venerdì 7 agosto 2015

Finalmente... ferie!

Comunicazione di servizio: il blog chiude per ferie!
E finalmente, aggiungerei.. .che queste ultime settimane sono state un po' faticose, tra caldo, lavori da finire e qualche problema a casa, ora per fortuna risolto. Insomma, non ne posso quasi più. E in sti giorni sopravvivo solo grazie alla certezza che lunedì sera si parte.
Destinazione: Corsica! In zona Calvi prima e poi Bastia gli ultimi giorni, per essere più precisi, che la parte a Sud l'abbiamo già visitata durante la nostra prima vacanza rampante. E ovviamente, sempre con la nostra super tenda! (Sì, ho già mal di schiena... )

Illustrazione di Adolfo Serra

Avevo intenzione di scrivere un post per presentarvi le mie letture vacanziere, ma tra una cosa e l'altra non ho ancora avuto il tempo di decidere effettivamente quali e quanti libri portare.
Quattro basteranno, considerando che, oltre alle vacanze vere e proprie, ho due viaggi in traghetto e  che dove vado non ne posso comprare, ché il francese io proprio non riesco a impararlo? Secondo me, no. Certo, posso sempre pescare tra le letture del lettore rampante... ma due so già che le avremo in comune, quindi, insomma, urge contemplare di nuovo un po' la libreria e correre ai ripari. 
Vi lascio allora un po' di suspense su che cosa leggerò... sono sicura comunque che riuscirete a resistere.

Noi torniamo giovedì 20... quindi le attività del blog riprenderanno nei giorni successivi. Su Facebook invece continuerò ad essere attiva fino al 10 e magari qualche aggiornamento vi arriverà anche direttamente dalla spiaggia...anche se in vacanza preferisco staccare tutto.

In ogni caso, divertitevi e riposatevi se andate in vacanza, ma anche se ci siete già andati o se starete a casa. E leggete, leggete, leggete!


mercoledì 5 agosto 2015

L'AMORE INVISIBILE - Eric-Emmanuel Schmitt



Eric-Emmanuel Schmitt sta diventando a poco a poco uno dei miei scrittori preferiti. Forse è un po’ presto per dirlo, ché la sua produzione è molto vasta e io al momento ho letto solo tre raccolte di racconti. Però, ecco, pur essendo arrivata così tardi a questo autore, per ora non c’è stata una volta in cui mi abbia deluso.
Quando ho acquistato L’amore invisibile, in realtà ero partita con l’intento di provare a leggere un romanzo. Però non ero sicura di quale scegliere, né se davvero volevo rischiare così tanto di leggere qualcosa di più lungo di un autore che per me a scrivere racconti è molto, molto bravo.  E quindi ho scelto un’altra raccolta di racconti, lasciandomi guidare dalla copertina e del tema.

L’amore invisibile si compone di cinque racconti di lunghezza diversa, accomunati dal tema dell’amore. L’amore in tutte le sue forme e manifestazioni possibili. Si inizia con la storia di una ricca coppia omosessuale che, non potendosi sposare ufficialmente, si nasconde in fondo alla chiesa durante il giorno delle nozze di una coppia di sconosciuti. Una coppia che seguiranno negli anni, attraverso i quali vivranno quello che loro ancora non possono vivere: presenzieranno ai battesimi dei figli, vedranno la coppia allontanarsi, vivranno a distanza malattie e lutti, fino all'incredibile gesto finale. Si passa poi all'amore profondo per un animale, per il cane Argo, che in realtà sono molti cani che il medico che li possiede decide ogni volta di chiamare così, in ricordo del primo, quello a cui più di tutti ha voluto bene. C’è poi l’amore che un uomo dice di provare per sua moglie, anche se in realtà più che di lei è innamorato del suo primo marito.  C’è l’amore incrociato tra zie e nipoti e madri e figli, un amore che sembra incondizionato e fatto di confronti, spesso impietosi, che però vacilla di fronte alla crudeltà della vita.  E si conclude con l’amore tra una coppia che sembrava poter resistere all'impossibilità di avere figli, finché un incidente non li costringe a tirar su un muro in mezzo alla casa.

