giovedì 12 aprile 2012

TU, SANGUINOSA INFANZIA - Michele Mari

Il passato raccontato da Michele Mari è quello mitico e irrecuperabile dell'infanzia, eroso negli anni da una diaspora di oggetti e sentimenti il cui ricordo continua a sanguinare. Ma in questi racconti non c'è mai il rimpianto di una perduta età dell'oro, perché la violenza immaginifica dell'autore opera un recupero altissimo di emozioni infantili legate a un universo in cui le sole figure amiche sono quelle dei propri personali mostri e di pochi, semplici ma "fatidici" giocattoli. Ogni pagina spalanca abissi di malinconia dove fanno irruzione visioni fantastiche e terrificanti, in cui riecheggiano nitide le voci degli autori più amati, Stevenson, London, Poe, Melville. Così i giardinetti che accolgono gli svaghi pomeridiani dei bambini diventano lande inospitali, dove s'aggirano tremende creature mitologiche come le Antiche Madri; così un puzzle segna l'iniziazione a un'ascesi quasi monastica, così le copertine di Urania o le canzoni degli alpini diventano la palestra di ossessive elucubrazioni mentali, e tutto è tanto più feticisticamente inventariato quanto più la vita sembra cosa riservata ad altri.

Mamma mia che infanzia difficile deve avere avuto Michele Mari. Soprattutto se da bambino era snob esattamente come la sua scrittura lascia presumere lo sia ora.
Un stile altezzoso, aulico, al punto che da rendere difficile a volte la comprensione di certi termini usati (per fortuna hanno inventato il contesto).
In questi 11 racconti che compongo questo libro, Mari ci racconta una parte della sua infanzia, tramite dei flash di ricordi del passato e di come li vede ora.

Tre sono stati i miei racconti preferiti.
Il primo, "I Giornalini", non tanto per la narrazione in sé quanto perché mi sono ritrovata subito a chiedermi "ma io darò i miei Peanuts ai miei figli?", perché ho capito e condiviso il suo legame per quei giornaletti che leggeva da bambino, i fumetti con cui è cresciuto e che ancora riescono a catturarlo quando per caso li apre. Ho capito la sua voglia di nasconderli e in qualche modo di proteggerli.
Anche se sono abbastanza sicura che darò i miei fumetti ai miei bambini (non potrei immaginare che crescessero senza amare Snoopy, Lucy, Linus e Charlie Brown).

Il secondo, "La Freccia Nera", mi è piaciuto per deformazione professionale, perché parla in modo indiretto di traduzione e di come uno stesso libro possa cambiare in base a quando e da chi è stato tradotto. Al punto che a volte sembra di leggere un romanzo diverso, di cui si riconosce la trama ma non il modo in cui è narrata. Un bel modo per rendere il concetto base della traduzione di differenze che non sono necessariamente errori.

L'ultimo che mi ha colpito un sacco è poi quello conclusivo, "Laggiù", che è riuscito con un semplice botta e risposta tra due persone a commuovermi. Ricordi insignificanti del passato che riaffiorano e ci riportano indietro alla vita che ora non viviamo più. Piccoli anedotti che di solito non si ricordano e che vengono a galla all'improvviso.

Ci sono poi gli altri racconti, alcuni in cui ci si può in qualche modo riconoscere (pur essendo io molto più giovane dell'autore): il secondo, "L'uomo che uccise Liberty Valance", che parla di giocattoli che un giorno per noi sono fondamentali e il giorno dopo non sappiamo nemmeno più che esistono. "L'orrore dei giardinetti", che parla di bambini al parco, delle dinamiche dei rapporti tra loro, quasi obbligati ad andare d'accordo dalle madri che li portano lì a socializzare (anche se io non avevo di certo tutte le fobie che aveva mari bambino). O ancora "Le copertine di Urania", un racconto dedicato a questa serie di fantascienza, che io non ho mai letto ma di cui ho parecchie copie giù, essendo mio padre della stessa generazione dell'autore (e poi cavolo! All'interno degli Urania c'erano le striscie di B.C. e de Il Mago Wiz, che io leggo ancora adesso!)
E poi c'è "Otto Scrittori", sulla difficoltà di scegliere il nostro autore preferito quando si è piccoli, con mostri sacri che competono tra loro e che è difficile abbandonare.

