Visualizzazione post con etichetta esperimento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esperimento. Mostra tutti i post

giovedì 27 giugno 2013

Esperimenti letterari a puntate: IL DECLINO - Fabio De Masi (#3)


Gli amanti, René Magritte
Lei appoggia la testa sulla sua spalla, mentre con gli occhi scruta solo una piccola parte dell’uomo che le è appena stato dentro. Lui ha la testa sollevata dal cuscino piegato in due e dalla mano che è appoggiata nel mezzo.

«Non credi che le relazioni tra le persone nascano esclusivamente dalla voglia di fare sesso?»
Lei pensa subito a come quest’uscita sia tipica di un uomo, un pensiero quasi maschilista.
«Credo che il sesso sia solo una conseguenza della voglia di stare insieme» dice lei.
«Forse non hai capito quello che intendo» dice lui, poi fa una piccola pausa per tirare dalla sigaretta e la testa di Anna si solleva seguendo l’onda di aria e tabacco che entra nei suoi polmoni. C’è poca luce nella stanza. Lei continua ad assaporare l’odore di Lorenzo che adesso si unisce al fumo.
Lui continua «E’ ovvio che stiamo insieme non solo per scopare. Ma perché ci siamo scelti?» chiede.
«Perché ci siamo piaciuti».
«Certo, ma quando ti ho vista non ti conoscevo, e sinceramente il primo pensiero che ho avuto è stato “quanto è figa!”»
Lei sorride compiaciuta, ma cerca di non farsi vedere da Lorenzo; poi pensa che, forse, non la vede più così.
«E’ stato quel pensiero che mi ha convinto a venire da te: altro non era che il desiderio» fa un altro tiro poi, cercando di non far spostare Anna, ruota verso il comodino per far cadere la cenere nella tazzina.
Anna pensa a come, effettivamente, le parole di Lorenzo non siano del tutto prive di senso. Quando lui le si è avvicinato non ha potuto fare a meno di notare la sua presenza fisica, i suoi capelli appena brizzolati, la sua barba e i suoi occhi che si arricciavano in mezzo al sorriso. Non ha potuto fare a meno d’immaginarsi a letto con lui, di desiderarlo dentro di sé.
«Vuoi fare un tiro?» chiede lui.
«No, grazie».
Lorenzo guarda i fori delle serrande disegnati sul soffitto dalla luce dei lampioni.
«Non ti intristisce come idea », fa lui « il pensiero che ci siamo scelti non tanto per quello che siamo, ma per come siamo? Che tutto sia solamente la combinazione di istinto e casualità?».
Anna si scosta dal suo petto e si gira a guardare il soffitto. Lui la guarda per un attimo, poi si rigira nuovamente verso l’alto.
Forse per questo molte storie finiscono dopo pochi anni, pensa lei. Poi guarda Lorenzo ruotando solo il collo: è lì, nudo. Qualche anno fa non avrebbe resistito, avrebbe avuto voglia di rifarlo subito.
«Come sta Irene?»
«Bene,» dice mentre tira su il lenzuolo e si copre fino al seno, come se improvvisamente si sentisse nuda «sempre sola e sempre alla ricerca dell’uomo perfetto».
Fa l’ultimo tiro e spegne la sigaretta nel posacenere. «Be’, prima o poi lo troverà. Ha la legge dei grandi numeri dalla sua parte».
Anna si mette su un fianco, appoggia la testa sulla mano e guarda Lorenzo. Lui ha gli occhi socchiusi, e il sonno indotto dal sesso tende a trascinarlo con sé.
«Tu mi desideri ancora?» domanda lei.
«In questo momento, o in generale» risponde, dopo un po’: dopo aver sentito la domanda mentre si stava addormentando, dopo averci pensato, dopo non aver trovato risposta.
Anna non capisce quel breve silenzio: non poteva essersi addormentato, non così in fretta. Forse non ha il coraggio di dirmi che non mi desidera più, pensa, o che neanche lui mi desidera più come prima.
«Secondo il tuo ragionamento, se non mi avessi desiderata tre anni fa non ci saremmo mai conosciuti?».
«Credo di no».
Abbassa il braccio e ci appoggia la testa sopra. Per un attimo fissa ancora Lorenzo e si domanda cosa stia capitando; poi si addormenta.
E’ la prima notte che dormono con la finestra chiusa. C’è sempre quell'istante in cui ti accorgi che il giorno dopo sarà un po’ più freddo, e così giorno dopo giorno. Quel momento in cui qualcosa cambia, improvvisamente.


