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giovedì 11 gennaio 2018

IL CLUB DEL LIBRO E DELLA TORTA DI BUCCE DI PATATA DI GUERNSEY - Mary Ann Shaffer & Annie Barrows

Ecco ciò che amo della lettura: di un libro ti può interessare un piccolo particolare, e quel piccolo particolare ti condurrà a un altro libro, e da lì arriverai a un terzo. È una progressione geometrica, di cui non si vede la fine e che ha come unico scopo il puro piacere.


Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey di Mary Ann Shaffer & Annie Barrow era già uscito in Italia qualche anno fa, nel 2008, per un altro editore e, soprattutto, con un altro titolo: La società letteraria di Guernsey. Quella prima edizione, di Sonzogno, però, non mi era mai capitata tra le mani. Anzi, a dirla proprio tutta, non l’avevo mai nemmeno sentito nominare.

Nel 2017, la casa editrice Astoria ha deciso di ripubblicarlo, sempre con la traduzione di Giovanna Scocchera ed Eleonora Rinaldi, ripristinando però nel titolo il riferimento alla torta di bucce di patate che compare in originale. E credo che sia stato proprio quello ad attirarmi verso questo romanzo e, almeno in parte, a spingermi alla sua lettura. Un ruolo fondamentale nella mia decisione di leggerlo lo hanno svolto anche tutti i commenti entusiasti che ho letto a riguardo di questo romanzo poco dopo la nuova edizione.  (Ma sì, dai, aggiungiamoci anche la copertina, ché ho una passione per queste semplicissime eppure molto di impatto copertine rosse, marchio di fabbrica di questa piccola casa editrice).

Non sapevo esattamente che cosa aspettarmi. Sapevo che si sarebbe trattato di un libro sui libri, questo sì. Speravo anche magari di trovarci qualche ricetta, magari proprio quella della torta di bucce di patata. Sapevo poi che si trattava di un romanzo epistolare e che sì, in qualche modo, c’entrasse anche la seconda guerra mondiale. Non avevo idea, però, che questo romanzo mi avrebbe appassionata così tanto.

Siamo nel 1946, la Seconda guerra mondiale è appena finita ma i suoi strascichi si sentono ancora in quasi tutta Europa. Anche Juliet Ashton, una giovane giornalista londinese di successo, li sente ancora, anche se in modo diverso: lei è diventata famosa proprio in tempo di guerra, grazie ai suoi articoli, scritti con lo pseudonimo di Izzy Bickerstaff, in cui ha raccontato in modo ironico la vita in quegli anni. Quegli articoli sono stati raccolti in un volume, Izzy Bickerstaff va in guerra, che sta vendendo molto ma anche mettendo in difficoltà la donna su cosa scrivere adesso. Difficile trovare l’ispirazione, tra un tour promozionale e l’altro, in un paese distrutto.
Perché sono così malinconica? Dovrei essere felicissima all'idea di leggere Izzy di fronte a un pubblico rapito. Sai quanto mi piaccia parlare di libri, e sai quanto io adori ricevere complimenti. Dovrei essere elettrizzata. La verità è che sono triste, più triste di quanto non sia mai stata durante la guerra. È tutto così distrutto, Sophie: le strade, gli edifici, le persone. Specialmente le persone.
Finché un giorno non le arriva a casa una lettera di uno sconosciuto, tale Dawsey Adams, che le scrive da Guernsey, un paesino che si trova nelle Isole del Canale, quel gruppo di isolette in mezzo alla Manica. L’uomo la contatta perché in un vecchio libro usato di Charles Lamb ha trovato il suo nome e il suo indirizzo. L’uomo, appassionato di questo autore, le chiede se sa dove potrebbe ordinare altri suoi libri. Tra i due inizia così uno scambio di lettere, a cui ben presto parteciperanno anche altri abitanti dell’isola, da cui Juliet scopre com’è stata la vita a Guersey al tempo dell’occupazione tedesca e, soprattutto, come hanno fatto gli abitanti a sopravvivere. È in quel tempo che è nato iI club del libro e della torta di bucce di patata, grazie alla prontezza di Elizabeth McKenna, un’abitante dell’isola che non si è mai lasciata scoraggiare dalle difficoltà, nemmeno quelle più terribili. Juliet si innamora di queste storie e decide di partire per Guernsey, certa di aver finalmente trovato l’ispirazione per il suo prossimo libro, ma forse anche qualcosa di più.

