venerdì 14 settembre 2012

THE BRIGHTEST STAR IN THE SKY - Marian Keyes



In the top floor flat lives music exec Katie. She spends her days fighting off has-been rock stars and wondering how much cheesecake you’d need to eat yourself to death.
Below her, a pair of muscular Poles share with a streetwise cabbie named Lydia who has a sharp tongue, an even sharper brain but some unexpected soft spots.
On the first floor is Fionn – the gardener who prefers the company of parsnips to people. But he looks like a fairy-tale prince and when he’s offered his own television show, he’s suddenly thrust into the limelight.
And at the bottom of the house live Matt and Maeve, who are Very Much In Love and who stave off despair by doing random acts of kindness.
But a mysterious visitor has just landed at 66 Star Street and big changes are on the way. Old secrets are working their way to the surface, bringing love, tragedy and an unexpected optimism. And life will be different for everyone...

Innanzitutto scusatemi per la trama in inglese, ma ho letto questo libro in lingua originale e, quando mi sono messa a cercare se esistesse un'eventuale traduzione, mi sono resa conto che questa autrice in Italia è stata tradotta pochissimo. Ancora disponibili si trovano si e no quattro romanzi, sebbene la produzione di Marian Keyes in patria sia molto ma molto più ampia.
E devo ammettere che è davvero un peccato, perché questa autrice irlandese è proprio brava. I suoi libri sono apparentemente leggeli, apparentemente divertenti ma trattano anche, in mezzo alle situazioni buffe, anche temi molti forti.

In questo caso tutta la vicenda ruota intorno a una palazzina, all'indirizzo 66 Star Street di Dublino, e ai suoi abitanti. Ci sono Maeve e Matt, una giovane coppia sposata e innamorata che vive in una routine troppo perfetta e quasi morbosa. Ci sono Lydia, tassista venticinquenne, che divide la casa con due polacchi con i quali ha un rapporto di odio profondo. C'è Katie, pr quarantenne impegnata con Conall, un workaholic che non riesce vivere senza il suo blackberry. E c'è Jemina, un dolce vecchina in grado di far fare quello che vuole a chiunque, che vive con il suo cane e che ospiterà per quache giorno Fionn, il suo figlioccio arrivato in città per girare un programma di giardinaggio.
Di tutti questi personaggi ci viene raccontato qualcosa. Di Matt e Maeve il passato felice: da come si sono conosciuti fino al matrimonio e alla luna di miele. Ma anche le cose più oscure, quelle che li hanno ridotti a un punto di non ritorno. Di Lydia ci viene raccontato parte del suo passato, destinata a diventare tassista fin da bambina vista la sua famiglia, e del suo presente: la madre che non sta bene, i fratelli che lei odia e che negano l'evidenza, le sue storie d'amore tumultuose e le sue grandi passioni. Katie invece ci viene presentata come una quarantenne che teme di essere destinata a rimanere zitella a vita, al punto che nessuno riesce a spiegarsi come mai Conall si sia innamorato di lei. E' una donna che crede nell'amore e che combatte da sempre contro una famiglia che non crede molto in lei. A vegliare su tutti c'è Jemina, vera anima del palazzo: nessuno dei vicini ha mai interagito molto con gli altri, ma lei sa tutto di tutti, sa come consigliarli e cosa sia meglio per loro.
I personaggi, nel corso della storia, si ritrovano a interagire tra di loro. A parte i semplici saluti sulle scale, i pettegolezzi (e dai rumori che si sentono quando le pareti sono troppo sottili), i vari personaggi sanno poco o nulla gli uni degli altri, pur abitando nella stessa palazzina. Sarà una strana presenza, che aleggia tra loro senza mai palesarsi, che li porterà a poco a poco ad avvicinarsi, per poi essere tutti presenti nel momento più difficile.

Come vi dicevo all'inizio, la bravura di Marian Keyes sta nella capacità di raccontare cose drammatiche nel mezzo di situazioni quasi frivole. Come se entrambe le cose facessero necessariamente parte della vita e meritassero quindi la stessa attenzione. E il suo stile è fantastico, riesce a catturarti e a lasciarti in sospeso, al punto che si fa davvero fatica a mettere giù il libro. Ci si ritrova a chiedersi "cosa succederà adesso a questo?", "come risolverà il problema quest'altro?". E soprattutto "che cos'è questa strana presenza che aleggia nell'aria?" (io, quando l'ho scoperto, sono rimasta davvero sorpresa!)
Certo, l'aspetto amoroso forse a volte è un tantino esagerato (si prendono, si mollano, si amano, si odiano) ma è funzionale all'evoluzione che si ha in tutti i personaggi e consente anche di capire meglio certi loro aspetti.
Ho apprezzato molto anche il lieto fine, sia perché comunque non bisogna dimenticarsi che si tratta di una (ok, tante) storie d'amore sia per come è stato scelto si verificasse questo finale.