THE END

mercoledì 26 giugno 2013

Esperimenti letterari a puntate: IL DECLINO - Fabio De Masi (#2)

(puntata precedente...)

21:00 – 22:00

«Non credo sia una buona idea. E poi sai tua sorella come mi tratta».
«No, non lo so. Come ti tratta mia sorella?» chiede Anna.
«Mi disprezza. Costantemente».
Le parole escono mentre le bocche si riempiono di cibo. La radio è spenta e loro non hanno TV in cucina. In casa c’è silenzio.
«Come vuoi» dice, «io ci andrò».
«Perfetto, non siamo obbligati a fare tutto insieme solo perché viviamo insieme. Questo mi sembra di avertelo detto più volte in questi anni».
Lei era convinta che fosse proprio quella la cosa bella del vivere insieme, del convivere. Convivere come condividere, sicura che le due vite, con il tempo, tendessero a coincidere. Sicura che la convivenza fosse un rapporto nel quale 1+1 era destinato a fare 2: un numero nuovo, unico. In realtà il risultato è 11, sì un numero nuovo, ma che conserva in qualche modo l’individualità del singolo.
«Stasera vedo Irene».
Lorenzo continua a mangiare con lo sguardo fisso sul piatto. Lei anche non lo guarda, non aspetta una risposta. Le forchette percorrono i piatti alla ricerca del cibo, suonando ad ogni gesto. Fuori il buio ha praticamente invaso la luce, e dalla finestra socchiusa inizia a entrare aria più fresca, tipicamente autunnale.
«Si sta alzando il vento» dice lui.
«Danno temporale» dice Anna, poi continua «Tu che fai? Esci?»
«No» risponde, poi guardando la finestra si alza «E’ meglio chiuderla, ormai l’estate è finita».
C’è sempre quell'istante in cui ti accorgi che il giorno dopo sarà un po’ più freddo, e così giorno dopo giorno. Quel momento in cui qualcosa cambia, improvvisamente.
Il vento si alza e si abbassa come un’onda, dietro le colline si intravedono i primi lampi.

«Ci vediamo dopo» gli dice, mentre lui ha le mani nel lavandino, con la testa china intento a lavare i piatti della cena.

Guerra- Temporale, Anselmo Bucci


22:00 – 23:00

«Magari è normale».
«Non lo so, sembra tutto così diverso».
«Ma non riesci a capire cosa sia successo? Individuare il momento in cui è iniziato il declino?» chiede Irene, in mezzo alle voci del pub.
Anna è appoggiata alla spalliera in pelle della panca che gira intorno al tavolo. Irene è al suo fianco che prende patatine fritte dal piatto messo nel mezzo. La luce è bassa e le incisioni sul tavolo di legno sembrano ancora più scure.
La sua Weiss media è a metà bicchiere. Guarda Irene, mentre rimangono tutte e due in silenzio per qualche minuto. Le viene da invidiare la sua vita, la sua libertà, essere desiderata ogni volta con la stessa intensità. Le viene voglia di sedurre ed essere sedotta. Forse è questo il problema.
«Forse lui non mi desidera più».
«Figurati» dice Irene, poi chiede «E tu? Lo desideri ancora?»
Anna guarda il cameriere che la sta fissando.
«Non lo so» risponde, poi continua «Per te è facile. Quanto è durata la tua storia più lunga?»
«Ma che c’entrano adesso le mie storie?»
«Dovresti provare, poi ne riparliamo» dice Anna. 
Subito le viene in mente quando, lo scorso anno, sua madre le raccontò di un documentario nel quale si era cercato di analizzare, in maniera scientifica, la durata dell’innamoramento: dell’amore. Era tutto incentrato sul desiderio, sui feromoni, sulla necessità del maschio di trovare una donna con la quale avere dei figli in salute, e della donna di trovare un uomo che trasmettesse protezione. Era una questione istintiva, di geni che si attraevano per generare una prole che potesse primeggiare, avere la meglio nella vita. Infine, si spiegava che proprio questo istinto di riprodursi, e farlo al meglio, spinge gli esseri umani a cercare altri partner dopo un tot di tempo, che secondo il documentario non supera i tre anni.
Poi guarda il telefono, legge, e in maniera frettolosa risponde a un messaggio.
«Scusa, è che sono un po’ tesa».
«Tu hai qualcosa che non mi convince» dice Irene, «tu mi stai nascondendo qualcosa».