In linea di massima quindi direi che questa raccolta mi è paciuta. Certo, lo stile troppo aristocratico (e altezzoso!) a volte a mio avviso penalizza i racconti, e soprattutto ti portano davvero a pensare che Mari fosse un bambino un po' chiuso in sè stesso, che non si trovasse bene nella sua condizione di "bambino" e volesse a tutti i costi crescere in fretta.Però sono belli i ricordi che ha, è bello il modo in cui mostra il suo affetto per questo passato che forse ora da adulto riesce ad apprezzare meglio.
Non è una lettura per niente facile, ma merita.


Per acquistare: Tu, sanguinosa infanzia (L'Arcipelago Einaudi)

mercoledì 11 aprile 2012

IL PRIGIONIERO DEL CIELO - Carlos Ruiz Zafón

Nel dicembre del 1957 un lungo inverno di cenere e ombra avvolge Barcellona e i suoi vicoli oscuri. La città sta ancora cercando di uscire dalla miseria del dopoguerra, e solo per i bambini, e per coloro che hanno imparato a dimenticare, il Natale conserva intatta la sua atmosfera magica, carica di speranza. Daniel Sempere - il memorabile protagonista di "L'ombra del vento" è ormai un uomo sposato e dirige la libreria di famiglia assieme al padre e al fedele Fermín con cui ha stretto una solida amicizia. Una mattina, entra in libreria uno sconosciuto, un uomo torvo, zoppo e privo di una mano, che compra un'edizione di pregio di "Il conte di Montecristo" pagandola il triplo del suo valore, ma restituendola immediatamente a Daniel perché la consegni, con una dedica inquietante, a Fermín. Si aprono così le porte del passato e antichi fantasmi tornano a sconvolgere il presente attraverso i ricordi di Fermín. Per conoscere una dolorosa verità che finora gli è stata tenuta nascosta, Daniel deve addentrarsi in un'epoca maledetta, nelle viscere delle prigioni del Montjuic, e scoprire quale patto subdolo legava David Martín - il narratore di "Il gioco dell'angelo" - al suo carceriere, Mauricio Valls, un uomo infido che incarna il peggio del regime franchista...

A mia discolpa questa volta posso dire che il libro mi è stato regalato, che non l'ho comprato di mia spontanea volontà nè che ho cercato disperatamente di leggerlo (e il fatto che fosse nella mia wish list è ininfluente).
A mia discolpa posso dire che "L'ombra del vento" mi era piaciuto talmente tanto che era impensabile non leggere il terzo libro della saga, sebbene già "Il gioco dell'angelo" mi avesse lasciato parecchio perplessa.
A questo posso ancora aggiungere che solitamente Zafón scrive in modo scorrevole e piacevole, nonostante le trame siano sempre o troppo banali o troppo macchinose, e soprattutto tutte uguali tra loro.
Detto questo, la domanda che continuo a pormi da quando ho chiuso il libro ieri sera è "ma perché ho letto di nuovo un romanzo di Zafón", visto che era abbastanza prevedibile che sarei rimasta delusa? E soprattutto, "ma quanti soldi ancora si farà questo autore spagnolo sfruttando il successo del suo primo e unico capolavoro?"

Questo è una delusione. Non ha quasi senso di essere. Non succede niente dall'inizio alla fine. Non c'è un minimo di suspance, di trama o di mistero. Semplicemente Zafón ha preso i suoi due libri di maggiore successo, "L'ombra del vento" e "Il gioco dell'angelo" appunto, e li ha in qualche modo uniti in questo romanzo, spiegando parti oscure un po' dell'uno e un po' dell'altro, e lasciando ovviamente tutto in sospeso alla fine, per poter poi vendere anche il quarto libro della saga. Ritroviamo gli stessi personaggi degli altri due: c'è sempre la libreria Sampere, ora gestita dal padre e dal figlio Daniel (il protagonista de "L'ombra del vento" per intenderci), in cui lavora anche Fermín, già presente nel primo romanzo, che qui si scopre avere un collegamento anche con David Martín, lo scrittore misterioso e maledetto su cui si basa invece "Il gioco dell'angelo". Fermín racconta il suo passato imprigionato nel castello del Montjuic durante la guerra civile e l'epoca franchista, mettendo insieme i pezzi del puzzle che i due romanzi precedenti formavano. E lo fa perché un fantasma del passato è venuto a turbare la sua vita e a far rivivere i suoi ricordi, a causa di una dedica in un libro.

