martedì 3 maggio 2016

NON HO ANCORA FINITO DI GUARDARE IL MONDO - David Thomas

HO PAURA DI TUTTO. Dei cani, dei topi, dei serpenti e del temporale. Di essere in ritardo, malata, sfinita, sola, bloccata in ascensore o sorpresa. Ho paura degli altri, ho paura di dovermi giustificare, di dovermi spiegare, ho paura di essere mal giudicata, di deludere o di infastidire. Ho paura della folla, dell’isolamento, degli ictus, dei germi e di essere cacciata dal lavoro.
Solo tu non mi fai paura, e non sono sicura che sia un buon segno.

(Questa mia recensione è stata pubblicata su Ultima pagina il 26 aprile)


A tre anni dal suo primo libro pubblicato in Italia, La pazienza dei bufali sotto la pioggia, lo scrittore francese David Thomas è da poco tornato in libreria, sempre con Marcos y Marcos, con una nuova raccolta di piccole storie di quotidianità. Non ho ancora finito di guardare il mondo, tradotto dagli allievi della scuola di specializzazione per traduttori tuttoEuropa di Torino, con la supervisione di Maurizia Balmelli, non è altro che questo: una collezione di frammenti di vita, di storie di uomini e di donne che si trovano ad affrontare le piccole e grandi problematiche che il mondo mette loro davanti.
David Thomas deve essere un cultore delle cose di ogni giorno. Di quei piccoli istanti di felicità o di tristezza, di noia o di euforia, di vita insomma, che tutti affrontano nella loro quotidianità. Ed è per questo che per i suoi microracconti, che non superano mai le quattro pagine e che più sono brevi più sono efficaci, sceglie sempre la narrazione in prima, o al massimo in seconda, persona. Perché quello che succede a questi uomini e a queste donne potrebbe succedere a tutti. Anzi, già lo fa.

Tutti noi proviamo una soddisfazione incredibile a fare qualcosa di nascosto, come l’ascoltatore del primo racconto, Fare l’amore, che adora tenere la finestra aperta per sentire le urla di piacere dei vicini e sentirsi felice e in pace con il mondo. Tutti noi abbiamo qualcuno di cui odiamo le abitudini ma a cui alla fine non sapremmo mai rinunciare, come il protagonista di Caverna, che detesta sua moglie come solo chi ama davvero può fare, o quello di Urli, che cerca un po’ di pace ma poi nel silenzio proprio non riesce a stare. Tutti noi abbiamo amiche o amici che proprio non capiscono che cosa possiamo provare per qualcuno, perché fisicamente non proprio appetibile, come in Brutta, o semplicemente perché stronzo, in Niente di più semplice. Ma, soprattutto, tutti noi abbiamo rimpianti o rimorsi per il tempo perso, come la protagonista di Sette anni, che riesce a raccontare in poche righe il nascere, il crescere, il deteriorarsi e il finire di un amore, o per qualcosa che è stato e ora non è più e di cui forse non si è goduto abbastanza (provate a chiedere al povero Pugnetto).

La differenza è che forse non tutti saremmo in grado di affrontare le cose che la vita ci mette davanti ogni giorno come le affrontano i protagonisti dei racconti di Non ho ancora finito di guardare il mondo. Con amarezza, sì, con un’estrema coscienza di sé, dei propri limiti e delle proprie debolezze, soprattutto quando si parla d’amore, ma anche con ironia e autoironia. Come se David Thomas e i suoi personaggi, che a volte potrebbero sembrare un po’ folli ma che non sono altro che estremamente umani, sapessero che non c’è altro modo per sopravvivere alla realtà.

Sono anni che mi dico che dovrei cambiare macchina, lavoro, quartiere, donna e anche identità. Ma non so perché, non faccio niente per cambiare le cose. È deciso, domani mi cambio le mutande, queste sarà una settimana che ce le ho addosso. Sono sicuro che mi darà la carica per cambiare tutto il resto.

