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venerdì 16 settembre 2016

LA GRAZIA DEL DEMOLITORE - Fabio Bartolomei

«Sono un fallito» le dice.
«Sciocchezze. Chi sei e di cosa sei capace lo dicono i passi che hai avuto il coraggio di fare». Marie chiude gli occhi e inspira profondamente. «Ma non la senti Davide? Non la senti l'aria che si respira qui? C'è passione, eleganza... improvvisazione».
Davide scuote la testa, alza le spalle.
«E a cosa sono servite?» le chiede.
«Se non riesci a esserne orgoglioso a nulla, Davide. Proprio a nulla»



Fabio Bartolomei è tornato. Chi conosce l’autore e ha letto tutti i suoi precedenti romanzi, una volta arrivato alla fine di La grazia del demolitore, da poco pubblicato sempre da edizioni e/o, capirà perfettamente a cosa mi riferisco.

Ho conosciuto Fabio Bartolomei grazie a La banda degli invisibili. Poi ho letto Giulia 1300 e altri miracoli (e visto anche Noi e la Giulia, il bellissimo film che ne ha tratto Edoardo Leo) e We are family. Ed è stato amore. Di quegli amori letterari che ti portano a correre in libreria non appena esce un romanzo nuovo. E così avevo fatto, in effetti, con il quarto libro di quest’autore romano, Lezioni in paradiso. Una delusione pazzesca. L’idea c’era, ma il libro era troppo breve, troppo frettoloso, perché potesse essere sviluppata come si sarebbe meritata.

Ma se si ama così tanto un autore, come io in effetti amo Fabio Bartolomei, gli si danno tutte le possibilità del mondo. Uno scivolone ci sta, un romanzo non propriamente riuscito dopo tre piccoli gioielli può capitare. Basta sapersi rialzare. E con La grazia del demolitore ci è riuscito alla grande.

Protagonista è Davide, figlio di uno dei più importanti costruttori della città e con una carriera spianata proprio in quel campo. Mai un problema da affrontare, mai una responsabilità, tant’è che a trentaquattro anni, pur avendo un'enorme villa tutta sua, Davide vive ancora a casa dei genitori. Il padre, per dargli una sorta di contentino, gli affida i lavori di demolizione e ricostruzione di una vecchia palazzina, proprio dove viveva sua nonna. Un lavoro semplice, in cui nulla può andare storto. Se non fosse che l’ultima inquilina rimasta nel palazzo è una ragazza cieca, Ursula, verso cui Davide prova una forte attrazione e un forte senso di protezione. E quindi decide di cambiare i suoi piani, coinvolgendo i suoi migliori amici e una bizzarra banda di operai, e di sfidare apertamente suo padre e tutto quello che aveva pensato per lui.

Fabio Bartolomei è tornato, dicevo all'inizio. È tornato un po’ alle origini, perché in La grazia del demolitore si ritrova tutta l’atmosfera di Giulia 1300 e altri miracoli, anche se in un contesto differente. C’è un ragazzo che all’improvviso decide di cambiare la sua vita, c’è una sorta di armata Brancaleone piena di saggezza che lo aiuta nell’impresa, una serie di personaggi buffi a fare da contorno e la voglia di sfidare, di contrapporsi alle ingiustizie, con una denuncia abbastanza marcata delle pratiche in voga nel campo dell’edilizia. 
E poi c’è la poesia dell’amore di Davide per Ursula. Un amore dolcissimo e bellissimo, fatto di gesti, di frasi incise sul muro, di piante di rosmarino nei vasi e marciapiedi livellati, di voglia di non arrendersi mai e di costruire strade da percorrere insieme.