Cinque racconti, tutti molto belli, in cui ancora una volta Eric-Emmanuel Schmitt parla in maniera delicata, ma al tempo stesso diretta e senza sconti, dei sentimenti umani, della loro fragilità, della loro imprevedibilità. Non giudica mai. Non si lascia andare a facili buonismi né a quei sentimentalismi che spesso si ritrovano nelle storie d’amore. 
Ho apprezzato molto la scelta di raccontare diversi tipi di amore, e anche se un paio di racconti possono sembrare un po' prevedibili, questa prevedibilità è in realtà molto funzionale alle storie narrate, perché effettivamente molto umana.
Con L’amore invisibile Eric-Emmanuel Schmitt arriva dritto al cuore del lettore,per quanto poco mi piaccia questa espressione, mettendone in luce sì la passione, ma anche le paure, le insicurezza, i legami con il passato e l’impotenza di fronte a certe situazioni che la vita mette davanti.

Se non conoscete l’autore, questo è sicuramente un grande punto di partenza (così come lo sono stati,per me, sia Concerto in memoria di un angelo sia Odette Toulemonde). 
E prima o poi leggerò anche un suo romanzo, promesso.

Titolo: L'amore invisibile
Autore: Eric-Emmanuel Schmitt
Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
Pagine: 192
Editore: e/o
Anno: 2013
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formato brossura: L'amore invisibile

lunedì 3 agosto 2015

SEMBRAVA UNA FELICITA' - Jenny Offill



Nei prossimi giorni vi capiterà molto spesso di leggere una recensione su Sembrava una felicità di Jenny Offill, tradotto da Francesca Novajra ed edito da NN editore. 
Complice la bella recensione uscita sul blog Holden & Company, che se siete appassionati di letteratura nord americana vi consiglio caldamente di seguire, complice l’offerta ebook in vari store online, complice forse anche la lunghezza e lo stile, particolari e coinvolgenti, insomma, molte persone si sono ritrovate a leggere contemporaneamente questo libro.
E credo che non ci sia niente di più bello di quando un libro che se lo merita riesce finalmente ad arrivare ai tanti lettori.

Sembrava una felicità racconta di una lei e di un lui. Di una moglie e di un marito. Di un matrimonio e di un figlio. Della vita che passa, del tempo che può logorare una coppia. Dell’insoddisfazione, dei tradimenti, dei sogni mancati. Dell’amore che c’era e poi, di colpo, non c’è più. Insomma, di tutto quello che, all'apparenza, sembrava una felicità.
Però ha notato che lui sembra amarla ancora. Un po’, almeno. Adesso la tocca di continuo, le scosta i capelli dal viso. “Grazie” dice una notte mentre sono in giardino. Le confessa che era come se fossero rimasti tutti intrappolati sotto una macchina e in un accesso di forza inspiegabile, lei fosse riuscita a spostarla. La bacia e c’è qualcosa in quel bacio, un barlume forse, ma poi lei sente il rumore della macchina elettrica per insetti. Bzzzz. Bzzz. Bzzzz. “Non avresti dovuto portarci sull’orlo del baratro” dice.
Sembrava una felicità è un libro semplice, all'apparenza. È la storia di una coppia che potrebbe essere una coppia qualunque, raccontata però con uno stile incredibile, fatto dei frammenti di pensieri, delle riflessioni, che a volte sembrano non c’entrare nulla ma che invece dicono moltissimo, di questa lei e di come vive quello che le sta succedendo intorno. 
Non mi aspettavo mi coinvolgesse e mi piacesse così tanto. Non me l’aspettavo così intenso, nella sua semplicità, e così reale. Perché davvero, quella coppia potrebbe essere una coppia qualunque. I loro litigi, le loro insoddisfazioni, le loro recriminazioni, i loro gesti. Sono anche le nostre, prima o poi.
Il marito e la moglie stanno litigando sottovoce. La modalità di combattimento concordata è a mani nude. Lei gli dà del vigliacco. Lui della puttana. Però non sono ancora molto allenati. A volte uno dei due si ferma all’improvviso e offre all’altro un biscottino o qualcosa da bere.