Il Club del libro e della torta di bucce di patata di  Guernsey di Mary Ann Shaffer & Annie Barrow (la prima lo ha iniziato, la seconda l'ha aiutata a finirlo quando si è ammalata), prima di tutto, è un romanzo divertente, grazie al temperamento di Juliet e a tutti gli altri personaggi inglesi che ruotano intorno a lei (l’amico e editore Sidney, ma anche lo spasimante Markham Reynolds). 
Poi, man mano che si leggono le lettere che arrivano da Guernsey e se ne conoscono gli abitanti diventa un romanzo dolce, tenero e a tratti anche molto commovente, che riflette sull'importanza dell’amicizia e dei legami, spesso improbabili, che si possono creare nei momenti più bui. E poi, ovviamente, c’è l’amore per i libri, che si trasformano davvero in ancore di salvezza per sopravvivere in mezzo alle difficoltà.

Temevo che la forma epistolare per duecentonovantadue pagine non avrebbe retto, che non sarebbe riuscita a portare avanti tutta la storia e coinvolgermi così tanto. E invece sì, ci è riuscita e questo romanzo mi è piaciuto molto. Al punto da voler partire per le Isole del Canale, per partecipare a un club del libro insieme a Dawsey, Amelia, Isola e tutti gli altri improbabili membri, per mangiare una torta di bucce di patata (lo so, è un piatto poverissimo, inventato per poter sopravvivere mangiando scarti in tempo di guerra… ma avrei comunque sperato che ci fosse la ricetta) e ascoltare le storie sulla vita di Elizabeth e sul grande amore per i libri e per la vita.


TITOLO: Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey
AUTORE: Mary Ann Shaffer & Annie Barrows
TRADUTTORE: Giovanna Scocchera ed Eleonora Rinaldi
PAGINE: 292
ANNO: 2017
EDITORE: Astoria
ACQUISTA SU AMAZON
formato cartaceo: Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

martedì 7 giugno 2016

QUESTA COSA BIZZARRA CHE SI CHIAMA AMORE - Elke Heidenreich, Bernd Schroeder

No, così non si può andare avanti. Semplificherò il giardino e accetterò le profferte di aiuto di Heidi, che intende occuparsene quando noi siamo via. Leggerò di più, per poter avere di nuovo discussioni interessanti con Lore. La mia Lore, che sa parlare in modo così bello del suo mondo letterario. La mia Lore, che non ha mai voluto invecchiare al fianco di un maniaco del giardinaggio. Quando è stata l’ultima volta che le ho detto ti amo? Non ricordo. Temo sia stato un sacco di tempo fa. Eppure la amo ancora.

Io sono una persona estremamente romantica. Di quelle che si innamorano dieci volte al giorno e credono che l’amore possa cambiare il mondo e la vita di chi lo vive. 
Credo nei lieti fini, se non altro come forma di sopravvivenza. E anche se so che l’amore è complicato, che la vita di coppia a volte è faticosa e che perdersi per strada e sbandare è più facile di quanto si voglia ammettere, così come so che a volte lasciar andare sia la cosa migliore, i libri che raccontano di coppie che sono sopravvissute al passare degli anni e a tutti i problemi che con tempo sono nati mi piacciono sempre tantissimo.

