mercoledì 26 giugno 2013

Esperimenti letterari a puntate: IL DECLINO - Fabio De Masi (#2)

(puntata precedente...)

21:00 – 22:00

«Non credo sia una buona idea. E poi sai tua sorella come mi tratta».
«No, non lo so. Come ti tratta mia sorella?» chiede Anna.
«Mi disprezza. Costantemente».
Le parole escono mentre le bocche si riempiono di cibo. La radio è spenta e loro non hanno TV in cucina. In casa c’è silenzio.
«Come vuoi» dice, «io ci andrò».
«Perfetto, non siamo obbligati a fare tutto insieme solo perché viviamo insieme. Questo mi sembra di avertelo detto più volte in questi anni».
Lei era convinta che fosse proprio quella la cosa bella del vivere insieme, del convivere. Convivere come condividere, sicura che le due vite, con il tempo, tendessero a coincidere. Sicura che la convivenza fosse un rapporto nel quale 1+1 era destinato a fare 2: un numero nuovo, unico. In realtà il risultato è 11, sì un numero nuovo, ma che conserva in qualche modo l’individualità del singolo.
«Stasera vedo Irene».
Lorenzo continua a mangiare con lo sguardo fisso sul piatto. Lei anche non lo guarda, non aspetta una risposta. Le forchette percorrono i piatti alla ricerca del cibo, suonando ad ogni gesto. Fuori il buio ha praticamente invaso la luce, e dalla finestra socchiusa inizia a entrare aria più fresca, tipicamente autunnale.
«Si sta alzando il vento» dice lui.
«Danno temporale» dice Anna, poi continua «Tu che fai? Esci?»
«No» risponde, poi guardando la finestra si alza «E’ meglio chiuderla, ormai l’estate è finita».
C’è sempre quell'istante in cui ti accorgi che il giorno dopo sarà un po’ più freddo, e così giorno dopo giorno. Quel momento in cui qualcosa cambia, improvvisamente.
Il vento si alza e si abbassa come un’onda, dietro le colline si intravedono i primi lampi.

«Ci vediamo dopo» gli dice, mentre lui ha le mani nel lavandino, con la testa china intento a lavare i piatti della cena.

Guerra- Temporale, Anselmo Bucci


22:00 – 23:00

«Magari è normale».
«Non lo so, sembra tutto così diverso».
«Ma non riesci a capire cosa sia successo? Individuare il momento in cui è iniziato il declino?» chiede Irene, in mezzo alle voci del pub.
Anna è appoggiata alla spalliera in pelle della panca che gira intorno al tavolo. Irene è al suo fianco che prende patatine fritte dal piatto messo nel mezzo. La luce è bassa e le incisioni sul tavolo di legno sembrano ancora più scure.
La sua Weiss media è a metà bicchiere. Guarda Irene, mentre rimangono tutte e due in silenzio per qualche minuto. Le viene da invidiare la sua vita, la sua libertà, essere desiderata ogni volta con la stessa intensità. Le viene voglia di sedurre ed essere sedotta. Forse è questo il problema.
«Forse lui non mi desidera più».
«Figurati» dice Irene, poi chiede «E tu? Lo desideri ancora?»
Anna guarda il cameriere che la sta fissando.
«Non lo so» risponde, poi continua «Per te è facile. Quanto è durata la tua storia più lunga?»
«Ma che c’entrano adesso le mie storie?»
«Dovresti provare, poi ne riparliamo» dice Anna. 
Subito le viene in mente quando, lo scorso anno, sua madre le raccontò di un documentario nel quale si era cercato di analizzare, in maniera scientifica, la durata dell’innamoramento: dell’amore. Era tutto incentrato sul desiderio, sui feromoni, sulla necessità del maschio di trovare una donna con la quale avere dei figli in salute, e della donna di trovare un uomo che trasmettesse protezione. Era una questione istintiva, di geni che si attraevano per generare una prole che potesse primeggiare, avere la meglio nella vita. Infine, si spiegava che proprio questo istinto di riprodursi, e farlo al meglio, spinge gli esseri umani a cercare altri partner dopo un tot di tempo, che secondo il documentario non supera i tre anni.
Poi guarda il telefono, legge, e in maniera frettolosa risponde a un messaggio.
«Scusa, è che sono un po’ tesa».
«Tu hai qualcosa che non mi convince» dice Irene, «tu mi stai nascondendo qualcosa».

