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martedì 4 aprile 2017

IL GRANDE MIAO - Paul Gallico

Oggi presto per la prima volta il blog a Luca, che vi racconta della sua lettura di Il grande miao di Paul Gallico ma, soprattutto, del suo rapporto con Luna, la gattina più adorabile (e viziata) del mondo.


La fanno facile, quelli a cui piacciono i cani. Ci avete mai fatto caso? Quando a uno di loro dite che avete un gatto, il ritornello è più o meno sempre lo stesso:

"Eh, ma con i gatti è comoda, non fanno altro che mangiare e dormire, stanno lì, ti guardano, sempre zitti, al massimo rompono un po' quando hanno fame e poi spariscono di nuovo. Il cane sì, lo devi portare fuori, lo devi far giocare e tutto il resto. Il cane è impegnativo. Mica come il gatto."

Il cane è impegnativo, certo come no. Mica come il gatto.

Il fatto, vedete, è che loro proprio non sanno. E quindi non capiscono.

Non sanno che questa cosa del mangiare e dormire, stare lì, guardarti, i silenzi, i mugugni, le improvvise sparizioni sono tutte mosse di guerra. Una costante e quotidiana guerra di posizione e logoramento, fatta di tattica e strategia, assalti e ritirate, diktat incrollabili e concilianti concessioni, ridefinizione di equilibri e stravolgimenti di qualsiasi eventuale struttura gerarchica governasse la casa prima del loro arrivo. O meglio, prima della loro conquista.

Con i gatti non c'è proprio niente di facile, cari i miei cinofili. Con i gatti c'è un unico motto: "Mi casa es mi casa". Solo che non sarete mai voi, a pronunciare quel motto.

Il grande Miao di Paul Gallico non è l'autobiografia di un gatto, come recita (non si capisce bene perché) il sottotitolo italiano: è più un manuale, come infatti lo definisce il sottotitolo originale. Ma non un semplice manuale: è un manuale di guerra, e pure di alto livello. È tipo, non so, il Sun Tzu dei gatti, ecco.

Il libro è preceduto da una breve introduzione in cui Gallico, giornalista sportivo e sceneggiatore americano, racconta di aver ricevuto il manoscritto da un suo vicino di casa, editor di testi scolastici per un'importante casa editrice. Abituato a essere sommerso di testi consegnati in modi bizzari, il vicino non si stupisce quando, andando alla porta a rispondere al campanello, non aveva trovato nessuno sulla soglia, tranne un grosso plico arrotolato a cilindro lasciato sullo zerbino. Lo stupore, però, era arrivato aprendo il plico: che conteneva un testo scritto non in inglese e nemmeno, apparentemente, in nessun'altra lingua conosciuta, ma in un codice a prima vista senza senso che mischiava in modo illogico lettere, numeri e segni di interpunzione. Perciò, conoscendo la passione di Gallico per codici e crittografia, il vicino pensò bene di portarlo a lui per vedere di capirci qualcosa.

Dopo parecchi tentativi e altrettanti fallimenti, Gallico ha un'illuminazione. Quello non è un codice! Per incredibile che potesse sembrare, l'unica spiegazione possibile di quella sequenza illogica di segni era un'altra: Gallico era di fronte
al pasticcio che potrebbe venir fuori se a premere o battere sui tasti non fosse un indice a una zampetta a cinque dita, che, nel tentativo di centrare, poniamo il caso, la A, si allarga fino a prendere la Q, la W o la S; così che, alla fine, al posto della vocale desiderata, sul foglio ci finisce una di queste lettere.
E certo che quel manoscritto era scritto in modo assurdo: l'aveva scritto un gatto! Anzi, una gatta (che, come sa chiunque ne abbia una, è tutta un'altra storia).

Trovata la chiave, Gallico procede alla decifrazione integrale del manoscritto. Quello che si trova davanti a lavoro concluso è un manuale incredibilmente dettagliato e preciso, scritto in prima persona da una gatta domestica per trasmettere ad altri gatti (giovani, selvatici o senzatetto) trucchi e stratagemmi per conquistare con facilità una casa e sottometterne gli abitanti. Assicurarsi l'appoggio di uno degli umani di casa, mettere uomini contro donne o donne contro uomini a seconda delle occasioni, sfruttare le insicurezze dei maschi a proprio vantaggio, giocare d'astuzia e d'inganno per far credere ai propri umani di averla avuta vinta loro e poter così ottenere ancora più vizi di quelli che si cercavano.

