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venerdì 17 giugno 2016

PIÙ PICCOLO È IL PAESE, PIÙ GRANDI SONO I PECCATI - Davide Bacchilega

Quando si pensa alla Romagna viene in mente gente simpatica che balla il liscio, ragazze ben disposte con la s appesantita e vitelloni abbronzati sulla spiaggia riminese. Ma ci sono anche inverni che non finiscono mai, e nebbie spesse da non vederci.



Per parlarvi di Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di Davide Bacchilega, da poco pubblicato da Las Vegas edizioni, devo partire dalla fine. Non perché le pagine precedenti siano brutte, sia chiaro, ma perché era da un po’ che un romanzo giallo non mi fregava così. In senso buono, ovviamente, perché sono arrivata al momento cruciale e, una volta letto, ho esclamato “cavolo, non c’ero arrivata!” (ok, in realtà ho usato termini un pochino più coloriti). Poi, poco dopo, quando tutto è stato spiegato e tutto effettivamente funzione, c’è quel meraviglioso capitolo finale, che mi ha fatto commuovere (e non credo di essermi mai commossa con un romanzo così pieno di morti ammazzati). 
Credo che questo sia già sufficiente a farvi capire quanto questo romanzo mi abbia stupita e, soprattutto, mi sia piaciuto.

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati racconta di una Romagna invernale, quella senza turisti, senza sole e senza stabilimenti balneari, in cui la nebbia ricopre ogni cosa e la noia e la solitudine riguardano un po' tutti. E in questo contesto che lavora Michele, giornalista di cronaca nera per un giornale locale, che cerca sempre e disperatamente lo scoop da prima pagina, arrivando quasi sempre per primo sulle scene dei crimini. Scoop che sembra arrivare, quando tre donne, Giorgia, Barbara e Didi, ricevono ciascuna una lettera minatoria che riporta alla luce il loro passato. Michele si ritrova così a indagare, seguendo le piste che il suo informatore nella polizia gli passa di nascosto, e, con l’aiuto del tenerissimo Mauro, che di mestiere fa il tanatoprattore, che esce sempre con l’ombrello perché "Si sa mai" e sogna di partecipare a Chi vuol essere milionario, arriva piano piano a scoprire tutta la verità, che dovrebbe finalmente riuscire a farlo arrivare di nuovo in prima pagina.

Raccontare la trama di un giallo non è mai semplice. C’è il rischio di svelare troppo della storia, di riportare dettagli che svelino qualcosa di importante e facciano un po’ perdere il gusto della lettura. In più, qui ci sono anche tantissimi personaggi e tantissimi intrecci, che però Davide Bacchilega riesce a incastrare alla perfezione, dando una voce diversa a ogni capitolo e collegando così tutti tra loro (un espediente che, una volta preso il ritmo nella lettura, ho trovato davvero ben riuscito e che un paio di volte mi ha fatto esclamare "Ma dai!").
Ho amato molto lo stile, la caratterizzazione dei personaggi (Arrigosacchi for president!), il legame che li ha uniti e che tiene unito tutto il romanzo, e, soprattutto, le descrizioni di questa Romagna, che è ben distante da quella chi la conosce solo d'estate ha in mente e che è estremamente reale.

Quella di Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati è stata una lettura sorprendente, di quelle che non riesci a mettere giù finché non arrivi alla fine da tanto ti prendono. E pazienza se mi ha fregata, con quel colpo di scena. Anzi, direi meglio così!
Consigliatissimo!

Titolo: Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati
Autore: Davide Bacchilega,
Pagine: 303
Editore: Las vegas edizioni
Acquista su Amazon:

lunedì 1 febbraio 2016

Un gennaio di libri

Con un giorno di ritardo arriva il post di riepilogo del gennaio rampante. Avevo preso l'abitudine di pubblicarlo l'ultimo giorno del mese, ma per un piccolo contrattempo (che consiste in mare, cibo e passeggiate) arriva solo oggi.