La stanza è illuminata solo dalla lampada a piantana che Lorenzo usa per leggere. E’ seduto sulla poltrona con un libro in mano, ma le parole dal foglio faticano ad entrare nei suoi occhi, spesso si appoggiano solo e ricadono da dove sono venute.
Intorno è tutto in ordine, immobile da tre anni. Come se il tempo avesse incollato tutto, ogni cosa in un posto ben preciso. Tre anni fa ogni angolo di quella casa era costipato di entusiasmo e non capisce dove sia finito. E’ una questione di tempo, di adattamento. Anche alcuni lati del carattere di Anna che prima parevano bellissimi, sembrano cambiati. In alcuni momenti lei sembra un’altra. Magari è cambiato solo il suo modo di vederla, è cambiato lui. Ma lui si sente sempre lo stesso. Ci si abitua ad ogni cosa, pensa, e questo pensiero ultimamente lo esaspera.
Ricorda una frase letta qualche tempo prima in un libro:  diceva più o meno che il tempo non cambia le persone, ma le rivela. Ogni tanto la rilegge, non sa ancora se essere d’accordo.
Fuori iniziano a cadere le prime gocce, le sente sbattere sulla tapparella. Si avvicina alla finestra del balcone, scosta la tenda e vede sul pavimento gocce enormi che sembrano esplodere all’impatto come piccoli palloncini d’acqua. Alza lo sguardo e in trasparenza vede la sua faccia, la sua barba, poi dietro la lampada, la libreria, la stanza. La sua vita sembra un miraggio, vista così, ma non ha il minimo timore che possa dissolversi.
Mette su la moka e l’aspetta appoggiato al piano della cucina fissando il vuoto che sente anche dentro. Pensa ad Anna e a Irene, a cosa si staranno raccontando. Scivola in qualche fantasia che ogni tanto fa su Irene, senza saperne il perché: non è bella, ma ha qualcosa di estremamente erotico che ancora non ha individuato. Non sa se per quei pensieri deve sentirsi in colpa; ogni tanto vorrebbe dirlo ad Anna.
Si siede al tavolo con la tazza di caffè davanti. L’orologio indica le 23.03. Anna sarà lì a momenti; domani inizierà il weekend. Non andrà con lei, ha deciso così. E’ stufo di assecondarla solo perché si sente in dovere, di buttare energie su cose e persone a cui non è interessato. Vorrebbe comportarsi sempre così, ma non è possibile.
Magari è un momento, pensa. Magari il tempo riporterà ciò che gli sta togliendo.

... to be continued

Due titoli, un solo libro: ma perché? #39

Rieccoci per una nuova puntata della rubrica di confronto tra titolo originale e titolo tradotto! 

Nell'appuntamento di questa settimana parlerò di un libro il cui titolo è stato cambiato solo leggermente... un piccolo, piccolissimo cambiamento che però, secondo me, modifica interamente la percezione del romanzo da parte del potenziale lettore, scoraggiandolo un po' alla lettura.

Sto parlando di CHARLOTTE STREET ovvero LA RAGAZZA DI CHARLOTTE STREET di Danny Wallace:



Danny Wallace è un comico, registra, scrittore e presentatore inglese, conosciuto al grande pubblico internazionale grazie al suo Yes man, da cui è stato tratto l'omonimo film con Jim Carrey. Charlotte Street è uscito in lingua originale nel 2012 e tradotto in italiano da Simona Viciani lo stesso anno per Feltrinelli. 

Il libro, apparentemente e a causa anche di una quarta di copertina un po' fuorviante, parrebbe essere una banale storia d'amore. In realtà c'è molto di più: un personaggio ben costruito che deve fare i conti con il suo passato e il suo presente, uno stile molto ironico e fresco e, soprattutto, c'è Londra sullo sfondo. A me era piaciuto molto (vedi recensione).