Titolo: Sembrava una felicità
Autore: Jenny Offill
Traduttore: Francesca Novajra
Pagine: 162
Editore: NN editore
Acquista su Amazon:
formato brossura:Sembrava una felicità
formato ebook: Sembrava una felicità

venerdì 31 luglio 2015

Betibú - Claudia Piñeiro

Ho scoperto che i gialli e i polizieschi mi piacciono molto. Cioè, lo sapevo già in realtà, fin da quando, adolescente, ho letto tutti i romanzi di Agatha Christie, più e più volte. Trovare qualcuno alla sua altezza, qualcuno di contemporaneo soprattutto, non è però così semplice. Ed effettivamente i romanzi gialli che leggo oggi hanno qualcosa di diverso. Non so nemmeno se classificarli gialli: c’è sì un investigatore che indaga, ma lo fa in modo diverso, quasi mai si trova a stretto contatto con l’assassino (dai, con Agatha Christie era semplice, dovevi sempre cercare quello meno probabile tra le persone conosciute), né si basa su chissà quale indizi o deduzioni. Sono indagini “serie”, diciamo.

Betibù di Claudia Piñeiro, un’autrice che io non conoscevo se non di nome, che ho letto in lingua originale, ma in Italia è pubblicato da Feltrinelli, fa forse un passo oltre ai libri di questo genere che sono solita leggere. Intanto è ambientato a Buenos Aires (e fa strano, molto strano a una abituata a leggere il Sud America tra gli anni ’50 e gli anni ’90 al massimo, leggere un romanzo sudamericano così tanto contemporaneo) e poi a indagare non c’è un magistrato, o un avvocato, o un ispettore (e nemmeno un barista), ma un gruppo di giornalisti. 

Uno è ufficiale, el pibe de Policiales di cui non viene mai detto il nome, che entrato da poco a far parte della redazione di El Tribuno, sostituendo nella cronaca nera Jaime Brena, un ottimo giornalista, di quelli vecchio stampo abituati a sporcarsi le mani e andare sul campo, spostato ora a scrivere inchieste su stupidi sondaggi. Ed è proprio da lui che el pibe de Policiales ottiene le prime informazioni sull'omicidio di Pedro Chazarreta. E sarà proprio lui ad aiutarlo e guidarlo, seppur in veste ufficiosa, in questa sua indagine. Accanto a loro c’è Nurit Iscar, detta Betibù, una scrittrice in passato molto famosa, ma che non si è mai ripresa dalla stroncatura del suo ultimo romanzo. Il diretto del giornale decide di coinvolgerla, per fini personali più che altro, ma con lo scopo ufficiale di fornire un punto di vista più letterario, più romanzato a quanto successo. I tre si ritroveranno coinvolti in qualcosa di molto grosso, che parte da un passato lontano, e che i più vorrebbero mettere a tacere. Fin dove si possono spingere le indagini dei giornalisti? Quando deve entrare in gioco la polizia? E cosa si può fare se la polizia non vuole ascoltare?

Betibù tratta tanti argomenti. C’è il giallo, con l’omicidio e le conseguenti indagini e scoperte, certo. Ma c’è anche il ritratto, e la critica, al mondo del giornalismo contemporaneo, fatto troppo spesso di invidie, piccole vendette, scambi di favori e leccate di culo ai potenti. Siamo in Argentina, a Buenos Aires, ma non credo che la situazione sia poi così diversa in altre parti del mondo (in alcune magari sì, per carità, però ecco… qui da noi non sono così convinta). E poi c’è l’aspetto più umano dei vari personaggi: l’amicizia prima di tutto, e le amiche di Betibù sono semplicemente fenomenali, l’amore, ovvio, ma anche aspetti più intimi, come la paura di andare in pensione o la paura di rimettersi a scrivere dopo una delusione. E, qui e là, c’è qualche sprazzo di umorismo e di ironia, a rendere il romanzo ancor più realistico, più forte.

Insomma, Mi è piaciuto proprio questo Betibù. Mi è piaciuto lo stile di Claudia Piñeiro, mi è piaciuta la trama che ha creato e il modo in cui l’ha sviluppata. E mi è piaciuto entrare in un mondo che mi affascina tantissimo, quello del giornalismo, e scoprirne parte dei segreti.
Assolutamente consigliato!