© Gizem
Siamo già al 1° febbraio, porca miseria. Dico porca miseria perché oggi è un anno giusto giusto che ho smesso di ricevere uno stipendio fisso a fine mese (evento che mi avevo raccontato in questo post). Non dico che sono disoccupata, perché in realtà di lavoretti in questo anno ne ho fatti eccome, però, ecco, senza la certezza della cifra fissa e di quei contributi che tra 1500 anni mi avrebbero permesso di andare in pensione. Per festeggiare, questa settimana farò il mio tradizionale invio di cv alle case editrici: lo faccio più o meno ogni due mesi, di scegliere una settimana e mandare cv come se non ci fosse un domani. Per ora i lavori che ho trovato sono arrivati da altri canali, ma non si sa mai! (Case editrici che state leggendo, state pronte insomma!)

A questo proposito, ho finalmente pubblicato qui sul blog una pagina qui sul blog dove offro Servizi editoriali. Ci stavo pensando già da un po', vista anche l'esperienza accumulata in questi anni. E finalmente la pagina ha preso vita e spero porti presto grandi risultati.

Ma veniamo al blog e a come è stato il suo gennaio.

La primissima cosa da segnalare è sicuramente il primo incontro ufficiale del progetto Una valigia di libri, organizzato da me, da Claudia di Il giro del mondo attraverso i libri e da Stefania della Libreria sulla parola. Dopo la presentazione di dicembre, finalmente il 16 gennaio abbiamo dato il via agli incontri veri e propri. Ed è stato bellissimo sedersi a chiacchierare di libri, italiani in questo caso, e del mondo della lettura in generale insieme a persone così partecipi e così interessate. Potete leggere un piccolo resoconto dell'incontro e i libri che sono stati consigliati qui.
Inutile dire che non vedo davvero l'ora che arrivi il 20 febbraio per il secondo incontro (dedicato all'Europa!).

Direi comunque che in questo mese ho principalmente letto. Tra una lunga traduzione da consegnare, qualche gita con il lettore rampante e un paio di visite molto fruttuose al mercatino dell'usato di Chivasso, non c'è stato molto tempo per fare altro. Otto sono stati i libri di questo mese. Alcune belle letture, alcune un po' meno, ma nel complesso mi posso ritenere completamente soddisfatta.


I libri che ho letto a gennaio, meno due che sono in prestito!

Ecco qui un piccolo sunto di che cosa ho letto:

- FLORENCE GORDON di Brian Morton, edito da Sonzogno e tradotto da Maura Parolini e Matteo Curtoni: è stato il primo libro dell'anno e, devo ammettere a malincuore, la prima delusione. Mi aspettavo tanto da questo romanzo e dalla sua protagonista. E in cambio non ho ricevuto molto.

- SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO di Antonio Manzini: un libricino piccino picciò, in una bella edizione Sellerio, che racconta in modo molto utopistico cosa potrebbe venir fuori dalla fusione tra Mondadori e Rizzoli. Troppo utopistico, forse.

- BELLA ERA BELLA, MORTA ERA MORTA di Rosa Mogliasso, edito da NN editore: un bel romanzo, che fa ridere e riflettere su una di quelle situazioni in cui personalmente spero di non trovarmi mai, ovvero la scoperta di un cadavere.

- TERAPIA DI COPPIA PER AMANTI di Diego De Silva, edito da Einaudi: il re delle pippe mentali è tornato ed è più in forma che mai. Bello, bello, bello.

- IL NUOVISSIMO GALATEO DEL BORZACCHINI di Giorgio Marchetti, edito da Ponte alle Grazie: mi sono mancate un po' di basi per comprendere appieno tutto quello che viene raccontato in questo libro, ma lo stile di Giorgio Marchetti e la storia del buon vecchio Ambrogio sono più che sufficienti per farmi dire che il libro mi è piaciuto molto.

- COME UNA PIETRA CHE ROTOLA  di Maria Barbal, edito da marcos y marcos e tradotto da Gina Maneri: un libro trovato per caso in un mercatino dell'usato e che, nella sua semplicità, mi è piaciuto tantissimo.