La storia però non decolla. Ricordi del passato e voglia di vendetta del presente si mescolano, senza però mai arrivare a una conclusione. E soprattutto, senza riuscire a capire bene dove diavolo volesse parare Zafón.
Anche perché a questo, si somma anche l'aspetto da romanzo "rosa". Il rapporto di Daniel con la moglie bellissima e la gelosia per un amore del passato. Il rapporto tra Fermín e la futura sposa, turbato ovviamente dal passato dell'uomo. L'amore per Isabella, la madre di Daniel, da parte del padre e di David Martín.
Insomma, troppe cose sul fuoco e nessuna che riesca a rendere però viva la storia.
E nemmeno Barcellona, protagonista indiscussa degli altri due romanzi, nè il fantastico "cimitero dei libri dimenticati" riescono a salvare la trama.

Si potrebbe tranquillamente evitare di leggerlo, non si perderebbe nulla. Ma è difficile, per chi come me ha adorato "L'ombra del vento", riuscire a rinunciare alla speranza che questo autore riesca a scrivere un altro capolavoro.


Nota alla traduzione: è semplicemente pessima. Errori di italiano ("qualcosa era andata storta"). Traduzioni differenti di una stessa espressione ("prosciutto serrano" e "jamón serrano"). Scelte improprie di termini, per nulla adatti all'epoca di ambientazione del romanzo, che rendono la lettura a tratti fastidiosa e sicuramente poco fluida.
Riusciranno mai a tradurre bene un romanzo di Zafón? (oppure è Zafón che scrive tanto male?)

Per acquistare: Il prigioniero del cielo (Scrittori italiani e stranieri)

venerdì 6 aprile 2012

LA LIBRERIA DEI NUOVI INIZI - Anjali Banerjee

C'è una vecchia libreria, a Shelter Island, dove ad aggirarsi in cerca di compagnia e buone letture non sono solo gli affezionati clienti. Qui, tra stanze in penombra, riccioli di polvere e parquet scricchiolanti, i libri hanno davvero un'anima e, quasi godessero di vita propria, sanno farsi scegliere dal lettore giusto al momento giusto... Che non si tratti di una libreria come le altre Jasmine lo capisce subito: in fuga da Los Angeles e da un ex marito che le ha spezzato il cuore, non si aspetta certo che ad accoglierla, accanto all'eccentrica Zia Ruma, siano gli spiriti della Grande Letteratura. E quando la zia parte, affidando proprio a lei la guida del negozio, saranno Shakespeare ed Edgar Allan Poe a svelarle a poco a poco i segreti del mestiere. E se Beatrix Potter la aiuterà a sedare orde di bambini scatenati e Julia Child le consentirà di accontentare anche le signore più esigenti in cucina, come potrà Jasmine resistere alle suadenti parole di Neruda, deciso, a quanto pare, a spingerla tra le braccia di un affascinante sconosciuto? "La libreria dei nuovi inizi" è una commedia romantica, e insieme un omaggio lieve e incantato al potere della letteratura. Perché in un buon libro c'è tutto: le emozioni, gli incontri e le risposte che possono anche cambiarci la vita.

Sto cercando di trattenermi dallo scrivere un commento troppo negativo su questo romanzo, ma devo ammettere che la cosa mi costa fatica.
Perché non puoi avere un'idea così geniale e poi sprecarla così.
Non puoi creare una libreria così magica, dove i libri vivono di vita propria e dove, se si ha il dono, è possibile incontrare e interagire con gli scrittori del passato, e poi costruirci attorno una storia così banale, scontata e prevedibile da romanzetto rosa.

La protagonista del romanzo, Jasmine, fugge dalla sua vita e dal suo matrimonio fallito per andare in aiuto di sua zia, che deve partire per l'India per "aggiustarsi il cuore" e non sa a chi lasciare in mano la sua libreria.
Jasmine è la classica donna in carriera di città, che ha in qualche modo rifiutato il suo passato indiano, che non si ferma un attimo, che non sa vivere senza il suo cellulare e la sua connessione ad internet e che non riesce inizialmente a cogliere la bellezza e la semplicità della libreria che le viene affidata: troppa polvere, troppi romanzi vecchi, troppi clienti che non sanno quello che vogliono. E' una donna con il cuore spezzato, che non crede più nell'amore e nella possibilità di amare senza soffrire.
A poco a poco però si abituerà a questi nuovi ritmi, alla vita in libreria e agli strani personaggi, reali o fittizi, che la popolano. Delle presenze che la accompagnano sempre, di cui all'inizio avrà paura ma che poi comincerà a conoscere e ad amare.
Ovviamente si innamorerà anche, e scoprirà che è possibile avere di nuovo fiducia in sé stessi e nelle altre persone.

