Johansson che Iperborea ha ripreso l’anno scorso a pubblicare. In questa quarta avventura, la famiglia Mumin se ne va in riviera, a scoprire le comodità di un hotel a cinque stelle e l’ebbrezza della ricchezza e del casinò. Per loro che sono abituati a vivere in una capanna e a mangiare quel che passa il convento sembra il paradiso, ma ben presto capiscono che non è importante dove sei o quanti oggetti materiali hai, ma con chi stai.

Come già accennato, ora sono alle prese con la terza avventura di Cormoran Strike (di cui sono sempre più innamorata) e intanto penso già al Festivaletteratura di Mantova che si terrà dal 4 all’8 settembre. Il programma quest’anno è fenomenale (c’è Tom Gauld!), tanto che appena sono usciti i primi nomi degli ospiti a fine giugno abbiamo già preso l’alloggio. Ma anche di questo vi parlerò poi bene più avanti. Cosa leggerò in questo agosto, invece, ancora non lo so: deciderò di volta in volta, in base all'ispirazione del momento. 

E il vostro luglio di letture come è stato? 

martedì 11 settembre 2018

Il mio Festivaletteratura di Mantova 2018

Si è conclusa domenica sera la XXII edizione del Festivaletteratura di Mantova. Il comunicato stampa ufficiale degli organizzatori parla di 62 mila biglietti staccati e circa 60 mila presenze agli incontri gratuiti, confermando così i numeri della passata edizione.
Un successo quindi, mi sento di dire, soprattutto tenendo conto della differenza ben evidente tra il programma di quest’anno e quel del 2017, che si componeva di grandi, grandissimi nomi (soprattutto della letteratura nordamericana) che quest’anno, invece, scarseggiavano un po’. Ma credo che il Festivaletteratura di Mantova, per come è strutturato, per la bellezza della città e la sua incredibile capacità di fondersi con il festival e di accogliere chi va a visitarlo, riuscirebbe ad attirare gente anche invitando dei completi sconosciuti.



Noi siamo stati solo due giorni quest’anno, rispetto ai tre che avevamo previsto, ma sono stati sufficienti per confermare il Festivaletteratura come il mio evento letterario nazionale preferito in assoluto (almeno di quelli che ho visto finora, mi manca ancora Pordenonelegge e Una marina di libri).
Come ho già detto diverse volte, adoro l’atmosfera, adoro sedermi al bar e vedere gli scrittori passeggiare o fermarsi a un tavolo vicino, adoro i saluti per strada più o meno frettolosi con persone che magari vedi solo una volta l’anno o che non hai mai avuto occasione di incontrare prima (Cristina, Altea, Mascia, Sara, Elena e tutti gli altri... è stato un vero piacere!), adoro spostarmi da un posto a un altro per gli eventi (anche se Palazzo San Sebastiano se sta diluviando e tu hai l’auto lungo il Mincio è lontanissimo), adoro l’essere all’aperto e non in padiglioni claustrofobici, adoro fermarmi a riposare su uno degli sgabelli sotto la tenda Sordello, adoro il cibo... insomma doto il Festivaletteratura.

Nonostante il primo impatto con il programma per me sia stato un po’ meno entusiasmante rispetto all’anno scorso, alla fine abbiamo partecipato a diversi eventi, tutti molto interessanti.
Il primo è stato giovedì sera, subito dopo aver mangiato il risotto alla Pilota (risotto con la salsiccia mantovana... tanta roba), con John Niven e Peter Florence a Palazzo San Sebastiano.


Niven mi piace da matti, perché è esattamente la persona che ti aspetti che sia leggendo i suoi romanzi. Un po’ stronzo e senza problemi ad ammetterlo, ma anche simpatico, con la battuta pronta e ricco di aneddoti da condividere. Anche se il libro di cui si è parlato, Invidia il prossimo tuo, non è il mio preferito, è stato comunque un incontro divertente e a tratti anche illuminante.

Il venerdì è cominciato con un bel giretto alle bancarelle dei libri usati sotto i portici di Palazzo Ducale, un appuntamento fisso del Festival nonché una tappa imprescindibile per ogni appassionato.