E mentre ascolta il brivido del fallimento, quello della distanza incolmabile e quello della sua paziente inesistenza, si chiede se in fondo non sia proprio questo l'amore: una richiesta di salvezza. Da se stesso. Da ciò che era e da ciò che sarebbe senza di lei


La grazia del demolitore mi è piaciuto tantissimo. Ho riso tanto (i personaggi di Massimiliano, che proprio non ce la fa a non essere dipendente da qualcosa, e di Geronimo con la sua cintura sono fenomenali) e mi sono anche commossa, proprio come mi era successo con i primi tre romanzi.
E quindi sì, Fabio Bartolomei è tornato e lo ha fatto davvero in grande stile. Un libro consigliatissimo.


Titolo: La grazia del demolitore
Autore: Fabio Bartolomei
Pagine: 277
Anno di pubblicazione: 2016
Editore: e/o
ISBN: 978-8866327905
Prezzo di copertina: 18 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: La grazia del demolitore
formato ebook: La grazia del demolitore

lunedì 22 settembre 2014

LEZIONI IN PARADISO - Fabio Bartolomei

La vita dei lettori è fatta anche di attese. L’attesa di un libro nuovo del proprio scrittore preferito. L’attesa di riuscire ad andare in libreria per acquistare un romanzo che si desidera tanto. L’attesa di leggere un libro approdato sul nostro scaffale e l’indecisione se farlo passare o meno avanti nella fila.
Sono belle, le attese. Forse a volte ancor di più della cosa che si sta attendendo con ansia e che, una volta tra le mani, finisce davvero troppo in fretta, lasciandoti addosso una strana sensazione, difficile da decifrare.

Ho finito ieri sera Lezioni in paradiso di Fabio Bartolomei. Sì, il Fabio Bartolomei autore di Giulia 1300 e altri miracoli, La banda degli invisibili e We are family.(oh, Al Santamaria...) Il Fabio Bartolomei che ho scoperto quasi per caso, e poi adorato e straconsigliato a chiunque mi capitasse a tiro. Il Fabio Bartolomei che è riuscito a farmi fare una cosa che non avevo mai fatto in vita mia: andare in libreria proprio il giorno dell’uscita dell’ultimo romanzo, tanto atteso, apposta per comprarlo. 
Poi sono tornata a casa e l’ho appoggiato sul divano. Indecisa se iniziarlo o meno, proprio per quella sensazione che descrivevo all’inizio, la fine dell’attesa, l’ora della verità. Avevo paura, insomma. Paura che sarei rimasta delusa, certo. Ma paura anche che non fosse colpa del libro ma delle mie aspettative.
Ancora adesso, dopo ventiquattrore dalla fine, non riesco a comprendere quello che sto provando. Lezioni in paradiso mi è piaciuto sì o no? Le mie aspettative hanno rovinato in qualche modo la lettura, sì o no?

Lo stile è quello che già avevo amato in passato: una critica sociale violenta ma in qualche modo edulcorata, che in questo caso si concretizza in sostanza, trentatreenne laureata, in perenna lotta per un posto fisso, che riesce a trovarne uno solo da morta. Come angelo custode, di un uomo viscido, lecchino, imbroglione, ma forse sotto sotto anche triste e disperato. Lei dedica tutta se stessa a questo suo nuovo lavoro, al cercare di fare stare meglio il suo “diletto”. E continua a farlo, anche quando scopre che il settore degli angeli custodi è corrotto e invaso dai raccomandati, proprio come la Terra.  E ancora una volta Costanza di ritrova indecisa tra il combattere e l’arrendersi, tra la voglia di fare bene e la stronzaggine di quelli che la circondano, che non apprezzano quello che fanno. Soprattutto se si mette a indire scioperi celesti…