Ripeto, l'idea non sarebbe per niente malvagia. Se non fosse che è tutto così estremamente prevedibile. I problemi al cuore della zia, l'uomo di cui si innamora, il lieto fine scontato. Tutte cose che si riescono a prevedere e indovinare ben prima che si verifichino.
La protagonista, poi, l'ho trovata parecchio antipatica, sia appena arrivata nei panni di donna di città, sia poi nel suo progressivo integrarsi con la vita dell'isoletta e della libreria. C'è un'evoluzione, certo, ma a mio avviso è marcata troppo poco e va avanti proprio grazie al fatto che è ciò che il lettore sa che succederà. Non ci sono clamorosi punti di svolta, né spiegazioni del perché questa svolta si è verificata.

Per carità, è sicuramente un libro leggero senza nessuna pretesa, e per passare qualche ora va assolutamente bene.
E' che quando sprecano le belle idee (pensare di avere una libreria in cui è il libro che sceglie il lettore e in cui si può interagire con gli spiriti degli scritto è semplicemente fantastico) in modo così banale, mi viene il nervoso.

Nota alla traduzione: qualche refuso qua e là, ma niente di particolare da segnalare.

Per acquistare: La libreria dei nuovi inizi (Rizzoli best)

lunedì 2 aprile 2012

LE PERFEZIONI PROVVISORIE - Gianrico Carofiglio

Le giornate di Guido Guerrieri trascorrono in equilibrio instabile fra il suo lavoro di avvocato - un nuovo elegante studio, nuovi collaboratori, una carriera di successo - e la solitudine venata di malinconia delle sue ore private. Antidoti a questa malinconia: il consueto senso dell'umorismo, la musica, i libri e le surreali conversazioni con il sacco da boxe, nel soggiorno di casa. Tutto inizia quando un collega gli propone un incarico insolito: cercare gli elementi per dare nuovo impulso a un'inchiesta di cui la procura si accinge a chiedere l'archiviazione. Manuela, studentessa universitaria a Roma, figlia di una Bari opulenta, è scomparsa in una stazione ferroviaria, inghiottita nel nulla dopo un fine settimana trascorso in campagna con amici. Inizialmente Guerrieri esita ad accettare l'incarico, più adatto a un detective che a un legale. Poi, scettico e curioso a un tempo, inizia a studiare le carte e a incontrare i personaggi coinvolti nell'inchiesta. Tra questi, la migliore amica di Manuela, Caterina. Una ragazza dei suoi tempi giovane, bella, immediata al limite della sfrontatezza. L'avvocato, diviso fra imbarazzo e attrazione, si lascia accompagnare da lei nel ricostruire il mondo segreto di Manuela e le ragioni della sua scomparsa.

Bene, ho appena scoperto di adorare Carofiglio. E pensare che fino a un mese fa non avevo mai letto nulla di suo e per qualche bizzarro motivo me ne tenevo piuttosto alla larga.
Ora, invece, vorrei avere già tra le mani un altro dei suoi romanzi, per poter continuare a leggere questo suo stile incredibile e avvincente.
Avevo già scoperto il suo potenziale poco tempo fa, con "Il Silenzio dell'Onda", un libro molto intenso e riflessivo. Ora, con questo giallo, che ho scoperto essere in realtà il quarto con protagonista il grande avvocato Guido Guerrieri, la sua bravura mi è stata confermata.

La trama in sé forse non è nemmeno delle più originali. Guido Guerrieri è un avvocato penalista a cui un suo amico chiede il piacere di fare qualche ulteriore indagine sulla scomparsa di una ragazza, Manuela, prima che il fascicolo venga chiuso definitivamente. Un po' reticente all'inizio, Guido si trasformerà in un novello Sherlock Holmes della Bari vecchia, complice anche effettivamente la sua grande passione per la lettura. L'avvocato inizierà quindi ad indagare, conoscerà le amiche di Manuela e riuscirà piano piano a ricomporre tutti i tasselli mancanti e a scoprire la verità.