Poi ci siamo spostati nel cortile di Palazzo Castiglioni (che è forse la location più bella in assoluto di tutto il festival) con Bianca Pitzorno che, insieme a Federico Taddia, ha parlato del libro più divertente che ha letto: Il piccolo scapolo di Pelham G. Wodehouse.
La Pitzorno, che io conosco per lo più come scrittrice per bambini (Sulle tracce del tesoro scomparso è uno dei miei libri preferiti di quando ero ragazzina) ma che ha scritto anche molti romanzi per adulti, si è interrogata sulle sorti della scrittura umoristica, ormai sempre meno diffusa, e sull’importanza di leggere sempre ma con il dovuto distacco (per non fare la fine di Emma Bovary o Don Chisciotte), raccontando anche nel mentre buffi aneddoti sulla sua infanzia.



Subito dopo pranzo (e che pranzo, mamma mia: affettati con mostarda mantovana, tortelli di zucca e torta sbrisolona con zabaione) ho rotolato di nuovo verso palazzo San Sebastiano, per l’incontro con Tom Drury e Luca Briasco.
Da Mantova per un momento ci siamo ritrovati nella Grouse County, dov’è ambientata la trilogia di questo scrittore americano, che secondo me purtroppo qui in Italia non sta ancora avendo tutto il successo che si meriterebbe. L’incontro si è concentrato per lo più su Pacifico, l’ultimo volume della trilogia, ma Drury ha parlato anche dell’evoluzione dei personaggi e della sua scrittura nel corso del tempo.




Alle 21.30 è toccato poi a Andrew O'Hagan che, con Carlo Annese, ha parlato del suo La vita segreta – Tre storie vere dell’era digitale, edito da Adelphi.
Un incontro interessante (penalizzato un po’ dal luogo infausto... se palazzo Castiglioni è la location più bella del Festival, l’aula magna dell’università è senza alcun dubbio la più brutta) sull’uso e sui pericoli della rete, partendo dai suoi incontri con Julian Assange e Satoshi Nakamoto, e da un suo inquietante esperimento sui social.



Sabato mattina abbiamo fatto in tempo ad andare a vedere Gianrico Carofiglio in tenda Sordello, che in mezz’ora ha parlato di una sua mania: le arti marziali.
Ho perso di vista Carofiglio come scrittore da quando è passato a Einaudi, devo dir la verità. Per quanto amassi Guido Guerrieri (un’altra mia grande cotta letteraria insieme a Rocco Schiavone), leggere i suoi romanzi senza il blu Sellerio non mi piaceva più tanto. Seguo però Carofiglio su twitter e apprezzo tantissimo tutta l’opposizione che sta facendo a questo governo (uno dei pochi scrittori che ci sta mettendo la faccia) e quindi volevo andarlo a sentire. L’incontro è stato davvero divertente, lui sa come parlare in pubblico e come intrattenerlo, anche quando non si parla specificatamente di libri.



Poi, a causa di un falso allarme felino (Luna, la gatta di casa, deve aver fatto festa quella notte e al mattino, quando sono venuti a darle da mangiare, anziché fare le caprioline come fa sempre è rimasta addormentata nella cuccia... da lì al “oddio, Luna sta malissimo” il passo è breve, soprattutto se sei un po’ ansioso. Per fortuna stava benissimo, aveva solo sonno), siamo tornati di corsa a casa.

Nonostante la partenza un po’ affrettata, è stato comunque un bel Festival. La prossima edizione si terrà dal 4 all’8 settembre 2019. Io spero di riuscire ad andarci anche il prossimo anno. E se mi permettete un consiglio, se siete amanti dei libri e degli incontri (ma anche delle belle cittadine e del cibo) almeno una volta ci dovreste proprio andare anche voi.

mercoledì 29 agosto 2018

FESTIVALETTERATURA di Mantova 2018: come, dove, quando e perché

Tra una settimana inizierà l'edizione 2018 del Festivaletteratura di Mantova, che dal 5 al 9 settembre popolerà le vie e le piazze della cittadina dei Gonzaga di autori e scrittori di tutto il mondo e di appassionati di libri.