A me è piaciuto tanto! E se potete, vi consiglio davvero di leggerlo (sperando arrivi un giorno anche la traduzione italiana)


Titolo: The brightest star in the sky
Autore: Marian Keyes
Pagine: 640
Anno di pubblicazione: 2011
Casa editrice: Penguin
Acquista su Amazon:
formato brossura: The Brightest Star in the Sky

lunedì 10 settembre 2012

Libri che vorrei #1

Ho deciso di aprire una nuova rubrica in questo blog, in cui presentarvi i libri che, per un motivo o per l'altro, entrano nella mia wish list (sì, lo so, non è esattamente una rubrica originale...). 
Ovviamente si tratta di libri che a me piacerebbe leggere, e quindi non necessariamente si tratterà di novità o nuove uscite, ma capiterà anche di trovare romanzi un po' più datati.
Come sempre, anche la cadenza sarà casuale.

Il primo post però è comunque completamente dedicato alle novità. Sono riuscita infatti a recuperare una copia del nuovo "Il Libraio" (rivista letteraria che spero tutti conosciate) e ho trovato diversi romanzi interessanti che prima o poi spero di riuscire a procurarmi.

OGNI ISTANTE DI TE E DI ME  di Alex Campus (GARZANTI)
uscita prevista: 13 settembre 2012

Trama: Normandia, 1918. Léon e Louise amano pedalare controvento verso l'oceano. Verso quel piccolo antro tra gli scogli, sferzato dalle correnti, il loro rifugio, il loro nido. Lì, di fronte alla vastità dell'orizzonte, tutto è possibile. È possibile amarsi, con la spensieratezza e l'intensità dei loro sedici anni. È possibile immaginare un futuro insieme, lontano dalla guerra, dalle detonazioni, dalla morte. E sancire la loro unione con una promessa: "Ora e per sempre". Ma per quanto si illudano di tenerla lontana, la guerra è vicina, fin troppo vicina a loro. Sulla strada del ritorno una bomba li divide. Léon crede che lei sia morta e così Louise di lui. Eppure l'eco di quella promessa fatta tra le onde è destinata a durare ancora a lungo. Dieci anni dopo, a Parigi, mentre insorgono i presagi di una nuova guerra, Léon si è rifatto una vita. Ma una sera tutto cambia: il metrò è affollato, eppure nell'istante in cui i due vagoni si sfiorano, Léon la vede, nell'angolo del vetro libero vicino alla porta. Gli stessi occhi verdi, le lentiggini e i folti capelli scuri, l'immancabile sigaretta, come allora. Ne è sicuro: quella è la sua Louise. A separarli solo un metro d'aria e due finestrini. E due vite che hanno ormai preso direzioni diverse: lui ha moglie e famiglia, e lei ha scelto di stare da sola, fiera della propria indipendenza. Ma non importa. Anche se il futuro è pronto a dividerli di nuovo, ci sarà sempre un momento, un giorno, un istante in cui si rincontreranno.
Lo vorrei perché: mi piacciono un sacco sia il titolo sia la copertina. E amo le storie d'amore ambientate in periodi storici passati.


MIRTILLI A COLAZIONE di Meg Mitchell Moore (GARZANTI)
uscita prevista: 20 settembre 2012

TramaBurlington, Vermont. Il tavolo della colazione sembra un campo di battaglia. Uova strapazzate, mirtilli e briciole di pane sulla tovaglia. In salotto giocattoli sparsi a terra e il pianto di un neonato. Ginny e William credevano di aver smesso di fare i genitori. Pensavano di potersi godere in pace gli anni della loro vecchiaia: curare il giardino, scaldarsi alle chiacchiere serene dell'ultimo sole. Ma è bastato un solo weekend perché tutto cambiasse e la loro casa venisse improvvisamente invasa da tutti i loro figli. La prima a presentarsi è Lillian, in fuga da un marito fedifrago, con al seguito la sua bambina di tre anni Olivia e il neonato Philip. Poi Stephen, accompagnato dalla moglie che scopre proprio in quel momento che la sua gravidanza è a rischio ed è costretta all'immobilità immediata. E infine Rachel, la figlia minore, che ha perso il lavoro e non può più permettersi le scarpe costose e l'affitto nel pieno centro di Manhattan. Dovevano fermarsi solo pochi giorni, ma sono diventati ospiti a tempo indeterminato. William e Ginny hanno di fronte a loro una lunga, lunghissima estate in cui, fra piatti rotti, urla selvagge, ma anche la carezza tenera delle dita paffute di un nipotino, devono imparare a conoscere di nuovo i figli e i loro problemi, ormai molto più complessi di una caduta dalla bicicletta e un ginocchio sbucciato. Perché non si smette mai di essere genitori.
Lo vorrei perché: anche in questo caso, titolo e copertina sono state le prime cose ad avermi attirato. E poi i libri che narrano di famiglie incasinate mi hanno sempre affascinato, le trovo molto realistiche ed è molto facile identificarsi.