Non ho ancora finito di guardare il mondo di David Thomas è un libro da tenere vicino a sé e sfogliare di tanto in tanto, quando ci succede qualcosa di imprevedibile e non sappiamo come reagire, ma anche semplicemente quando la vita di ogni giorno ha il sopravvento su di noi, quando tante piccole cose si mettono insieme per farne una grande che ci sembra di non poter affrontare. Basta aprire questo libro in una pagina a caso e leggere uno dei settanta brevi racconti che lo compongono, per sentirsi un po’ meno soli, un po’ meno strani e, soprattutto, molto, molto più umani.


Titolo: Non ho ancora finito di guardare il mondo
Autore: David Thomas
Traduttore: Allievi della Scuola di specializzazione per traduttori editoriali, a cura di Maurizia Balmelli
Pagine: 192
Anno di pubblicazione: 2016
Editore: Marcos y Marcos
ISBN:978-8871686585
Prezzo di copertina: 16,00 €
Acquista su Amazon:

sabato 30 aprile 2016

Aprile dolce... leggere! (e pure tanto quest'anno)

E anche il mese di aprile volge al termine e, non so voi, ma io ormai sono in pieno fermento da Salone del Libro di Torino. Ho iniziato a spulciare il programma e cercare di decidere a quali incontri andare, e soprattutto ho iniziato a stilare la tanto temuta (dal mio portafogli) lista di libri che vorrei acquistare (per ora siamo solo a cinque, ma c'è ancora tempo).

Nell'attesa, comunque, diamo un'occhiata a come è stato questo Aprile qui sul blog. 
Il mese è iniziato con la gita al Book Pride a Milano, di cui vi ho raccontato qualcosa qui. Più che della fiera in sé, che è un po' piccolina e forse non vale il viaggio da lontano, sono contenta delle persone che ho incontrato (e anche dei libri che ho acquistato, ovviamente).

Sabato 16 c'è invece stato il quarto appuntamento di Una valigia di libri, l'evento organizzato da me, da Il giro del mondo attraverso i libri e dalla Libreria Sulla Parola, che questa volta ci ha portato a spasso per l'Asia. Un continente che conosco poco, sia geograficamente sia a livello letterario, che però ha portato invece un sacco di spunti. Bisogna solo trovare il tempo di recuperarli tutti.

Altre grosse novità non ce ne sono state, se si esclude che ho iniziato a collaborare con un altro sito letterario, Ultima pagina, e che ho consegnato un'altra traduzione (la cui uscita è prevista a maggio). Quindi, direi che possiamo passare alle letture. Che questo mese sono state proprio tante, anche se non tutte all'altezza delle mie aspettative.

le letture del mese più il Kindle, che ne contiene altre due.

PARLAMI D'AMORE di Pedro Lemebel: pubblicato da marcos y marcos con la traduzione a cura di Matteo Lefèvre, è un libro che tutti coloro che hanno letto e amato i romanzo di questo scrittore cileno dovrebbero recuperare. Rappresentato un tassello in più per conoscere e innamorarsi di Pedro Lemebel.

ANCHE NOI L'AMERICA di Cristina Henríquez: pubblicato dai tipi di NN editore (che porca miseria non sbagliano un colpo) con la traduzione di Roberto Serrai, è un libro che parla di immigrazione, di accoglienza, di odio e d'amore.

NESSUNO SCOMPARE DAVVERO di Catherine Lacey: edito da Sur e tradotto da Teresa Ciuffoletti, è stata la prima delusione di questo mese. Forse mi sono fatta fregare un po' io dai troppi commenti entusiastici che hanno alzato troppo le mie aspettative. Ma era da un sacco che non avevo così tanta voglia di prendere a sberle una protagonista.

PaperAmleto e altre storie ispirate a William Shakespeare: eh sì, questo mese ci sono state le celebrazioni per il quattrocentenario dalla morte del grande Will (e anche quelle per Cervantes, non dimentichiamocelo!). Tra i vari tributi, c'è questa bellissima raccolta di vecchi fumetti di Topolino che si ispirano alle più grandi commedie e tragedie shakespeariane. Una chicca, che tutti gli amanti del Bardo dovrebbero leggere.

LA SAGA DEI CAZALET vol.2- Il tempo dell'attesa di Elizabeth Jane Howard: edito da Fazi con la traduzione di Manuela Francescon, è il secondo volume dopo Gli anni della leggerezza incentrato sulla famiglia Cazalet. Una delle saghe famigliari più belle che ho letto negli ultimi anni.