È per questo che mi sono avvicinata a Questa cosa bizzarra che si chiama amore di Elke Heidenreich e Bernd Schroeder, pubblicato in Italia da Astoria con la traduzione dal tedesco di Margherita Belardetti.
Per leggere la storia di Lore e Harry, che poi in realtà così anziani non sono, avendo entrambi poco più di sessant'anni. Per leggere del loro matrimonio e di come siano riusciti a farlo durare per quarant'anni. Per capire come hanno superato il passare del tempo e l’inevitabile evolversi dei loro sentimenti.
Perché Lore e Harry sanno benissimo che il loro amore è cambiato rispetto a quando si sono conosciuti. Erano altri tempi, allora. Loro, memori anche dei rigidi insegnamenti ricevuti dai loro genitori, erano più libertini, più spensierati, più lontani dai canoni prestabiliti delle coppie sposate. E hanno cresciuto così anche la loro unica figlia, Gloria, che però, ora che sta per sposarsi per la terza volta con un uomo completamente diverso da loro e dal loro mondo, li sta mettendo seriamente in difficoltà. In più c’è la madre di Lore, una donna che una volta era forte e non le mandava a dire a nessuno e ora invece è bloccata dentro se stessa in un letto d’ospedale. E poi quarant'anni  insieme sono quarant’anni insieme, ed è normale che l’entusiasmo e la passione dei primi tempi si perda un po’ nella routine, che nel corso del tempo si sbandi, che l’insoddisfazione si faccia sentire e che a volte i dubbi prendano il sopravvento. Così come è normale chiedersi, a un certo punto, se continuare o lasciare andare.
"Ieri sono andato sulla sua tomba, volevo fare un po' d'ordine, e ho visto un grosso mazzo di rose bianche. Erano tuoi?"
"Sì."
"Mi commuovi veramente. Le volevi più bene di quanto non ti vada di ammettere, vero?"
"Non so. Forse. Più che altro ho una sensazione di perdita. Uno spiffero d'aria gelida, sempre. Capisci? Una voragine..."
"La riempiremo con un bel vestito di seta."
"Harry..."
"Sì?"
"Ti amo ancora, mi sa."
"Avvertimi quando ne sei certa."
"Vecchio buffone."
Credo sia inutile dire che ho amato tantissimo Questa cosa bizzarra che si chiama amore. Perché parla d’amore, ovviamente. Ma di amore vero, di quello che le persone normali vivono ogni giorno (e per cui ogni giorno lottano, si struggono e fanno cavolate). È la storia di una coppia normale, che affronta tutte le inevitabili difficoltà, delusioni, i momenti tristi o anche solo di noia, che la vita gli mette davanti in quarant'anni insieme. Ed è la storia di una coppia che nonostante tutto si ama ancora e che, per quanto non tutto quello che hanno sognato si sia realizzato, sa di non poter vivere separata.
Questa è un'idea di amore che mi piace tanto. L'idea di poter barcollare ogni tanto, ma comunque sopravvivere. Di perdersi per strada per un po', ma poi ritrovarsi.
Non so se sarà così, ovviamente. Tutti ce lo auguriamo quando guardiamo la persona che si sveglia accanto a noi al mattino, ma la vita è imprevedibile e magari una cosa che fino a un giorno prima ci piaceva il giorno dopo non ci piace più, o qualcosa o qualcuno si mette sulla nostra strada e ci fa venire qualche dubbio.
Però, ecco, sognare un amore che duri tutta una vita non fa mai male.

E poi io sono una romantica, ve l'ho già detto. Se lo siete anche voi, questo libro lo dovete proprio leggere.
(Magari soprassedendo sul fatto che i due autori sono stati sposati e poi si sono separati, ecco... perché un pochino rovina la poesia).

Titolo: Questa cosa bizzarra che si chiama amore
Autore: Elke Heidenreich, Bernd Schroeder
Traduttore: Margherita Belardetti
Pagine: 177
Anno: 2016
Editore: astoria
Acquista su Amazon:

venerdì 19 giugno 2015

JANE LA BRUTTINA - M.C. Beaton



Ho conosciuto M. C. Beaton, come forse la maggior parte dei suoi lettori, grazie al primo volume della serie di Agatha Raisin, Agatha Raisin e la quiche letale, questa donna londinese che si reinventa investigatrice privata nel piccolo paesino in cui ha deciso di trasferirsi una volta in pensione. Mi era piaciuto molto, per la sua scorrevolezza, la sua sottile ironie e il grande tributo fatto alla regina del giallo. Non ho però poi letto altro di questa serie, un po’ perché non ci sono state più offerto sui suoi ebook e non mi andava di comprare in cartaceo un secondo volume, un po’ perché temevo molto l’effetto ripetitività.
L’anno scorso ho però letto L’avaro di Mayfair, primo episodio della serie 67 Clarges Street, che racconta attraverso le vicende di una casa e dei suoi abitanti, la società londinese di inizio ‘800. Il libro mi era piaciuto molto, al punto da decidere quest’anno di tornare in quegli ambienti, con Jane la bruttina.

Jane si potrebbe definire una ragazza insignificante. È intelligente e curiosa, sì, ma si sa che a quel tempo nell’alta società più che l’intelligenza nelle donne si guarda la bellezza e il portamento. E Jane ci può fare proprio poco. Anche perché sua madre, Mrs Hart, è tutta dedita alla figlia maggiore, la bellissima Euphemia, pronta a fare il suo debutto nella società londinese. È proprio per questo che la famiglia Hart arriva a Londra, prendendo in affitto per la stagione dei debutti la casa al 67 di Clarges Street, con tutta la sua servitù. Jane, con i suoi modi di fare e la sua spontaneità, riesce ad attirare l’attenzione di Lord Tregarthan, un uomo un po’ più anziano di lei e famoso per la sua allegria in faccende amorose. L’uomo si sente molto protettivo nei confronti di Jane e,  quando la ragazza decide di indagare sulla misteriosa morte di Clara, passata inquilina della casa trovata morta in un parco poco distante apparentemente senza motivo, Lord Tregarthan decide di aiutarla. Ma non è questo l’unico rapporto che nasce nel corso del libro: anche il maggiordomo Rainbird è in fermento, e così Joseph e la piccola Lizzie. Riuscirà questa volta la casa a togliersi di dosso la sua sfortuna? 

