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venerdì 19 giugno 2015

JANE LA BRUTTINA - M.C. Beaton



Ho conosciuto M. C. Beaton, come forse la maggior parte dei suoi lettori, grazie al primo volume della serie di Agatha Raisin, Agatha Raisin e la quiche letale, questa donna londinese che si reinventa investigatrice privata nel piccolo paesino in cui ha deciso di trasferirsi una volta in pensione. Mi era piaciuto molto, per la sua scorrevolezza, la sua sottile ironie e il grande tributo fatto alla regina del giallo. Non ho però poi letto altro di questa serie, un po’ perché non ci sono state più offerto sui suoi ebook e non mi andava di comprare in cartaceo un secondo volume, un po’ perché temevo molto l’effetto ripetitività.
L’anno scorso ho però letto L’avaro di Mayfair, primo episodio della serie 67 Clarges Street, che racconta attraverso le vicende di una casa e dei suoi abitanti, la società londinese di inizio ‘800. Il libro mi era piaciuto molto, al punto da decidere quest’anno di tornare in quegli ambienti, con Jane la bruttina.

Jane si potrebbe definire una ragazza insignificante. È intelligente e curiosa, sì, ma si sa che a quel tempo nell’alta società più che l’intelligenza nelle donne si guarda la bellezza e il portamento. E Jane ci può fare proprio poco. Anche perché sua madre, Mrs Hart, è tutta dedita alla figlia maggiore, la bellissima Euphemia, pronta a fare il suo debutto nella società londinese. È proprio per questo che la famiglia Hart arriva a Londra, prendendo in affitto per la stagione dei debutti la casa al 67 di Clarges Street, con tutta la sua servitù. Jane, con i suoi modi di fare e la sua spontaneità, riesce ad attirare l’attenzione di Lord Tregarthan, un uomo un po’ più anziano di lei e famoso per la sua allegria in faccende amorose. L’uomo si sente molto protettivo nei confronti di Jane e,  quando la ragazza decide di indagare sulla misteriosa morte di Clara, passata inquilina della casa trovata morta in un parco poco distante apparentemente senza motivo, Lord Tregarthan decide di aiutarla. Ma non è questo l’unico rapporto che nasce nel corso del libro: anche il maggiordomo Rainbird è in fermento, e così Joseph e la piccola Lizzie. Riuscirà questa volta la casa a togliersi di dosso la sua sfortuna? 

Avevo proprio voglia di tornare al 67 di Clarges Street a Londra a vedere come se la stavano passando i suoi domestici, dopo le avventure di L’avaro di Mayfar. Avevo voglia di immergermi di nuovo nella vita londinese di inizio ‘800 attraverso le parole di M.C. Beaton e il suo buffo e originale modo di raccontare la società, senza critiche eccessive ma anche senza sconti per nessuno.
Leggendo Jane la bruttina mi sono divertita molto, ancor di più che con il primo libro, forse perché la stessa Beaton ha acquisito più confidenza e ha osato un po’ di più, mescolando sapientemente più elementi, dalla critica dell’alta società londinese ai riscatti famigliari, dalla trama gialla a quella rosa, così da creare uno spaccato fedele dell’epoca.

Mi sono piaciuti molto i personaggi, a partire dalla povera Jane sempre bistrattata a tutti i membri della servitù, che pur non avendo legami di sangue dimostrano più di tutti di essere una vera grande famiglia.

È un libro leggero, scorrevole e davvero molto piacevole da leggere, che racconta una Londra forse già raccontata più volte da altri, ma in modo diverso, ironico al punto giusto. E non vedo l'ora di leggere anche tutti gli altri!
Assolutamente consigliato!