- BENGODI di George Saunders, pubblicato da minimum fax con la traduzione di Cristiana Mennella: anche in questo caso, forse non ho capito proprio tutto. Però lo stile di Saunders (e la bella nota introduttiva) valgono da soli tutto il libro.

- CARO LETTORE IN ERBA... di Gianluca Mercadante, pubblicato da Las Vegas edizioni: una bella  e ironica riflessione sullo stato della lettura e dei lettori di oggi, ma anche una critica diretta a certi atteggiamenti.

Il mio febbraio è iniziato con un bellissimo libro in lettura, I venerdì da Enrico's di Don Carpenter, che mi sta piacendo davvero molto.

E il vostro gennaio com'è stato?

venerdì 29 gennaio 2016

CARO LETTORE IN ERBA... - Gianluca Mercadante

Si mangia ogni giorno. Si beve ogni giorno. Si va in bagno ogni giorno. Si ama, si odia, si litiga e si fa pace ogni giorno. E bisognerebbe leggere ogni giorno, perché chi ama i libri pensa che sia una cosa naturale. Tanto naturale che diventa pian piano un modo per potersi raccontare.

In Italia, stando alle statistiche, più del 50% (mi pare sia il 57%) della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno. La percentuale di chi ne leggere almeno uno al mese, ed è considerato lettore forte, è di circa il 9%. Il 9% tra quel 43% che legge, ovviamente.
Non so bene da cosa derivi questa crisi di lettura. Se sia davvero una questione di tempo. Se sia colpa della tv, dei social network, del costo dei libri, delle scuole che ti imponevano di leggere o semplicemente, come in buona parte dei casi credo, sia una questione di pigrizia e scarso interesse. 
Ammetto che un tempo, da blogger e lettrice superforte, questi dati mi lasciavano allibita e mi facevano anche un po’ alterare. Per me, che è normale avere sempre un libro in lettura e leggere in ogni posto e momento possibile, è una cosa inconcepibile che la gente non legga. Eppure. 

Gianluca Mercadante in Caro lettore in erba…, un piccolo saggio pubblicato nella collana I Jolly di Las Vegas editore che ha una splendida copertina ad opera di Alessio Furfaro, parte proprio da questi dati, da questi non lettori e cerca di condurli nel fantastico mondo dei libri.
In realtà si rivolge a un lettore ben preciso, il lettore in erba, quello che forse vorrebbe leggere ma non sa da dove iniziare: ha solo i ricordi delle letture obbligatorie delle scuole e non sa come scegliere il libro giusto, qualcosa che lo spinga a ricominciare. Tra gite in libreria e dialoghi un po’ surreali tra i personaggi dei romanzi, tra analisi scanzonate dei vari generi letterari, offre uno spaccato del mondo dei libri e dell’editoria moderna.

Il risultato è un libro sì divertente e piacevole da leggere, ma anche una critica abbastanza netta a certe abitudini di oggi, tra librai (con un grande riscatto di una libreria di catena!) e, soprattutto, tra gli editori.
Cari editori, stavolta mi rivolgo a voi direttamente: venite un po’ a vedere dove si muovono i lettori. Cercateli i lettori, uno a uno, invece di lamentarvi in continuazione, invece di nascondere le vostre problematiche reali dietro lo spauracchio di una crisi editoriale cui rispondete con prodotti identici a quelli che la crisi l’hanno generata. Guardate in quali mucchi di libri la gente butta le mani e abbiate un minimo di dignità, per cortesia, piantatela di affermare che i classici non si leggono più. Pensateci bene quando si tratta di scegliere se coltivare un talento di casa nostra o prenderne uno già bell’è servito da tradurre e dare in pasto a un target consolidato altrove – e perciò ripetibile qui. Cercate d’incontrare la gente che legge.