In questo come si diceva piccolo, piccolissimo cambio di titolo c'è sicuramente qualcosa che non va. L'aggiunta di quel "la ragazza" e la scelta di una copertina completamente diversa dall'originale e molto fedele alle mode del momento, banalizzano drasticamente il contenuto del libro. L'intenzione era quella di attirare una certa tipologia di lettori (o meglio, lettrici), cavalcando forse anche l'onda del successo avuto da Gli ingredienti segreti dell'amore (e se notate infatti le copertine sono estremamente simili, cambia solo la città sullo sfondo). 
Un'intenzione che però penalizza tutto il potenziale che questo romanzo ha di rivolgersi a un pubblico più ampio.


Insomma, io fossi Danny Wallace un po' mi sarei arrabbiata per questa scelta. Così come, per l'ennesima volta,  mi sono arrabbiata come lettrice.

martedì 25 giugno 2013

Esperimenti letterari a puntate: IL DECLINO - Fabio De Masi (#1)

19:00 – 20:00

La luce inizia a mostrare la sua resa, inizia a inchinarsi al buio, e mentre lei si ritira, le ombre si srotolano sulla strada.
«Non credi sia meglio parlarle chiaramente?»
«Finché non ne sono sicuro non posso».
«Non sarai mai sicuro» gli risponde Matteo poco prima di appoggiarsi sulle labbra il bicchiere di bianco.
Settembre è ancora mite, riesce a portare in giro gente svestita; alcune donne sanno di crema solare, distribuiscono aria di vacanza.
«Il giorno che sarai sicuro, sarà già successo qualcosa» aggiunge Matteo, «e non potrai più tornare indietro».
Lorenzo guarda la tovaglia e il posacenere dove si sta consumando la sigaretta. Il bicchiere fa acqua lasciando un piccolo segno sul tessuto assetato. Guarda le gocce materializzate dal nulla, dalla semplice unione di qualcosa che si vede con qualcosa che solamente si percepisce. Non prende niente dal piatto, non ha fame, ma finisce il suo bicchiere con un solo gesto. Senza aspettare, chiama il cameriere e ne ordina un altro.

Anna posa le buste della spesa sul tavolo. La luce filtra orizzontale illuminando la polvere sospesa e quella ferma sulle cose. Prova a immaginare quanto sarebbe alta se in tre anni non l’avesse mai tolta: gli oggetti sarebbero sommersi come dentro schiuma. Apre le ante, tira su completamente la tapparella della cucina ed esce sul balcone. 
Guarda le piante disposte vicino alla ringhiera. Con le dita preme sulla terra per sentirne l’umidità. Alcune foglie secche si sono staccate e sono sul pavimento, foglie prosciugate dalla vita per dar posto a vita nuova, o forse, semplicemente, staccate perché stufe dei legami. Un gruppo di ragazzi è radunato nel giardino di fronte godendosi gli ultimi pomeriggi d’estate; un paio di loro si baciano sulla panchina. Anna sorride immaginando l’erezione di quell'adolescente alle prime esperienze. Ricorda il suo imbarazzo quando anche lei, per la prima volta, la sentì premere sul suo pube. Avevano entrambi quattordici anni. Cercava di stare lontana inarcando indietro il sedere. Ricorda che le volte successive, per evitare lo stesso imbarazzo, anche lui la imitò (per lo meno, le prime volte).
Rientra in casa e per un attimo tutto è più buio. È sempre così dopo che stai all'aperto, dopo che la luce ti ha invaso il cristallino.

Caffè di notte - Vincent Van Gogh


20:00 – 21:00

Lorenzo è quasi sotto casa, ci vuole mezz'ora a piedi da dove lavora: ha bisogno di passi. Le macchine intorno a lui scalpitano, trasmettono frenesia, nonostante siano tutte praticamente ferme. E’ quella frenesia dettata dall'impazienza, dall'incapacità di attendere e adattarsi a una situazione. Tutti i giorni si ripete la stessa scena, e tutti i giorni le stesse persone imprecano per essere immerse nella staticità della propria vita.
Tira dalla sigaretta che tiene tra l’indice e il pollice, il fumo finisce giù nei polmoni e ne riesce un po’ dal naso e un po’ dalla bocca socchiusa. Guarda per un secondo il mozzicone che ha tra le dita, un gesto automatico. Non sa nemmeno più perché fuma, per quale assurdo motivo abbia iniziato. Adesso non ne avrebbe nemmeno più voglia: avere le dita e la bocca che sanno di tabacco a volte lo disturba, così come pensare che da vecchio avrà i baffi ingialliti. Ormai è un automatismo, non è nemmeno più lui a scegliere, ma è il suo corpo che decide quando fumare. Si chiede cos’abbia scelto lui, veramente, nella sua vita.
L’asfalto del marciapiede rilascia ancora calore. Le giornate si stanno accorciando velocemente. Il prossimo mese le lancette torneranno un’ora indietro: uno scambio impari, dove ci viene regalata un’ora di sonno per privarci di cinque mesi di luce.
Si ferma davanti al portone. Guarda il palazzo dal basso verso l’alto, poi si gira intorno guardando tutti gli altri che si affacciano sul corso, e pensa a tutte queste vite che si ripetono all'infinito: dove dietro ad ogni finestra, bene o male, succedono sempre le stesse cose.

