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martedì 30 giugno 2015

GESTI INDELEBILI - A. L. Kennedy


Ancora una volta devo iniziare una recensione partendo dalla copertina. E questo perché molto probabilmente se non fossi rimasta così attratta dalla copertina dell’edizione tascabile di questo libro, Gesti indelebili di A. L. Kennedy, il cui progetto grafico è di Riccardo Falcinelli, difficilmente lo avrei letto. O ci sarei arrivata ancor più tardi, visto che questo libro è uscito per minimum fax già nel 2006 e io non l’avevo minimamente considerato. 
Poi mi è passata sott’occhio l’immagine del libro. Non so nemmeno più bene dove e quando. Mi è piaciuta la sua semplicità, la scelta dei colori e il modo in cui quella macchia risaltava sullo sfondo bianco. Allora mi sono informata, ho scoperto che si trattava di una raccolta di racconti, un genere che amo tantissimo, e l’ho fatta mia.

I racconti che compongono Gesti indelebili parlando di persone che hanno perso qualcosa. Che sentono la mancanza di qualcosa e che non sanno come fare per ritrovarla. Parlano di amori finiti o forse mai nemmeno iniziati, di tradimenti, di prese di coscienza, di violenza, di dolore. Ma anche di speranza, che le cose cambino, che le cose migliorino o tornino anche solo ad essere come sono sempre state.
Come sempre succede nelle raccolte di racconti, alcuni mi sono piaciuti più di altri. Il mio preferito è senza ombra di dubbio Non qualcosa che ha a che fare con l’amore, che parla di un amore passato, un amore che ha fatto soffrire e che il buon senso direbbe di dimenticare, ma entrambi i suoi protagonisti sanno che sarà impossibile lasciarsi perdere. E subito dopo ci metterei Altrove, per quella fragile protagonista e il suo gesto di dover dare fuoco a tutto per poter ricominciare.

In comune, comunque, tutti i racconti hanno la bella scrittura di A.L. Kennedy, questa autrice anglosassone che riesce a creare un racconto quasi dal niente, come da un incontro in coda ad acquistare formaggi o dalla ricerca disperata di scatoloni per un trasloco. E di questi protagonisti mette sulla carta l’aspetto più umano, le debolezze, le fragilità, senza alcuno sconto. Perché ci sono dei momenti nella vita in cui tutti noi siamo così, distrutti, disperati, tristi, confusi, con un aspetto orribile o con pensieri ancor più orribili. Umani, insomma. E per me non c’è niente di meglio di un autore che riesce a riportare tutto questo su carta, in modo onesto, a tratti anche ironico, perché ogni situazione per quanto terribile ha qualcosa di buffo, senza giudizi e con uno sguardo benevolo rivolto un po’ a tutti.

È indubbio che per poter apprezzare al meglio questo libro si debba essere amanti dei racconti, del loro raccontare una vita in poche pagine, basandosi sul detto ma anche tanto sul non detto. Perché alcuni racconti di questa raccolta sono effettivamente molto brevi  e so che in molti non si ritrovano in questo tipo di narrazione.

Se invece li adorate, come me, sono sicura che Gesti indelebili di A.L. Kennedy non vi deluderà.

Titolo: Gesti indelebili
Autore: A.L. Kennedy
Traduttore: Federica Aceto
Pagine: 203
Editore: minimum fax
Acquista su Amazon:
formato brossura: Gesti indelebili
formato ebook:Gesti indelebili

martedì 24 marzo 2015

Ma allora non esistono solo faccioni... quando la grafica e le belle copertine influenzano il lettore (cioè, io)

Oggi parliamo di copertine di libri. Ma di quelle belle, per una volta. Perché, se è più che giusto criticare certi orrori che vengono piazzati in bella vista da certe case editrici su certi libri (cosa che, per inciso, non mi stancherò mai di fare), è altrettanto giusto esaltare il merito di chi ce l’ha.

Ci pensavo già da un po’, in  realtà, a scrivere questo post. Per decidermi però è dovuto capitarmi tra le mani, quasi per caso (che ultimamente i libri sembrano arrivare sempre al momento giusto nella mia vita), Fare i libri – Dieci anni di grafica in casa editrice, un bel tomo a cura di Riccardo Falcinelli che racconta come sono nate e come si sono evolute negli anni le copertine delle collane minimumfax, una delle case editrici per cui Falcinelli lavora. Il volume è esteticamente molto bello, perché riprende lo stesso stile dei tascabili di David Foster Wallace da loro pubblicati. Ed è bello anche quello che racconta, di una casa editrice che ragiona molto sulle sue pubblicazioni e sullo stile grafico da attribuirgli. E anche se la casa editrice in questo periodo sta cambiando un po’ le sue dinamiche interne, sono sicura che questo stile non si perderà, perché fa parte, almeno secondo me, della sua forza.