NEL NOME DELLO ZIO di Stefano Piedimonte (Guanda)
Trama:  Lo Zio è uno spietato boss della camorra. Ha però una fatale debolezza: il Grande Fratello. Non si perde una puntata del GF neanche quando è costretto a vivere in latitanza, braccato dall’agente di polizia Woody Alien (così soprannominato per la «bruttezza intellettualoide») che potrebbe incastrarlo grazie a un misterioso informatore. Allora i «guaglioni» dello Zio, scoperta l’identità del traditore, arruolano il pusher Anthony – ventenne incensurato, ma in compenso lampadato e depilato – per mandargli un messaggio dalla Casa. Dopo un estenuante addestramento, Anthony riesce a superare il provino ed entra nel cast. E sarà proprio lui a dare il colpo di… scena. La miscela delle situazioni e dei personaggi è di una comicità esplosiva. Grazie a una scrittura brillante, sottile, incalzante è impossibile staccarsi dalla pagina. Con il suo humour grottesco l’autore ha trovato un modo singolarissimo di raccontare, denunciandola, una realtà drammatica come quella napoletana: restituisce «operai e manager del crimine» alle loro fragilità, ai loro tic, al loro linguaggio, alla loro mostruosa quotidianità, e proprio per questo li tocca nel vivo.
Lo vorrei perché: la Camorra è un tema di cui si parla da sempre e che è stata spesso protagonista di romanzi e libri d'inchiesta. Non so se esistessero invece già romanzi humor che trattano di questo tema. E credo che anche l'ironia, il grottesco e la comicità possano essere dei validissimi strumenti di denuncia, che possono forse arrivare ancor più in profondità.



UN ATTIMO, UN MATTINO di Sarah Rayner (Guanda)
uscita prevista: 27 settembre 2012

TramaUn piovoso e freddo lunedì di febbraio sul treno che porta i pendolari da Brighton a Londra. Nei vagoni, visi assonnati, pensieri, preoccupazioni. All'improvviso, un uomo che sta viaggiando con la moglie si sente male. Inizia così, da un episodio quasi banale nella sua drammaticità, la storia intensa di Anna, Karen e Lou. Tre donne su quel treno, le prime due unite da una profonda amicizia, la terza una sconosciuta che per una serie di eventi fortuiti legati a quel dramma si avvicinerà a loro. Insieme affronteranno la settimana più dura della loro vita e insieme scopriranno che, se è vero che basta un attimo perché tutto vada in frantumi, la vita va avanti e ci chiede di tenere il passo.

Lo vorrei perché: ha una copertina che trovo davvero bellissima! E poi parla di donne, ma di donne normali, che affrontano problemi veri.



IL GHOSTWRITER di Zoran Zivkovic (TEA)
uscita prevista: 20 settembre 2012

TramaUna mattinata nello studio di uno scrittore. Sta per mettersi al lavoro quando riceve una mail da uno sconosciuto Ammiratore che gli chiede se è disposto a scrivere un romanzo che non verrà pubblicato a suo nome. "Ma come?! A me vengono a chiedere di fare il ghostwriter!" Comincia così una storia semplice, e al tempo stesso sempre più misteriosa, in cui Zivkovic si diverte a mostrare tutti i paradossi dello scrivere e del rapporto tra l'autore, il libro e il lettore. Per fortuna nello studio si aggira anche Felix, un saggio gattone, che finirà col portare un po' di buon senso
Lo vorrei perché: sebbene non abbia amato molto "Sei biblioteche", raccolta di racconti di questo autore, la trama di questo nuovo romanzo mi ispira tantissimo. Ha l'aria di essere un altro inno alla letteratura. E poi mi piacciono un sacco i gatti.

Il Libraio di questo mese è molto ricco di spunti, anche se a volte, leggendo le varie trame, si trovano molte similitudini (stanno tornando di moda i romanzi sull'olocausto). Questi sono quelli che hanno catturato maggiormente la mia attenzione: un paio li puntavo già da un po' ("Nel nome dello zio" e "Un attimo, un mattino"), altri sono state delle scoperte. Spero di riuscire presto a recensirli!

Per questo primo appuntamento è tutto! 

SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIATORE - Italo Calvino

Il libro è formato da dieci capitoli inseriti all'interno di una cornice: i singoli capitoli in realtà sono costituiti da dieci incipit di altrettanti romanzi. La storia della cornice, che si sviluppa parallelamente alla lettura dei diversi incipit, narra invece del Lettore (chiamato esplicitamente Lettore) e Ludmilla (la Lettrice), e della loro storia d'amore, che segue uno schema narrativo tradizionale in cui non manca il lieto fine.

Ho sempre un po' di timore quando devo recensire i classici, ancor più quando si tratta di quelli di autori italiani per i quali nutro una stima infinita. E Italo Calvino appartiene senza ombra di dubbio a questa categoria. E' un autore che più o meno indirettamente mi accompagna da tutta la vita. Da bambina, per farmi addormentare, una delle favole che mio papà mi raccontava più spesso era "L'orco con le penne", tratta dalla raccolta "Fiabe italiane" di Calvino uscita nel 1956. Alle medie ho divorato la trilogia de "I nostri antenati", innamorandomi perdutamente del visconte dimezzato; in seconda liceo ho partecipato a una rappresentazione teatrale in cui interpretavo il cavaliere inesistente, con tanto di elmo ricavato dalla scatola del pandoro. E poi, beh, c'è l'influenza più evidente, ovvero il titolo di questo blog. Volevo qualcosa che richiamasse la letteratura italiana, preferibilmente un libro che ho amato. Ed ecco che "I nostri antenati" mi sono di nuovo venuti in aiuto: e così da "Il Barone Rampante" è nata "La Lettrice Rampante".

Eppure, spesso capita che anche gli autori che amiamo di più, d'improvviso e solo in certi momenti, ci diventino particolarmente ostici e per poter leggere qualcosa di loro ci viene richiesto uno sforzo sovraumano. A me è successo con "Se una notte d'inverno un viaggiatore". Ho tentato di leggere questo "romanzo" tre volte nella mia vita, tutte e tre senza successo. Poi, sono finalmente riuscita ad arrivare alla fine. Anche se, anche in questo caso, devo ammettere che si è trattata di una lettura davvero faticosa.

La genialità di Calvino nel pensare e nello scrivere questo libro (un romanzo? un saggio?) è sicuramente evidente. Un Lettore inizia a leggere il primo capitolo di un romanzo, poi però, a causa di un errore di impaginazione, si ritroverà a leggere sempre la stessa pagina. Si reca allora in libreria per reclamare e gli viene dato il volume sostitutivo, che inizierà a leggere, finché non si renderà conto che anche in questo caso c'è qualcosa che non va. E così via, per altre 10 volte... Attorno a questi 10 romanzi, di cui ci viene solitamente fornito solo il capitolo iniziale, c'è una cornice in cui si narra del Lettore e di Ludmilla (la Lettrice) e della loro storia d'amore, inframmezzata da qualche colpo di scena sui romanzi che l'uomo sta cercando di leggere e a cui la donna è collegata.

Dopo un incipit semplicemente esaltante sulle abitudini di lettura di noi lettori (il romanzo è volutamente scritto in seconda persona singolare), ho faticato parecchio a lasciarmi conquistare da questo gioco di Calvino: la trama della cornice a un certo punto si ingarbuglia troppo, con il Lettore che si ritrova ad indagare su un'assurda organizzazione segreta che falsifica i libri d'autore. E anche dei dieci romanzi inseriti, alcuni sì sono appassionanti, altri invece noiosi.

Certo, ammetto di essermi davvero stupita alla fine, quando si svela in qualche modo il legame tra tutti i romanzi che il Lettore sta cercando di leggere, e ho davvero apprezzato il colpo d'ingegno dell'autore. Ma questo non è bastato a farmi piacere come avrei voluto e sperato quest'opera di Calvino, pur essendo senza ombra di dubbio un grande inno in onore dei libri e della lettura.
I tre tentativi falliti e il fatto di aver aspettato così tanto per riprovare, avrebbero forse dovuto farmi capire che questo romanzo non fa per me.


Ma poco male, tornerò ad arrampicarmi sugli alberi.



Titolo: Se una notte d'inverno un viaggiatore
Autore: Italo Calino
Pagine: 304
Anno di pubblicazione: 1979
Casa editrice: Mondadori
Acquista su Amazon:
formato brossura: Se una notte d'inverno un viaggiatore

mercoledì 5 settembre 2012

HI&LOIS - Mort Walker

Disegnata da Dick Browne su testi di Mort Walker, l'autore dei notissimi Beetle Bailey, Hi e Lois è una delle strisce che ha maggior successo in America. Narra le vicende comiche di una tipica famiglia del ceto medio che abita una casetta suburbana. Trae spunto di garbato umorismo dai rapporti ra i componenti della famiglia (padre, madre e quattro figli). Il personaggio più importante è Trixie, la neonata, che gioca e parla con i raggi di sole e i iocchi di neve, ma sa già giudicare con adulta maturità l'operato dei grandi che le stanno intorno. Il mondo di Hi e Lois è un mondo di favola, senza orchi e senza paure ancestrali; una favola sorridente, rassicurante.