Caro lettore in erba… è un libro scritto da una persona che ama i libri e che mette questo amore in ogni pagina, riuscendo però a non perdersi nella retorica (a volte un po’ fastidiosa, diciamolo) dei grandi amanti dei libri e dei grandi lettori, e soprattutto senza risparmiare critiche.
Certo, forse è dedicato più a chi lettore lo è già, a chi già conosce un po’ certe dinamiche dell’editoria, anche solo da semplice appassionato, che non a un potenziale lettore (che temo ne abbia un po’ le balle piene di sentirsi dire cosa dovrebbe fare per iniziare a leggere…).
In ogni caso, Caro lettore in erba…  di Gianluca Mercadante è proprio un bel librettino, che offre spunti interessanti e, al tempo stesso, diverte. Da leggere.


Titolo: Caro lettore in erba...
Autore: Gianluca Mercadante
Pagine: 158
Anno di pubblicazione: 2015
Editore: Las Vegas edizioni
Acquista su Amazon:
formato brossura: Caro lettore in erba...

lunedì 27 luglio 2015

PRENDI LA DELOREAN E SCAPPA - a cura di Andrea Malabaila



Quando è uscito il primo film della saga di Ritorno al futuro di Robert Zemeckis io ero appena nata. Già, ho la stessa età della DeLorean, di Doc e di Marty McFly.
Non mi ricordo esattamente quando ho visto il film per la prima volta. Avevamo una cassetta, registrata dalla tv come si usava tantissimo fare negli anni ’90, e ricordo me e mio fratello bambini che d’estate lo guardavamo a ripetizione, insieme al secondo e al terzo e a tutta una serie di altri film che sono diventati cult per una generazione (ET, Indiana Jones, Guerre Stellari… accompagnati da altri che probabilmente guardavamo solo noi, come Altrimenti ci arrabbiamo e tutti i film di Adriano Celentano). Ora che siamo cresciuti, entrambi abbiamo in casa il cofanetto con l’intera trilogia in bluray, un anno gli ho regalato la DeLorean di Lego che vedete nella foto e credo che ci ricordiamo ancora quasi tutte le battute a memoria (“Scappa Marty!I terroristi! I libbbbbbici” detto con più b possibile).

Quando la Las Vegas edizioni ha pubblicato Prendi la DeLorean e scappa, una raccolta di diciotto racconti curata da Andrea Malabaila, per festeggiare il trentennale del film il primo pensiero è stato “Cavolo, già trent’anni?”, il secondo “questi saranno pazzi come noi” e il terzo “devo assolutamente avere quel libro”.
E sì, a lettura conclusa, confermo che è un libro che tutti gli appassionati di Ritorno al futuro dovrebbero leggere.
Premesso che tutti sono scritti molto bene, come sempre succede nelle raccolte di racconti, che siano di uno stesso autore o di autori diversi, ce ne sono alcuni che mi sono piaciuti più di altri, forse perché costruiti proprio intorno al film o molto vicino ad esso che non una sua rielaborazione.
I miei preferiti in assoluto sono: Mutando di Daniele Vecchiotti, piazzato proprio in apertura e fonte di una grande rivelazione per chi non ha mai visto il film in lingua originale (mi ricordo il momento in cui ho fatto questa incredibile scoperta per la prima volta…); Il futuro non è ancora scritto di Gianluca Morozzi, in cui il protagonista trova un modo molto intelligente per far fruttare l’invenzione della macchina del tempo; Carlo Biffa e il banco formaggi del Bennet di San Martino Siccomario (PV) di Roberto Gagnor e Michela Cantarella, perché mi fa impazzire il titolo e perché mi ha dato molto, moltissimo di cui pensare; e  L’ultimo lettore di Christian Mascheroni e dal titolo non credo serva che vi spieghi perché.

Ma tutti i racconti di questa raccolta sono belli. Più o meno divertenti, più o meno intensi, tutti centrati sul tema dei viaggi nel tempo, argomento su cui il film aveva dato e ancora da’ molto da discutere.

Bella davvero l’idea di questo tributo letterario a un film che ha fatto la storia e che è una presenza fondamentale per alcune generazioni (quella precedente la mia, che l’ha visto al cinema appena uscito, la mia, che lo ha scoperto qualche anno dopo, e, spero, anche qualcuna dopo, sebbene le repliche in tv del film scarseggino un po’). Assolutamente da leggere!