La forza di questo romanzo però sta soprattutto nel suo protagonista. Guido è a mio avviso un personaggio incredibile. Ha come migliore amico un sacco da pugile, al quale confessa tutte le sue angoscie e i suoi turbamenti, ha il vizio di lasciarsi travolgere improvvisamente dai ricordi senza quasi rendersene conto. E' poi circondato da una serie di personaggi altrettanto ben riusciti, suoi ex clienti ora diventati suo amici, suoi colleghi che odia con tutto il cuore, poliziotti con cui ha collaborato e che ancora spesso si ricordano di lui.
E' un personaggio dal passato amoroso un po' tormentato e con una forte autoironia e coscienza di sé, che emerge grazie alla narrazione in prima persona, che lo rende ancora più credibile e umano.
Potrebbe ricordare a tratti l'avvocato Malinconico di Diego De Silva, ma, oltre alle diverse città, Bari per Carofiglio e Napoli per De Silva, Guido Guerrieri sembra un tantino più credibile nei panni di avvocato, oltre ad essere sicuramente mentalmente più stabile.

Non so se l'aver iniziato dall'ultimo romanzo con protagonista questo "investigatore della domenica" sia stato un vantaggio o uno svantaggio. Sicuramente ora vedrò di procurarmi anche tutti gli altri (e per fortuna, chi mi ha prestato questo e anche "Il Silenzio dell'Onda", si è innamorato come me di questo scrittore).
Assolutamente da leggere!

Nota all'edizione: volevo solo farvi sapere che mi irritano i libri pubblicati da Mondolibri, che cambiano copertina e hanno un formato proprio. Così, giusto per fare un po' la pignola.


Per acquistare: Le perfezioni provvisorie (La memoria)

giovedì 29 marzo 2012

LA SOLITUDINE DEL MANAGER - Manuel Vázquez Montalbán

Il detective privato Pepe Carvalho questa volta è alle prese con il mistero di un manager, da lui conosciuto per puro caso anni prima negli Stati Uniti, trovato morto nei dintorni di Barcellona. Nella tasca del cadavere l'assassino, in segno di sprezzo e per depistare le indagini, ha infilato un paio di slip da donna. Tanto basta alla polizia per etichettare il delitto come l'eliminazione del cliente molesto da parte del protettore di una prostituta infastidita. Ma l'arguto Carvalho, ingaggiato dalla vedova del manager perchè chiarisca il caso con la massima discrezione, scopre inevitabilmente un'altra verità... ben più scomoda.

Era un po' che avevo intenzione di leggere un romanzo di Vázquez Montalbán con protagonista l'investigatore Pepe Carvalho.
Ho sempre amato molto i gialli, a partire da Agatha Christie e Artur Conan Doyle per arrivare a Fred Vargas. Mi piacciono i gialli classici, dove c'è un omicidio, si indaga e si danno a tutti i mezzi per scoprire con un po' di intuito chi è l'assassino.
Amo molto anche gli investigatori: Miss Marple, Poirot, indubbiamente Sherlock Holmes, e anche Adamsberger. Mi piace il loro modo di indagare e di ragionare e mi piace molto come sono caratterizzati.
Da Manuel Vázquez Montalbán e dal suo Pepe Carvalho mi aspettavo, forse erroneamente, qualcosa di simile: un investigatore con qualche aiutante (e devo dire che Biscuit è all'altezza di altre più famose spalle), un giallo che insinua il dubbio e lascia con il fiato sospeso.
Purtroppo però non è stato esattamente così.
Forse ho iniziato io dal romanzo sbagliato (ho preso questo libro in biblioteca quasi a caso), ma non sono riuscita ad appassionarmi alla vicenda, nè tanto meno a capire se Pepe Carvalho mi piace oppure no.

"La solitudine del manager" sembra più un romanzo politico che un giallo vero e proprio. Ci sono due cadaveri, certo. Ci sono tentativi di depistaggio e c'è il colpo di scena finale. Ma se non ci fosse dietro la Barcellona post franchista, il romanzo non avrebbe senso di esistere. Perché alla fine il tutto si riduce a uno scontro tra destra e sinistra, tra amici rimasti fedeli alle proprie idee e amici che hanno dimenticato quel che sono stati per diventare quel che sono ora, tra passato e futuro, con lo spauracchio di Franco sempre e comunque presente, e sempre e comunque in grado di condizionare le scelte economiche e politiche sia delle grandi aziende (disposte a uccidere pur di non perdere soldi in un periodo di crisi) sia delle persone comuni.

