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mercoledì 30 settembre 2015

Impressioni di settembre... rampante

Wake me up when September ends cantano i Green Day in una loro celebre canzone. E dal momento che oggi è il 30 settembre, credo sia il momento di svegliarli e raccontar loro cosa è successo in questo mese sul blog.
Scherzi a parte (che lo so che cosa racconta in realtà la canzone), scopo di questo post è quello di fare una sorta di riassunto di questo ultimo mese rampante. L’idea è quella di farlo poi tutti i mesi, memoria e tempo e permettendo. Così se qualcuno si è perso qualche contenuto e vuole rimediare, o magari è la prima volta che arriva qui e non sa bene che cosa leggere può partire da questo resoconto.
Ah sì, ovviamente ringrazio la PFM per il titolo di questo mese.

Il mese è iniziato con una gita a Torino per librerie con Claudia di Il giro del mondo attraverso i libri, ragazza e blog splendidi, oltre che canavesani come me. Ed è bello quando il virtuale diventa reale e ti permette di conoscere delle belle persone.  
Per il resto, a livello di eventi settembre è stato un mese un po’ smorto, almeno per quanto mi riguarda. Non sono andata né a Sarzana al Festival della Mente, né a Mantova né a Pordenonelegge. Tutti e tre con grande rammarico, ma sappiamo tutti che tra il dire e il fare c’è di mezzo la pigrizia e la mancanza di accompagnatori a cui infliggere il supplizio di sopportarmi durante un festival letterario (ok, e un po’ anche la distanza).
C’è stata però una cosa molto bella sulla pagina Facebook collegata al blog, ovvero una mega partita rampante a Trivial Pursuit Letterario. Abbiamo cambiato un po’ le regole, che giocare a distanza con un tabellone è difficile, trasformandolo in un semplice gioco a quiz, in cui io ponevo le domande e gli altri dovevano rispondere. È stato un grande casino, passatemi il termine, tra pagine aggiornate compulsivamente e domande a volte incomprensibili, ma alla fine mi sono divertita un sacco (e spero anche gli altri… perché a breve lo rifaremo).

Veniamo alle letture. Il mese di settembre è stato ricco di libri e di recensioni qui sul blog. Sto leggendo tanto in questo periodo, un po’ come sempre perché mi piace, un po’ per far fronte alla noia da lavoratrice freelance part-time (qualche lavoro c’è, ma poco poco). Potrei stirare, certo, ma vi pare che spreco tempo a togliere le pieghe da qualcosa che tempo due giorni e le avrà di nuovo per rinunciare a leggere?