LA FELICITÀ DI EMMA di Claudia Schreiber: pubblicato da Keller editore e tradotto da Angela Lorenzini, questo libro ha la copertina rosa e un bellissimo maialino che fa capolino da centro pagina. E poi è una storia dolcissima, con una protagonista di una tenerezza incredibile, anche se macella maiali.

ADIEU MON CŒUR di Angelo Calvisi: edito da Casasirio editore, parla di crescita, di cambiamenti e di amori impossibili. In un modo a volte un pochino frettoloso, ma comunque bello.

NON HO ANCORA FINITO DI GUARDARE IL MONDO di David Thomas: pubblicato da marcos y marcos e tradotto dalla scuola di specializzazione per traduttori tuttoEuropa, è il libro che ha dato inizio alla mia collaborazione con UltimaPagina (infatti per ora la recensione la trovate solo lì, tra qualche giorno approderà anche qui sul blog!). Una raccolta di brevi racconti di storie quotidiane, che tutti potremmo vivere. Un inno alle piccole cose e all'essere molto, molto umani.

CANTO DELLA PIANURA di Kent Haruf: secondo volume pubblicato in Italia da NN editore della Trilogia della pianura (in lingua originale sarebbe il primo), tradotto da Fabio Cremonesi. Eh niente, ho pianto. E viva i fratelli McPheron!

LA BATTAGLIA NAVALE di Marco Malvaldi: nuova avventura dei vecchietti del Barlume, pubblicata sempre da Sellerio. Nonché grande, grandissima delusione di questo mese. Porca miseria.


Non mi ero mica resa conto di aver letto così tanto! E devo dire che era da un po' che non mi capitavano così tante delusioni in un solo mese. Per fortuna che ci sono stati anche molti libri belli che hanno compensato.
 Il vostro aprile (di libri e non) come è stato invece?

venerdì 29 aprile 2016

LA BATTAGLIA NAVALE - Marco Malvaldi

- Dammi retta, parti, vai in vacanza e levati dai coglioni per una settimanetta. Qui non succede niente - disse Aldo, in tono sincero, calmo e rassicurante.
Dimenticandosi una cosa.
Che, come detto all'inizio del capitolo, siamo a Pineta.
Un posto dove ammazzano una persona l'anno.



Voi non immaginate neanche quanto sia difficile per me scrivere questa recensione. Ho letto tutti i romanzi pubblicati da Malvaldi. Mi fiondo in libreria appena escono e li inizio il prima possibile (a discapito di tutti gli altri che sono in attesa da più tempo). Malvaldi mi piace tanto anche come persona, e lo dimostra il fatto che io vada a ogni sua presentazione che fa da queste parti. Amo la sua intelligente ironia, il suo modo di raccontare e il suo rapportarsi con gli altri. 

Quando ho saputo dell'uscita di La battaglia navale, nuova avventura di Massimo e i vecchietti del Barlume, non vedevo davvero l'ora di iniziarlo e di ritornare a Pineta, quel paese di mare che ha un tasso di mortalità per omicidi decisamente superiore alla media. Per cui sono corsa a comprarlo, ma avevo un libro da finire, quindi l'ho fatto leggere prima a qualcun altro. Dalla cui faccia e dalle cui reazioni già mi ero resa conto che c'era qualcosa che non andava.
E, quando finalmente l'ho iniziato anche io, ho capito il perché di quelle facce e di quelle reazioni.

La trama è più o meno sempre la stessa, cambia solo il morto (che è una donna, in questo caso) e il movente. C'è sempre Massimo il barrista, che ora ha anche un ristorante insieme ad Aldo, che indaga con l'aiuto dei quattro vecchietti (che sono invecchiati proprio tanto). Un aiuto che la nuova vicequestore Alice Martelli sembra apprezzare molto di più rispetto al precedente. Tra indagini un po' sgangherate e soprattutto tante riflessioni, Massimo come sempre arriverà alla soluzione del caso.

