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martedì 23 maggio 2017

SALONE OFF 2017, ovvero di quella volta in cui ho presentato Antonio Manzini

Sabato mattina ho presentato Antonio Manzini alla Biblioteca civica Movimente di Chivasso. Un evento del Salone Off, in cui sono stata coinvolta grazie a Diego Bionda, presidente dell’Associazione Novecento (che a Chivasso ogni anno organizza il festival I luoghi delle parole), che, in cerca di qualcuno per presentare l’incontro un po’ all'ultimo minuto, ha pensato a me.

Vi devo confessare che per i primi minuti i miei pensieri sono stati: “oddio”, “mi sta prendendo in giro, dai”, “oddio”, “ma sarò in grado?”, “oddio”, “non lo voglio fare”, “oddio”, “che figata!”. Perché sì, c’è un piccolo particolare che Diego non sapeva ma che voi che seguite il mio blog e la mia pagina con maggior frequenza sì: ovvero che io adoro Antonio Manzini.

Io che guardo Antonio Manzini con sguardo adorante (©Barbara)

Dal momento in cui ho detto “sì, lo faccio” a quando mi sono seduta su quella poltroncina verde con lui accanto, sabato mattina in biblioteca, ho alternato momenti molto zen ad altri di agitazione più totale. Mi rendo conto sia un po’ sciocco: c’è chi fa presentazioni tutti i giorni, gli scrittori sono persone normalissime e non c’è alcun motivo di agitarsi. Però, ecco, io sono fatta così. E anche se, perdonatemi il gioco di parole, sapevo di sapere su Antonio Manzini tutto quello di cui avevo bisogno per presentarlo (avendo letto praticamente tutti i suoi romanzi e avendo una cotta pazzesca per il suo vicequestore Rocco Schiavone), avevo comunque paura di impappinarmi, di fare la domanda sbagliata, di parlare al microfono facendolo fischiare… tutte cose così.
E invece, con una voce un po’ tremante per i primi minuti che poi man mano è diventata più salda, sono riuscita a farlo: ho presentato Antonio Manzini!

(©Barbara)
Come avevo già avuto modo di scoprire assistendo come pubblico a sue presentazioni, lui è una persona fenomenale. Gli basta un la e parte a raccontare e far pendere dalle sue labbra chiunque lo ascolti.
La presentazione si è incentrata più che altro sul personaggio di Rocco Schiavone, sulla sua nascita, la sua evoluzione e il suo futuro, ma anche la sua trasposizione televisiva (con un Marco Giallini che lo stesso Manzini ha definito fenomenale). C’è stato poi spazio per domande su altri libri, soprattutto su Orfani Bianchi, pubblicato non da Sellerio come tutta la serie di Rocco Schiavone, ma da Chiarelettere. E quando si parlava di questo libro, l'autore si è un po' intristito, quasi incupito, lasciando intendere già solo a vederlo quanto caro gli sia il tema e quanto importante sia stato per lui scriverlo.
Poi però si è riso anche tanto, tantissimo. Quando si parlava di Rocco Schiavone e dei suoi personaggi di contorno, ma anche nelle frecciatine che lo scrittore ha fatto verso certe situazioni politiche italiane attuali o, semplicemente, quando ha raccontato qualche aneddoto nato da una domanda.

Questa foto, nonostante io abbia la bocca aperta, rispecchia perfettamente lo spirito della presentazione. E la trovo stupenda. (©Barbara)

L'incontro è durato quasi un’ora e mezza, tra le mie domande e quelle, tantissime, del pubblico, numeroso anche se era sabato mattina e non c’è stato molto tempo di pubblicizzare l’evento. Ed è davvero bello vedere un pubblico così partecipe e così interessato… non tutti gli scrittori riescono a far sentire così a loro agio le persone che sono lì per ascoltare, ulteriore dimostrazione di che persona splendida, almeno in queste occasioni, sia Antonio Manzini.

Il pubblico in biblioteca (© Diego Bionda)

Sono contenta, davvero. Di non aver ceduto al panico e aver detto “sì, lo faccio” nonostante l’ansia. Sono contenta di come è andata e di aver parlato così da vicino con uno dei miei scrittori preferiti, autore di uno dei personaggi letterari di cui sono più innamorata.
Concludo ringraziando ancora una volta Diego e l'Associazione Novecento, la Biblioteca di Chivasso e il Salone OFF, che mi hanno permesso di essere lì. Ma anche tutti coloro che hanno partecipato, la mia amica Barbara per le foto e il sostegno morale, e tutti coloro che poi mi hanno scritto o mi hanno chiesto come è andata subito dopo e nei giorni successivi.
E ora, devo ammettere, non vedo l'ora di rifarlo.

©I Luoghi delle Parole

PS: che faccio? Ve lo dico che a luglio esce il romanzo nuovo con protagonista Rocco Schiavone? Ma sì dai, ve lo dico!

martedì 16 maggio 2017

SalTo 2017: piccolo aggiornamento

Ovvero, di quella volta in cui alla lettrice rampante venne proposto di presentare Antonio Manzini e lei, ovviamente, disse sì. 


Devo aggiungere altro? 