Avevo proprio voglia di tornare al 67 di Clarges Street a Londra a vedere come se la stavano passando i suoi domestici, dopo le avventure di L’avaro di Mayfar. Avevo voglia di immergermi di nuovo nella vita londinese di inizio ‘800 attraverso le parole di M.C. Beaton e il suo buffo e originale modo di raccontare la società, senza critiche eccessive ma anche senza sconti per nessuno.
Leggendo Jane la bruttina mi sono divertita molto, ancor di più che con il primo libro, forse perché la stessa Beaton ha acquisito più confidenza e ha osato un po’ di più, mescolando sapientemente più elementi, dalla critica dell’alta società londinese ai riscatti famigliari, dalla trama gialla a quella rosa, così da creare uno spaccato fedele dell’epoca.

Mi sono piaciuti molto i personaggi, a partire dalla povera Jane sempre bistrattata a tutti i membri della servitù, che pur non avendo legami di sangue dimostrano più di tutti di essere una vera grande famiglia.

È un libro leggero, scorrevole e davvero molto piacevole da leggere, che racconta una Londra forse già raccontata più volte da altri, ma in modo diverso, ironico al punto giusto. E non vedo l'ora di leggere anche tutti gli altri!
Assolutamente consigliato!

Titolo: Jane la bruttina
Autore: M.C. Beaton
Traduttore: Simona Garavelli
Pagine: 197
Editore: Astoria
Acquista su Amazon:
formato ebook: Jane la bruttina


martedì 14 ottobre 2014

L'AVARO DI MAYFAIR - M.C Beaton

Molti di voi conosceranno M.C Beaton grazie alla serie di romanzi gialli che hanno come protagonista Agatha Raisin. O almeno, io l'ho conosciuta così, per puro caso, quando ho trovato il primo romanzo della serie, Agatha Raisin e la quiche letale, in offerta in ebook. Un libro molto carino, nonché un omaggio alla grande Agatha Christie. 

Prima di questa serie di gialli, però, M.C. Beaton ha scritto anche diversi romanzi storici, tra cui quelli della serie "67 Clarges Street", di cui L'avaro di Mayfair è il primo volume.

Un libro leggero leggero, che ha come protagonista Roderick Sinclair, un ex giudice rimasto senza un soldo e dedito al bere a più non posso,  a cui il defunto fratello, anziché tutti i soldi che aveva immaginato, lascia in eredità Fiona, una bellissima ragazza che aveva adottato da un orfanotrofio di Edimburgo. Mr Sinclair inizialmente è disperato e non sa bene cosa farsene di questa donna, che non sembra nemmeno brillare per intelligenza. Decide quindi di sfruttare la sua bellezza e portarla a Londra per farle trovare un ricco marito che mantenga tutti quanti. Vende quindi i suoi miseri possedimenti e affitta una casa, al n°67 di Clarges Street. Una casa da tutti considerata un po' iellata, dopo una serie di tragedie che si sono verificate al suo interno nel corso degli anni, e al momento abitata da una numerosa servitù sottopagata ma impossibilitata ad andarsene. L'arrivo di Mr Sinclair e di Fiona stravolgerà completamente l'ambiente, sia per i domestici, che faranno di tutto per aiutarla a realizzare il suo sogno, sia soprattutto per la ricca e ipocrita alta società londinese, che invece cercherà di rovinarla.

Anche in questo romanzo, si ritrova lo stile ironico dell'autrice. Uno stile che rende la lettura scorrevole e molto divertente, e che riesce a esaltare in qualche modo le caratteristiche di tutti i personaggi. M.C. Beaton è bravissima a fare una critica di quella società, senza mai esagerare, in modo garbato, sfruttando il personaggio dell'ingenua e dolce Fiona, che in realtà è tutto fuorché una sprovveduta. E poi c'è la storia d'amore, assolutamente prevedibile, ma non per questo meno riuscita, grazie soprattutto al buffo intervento dei domestici, che vedono nella passione di Fiona una possibilità di riscatto anche per loro stessi.