Pepe Carvalho è un ex agente della CIA, un ex militante della sinistra antifranchista che è stato anche in galera e che ora si guadagna da vivere facendo l'investigatore privato. Ha una prostituta fissa, una passione smodata per l'alta cucina (riflesso della passione di Montalbán) e un rapporto non proprio idilliaco con le forze dell'ordine.
Le caratteristiche per essere un grande investigatore ci sono tutte quindi. Eppure a me personalmente non ha convinto molto. Ma forse appunto perché, come dicevo prima, non mi ha convinto molto la trama di questo giallo.

Darò sicuramente in futuro un'altra possibilità a Manuel Vázquez Montalbán, anche perchè scrive in modo molto particolare, omettendo spesso i verbi e fornendo descrizioni in forma di elenco che hanno un potere molto suggestivo.

Mi informerò su quale dei romanzi con protagonista Pepe Carvalho sia considerato il migliore e ritenterò.

Nota alla traduzione: le note per le parole e le espressioni catalane sono sicuramente indispensabili. Però qua e là si nota qualche ripetizione e qualche frase che suona un po' strana, ed è difficile capire se sia lo stile dell'autore o una scelta sbagliata del traduttore.

Per acquistare La solitudine del manager (Universale economica)

lunedì 26 marzo 2012

LEZIONI DI VOLO PER SONNAMBULI- Sion Scott-Wilson

Mikey Hough ha quindici anni e vuole volare. è per questo che adesso si trova in cima a un albero del suo giardino e sta per esibirsi in uno spericolato tuffo in una piscinetta di gomma. Mikey ha deciso di volare perché vuole cambiare la sua vita: i suoi aridi e perbenisti genitori lo ignorano e lui passa le sue giornate chiuso in casa a leggere fumetti e a inventare giochi solitari, senza amici, se si escludono Edmund, il vicino di casa pagato per lasciargli usare il computer, e Gerry, un bizzarro giardiniere tatuato da capo a piedi. Un attimo di esitazione... e poi Mikey si lancia. La tecnica è perfetta, ma la mira evidentemente lascia a desiderare, visto che il ragazzino si sveglia in un letto di ospedale. Qui scopre che il suo tentativo di volo non riuscito ha causato un altro, disastroso effetto collaterale: Mikey non potrà mai più dormire. I medici gli danno quindici giorni di vita. In accordo con la sua nuova amica e vicina di casa, la conturbante e pericolosa Livia, decide di vivere i suoi ultimi giorni alla grande, facendo tutto quello che vuole. E tutto ciò che vuole è rendere felici i suoi unici amici. Ecco perché deciderà di aiutare Livia a realizzare il suo più oscuro desiderio: uccidere il signor Coombs, il suo patrigno...

Trovo che il titolo di questo libro sia bellissimo. Mi ricordo di averlo notato qualche anno fa su Il Libraio e averlo inserito subito in wish list. Poi però per un po' me ne sono dimenticata, fino all'altro giorno, quando l'ho visto per caso su uno scaffale della biblioteca e ho deciso che era finalmente giunta l'ora di leggerlo.
E per l'ennesima volta, la trama non è stata all'altezza del titolo. O forse solo di quello che io mi aspettavo.

Mickey ha 15 anni ed è un adolescente un po' strano e un po' incompreso, soprattutto dai suoi genitori, che ha il grande sogno di diventare un clavadista, ovvero uno di quei tuffatori (o pazzi, per me che soffro di vertigini) che si lanciano da cime altissime in pozze d'acqua. Ed è proprio mentre si sta allenando per realizzare questo suo desiderio che Mickey si sfracella per terra da un'altezza di sei metri, dopo aver miseramente mancato la piscinetta gonfiabile che avrebbe dovuto attutire la sua caduta. Il ragazzo resta in coma per due anni e quando si risveglia ha la faccia simile a un ferro da stiro e una condanna a morte praticamente certa: nell'incidente infatti ha danneggiato la parte di cervello che regola il sonno e ora che si è svegliato non potrà addormentarsi mai più. Gli restano insomma 2 settimane di vita circa.
E lui cosa fa? Si infila in un'avventura tanto pericolosa quanto irreale e incredibile in cui vecchini, medaglie al valore rubate, speculazioni edilizie, droga e segreti del passato che sarebbe meglio rimanessero tali si mischiano per incasinare le ultime ore di vita di questo ragazzo. Il tutto ovviamente è causato da una ragazza, Livia, una drogata, appena uscita dal riformatorio, con un padrino criminale e una madre in fin di vita, che entra nella vita di Mickey come un tornado e la sconvolge.
Ci saranno inseguimenti, sparatorie, momenti ad alta tensione ma anche amore e passione. Il tutto raccontato con uno stile buffo e scanzonato.