Manca Pennac, perché me l'avevano prestato e l'ho già restituito

Il mese è iniziato con Daniel Pennac e il suo Storia di un corpo, edito da Feltrinelli. Un libro molto bello, sull'evoluzione e i cambiamenti del corpo del protagonista nel corso degli anni e di come questi cambiamenti possano raccontare una vita.
Dopo è toccato allOdore della polvere da sparo di Attilio Coco, delle edizioni Spartaco. Un libro sulla storia d’Italia del secondo dopoguerra un po’ diverso dal solito, raccontato attraverso lo sguardo di un uomo che prende parte solo marginalmente alle rivendicazioni politiche e sociali.
La lettura successiva è stata molto breve: Spaghetti, cozze e vongole, un raccontino di Nicola Lagioia pubblicato da Slow Food Editore. Il racconto in sé non è niente di che, ma mi è piaciuto questo piccolo libricino per le aggiunte sul fondo, con la storie delle cozze e delle vongole.
Poi è arrivato Quim Monzò, con la sua raccolta di racconti Olivetti, Moulinex, Chaffoteaux et Maury, edita da Marcos y Marcos e l’unica che ancora mi mancava. Descrivere i racconti di Monzò in poche parole è difficile: racconti di persone normali, persone che potremmo essere noi, che virano poi verso un finale inaspettato.
Da lì siamo passati a José Saramago e al suo Lucernario, pubblicato da Feltrinelli. Primo romanzo di Saramago, ma uno degli ultimi a essere pubblicati. Lo stile è diverso rispetto agli altri, al punto che viene da chiedersi cosa sia cambiato dopo questo libro. Però è un libro bellissimo.
Poi siamo tornati in Italia con Alessio Mussinelli e il suo Nemmeno Houdini, edito da Fazi. Un libro molto divertente, ambientato in un paesino sul lago e con protagonisti i suoi particolari abitanti. Leggero e intelligente al tempo stesso.
Subito dopo è stato il turno di Hugo e Rose di Bridget Foley, inviatomi da e/o. Lo specifico, questo, mentre con altri non l’ho fatto, per giustificare in qualche modo la presenza in rete di tantissime recensioni di questo libro su blog e youtube nel giro di pochi giorni. Troppe addirittura. Al punto che forse, se avessi saputo di questo lancio promozionale così massivo tramite blogger, forse avrei rifiutato. Per carità, il libro è bello, anche se con qualche remora da parte mia, però ecco non sono così convinta che mille recensioni in un mese gli diano il giusto onore (non sarebbe meglio inviarli più dilatati nel tempo i libri ai blogger, così da dare al libro una visibilità più duratura?).
Naif.Super di Erlend Loe è arrivato invece quasi per caso. Iperborea un giorno ha messo in offerta una vasta selezione di suoi libri in ebook e io ho scelto basandomi solo sulla copertina. E questa volta mi è andata davvero bene, perché è proprio un gran bel libro.
Le ultime due letture sono state Delitto ai grandi magazzini di Cortland Fitzsimmons, un giallo vecchio stile, molto onesto, della collana I Bassotti di Polillo editore, e quello splendore di Quello che hai amato, raccolta di racconti a cura di Violetta Bellocchio, edito da Utet, in cui undici donne e scrittrici italiane hanno raccontato undici storie vere della loro vita. Molto, molto intenso.
In realtà ce n’è stato anche un altro: Miracolo in libreria di Stefano Piedimonte. Non l’ho recensito, però, perché la rabbia nei confronti del suo formato ha preso il sopravvento sulla storia in sé, generando il post Ci vedo e se non ci vedessi metterei gli occhiali. 

E ottobre? Beh, ora sto leggendo Un posto al mondo di Wendell Berry che è stupendo, forse ancor più dei due precedenti di Berry. Non so bene cosa leggerò dopo. Poi ci sarà Portici di carta a Torino e il festival I luoghi delle Parole a Chivasso. Nel mezzo lettore rampante e fratello rampante parteciperanno a un’esposizione di Lego in un paese qua vicino e credo che proprio che vi racconterò anche di quello.

E il vostro settembre come è stato?

mercoledì 9 settembre 2015

OLIVETTI, MOULINEX, CHAFFOTEAUX ET MAURY - Quim Monzó

“Ora però non era il momento di lamentarsi e di parlare di quel che si sarebbe potuto fare e non si era fatto perché, al momento buono, si tace, si manda tutto a quel paese e si tira dritto. In fondo, si vive solo una volta o due, e che il soffitto e il pavimento crollassero e le fondamenta su cui per tanti anni si era retta la sua esistenza andasse in briciole era il minimo che ci si poteva aspettare da una situazione come quella, da un vicolo cieco che minacciava di risucchiarlo per sempre e farlo sparire in una spirale senza fine”


Ma quanto mi piacciono i raccontini di Quim Monzó! Poche pagine ciascuno, quasi dei flash, che però riescono a dire più di quanto molti lunghi romanzi non facciano.
Me ne ero già accorta con le due raccolte di racconti precedenti, Mille cretini e Il perché di tutto sommato, e con questo Olivetti, Moulinex, Chaffoteaux et Maury, pubblicato sempre da marcos y marcos con la traduzione dal catalano di Gina Maneri, ne ho avuto la conferma.

Fin dal primo racconto, un banale tema di un bambino delle elementari su che cosa ha fatto la domenica che però nasconde una piega inaspettata. Ma anche dal racconto dello scrittore che non riesce a scrivere, distratto dai mille problemi tecnici nella casa in cui si è rifugiato apposta per cercare pace e, appunto, scrivere. O da quello di quell'uomo che vede ovunque la donna con cui ha passato la notte, solo che a volte è lei e a volte non lo è, anche se ha lo stesso aspetto. Di quell'altro che può fondare tutta una vita su un paio di gambe accavallate in un vagone di un treno o di quell'altro ancora, che proprio vorrebbe imboccare contromano uno dei viali più grandi della città. Ma anche il dialogo tra due gemelli che litigano per amore e la storia quell'acrobata di un circo che non ha mai messo piede due volte in una stessa città e non sa che effetto possa fargli, e quello di quella coppia che vuole lasciarsi e che riflette su cosa perde e cosa guadagna se finisse la loro relazione (Il nord del sud, il racconto che mi è piaciuto di più in assoluto).  