Il grosso, grossissimo problema di La battaglia navale è che non fa ridere. O almeno, a me non ha fatto ridere praticamente mai. E la forza dei gialli del Barlume sta tutto in quello, nelle risate e nelle buffe situazioni che il quartetto di vecchini e Massimo creano in ogni indagine che affrontano. Se quelle risate vengono meno, il romanzo non decolla, rimane piatto e quasi noioso da leggere.
Malvaldi scrive sicuramente bene, e sa benissimo di farlo, ma forse qui si è fatto prendere un po' la mano, creando una storia troppo labile, troppo sottile, che non è riuscito a tenere in piedi con i personaggi. I vecchietti sì, sono sempre fenomenali, ma forse un po' meno del solito. Tiziana e Marchino ci sono, ma è come se non ci fossero. E Massimo è troppo preso dalla sua bella vicequestora, per riuscire a dare il meglio di sé.

Uno dei grossi problemi dei libri in serie è questo: l'impossibilità di mantenere sempre nel tempo lo stesso livello. E quindi sì, si va avanti a scrivere, perché lo chiedono i lettori, lo chiedono gli editori o per andare sul sicuro, ma il rischio che il meccanismo si rompa è molto, molto alto. E forse a un certo punto, se non si ha più niente da dire, sarebbe giusto anche lasciare andare i personaggi, le storie, il bar e Pineta.

Non lo so se la mia delusione di fronte a La battaglia navale sia un problema di aspettative altissime. In parte forse sì. Ma avendo letto e amato, in misura diversa certo, tutti i romanzi di Malvaldi, queste aspettative è stato normale che si creassero. E poi so che altri, che per Malvaldi hanno una passione meno marcata della mia, hanno provato la stessa cosa (vi rimando, per esempio, alla bella recensione di La libridinosa). Quindi sì, è colpa delle aspettative, ma forse è colpa anche del libro.

Che si legge bene, è scorrevole e tutto quanto, ma non si avvicina nemmeno lontanamente a ciò a cui Malvaldi ci (mi) aveva abituato.

Titolo: La battaglia navale
Autore: Marco Malvaldi
Pagine: 179
Anno di pubblicazione: 2016
Editore: Sellerio
Acquista su Amazon:
formato brossura: La battaglia navale
formato ebook: La battaglia navale

mercoledì 27 aprile 2016

CANTO DELLA PIANURA - Kent Haruf

E così i fratelli McPheron proseguirono discutendo di bestiame da macello, di manzi di prima scelta, di giovenche e di vitelli da ingrasso, spiegarono anche questo, e i tre discussero a fondo fino a tarda sera. Parlando. Conversando. Spaziando un po' anche in altri campi. Due uomini anziani e una ragazza di diciassette anni seduti al tavolo sparecchiato di una sala da pranzo di campagna, dopo cena, mentre fuori, oltre le pareti di casa e le finestre senza tende, un gelido vento del nord scatenava l'ennesima tempesta invernale sugli altopiani.


Non so davvero da dove cominciare per parlarvi di Canto della pianura di Kent Haruf, secondo volume nella versione italiana della sua Trilogia della Pianura, pubblicato in Italia da NN Editore con la traduzione di Fabio Cremonesi.
Avevo provato più o meno la stessa sensazione anche con Benedizione, il primo volume pubblicato da NN editore di questa trilogia ambientata nel paesino di Holt, in Colorado. E in realtà è quello che provo quasi sempre quando mi capita di leggere libri bellissimi. Mi tolgono il fiato e le parole e mi fanno pensare per superlativi, al punto che mi verrebbe semplicemente da dire "fidatevi e leggetelo". Ma qualcosa in più effettivamente bisogna dire, non fosse altro perché Canto della pianura si merita tutti gli elogi possibili.

Siamo di nuovo a Holt, dicevamo. Ma questa volta non entriamo più in casa di Dad e delle sue vicine. Questa volta andiamo a trovare Tom Guthrie, docente di storia al liceo e padre di Ike e Bobby, due bambini molto svegli, che si rendono perfettamente conto che ci sia qualcosa che non va nella loro madre, che preferisce stare chiusa in camera al buio piuttosto che con loro. Poi andiamo da Maggie Jones, collega di Tom, che bada all’anziano padre e alle esigenze di chiunque le venga a chiedere aiuto, come si vede costretta a fare Victoria Roubideaux, che viene cacciata di casa dalla madre quando scopre che la figlia è incinta. Per poi arrivare al casolare dei fratelli McPheron, a qualche miglio di distanza dal paese, dove i due vivono da soli insieme ai loro animali da quando i genitori sono morti.
Le vite di tutti questi personaggi si intrecciano tra loro, e con quelle di altri, e ci raccontano ancora una volta quanto movimentata e appassionante, nel bene e nel male, possa essere la vita anche nel paesino più sperduto che si possa conoscere e tra le persone più semplici possibile.