(Comunque a parte il sabato mattina, per sopraggiunti impegni abbastanza fighi e abbastanza ansiogeni, per la mia presenza al Salone rimangono validi i giorni e le date che ho indicato nel post di ieri... quindi venerdì nel tardo pomeriggio, sabato pomeriggio e tutta domenica. Così come rimane valido l'invito a vederci se ci siete!)

venerdì 12 giugno 2015

Incontrando... MARGHERITA OGGERO

Ieri pomeriggio, in un bell’orario da pensionati che il mio stato attuale di non occupata mi consente di sfruttare al meglio, sono alla biblioteca Movimente di Chivasso a sentire la presentazione del libro La ragazza di fronte di Margherita Oggero insieme al suocero rampante.
Ok, non ho ancora letto il libro ed effettivamente andare a una presentazione di qualcosa che non ho letto un pochino mi indispone: ho sempre paura o di non capire di che cosa stiamo parlando o di capirne troppo e rovinarmi così la lettura. Però era da parecchio tempo che volevo assistere a un incontro con questa per me fantastica scrittrice torinese. E quindi chissene frega. Prendiamo e andiamo alla presentazione.

Innanzitutto, la biblioteca Movimente di Chivasso è un posto bellissimo che se non fosse così distante, e non avesse orari di apertura non proprio agevoli, frequenterei quasi tutti i giorni. E’ nuova, è luminosa, è spaziosa, è bianca e verde, è piena di libri e di giornali, ma anche di pc, di dvd e, soprattutto, di gente. Che si siede e legge, che naviga, che sfoglia giornali. C’ero già stata in passato, ma solo di sera, e ora ho avuto la conferma che è proprio un posto a misura di lettore.
Ma veniamo alla presentazione. Dunque, l’evento era organizzato dalla biblioteca e dall'Associazione Buongiorno Canavese e a moderare l’incontro c’era proprio il suo presidente, Roberto Tentoni.


Durante la presentazione si è parlato, come logico che sia, principalmente di La ragazza di fronte, libro da poco uscito per Mondadori (ma che ha una copertina tremendamente simili ai Garzanti). Si è parlato dei vari temi e dei vari personaggi, forse un pochino troppo a fondo per chi non ha letto il libro, ma anche della scelta della scrittrice di allontanarsi dai gialli, tema dominante dei suoi romanzi precedenti, quelli con la profia Camilla Baudino. Un po’ perché Margherita Oggero è sempre stata controcorrente (“ho iniziato a scrivere gialli quando non erano poi così di moda, e ora che lo sono tornati ho deciso di smettere”), un po’ perché comunque in realtà continua a scriverli, ma per la tv (ha anticipato che a ottobre andranno in onda le nuove puntate di Provaci ancora prof). Insomma, in questo nuovo libro ha voluto cimentarsi in altro, parlare di amore e di sentimenti, senza però abbandonare quello che, secondo me, è uno dei suoi personaggi principali, ovvero Torino. Non penso che Margherita Oggero, piemontese di nascita e soprattutto di stile (sia sulla carta sia dal vivo!), possa scrivere un romanzo ambientato da qualche altra parte.

La cosa più bella dell’incontro sono stati i buffi aneddoti che è ha piazzato qua e là durante il dialogo con Roberto Tentoni. Tipo il suo odio profondo per le Stelle di Natale, che abbandona immediatamente sul balcone sperando in una gelata assassina. O di quando, raccogliendo informazioni per scrivere il libro, ha scoperto che il treno Frecciarossa nelle tratte brevi ha un solo conducente. Alle sue rimostranze, le hanno risposto “Beh, la metropolitana di Torino non ne ha nessuno. Meglio uno che nessuno, no?”. O di quella volta che su un volo Air France ha chiesto alla hostess di metterle nella cappelliera il bagaglio perché lei è piccolina e non ci arriva, la hostess le ha risposto che è piccolina anche lei, di chiedere a qualcun altro e allora lei le ha risposto che potrebbe cambiare mestiere. Cose piccole, che mi rendo conto che scritte non hanno lo stesso effetto, ma che sentite dal vivo lasciano trasparire anche di persona tutto quello che ho sempre amato nei suoi libri. L’accorgersi dei dettagli, anche quelli più scemi, l’osservare il mondo e trarne una storia, seppur breve. 
Alla domanda su come si fa a scrivere dei libri così, Margherita Oggero ha parlato proprio di questo, dell’importanza di osservare il mondo, di vivere in mezzo agli altri, di provare empatia, per le persone e il mondo circostante. (Sottolineando che non sono sicuramente i 5000 amici di Facebook che fanno sentire una persona meno sola e più empatica, ed elogia poi la lectio magistris di Umberto Eco, riassumibile con “Facebook da’ voce agli imbecilli”). Se non si osserva il mondo, cosa si ha da raccontare? 

Al termine della presentazione, non avendo il libro, mi sono defilata, pensando che suocero rampante mi seguisse. Invece lui si è avvicinato al bancone, ha acquistato una delle poche copie disponibili, è andato da Margherita Oggero e poi mi ha raggiunta, porgendomi il libro e dicendomi “Tieni, te l’ha autografato”. E quindi, ta-da! Libro nuovo e autografo nuovo!


Insomma, l’incontro è stato piacevole e a tratti molto divertente. Avrei forse parlato un po’ meno del libro in sé e un po’ più di come è nato e di Margherita Oggero scrittrice. Ma è comunque andata bene anche così. E sono contenta che lei sia esattamente come me l’ero immaginata.