Ho scoperto di avere una piccola passione per i mercatini dell'usato. Per le bancarelle che vendono i fumetti in realtà, perché sono rimaste l'unico posto in cui si possono trovare i fumetti vecchi della serie Oscar Mondadori. Sono i fumetti che leggevano i nostri genitori e che non hanno avuto, almeno qui in Italia, abbastanza successo da meritarsi delle ristampe più moderne. E' quello che è successo a Broom Hilda di Russell Meyer o a Blondie&Dagoberto di Chic Young, a Momma di Mell Lazarus e in parte anche al Mago Wiz di Johnny Hart, di cui pochi, pochissimi appassionati hanno sentito parlare.

Una delle mie scoperte più recenti che appartiene a questa categoria è Hi & Lois, fumetto creato da Mort Walker e illustrato da Dik Browne. Pubblicato per la prima volta negli USA il 18 ottobre 1954, questo fumetto nasce come sorta di spin off di Beetle Bailey, il celebre personaggio che ha reso famoso Mort Walker nel mondo. Lois è infatti la sorella di Beetle, presso cui il soldato scansafatiche trascorrerà alcuni dei suoi congedi, insieme al cognato e ai nipoti.

Hi e Lois Flagston rappresentano la tipica coppia della middle class americana degli anni '50 e '60. Casalinga lei, impiegato lui, vivono in una casetta nella periferia di una non ben identificata città insieme ai quattro figli: Chip, teenager pigro e disordinato come solo i teenager sanno essere; Dot e Ditto, i gemelli che frequentano la scuola elementare, e la piccola e morbida Trixie, amica di fiocchi di neve e raggi di sole. A completare il quadro c'è un buffo cagnone, i vicini di casa che incarnano anch'essi un altro esempio della famiglia americana di quell'epoca e due spazzini impiccioni-filosofi di vita che sanno tutto delle famiglie del quartiere grazie alla loro spazzatura.
Le vignette raccontano, in episodi di una o poche pagine, le vicende quotidiane della famiglia: c'è Hi, che al mattino non riesce mai ad alzarsi, che non va a lavoro finché non ha dato un bacio ad ogni membro della famiglia e che non può trascorrere un fine settimana tranquillo sul divano senza che la moglie lo stressi con i lavori in giardino.  C'è Lois, che si barcamena tutto il giorno tra piatti da lavare, bambini da sgridare, torte da sfornare e marito da rimproverare. Ci sono Chip e i gemelli, che incarnano perfettamente tutte le caratteristiche della loro età. E poi c'è la piccola Trixie, eletta dai più come vera protagonista del fumetto, che, come lo Snoopy di Schulz, con i suoi pensieri (non sa ancora parlare) sembra essere l'unica in grado di vedere le cose dalla giusta prospettiva.

Ci troviamo di fronte a un ritratto ben riuscito della famiglia americana della seconda metà del '900, con le prime piccole conquiste (la tv, la villetta a schiera, il frigo, l'automobile) e l'assenza di problemi gravi e irrisolvibili: le famiglie sono unite, tutti si vogliono bene e nessuno si sognerebbe mai di rompere questo idillio. E nemmeno i vizi, incarnati in questo caso dai vicini di casa, i signori Thurston, senza figli e con una pericolosa tendenza al litigio (e al consumo di alcool, tanto che il marito in italiano è diventato "Cicchetto") incrinano questa visione idilliaca, anzi la rendono ancor più completa.
E' davvero un peccato che in Italia, oltre a qualche apparizione sul Corriere dei Piccoli nelle vesti di Pippo e Lalla (ma chi cavolo traduceva i nomi propri?!?!), il fumetto non abbia attecchito. Forse il sogno americano era troppo lontano dalla visione e dalla mentalità italiana dell'epoca e quindi è stato difficile immedesimarsi. Fatto sta che oggi per leggere il fumetto in traduzione bisogna proprio puntare sui mercatini dell'usato (o su ebay) e sperare di trovare i due volumi pubblicati negli Oscar Mondadori, "Il mondo di Hi e Lois: la famiglia è un'avventura" pubblicato nel 1975 e "Hi e Lois: famiglia SpA" nel 1979, entrambi con la traduzione di Beppi Zancon (che per l'epoca ha davvero fatto un bel lavoro).