Il problema è che forse è un po' troppo. Certo, il messaggio che l'autore ci vuole dare è quello che non bisogna mai avere paura e che troppo spesso non ci rendiamo conto di quanto sia bello vivere finché non stiamo per morire. E' un inno a reagire, a cercare sempre e comunque di realizzare i nostri sogni e a non lasciarci invadere dall'inedia e dalla frustrazione.
Però boh, ho trovato le avventure che capitano a Mickey troppe e troppo intense, al punto che a volte ci si perde facilmente nella trama e si fa fatica a stare dietro a tutte le varie vicende. Così come ho trovato troppo irreale la sua assenza di paura davanti alla consapevolezza della sua imminente morte.
E anche il finale è purtroppo abbastanza prevedibile.

Insomma, un libro carino, che fa sorridere a volte, riflettere altre, ma che alla fine non ti lascia poi molto.

Nota alla traduzione: nulla da dire!

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mercoledì 21 marzo 2012

FORREST GUMP - Winston Groom

Forrest Gump, ragazzone buono e forte ma con un quoziente di intelligenza molto al di sotto della media, emerge involontariamente in tutto quello che fa proprio in virtù della sua "diversità".



Sicuramente se arrivate a questo libro dopo aver visto l'omonimo film con Tom Hanks rimarrete in qualche modo delusi. Perché libro e film sono parecchio diversi, pur avendo la trama di fondo comune, ovvero narrano entrambi di questo ragazzone che "forse sarà anche un idiota ma almeno non è uno stupido" con un quoziente intellettivo decisamente inferiore alla media a cui succedono suo malgrado una serie impossibile di avventure.
Il film però inserisce di più il personaggio di Forrest Gump all'interno della storia americana, da Elvis alla guerra in Vietnam, dal rapporto con la Cina all'Aids, mostrandoci come una persona semplice e ingenua come Forrest riesca comunque a trarre sempre il bene e il meglio da tutto questo.
Nel libro il rapporto con la storia, seppur presente, è molto meno evidente e tutto si incentra esclusivamente sul personaggio di Forrest: Forrest che va al college e inizia a giocare a rugby, Forrest che viene mandato in Vietnam e si trova ad affrontare la morte senza nemmeno sapere bene perché, Forrest che viene mandato nello spazio grazie alle sue incredibili capacità matematiche e poi si ritrova costretto a vivere per quattro anni con una tribù di cannibali, Forrest che gioca a scacchi e fa l'attore, Forrest che fa il wresteler e che ha come migliore amico l'orango Sue. Forrest che si innamora e rimane innamorato tutta la vita della stessa donna, rovinando suo malgrado sempre tutto.
Forrest che sbaglia ogni volta che segue un consiglio che gli viene dato da qualcun altro e che sa di essere un idiota anche se non sempre si sente tale.
L'effetto finale è assolutamente comico. Come è possibile che a un solo uomo, che non è esattamente una cima tra l'altro, possano succedere tutte queste cose? Eppure sembra che a Forrest non possa succedere altrimenti, perché anche nella sua idiozia si racchiude una genialità incredibile e soprattutto la capacità di affrontare senza patemi tutto quello che gli succede, purché possa sempre fare pipì quando gli scappa.

Come era impossibile non affezionarsi al Forrest protagonista del film, altrettanto difficile è non affezionarsi a quello del libro, al suo modo di vedere il mondo oltre le apparenze e i pregiudizi, che lo portano a stringere amicizia con persone che la società ignorerebbe.

L'ideale sarebbe leggere il libro prima del film o pensarli come entità separare (diciamo che il film è "liberamente ispirato da..."), per poter apprezzare al meglio entrambi. Se non ci si riesce, purtroppo il libro perde un po', proprio a causa delle aspettative che il capolavoro di Zemeckins genera.
Comunque merita!

Nota alla traduzione: troppi refusi!!!

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