Esce dalla doccia, indossa l’accappatoio e mette su l’acqua per la pasta. Stasera, dopo la cena, vedrà Irene. E’ un appuntamento che si danno almeno una volta al mese: difficilmente saltano. S’infila gli slip, il reggiseno e torna in bagno per spalmarsi la crema.
Si guarda nello specchio notando come non sia più quella di qualche anno fa. Gli uomini sono attenti ai corpi così come le donne alle bugie. Però non ha voglia di perdere tempo in stupide palestre, a fare esercizi privi di funzioni celebrali, con gente convinta che un muscolo abbia più valore di un pensiero.
La radio accesa si sposa perfettamente con il silenzio. Si ricorda di non aver salato l’acqua. Tira fuori dal frigo una bottiglia di vino bianco e la apre. Se ne versa un bicchiere e frettolosamente ne beve un sorso. Poi va in camera da letto, apre l’armadio, prende un pantalone e una maglia, lo deposita sul letto e ritorna in bagno per iniziare a truccarsi.
Dalle finestre ancora aperte si sente il rumore delle stoviglie: dei piatti, delle posate, prese a gruppi e messe sulle tavole. E’ un suono tipico dell’estate. Ricorda quando era bambina e la sera scendeva in cortile con le amiche appena finito l’ultimo boccone. Da lì sotto si sentiva molto di ciò che c’era dentro le case degli altri, si percepivano i tempi e le abitudini. Lei ricorda i rumori. Pensa che tra un po’ l’inverno porterà via anche quelli.
E’ in casa da un’ora, e solo adesso si rende conto di non aver pensato a Lorenzo nemmeno per un secondo.


... to be continued

lunedì 24 giugno 2013

Esperimenti letterari a puntate

Questo blog parla di libri e, nel suo piccolo, del mondo della letteratura in generale. Ci sono le recensioni, ci sono gli eventi e ci sono i dibattiti sui più svariati argomenti.

A partire da domani sera, martedì 25 giugno, per tre sere, questo blog avrà anche qualcosa in più. Un piccolo esperimento, per ora fine a se stesso, ma destinato a ripetersi se tutto andrà come spero vada. Perché ho voglia di dare spazio agli autori emergenti meritevoli. A quelli che spero riescano appunto a emergere e farsi conoscere per il valore che, ovviamente sempre dal mio punto di vista, hanno.

Domani sera, per tre sere di fila, su questo blog potrete leggere Il  declino, un racconto di Fabio De Masi, scrittore torinese, con all'attivo alcune pubblicazioni in antologie e un paio di romanzi nel cassetto che stanno cercando in tutti i modi di uscire. 


Sì, a scanso di equivoci, lo dico subito. E' lo stesso Fabio de Masi che ha partecipato insieme a me alle interviste radiofoniche durante il Salone del Libro. L'ho conosciuto grazie a questo blog e letto praticamente tutto quello che ha scritto finora... ha chiesto sempre il mio parere, accettato le critiche (ma difeso anche e sempre il suo lavoro quelle volte in cui non ci siamo trovati d'accordo) e quindi quando mi ha detto che stava scrivendo questo racconto a puntate mi è venuto spontaneo e naturale offrigli ospitalità qui sul mio blog. 
Magari non ne esce niente... ma almeno mi assicuro un ringraziamento se in futuro vincerà il Nobel.