Ammetto che la trama mi aveva lasciata un po’ spiazzata fin da subito. Non ero sicura di dove l’autore volesse andare a parare. Ma, ehi, stavamo parlando di Fabio Bartolomei, uno dei miei scrittori italiani preferiti! Eppure, più proseguivo nella lettura, più sentivo che c’era qualcosa che non mi convinceva del tutto. L’idea è sviluppata molto bene, a tratti quasi geniale. Eppure, ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa, che il romanzo fosse troppo sbrigativo, frettoloso. Si arriva alla fine quasi senza rendersene conto, un po’ sicuramente perché il libro è scorrevole, un po’ perché è tutto abbozzato: i personaggi, le loro interazioni, il parallelo tra mondo terrestre e mondo celeste, la critica sociale e la tragedia dei giovani che non trovano lavoro (o che se lo trovano devono sottostare a sfruttamenti, mobbing e insoddisfazione personale). Tutte questo cose ci sono, ma, per quanto mi riguarda, non abbastanza. 

Non sto dicendo che Lezioni in paradiso sia un brutto libro. Ma non è come i precedenti. Manca un po’ di quella verve, di quell’ironia, di quell’originalità che avevano reso i tre precedenti, almeno per quanto mi riguarda, dei libri bellissimi.  E un po’ mi dispiace, sapete? Mi dispiace dover fare questo confronto, perché ogni libro ha una sua storia, è stato scritto in un momento diverso e diverso è il suo significato. Eppure, forse per colpa del libro forse per colpa mia e delle mie aspettative, proprio non ne posso fare a meno.

Comunque, l’attesa è stata proprio bella. E lo sarà sicuramente anche per il prossimo…


Titolo: Lezioni in paradiso
Autore:Fabio Bartolomei
Pagine: 141
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: e/o
ISBN: 978-8866325208
Prezzo di copertina: 15 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: Lezioni in paradiso
formato ebook:Lezioni in paradiso

mercoledì 20 novembre 2013

Due titoli, un solo libro: ma perché?#58

Mi sono accorta che è da un po' di puntate che non faccio un confronto contrario, ovvero che non prendo un titolo italiano e analizzo cosa gli è successo nella traduzione in altre lingue.
E casualmente mi è capitato sott'occhio proprio in questi giorni un romanzo italiano i cui cambiamenti di titolo fanno proprio al caso di questa rubrica.

L'autore del romanzo è una mia scoperta recente, di cui vi ho già parlato più e più volte e che è stato anche protagonista di un'intervista rampante. Sto parlando di Fabio Bartolomei, autore di tre bellissimi romanzi. Di questi però, al momento, a quanto mi risulta, solo uno è stato tradotto in altri lingue: GIULIA 1300 E ALTRI MIRACOLI, pubblicato nel 2011 dalla casa editrice e/o:

Per sapere cosa ne penso del libro, vi rimando alla mia recensione. Qui soffermiamoci solo sul titolo. La Giulia 1300, come la copertina lascia intendere, è un modello di automobile, fabbricato dall'Alfa Romeo, lanciato con questa cilindrata nel 1964 e poi tolto dal listino nel 1971.
Quest'auto svolge un ruolo fondamentale nella trama, donandole una certa poeticità che non vi voglio però svelare.

Il romanzo è stato tradotto in inglese nel 2012 da Antony Shugaar, per la casa editrice Europaeditions, con il titolo ALFA ROMEO 1300 AND OTHER MIRACLES:

Il titolo della versione inglese è molto simile, l'unica differenza è la scelta di togliere il nome dell'auto e lasciare un generico Alfa Romeo 1300. Questo perché probabilmente quel modello di auto all'estero era conosciuto con un nome diverso o con il nome della casa automobilistica che lo produceva o magari anche con lo stesso nome che però non era abbastanza diffuso e conosciuto. Un cambiamento quindi necessario e comprensibile.