La stanza è illuminata solo dalla lampada a piantana che Lorenzo usa per leggere. E’ seduto sulla poltrona con un libro in mano, ma le parole dal foglio faticano ad entrare nei suoi occhi, spesso si appoggiano solo e ricadono da dove sono venute.
Intorno è tutto in ordine, immobile da tre anni. Come se il tempo avesse incollato tutto, ogni cosa in un posto ben preciso. Tre anni fa ogni angolo di quella casa era costipato di entusiasmo e non capisce dove sia finito. E’ una questione di tempo, di adattamento. Anche alcuni lati del carattere di Anna che prima parevano bellissimi, sembrano cambiati. In alcuni momenti lei sembra un’altra. Magari è cambiato solo il suo modo di vederla, è cambiato lui. Ma lui si sente sempre lo stesso. Ci si abitua ad ogni cosa, pensa, e questo pensiero ultimamente lo esaspera.
Ricorda una frase letta qualche tempo prima in un libro:  diceva più o meno che il tempo non cambia le persone, ma le rivela. Ogni tanto la rilegge, non sa ancora se essere d’accordo.
Fuori iniziano a cadere le prime gocce, le sente sbattere sulla tapparella. Si avvicina alla finestra del balcone, scosta la tenda e vede sul pavimento gocce enormi che sembrano esplodere all’impatto come piccoli palloncini d’acqua. Alza lo sguardo e in trasparenza vede la sua faccia, la sua barba, poi dietro la lampada, la libreria, la stanza. La sua vita sembra un miraggio, vista così, ma non ha il minimo timore che possa dissolversi.
Mette su la moka e l’aspetta appoggiato al piano della cucina fissando il vuoto che sente anche dentro. Pensa ad Anna e a Irene, a cosa si staranno raccontando. Scivola in qualche fantasia che ogni tanto fa su Irene, senza saperne il perché: non è bella, ma ha qualcosa di estremamente erotico che ancora non ha individuato. Non sa se per quei pensieri deve sentirsi in colpa; ogni tanto vorrebbe dirlo ad Anna.
Si siede al tavolo con la tazza di caffè davanti. L’orologio indica le 23.03. Anna sarà lì a momenti; domani inizierà il weekend. Non andrà con lei, ha deciso così. E’ stufo di assecondarla solo perché si sente in dovere, di buttare energie su cose e persone a cui non è interessato. Vorrebbe comportarsi sempre così, ma non è possibile.
Magari è un momento, pensa. Magari il tempo riporterà ciò che gli sta togliendo.