A questa premessa ne segue necessariamente un'altra: se non pensassi che questo racconto valga qualcosa, non lo pubblicherei. Sono talmente gelosa del mio blog che non pubblicherei mai qualcosa che non mi convince o di cui non sono sicura, nemmeno fosse il mio migliore amico o qualche parente stretto a chiedermelo. Ve lo dico così, sempre a scanso di equivoci.

Per cui, oltre alle normali trasmissioni (recensioni, rubriche, etc etc), come vi dicevo, per tre giorni a partire da domani se passate di qui alla sera (tra le 20.30 e le 21, salvo imprevisti) troverete le puntate di questo racconto, con la possibilità di commentare e dire la vostra, o di non farlo... come sempre insomma!

ALICE IN GABBIA - Arianna Gasbarro

A volte per scrivere una recensione è necessario essere nel contesto adeguato. Difficilmente riuscirete a recensire un libro che parla di mare in montagna o uno ambientato in Alaska se siete in viaggio lungo l'Equatore. 
Mi sono resa conto di questo ieri sera, mentre cercavo disperatamente di recensire Alice in gabbia dalla comodità del letto di camera mia, circondata da ciò che mi piace di più. E quindi ho aspettato arrivasse stamattina e, seduta alla scrivania di lavoro, mi ritaglio uno spazio per parlarne... inutile dire che adesso le parole vengono fuori eccome.

Alice ha ventotto anni, è laureata a pieni voti in una materia che ama, ha avuto diverse esperienze all'estero e adesso lavora in un'azienda che produce divani di lusso, con un contratto a tempo indeterminato, ed è felicemente fidanzata. Una vita che è il sogno di molti, soprattutto in tempi di crisi come questo, in cui già solo avere un lavoro è un lusso, figuriamoci se indeterminato, e che ad Alice inizia a stare davvero stretta. Non è soddisfatta di sé, del lavoro che svolge e dell'azienda in cui lo svolge. Del suo trespolo in un open space dove tutti sono insoddisfatti, della sua giornata scandita dalle timbrature del badge, che toglie tempo alla vita vera. Non sopporta il suo capo, non sopporta i suoi colleghi. O forse, semplicemente, non sopporta quello che un contratto a tempo indeterminato l'ha fatta diventare. E quindi deve fare qualcosa assolutamente, perché non si può già essere insoddisfatti della propria vita a ventotto anni e non tentare di cambiarla. Perché non basta un contratto indeterminato e una sicurezza economica per sentirsi arrivati. 

Il libro non ha una vera e propria trama, è più un flusso di pensieri, un racconto della vita quotidiana di Alice e di quello che l'ha portata fin lì, sia all'assunzione a tempo indeterminato sia all'idea definitiva di abbandonare tutto. E questa assenza di trama è un po' una pecca nel libro. Perché se lo scopo è quello di portare il lettore insoddisfatto della sua vita lavorativa a dire "ok, se ce l'ha fatta Alice a mollare tutto, posso farlo anche io", l'assenza di contorno la rende una scelta poco credibile o,almeno, ai giorni d'oggi. Cosa ne pensa il fidanzato, che magari vorrebbe anche sistemarsi, di questa scelta? E cosa succede dopo che lei ha timbrato il badge per l'ultima volta?E soprattutto, cos'è che davvero vuole fare Alice della sua vita, una volta fuggita dalla sua gabbia?
Dubbi che mi hanno tormentata durante la lettura, una lettura senza dubbio molto scorrevole e piacevole grazie allo stile giovane e fresco dell'autrice, e che ancora adesso mi tormentano e non mi permettono di avere un giudizio chiaro su questo libro.

Parlare di Alice in gabbia senza inserire riflessioni personali è davvero difficile, soprattutto considerando il fatto che io tra poche settimane avrò la stessa età di Alice, non ho un contratto a tempo indeterminato, ma un progetto che si trascina da anni senza riuscire però a trovare di meglio.
Però vorrei limitare le mie lagne e, quindi, mi fermo qui.