Il libro è stato tradotto anche in tedesco, nel 2013, da Gabriela Schönberger  per la casa editrice Goldmann Verlag, con il titolo RADIO MIRACOLI UND ANDERE ITALIENISCHE WUNDER:

Pur non conoscendo il tedesco, è evidente fin da subito che in questa versione del titolo sparisce il riferimento all'Alfa Romeo e alla Giulia. La traduzione letterale sarebbe "Radio Miracoli e altre meraviglie italiane".
Sebbene questo particolare modello di auto sia uscito anche in Germania, nella versione tedesca del libro si è scelto di togliere il riferimento dal titolo e dalla copertina (in cui compaiono altri elementi, alcuni non del tutto giustificati). Peccato che, come vi dicevo già prima, la Giulia fosse un elemento fondamentale della storia e la scelta di ignorarlo a mio avviso non è per niente azzeccata.

Che ne dite?

lunedì 7 ottobre 2013

Interviste rampanti: FABIO BARTOLOMEI

L'intervista rampante di questa settimana è a un altro di quegli autori che ho scoperto di recente, quasi per caso, e dei cui libri mi sono innamorata follemente. Sto parlando di Fabio Bartolomei. 
Romano, classe 1967,  Bartolomei ha pubblicato il suo primo romanzo, Giulia 1300 e altri miracoli, nel 2011. A questo sono poi seguiti La banda degli invisibili, nel 2012, e We are family nel 2013, tutti editi dalla casa editrice e/o. 

Io adoro il suo modo di scrivere e di raccontare, l'ironia e la capacità di rappresentare alcuni degli aspetti più controversi e tristi della nostra società attraverso dei personaggi che sono persone comuni e che affrontano le insidie del mondo. Insomma, ve li consiglio caldamente tutti e tre!
Ringrazio ovviamente Fabio per aver accettato di rispondere alle mie domande.




Da bambino dicevi “da grande farò la scrittore”?
No, dicevo: “da grande farò il vigile del fuoco”.

“Giulia 1300 e altri miracoli” è del 2011, “La banda degli invisibili” del 2012, “We are family” del 2013. Tre libri, per me bellissimi, i tre anni. Prima cosa facevi? C'è un motivo per cui sei arrivato così tardi alla scrittura di romanzi?
Prima e durante ho fatto il copywriter, l'insegnante di scrittura creativa e, nei ritagli di tempo, lo sceneggiatore. Sono arrivato tardi alla pubblicazione perché ho sempre avuto molti interessi, mi sono distratto, ho percorso altre strade che davano comunque buoni risultati e molte soddisfazioni. 

Come sei stato scoperto (o come sei riuscito a farti scoprire) dalla casa editrice che ti ha pubblicato?
Sono riuscito a farmi scoprire nel modo più semplice: ho seguito le indicazioni del sito E\o sull'invio dei manoscritti. 

Qual è il tuo rapporto con i critici e con i book blog?
Molto buono. Ma adesso è facile dirlo, magari ne riparliamo il giorno che mi stroncheranno, ok?

Qual è la cosa più bella che è stata detta riguardo a un tuo romanzo? E la più brutta?
Qualcuno ha esagerato e ha scritto che un mio romanzo sembrava un film di Monicelli. In generale mi colpiscono le recensioni scritte con entusiasmo, ancora fresche di lettura. Per quanto riguarda quelle negative, fortunatamente non ne ho ricevute di memorabili. 

Hai qualche mania come scrittore?  Che so,  riesci a scrivere solo in un posto preciso o a una particolare ora del giorno o della notte?
Le manie complicano la vita e io detesto le complicazioni. Per molti anni ho scritto di notte o la mattina molto presto ma solo per questione di compatibilità con il mio lavoro. Adesso scrivo bene di giorno e di notte, col silenzio e con gli antifurto che suonano. Per quanto riguarda il posto, c'è poco da scegliere. Casa è piccola. Il tavolo del salotto è l'unico posto utile.

Io ho un’ossessione per le copertine dei libri, che condizionano molto la mia decisione di leggere o meno un’opera. Hai avuto voce in capitolo nella scelta di quella dei tuoi libri?
Mi è concesso mettere bocca. Quella di We are family è la mia preferita.