È il mio terzo anno consecutivo al Festival e direi che ormai si possa considerare un appuntamento fisso per me, di quelli che comincio ad aspettare con ansia già da qualche mese prima e che non vedo l'ora che arrivino. E sarà che la mia prima volta al festival ha coinciso con il primo viaggetto con quello che ora è mio marito, sarà che Mantova è una città bellissima (in cui si mangia benissimo), sarà che non c'è mai stato un incontro di quelli seguiti finora che mi abbia deluso... fatto sta che il Festivaletteratura è diventato a tutti gli effetti il mio evento letterario italiano preferito.

Ma veniamo al programma e agli eventi che ho selezionato e a cui cercherò di partecipare nei giorni in cui sarò in città. (Il programma completo lo trovate invece qui, insieme a tutte le informazioni su come prenotare e acquistare i biglietti.)

Come ormai da tradizione, arriveremo il giovedì pomeriggio (in tempo per un primo giretto tra le bancarelle di libri usati sotto i portici di palazzo Ducale e una prima abbuffata di risotto alla pilota, tortelli di zucca e torta sbrisolona con lo zabaione) e ripartiremo la domenica mattina. Due giorni pieni, quindi, anche se quest'anno, oltre agli eventi, mi sono ripromessa di andare a visitare  Palazzo Te, in cui non entro da tantissimi anni.

Comunque, gli eventi in cui è probabile che mi vedrete sono questi (sì, alcuni si sovrappongono, e mi riservo di decidere all'ultimo a quale partecipare):

GIOVEDÌ 6

h 21.30 THE WILD MAN OF FICTION. John Niven in dialogo con Peter Florence - PALAZZO SAN SEBASTIANO


VENERDÌ 7


h 15 UNA STORIA PER IGNAZIO SILONE. Giuliano Gallini - TENDA SORDELLO

h 15.15 BENVENUTI A GROUSE COUNTY. Tom Drury con Luca Briasco PALAZZO SAN SEBASTIANO

h 16.45 UMORISMO TOSCANO. Marco Malvadi e Stefano Tofani- OFFICINA DEL GAS

h 17.30 FINO A LEGGERMI MATTO. Patrick McGrath con Carlo Lucarelli. PALAZZO DUCALE

h 20.15 45 ANNI DAL GOLPE CILENO. Nona Fernandez in dialogo con Michela Murgia. PALAZZO SAN SEBASTIANO

h 21.30 GLI SCOMPARSI DELLA RETE. Andrew O'Hagan con Carlo Annese. BASILICA PALATINA DI SANTA BARBARA

SABATO 8

h 11 LE METAFORE DELLE ARTI MARZIALI. Gianrico Carofiglio -  Tenda sordello

h 12.15 I MECCANISMI COMICI DELLE INDAGINI. Alicia Giménez Bartlett con Bruno Gambarotta - PALAZZO DUCALE/PIAZZA CASTELLO

h 20 LA FUNZIONE CIVILE DEL GIALLO  Antonio Manzini, Marilù Oliva e Giampaolo Simi - PALAZZO SAN SEBASTIANO

h 20.45 LA SPAGNA SOSPESA IN UN ROMANZO. Eduardo Mendoza con Giancarlo De Cataldo. BASILICA PALATINA DI SANTA BARBARA


DOMENICA 9

h 10.15 LO STATO DELL'ERBA BLU. Chris Offutt con Giancarlo De Cataldo. OFFICINA DEL GAS


Ecco, gli eventi che più mi interessano sono questi. Poi ovviamente non parteciperò a tutti perché è davvero impossibile. Non tanto per il tempo, ma perché è talmente bello passeggiare per le vie della città nei giorni del festival e incontrare scrittori che passeggiano esattamente come te, che a volte addirittura spiace doversi fermare.
Voi ci sarete? Se sì, a quali eventi parteciperete?

martedì 12 settembre 2017

Il mio Festivaletteratura di Mantova 2017

Da mercoledì 6 a domenica 10, a Mantova, si è tenuta la XXI edizione del Festivaletteratura.
Sono stata a questo festival per la prima volta l’anno scorso e, per tutta una serie di motivi (l’atmosfera che si respira per le vie della città; la possibilità di incontrare gli autori non solo durante gli eventi ma anche per strada, mentre si fanno gli affari loro; il cibo e i dolci; e, soprattutto, la prima gita insieme a Luca) me ne ero pazzamente innamorata.
Un amore che si è confermato anche quest’anno, nonostante qualche piccola difficoltà organizzativa iniziale.