Mi avevano detto che, a differenza di Benedizione, Canto della pianura non mi avrebbe fatto piangere. E invece mi sono commossa ancora di più. Forse per il filo conduttore del libro, completamente diverso rispetto a quello del primo volume: se là si parlava di fine vita, di rimpianti, di cose che ormai non si possono più aggiustare, qui c’è invece un inno alla nascita, alla rinascita e ai cambiamenti, che possono sì essere difficili e dolorosi, ma che alla fine non possono che far del bene. Forse per lo stile di Haruf, semplicissimo, diretto e senza troppi orpelli (anche se rispetto a Benedizione ne ha già qualcuno in più) eppure molto, molto efficace. Forse (e soprattutto) per la bellezza e la tenerezza di due personaggi, gli anziani fratelli McPheron, i cui comportamenti, tutti, da quelli più goffi a quelli più coraggiosi, mi hanno riempita di tenerezza e commossa in un modo che non credevo possibile.
Spero solo che stia bene, disse Raymond.
Lo spero, disse Harold.
Salirono al piano di sopra. Si sdraiarono ciascuno in camera sua, senza riuscire a addormentarsi, rimasero svegli al buio, separati dal corridoio, pensando a lei, e sentirono quanto la casa era cambiata, quanto all'improvviso tutto sembrasse vuoto e triste.
Ora manca ancora un libro, Crepuscolo, in uscita il 12 maggio, per concludere questa trilogia della Pianura. E sono davvero curiosa di scoprire a casa di chi ci porterà Kent Haruf questa volta e quale storia ci racconterà. Sapendo già che di sicuro sarà bellissimo.


Titolo: Canto della pianura
Autore: Kent Haruf
Traduttore: Fabio Cremonesi
Pagine: 304
Editore: NN Editore
Prezzo di copertina: 18,00€
Acquista su Amazon:
formato brossura:Canto della pianura. Trilogia della pianura: 2
formato ebook: Canto della pianura

venerdì 22 aprile 2016

ADIEU MON CŒUR - Angelo Calvisi

Quando ero piccolo facevano questa domanda anche a me. I vicini, gli zii, gli amici dei miei genitori: "Paolino, cosa vuoi fare da grande?" Non rispondevo niente, chinavo la testa e non sapevo cosa dire. Se me lo chiedessero adesso avrei le idee più chiare. Risponderei che voglio leggere in pace i fumetti di Zagor, voglio stare come gli animali al pascolo, sui prati, voglio rimanere tutta la vita stravaccato nella sala dei calciobalilla.

Qualche giorno fa ho avuto una di quelle fastidiosissime giornate da lettore, in cui qualunque libro nuovi provassi ad aprire dopo poche pagine mi faceva capire chiaramente che non era il suo momento. Capitano a tutti, e di solito la soluzione è lasciar perdere e mettersi a fare altro. Il problema è che avevo proprio voglia di leggere. Nell’arco della giornata ne avrò aperti e richiusi almeno cinque, innervosendomi sempre di più man mano che succedeva. Poi la sera prima di dormire, prima di buttarmi sulle parole crociate, ho deciso di fare un ultimo tentativo, con Adieu mon cœur di Angelo Calvisi. E ne ho letto una novantina di pagine. Eccolo, finalmente, il libro giusto!