Cosa consiglieresti a un aspirante scrittore?
Prima di diventare uno scrittore ho letto qualche migliaio di consigli agli aspiranti scrittori. Me ne fosse servito uno. (Detto tra noi: “trova uno scrittore che si prenda cura di te e ti aiuti a crescere” è un ottimo consiglio, uno dei migliori. Pensa gli altri).

Cosa pensi dell’editoria a pagamento? E dell’autopubblicazione?
C'è un equivoco che va avanti da anni. Chiunque chieda denaro per stampare un libro non fa Editoria a pagamento, fa tipografia. Se proprio ci si vuole togliere la soddisfazione di vedere il proprio romanzo stampato e rilegato, è molto meglio rivolgersi a un tipografo vero, orgoglioso del suo mestiere, e autopubblicarsi. 

Ebook o cartacei?
Io cartacei. Passo già troppe ore davanti a schermi vari (computer, tv, tablet, smartphone), mi pare sano cogliere ogni occasione per staccare un po'. 

Qual è il romanzo non tuo a cui sei più legato?
Dico sempre Furore. Quindi Furore. Però, a essere onesti, saranno almeno una quindicina e cambiano di continuo. 

Un autore/autrice italiana che stimi tantissimo? Consigliaci un suo libro.
Visto che hai usato il superlativo deve essere uno o una che non sbaglia un colpo. Allora, diciamo Elena Ferrante. L'amica geniale.

Hai letto le Cinquanta Sfumature?
Non ho fretta. Prima o poi qualche editore deciderà di pubblicarlo a 0,99 e allora ci farò su un pensierino.

Qual è Il tuo colore preferito?
Il verde. Non troppo scuro, non troppo acceso. Un verdino.

domenica 25 agosto 2013

GIULIA 1300 E ALTRI MIRACOLI - Fabio Bartolomei

Terzo romanzo che leggo di Fabio Bartolomei (anche se, in ordine cronologico, sarebbe il primo) e terza volta che mi ritrovo a pensare a come scrivere una recensione che riesca a descrivere al meglio tutto quello che questo libro mi ha fatto provare.

Come i due precedenti, La banda degli invisibili e We are family, anche Giulia 1300 e altri miracoli è uno di quei libri che dovreste leggere e basta, senza porvi troppe domande, senza leggere recensioni o commenti e senza lasciarvi sopraffare da indecisioni di qualunque tipo. Aprite il libro e iniziate a leggere.
Forse all'inizio faticherete un po' ad entrare nella storia, soprattutto se, come me, leggete questo libro dopo gli altri due.  Un po' si sente che è un'opera prima e che probabilmente l'autore sta ancora cercando il coraggio di osare. Ma passate la prime pagine questa lieve insicurezza scompare e ci si ritrova immersi in un romanzo incredibile. Oltre che nell'ennesimo, ben riuscito, ritratto della nostra società.

Perché è questo che fa Bartolomei nei suoi libri: parla dell'Italia, con tutti i suoi problemi, le sue difficoltà e le sue contraddizioni. E lo fa creando dei personaggi che ben incarnano le diverse caratteristiche che affliggono parte degli italiani di oggi: qui c'è Diego, ad esempio, venditore di auto, insoddisfatto della sua vita, che si ritrova a dover affrontare la morte di un padre che ha conosciuto solo negli ultimi giorni di vita. C'è Fausto, un mezzo naziskin, che truffa la gente vendendo orologi su un canale televisivo, fissato con la palestra e con le donne. C'è Claudio, ipocondriaco per natura, che ha fatto fallire l'impresa storica di famiglia e ha divorziato dalla moglie, di cui è ancora innamorato e che non si stancherà mai di aspettare. Tre persone mediocri, insoddisfatte, insicure che per uno strano destino decidono di aprire insieme un agriturismo nelle campagne campane. A soccorso immediato del loro fallimento arriverà Sergio, un comunista a cui Fausto deve dei soldi. L'attività a poco a poco inizia a funzionare, suscitando l'interesse della camorra che vorrebbe il pizzo. Ma i quattro non hanno nessuna intenzione di cedere (anche se ce l'avessero avuta, ormai è troppo tardi).

