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venerdì 22 gennaio 2016

COME UNA PIETRA CHE ROTOLA - Maria Barbal

Quel dondolio mi metteva sonno, ma ero ben sveglia. Adesso non stavo più sognando. Da una parte Elvira, dall’altra Angeleta e tante facce intorno. Tutte estranee, tutte taciturne, assorte, lo sguardo perso. No, questo non era un sogno. Era tutto vero.
Studiare storia mi è sempre piaciuto molto. Al liceo era la materia in cui andavo meglio e anche quando è capitato all’università di studiarla, come corollario alla storia della letteratura, questa passione era rimasta. La guerra civile spagnola, poi, mi ha sempre incuriosita molto. Al liceo se ne era parlato poco, un piccolo trafiletto in mezzo al capitolo sulla nascita dei totalitarismi, e allora forse non mi ero resa conto di quanto importante sia stata. Solo all’università me ne sono resa conto, al punto da farci poi la tesi di laurea triennale.
I romanzi ambientati in quell’epoca mi piacciono sempre molto. Non perché mi piaccia il concetto di guerra fratricida in sé, né l’ascesa dittatoriale, anzi. Però mi piacciono per la testimonianza storica che danno e per la capacità, che ho trovato quasi sempre nei pochi romanzi che ho letto ambientati in quel periodo, di trasmettere bene l’atmosfera, le sensazioni, il clima difficile che si stava vivendo.

Ho acquistato Come una pietra che rotola di Maria Barbal per questo motivo. Ok, non lo solo per questo, anche perché l’ho trovato a pochissimo in un mercatino dell’usato, perché ha una copertina che mi piace molto (l’immagine è opera di Lorenzo Lanzi) e perché è pubblicato da marcos y marcos, un editore i cui libri, quando posso, compro quasi a scatola chiusa.

Come una pietra che rotola, tradotto dal catalano da Gina Maneri, è ambientato all'epoca Guerra Civile Spagnola, ma quasi non ci si fa caso. Racconta la storia di Conxa, che vive in un paesino di campagna ben lontana dai tumulti che stavano nascendo nelle città spagnole. La conosciamo che è una bambina e i suoi genitori la affidano a una coppia di zii, perché loro hanno troppi figli e pochi soldi per mantenerli tutti. Conxa accetta in silenzio questa decisione e si adatta alla nuova vita. La zia è burbera, ma in fondo le vuole bene. Lo zio finché lei lo aiuta non si lamenta in nessun modo. Poi Conxa cresce e si innamora di Jaime. La sua vita potrebbe cambiare, ma non lo fa. Si sposa, ha dei figli, e continua a vivere con la zia, a lavorare i campi e dar da mangiare agli animali. Coglie l’irrequietezza del marito, la sua voglia di andarsene, di lottare, di fare qualcosa, ma continua comunque così. Finché qualcosa non succede e lei accetta anche questo come ha accettato tutto il resto, forse senza nemmeno capire fino in fondo. Sopravvive, ma un po’ si spegne.
"Le persone, a ben guardare, sono ben poca cosa anche se a volte pensano di essere chissà che."
Come una pietra che rotola è un libro all'apparenza semplice, per stile e scrittura, che racconta la vita di una donna altrettanto semplice che si adatta, forse fin troppo, a tutto quello che le succede attorno. Conxa è una ragazzina timida che diventa poi una donna altrettanto timida, che si impunta solo quando è davvero necessario e lascia che il mondo le scorra attorno. Lei ama i campi, ama la sua vita tranquilla, la pace che solo un tramonto sulle colline le può dare. E ama Jaime, lo ama follemente. Al punto da accettare e sopportare tutte le conseguenze che questo amore le provoca. Accetterà e resisterà a tutto, per quanto sia difficile perdere un amore, che sia amore per una persona o per un luogo.
È un libro sulla guerra civile, certo, ma soprattutto sulle sue vittime inconsapevoli, che si sono ritrovate in mezzo a qualcosa che forse nemmeno comprendono ma che sono costretti ad accettare e sopportare. Ma è soprattutto la storia di una donna, all'apparenza timida, semplice, forse un po’ e in balia degli eventi, che però dentro di sé non si arrende mai.
Come una pietra che rotola è un piccolo grande libro. Assolutamente da leggere.