Adieu mon cœur, pubblicato da Casasirio editore, racconta la storia di Paolo, in tre momenti diversi della sua vita. Quando è un tredicenne un po’ sfigato, con un unico grande amico, una famiglia non felice alle spalle e una folle passione per il calcio. Alle ragazze non ci pensa, se non solo di sfuggita, ogni tanto. E per questo che in seconda media si lascia sfuggire la bella Michela: non ha tempo di fidanzarsi, lui, deve guardare i mondiali. Poi però Michela ricompare l’anno successivo e le cose cambiano.  Poi ritroviamo Paolo dieci anni dopo, cresciuto e un po’ cambiato dai terribili fatti che la vita gli ha messo davanti. Michela, nella sua mente e nel suo cuore c’è ancora, anche se tutto pensava fuorché di trovarsela di fronte anche fisicamente. Passano altri dieci anni, le vite di Paolo e Michela hanno preso strade completamente diverse, ma per nessuno dei due facili, eppure si appartengono ancora. Ne passano altri dieci e le cose cambiano ancora. Finché non si ritorna al Paolo tredicenne, che dal passato riesce a spiegare tutto quello che gli succederà nel futuro.


Adieu mon cœur di Angelo Calvisi è un libro coinvolgente, di quelli che inizi e non riesci a mettere giù. È una lunga storia d’amore, che salta nel tempo per mostrare al lettore come sono andate le cose per Paolo: come è cresciuto, come è cambiato, come la vita e il suo passato abbiano influito e segnato il suo futuro, e come l’amore possa evolversi negli anni, anche l’amore non vissuto. A volte, devo essere sincera, ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa, che questi salti temporali di dieci anni fossero sì una grande trovata ma che forse impedissero davvero di capire Paolo e il suo modo di essere. Ed è per questo che ho apprezzato di più il Paolo tredicenne, con le sue insicurezze, le sue paure, il suo modo, ancora infantile ma già in crescita, di vedere il mondo. Ho amato le sue chiacchiere con l’amico di sempre, la sua passione per il calcio e, soprattutto, il nascere della sua storia con Michela.


Adieu mon Cœur è sicuramente un romanzo molto bello, aiutato anche per quanto mi riguarda dalla città in cui è ambientato, Genova, che io amo molto. È un romanzo all’apparenza leggero eppure molto, molto profondo nel trattare i tema della crescita e dei cambiamenti. E anche se forse si gira l'ultima con la sensazione che manchi qualcosa e la curiosità di saperne di più, è sicuramente un libro da leggere.


Titolo: Adieu Mon Cœur
Autore: Angelo Calvisi
Pagine: 184
Editore: Casasirio
Anno: 2016
Acquista su Amazon:
formato brossura: Adieu mon coeur
formato ebook: Adieu mon coeur

martedì 19 aprile 2016

LA FELICITÀ DI EMMA - Claudia Schreiber

Se cadi tra le braccia di qualcuno, stai sicura che quel qualcuno ti lascerà cadere. Le sue mani ti faranno diventare tenera e poi ti schiacceranno. Se ti fai piccola e tenera, l’altro si farà duro e cattivo.
Non dargli confidenza, o dipenderai da lui. E se diventi dipendente inizi a mendicare amore. E perdi la dignità e la facoltà di ragionare.
Se cadi tra le braccia di qualcuno, stai sicura che ti lascerà cadere.

Ok, ve lo dico subito così mi tolgo il pensiero. La prima cosa ad attirarmi di La felicità di Emma di Claudia Schreiber, edito da Keller editore con la traduzione di Angela Lorenzini, non sono stati né il titolo né la trama, ma la copertina, che io reputo stupenda.  Perché, e qui viene la parte imbarazzante, vi devo confessare che, oltre che per il verde a pois, ho un debole per il rosa. E poi trovo quel maialino lì appollaiato di una dolcezza infinita.
Poi ovviamente ho guardato anche la trama, e ho capito che questo libro avrebbe fatto sicuramente per me.

Emma è una donna di campagna, cresciuta come se fosse il maschio che i suoi genitori non sono riusciti ad avere. Vive in una casa  che all'interno è in disordine, sporca e trasandata, proprio come lo è il suo aspetto, ma che invece all'esterno è un piccolo paradiso. Insieme a lei ci sono solo i suoi animali: galli, galline e soprattutto i suoi adorati maiali. Che alla fine macella, certo, perché sono stati allevati per quello, ma lo fa nel modo più dolce e affettuoso possibile, memore della sofferenza che ha sentito che provavano con i metodi più cruenti usati dai suoi genitori. Ha un suo equilibrio, Emma. Un equilibrio che forse gli altri non riescono a capire, e che sta per essere distrutto dalla sentenza di pignoramento che verte sulla sua fattoria. Finché un giorno, in un modo un po' rocambolesco, all'improvviso le piombano in casa un uomo di città, Max, maniaco dell'ordine, della pulizia e delle comodità, e un mucchio di soldi. Il modo di vedere il mondo di Emma a poco a poco cambierà, così come cambierà per sempre la vita di Max.