Titolo: Alice in gabbia
Autore: Arianna Gasbarro
Pagine: 128
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: Miraggi
ISBN: 978-8896910016
Prezzo di copertina: 12 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: Alice in gabbia

sabato 22 giugno 2013

La (mia) Grande Invasione

Ed eccomi qui, a parlarvi delle mie giornate passate a Ivrea tra un appuntamento e l'altro de "La grande invasione", il festival della lettura organizzato dall'organizzazione Liberi di Scegliere, dalla casa editrice minimum fax e dalla libreria La Galleria del Libro, che da giovedì ha iniziato appunto a invadere la città e continuerà fino a domenica. 
Ho partecipato a diversi incontri, tra giovedì e oggi, e, dato che non so se riuscirò a seguirne altri domani, credo sia il caso di iniziare a  mettere per iscritto tutte le mie sensazioni prima che mi dimentichi qualcosa.

E quindi iniziamo da giovedì sera e dall'incredibile reading di Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace letto da Giuseppe Battiston. L'evento avrebbe dovuto essere al Castello, ma il maltempo ha obbligato a uno spostamento dell'ultimo minuto al teatro Giacosa. Non entravo lì dentro da anni e mi ero dimenticata di quanto fosse bello.
La prima cosa da dire è che non ho mai letto nulla di David Foster Wallace. E' una di quelle lacune che so di dover colmare ma che, per un motivo o per l'altro, rimando ogni volta. Per paura, forse, perché mi è stato più volte detto che lo stile di questo autore è complesso. Però boh, prima del reading dentro di me ho pensato: "e tanto mica lo devo leggere io, no? Io devo solo ascoltare". Ed è stato davvero incredibile. Giuseppe Battiston è salito sul palco e ha iniziato a leggere. E Foster Wallace, grazie a lui, è stata una vera rivelazione. Una cosa divertente che non farò mai più è un libro piccino, un reportage di un viaggio in crociera fatto dall'autore. Giuseppe Battiston ha condotto il pubblico tra le pagine del libro, interpretando ogni frase e ogni silenzio, e rendendo l'ascolto un'esperienza unica.
Sono uscita da teatro semplicemente entusiasta (e come me anche il mio prima restio accompagnatore). Tant'è che ho comprato il libro.

Nella mattinata di venerdì ho poi partecipato all'incontro "Leggere la traduzione: Fitzgerald", durante il quale
Tommaso Pincio, traduttore del Grande Gatsby per minimum fax, ha parlato dell'opera e del suo lavoro di traduzione.
Ma voi lo sapevate che il libro, dopo un parziale flop iniziale, ha avuto il suo massimo successo durante la Seconda Guerra Mondiale, quando è stato ristampato e dato ai soldati e alle infermiere per passare il tempo? E che anche Snoopy era un fan di Gatsby? 
L'analisi di Pincio è stata molto interessante. Ha parlato del sogno americano e di come si reagisce quando questo non viene raggiunto, di come questo libro non sia bello tanto per la trama quanto per il modo in cui questa viene raccontata e dell'influenza che ha avuto su tutte le generazioni successive. E poi ha raccontato del suo approccio verso la traduzione e di quanto per lui fosse importante tradurre quest'opera, per il legame affettivo che prova nei suoi confronti. Un amore che è riuscito, con le sue parole, a far percepire e a trasmettere anche a chi era lì ad ascoltarlo.
Sono uscita di lì con la voglia di rileggere, per l'ennesima volta, Gatsby.  