Il primo enorme scoglio da superare per andare al Festivaletteratura, infatti, è riuscire destreggiarsi in mezzo al vasto, vastissimo programma e ai luoghi degli eventi. Tanti incontri, in diversi punti della città che di primo impatto non si capisce quanto siano lontani tra loro (in realtà sono tutti raggiungibili in massimo quindici minuti a piedi dal centro), e che richiedono quindi una certa attenzione al momento della selezione.

Subito dopo c’è la questione della prenotazione dei biglietti. Io, per fortuna, avevo il pass stampa, ma abbiamo comunque dovuto prenotare qualche biglietto in anticipo. Alle 9.05 del giorno dell’apertura delle prenotazioni per i non soci, molti eventi online erano già esauriti. Telefonando qualche posto si trovava ancora, però come sistema, effettivamente, è un po’ scoraggiante. Soprattutto quando poi, una volta là, ti rendi conto che a molti eventi si riesce a entrare acquistando il biglietto sul posto (sì, anche quelli dati per esauriti online o in biglietteria), a fronte di code più o meno lunghe (in alcuni casi, arrivi sul posto, lo acquisti ed entri; in altri fai un bel po’ di coda): credo ci sia una ripartizione dei biglietti tra i vari canali di vendita, per fare in modo di accontentare più gente possibile. Un sistema che forse andrebbe comunque rivisto, così come andrebbe aggiunta una sorta di abbonamento a un prezzo ridotto per partecipare a un tot numero di incontri (la media dei biglietti d’ingresso è di 6€, che non sono tanti se si partecipa a uno o due eventi, ma lo diventano se il numero cresce).

Quindi, stilato l’elenco degli incontri a cui partecipare, localizzati sulla mappa i luoghi in cui si svolgeranno e prenotati i biglietti (e anche un luogo dove stare a Mantova, se è previsto un soggiorno di più giorni… noi siamo andati in un bellissimo appartamento a pochi km dalla città, con, tra le altre cose, un divano magnifico), si può partire.
Noi siamo arrivati il giovedì nel tardo pomeriggio, pochi minuti prima che scoppiasse un enorme temporale. Abbiamo aspettato che smettesse (addormentandoci sul suddetto divano) e poi siamo andati in città, poco prima di cena.


Abbiamo fatto un giro di ricognizione alle bancarelle dei libri usati che ogni anno popolano i portici di Palazzo Ducale e poi siamo andati a mangiare (i tortelli di zucca).

Il Festivaletteratura vero e proprio, per noi, è iniziato il venerdì pomeriggio, con l’incontro con lo scrittore americano George Saunders, di cui è appena uscito per Feltrinelli il primo romanzo, Lincoln nel bardo.
A presentarlo, nella cornice di Palazzo San Sebastiano, c’era Marco Malvaldi in pantalocini corti e, soprattutto, un po’ in soggezione.


L’incontro è partito con la domanda di rito su Donald Trump: una domanda banale, forse, ma anche inevitabile considerando l’epoca che stanno vivendo gli Stati Uniti e il fatto che comunque il protagonista di questo primo romanzo di Saunders è proprio un presidente (e poi credo sia abbastanza impensabile separare letteratura e vita politica, in questo momento. Soprattutto se sei uno scrittore di quel calibro). Lui ha risposto: “He is us”, ovvero che Trump fa parte degli americani, che ogni presidente viene dalla storia, nel bene e nel male.
Poi si è passati a parlare di Lincoln nel Bardo, il suo primo romanzo, e del suo significato: Lincoln si ritrova ad affrontare la morte del figlioletto, finito adesso in quel bardo (ovvero una specie di limbo, secondo la filosofia buddista). Ci si trova di fronte a un presidente dolce, intelligente, ma in qualche modo anche sconfitto dalla vita.
La particolarità di questo romanzo sta poi nella tecnica narrativa: George Saunders, attraverso un enorme lavoro di ricerca che lo ha tenuto impegnato per molti anni, utilizza fonti, ritagli, notizie, alcune vere altre inventate da lui per portare avanti la storia. (“Ci si deve sentire proprio dei gran fighi, a scrivere un romanzo così” gli ha fatto notare Marco Malvaldi).
Alla domanda su quali libri, invece, legge, Saunders ha citato i romanzi russi come i suoi preferiti. In particolare Le anime morte di Gogol di cui ha detto: “Sono sicuro che, se Dio pensa a noi, lo fa nel modo in cui Gogol pensa ai suoi personaggi". Ha poi citato anche i Peanuts, nella versione fumetto e nella versione cartone, come suo modello: questi personaggi con la testa enorme, che si muovo su uno sfondo quasi inesistente, e che dimostrano che se si è grandi dentro non importa molto cosa ci sia fuori.
Altre domande di rito, tra cui i rapporti con i social network in cui in qualche modo siamo tutti scrittori e bisognerebbe quindi prestare attenzione a cosa si scrive, e, visto l’argomento del libro, il rapporto tra vita e morte (“è più doloroso per chi se ne va o per chi resta?”).