Non è sicuramente alta letteratura, né M.C. Beaton ha alcuna pretesa che lo sia. Si tratta di un romanzo leggero, piacevole, di puro intrattenimento, ma  nella sua semplicità caratterizzato anche da una certa intelligenza. Insomma,  L'avaro di Mayfair è il romanzo ideale da leggere in un pomeriggio d'inverno, magari coperti da un plaid e con una tazza di te in mano. Sono sicura che non ne rimarrete delusi.


Titolo: L'avaro di Mayfair
Autore: M.C. Beaton
Traduttore: Simona Garavelli
Pagine: 194
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Astoria
ISBN: 978-8896919842
Prezzo di copertina: 15 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: L'avaro di Mayfair
formato ebook: L'avaro di Mayfair


sabato 23 novembre 2013

MISS JULIA DICE LA SUA - Ann B. Ross

"Tieni, ti ho portato un libro. A me è piaciuto molto e secondo me potrebbe piacere anche a te".
Quante volte vi siete sentiti rivolgere questa frase e, dentro di voi, avete pensato "Oh cavolo, e se poi non mi piace?". A me succede molto spesso. Ma poi ho guardato in faccia la persona che me l'ha prestato, ho guardato la copertina, letto la trama e cercato il libro sul sito della casa editrice. Le prime parole che compaiono nella sua scheda sono queste:

Per gli amanti di Pomodori verdi fritti di Fannie Flagg, di Una banda di idioti di John Kennedy Toole, della Ladies Detective Agency di Alexander McCall Smith e di Agatha Raisin di M.C. Beaton. 

Ok, ci siamo. Io ho amato tutti i libri citati, quindi posso smetterla di farmi paranoie e iniziare a leggere.

Soprattutto perché Miss Julia dice la sua è un libro meraviglioso. Un libro leggero leggero, non troppo impegnativo, che ti tiene compagnia per due giorni, facendoti ridere e un po' anche commuovere. E Miss Julia è un personaggio meraviglioso. Una donna, da poco vedova, che ha sempre vissuto nell'ombra del noioso marito Wesley Lloyd, sottomessa al suo volere e ai dettami religiosi della sua comunità. Ma ora il marito è morto e Miss Julia si ritrova ricca sfondata e completamente libera di iniziare a comportarsi come vuole. Due eventi turbano però la sua nuova vita da vedova: il pastore della sua chiesa, che vorrebbe che donasse tutto il patrimonio ereditato per la costruzione di un nuovo luogo di culto e, soprattutto, l'arrivo inaspettato di una donna e di un bambino. Un bambino che è il figlio illegittimo di suo marito. Per Miss Julia è uno shock, anche perché si ritrova catapultata in una situazione bizzarra, surreale e pericolosa che la farà andare contro a tutti gli insegnamenti che ha ricevuto finora. Scoprendo che forse non erano poi così giusti.

La forza del libro sta sicuramente nei personaggi. In Miss Julia, prima di tutto, ma anche in Lilian, la sua governante di colore che pensa che la soluzione a qualunque problema sia il cibo e non le manda a dire a nessuno. In Sam, suo esecutore testamentario nonché unico uomo di cui si fida ciecamente e che non la abbandonerà mai. Nell'agente Bates, suo pensionante, e in Bixie, giovane avvocatessa molto sicura di sé. Nel piccolo Lloyd e nella madre un po' svampita e in tutti gli abitanti della città.

Quello che Ann B. Ross fa è un ritratto estremamente fedele di una comunità, una critica spassosa e nemmeno poi così velata dei dettami della chiesa e della vita di una cittadina, in cui tutti sanno tutto ma in faccia non dice niente nessuno. 

Sono contenta che questo sia solo il primo libro di una lunga serie (dovrebbero essere, ad oggi, quattordici), perché, se anche gli altri si mantengono su questo livello, Miss Julia diventerà davvero un personaggio indimenticabile.
Assolutamente consigliato!
(E viva le piccole case editrici che pubblicano libri così belli! E anche, ovviamente, viva chi me li fa conoscere!)