E' un libro che fa ridere tanto e di gusto. Ero in spiaggia e non riuscivo a trattenermi, nonostante gli sguardi dei miei vicini di ombrellone. Pur trattando temi molto importanti e profondi, quali il divorzio, la morte, l'amore, l'insoddisfazione personale, la camorra e l'ingiustizia, l'integrazione, Bartolomei riesce a inserire la giusta dose di ironia, mettendo in evidenza gli aspetti più buffi e quasi grotteschi della nostra società. E' bella anche l'evoluzione che si trova in ognuno dei personaggi: nei proprietari dell'agriturismo ma anche nei camorristi e di quasi tutte le persone che entrano in contatto con l'agriturismo. Si arriva alla fine, con una forte voglia di riscatto, con la speranza che dopo mille sconfitte nella vita finalmente anche i pareggi e le vittorie possano arrivare. Sia nella vita personale di ognuno di noi sia contro qualcosa di più grande.

Si ride, si piange, ci si commuove. E si arriva alla fine con la voglia di leggere subito qualcos'altro di questo autore. Quindi, Fabio, se sei in lettura, ti prego, sbrigati a scrivere un altro libro... perché sento già che la tua penna mi manca tantissimo.
"Io sogno di prendermi cura di lei quando sarà vecchia, di massaggiarle le gambe quando saranno gonfie, di dirle che è bella quando nessuno si sognerà più di farlo, di farla viaggiare quando penserà che ormai sia tardi, di farla ridere quando le altre saranno sole alla finestra con lo sguardo triste. Saprò leggerle negli occhi la paura di morire e riuscirò a farla pensare ad altro... Voglio che si senta sicura aggrappata al mio braccio quando non si sentirà più ferma sulle ginocchia, e quando sarà sorda non mi stancherò di ripeterle le cose due volte"
Titolo: Giulia 1300 e altri miracoli
Autore: Fabio Bartolomei
Pagine: 281
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: e/o
ISBN: 978-8866320920
Prezzo di copertina: 9,50€
Acquista su Amazon:
formato brossura: Giulia 1300 e altri miracoli

martedì 18 giugno 2013

WE ARE FAMILY - Fabio Bartolomei

We are family... I got all my sister with me... 
Ecco, lo sapevo, adesso andrò avanti per giorni a canticchiare la canzone delle Sister Sledge che dà il titolo a questo romanzo. Un motivetto che spopolava sul finire degli anni '70 e che, una volta conosciuto ed entrato in testa, difficilmente se ne andrà.

Un po' come questo romanzo di Fabio Bartolomei, quindi. Talmente bello e talmente intenso che, una volta letto, difficilmente si potrà dimenticare.

Ho conosciuto questo autore da poco, grazie a quel piccolo gioiello che è La banda degli invisibili e ammetto che, nonostante tutti mi dicessero che gli altri suoi libri sono ancora più belli, ero un po' riluttante a leggere un altro romanzo. Perché non c'è niente di peggio di veder deluse certe aspettative. E invece adesso, a lettura conclusa, mi ritrovo a cercare di controllarmi e di non buttarmi subito sull'altro suo romanzo che mi aspetta sul comodino.

We are family racconta di Al Santamaria, un bambino un po' speciale, che a tre anni e mezzo già parla come un dizionario e sa far di conto, una mente geniale, in grado di memorizzare ogni più piccola nozione, ma con serie difficoltà a relazionarsi con gli altri e destinato senza saperlo a rimanere bambino per sempre.Accanto a lui c'è la sua famiglia: la madre Agnese, che fa le ciambelle al cioccolato più buone del mondo, il padre Mario Elvis, autista di autobus con una passione per il re del rock 'n' roll, e la sorella maggiore Vittoria, che ha la strana tendenza a uccidere tutti gli animali domestici che i genitori le prendono. Una famiglia molto unita, che non naviga nell'oro, e che ha un sogno comune, quello di trovare la casa giusta in cui finalmente essere felici. 