Titolo: Betibú
Titolo italiano: Betibú
Autore:Claudia Piñeiro
Acquista su amazon:
lingua originale:Betibu
italiano
formato brossura: Betibù

lunedì 27 luglio 2015

PRENDI LA DELOREAN E SCAPPA - a cura di Andrea Malabaila



Quando è uscito il primo film della saga di Ritorno al futuro di Robert Zemeckis io ero appena nata. Già, ho la stessa età della DeLorean, di Doc e di Marty McFly.
Non mi ricordo esattamente quando ho visto il film per la prima volta. Avevamo una cassetta, registrata dalla tv come si usava tantissimo fare negli anni ’90, e ricordo me e mio fratello bambini che d’estate lo guardavamo a ripetizione, insieme al secondo e al terzo e a tutta una serie di altri film che sono diventati cult per una generazione (ET, Indiana Jones, Guerre Stellari… accompagnati da altri che probabilmente guardavamo solo noi, come Altrimenti ci arrabbiamo e tutti i film di Adriano Celentano). Ora che siamo cresciuti, entrambi abbiamo in casa il cofanetto con l’intera trilogia in bluray, un anno gli ho regalato la DeLorean di Lego che vedete nella foto e credo che ci ricordiamo ancora quasi tutte le battute a memoria (“Scappa Marty!I terroristi! I libbbbbbici” detto con più b possibile).

Quando la Las Vegas edizioni ha pubblicato Prendi la DeLorean e scappa, una raccolta di diciotto racconti curata da Andrea Malabaila, per festeggiare il trentennale del film il primo pensiero è stato “Cavolo, già trent’anni?”, il secondo “questi saranno pazzi come noi” e il terzo “devo assolutamente avere quel libro”.
E sì, a lettura conclusa, confermo che è un libro che tutti gli appassionati di Ritorno al futuro dovrebbero leggere.
Premesso che tutti sono scritti molto bene, come sempre succede nelle raccolte di racconti, che siano di uno stesso autore o di autori diversi, ce ne sono alcuni che mi sono piaciuti più di altri, forse perché costruiti proprio intorno al film o molto vicino ad esso che non una sua rielaborazione.
I miei preferiti in assoluto sono: Mutando di Daniele Vecchiotti, piazzato proprio in apertura e fonte di una grande rivelazione per chi non ha mai visto il film in lingua originale (mi ricordo il momento in cui ho fatto questa incredibile scoperta per la prima volta…); Il futuro non è ancora scritto di Gianluca Morozzi, in cui il protagonista trova un modo molto intelligente per far fruttare l’invenzione della macchina del tempo; Carlo Biffa e il banco formaggi del Bennet di San Martino Siccomario (PV) di Roberto Gagnor e Michela Cantarella, perché mi fa impazzire il titolo e perché mi ha dato molto, moltissimo di cui pensare; e  L’ultimo lettore di Christian Mascheroni e dal titolo non credo serva che vi spieghi perché.

Ma tutti i racconti di questa raccolta sono belli. Più o meno divertenti, più o meno intensi, tutti centrati sul tema dei viaggi nel tempo, argomento su cui il film aveva dato e ancora da’ molto da discutere.

Bella davvero l’idea di questo tributo letterario a un film che ha fatto la storia e che è una presenza fondamentale per alcune generazioni (quella precedente la mia, che l’ha visto al cinema appena uscito, la mia, che lo ha scoperto qualche anno dopo, e, spero, anche qualcuna dopo, sebbene le repliche in tv del film scarseggino un po’). Assolutamente da leggere!