Titolo: Miss Julia dice la sua
Autore: Ann B. Rosso
Traduttore: Valentina Ricci
Pagine: 288
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Astoria
ISBN: 978-88-96919-59-0
Prezzo di copertina: 17€
Acquista su Amazon:
formato brossura: Miss Julia dice la sua
formato ebook: Miss Julia dice la sua

venerdì 5 luglio 2013

AGATHA RAISIN E LA QUICHE LETALE - M. C. Beaton

Credo che la vita della maggior parte dei lettori sia scandita da periodi. C'è il periodo dei romanzi rosa, il periodo dei thriller, il periodo dei romanzi impegnati e il periodo dei gialli. Fasi la cui durata cambia da persona a persona, così come cambia il segno che i romanzi letti in quel periodo lasciano.
La mia fase "gialla" (manco fossi Picasso...) ha avuto un picco di sei mesi circa, quando avevo sui tredici quattordici anni. Cercavo qualcosa da leggere nella libreria di casa e ho trovato Dieci piccoli indiani, della grande Agatha Christie. Un giallo meraviglioso, spiazzante, che ogni tanto rileggo ancora pur sapendo benissimo come andrà a finire. Da lì poi ho letto tutto quello che mi capitava tra le mani di questa autrice, con qualche incursione anche in Conand Doyle. 
Poi, dopo una bellissima indigestione la fase gialla è passata e adesso mi capita raramente di leggere romanzi di questo tipo. Forse anche perché non ho mai trovato nulla che si avvicinasse anche solo lontanamente ai fantastici personaggi e alle trame perfette di Agatha Christie. C'è Fred Vargas con il suo commissario Adamsberg, che riesce comunque a farmi emozionare e a tenermi attaccata alla sue pagine. C'è Simenon, di cui però non ho letto moltissimo. Ma nessuno per me è come Agatha Christie.

E poi arriva questa M. C. Beaton, pseudonimo dietro qui si cela la scrittrice Marion Chesney, che porta i gialli di Agatha Christie ai giorni nostri, rendendole un omaggio davvero ben riuscito, e mi fa tornare all'improvviso la voglia di immergermi nella letteratura gialla.

Agatha Raisin è una donna londinese di poco più di cinquant'anni che decide, una volta in pensione dal suo lavoro nelle pubbliche relazioni, di trasferirsi in un paesino di campagna, Carsely,  in cerca di pace e tranquillità. Un paesino di campagna che la accoglie con fredda gentilezza, senza mai andare oltre un cortese buongiorno e un accenno al tempo. Agatha fatica ad ambientarsi e ad entrare a far parte della vita del paese. In un estremo tentativo decide quindi di partecipare alla tradizionale gara annuale di quiche, sicura della sua vittoria. Ma qualcosa va storto e la torta di Agatha non solo non vince ma uccide anche il giudice. La donna all'inizio viene accusata dell'omicidio, che però poi viene liquidato come un semplice incidente e tutto sembra tornare alla normalità. Ma Agatha non ci sta, qualcosa non le torna, e decide, a suo rischio e pericolo, di ficcanas... di indagare nella vita del paese, molto meno tranquilla di quello che a prima vista potrebbe sembrare, per scoprire la verità.

E' un giallo vero. Con l'omicidio, le indagini, i momenti buffi ma anche quelli drammatici, che dà uno spaccato perfetto della vita di paese nelle campagne inglesi. E Agatha Raisin è una donna fenomenale: brusca, burbera,  dai modi non sempre gentili e, per me, davvero adorabile. Sembra quasi un mix tra la dolce Miss Marple e il burbero ma alla fine gentile Poirot. Così come sono fenomenali tutti gli altri personaggi che le fanno da contorno: l'effeminato collega Roy, il poliziotto che indaga in parallelo con le indagini, la vicina di casa spiona e tutti gli altri abitanti di Carsely (nani da giardino compresi).

Non è un capolavoro della letteratura, intendiamoci. Ma è una lettura di intrattenimento piacevole, intelligente e molto ironica che, sono sicura, anche Agatha Christie avrebbe approvato. Non fosse altro per l'amore nei suoi confronti che traspare da ogni pagina.

Leggetelo se ne avete l'occasione. Lo divorerete in poche ore e, una volta arrivati alla fine, vi accorgerete di sentire un po' la mancanza di questa donna e della campagna inglese in cui vive. E, come me, vi ritroverete a voler leggere tutti gli altri della serie.

Nota alla traduzione: la traduzione riesce a ricreare perfettamente il clima inglese, anche se qua e là c'è qualche frase e qualche espressione un pochino stonata. Ma nel complesso direi ben fatta!

Titolo: Agatha Raisin e la quiche letale
Autore: M.C. Beaton
Traduttore: M. Morpurgo
Pagine: 257
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Astoria
ISBN: 978-8896919057
Prezzo di copertina: 16 €
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