... to be continued

martedì 25 giugno 2013

Esperimenti letterari a puntate: IL DECLINO - Fabio De Masi (#1)

19:00 – 20:00

La luce inizia a mostrare la sua resa, inizia a inchinarsi al buio, e mentre lei si ritira, le ombre si srotolano sulla strada.
«Non credi sia meglio parlarle chiaramente?»
«Finché non ne sono sicuro non posso».
«Non sarai mai sicuro» gli risponde Matteo poco prima di appoggiarsi sulle labbra il bicchiere di bianco.
Settembre è ancora mite, riesce a portare in giro gente svestita; alcune donne sanno di crema solare, distribuiscono aria di vacanza.
«Il giorno che sarai sicuro, sarà già successo qualcosa» aggiunge Matteo, «e non potrai più tornare indietro».
Lorenzo guarda la tovaglia e il posacenere dove si sta consumando la sigaretta. Il bicchiere fa acqua lasciando un piccolo segno sul tessuto assetato. Guarda le gocce materializzate dal nulla, dalla semplice unione di qualcosa che si vede con qualcosa che solamente si percepisce. Non prende niente dal piatto, non ha fame, ma finisce il suo bicchiere con un solo gesto. Senza aspettare, chiama il cameriere e ne ordina un altro.

Anna posa le buste della spesa sul tavolo. La luce filtra orizzontale illuminando la polvere sospesa e quella ferma sulle cose. Prova a immaginare quanto sarebbe alta se in tre anni non l’avesse mai tolta: gli oggetti sarebbero sommersi come dentro schiuma. Apre le ante, tira su completamente la tapparella della cucina ed esce sul balcone. 
Guarda le piante disposte vicino alla ringhiera. Con le dita preme sulla terra per sentirne l’umidità. Alcune foglie secche si sono staccate e sono sul pavimento, foglie prosciugate dalla vita per dar posto a vita nuova, o forse, semplicemente, staccate perché stufe dei legami. Un gruppo di ragazzi è radunato nel giardino di fronte godendosi gli ultimi pomeriggi d’estate; un paio di loro si baciano sulla panchina. Anna sorride immaginando l’erezione di quell'adolescente alle prime esperienze. Ricorda il suo imbarazzo quando anche lei, per la prima volta, la sentì premere sul suo pube. Avevano entrambi quattordici anni. Cercava di stare lontana inarcando indietro il sedere. Ricorda che le volte successive, per evitare lo stesso imbarazzo, anche lui la imitò (per lo meno, le prime volte).
Rientra in casa e per un attimo tutto è più buio. È sempre così dopo che stai all'aperto, dopo che la luce ti ha invaso il cristallino.

Caffè di notte - Vincent Van Gogh


20:00 – 21:00

Lorenzo è quasi sotto casa, ci vuole mezz'ora a piedi da dove lavora: ha bisogno di passi. Le macchine intorno a lui scalpitano, trasmettono frenesia, nonostante siano tutte praticamente ferme. E’ quella frenesia dettata dall'impazienza, dall'incapacità di attendere e adattarsi a una situazione. Tutti i giorni si ripete la stessa scena, e tutti i giorni le stesse persone imprecano per essere immerse nella staticità della propria vita.
Tira dalla sigaretta che tiene tra l’indice e il pollice, il fumo finisce giù nei polmoni e ne riesce un po’ dal naso e un po’ dalla bocca socchiusa. Guarda per un secondo il mozzicone che ha tra le dita, un gesto automatico. Non sa nemmeno più perché fuma, per quale assurdo motivo abbia iniziato. Adesso non ne avrebbe nemmeno più voglia: avere le dita e la bocca che sanno di tabacco a volte lo disturba, così come pensare che da vecchio avrà i baffi ingialliti. Ormai è un automatismo, non è nemmeno più lui a scegliere, ma è il suo corpo che decide quando fumare. Si chiede cos’abbia scelto lui, veramente, nella sua vita.
L’asfalto del marciapiede rilascia ancora calore. Le giornate si stanno accorciando velocemente. Il prossimo mese le lancette torneranno un’ora indietro: uno scambio impari, dove ci viene regalata un’ora di sonno per privarci di cinque mesi di luce.
Si ferma davanti al portone. Guarda il palazzo dal basso verso l’alto, poi si gira intorno guardando tutti gli altri che si affacciano sul corso, e pensa a tutte queste vite che si ripetono all'infinito: dove dietro ad ogni finestra, bene o male, succedono sempre le stesse cose.

