giovedì 18 febbraio 2010

CHE LA FESTA COMINCI- Niccolò Ammaniti

Nel cuore di Roma, il palazzinaro Sasà Chiatti organizza nella sua nuova residenza di Villa Ada una festa che dovrà essere ricordata come il più grande evento mondano nella storia della nostra Repubblica. Tra cuochi bulgari, battitori neri reclutati alla stazione Termini, chirurghi estetici, attricette, calciatori, tigri, elefanti, il grande evento vedrà il noto scrittore Fabrizio Ciba e le Belve di Abaddon, una sgangherata setta satanica di Oriolo Romano, inghiottiti in un'avventura dove eroi e comparse daranno vita a una grandiosa e scatenata commedia umana. La comicità di Ammaniti sa cogliere i vizi e le poche virtù della nostra epoca. E nel sorriso che non abbandona nel corso di tutta la lettura annegano ideali e sentimenti. E soli, alla fine, galleggiano i resti di una civiltà fatua e sfiancata. Incapace di prendere sul serio anche la propria rovina.



Il primo pensiero appena chiuso il libro è stato, scusate la franchezza, "questo si deve essere fumato qualcosa".

Il libro inizia bene, con le Belve di Abbadon, una setta satanica formata da 4 membri, che riflettono sul proprio futuro e che sanno che senza un sacrificio umano in tempi brevi difficilmente diventeranno famosi. Il loro maestro, Saverio Moneta detto Mantos, complice il destino che mostra i suoi segnali, ha finalmente un'idea: sacrificare la cantante Larita, ex voce di un gruppo musicale satanico ora convertitasi al cattolicesimo. E' il momento migliore per farlo è durante la festa a Villa Ada: un evento magnifico, a cui parteciperanno tutti i vip della città.
Se fino a qui il libro era divertente e scorrevole, dall'inizio della festa in poi Ammaniti si perde, trasformando il suo romanzo in un delirio che sembra un miscuglio tra Jurassic Park (gli animali del parco allo sbando) e Io Sono Leggenda, con una serie di eventi catastrofici che si susseguono uno in fila all'altro e che portano inevitabilmente il lettore (o almeno me) a pensare "Adesso basta". Nel finale si salva solo la vicenda di di Mantos e Larita (non vi svelo niente però).
Continua quindi il mio rapporto di odio-amore nei confronti di questo autore. Scrive bene, questo è fuori discussione, e i suoi romanzi si divorano in poche ore. Ma le storie che racconta mi lasciano sempre molto perplessa (escluso Io Non Ho Paura).

8 commenti:

  1. Mi hai fatto venire voglia di leggerlo.

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  2. Bene! Così poi mi dici cosa ne pensi tu!

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  3. Il libro a me è piaciuto.
    Certo avrei preferito un approccio più realistico, e mi sembra che sia un po' quello che sottolinei anche tu. Mi sembra che succeda un po' troppo, che gli eventi si rincorrano con troppa frenesia.
    Sinceramente l'idea dei rifugiati dalle Olimpiadi non sta in piedi e mi sembra "troppo" anche per chi ha molta fantasia.
    Seguirò il tuo blog...
    Tu dai un'occhiata anche al mio!

    Paolo
    www.iomicaricodirabbia.blogspot.com

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  4. A leggere la trama, la cosa più credibile è la setta satanica sgangherata ad Oriolo Romano...paesotto che, nel suo esser piccolo, di estimatori del genere ne conta diversi!

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  5. concordo con te anche io alla fine del libro mi sono chiesta" Ma che storia voleva raccontare Ammaniti?" e soprattutto "Dove se l'è inventata una roba del genere?".
    Per me improbabile e deludente. O non ci ha preso lui con il genere o sono io che non ci ho preso con lui!!;)

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  6. Io continuo a dargli seconde possibilità e tutte le volte rimango un po' delusa. Mi era piaciuto molto Io Non Ho Paura e quindi poi mi sembrava "naturale" proseguire con gli altri... Ti Prendo e Ti Porto Via, Come Dio Comanda e per finire questo... La cosa buffa è che sono libri che si divorano, ma le storie, beh, mi lasciano sempre molto, ma molto perplessa...Forse dovrei semplicemente decidere che non è il mio genere e smetterla lì :P

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  7. Ho pensato la stessa cosa finito il libro, ma io lo amo quindi gli è concesso anche questo caos politicamente scorretto (poi per una come me che a Villa Ada c'è cresciuta ha preso solo punti). Ti consiglio di leggere "ti prendo e ti porto via" e "fango" che sono due VECCHIE sue opere davvero davvero davvero belle!

    Farnocchia

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  8. Eccomi! Finalmente l'ho letto.
    Ho scritto due righe in proposito qua:
    http://semedisalute.wordpress.com/2013/05/13/libri-gennaio-aprile-2013
    ... ovvero:
    Ho deciso di papparmelo dopo averne letto la recensione della Lettrice Rampante, come sempre ispiratrice.
    E ne sono rimasta soddisfatta: è vero, superata la metà del racconto la narrazione sembra farsi più lenta ed un tantino ridondante. Eppure, se si sopporta questo, la storia e l’ironia non greve di Ammaniti fanno il loro sporco lavoro. Credo, in sostanza, che le si possano apprezzare se si mette nel dovuto risalto questa chiusa della seconda di copertina: E soli, alla fine, galleggiano i resti di una civiltà fatua e sfiancata. Incapace di prendere sul serio anche la propria rovina.
    Divertenti le vicende della setta satanica provinciale (in ogni senso) e dell’autore-feticcio emblema delle storture e delle dinamiche degradanti della grande macchina macina-cultura. Le seconde le ho trovate più amare, le prime le ho sentite più vicine, per ovvie ragioni. In certi momenti, persino commoventi (ho fatto la rima! Nghe nghe).

    Alle prossime letture :)

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