Prendiamo il cibo, per dire. Non c'è nessun cibo che un gatto ben addestrato nelle tattiche di guerriglia domestica illustrate nel libro non possa ottenere, e loro lo sanno.
Cosa vi va? Cosa vi piace di più? Il granchio, in scatola o fresco? Un filettino di sogliola? Meglio il rombo? Il fegato di vitello? I fegatini di pollo? I rognoncini di vitello? Le uova di trota? Quelle di salmone. Addirittura il caviale? Non c'è nulla che non possiate avere, tutto sta nel reclamarlo nella maniera giusta. Certo, le cosine che ho elencato qui sopra costano care, però i bipedi non se ne privano, quindi non si capisce perché dovreste privarvene voi.
Alternando azioni di sfinimento a irresistibili ruffianerie, strusciate, fusa e pose languide a musi e borbottii, l'autrice del Grande Miao passa in rassegna tutto ciò che un gatto domestico può desiderare e tutti i modi più furbi per ottenerlo. Fino, appunto, al Grande Miao, il colpo di grazia nella nobile impresa della sottomissione umana: un Miao muto, silenzioso (in originale è appunto Silent Meow), irresistibile e letale, da piazzare al termine di una serie di miao di supplica che non fallirà in nessun caso l'obiettivo finale, e cioè far sentire il proprio umano in colpa al punto tale da costringerlo a capitolare a qualsiasi richiesta felina.

A ogni pagina di questo manualetto (bellissimo e terribile, a leggerlo dal punto di vista umano), rivedevo me stesso e la mia convivenza ormai decennale con la mia gattina. Il fatto che non ci sia in pratica nessun angolo di casa che non sia prima suo e solo poi nostro. Le miriadi di scatolette aperte (spesso contemporaneamente) e di cibi buttati ancora integri nella spazzatura, prima di trovarne uno che Sua Signoria gradisca. La mania per cui non le si può passare davanti camminando, altrimenti si offende. Le assurde posizioni da fachiro che ormai assumo in automatico nel letto per non disturbarla mentre dorme esattamente al centro dello spazio in cui io metto le gambe. Gli sguardi silenziosi che ci scambiamo, anche per diversi minuti, quando ognuno dei due sta pensando ai fatti suoi. Decine, centinaia di situazioni in cui Luna ha conquistato ogni spazio, ogni momento della mia esistenza, mettendo al centro prima se stessa e poi tutto il resto.

Tranne quando sono io ad avere bisogno di lei. A quel punto le cose cambiano parecchio. Mi riferisco a quel sentimento che, da qualche parte di questa strana e buffa guerriglia di posizione tra uomo e gatto, se ne sta lì, in fondo a tutto, a sovrintendere a ogni cosa: l'amore, nonostante tutto. Quel particolare e indefinibile tipo di amore che si crea a partire dal primo momento in cui un gatto, tra tutti gli umani a disposizione, sceglie (perché sono sempre loro, ovviamente, a scegliere) proprio te.
Non si può vivere con gli esseri umani per un certo periodo di tempo senza accorgersi che tolta qualche bella qualità, sono in linea di massima delle creature stupide, frivole, testarde, distratte, spesso subdole e anche false. Dicono bugie palesi; sostengono una cosa e ne pensano un'altra; promettono e non mantengono, e poi sono egoisti, avidi, sconsiderati, possessivi e pieni di contraddizioni, vigliacchi, invidiosi, inaffidabili, dispotici, insofferenti, irrequieti, ipocriti e trasandati. Eppure, nonostante tutti questi inconvenienti, hanno questa cosa potente e meravigliosa che chiamano amore, e quando loro vi amano e voi li amate è come se non contasse più nient'altro [...] Succederà qualcosa nei loro occhi, il modo in cui vi accarezzano cambierà; e allora, volenti o nolenti, voi comincerete con le fusa e le vostre zampe faranno la pasta come quando eravate piccoli e ciucciavate il latte, cioè quando eravate felici.
Ecco, quest'ultimo è un grande momento. A casa nostra succede più o meno tre o quattro volte al giorno, di solito sulla trapunta del letto. La cosa curiosa è che, quando Luna si mette a fare la pasta sforacchiando la trapunta, si mette sempre vicino a me e mai vicino a Elisa. Come se sapesse che io sono completamente in suo potere e che non la sgriderò mai per i buchi che fa con le unghie sul tessuto; come se mi capisse quando Elisa dice: "Ma non vedi che sta bucando tutta la trapunta?" e io rispondo, in estasi: "Ma dai, è tutta contenta, al massimo poi ne compriamo un'altra".

Ma non può essere, no? Non può essere così furba.

In fondo, è solo un gatto.


TITOLO: Il grande Miao
AUTORE: Paul Gallico
TRADUTTORE: Barbara Bonadeo
PAGINE: 176
EDITORE: Rizzoli
ANNO: 2016
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martedì 22 novembre 2016

IL VECCHIO E IL GATTO - Nils Uddenberg


Ho avuto il mio primo gatto quando ero piccolina. Ne ho un ricordo molto vago: si chiamava Pepe, era grigio striato ed è arrivato da noi nato da poco. La sua mamma era la gatta dei nostri vicini di casa di allora e lui tornava spesso da lei, al punto che alla fine è sembrato meglio per tutti che lo tenessero loro. O almeno, io la storia me la ricordo così, può anche darsi che questo fosse stato il modo più soft che i miei genitori avessero trovato per dirmi che era successo qualcosa di brutto.