E' molto difficile parlare della trama di questo romanzo, perché qualunque dettaglio vi riveli, anche il più insignificante, vi farà perdere un po' il gusto della scoperta e della lettura. Perché in ogni dettaglio si vede la bravura di Fabio Bartolomei nel creare personaggi e situazioni semplicemente incredibili e geniali.

Al è forse uno dei personaggi più belli e ben riusciti che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni: non si può non affezionarsi a lui, non sorridere di fronte a certi suoi atteggiamenti, non condividere certi suoi ragionamenti e, soprattutto, non commuoversi per la sua naturale innocenza e contorta semplicità.
Cosa significa per te "amore?"
[...]
"Significa che non ho dubbi, che tutte le domande hanno la stessa risposta. Chi voglio? Te. Cosa voglio fare? Te. Dove voglio andare? Te. Cosa voglio mangiare? Te."
L'autore ci presenta Al quando ha quasi quattro anni e lo fa crescere e relazionarsi nella storia e nel mondo, che cambia e si evolve intorno a lui. Al ci dirà la sua sul referendum sul divorzio, sulle missioni spaziali, sulla P2 ma anche i suoi primi approcci amorosi, fino ad arrivare agli anni Novanta. Il suo cuore e la sua mente, per quanto geniale, rimangono sempre quelli di un bambino, con i suoi strani meccanismi, la voglia di non smettere mai di giocare, e l'unico, grande scopo nella vita di far felice le persone. Tutte le persone del mondo. Finché non si rende conto che forse come obiettivo è un po' troppo ampio. Ma può iniziare da vicino, dal piccolo...

Non è possibile rendere felice il genere umano tutto insieme. Quella per la salvezza del mondo è una battaglia che si combatte casa per casa.
We are family è uno di quei libri difficili da recensire, perché è difficile trovare le parole che gli rendano il giusto merito. Per cui, vi dico solo di prendere questo libro e leggerlo. Vi farà ridere, vi farà commuovere, vi farà pensare e, perché no,  un po' sognare. E, come vi dicevo già all'inizio, non lo dimenticherete facilmente.

E ora canticchio ancora un po' va... "we are family.. I got all my sister with me"...

Titolo: We are family
Autore: Fabio Bartolomei
Pagine: 280
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: e/o
ISBN: 9788866322535
Prezzo di copertina: 17,00 €
Acquista su Amazon:
formato brossura:We are family

giovedì 30 maggio 2013

LA BANDA DEGLI INVISIBILI - Fabio Bartolomei

Non riesco davvero a spiegarmi come sia possibile che io mi sia lasciata sfuggire per così tanto tempo un piccolo gioiello come questo. Non conoscevo nemmeno l'autore e probabilmente non l'avrei mai conosciuto se una delle mie blogger di fiducia non avesse parlato di questo libro in un suo post, in modo talmente tanto entusiasta e allo stesso tempo commovente, che avrebbe convinto chiunque a leggerlo (certo, il fatto che questi fantastici vecchini non provino esattamente simpatia per Berlusconi ha aiutato parecchio).

Fatto sta che ho comprato il libro quasi d'impulso, ho iniziato a leggerlo e l'ho divorato tutto d'un fiato. Ridendo, ma anche arrabbiandomi e versando qualche lacrimuccia nel finale.