Le copertine minimumfax mi piacciono molto, soprattutto quelle dei tascabili. Mi piace che guardandoli di dorso abbiano un loro segno ben distintivo e ricco di colore. Mi piacciono le illustrazioni di copertina e la loro composizione grafica, ma anche il modo in cui su è distribuito il testo. Potessi, li comprerei tutti, non fosse altro per vederli lì sulla libreria.
Ma ci sono anche molte, moltissime altre case editrici che puntano molto sull’aspetto grafico. Ho una passione, ad esempio, per i coloratissimi marcos y marcos, che spesso mi ritrovo a comprare anche senza conoscere l’autore o il libro in questione perché sono esteticamente belli. Mi piacciono le immagini sulla copertina, che spesso sono ritagli di foto piazzati su uno sfondo colorato e che, come per magia, sembrano trasformarsi in disegni (a volte devo guardarli attentamente, per capire che sono fotografie). Sono libri belli da sfogliare, da tenere in mano e, di nuovo, da guardare impilati sugli scaffali.


Così come adoro la semplicità e l’eleganza dei Sellerio, quei libricini blu in cui cambia solo il colore delle scritte e l’immagine centrale. Fanno davvero un bell’effetto.  Ma anche gli Adelphi, soprattutto i tascabili che i non tascabili sono un tantino troppo grossi per i miei gusti, sono un bellissimo “oggetto libro”.  E ci aggiungo anche la Fazi, che avevo conosciuto in passato per Twilight ma che ora ha preso una piega, per quanto riguarda le pubblicazioni ma anche la grafica, molto positiva; la e/o per i tascabili (che le nuove uscite non sempre gli riescono così bene, a mio gusto) e, sempre per i tascabili, pure la BEAT, che ha delle copertine molto, molto belle.

Per non parlare poi di alcuni piccoli editori. Per loro, più che per le grandi case editrici (che infatti qui al momento non ho citato), avere un’immagine e uno stile chiaro e ben definito è, secondo me, fondamentale. Per arrivare ai lettori bisogna sicuramente passare anche da questo: belle copertine, identificabili e soprattutto che parlino dell’editore che le pubblica. Mi vengono in mente le copertine della collana narrativa di Tunué, semplicissime eppure molto efficaci. Oppure quelle della Gorilla Sapiens (di cui, lo ammetto, amo tantissimo il logo), della Astoria, con quel bel rosso accesso che le rende inconfondibili, della Spartaco, che si avvale anche lei di Riccardo Falcinelli e si vede, o della Casa Sirio. E sono sicura che ne esistono molte, moltissime altre, che oltre al contenuto curano tantissimo il modo in cui questo viene presentato.

E le grandi case editrici? Personalmente, nei loro confronti, sono un tantino più critica. Seguono sì anche loro una linea grafica precisa, che permette di identificare le varie collane. Però, ecco, rispetto alle piccolo, tendono a cambiare troppo spesso questi formati e spesso viene a mancare l’uniformità. Le mensole Einaudi e Mondadori sono quelle più disordinate nella mia libreria. Volumi alti, volumi bassi, collane che dovrebbero essere le stesse ma hanno colori e impostazioni diverse, libri di dimensioni abnormi (la Mondadori e la Rizzoli ultimamente sono così… sarà un caso?). Non che le immagini di copertina siano brutte, anzi, spesso rielaborano foto e immagini in modo incredibile rendendole perfette. Però, ecco, non mi ci affezioni mai come a quelle citate in precedenza. Ed è più probabile che io compri un libro di questi editori per il titolo e l’autore, e non perché attirata dalla copertina.


Di Feltrinelli, invece, adoro le copertine degli economici, rimaste immutate nello stile da anni e non per questo antiquate, mentre ho qualche remora nei confronti delle nuove uscite. Sicuramente copertine di pregio, ma a volte un po’ troppo banali (mi viene in mente tutta la produzione di Nicholas Barreau, per dirne una).

Ora, mi rendo conto che come analisi la mia è molto imperfetta, che bisognerebbe fare uno studio su ogni singola collana di ogni singolo editore per capire davvero quale identità ha voluto sviluppare, se ci è riuscito o meno e perché tale identità a me piace o meno. Così su due piedi, potrei affermare che amo le copertine e i dorsi colorati, che preferisco le immagini e le illustrazioni (e in qualche caso le foto rielaborate) alle foto vere e proprie piazzate in copertina, che non amo i faccioni (ok, questo qui non l’avevo ancora detto, ma credo si sappia) e che apprezzo quelle piccole e medie case editrici che curano tantissimo sia il contenuto sia la forma con cui questo contenuto viene presentato.


Voi che mi dite? Quali solo gli editori che graficamente e visivamente vi piacciono di più?