Titolo: Jane la bruttina
Autore: M.C. Beaton
Traduttore: Simona Garavelli
Pagine: 197
Editore: Astoria
Acquista su Amazon:
formato ebook: Jane la bruttina


martedì 14 ottobre 2014

L'AVARO DI MAYFAIR - M.C Beaton

Molti di voi conosceranno M.C Beaton grazie alla serie di romanzi gialli che hanno come protagonista Agatha Raisin. O almeno, io l'ho conosciuta così, per puro caso, quando ho trovato il primo romanzo della serie, Agatha Raisin e la quiche letale, in offerta in ebook. Un libro molto carino, nonché un omaggio alla grande Agatha Christie. 

Prima di questa serie di gialli, però, M.C. Beaton ha scritto anche diversi romanzi storici, tra cui quelli della serie "67 Clarges Street", di cui L'avaro di Mayfair è il primo volume.

Un libro leggero leggero, che ha come protagonista Roderick Sinclair, un ex giudice rimasto senza un soldo e dedito al bere a più non posso,  a cui il defunto fratello, anziché tutti i soldi che aveva immaginato, lascia in eredità Fiona, una bellissima ragazza che aveva adottato da un orfanotrofio di Edimburgo. Mr Sinclair inizialmente è disperato e non sa bene cosa farsene di questa donna, che non sembra nemmeno brillare per intelligenza. Decide quindi di sfruttare la sua bellezza e portarla a Londra per farle trovare un ricco marito che mantenga tutti quanti. Vende quindi i suoi miseri possedimenti e affitta una casa, al n°67 di Clarges Street. Una casa da tutti considerata un po' iellata, dopo una serie di tragedie che si sono verificate al suo interno nel corso degli anni, e al momento abitata da una numerosa servitù sottopagata ma impossibilitata ad andarsene. L'arrivo di Mr Sinclair e di Fiona stravolgerà completamente l'ambiente, sia per i domestici, che faranno di tutto per aiutarla a realizzare il suo sogno, sia soprattutto per la ricca e ipocrita alta società londinese, che invece cercherà di rovinarla.

Anche in questo romanzo, si ritrova lo stile ironico dell'autrice. Uno stile che rende la lettura scorrevole e molto divertente, e che riesce a esaltare in qualche modo le caratteristiche di tutti i personaggi. M.C. Beaton è bravissima a fare una critica di quella società, senza mai esagerare, in modo garbato, sfruttando il personaggio dell'ingenua e dolce Fiona, che in realtà è tutto fuorché una sprovveduta. E poi c'è la storia d'amore, assolutamente prevedibile, ma non per questo meno riuscita, grazie soprattutto al buffo intervento dei domestici, che vedono nella passione di Fiona una possibilità di riscatto anche per loro stessi.

Non è sicuramente alta letteratura, né M.C. Beaton ha alcuna pretesa che lo sia. Si tratta di un romanzo leggero, piacevole, di puro intrattenimento, ma  nella sua semplicità caratterizzato anche da una certa intelligenza. Insomma,  L'avaro di Mayfair è il romanzo ideale da leggere in un pomeriggio d'inverno, magari coperti da un plaid e con una tazza di te in mano. Sono sicura che non ne rimarrete delusi.


Titolo: L'avaro di Mayfair
Autore: M.C. Beaton
Traduttore: Simona Garavelli
Pagine: 194
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Astoria
ISBN: 978-8896919842
Prezzo di copertina: 15 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: L'avaro di Mayfair
formato ebook: L'avaro di Mayfair