Finito l’incontro con Saunders, siamo tornati in centro: Luca per andare di nuovo alle bancarelle dei libri usati (“prima si fa un giro di ricognizione, poi si compra senza pietà") e io per partecipare all’incontro Roma-Aosta solo andata con Antonio Manzini e Marco Giallini nel cortile di Piazza Castello.



Non credo serva che vi dica quanto sia stato figo, quest’incontro. Sì, anche se non aveva una scaletta vera e propria ma c’erano due lì che parlavano e dicevano cazzate. Sì, anche se Manzini all’inizio aveva mal di testa e all’inizio sembrava un po’ spento. Ho riso per un’ora, tra i loro aneddoti (e una bellissima dichiarazione d’amicizia di Manzini per Giallini) e le loro battute. Ho scoperto anche che stanno per iniziare a girare la seconda serie di Rocco Schiavone, che sarà formata da quattro puntate, due tratte da 7-7-2007 e due dal nuovo romanzo Pulvis et umbra. Loro due, insieme, sono esattamente come me li ero immaginati: fenomenali (e anche particolarmente gnocch...ehm, piacevoli da guardare).

Dopo cena, siamo invece andati all’incontro L’amore si impossessava di lei, con protagonista Artemis Cooper, la biografa di Elizabeth Jane Howard (sia la biografia sia i romanzi della Howard sono pubblicati da Fazi editore). 



In dialogo con Stefania Bertola, Artemis Cooper ha ripercorso un po’ la vita della scrittrice inglese, raccontando anche aneddoti personali sul loro rapporto (“Jane era una bravissima cuoca”). Quello che è venuto fuori, paradossalmente, è una specie di ritratto di tutta la famiglia Cazalet, che si concentra in un’unica donna: Elizabeth Jane Howard stessa, infatti, ha dichiarato più volte che in tutti i personaggi della sua saga c’è qualcosa di lei (in particolare in Louise, ma anche nelle altre due cugine, Polly e Clary). Si è poi passati a raccontare del suo rapporto con l’ingombrante marito Kingsley Amis, che finché sono rimasti insieme le ha quasi impedito di avere successo (però ora se si va in una libreria inglese di Kingsley Amis si trovano uno o due libri, mentre la Howard occupa pareti intere).
L’incontro con Artemis Cooper è stato davvero bello e avrei voluto che non finisse mai: mancavano giusto i pasticcini e un po’ di tè, per rendere perfetta l’atmosfera che ha creato con le sue parole e i suoi sorrisi. Si è percepito chiaramente quanto tenesse a questa biografia e, soprattutto, alla sua protagonista (che lei ha conosciuto da bambina, perché i suoi genitori erano molto amici di Jane e del marito).

Il primo incontro di sabato mattina è stato con Harry Parker, ex-soldato dell’esercito inglese e autore di Anatomia di un soldato, edito da Sur. Avrebbe dovuto essere in compagnia di Brian Turner, autore di La mia vita è un paese straniero (NN editore), che però è stato fermato dall’uragano Irma. Ed è stato un vero peccato, perché sarebbe venuta fuori una presentazione eccezionale.