Io non ho conosciuto i miei nonni, l'ultimo è mancato quando io ero troppo piccola. Di lui ho qualche ricordo fugace: la panna montata con il cacao, la maionese che faceva rigorosamente a mano seguendo un procedimento tutto suo, la marca di sigarette che fumava e quel disgustoso vizio di togliersi la dentiera che da bambina mi faceva tanto ridere. Per cui questo libro mi ha provocato anche un po' tristezza, pensando a chi i nonni invece ce li ha ma che fa di tutto per evitarli.
Perché qui si parla di anziani lasciati soli, praticamente da tutti: dallo stato, dai parenti, da chiunque li consideri troppo vecchi e inutili per avere un qualche scopo nella società. E loro, Angelo, Osvaldo, Filippo, Lauretta ed Ettore non ci stanno. E si riuniscono, si aiutano a vicenda, si ingegnano e si vendicano come possono con chi li tratta male.

Perché sono stati partigiani, loro. E nessuno può permettersi di dimenticarselo. Partigiani che hanno combattuto per liberare la patria e ora la vedono in mano di politici a cui di questa stessa patria non frega assolutamente niente. Sono anziani, certo. Ma hanno ancora tanto da dire e tanto da fare e non riescono ad accettare che il loro paese sia diventato quello che è diventato.

"Ho ricominciato a considerarmi semplicemente un ex partigiano. Perché un partigiano è un partigiano, non ne esistono di moderati, estremisti o centristi. Esistono soltanto quelli che per restituire la dignità al Paese erano disposti a tutto, quelli che anche se gli americani erano sbarcati e avrebbero potuto aspettare che facessero tutto da soli, hanno scelto di resistere. Volevamo chiarire al mondo intero che non tutti gli italiani  erano afflitti da quel ridicolo tic al braccio destro, che i più non provavano nessun desiderio di andare a spezzare le reni a chicchessia."
E quindi, tra della cacca inviata per posta per insegnare ai cittadini che i bisognini dei cani vanno puliti, una sfuriata alla centralinista della Telecom, un agguato notturno a un imbrattatore di muri e una lezione di Hully Gully, questi uomini si barcamenano nella vita di tutti i giorni, cercando di arrivare a fine mese, con una pensione misera e tanti sacrifici. Ah sì, tra una cosa e l'altra, progettano anche un rapimento, di colui che incarna tutte le sofferenze e le ingiustizie inflitte agli italiani. 

E' davvero un libro bello. Di quelli che ti fa sorridere ma che ti fa anche tanto riflettere: sulla vecchiaia, sulle difficoltà di chi viene lasciato solo, ma anche sulla forza dell'amicizia e, perché no, anche dell'amore, che è proprio vero che non ha età. Un punto di vista differente sull'Italia attuale, di quelle persone che vengono spesso lasciate indietro, quando in realtà avrebbero ancora tanto, tantissimo da dare. E' un inno all'amicizia, alla lotta contro le ingiustizie e un inno a sognare, sempre.

E' impossibile restare insensibili e indifferenti di fronte alla forza di volontà e alla capacità di vivere e sopravvivere di questo gruppo di amici. Anche quando non capiscono, anche quando il mondo va davvero troppo veloce per loro, di rimanere  indietro non ci pensano proprio.

Davvero bravo, Fabio Bartolomei. Bravo nel pensare una trama del genere, bravo nello scriverla immedesimandosi perfettamente in uno dei protagonisti e di svilupparla in questo modo, bravo a rappresentare ogni sfaccettatura di una realtà, purtroppo dai più sconosciuta, senza pietismi, senza giudizi. E con tanto affetto, tanto amore e tanta, tantissima verità.

E quindi posso concludere solo in un modo: dicendovi di leggere assolutamente questo bellissimo libro.
"Questo bisogna fare con la donna della propria vita, bisogna farla camminare, tenerla viva, alimentare la speranza che ci sia un posto in questo mondo nel quale la vecchiaia come lei l'ha sempre immaginata non esiste. E farle sentire che è lì che state andando, mano nella mano."

Titolo: La banda degli invisibili
Autore: Fabio Bartolomei
Pagine: 202
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: e/o
ISBN: 978-8866320838
Prezzo di copertina: 9,00 €
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formato brossura:La banda degli invisibili