venerdì 5 luglio 2013

AGATHA RAISIN E LA QUICHE LETALE - M. C. Beaton

Credo che la vita della maggior parte dei lettori sia scandita da periodi. C'è il periodo dei romanzi rosa, il periodo dei thriller, il periodo dei romanzi impegnati e il periodo dei gialli. Fasi la cui durata cambia da persona a persona, così come cambia il segno che i romanzi letti in quel periodo lasciano.
La mia fase "gialla" (manco fossi Picasso...) ha avuto un picco di sei mesi circa, quando avevo sui tredici quattordici anni. Cercavo qualcosa da leggere nella libreria di casa e ho trovato Dieci piccoli indiani, della grande Agatha Christie. Un giallo meraviglioso, spiazzante, che ogni tanto rileggo ancora pur sapendo benissimo come andrà a finire. Da lì poi ho letto tutto quello che mi capitava tra le mani di questa autrice, con qualche incursione anche in Conand Doyle. 
Poi, dopo una bellissima indigestione la fase gialla è passata e adesso mi capita raramente di leggere romanzi di questo tipo. Forse anche perché non ho mai trovato nulla che si avvicinasse anche solo lontanamente ai fantastici personaggi e alle trame perfette di Agatha Christie. C'è Fred Vargas con il suo commissario Adamsberg, che riesce comunque a farmi emozionare e a tenermi attaccata alla sue pagine. C'è Simenon, di cui però non ho letto moltissimo. Ma nessuno per me è come Agatha Christie.

E poi arriva questa M. C. Beaton, pseudonimo dietro qui si cela la scrittrice Marion Chesney, che porta i gialli di Agatha Christie ai giorni nostri, rendendole un omaggio davvero ben riuscito, e mi fa tornare all'improvviso la voglia di immergermi nella letteratura gialla.

Agatha Raisin è una donna londinese di poco più di cinquant'anni che decide, una volta in pensione dal suo lavoro nelle pubbliche relazioni, di trasferirsi in un paesino di campagna, Carsely,  in cerca di pace e tranquillità. Un paesino di campagna che la accoglie con fredda gentilezza, senza mai andare oltre un cortese buongiorno e un accenno al tempo. Agatha fatica ad ambientarsi e ad entrare a far parte della vita del paese. In un estremo tentativo decide quindi di partecipare alla tradizionale gara annuale di quiche, sicura della sua vittoria. Ma qualcosa va storto e la torta di Agatha non solo non vince ma uccide anche il giudice. La donna all'inizio viene accusata dell'omicidio, che però poi viene liquidato come un semplice incidente e tutto sembra tornare alla normalità. Ma Agatha non ci sta, qualcosa non le torna, e decide, a suo rischio e pericolo, di ficcanas... di indagare nella vita del paese, molto meno tranquilla di quello che a prima vista potrebbe sembrare, per scoprire la verità.

E' un giallo vero. Con l'omicidio, le indagini, i momenti buffi ma anche quelli drammatici, che dà uno spaccato perfetto della vita di paese nelle campagne inglesi. E Agatha Raisin è una donna fenomenale: brusca, burbera,  dai modi non sempre gentili e, per me, davvero adorabile. Sembra quasi un mix tra la dolce Miss Marple e il burbero ma alla fine gentile Poirot. Così come sono fenomenali tutti gli altri personaggi che le fanno da contorno: l'effeminato collega Roy, il poliziotto che indaga in parallelo con le indagini, la vicina di casa spiona e tutti gli altri abitanti di Carsely (nani da giardino compresi).

Non è un capolavoro della letteratura, intendiamoci. Ma è una lettura di intrattenimento piacevole, intelligente e molto ironica che, sono sicura, anche Agatha Christie avrebbe approvato. Non fosse altro per l'amore nei suoi confronti che traspare da ogni pagina.

Leggetelo se ne avete l'occasione. Lo divorerete in poche ore e, una volta arrivati alla fine, vi accorgerete di sentire un po' la mancanza di questa donna e della campagna inglese in cui vive. E, come me, vi ritroverete a voler leggere tutti gli altri della serie.

Nota alla traduzione: la traduzione riesce a ricreare perfettamente il clima inglese, anche se qua e là c'è qualche frase e qualche espressione un pochino stonata. Ma nel complesso direi ben fatta!

Titolo: Agatha Raisin e la quiche letale
Autore: M.C. Beaton
Traduttore: M. Morpurgo
Pagine: 257
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Astoria
ISBN: 978-8896919057
Prezzo di copertina: 16 €
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