Titolo: Come una pietra che rotola
Autore: Maria Barbal
Traduttore: Gina Maneri
Pagine: 151
Editore: marcos y marcos
Acquista su amazon:
formato brossura: Come una pietra che rotola

mercoledì 9 settembre 2015

OLIVETTI, MOULINEX, CHAFFOTEAUX ET MAURY - Quim Monzó

“Ora però non era il momento di lamentarsi e di parlare di quel che si sarebbe potuto fare e non si era fatto perché, al momento buono, si tace, si manda tutto a quel paese e si tira dritto. In fondo, si vive solo una volta o due, e che il soffitto e il pavimento crollassero e le fondamenta su cui per tanti anni si era retta la sua esistenza andasse in briciole era il minimo che ci si poteva aspettare da una situazione come quella, da un vicolo cieco che minacciava di risucchiarlo per sempre e farlo sparire in una spirale senza fine”


Ma quanto mi piacciono i raccontini di Quim Monzó! Poche pagine ciascuno, quasi dei flash, che però riescono a dire più di quanto molti lunghi romanzi non facciano.
Me ne ero già accorta con le due raccolte di racconti precedenti, Mille cretini e Il perché di tutto sommato, e con questo Olivetti, Moulinex, Chaffoteaux et Maury, pubblicato sempre da marcos y marcos con la traduzione dal catalano di Gina Maneri, ne ho avuto la conferma.

Fin dal primo racconto, un banale tema di un bambino delle elementari su che cosa ha fatto la domenica che però nasconde una piega inaspettata. Ma anche dal racconto dello scrittore che non riesce a scrivere, distratto dai mille problemi tecnici nella casa in cui si è rifugiato apposta per cercare pace e, appunto, scrivere. O da quello di quell'uomo che vede ovunque la donna con cui ha passato la notte, solo che a volte è lei e a volte non lo è, anche se ha lo stesso aspetto. Di quell'altro che può fondare tutta una vita su un paio di gambe accavallate in un vagone di un treno o di quell'altro ancora, che proprio vorrebbe imboccare contromano uno dei viali più grandi della città. Ma anche il dialogo tra due gemelli che litigano per amore e la storia quell'acrobata di un circo che non ha mai messo piede due volte in una stessa città e non sa che effetto possa fargli, e quello di quella coppia che vuole lasciarsi e che riflette su cosa perde e cosa guadagna se finisse la loro relazione (Il nord del sud, il racconto che mi è piaciuto di più in assoluto).  

E si prosegue così, quasi senza accorgersene, a leggere dei bellissimi racconti (l’uomo vittima di telefonate anonime erotiche che non riesce più a vivere la sua vita; l’uomo che ha voglia di uccidere così, senza motivo; la donna che scrive una lettera a un uomo dicendogli che non avrà mai il coraggio di suicidarsi per lei, e che viene ritrovata sul cadavere dell’uomo; scherzi di puntualità; vecchi cinema che stanno chiudendo; di uomini depravati che si scontrano con donne dai problemi bizzarri; di scrittori che scrivono tutto che si dice). 

Sono proprio belli, vi dicevo, questi racconti, perché all'inizio parlano di persone qualsiasi, affette da problemi qualsiasi, che potremmo avere anche noi, e che poi virano verso un finale ad effetto, inaspettato, che colpisce il lettore nei punti giusti. Qui sta la forza della scrittura di Quim Monzò: nel creare situazioni banali, normali, con personaggi un po’ sfigati, molto comuni, le cui vite però nell'arco del racconto prendono pieghe inaspettate, virano a volte verso il nonsense, ma in tutta naturalezza, con una vena caustica e ironica che alla fine di ognuno lascia di che pensare. 
L’autore non fa sconti a nessuno, ma al tempo stesso non giudica, nemmeno i personaggi all'apparenza più moralmente deprecabili. Perché la vita è fatta così e le situazioni dei suoi personaggi potrebbero capitare un po’ a tutti.