Se vi piace questo genere di fumetto, che alla fin fine altro non parla che di quotidianità, inserendoci quel pizzico di ironia che è presente nelle vite e nelle famiglie di tutti, cercate Hi e Lois in qualche bancarella (o leggetelo online in inglese). Vi assicuro che ne vale la pena.


IL NULLA QUOTIDIANO - Zoè Valdés

Patria, nata nell'anno primo della Rivoluzione castrista, viene "dall'isola che aveva voluto costruire il paradiso": il grande sogno si mescola alle urgenze del presente, alle difficoltà materiali, agli amori, alla rabbia e all'apatia, in un romanzo di cruda satira e vera passione.

Se avessi recensito questo romanzo a caldo, non appena l'ho finito ieri sera, sono abbastanza sicura che la mia recensione sarebbe stata decisamente negativa. Il primo pensiero che ho avuto chiudendo il libro infatti è stato: "Questa donna è matta". Linguaggio inutilmente sboccato e volgare, a volte troppo confusionario per narrare di un argomento che avrebbe potuto e dovuto essere interessante, la rivoluzione cubana.  D'altronde, che cosa c'entra con Cuba la vita amorosa di Patria, che si barcamena tra un ex marito che l'aveva completamente schiavizzata e un nuovo innamorato che a letto le fa vedere le stelle? Dov'è lo stato? Dov'è la rivoluzione?

Poi, riflettendoci con calma, mi sono resa conto che lo stato e la rivoluzione ci sono eccome. Certo, il libro non parla della rivoluzione castrista vera e propria, quella rivoluzione che nel '59 ha liberato Cuba da una dittatura per gettarla in un'altra. Parla degli anni successivi, di come è cambiata la vita e di come vive la gente, tra razionamenti, corrente che se ne va e non si sa quando torna, arresti ed esili più o meno volontari. A raccontarcelo è appunto Patria, protagonista del romanzo, che tramite un sorta di lungo stream of consciousness ci racconta la sua vita e i suoi legami. Il suo amore giovanile per il "Traditore", di mestiere filosofo un po' bohémien, incapace di convivere con se stesso e il proprio fallimento. Il suo lavoro in una rivista letteraria che non verrà mai pubblicata un po' perché non c'è la corrente elettrica un po' perché nessuno avrebbe i soldi per comprarla. Ci racconta del suo legame con l'amica Gusana, che si è sposata con un uomo brutto e grasso ma ricco e ora si ritrova a vivere in Spagna, nel tentativo e nel sogno di fuggire alla miseria. Ci parla della nostalgia che sente per Lince, poeta e intellettuale costretto a fuggire dopo essere stato più volte perseguitato e che ora, dall'esilio, sente la mancanza di Cuba. E ancora il suo rapporto di vero amore forse stavolta, con il Nichilista, un regista i cui film difficilmente vedranno la luce. E poi, ancora, i genitori, usciti di testa non appena si sono resi conto quali sono state le vere conseguenze della rivoluzione.

Sicuramente il libro sarebbe stato più bello e leggibile se fosse stato scritto meglio. La narrazione, oltre che inutilmente volgare, a volte è troppo macchinosa, troppo esplicita e facilmente ti porta lontano dal vero fulcro del racconto. Ho pensato diverse volte di abbandonarlo (e per abbandonare un libro di 140 pagine vuol dire che deve essere proprio brutto). Ma poi qualcosa mi ha trattenuto, quello che sono riuscita a leggere tra le righe, tra l'ansia e la disperazione della donna che alla fine altro non sono che l'ansia e la disperazione di tutta la nazione.
Non sono però riuscita a capire molto bene il senso del primo capitolo. Speravo si comprendesse nel finale, ma non è stato così.

Non consiglierei mai questo libro. Non vi direi mai di andare a comprarlo perché merita di essere letto, perché mentirei. Però, se per caso vi capita tra le mani (o non sapete qualche altro +1 comprare nella fantastica promozione 1+1 Giunti che spero duri ancora un po'), non buttatelo via.

Nota alla traduzione: pessima. La scelta delle parole volgari è completamente fuori tempo e fuori luogo e stona con l'ambientazione del romanzo. Da rivedere assolutamente.