È la seconda volta che partecipo a un incontro con Harry Parker ed è la seconda volta che un po’ mi commuovo. Per il suo modo di parlare, per la sua lucidità nel raccontare la guerra e quello che gli è successo, senza mai cadere nel pietismo o nell’autocommiserazione (nonostante il relatore, Carlo Annese, abbia insistito troppo sul fatto che Parker sia senza gambe e che quanto raccontato nel libro sia la sua storia… ma lo scrittore è stato bravo a non cadere nel tranello). Tra le cose che più mi hanno colpita c’è il fatto che lui abbia ribadito più e più volte che mentre era in Afghanistan, oltre a combattere, ha tentato in ogni modo di rendere la presenza dell'esercito il più semplice possibile per i civili, che da questa guerra non si libereranno mai (“noi soldati, dopo sei o sette mesi, torniamo a casa. Loro no, casa loro è la guerra”), così come il suo aver sottolineato che i media e il modo in cui viene fatta la comunicazione in tv oggi trasmette una visione completamente offuscata di come sia effettivamente la guerra in medio oriente.
Dal pubblico, a fine incontro, hanno di nuovo provato a chiedergli come si vive senza gambe e a quale è stato il suo percorso di accettazione di quello che gli è successo. E ancora una volta lui è stato bravissimo a non cascarci, perché “io non sono le mie ferite”.

Usciti dall'incontro con Parker siamo andati a prendere uno spritz al bar con un amico e, mentre eravamo lì seduti ai tavoli, dietro di noi sono passati Marianne Leone, Chris Cooper e Elizabeth Strout (sì, ho visto Elizabeth Strout mentre bevevo uno spritz piuttosto alcolico).

Marianne Leone e Chris Cooper li abbiamo rivisti nel pomeriggio, alla presentazione di Jesse, il libro pubblicato da Nutrimenti edizioni che la donna ha scritto per raccontare la storia di suo figlio, nato con una grave paralisi cerebrale.


Il libro è ricco di momenti tristi (inizia proprio con il racconto della morte del ragazzo, avvenuta quando aveva diciott'anni), ma è anche un enorme inno alla vita, al combattere, al non arrendersi di fronte alle ingiustizie e a una società spesso incapace di accettare il diverso.
Inutile dire che l’incontro è stato molto toccante e molto commovente, ma anche pieno di delicatezza (l’amicizia tra Marianne Leone e Davide Ferrario che l’ha intervistata ha reso l’intervento ancor più prezioso, così come l’incredibile sorriso della donna) e sì, anche di momenti divertenti.
Alla fine non ho avuto il coraggio di andare a farmi autografare il libro: temevo che sarei scoppiata a piangere di fronte a questa donna forte, dal sorriso magico, che sta girando l’Italia per raccontare la storia di suo figlio che oggi non c’è più. Ci è andato Luca per me, ma alla fine sono riuscita a stringerle almeno la mano.

Il nostro Festivaletteratura è finito con questo incontro (e una mangiata subito dopo). Ed è stato proprio bello, come l’anno scorso. Mantova è una città bellissima, che in quei giorni lo diventa ancora di più, per l’atmosfera che si respira e per le persone che la popolano, scrittori e non (“Guarda, c’è Saunders!” credo sia stata la frase che abbiamo ripetuto più spesso in giro per la città). 
Siamo tornati a casa io con una torta sbrisolona e un pass sbiadito, Luca con una decina di libri usati, ed entrambi con la voglia di tornarci anche l’anno prossimo. 


mercoledì 30 agosto 2017

Festivaletteratura di Mantova, XXI edizione: come, dove, quando e perché

Tra una settimana esatta inizierà la XXI edizione del Festivaletteratura di Mantova. Da mercoledì 6 settembre fino a domenica 10, infatti, la città lombarda (famosa per l'eredità lasciata dai Gonzaga e per la torta sbrisolona) verrà invasa da scrittori italiani e internazionali, per un totale di circa 300 eventi.


Il programma di quest'anno è davvero molto ricco. Lo è tutti gli anni, in realtà, ma per questa XXI edizione per quanto mi riguarda si sono davvero superati: nomi come Elizabeth Strout, George Saunders, Chimamanda Ngozi Adichie per citare qualche straniero (ma ci sono anche Brian Turner, Harry Parker, Arturo Pérez-Reverte...) e Fabio Genovesi e Antonio Manzini per gli italiani (ma anche Marco Malvaldi, Diego De Silva...).