Finito l'incontro sono tornata a casa, ho fatto pranzo e poi sono ripartita per assistere al seminario "Leggere la rete", su come i book blog raccontano i libri sul web. Un'argomento che un po' mi tocca da vicino, sebbene io sia ancora decisamente lontana dalla bravura e dalla diffusione dei blogger presenti all'incontro. Sul palco sono saliti Camilla Panichi di 404:File not Found, Jacopo Cirillo di Finzioni, Noemi Cuffia di Tazzina di Caffè, Federico Novaro del sito omonimo e Valentina Aversano di minima&moralia. Un incontro interessante, durante il quale ognuno ha spiegato come è nato il proprio blog e descritto il suo funzionamento. A parte quello di Noemi Cuffia, sono tutti blog collettivi, in cui pubblicano diverse persone in base a una precisa linea editoriale. L'argomento che è stato maggiormente trattato è stato quello dei rapporto con le case editrici. Un tema caldo, che sempre emerge quando si parla di book blog  e che dà spesso adito a polemiche. 
Accettare i libri dalle case editrici o non accettarli? Richiederli o non richiederli?
Domande frequenti, già trattate in passato, e che nascono dal dubbio, assolutamente legittimo, che il riceve in dono i libri dalle case editrici possa in qualche modo influenzarne la recensione.
Non ho ben chiara la mia opinione, ad essere sinceri. Ho ricevuto anche io qualche libro da qualche casa editrice (soprattutto le piccole... le grandi non mi filano molto) senza mai però percepire alcuna pressione in merito alla recensione da parte di chi me li ha inviati. Anzi! Per cui se ne ho parlato bene è perché secondo me sono libri che meritano. E onestamente, nella mia visione molto ingenua di book blog, mi riesce difficile credere che ci sia qualcuno che recensisce bene per continuare a ricevere regali. Anche perché così si imbroglia il lettore, vero destinatario del blog.
Ma torniamo a noi... l'incontro è proseguito con l'intervento di Emiliano Sbaraglia, che non c'entrava molto in realtà con i book blog, ma che ha parlato della sua esperienza di creazione della web radio UnderRadio, un progetto di Save the Children attuato in alcune scuole romane per insegnare agli studenti l'utilizzo degli strumenti della comunicazione digitale.
Poco prima della fine è stata poi posta una domanda, un tantino polemica, ma sicuramente con un senso, riguardo al fatto di come questo ma anche altri festival non siano altro che un'operazione commerciale e che chi partecipa altro non è che un consumatore a cui si tenta, sull'onda dell'entusiasmo, di vendere il prodotto libro. Una domanda legittima, che mi ha fatto un po' riflettere ma che credo meriti un post a parte, che prima o poi tenterò di scrivere.

Finito l'incontro, sono andata con la mia accompagnatrice (una ragazza fantastica che ho conosciuto proprio grazie al blog e che mi ha fatto un regalo bellissimo e inaspettato) a mangiare la torta '900 da Balla. Lei non l'aveva mai assaggiata e mi è sembrato doveroso porre rimedio a questa lacuna.
Il pomeriggio si è poi concluso con l'aperitivo con Diego De Silva, che ha però patito un po' di disorganizzazione. Il locale era piccolo, decisamente caldo e l'assenza di microfono rendeva molto difficile seguire il discorso dell'autore se non si era seduti di fronte a lui (che ha parlato di Malafemmena di Totò e di Raffaella Carrà). Ma sono sicura che per gli appuntamenti successivi rimedieranno!
Mi sarebbe poi piaciuto partecipare al reading serale di venerdì sera di Licia Maglietta, che portava sul palco brani tratti da "Il tempo è un bastardo" di Jennifer Egan, ma non sono riuscita a trovare un accompagnatore. E quindi, pazienza!

Stamattina sono invece andata all'incontro "Leggere i personaggi" in cui erano presenti Fabio Stassi, Alessio Torino e Paolo Cognetti per parlare del loro rapporto con i personaggi (degli altri, ma anche e soprattutto i loro). L'intervento è stato moderato da Jacopo Cirillo.

Fabio Stassi, Jacopo Cirillo, Alessio Torino, Paolo Cognetti
E' stata un'ora molto intensa e interessante, in cui ognuno di questi autori (ma anche il moderatore) hanno fatto una panoramica dei personaggi dei libri, del loro ruolo e di come questi siano necessari e vitali per lo svolgimento di una storia. Si è parlato di grandi personaggi e di cosa li rende tali (per Cirillo un personaggio è grande quando sappiamo cosa farebbe lui al nostro posto, per Stassi è quello che riesce a dare una risposta diversa ad ogni lettore). Cognetti ha poi parlato di Sofia ed esaltato Carver e il suo rapporto con i suoi personaggi, un' umanità che di onorevole non ha niente, un' umanità vile, che sbaglia, a cui però vuole un bene dell'anima.
Sono uscita da questo incontro con un'autografo di Paolo Cognetti, la voglia di comprare Tetano di Alessio Torino (visto che un romanzo di Stassi mi arriva per il compleanno) e la sensazione di aver assistito a qualcosa di davvero bello e intenso. Certo, ogni volta che ascolto autori parlare e interagire tra loro non posso fare a meno di sentirmi un po' ignorante, vista la loro incredibile capacità di citare autori e romanzi in ogni momento e sempre a proposito... ma credo che sia proprio questo a fare di loro dei grandi personaggi di cultura e dei bravi scrittori.