Curiosità: leggendo questo libro ho scoperto una cosa bellissima, che voglio assolutamente condividere con voi. Ovvero questo:

Nei tabacchifici cubani è usanza assumere un lettore per intrattenere gli operai a lavoro con la lettura di romanzi e giornali

Titolo: Il nulla quotidiano
Autore: Zoé Valdés
Traduttore: Barbara Bertoni
Pagine: 168
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Giunti
ISBN:978-8807723773
Prezzo di copertina: 5,90 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: Il nulla quotidiano

lunedì 3 settembre 2012

GLI INGREDIENTI SEGRETI DELL'AMORE - Nicolas Barreau

Le coincidenze non esistono. Aurélie Bredin ne è sicura. Giovane e attraente chef, gestisce il ristorante di famiglia, Le Temps des Cerises. È in quel piccolo locale con le tovaglie a quadri bianchi e rossi in rue Princesse, a due passi da boulevard Saint-Germain, che il padre della ragazza ha conquistato il cuore della futura moglie grazie al suo famoso Menu d'amour. Ed è sempre lì, circondata dal profumo di cioccolato e cannella, che Aurélie è cresciuta e ha trovato conforto nei momenti difficili. Ora però, dopo una brutta scottatura d'amore, neanche il suo inguaribile ottimismo e l'accogliente tepore della cucina dell'infanzia riescono più a consolarla. Un pomeriggio, più triste che mai, Aurélie si rifugia in una libreria, dove si imbatte in un romanzo intitolato "Il sorriso delle donne". Incuriosita, inizia a leggerlo e scopre un passaggio del libro in cui viene citato proprio il suo ristorante. Grata di quel regalo inatteso, decide di contattare l'autore per ringraziarlo. Ma l'impresa è tutt'altro che facile. Ogni tentativo di conoscere lo scrittore - un misterioso ed elusivo inglese - viene bloccato da André, l'editor della casa editrice francese che ha pubblicato il romanzo. Aurélie non si lascia scoraggiare e, quando finalmente riuscirà nel suo intento, l'incontro sarà molto diverso da ciò che si era aspettata. Più romantico, e nient'affatto casuale.

Sono arrabbiata. Arrabbiata nera. Perché non è possibile che un libro che inizia con la frase "L'anno scorso, a novembre, un libro mi ha salvato la vita" sia una cosa così insulsa. Davvero, non riesco proprio a capire come sia possibile.
Aspettavo da un sacco di tempo l'edizione economica di questo romanzo, perché è da quando è uscito che lo volevo leggere. Parla di cibo. Parla, seppur in modo indiretto, di libri. E' ambientato a Parigi, una città per cui non ho una particolare predilizione ma che comunque è sempre stata lo sfondo ideale per film, libri e romanticherie varie.

E invece, per me è stata una grandissima fregatura.
Mi aspettavo una storia d'amore leggera e spensierata, nulla di troppo impegnativo, ma che riuscisse a farmi trascorrere qualche ora divertendomi ed emozionandomi. E invece mi sono ritrovata di fronte a due personaggi insulsi e antipaticissimi, a una trama che, seppur originale e con del potenziale, non sta assolutamente in piedi nel modo in cui viene narrata, e alla voglia continua di lanciare il libro fuori dalla finestra.
Aurélie non ha mai letto un libro in vita sua. Poi un giorno, lasciata dal fidanzato e sull'orlo della disperazione, inizia a camminare e si ritrova di fronte a una piccola libreria. Entra e trova "Il sorriso delle donne", un romanzo ambientato a Parigi di un certo Robert Miller, autore inglese di cui si sa poco o nulla. Leggendo il libro si renderà ben presto conto di tutte le somiglianze che ci sono tra lei e la sua protagonista, che lavora in un ristorante che si chiama esattamente come il suo. La ragazza, che non crede nelle coincidenze, decide di voler a tutti i costi conoscere l'autore. D'altronde, con la sua narrazione, l'ha salvata dalla depressione. Si scontrerà però con un recalcitrante editor, André, che sembra voglia fare di tutto per non farli conoscere. 
E il motivo è semplicemente che in realtà Robert Miller non esiste e il romanzo è stato scritto da André stesso, che aveva notato una volta Aurélie nella vetrina del suo ristorante e ne era rimasto folgorato. L'uomo inizierà ad organizzare incontri, a portare avanti la bugia sull'esistenza dell'autore per far innamorare la ragazza di lui, fino a che ovviamente la verità non verrà scoperta.

Mi dispiace dirlo ma è davvero un libro scemo. Ad esempio, no, se André era rimasto tanto folgorato dalla ragazza, perché non è andato lui stesso a cercarla? Alla fin fine lavora in un ristorante, poteva avvicinarsi con una scusa qualsiasi... Poi, perché questa che non ha mai letto un libro in vita sua di colpo si trasforma in una stalker/groupie di un autore di cui non sa assolutamente nulla, al punto da inviargli immediatamente lettere, telefonare in casa editrice e dirsi perdutamente innamorata se nemmeno lo conosce?
E poi, ma perché questi due protagonisti devono essere così tanto antipatici???? Lui è uno spaccone troppo sicuro di sé, che cerca di fare il simpatico senza, a mio avviso, riuscirci  e che di colpo è innamorato perso di una donna che fino a un attimo prima quasi non si ricordava esistesse (ora, non so voi, ma dire "ti amo" a una che si è vista tre volte e subito dopo la prima notte insieme mi sembra un tantino TROPPO romantico) ed è disposto a tutto pur di conquistarla. Lei ha 33 anni e ne dimostra 15 nei suoi modi di fare. E' triste dopo la perdita del padre e depressa per il tradimento del suo compagno e cosa fa? Si innamora di un autore perché nella quarta di copertina la foto è venuta proprio bene.
E poi, in mezzo a tutto questo infiliamoci anche un po' di cibo e di ricette "d'amore" per completare bene il tutto.