Titolo: Prendi la DeLorean e scappa
Autore: Davide Bacchilega, Marco Candida, Eva Clesis, Vito Ferro, Roberto Gagnor e Michela Cantarella, Enzo Gaiotto, Manuela Giacchetta, Elia Gonella, Andrea Malabaila, Christian Mascheroni, Gianluca Mercadante, Claudio Morandini, Gianluca Morozzi, Daniele Pasquini, Giorgio Pirazzini, Giuseppe Sofo, Daniele Vecchiotti, Paolo Zardi.
Pagine: 170
Editore: Las vegas edizioni
Acquista su Amazon:
formato brossura: Prendi la DeLorean e scappa

venerdì 24 luglio 2015

THE PERKS OF BEING A WALLFLOWER - Stephen Chbosky


The Perks of Being a Wallflower di Stephen Chbosky (pubblicato in Italia da Frassinelli con il titolo Ragazzo da parete prima dell’uscita del film e poi da Sperling&Kupfer con il titolo Noi siamo infinito dopo l’uscita del film) è un romanzo per adolescenti.
Il secondo romanzo per adolescenti che leggo in un mese.
Non so se è perché ho compiuto trent'anni e ho bisogno di sentirmi ancora giovane o se sia semplicemente un caso. Fatto sta che mi sono ritrovata in casa questo libro, dimenticato sul mio divano dopo uno scambio di libri tra altre due persone, e ho mi sono detta “perché no?”.

Quando era uscito il film, qualche anno fa, era diventato una sorta di moda, quasi un caso editoriale scoppiato in ritardo, come quasi sempre succede quando da un libro traggono un film di successo. Allora non lo avevo considerato, vuoi per la tematica, vuoi perché ho qualche difficoltà con i libri di moda. Ma sono passati degli anni, se ne parla ancora sì, ma meno. E quindi non avrei avuto nessuna influenza nel mio giudizio finale.

Il wallflower, il ragazzo da parete, del titolo è Charlie, un ragazzino solitario, introverso, “strano” per usare un termine poco politicamente corretto, che frequenta le scuole superiori. Ha un fratello, che sta per entrare al college con una borsa di studio per il football, e una sorella bellissima ancora alle superiori come lui, ma all’ultimo anno. Un giorno conosce Sam e Patrick, due fratelli che decidono di prenderlo sotto la loro ala. Insieme a loro, Charlie inizia a uscire, a frequentare feste, a divertirsi, a sentirsi parte di un qualcosa come non gli era mai successo prima. 
Sam sat down and start laughing. Patrick started laughing. I started laughing.
And in that moment, I swear we were infinite.
E poco importa se di Sam lui è un po’ innamorato e se comunque per tutti continuerà ad essere quello strano. Lui è felice. Lo è anche grazie a Bill, un professore che gli passa in continuazione libri da leggere, e grazie a quella popolarità che sta vivendo riflesso. Finché le cose non cambiano, per un suo stupido errore che cambia gli equilibri del gruppo. Charlie si sente di nuovo perso, si sente di nuovo solo. Vorrebbe sistemare le cose ma non sa come fare. Si aggiustano poi da sole, come sempre succede con il tempo quando si è adolescenti. 

Come dicevo all'inizio, The Perks of Being a Wallflower è un libro per adolescenti. Ma è anche qualcosa di più. Perché, sì, è scritto in modo abbastanza semplice, ma oltre alle banali turbe adolescenziali che tutti, chi più e chi meno, abbiamo vissuto, tratta temi importanti: l’omosessualità, l’aborto, la droga, il suicidio, la violenza, la paura, l’amore. E lo fa attraverso il candore, l’ingenuità, lo sguardo di questo ragazzo che vorrebbe avere tanti amici, vorrebbe essere uguale agli altri, ma non ci riesce e non capisce nemmeno il perché. 

Forse gli argomenti trattati sono tanti, per lo spessore del libro. Però l’espediente narrativo delle lettere che Charlie scrive a questo “amico” rende il tutto sopportabile e non fa poi troppo sentire la mancanza di un maggiore approfondimento. 
E’ diverso dai libri per adolescenti italiani. Non che ne abbia letti tantissimi, nemmeno quando ero adolescente. Però nei nostri sembra sempre tutto forzato, tutto finto, tutto o troppo rosa e fiori o troppo tragico (le ragazze sono sempre o bellissime o sfigatissime, i ragazzi o sono superfighi ma dolcissimi e ovviamente innamorati della ragazza più fragile e goffa, oppure impacciati, antipatici e brufolosi  e quindi nessuno li considera).

Insomma, The Perks of Being a Wallflower mi è piaciuto. E ci aggiungo anche un molto, dai, per essere un romanzo con un target diverso dalla mia età. Consigliato.