Per ora la mia Grande Invasione finisce qui. Spero di riuscire ad andare ancora a qualche incontro domani, ma dato che non sono sicura, ho preferito, come dicevo all'inizio, iniziare a mettere giù qualcosa (anche per evitare un post lunghissimo).
Sono davvero contenta per come è stato organizzato questo evento, per quello che è riuscito a portare in città e non posso che fare i complimenti a tutti gli organizzatori. Sperando vivamente che il prossimo anno ci sia una seconda edizione.


venerdì 21 giugno 2013

LA MANOMISSIONE DELLE PAROLE - Gianrico Carofiglio

Sono qui che penso a come scrivere la recensione di questo libro senza andarci giù troppo pesante. E mi rendo conto che come inizio non sia poi un granché e che l'autore potrebbe un po' risentirne.  Eppure, ieri sera, quando ho chiuso definitivamente (e per fortuna?) La manomissione delle parole, sono stata invasa da un sentimento di sollievo misto a fastidio: sollievo, appunto, per averlo finito, e fastidio per aver sprecato il mio tempo così.

L'idea alla base di questo saggio, se così si può chiamare, è quella di fare un'analisi di come molte persone tendano a cambiare il vero senso delle parole, a manometterle, più o meno consapevolmente, per interpretarle a loro favore o influenzare chi sta loro accanto. Un saggio che nasce da un romanzo dell'avvocato Guerrieri, come l'autore stesso spiega all'inizio, che in una libreria notturna aveva trovato il suo libraio intento a leggere un libro, inesistente, sulla manomissione delle parole e sull'uso che ne viene fatto. L'idea quindi di scrivere davvero questo libro credo che sia geniale. Se non fosse che è stata sprecata e buttata via dall'autore in maniera frettolosa e con scarsa cura.
Il saggio è breve, troppo breve visto l'argomento che tratta. Tocca tante cose, sì, ma lo fa in modo troppo superficiale, mischiando citazioni, politica e opinioni più o meno personali dell'autore. Avrebbe dovuto approfondire tutto di più, sia per quanto riguarda il passato sia, soprattutto, per il presente e l'importanza delle parole (e della loro manomissione) nella politica di oggi. Non è il fatto che parli di politica (in modo molto schierato... ma riportando comunque fatti) ad avermi infastidito, anzi! Come la penso da quel punto di vista credo sia ormai risaputo e il fatto che anche Carofiglio la pensi come me non può che farmi piacere. E' il modo frettoloso in cui lo fa. Come se l'autore stesso non avesse ben chiaro come e quanto scrivere, come se si fosse voluto fermare prima di dire troppo. Perché? Perché hai sprecato così tutte le potenzialità che questo  libro poteva avere? Perché hai stabilito un filo logico, che parte dalla Vergogna, passa per la giustizia, la ribellione, la bellezza per arrivare alla scelta, e poi lo hai seguito solo in parte, lasciando in sospeso troppe cose?

Sono un po' amareggiata, lo ammetto. Una reazione forse un po' eccessiva per un libretto del genere, certo. Ma quando hai tante aspettative (e io, adorando questo autore, di aspettative ne avevo davvero tante), vederle deluse è proprio una brutta sensazione. Soprattutto quando c'era tutto il potenziale per scrivere qualcosa di bellissimo, qualcosa che andasse oltre il mero saggio sul potere delle parole (cosa che non è) e che fosse una vera e propria denuncia. 

L'opera si chiude con un altro piccolo saggio dell'autore dal titolo "Le parole nel diritto", in cui analizza come il linguaggio burocratico sia ostile, quasi criptico e non alla portata di tutti. Un argomento effettivamente interessante, a cui Carofiglio è direttamente interessato in quanto magistrato. Ma di nuovo, poche pagine e nulla più.

PS: vorrei fare i complimenti a Margherita Losacco e all'inteso lavoro di ricerca che ha sicuramente fatto (lo si vede dalla bibliografia) per permettere a Carofiglio di scrivere il libro. Io personalmente avrei messo in copertina anche il suo nome.

Titolo: La manomissione delle parole
Autore: Gianrico Carofiglio
Pagine: 190
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: BUR
ISBN: 978-8817052344
Prezzo di copertina: 9 €
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formato brossura: La manomissione delle parole