Olivetti, Moulinex, Chaffoteaux et Maury è un libro piccino piccino ma in realtà grande, nei contenuti e nella vitalità che emana. Se amate quella vena di nonsense che c’è nella vita di tutti, allora dovete proprio leggere Quim Monzó e i suoi racconti di vita.

Titolo: Olivetti, Moulinex, Chaffoteaux et Maury
Autore: Quim Monzó
Traduttore: Gina Maneri
Pagine: 157
Editore: marcos y marcos
Prezzo di copertina: 10,00 €
Acquista su amazon:

lunedì 4 agosto 2014

DONNE DAGLI OCCHI GRANDI - Ángeles Mastretta

Ogni volta che leggo un libro scritto da un'autrice sudamericana, non posso fare a meno di pensare che queste scrittrici abbiano, almeno nel nostro paese, una visibilità troppo limitata rispetto alla loro bravura. C'è la Allende, che le copre un po' tutte, senza che mi sia mai stato ben chiaro il motivo (soprattutto considerando che la Allende degli ultimi anni è diventata, per me, quasi illeggibile). Arrivano i suoi romanzi, in ogni formato ed edizione, a discapito di molti altri,  altrettanto se non addirittura più meritevoli, che invece rimangono a lungo sconosciuti ai più. 

Ángeles Mastretta è messicana ed è una di queste autrici che, per loro sfortuna, risentono dell'ombra gettata dalla Allende. Ne avevo già avuto l'impressione con Male d'Amore e l'Emozione delle cose. Una scrittura bella, scorrevole, molto sudamericana, che racconta storie forti e intense, mai banali, che però non tutti arrivano a scoprire. 

Con questo Donne dagli occhi grandi ne ho avuto la conferma. Qui l'autrice ci parla di donne e ci parla d'amore e passione, ma anche di amicizia, paura e morte. E lo fa attraverso tanti piccoli racconti, ognuno con protagonista una donna diversa, che si ritrova ad affrontare quello che la vita le mette davanti. Dalla passione sfrenata alle delusioni d'amore. Dai matrimoni felici a quelli di convenienza. Dalla voglia di ribellarsi all'obbligo di obbedire a convenzioni e imposizioni familiari. Dalla paura di vivere a quella di morire. 
Attraverso queste donne, queste zie,  Ángeles Mastretta offre uno spaccato della società messicana e di un epoca, da un punto di vista prettamente femminile, senza però mai scadere nello sdolcinato o nel melenso. Sono donne forti, intelligenti (e che come succede e alla zia Daniela, si innamorano come  "s’innamorano sempre le donne intelligenti: come un’idiota"), che combattono ogni giorni per essere se stesse.

Certo, alcuni racconti sono davvero troppo sbrigativi e le loro protagoniste avrebbero forse meritato un po' di spazio in più. Di altri, invece, non si riesce sempre a cogliere perfettamente il senso. Ma sui trentasette racconti che formano questa raccolta, la maggior parte mi sono piaciuti e mi hanno emozionare. Sono belle, tutte queste donne dagli occhi grandi, come lo sono un po' tutte le donne che lottano, amano e vivono davvero. 
Insomma, una lettura piacevole, scorrevole e a tratti molto intensa, che, nonostante qualche punto debole, mi sento davvero di consigliare. Soprattutto se amate la letteratura sudamericana e siete un po' stufi di sentire parlare sempre e solo degli stessi autori.

Titolo: Donne dagli occhi grandi
Autore: Ángeles Mastretta
Traduttore: Gina Maneri
Pagine: 176
Anno di pubblicazione: 2005
Editore: Giunti
ISBN:9788809787803
Prezzo di copertina: 5,90€
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formato brossura: Donne dagli occhi grandi