Il secondo gatto è arrivato invece a dicembre del 2001. Un gatto arancione, che è entrato in casa aggrappato al maglione di lana di mio padre in cui si mimetizzava ed era talmente tanto piccolo e spaventato che ha passato tutta la serata nascosto sotto un mobile. Poi, piano piano, nei giorni successivi ha preso confidenza. Veniva con me sul letto a giocare la sera prima di dormire, oppure guardava la tv con noi appoggiato sul ginocchio di mio padre. E, soprattutto, è stato la fonte di consolazione e distrazione quando, poche settimane dopo, ne abbiamo avuto più bisogno. Miciu, si chiamava, e da cucciolo era davvero un po’ tonto (per esempio, una volta è caduto dentro la vasca da bagno piena d’acqua e l’ho dovuto ripescare; un’altra volta è salito sul tetto e proprio non riusciva a capire come fare a venire giù). Crescendo poi è diventato un gatto impestato, anche perché non lo abbiamo mai fatto sterilizzare (“non fare al gatto quello che non vorresti venisse fatto a te” è stata la motivazione data da mio fratello) e vivevamo in campagna. Se n’è andato quattro o cinque anni dopo, lasciando un esercito di figli e l’idea, nella mia mente, che ora sia in Messico a spacciare erba gatta.

E adesso c’è Luna, che vedete qui in posa nella foto insieme a  Il vecchio e il gatto di Nils Uddenberg, il libro di cui vi dovrei parlare in questa recensione, che però sta un po’ divagando. Luna è la gatta del mio compagno Luca e ha accettato in modo un po’ buffo il mio arrivo qui. Se Luca è in casa, quasi non mi considera. Se lui non c’è, Luna mi segue e sta quasi sempre vicino a me. È una gatta bellissima, buffissima e molto lunatica, che mi ha rubato il cuore fin dalla prima volta in cui l’ho vista, ancor prima di trasferirmi qui.
Leggendo Il vecchio e il gatto, pubblicato in Italia da Corbaccio con la traduzione di Lucia Barni e le bellissime illustrazioni di Ane Gustavsson, ho rivissuto almeno in parte i primi tempi della convivenza con Luna e, soprattutto, ho rivisto il bellissimo rapporto tra lei e Luca.



In questo libricino Nils Uddenberg racconta del suo rapporto con Micia, una gattina piombata all'improvviso nella vita sua e di sua moglie. Se l’è ritrovata una mattina, addormentata nel capanno degli attrezzi. “Non ci affezioniamo, mi raccomando” ha continuato a ripetersi la coppia. Ma come fai a non affezionarti quando vedi un animaletto peloso così buffo e coccolone? E quindi ben presto Micia è entrata in casa, ha trovato il suo posto d’onore nella famiglia e portato con sé alcune questioni logistiche da affrontare. Tipo a chi lasciarla quando i due padroncini sono via da casa (qui da noi viene il papà di Luca, a cui, proprio come a Luca, Luna riuscirebbe a far fare qualsiasi cosa); come insegnarle a usare la gattaiola e andare fuori a fare i bisogni (altro momento molto divertente con Luna, che per i primi giorni usava la gattaiola come un punchball, prendendo a zampettate lo sportellino senza riuscire però a capire quando fosse il momento giusto per infilarsi. Poi ha imparato da sola, dopo pochissimo tempo, come era prevedibile facesse); come entusiasmarsi di fronte ai regalini, solitamente morti, che porta in casa (questo per fortuna ancora non è successo); oppure anche solo come capire se Micia ha tutto quello di cui ha bisogno e, soprattutto, se davvero si è stati accettati (e questa è una cosa che mi domando ogni giorno, in quell'alternanza tra coccole e strusciamenti e indifferenza più totale).

Il risultato è un libro dolcissimo, che racconta davvero quanto intenso possa essere il rapporto tra un uomo e il suo animale domestico… e anche quanto un gatto possa farci rincoglionire a suon di 
fusa, musetti morbidi e buffe posizioni per dormire o per giocare. 
Proprio una storia d’amore, come recita il sottotitolo, che prende spunto anche da alcuni grandi della letteratura e dal loro rapporto con i gatti, e che spiega, in modo molto semplificato, alcune delle caratteristiche proprie dei felini (come funzionano le fusa, per esempio, ma anche il concetto di territorialità o semplicemente le dinamiche dietro alla creazione di un legame con un essere umano).

Il vecchio e il gatto è sicuramente un libro un po’ infantile a livello di stile, ma che riesce davvero a raccontare com’è la vita con un gatto in casa. Forse chi convive effettivamente con un gatto lo apprezzerà di più, perché ci riconoscerà quello che ha vissuto e vive tutti i giorni, ma soprattutto il grande amore che si prova.
Ma va bene anche per chi gatti non ne ha,  per chi ne ha avuti e ora non ne ha più, per chi vorrebbe averne, per chi adora gli animali e per chi (come me, se non si era capito) si fa rincoglionire completamente da un musetto carino.
E ora vado a fare due carezze a Luna, ché Luca non è in casa e si lascerà sicuramente coccolare.


Titolo: Il vecchio e il gatto - una storia d'amore
Autore: Nils Uddenberg
Traduttore: Lucia  Barni
Illustrazioni di: Ane Gustavsson
Pagine: 152
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Corbaccio
Prezzo di copertina: 12 €
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formato cartaceo: Il vecchio e il gatto. Una storia d'amore