Mi è stato detto che questo libro mi avrebbe fatto venire voglia di andare a Parigi. Ma non è successo, anzi, la città è quasi sprecata di sfondo a questa storia insulsa. Mi è stato detto che avrei trovato una storia d'amore leggera e piacevole ma è quasi peggio di quella dei rosa più rosa (che almeno sono consapevoli della loro stucchevolezza).


Ed è davvero un peccato che frasi come quella iniziale o come quella che si trova verso la fine, "La prima frase di un libro è come il primo sguardo tra due persone che non si conoscono", si trovino in un libro così.

Nota alla traduzione: a parte l'espressione "prenderemo la mucca per le corna" che secondo me non esiste, ho avuto di nuovo problemi con le frasi lasciate in francese. Ma questa è ovviamente ignoranza mia.


Titolo: Gli ingredienti segreti dell'amore
Autore: Nicolas Barreau
Traduttore: Monica Pesetti
Pagine: 237
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Feltrinelli
ISBN:978-8807723773
Prezzo di copertina: 8 €
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formato brossura Gli ingredienti segreti dell'amore

domenica 2 settembre 2012

Sul comodino 5


E' inutile, non ci riesco proprio. Ogni volta che un nuovo libro entra in casa mi riprometto di non comprarne altri fino a che non ho esaurito quelli che devo ancora leggere. E ogni volta che esco e vado in libreria, ovviamente, non mantengo questo proposito.  
La colpa è anche del mio ragazzo comunque, che credo si annoi parecchio a vedermi gironzolare tra gli scaffali mentre combatto contro me stessa ( "lo prendo o non lo prendo? Ma no, ne ho ancora da leggere. Però è così bella la copertina/ne ho sentito parlare così bene/lo volevo da un sacco di tempo/se lo ordino online ci mette troppo ad arrivare/etc etc etc) e che quindi alla fine pur di farmi smettere finanzia questa mia passione.


Insomma, alla fine ieri sono tornata a casa con due libri. Che si vanno ad aggiungere ai due della settimana scorsa che non vi ho presentato (uno l'ho già letto però, quindi vi mostro solo l'altro):


"Il nulla quotidiano" di Zoé Valdés: comprato la settimana scorsa approfittando della promozione 1+1 a 3,90 € della Giunti. Ora che ho capito che il prezzo non è proporzionale alla qualità del libro ho comprato tutti quelli che mi interessavano (insieme a questo ho preso "Inseguendo l'amore", già recensito). Un altro romanzo ambientato in sud America, a Cuba questa volta, durante la rivoluzione castrista. Cuba è un altro di quei posti che mi affascina tantissimo e in cui mi piacerebbe andare almeno una vota nella mia vita. Spero che il libro mi ci porti  con la mente (visto che fisicamente per ora la vedo un po' dura).

"Gli ingredienti segreti dell'amore" di Nicolas Barreau: volevo leggere questo libro da quando è uscito. Ma dato che, oltre che rampante, sono anche una lettrice tirchia, ho aspettato che uscisse in edizione economica (in realtà non è solo una questione di soldi, è che trovo le edizioni tascabili molto più comode). E finalmente è arrivato! (E l'ho già anche iniziato, ieri notte...).

"Leggere Lolita a Teheran" di Azar Nafisi: per questo libro devo ringraziare alcuni fan della pagina Facebook del blog, che me ne hanno parlato diverse volte e che con i loro commenti mi hanno convinto ad acquistarlo. La quarta di copertina mi ha dato un'ulteriore conferma che avrei dovuto leggere questo libro, che parla dell'amore per la letteratura, anche in ambienti in cui è difficile da professare.

Poi, oltre a questi, ho anche ordinato in fumetteria "Simon's cat voglio la pappa! e la voglio adesso"... un fumetto che adoro tantissimo.

Con questi, la mia lista di libri da leggere arriva a 8. Lo so, non è un numero esorbitante, ma a me spiace lasciare lì i libri in attesa, mi sembra quasi di far loro un torto... "ma come? ci compri e poi non ci leggi?"... quindi adesso finché non ho letto tutti questi, non comprerò altri libri (... e poi c'era una marmotta che incartava la cioccolata...)