Esce dalla doccia, indossa l’accappatoio e mette su l’acqua per la pasta. Stasera, dopo la cena, vedrà Irene. E’ un appuntamento che si danno almeno una volta al mese: difficilmente saltano. S’infila gli slip, il reggiseno e torna in bagno per spalmarsi la crema.
Si guarda nello specchio notando come non sia più quella di qualche anno fa. Gli uomini sono attenti ai corpi così come le donne alle bugie. Però non ha voglia di perdere tempo in stupide palestre, a fare esercizi privi di funzioni celebrali, con gente convinta che un muscolo abbia più valore di un pensiero.
La radio accesa si sposa perfettamente con il silenzio. Si ricorda di non aver salato l’acqua. Tira fuori dal frigo una bottiglia di vino bianco e la apre. Se ne versa un bicchiere e frettolosamente ne beve un sorso. Poi va in camera da letto, apre l’armadio, prende un pantalone e una maglia, lo deposita sul letto e ritorna in bagno per iniziare a truccarsi.
Dalle finestre ancora aperte si sente il rumore delle stoviglie: dei piatti, delle posate, prese a gruppi e messe sulle tavole. E’ un suono tipico dell’estate. Ricorda quando era bambina e la sera scendeva in cortile con le amiche appena finito l’ultimo boccone. Da lì sotto si sentiva molto di ciò che c’era dentro le case degli altri, si percepivano i tempi e le abitudini. Lei ricorda i rumori. Pensa che tra un po’ l’inverno porterà via anche quelli.
E’ in casa da un’ora, e solo adesso si rende conto di non aver pensato a Lorenzo nemmeno per un secondo.


... to be continued

lunedì 24 giugno 2013

Esperimenti letterari a puntate

Questo blog parla di libri e, nel suo piccolo, del mondo della letteratura in generale. Ci sono le recensioni, ci sono gli eventi e ci sono i dibattiti sui più svariati argomenti.

A partire da domani sera, martedì 25 giugno, per tre sere, questo blog avrà anche qualcosa in più. Un piccolo esperimento, per ora fine a se stesso, ma destinato a ripetersi se tutto andrà come spero vada. Perché ho voglia di dare spazio agli autori emergenti meritevoli. A quelli che spero riescano appunto a emergere e farsi conoscere per il valore che, ovviamente sempre dal mio punto di vista, hanno.

Domani sera, per tre sere di fila, su questo blog potrete leggere Il  declino, un racconto di Fabio De Masi, scrittore torinese, con all'attivo alcune pubblicazioni in antologie e un paio di romanzi nel cassetto che stanno cercando in tutti i modi di uscire. 


Sì, a scanso di equivoci, lo dico subito. E' lo stesso Fabio de Masi che ha partecipato insieme a me alle interviste radiofoniche durante il Salone del Libro. L'ho conosciuto grazie a questo blog e letto praticamente tutto quello che ha scritto finora... ha chiesto sempre il mio parere, accettato le critiche (ma difeso anche e sempre il suo lavoro quelle volte in cui non ci siamo trovati d'accordo) e quindi quando mi ha detto che stava scrivendo questo racconto a puntate mi è venuto spontaneo e naturale offrigli ospitalità qui sul mio blog. 
Magari non ne esce niente... ma almeno mi assicuro un ringraziamento se in futuro vincerà il Nobel.

A questa premessa ne segue necessariamente un'altra: se non pensassi che questo racconto valga qualcosa, non lo pubblicherei. Sono talmente gelosa del mio blog che non pubblicherei mai qualcosa che non mi convince o di cui non sono sicura, nemmeno fosse il mio migliore amico o qualche parente stretto a chiedermelo. Ve lo dico così, sempre a scanso di equivoci.

Per cui, oltre alle normali trasmissioni (recensioni, rubriche, etc etc), come vi dicevo, per tre giorni a partire da domani se passate di qui alla sera (tra le 20.30 e le 21, salvo imprevisti) troverete le puntate di questo racconto, con la possibilità di commentare e dire la vostra, o di non farlo... come sempre insomma!