La felicità di Emma è un libro un po' surreale e molto, molto dolce, anche nelle parti più cruente. Ed Emma è un personaggio che commuove fin dalla sua prima apparizione sulla pagina. È una donna fortissima, ma al tempo stesso fragilissima, che ha paura di tutte quelle emozioni che non ha potuto conoscere ed è stata segnata da un passato che un po' l'ha condizionata nel suo rapportarsi con se stessa e con gli altri, e un po' l'ha aiutata a essere una persona migliore.
Il libro fa sorridere, molto, e fa anche molto riflettere, su come si è, su quanto è possibile cambiare, sulla fiducia, sull'amore, sulla morte, e già, che ci siamo, anche sulla tematica degli animali e del cibo. E poi beh, sì, verso la fine fa anche parecchio commuovere (ma forse è colpa mia, che sono una persona molto sensibile).

La felicità di Emma mi è piaciuto, e tanto anche. Per quella copertina rosa e il bel maialino, per come affronta tematiche importanti, per lo stile e per l'incredibile tenerezza che mi ha suscitato la sua protagonista. Assolutamente da leggere, anche se odiate il rosa (ma come fate a odiare il rosa?).

Titolo: La felicità di Emma
Autore: Claudia Schreiber
Traduttore: Angela Lorenzini
Pagine: 236
Editore: Keller editore
Acquista su Amazon:
formato brossura:La felicità di Emma

lunedì 18 aprile 2016

UNA VALIGIA DI LIBRI - Resoconto di un viaggio in Asia

Il quarto appuntamento di Una valigia di libri, che si è tenuto il sabato appena passato sempre nell'arancionissima e bellissima Libreria Sulla Parola di Caluso, ci ha portato a spasso per l'Asia. Dal Giappone al medio Oriente, dalla Cina all'Indonesia, anche questa volta sono arrivati tantissimi consigli, sia da chi ha potuto partecipare fisicamente sia a distanza.


Devo ammettere che la tappa asiatica, personalmente, era quella che mi preoccupava di più, perché mi sono resa conto che, almeno di recente, ho letto pochissima narrativa orientale. E, di quella poca che ho letto, ancora meno è quella che mi sentirei di consigliare ad altri lettori. È un grande limite mio, me ne rendo perfettamente conto, eppure che sia del medio oriente, dell'India o del Giappone, questa letteratura non riesce proprio ad appassionarmi. Forse non ho mai trovato il libro giusto. Ma, come dicevo prima, sono arrivati davvero tantissimi consigli e sono sicura che tra questi troverò anche qualcosa per me. (Un paio comunque sono riuscita a consigliarli anche io eh!).

Prima di procedere con l'elenco dei libri, volevo ringraziare ancora una volta Claudia di Il giro del mondo attraverso i libri e Stefania della libreria Sulla parola, mie compagne di viaggio nell'organizzazione di questa avventura, e anche tutti i partecipanti, che rendono questi pomeriggi davvero speciali. È bello trovarsi, sedersi e chiacchierare, di libri ma anche di tanto altro, per un pomeriggio, cancellando ogni timidezza. Quindi, davvero, grazie a tutti.




Ma ora bando alle ciance e spazio ai consigli! Come sempre, trovate i libri consigliati suddivisi per paese, con tra parentesi l'editore italiano. Su alcuni c'è anche il link alla recensione se si tratta di un consiglio arrivato da un blogger:

AFGHANISTAN 
Mille splendidi soli - Khaled Hosseni (Piemme)
Quando la notte è più luminosa - Nadia Hashimi (Piemme)

ARABIA SAUDITA
Profumo di caffé e cardamomo - Badriya al-Bishr (Atmosphere Libri)