Titolo: The Perks of Being a Wallflower
Titolo italiano: Noi siamo infinito
Autore: Stephen Chbosky
Acquista su amazon:
lingua originale:The Perks of Being a Wallflower

mercoledì 22 luglio 2015

TUTTA LA LUCE CHE NON VEDIAMO - Anthony Doerr



Tutta la luce che non vediamo di Anthony Doerr ha vinto il Premio Pulitzer 2015 per la narrativa. Un premio di cui, a differenza di molti altri tutti italiani, mi fido ciecamente, perché finora non ho avuto nessuna delusione con i vincitori che ho letto.
Probabilmente se non avesse vinto il premio nemmeno ci sarei mai arrivata a questo libro. E altrettanto sicuramente non mi ci sarei poi avvicinata con così tante aspettative. 

Tutta la luce che non vediamo è ambientato in parte in Francia in parte in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale. Da un lato abbiamo Marie-Laure, che è diventata cieca quando era bambina e che ora, a dodici anni, è costretta a lasciare Parigi insieme al padre per rifugiarsi a Saint-Malo, in Bretagna, a casa di un lontano zio. Insieme a loro viaggia qualcosa di importante, che il padre custodisce gelosamente. Dall’altro lato c’è Werner, che vive in un orfanotrofio della Germania nazista e adora montare, smontare e giocare con le radio insieme alla sorella. Un giorno la sua abilità viene notata ed entra a far parte della Gioventù hitleriana. Un addestramento difficile, violento, che un giorno neanche sedicenne lo porterà in guerra. Le vite di Marie-Laure e Werner corrono parallele. Entrambi si chiedono spesso chi siano i buoni e chi i cattivi. Entrambi sentono addosso la paura e la voglia di libertà. Finché, per un momento, le loro vite si incontrano.

Sì, è un altro, l’ennesimo forse, libro sulla Seconda Guerra Mondiale. Ed è difficile oggi avere ancora qualcosa da dire di originale su quel periodo. È difficile ambientare una storia in quegli anni senza risultare ripetitivo e dare l’impressione del già letto. Anthony Doerr riesce quasi completamente a superare questa difficoltà, offrendo un doppio punto di vista diverso dal solito. Quelli di due ragazzini di due fazioni contrapposte che non hanno mai nemmeno ben chiaro perché o per cosa stanno combattendo. Ci aggiunge la violenza dei campi di addestramento nazisti, in cui si viene addestrati a fare del male, e la poesia che solo la radio, i libri e il mare riescono a portare anche nei momenti più bui.

C’è quel quasi, però. Un quasi che per me è durato circa fino a metà libro. Ci ho messo un po’ a non trovare fastidioso questo continuo passaggio da un personaggio all'altro. L’intenzione era quella di mostrare la contemporaneità delle due storie, ma ho avuto un po’ di difficoltà a non perdermi in quelle mezze pagine, in quei capitoli troppo brevi. Quando la storia entra nel vivo, i capitoli si allungano, e forse Doerr acquisisce una maggiore sicurezza del suo stile e della sua bravura, tutto diventa più semplice, più scorrevole, più intenso.

Ho letto Tutta la luce che non vediamo principalmente di sera tardi e di notte. Non so se semplicemente per il caldo che mi impediva di riuscire a concentrarmi di giorno, o se per una qualche strana forma di empatia verso la cecità di Marie-Laure e le sue attività necessariamente notturne con il suo favoloso zio Etienne. O ancora, se è perché per leggere di un periodo così nero, così buio della nostra storia, è necessario che non ci sia luce fuori. 

Tutta la luce che non vediamo è un libro molto bello. Forse un po' lento nella prima parte, questo sì. Ma poi diventa un libro indimenticabile. L'ennesimo ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, sì. Ma uno dei pochi che racconta un punto di vista diverso. Assolutamente da leggere.

Titolo: Tutta la luce che non vediamo
Titolo originale: All the light we cannot see
Autore: Anthony Doerr
Traduttore: Daniele A. Gewurz e Isabella Zani
Pagine: 510
Editore: Rizzoli
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