Titolo: Prendi la DeLorean e scappa
Autore: Davide Bacchilega, Marco Candida, Eva Clesis, Vito Ferro, Roberto Gagnor e Michela Cantarella, Enzo Gaiotto, Manuela Giacchetta, Elia Gonella, Andrea Malabaila, Christian Mascheroni, Gianluca Mercadante, Claudio Morandini, Gianluca Morozzi, Daniele Pasquini, Giorgio Pirazzini, Giuseppe Sofo, Daniele Vecchiotti, Paolo Zardi.
Pagine: 170
Editore: Las vegas edizioni
Acquista su Amazon:
formato brossura: Prendi la DeLorean e scappa

mercoledì 20 maggio 2015

HO SPOSATO MIA SUOCERA. Memorie di un genero esaurito - Stefano Grimaldi

Alzi la mano chi tra di voi, almeno una volta, nella sua vita di coppia, ha dovuto subire in silenzio una qualche ingerenza, seppur involontaria, da parte di suoceri e suocere un pochino invadenti. Tutti, immagino. Perché fa parte della natura stessa dell’essere suocero o suocera, tentare, almeno una volta, di dire a figli e generi e nuore qual è il modo migliore per affrontare qualcosa. A volte è un gesto inconsapevole. Altre, voluto ma comunque ben accetto. La maggior parte, non richiesto e, soprattutto, fastidioso che richiede una buona esperienza di pratica zen per riuscire ad affrontarlo al meglio.

Quello di suocere invadenti nei confronti dei generi è, almeno in parte, un luogo comune. Ma sappiamo tutti che i luoghi comuni una qualche origine e un qualche fondo di verità ce l’hanno sempre.

O almeno ce l’hanno nel caso del genero esaurito protagonista di Ho sposato mia suocera di Stefano Grimaldi, un libricino pubblicato da Las Vegas edizioni, che racconta tutte le angherie che l’uomo ha dovuto subire da quando è innamorato di Clara da parte della madre di lei. La temibile suocera. Che beve solo Ceres e che porta la pelliccia in villeggiatura. Che si installa a casa di figlia e genero, ma non sopporta di avere tra i piedi la propria, di madre. Che dice la sua su tutto, dalla proposta di matrimonio al parto e la cura dei figli, passando per la disposizione degli oggetti in casa al menù quando è invitata, o autoinvitata, a pranzo, ma che non ascolta mai nessuno.

È un libricino sottile, questo Ho sposato mia suocera, che si legge in poche ore e che fa piegare in due dalle risate. Certo, io rido perché, fortunatamente, sono donna e l’ingerenza dei suoceri è diversa, più smorzata, verso il sesso femminile (sebbene in parte ci sia, soprattutto relativa a quanto il figlio mangi lontano dalla casa materna). Rido anche perché mia mamma nei confronti del genero per fortuna non è così rompiballe. Al tempo stesso, provo una profonda empatia nei confronti del protagonista e del suo livello di esasperazione, sicuramente un po’ esagerato per esigenze letterarie (o almeno, voglio sperarlo!), nel dover affrontare una terza persona nella sua vita a due.

Stefano Grimaldi è stato davvero bravo, già a partire dalle avvertenze poste a inizio libro, a dosare ironia e esasperazione, amore e (un po’ di) odio, nel raccontare le sue vicende di genero esaurito e delle sue conseguenti difficoltà nell'amare incondizionatamente sua moglie. Difficoltà sue, ma anche di molti altri lettori che non potranno che identificarsi con lui. 
E chissà che anche qualche suocera, leggendolo, non possa fare un piccolo esame di coscienza...oppure offendersi a morte e torturare ancora di più il proprio, povero, genero.

Titolo: Ho sposato mia suocera. Memorie di un genero esaurito
Autore: Stefano Grimaldi
Pagine: 119
Editore: Las Vegas edizioni
Acquista su Amazon:
formato ebook: Ho sposato mia suocera