CINA
Sorgo Rosso - Mo Yan (Einaudi)
My little China girl - Giuseppe Culicchia (EDT)
La montagna dell'anima - Gao Xingjian (BUR)
Polvere rossa - Ma Jian (Neri Pozza)
Cigni selvatici - Jung Chang (Longanesi)
Il serpente piumato - Xu Xiaobin (Elliot)
Fiore di neve e il ventaglio segreto - Lisa See (TEA)
Un tè con Mo Yan - Marco Del Corona (O barra O)

CISGIORDANIA
Bruciata viva - Suad (Pickwick)

GEORGIA
La tua presenza è come una città - Ruska Jorjoliani (Corrimano edizioni)

GIAPPONE
La ragazza dello Sputnik - Haruki Murakami (Einaudi)
Memorie di una geisha - Arthur Golden (TEA)
Storia proibita di una geisha -Mineko Iwasaki e Rande Brown (Newton Compton)
Neve - di Maxence Fermine (Bompiani)
Tsugumi - Banana Yoshimoto (Feltrinelli)
Sonno profondo - Banana Yoshimoto (Feltrinelli)
La virtù femminile  - Haroumi Setouchi (BEAT)
Mille anni di piacere - Kenji Nagakami (Einaudi)
Umilmente ricevo in dono - Fabio Geda (EDT)
Manuale di un monaco buddista per sconfiggere la paura degli altri - Keisuke Matsumoto (Vallardi)
Il gatto venuto dal cielo - Hiraide Takashi (Einaudi)
Terra pura - Alan Spencer (Neri Pozza)
Il magico potere del riordino - Marie Kondo (Vallardi)

INDIA
Il dio delle piccole cose - Arundhati Roy (TEA)
Quando arrivano le cavallette - Arundhati Roy (TEA)
La moglie - Jhumpa Lahiri (Guanda)
Cuccette per signora - Anita Nair (Guanda)
La città della gioia - Dominique La Pierre (Mondadori)
Il bambino con i petali in tasca  - Anosh Irani (Piemme)
I figli della mezzanotte - Salman Rushdie (Mondadori)

INDONESIA
La scuola ai confini del mondo - Andrea Hirata (Rizzoli)
L'uomo tigre -Eka Kurniawan (Metropoli d'Asia)

IRAN
La casa della moschea - Kader Abdolah (Iperborea)
L'albero dei fiori viola - Sahar Delijani (Rizzoli)
Un'estate a Teheran - Farian Sabahi (Laterza)
Leggere Lolita a Teheran - Azar Nafisi (Adelphi)
Pollo alla prugne - Mariane Satrapi (Rizzoli Lizard)
Persepolis - Mariane Satrapi (Rizzoli Lizard)
Taglia e cuci - Mariane Satrapi (Rizzoli Lizard)

ISRAELE

Qualcuno con cui correre - David Grossman (Mondadori)
Che tu sia per me il coltello - David Grossman (Mondadori)
Ci sono bambini a zig-zag - David Grossman (Mondadori)
Come il vento tra i mandorli - Michelle Cohen Corasanti (Feltrinelli)
Tre amici - Amos Oz (Feltrinelli)
La simmetria dei desideri - Eshkol Nevo (BEAT)

NORD COREA
Fuga dal campo 14 - Blain Harden (Codice edizioni)

PAKISTAN
Io sono Malala - Malala Yousafzai e Christina Lamb (Garzanti)

PALESTINA
Ogni mattina a Jenin - Susan Abulhawa (Feltrinelli)
La strada dei fiori di Miral - Rula Jebreal (BUR)

TURCHIA
A con Zeta - Hakan Günday (marcos y marcos)
La bastarda di Istanbul - Elif Şafak (BUR)

Se, come me, non siete ferratissimi in geografia e volete vedere da dove arrivano tutti i libri di cui abbiamo parlato, qui c'è la bellissima mappa creata da Claudia.

Come potete ben vedere, anche questa volta c'è solo l'imbarazzato della scelta. I consigli sono stati tanti, con le motivazioni più disparate e, per questo, forse ancor più belle. Ora sicuramente non potrò più dire "vorrei leggere un libro ambientato in Asia ma non so da dove partire".

E ora ci rivediamo tra un mesetto, sabato 21 maggio, per l'incontro dedicato a NORD AMERICA e CANADA! Vi aspettiamo numerosi!