E si prosegue così, quasi senza accorgersene, a leggere dei bellissimi racconti (l’uomo vittima di telefonate anonime erotiche che non riesce più a vivere la sua vita; l’uomo che ha voglia di uccidere così, senza motivo; la donna che scrive una lettera a un uomo dicendogli che non avrà mai il coraggio di suicidarsi per lei, e che viene ritrovata sul cadavere dell’uomo; scherzi di puntualità; vecchi cinema che stanno chiudendo; di uomini depravati che si scontrano con donne dai problemi bizzarri; di scrittori che scrivono tutto che si dice). 

Sono proprio belli, vi dicevo, questi racconti, perché all'inizio parlano di persone qualsiasi, affette da problemi qualsiasi, che potremmo avere anche noi, e che poi virano verso un finale ad effetto, inaspettato, che colpisce il lettore nei punti giusti. Qui sta la forza della scrittura di Quim Monzò: nel creare situazioni banali, normali, con personaggi un po’ sfigati, molto comuni, le cui vite però nell'arco del racconto prendono pieghe inaspettate, virano a volte verso il nonsense, ma in tutta naturalezza, con una vena caustica e ironica che alla fine di ognuno lascia di che pensare. 
L’autore non fa sconti a nessuno, ma al tempo stesso non giudica, nemmeno i personaggi all'apparenza più moralmente deprecabili. Perché la vita è fatta così e le situazioni dei suoi personaggi potrebbero capitare un po’ a tutti.

Olivetti, Moulinex, Chaffoteaux et Maury è un libro piccino piccino ma in realtà grande, nei contenuti e nella vitalità che emana. Se amate quella vena di nonsense che c’è nella vita di tutti, allora dovete proprio leggere Quim Monzó e i suoi racconti di vita.

Titolo: Olivetti, Moulinex, Chaffoteaux et Maury
Autore: Quim Monzó
Traduttore: Gina Maneri
Pagine: 157
Editore: marcos y marcos
Prezzo di copertina: 10,00 €
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giovedì 22 maggio 2014

IL PERCHE' DI TUTTO SOMMATO - Quim Monzó

C'è una striscia dei Peanuts di Schulz in cui la scorbutica Lucy, dopo l'ennesima delusione amorosa provocatale dal pianista Shroeder, dice che "L'amore fa fare un sacco di cose stupide". E' una frase che credo sia incredibilmente vera, perché l'amore è davvero capace di far fare alle persone che ne vengono colpite (tutte almeno una volta nella vita!) le cose più impensabili.

Leggendo Il perché di tutto sommato di Quim Monzó, autore catalano di cui avevo già letto e apprezzato Mille cretini, pagina dopo pagina, mi sono convinta che anche lui conosca i Peanuts e abbia letto quella particolare striscia. Perché in questo libro l'autore parla d'amore, in tutte le sue forme possibili e immaginabili. Lo fa attraverso brevi racconti, poche pagine ciascuno, che parlano di passione, di sesso, di tradimento, di perversione, di insicurezze, di onestà e di fedeltà, di fiabe e lieti fini che a volte esistono e altre no. Lo fa con uno stile caustico, che fa parecchio ridere ma che colpisce anche dritto dritto il punto, o al cuore visto che si parla d'amore.

La cosa che mi piace maggiormente dei suoi racconti, e che avevo già notato nella sua raccolta precedente, è che in essi tutto è normale: Monzó non giudica mai nessuno. Sa di non poterlo fare perché sa che dentro a queste pagine c'è sempre ognuno di noi. Certo, magari non in tutte e non con la stessa identica intensità, ma qualche cavolata più o meno grave, da innamorati, tutti l'abbiamo fatta. Ora, non sto dicendo che tutti tradiamo nostra moglie o nostro marito, che tutti asfissiamo il nostro partner chiedendogli a raffica "mi ami?", né ci innamoriamo di ogni persona che ci passa davanti. Però, ecco, sfido che leggendo almeno una volta non vi sentiate un po' come uno dei protagonisti.

Questo libricino si legge davvero in fretta, catturati da queste piccole storie d'amore. E anche se sul finale si trascina un po' e perde un po' della verve iniziale (un po' come certe relazioni di coppia, quando ormai stanno arrivando alla fine, ma i due interessati ancora non sono disposti ad ammetterlo), rimane davvero una bella lettura, di quelle che si ricordano con affetto. Proprio come un amore che è stato e ora non è più.