Per sfogliare il programma completo, con le relative spiegazioni riguardo alla prenotazione e l'acquisto dei biglietti (le prenotazioni partono oggi, 30 agosto, per i soci, e venerdì 1 settembre per i non soci) è sufficiente visitare il sito web del Festivaletteratura.

Qui, come sempre, vi riassumerò solo gli incontri che trovo interessanti e a cui farò di tutto per partecipare (ahimè, il dono dell'ubiquità che richiedo per ogni festival o fiera ancora non mi è arrivato, ma farò comunque il possibile). 

È il mio secondo anno al Festivaletteratura e rispetto alla mia prima volta (l'anno scorso) sono un po' più rilassata: ho capito come funziona il festival, ho capito che ogni tanto bisogna correre da una parte all'altra della città mentre altre basta sedersi al bar per vedere il proprio scrittore preferito, e che la bellezza di questo festival (oltre che nei nomi degli ospiti) sta nella città stessa.

Ma basta con le chiacchiere, ecco qui gli eventi che più mi interessano. Noi arriveremo quasi sicuramente il giovedì e staremo fino a domenica mattina, quindi segnalo solo gli eventi dei giorni in cui sarò presente, più quello di Chimamanda Ngozi Adichie il mercoledì, su cui siamo ancora un po' indecisi.

MERCOLEDÌ 6

h 21.15 LA PRINCIPESSA DEL MONDO LETTERARIO: Chimamanda Ngozi Adichie in dialogo con Michela Murgia - Palazzo Ducale/Piazza Castello

GIOVEDÌ  7

h 16.15 IRONICI MALINCONICI: Marco Malvaldi e Diego de Silva in dialogo con Simonetta Bitasi  - Palazzo Ducale /Piazza Castello

h 21 AL BAR DELLE STORIE: Fabio Genovesi in dialogo con Francesco Abate - Palazzo Ducale/ Basilica Palatina di Santa Barbara


VENERDÌ  8

h 10. 15 LA GUERRA ATTRAVERSO GLI OCCHI DI UN POETA: Brian Turner con Elisabetta Bucciarelli - Chiesa di San Barnaba, Sagrestia.

h 10.30 IL LIBRO CHE HO RILETTO: Andrea Vitali in dialogo con Federico Taddia - Palazzo Castiglioni

h 15 A PROPOSITO DI GABO: Senel Paz - Teatro Bibiena

h 16 SCRIVERE È FAR PARLARE I FANTASMI: George Saunders in dialogo con Marco Malvaldi - Palazzo San Sebastiano

h 18.30 ROMA-AOSTA SOLO ANDATA: Antonio Manzini e Marco Giallini - Palazzo Ducale/Piazza Castello

h 21 OGNI ROMANZO È UNA NUOVA BATTAGLIA: Arturo Pérez-Reverte in dialogo con Francesco Abate - Palazzo San Sebastiano

h 21.15 L'AMORE SI IMPOSSESSAVA DI LEI: Artemis Cooper in dialogo con Stefania Bertola su Elizabeth Jane Howard - Convento di Santa Paola

SABATO 9

h 11 NIENT'ALTRO CHE PROIETTILI E DOLORE: Harry Parker e Brian Turner  in dialogo con Carlo Annese - Palazzo Ducale/Basilica Palatina di Santa Barbara

h 12 IL LIBRO CHE HO RILETTO: George Saunders in dialogo con Federico Taddia - Palazzo Castiglioni.

h 16.45 TRA LE BRACCIA DI JESSE: Marianne Leone in dialogo con Davide Ferrario - Convento di Santa PAola

h 18.30 L'AMICA RITROVATA: Elizabeth Strout in dialogo con Lella Costa - PAlazzo Ducale/Piazza Castello


Questi sono gli eventi che ho segnato per i tre giorni in cui sarò presente al Festival. Molto probabilmente qualcuno sparirà e qualcun altro si inserirà, ma a prima vista sono quelli che mi interessano maggiormente.
E voi ci sarete?