Titolo:  Il perché di tutto sommato
Autore: Quim Monzó
Traduttore: Gina Maneri
Pagine: 176
Editore: marcos y marcos
ISBN:978-8871686899
Prezzo di copertina: 10,00 €
Acquista su amazon:
formato brossura: Il perché di tutto sommato

lunedì 6 maggio 2013

MILLE CRETINI - Quim Monzó

Un paparino profondamente materno che prende in contropiede l'incipiente vecchiaia - nonché il figlio - a suon di collant, gonna, rossetto e tacchi a spillo. Un principe azzurro che tenta inutilmente di risvegliare la principessa dal suo sonno profondo con mille prodezze erotiche, e finisce per addormentarsi lui, per sempre. Uno scrittore esordiente pronto a rinnegare il suo idolo - che ha contribuito in modo sostanziale al suo decollo - non appena ne ha preso il posto nel firmamento letterario. Un uomo che decide di sposare l'ex fidanzata perché scopre che è malata terminale, e quando lei guarisce grazie all'amore, non sa proprio che pensare, che pesci pigliare... Che si tratti di vecchi rincretiniti, vitelloni incalliti o Madonne ribelli al destino di future madri di Gesù Cristo, Quim Monzó entra nelle vite dei suoi personaggi con occhio acuto, parole al vetriolo, balsami di tenerezza.


Che di cretini sia pieno il mondo non è poi una grossa novità. Tutti, almeno una volta nella vita (ma io credo anche molto più spesso) siamo rientrati in questa categoria. Cambiano le motivazioni, cambiano i modi, ma un po' di cretineria secondo me è insita in ogni essere umano, e non bisogna assolutamente vergognarsene. Si può essere cretini per amore, ma anche per dolore e sofferenza. Si può essere cretini per difendersi dal mondo ma anche per pura e semplice cattiveria.

In questo libricino, Quim Monzó analizza diversi tipi di cretini, attraverso dei racconti in cui descrive persone afflitte da questo modo di essere. C'è chi diventa cretino per difendersi dall'età che avanza, come nel primo racconto. Chi lo diventa per pietà, come nel secondo racconto, in cui uomo si sposa con la sua ex perché crede sia malata terminale. Inutile dire che poi alla fine rimane fregato, proprio come un cretino. Chi fa cretinate perché soffre per amore e quindi l'unica soluzione che trova è quella di svuotare l'armadio, la casa, qualunque cosa che l'uomo che prima stava accanto abbia toccato, anche la propria pelle.
C'è chi è cretino per senso di rivalsa e di presunzione. Chi lo diventa cercando di fare colpo e chi più che cretino risulta essere maleducato ed egoista.

Tanti piccoli ritratti, di persone che in un modo o nell'altro possono rientrare in questa categoria, e che Monzó riesce a ritrarre in modo esemplare in questi racconti, usando un tono serio nei casi più drammatici e uno canzonatorio e irriverente in quelli più comici. Senza giudicare mai, perché il titolo è già più che sufficiente.  Eppure, in certi racconti non è poi così difficile riconoscersi, perché non si può mai sapere quale sarebbe la nostra reazione di fronte a certe cose. Per alcuni personaggi si prova quasi affetto, un'empatia forte, che durante la lettura lascia un po' di tristezza e di amaro in bocca. Perché alla fine in queste pagine non si trova altro che la realtà, a volte un po' enfatizzata, altre un po' caricaturata. Si trovano le reazioni degli esseri umani di fronte al mondo, un posto in cui vivere non è sempre così facile. 
E alla fine, non so, ti senti quasi un po' meno solo.

"Guardo dalla finestra, non perché non abbia altro da fare, perché di cose da fare ne ho sempre un mucchio - molte più di quanto vorrei- ma perché a dir la verità ora non ho voglia di farne nessuna. Quello che ho voglia di fare, ora, è guardare dalla finestra".
Nota alla traduzione: il libro è tradotto dal catalano e già solo per questo la traduttrice ha tutta la mia stima. Nel complesso direi davvero ben fatta!


Titolo: Mille cretini
Autore: Quim Monzó
Traduttore: Gina Maneri
Pagine: 158
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Marcos y Marcos
ISBN: 978 8871686509
Prezzo di copertina: 14,50€
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formato brossura: Mille cretini